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La Repubblica, Guido Rampoldi e il lupo Hugo Chavez



La Repubblica, Guido Rampoldi e il lupo Hugo Chávez

Oggi è possibile che il Venezuela rilevi il posto dell'Argentina nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In realtà è probabile che succeda solo nei prossimi giorni sconfiggendo la candidatura alternativa voluta dagli Stati Uniti del Guatemala. Ma il solo fatto che il Venezuela sia così audace da proporsi - in una normale rotazione- desta scandalo.
di Gennaro Carotenuto

Per esempio Guido Rampoldi, in prima pagina su La Repubblica, scrive un editoriale che intitola "La sinistra latina che vorrebbe Chavez (scritto senza accento per tutto l'articolo, sic!) all'ONU". Riferendosi al voto dell'Italia, tutto l'articolo può essere sintetizzato in un motto: "ci converrebbe appoggiare Chávez, ma per favore non fatelo".

Oltre alla solita serie di insulti a Chávez non giustificati e non spiegati, il più neutro dei quali è "imbarazzante", Rampoldi, che sarei curioso di sapere se legge lo spagnolo, centra alcuni punti del dibattito. In particolare individua quello che sarebbe un dilemma del governo italiano che avrebbe interessi economici a votare per Chávez ma per "ideale" (ri-sic!) non dovrebbe votarlo.
Per Rampoldi da una parte c'è la sinistra radicale che spinge a votare Venezuela, dall'altra la Margherita che vuole il Guatemala a sua volta appoggiato da Bush. E' una brutale semplificazione, ma non importa.

Rampoldi riesce a dire che il Guatemala non è uno stato di diritto (evviva!), ma in fondo è sempre meglio del Venezuela che -pur essendo pienamente uno stato di diritto- ha relazioni addirittura con il paria Ahmedinejad e di ritorno ha perfino fatto scalo a Minsk, capitale che in Italia ha oramai una stampa peggiore della Berlino hitleriana.

Fantastico Rampoldi... lui non sa che Ahmedinejad incontra Prodi come incontra Chávez e che l'Italia, come partner economico per l'Iran, è ben più importante del Venezuela. Se Italia e Germania fanno affari in Iran si scrive nelle pagine economiche e si fanno i complimenti, se li fa il Venezuela è una minaccia per il mondo ed è oggetto di scandalo.

Rampoldi glissa il più possibile sul fatto che quello che unisce Venezuela e Iran è da un lato un comune -e più che legittimo- interesse energetico, ma dall'altro c'è l'essere entrambi assediati dagli Stati Uniti. Questi, appena quattro anni fa, organizzarono un colpo di stato a Caracas e minacciano quotidianamente di aggredire militarmente il Venezuela.

Una volta per tutte, caro Rampoldi, è più antiamericano Chávez o è più antivenezuelano e antilatinoamericano Bush?

Non mi risulta che né Chávez né alcun membro del governo venezuelano abbia mai minacciato di morte il presidente degli Stati Uniti. Invece lo ha fatto esplicitamente l'autorevole esponente del partito repubblicano, reverendo Pat Robertson. Non mi risulta che dal Venezuela si inciti al rovesciamento violento del governo degli Stati Uniti come invece si fa quotidianamente dagli Stati Uniti per il Venezuela.

L'unica cosa che è capace di individuare Rampoldi è l'antiamericanismo di Chávez. Teme forse che Chávez possa utilizzare l'ONU per denunciare che negli Stati Uniti è stato appena messo tra parentesi (per usare un eufemismo), il primo e più sacro dei diritti umani, l' "habeas corpus"? Sarebbe un bello scandalo e Chávez sarebbe effettivamente molto imbarazzante. Teme forse Rampoldi che Chávez possa usare il palcoscenico delle Nazioni Unite per denunciare il colpo di stato che gli Stati Uniti stanno organizzando in Bolivia?

Rampoldi non è grossolano come altre penne del suo quotidiano. Pur non sapendo nulla di Venezuela e di America Latina -e perché diavolo gli fate scrivere editoriali sul Venezuela?- capisce che qualcosa sta cambiando e prova a fotografarlo. Intuisce che le tappe bruciate da Chávez rivelino la sconfitta dell'unilateralismo statunitense e disegnino un mondo multipolare. Purtroppo non ha gli strumenti per capire quanto desiderabile sia per questo pianeta un mondo multipolare dove magari un giorno gli Stati Uniti accettino l'onta di ascoltare perfino le ragioni del Venezuela.

E' incerto se scandalizzarsi per il fatto che un paese del Sud utilizzi la propria ricchezza per fare politica estera (e solidale). Capisce che non si può accusare qualcuno di fare a fin di bene qualcosa che gli Stati Uniti fanno da tutta la vita a fin di male, e preferisce tenere un profilo basso.

Solo alla fine, come chiosa, Rampoldi porta a termine il compitino: "per quanto brutta sia la destra venezuelana [...] è difficile capire come sia divenuto un eroe democratico un presidente bonapartista [come Chávez]".

Caro Rampoldi, se vuoi davvero capire, lascia perdere gli epiteti e leggi qualche buon saggio sulla democrazia partecipativa. Ti farebbe bene. Del resto vivi in un paese (gli Stati Uniti) dove poche lobby multimilionarie comprano e vendono candidati e fanno presidenti in un bipartitismo perfetto e immutabile, come al mercato delle vacche. Del resto sei cittadino di un paese (l'Italia) dove una ventina di persone di destra e di sinistra, lo scorso aprile hanno scelto uno a uno i mille parlamentari inscatolandoli in liste bloccate che i cittadini dovevano solo prendere o lasciare. E' comprensibile che la democrazia per te sia un ricordo lontano.

Ma c'è speranza. Vai nell'America Latina desertificata dal neoliberismo e vai nel Venezuela dell'inclusione sociale e forse, se non ci andrai con i paraocchi tipici dell'europeo... forse lo capirai perfino tu perché Chávez è divenuto un eroe democratico.

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