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Legambiente Ferrara su inceneritore Hera: "La politica ha abdicato al potere economico"



Inceneritore. Legambiente: ''Se si può si deve''

Apprendiamo dai giornali che la Provincia ha approvato un documento che di
fatto apre la strada alla concessione dell’autorizzazione integrata
ambientale (AIA) al potenziamento dell’inceneritore di Via Diana, pur con
delle limitazioni rispetto al progetto iniziale: capacità di smaltimento
limitata a 130.000 ton, rispetto alle 142.000 iniziali e limiti emissivi
(non specificati né in quantità né in qualità) più bassi, che però Hera ha
già detto di non voler considerare. Votazione a maggioranza
sostanzialmente compatta. Siamo nelle mani di Hera! Questo è stato chiaro
alle associazioni fin dai tempi della sconsiderata incorporazione per
fusione di Agea-Acosea in Hera. Era la fine del 2003 quando cominciò la
preoccupazione tramutasi in realtà esattamente un anno dopo e le
associazioni aderenti a Rete Lilliput, tra cui Legambiente, furono le sole
a chiedere incontri con le istituzioni e a denunciare pubblicamente la
privatizzazione di servizi fondamentali come l’acqua, ma anche il gas e la
gestione dei rifiuti. La lettura economica attenta di quel processo di
fusione non poteva che portare alle conclusioni con cui oggi i cittadini
fanno i conti arrabbiandosi sulle pagine dei giornali per le bollette
uniche, per le tariffe fuori controllo, per i rifiuti che si accumulano
per la strade prima di finire bruciati per rientrare nei nostri polmoni,
per l’erba non tagliata tanto che il Comune deve riprendere direttamente
in mano la situazione. In compenso Hera produce utili in Borsa che
ritornano agli azionisti e quindi anche al comune di Ferrara nella quota
di un risicato 2%, che tradotto in termini assoluti non sappiamo nemmeno
bene quanto sia e in quale capitolo di bilancio finisca. Intanto che Hera
accumula profitti, si libera delle attività di servizio poco redditizie e
si fa bella con i laboratori sul riciclaggio rifiuti nelle scuole, quando
addirittura non con le convenzioni con le beauty farm per i suoi utenti,
gli scienziati cominciano a manifestare preoccupazioni esplicite sugli
effetti dei fumi di combustione degli inceneritori, i medici invocano il
principio di preoccupazione e i cittadini s’arrabattano, chi a trovare
giustificazioni alla necessità di doversi raddoppiare l’inceneritore e chi
invece a denunciare pubblicamente l’ennesima speculazione economica che la
pratica degli inceneritori nasconde.

“Se si può si deve “ è il titolo dell’ultimo libro di Roald Hoffmann,
Nobel per la chimica nel 1981, tradotto anche in una piece teatrale messa
in scena in presenza dell’autore, a BergamoScienza quindici giorni fa.
Ebbene, in quell’occasione Hoffmann ha esplicitamente affermato che lo
scienziato ha il dovere morale di prendere posizione su quelli che
potrebbero essere gli effetti delle proprie ricerche e delle tecnologie
che le applicano. “Si puo'? Certo che si puo' andare avanti nella ricerca.
Ma si deve? E' lecito farlo?'.” Domanda ineludibile secondo Hoffmann il
quale aggiunge che “anche il pubblico ha le sue responsabilità, nel
controllo etico della scienza, persino in quelle approssimazioni di
democrazia che abbiamo negli Stati Uniti o in Italia, il pubblico
dev'essere coinvolto nelle decisioni e prendere posizione su una serie di
problemi che hanno implicazioni scientifiche e tecnologiche,
dall'ubicazione dei depositi di scorie alla clonazione. E per fare questo
deve avere un minimo di conoscenza scientifica di base, per poter
discernere i pareri degli esperti che le varie parti non hanno difficoltà
a esibire, a favore o contro di qualunque posizione.” Circa il problema
dell'inquinamento tecnologico, quello che ci spaccia la tecnologia come
risolutoria ad ogni forma di inquinamento ambientale lo scienziato è
lapidario: “Ci sono dei precedenti di industrie che comprano "diritti di
inquinamento¡", in cambio di altri investimenti ecologici o ambientali.
Bisogna associare all'inquinamento un valore economico negativo,
tassandone in qualche modo la produzione. Bisogna limitare la produzione
di rifiuti educando alla differenziazione e al riciclaggio” . Dunque
scienza non neutrale e tecnologia non risolutoria anzi fonte essa stessa
di inquinamento, un problema aperto che i nostri i amministratori, dai
locali a i regionali , vedi Giovanni Bissoni e Lino Zanichelli sembrano
sprezzantemente ignorare. Se un chimico della portata di Hoffmann, si pone
dei dubbi, possono permettersi amministratori di provincia di sentirsi
così sicuri nelle loro dichiarazioni di garanzia sugli effetti delle nuove
tecnologie che smaltiranno i nostri rifiuti? Almeno i medici, giustamente,
invocano il principio di precauzione!

La risposta tuttavia è soltanto una: la politica ha abdicato al potere
economico delle multinazionali, che a casa nostra nascono col nome di
Multiutility.


Circolo Legambiente Ferrara


Notizia inserita il 2/11/2007
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