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comunicato stampa



COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
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Intervento del 10 luglio 2007


UNA COMMISSIONE GIA' MORTA, UNA NUOVA BATTAGLIA DA COMINCIARE

Il caso Genova/G8 è tornato improvvisamente alla ribalta a seguito di
alcune notizie arrivate dal tribunale di Genova, dalla "macelleria
messicana" di Michelangelo Fournier all'indagine su Gianni De Gennaro. Si è
tornati anche a parlare del progetto di commissione parlamentare
d'inchiesta, chiuso da mesi in un cassetto, ma la scelta più pesante e più
importante è stata compiuta dal governo, che ha sostituito il capo della
polizia De Gennaro con il suo vice Antonio Manganelli. Lo stesso De Gennaro
è stato nominato capo di gabinetto del ministero dell'Interno.

Queste scelte, compiute in un momento di grande clamore mediatico,
corrispondono a una presa di posizione politica molto forte: il governo ha
deciso non solo di proteggere De Gennaro, ma di legittimare di fatto
l'intero operato della polizia di stato, sia al G8 del 2001 sia negli anni
successivi, segnati da una sconcertante copertura degli abusi compiuti
(basti pensare alle promozioni dei massimi dirigenti imputati a Genova e
agli ostacoli frapposti all'azione giudiziaria).

Non facciamo una questione di persone, ma di sostanza: il governo, ancora
una volta, non ha preso le distanze da quanto avvenuto a Genova, non ha
chiesto scusa alle vittime delle violenze, non ha denunciato
l'intollerabilità di comportamenti omertosi e ostruzionistici da parte di
funzionari sotto processo (che non partecipano alle udienze e non
rispondono alle domande dei pm). Gli imputati promossi negli anni scorsi
sono stati tutti confermati, uno ha avuto un ulteriormente avanzamento di
carriera e responsabilità nel dicembre scorso. Riteniamo molto gravi queste
decisioni. Ci saremmo aspettati dal nuovo governo un comportamento di
tutt'altra natura, volto al recupero della credibilità perduta dalle forze
dell'ordine nel 2001 e negli anni seguenti. Contavamo in un atto di
esplicita rottura, e si è scelta invece la strada della continuità. Ormai è
legittimo domandarsi se il potere politico sia in grado di esercitare le
funzioni di indirizzo e di controllo sulle forze dell'ordine previste dal
nostro ordinamento costituzionale.

In questo contesto, dopo scelte così pesanti, la maggioranza di
centrosinistra - o meglio, una sua parte - ripropone l'istituzione di una
commissione parlamentare d'inchiesta, stavolta in forma monocamerale,
limitata quindi alla Camera dei deputati, per evitare che in Senato le
defezioni di alcune forze politiche e di singoli senatori dello stesso
centrosinistra boccino la proposta di commissione bicamerale finora in
discussione. Siamo stati fra i più convinti sostenitori della necessità di
un'inchiesta parlamentare sui fatti di Genova, ma il contesto politico è
così cambiato, con le decisioni prese nelle settimane scorse, che siamo
costretti a dubitare dell'efficacia di una commissione varata in queste
condizioni, ammesso che davvero la si voglia istituire e che non si tratti
dell'ennesima, maldestra, operazione di equilibrismo fra fazioni.

Il governo, con le nomine fatte e col silenzio osservato di fronte a tutte
le nefandezze emerse in tribunale a Genova, ha compiuto una scelta di campo
che svuota la commissione di contenuto politico, e mette in luce il
desiderio di chiudere senza ulteriori 'complicazioni' il caso Genova/G8,
che noi giudichiamo invece apertissimo. Purtroppo non possiamo più fidarci
dell'autonomia, dell'indipendenza, dell'autorevolezza di forze politiche
che hanno avallato le scelte compiute nelle settimane scorse. Come
potrebbero i deputati-commissari, espressione di queste stesse forze,
sostenere un'indagine così complessa e delicata, come quella sulle
responsabilità operative e politiche della sciagurata gestione del G8
genovese? Come potrebbero mettere in discussione un apparato che ha appena
ricevuto una così autorevole benedizione? La commissione, se mai nascesse,
sarebbe spuntata e impotente.

Di fronte a un potere politico che rinuncia alle sue prerogative, abbiamo
bisogno di un'inversione di rotta a tutto campo. La cultura dei diritti
civili e delle libertà politiche in questi anni è stata mortificata e
vilipesa, ma dovrà guidare la nostra azione. Dovremo lavorare per una nuova
riforma democratica delle forze di polizia, per la smilitarizzazione dei
carabinieri e della guardia di finanza, per sostenere chi si batte a favore
della sindacalizzazione delle forze armate, per proibire il reclutamento
degli agenti in ambito militare, per la creazione di un'autorità
indipendente che vigili sull'operato di tutte le forze di sicurezza e alla
quale i cittadini possano rivolgersi per denunciare abusi e irregolarità.
E' il lavoro che ci impegnerà in futuro.

Quanto all'inchiesta parlamentare, crediamo che oggi solo una commissione
del tipo indicato da Amnesty International nel 2001 potrebbe avere
l'indispensabile credibilità: dovrebbe quindi essere internazionale,
composta da personalità di indiscutibile prestigio e incaricata d'indagare
in tutte le direzioni, senza alcun condizionamento.