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Report, in onda domenica



COMUNICATO STAMPA REPORT

IN ONDA DOMENICA 6 MAGGIO
RAITRE – ORE 21.30
 
--- A NORMA DI LEGGE ---

di Michele Buono e Piero Riccardi
 
http://www.report.rai.it
 
 

Quando si parla di giustizia si evoca spesso il principio della certezza
della pena. Prima ci si potrebbe chiedere se esiste la certezza del
processo penale. Perché?
In media un processo penale dura 10 anni, se invece sono previsti più capi
di imputazione e molti imputati, anche di più. Diciamo che circa il 70 per
cento dei processi che vengono portati a giudizio ha una durata massima di
prescrizione di sette anni e mezzo. Questo significa che tutta la macchina
giudiziaria lavora per la prescrizione. Un imputato che ha soldi e quindi
la possibilità di resistere in giudizio, è inutile che acceda a riti
abbreviati, patteggiamenti se, andando in dibattimento, può vedere il suo
processo evaporare a norma di legge. Notifiche sbagliate, abbondanti
possibilità di rinvio, impugnazioni automatiche fino alla Cassazione, un
giudice del collegio che cambia in corso d’opera e quindi si ricomincia da
principio. E intanto il tempo passa. A partire dalla riforma del codice di
procedura penale del 1989 fino ad oggi il legislatore, di riforma in
riforma e magari in buona fede, non ha fatto altro che offrire a piene
mani cavilli che incentivano tattiche dilatorie per difendersi piuttosto
che nel processo dal processo.
Nella giustizia civile le cose i tempi sono ancora più lunghi.
L’eccessiva durata del processo è una violazione dell’art. 6 della
Convenzione dei Diritti dell’Uomo e l’Italia è il primo Stato nella
graduatoria delle condanne inflitte dalla Corte europea di Strasburgo. Per
queste condanne l’Italia ha pagato e continua a pagare centinaia di
milioni di euro, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa considera
il nostro paese un “sorvegliato speciale” e si è chiesto addirittura se in
Italia sussistano ancora le condizioni di uno Stato di diritto.