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Alejandro Pena Esclusa, Condoleeza Rice e Manuel Rosales; sveliamo i retroscena



Alejandro Peña Esclusa, Condoleeza Rice e Manuel Rosales; sveliamo i retroscena

Alejandro Peña Esclusa, uno dei partecipanti* di secondo piano al fallito colpo di stato dell'11 aprile 2002 a Caracas, del viaggio del quale in America ed Europa chi scrive ha dato conto qui, continua a millantare di essere il cugino della vergine Maria e i bollettini dal sito della sua organizzazione, Fuerza Solidaria, sono così trionfali da sembrare i cinegiornali Luce del '42 o del '43 sui trionfi della guerra fascista.

di Gennaro Carotenuto

Contemporaneamente a tanti presunti trionfi, Peña Esclusa, è però molto preoccupato dal lavoro di controinformazione che vanifica la costruzione artificiale della sua immagine come quella di leader moderato, e fa girare in rete un comunicato dai toni intimidatori e diffamanti verso il sottoscritto, vergato dalla sua stessa organizzazione. Lo potete trovare e commentare per esempio a questo link del portalone della destra del cyberspazio italiano che, come Forza Nuova, la Falange spagnola, l'UDC italiana, il PP spagnolo o CiU catalana e vari altri soggetti, anche Oltretevere, ha sposato la causa dell’antisemita venezuelano.

Fuerza Solidaria, per la quale -lo scrivono sul loro sito- TUTTI i partiti di destra latinoamericana sono in realtà marxisti camuffati e l'unica soluzione per il continente sono colpi di stato militari, è letteralmente terrorizzata da un fatto ineludibile: che qualcuno possa considerare regolare il voto venezuelano del 3 dicembre.

Per loro tanto l'OEA, presieduta da un uomo di Washington come José Miguel Insulza, l'Unione Europea, Condoleeza Rice per gli Stati Uniti, il candidato perdente dell'opposizione, Manuel Rosales, che tutti insieme riconoscono la trasparenza TOTALE del voto venezuelano, e chiudono per sempre il problema della legittimità del Presidente Hugo Chávez, sono evidentemente sodali in un complotto "castrocomunista" infiltrato fin dentro la stanza ovale della Casa Bianca. Come vedremo non è pleonastico ribadirlo.

* Nelle foto i golpisti dell’11 aprile 2002 e il presidente democratico che riprende il controllo.

IL RETROSCENA

Il punto, a ben guardare è che Fuerza Solidaria sia soprattutto preoccupata dal fatto che qualcuno in Europa possa sapere che Alejandro Peña esclusa NON è il "dirigente oposidor", ma una figura di quarta fila, e ricordi che in Venezuela un capo dell'opposizione esiste, si chiama Manuel Rosales e ha preso 4.3 milioni di voti contro i 2.424 voti (sic!) di Peña Esclusa. E infatti proprio qui sta il cuore di tutta l'operazione Peña Esclusa.

Anche se questo millanta col suo viaggio di "aver fatto crollare l'immagine di Chávez in Europa" (e allora i poveri Omero Ciai, Rocco Cotroneo, Angela Nocioni sono dei perejiles?) il bersaglio per Peña Esclusa non è tanto o non solo Chávez. Più di Chávez il problema per Peña Esclusa e chi lo manovra è delegittimare Manuel Rosales, il “vigliacco e traditore” che la sera del 3 dicembre non solo riconobbe la vittoria di Hugo Chávez ma lo fece affermando, con un discorso molto grave che: “Qualcuno mi spingeva a mentire al popolo. Ma io non mentirò al popolo e per questo ammetto di avere perso”. Era la conferma, per bocca dello stesso leader dell’opposizione, che il 3 dicembre 2006 c’era un piano eversivo in corso.

Rosales aveva scelto con quel discorso di distanziarsi dalla destra eversiva e farsi capo dell’opposizione moderata. Alla sua destra, il partito neofascista e golpista “Primero Justicia” e soggetti ancora più a destra, come Peña Esclusa, non potevano accettarlo. Ma non potevano accettarlo anche perché quella spaccatura all’interno dell’opposizione venezuelana rispondeva ad una spaccatura più importante su cosa fare per spegnere la primavera latinoamericana all’interno del Partito Repubblicano statunitense.

Dopo la larghissima vittoria elettorale di Lula su Geraldo Alckmin (secondo Peña Esclusa questo membro numerario dell'Opus Dei è in realtà un marxista infiltrato, ed è complice di Lula in attività criminali, sic!) dello scorso ottobre, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti operò una profonda revisione strategica. Pur nella persistente profonda ostilità verso i governi progressisti latinoamericani, Condoleeza Rice si dispose ad un periodo di appeasement, sfociato poco più di un mese dopo nella piena accettazione della regolarità del voto venezuelano tanto da parte sua che da parte del candidato che aveva l'appoggio del governo degli Stati Uniti, Manuel Rosales. Per la Rice Chávez è oggi un'indigesta realtà con la quale si devono fare i conti ma gli Stati Uniti oggi non hanno la forza per alzare il livello dello scontro.

Del resto, nel giro di un mese, prima Lula, poi Correa in Ecuador ed infine Chávez avevano agevolmente superato il 60% dei voti, quasi doppiando i rispettivi avversari che correvano in nome del “Consenso di Washington”. Nella sostanza Rice aveva preso atto che Hugo Chávez, Lula da Silva, Nestor Kirchner, eccetera sono al momento troppo solidi e popolari ed è meglio concentrare la strategia per evitare piuttosto espansioni dell’infezione ad altri paesi, con una nuova teoria del domino.

Tutto ciò ovviamente non stava e non sta bene al partito neoconservatore dentro il partito repubblicano statunitense che già il 3 dicembre, attuò in maniera eversiva, con la complicità di CNN, come da me raccontato da Caracas, ma fu gelato dalla svolta costituzionale di Rosales che scelse di rappresentare i suoi 4.3 milioni di elettori e diventare capo dell'opposizione democratica e presto parlamentare.
Tutto ciò non poteva non provocare una reazione in quegli ambienti neoconservatori rallentati ma non sconfitti dai rovesci bellici in Medio Oriente e che considerano l’uso della forza come la strada maestra. Gente come Woosley, Wolfowitz, Perle, Shultz, e con loro il vicepresidente Cheney considerano necessario creare costantemente condizioni eversive in Venezuela e in America Latina perché solo così potrà essere ripreso il controllo del “giardino di casa” ribelle. In questo entrano in rotta di collisione con l'attitudine, al momento più prudente, di Condoleeza Rice.

Perciò si creano dal nulla figure come Peña Esclusa, l'Ahmed Chalabi venezuelano. E' un signor nessuno, un marginale dell'ultradestra, e pertanto si presta docile a questo disegno. Perciò continua a mentire su quella che è oramai una pagina chiusa, la trasparenza della vittoria elettorale di Chávez o a deliziare l’opinione pubblica mondiale con balle colossali come quella che il “regime fascista di Chávez”, come lo definisce Massimo Teodori, il nuovo Hitler, correrebbe verso il partito unico.

Se è per questo anche il "regime Prodi" corre verso il Partito Democratico e anche Berlusconi vorrebbe il partito unico del centrodestra. Il fatto curioso è che Chávez è così poco dittatore da avere non poche difficoltà a creare semplicemente il partito unico del centrosinistra venezuelano. Sta attualmente litigando con il Follini o il Boselli di turno, e perfino con il Bertinotti di turno, il capo del Partito comunista che appoggia Chávez ma vuole continuare a farlo con la propria bandiera. Finché non riesce a venirne a capo, ammetterete che Chávez, in quanto "novello Hitler", ne ha di strada da fare.

Se Chávez fosse Hitler non farebbe Aló Presidente, per criticare blandamente il PCV, ma darebbe mandato alle sue SS (dove sono i paramilitari chavisti dopo nove anni di governo?) e sarebbe maturo un 29 giugno, una notte dei lunghi coltelli, per sterminare i comunisti come Hitler sterminò le SA. Ma a chi lo stiamo a spiegare che il paragone tra Hitler e Chávez è irricevibile, inconsistente, irrilevante, impresentabile oltre che profondamente in malafede? A gente come Aldo Forbice o Massimo Teodori?

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Non è molto importante quello che Fuerza Solidaria, l'organizzazione di Peña Esclusa che da pochi giorni ha una filiale italiana allo stesso indirizzo di Forza Nuova, dice su chi scrive. Ma mi ha strappato un sorriso leggere che avrei "confessato"... per esempio di aver partecipato come relatore -parlai delle privatizzazioni in Argentina- al Genoa Social Forum nel 2001, cosa della quale ovviamente mi onoro.

Segue un lungo cursus honorum, ma mancano (sotto tortura ho eluso di confessare i dettagli più scabrosi) un paio di Incontri mondiali di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità, a Caracas nel 2004, e Roma, Fao, 2006, e per fortuna non hanno scoperto che intervistai il presidente Chávez e che ho perfino cenato con Fidel Castro!

Il tutto fa di me un perfetto terrorista, ovviamente per persone che non sanno discernere tra le idee e il rigore scientifico con le quali queste vengono difese.

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