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«Sì ai rigassificatori, ma chi trova il gas ?»



«Sì ai rigassificatori, ma chi trova il gas?»
- di Paolo Giovanelli -
Umberto Quadrino, ad Edison, avverte: «Senza contratti di fornitura e senza liquidificatori, i nuovi impianti saranno inutili»

Fonte: Il Giornale 1/9/2006
Cliccare su http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=115381&START=0

-- Un breve stralcio --

Sembra che gli entusiasmi iniziali per un'Italia «hub» del gas si stiano affievolendo.
«Le decisioni di importazione già prese fino al 2010 riguardano Rovigo che darà 8 miliardi di metri cubi e il potenziamento degli attuali gasdotti da Russia e Algeria che ne aggiungerà altri dodici. In tutto a breve avremo 20 miliardi di metri cubi in più che permetteranno di superare l'attuale emergenza e di fronteggiare la crescita della domanda al 2010».

E poi?
«Per il dopo 2010 ci sono le domande per i sette rigassificatori, anche se qualcuno potrebbe essere pronto prima, per i quali il governo si è impegnato a dare una risposta entro fine anno.
Poi vanno aggiunti due gasdotti, Igi e Galsi, in cui siamo presenti nel capitale, che uniranno la Grecia con la Puglia e l'Algeria con la Sardegna e la Toscana. I gasdotti porteranno rispettivamente 10 e 8 miliardi di metri cubi annui aggiuntivi (per il Galsi, che porterà il metano per la prima volta in Sardegna, la quota Edison sarà di due miliardi di metri cubi) mentre per i terminali la capacità è mediamente 8 miliardi ciascuno. Se se ne faranno tre oltre a Rovigo parliamo di 32 miliardi, di 40 miliardi se se ne costruiranno quattro, quindi la capacità aggiuntiva post 2010 è sulla carta imponente e sarà complessivamente fra 50 e 60 miliardi di metri cubi».

Insomma: nel 2008-2010 andiamo in pari. Poi dovremmo avere più gas di quanto ci serve. E quindi l'hub si farà.
«Vero, ma a due condizioni. La prima che il gas sia competitivo con i prezzi internazionali. La seconda che sia disponibile. Per quanto riguarda la competitività non ha molto senso fare un rigassificatore al Sud Italia con l'obiettivo di esportare nel Nord Europa perché questi Paesi possono loro stessi costruire un terminale e risparmiare il costo del trasporto via terra.
Inoltre non bisogna dare per scontato che esista gas liquefatto in abbondanza: oggi è vero il contrario. In Europa, soprattutto in Spagna, esistono rigassificatori largamente sottoutilizzati perchè i Paesi esportatori preferiscono vendere negli Stati Uniti dove i prezzi sono molto più alti. Occorre quindi investire lungo tutta la catena: impianti di liquefazione, contratti di acquisto di lungo termine, navi metaniere per il trasporto e terminali di rigassificazione».