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Una strage firmata diossina. Su LA7 la storia della famiglia Cannavacciuolo



Poco fa la puntata di Exit (LA7) si è concentrata sulla questione
"diossina". E' andata in onda la storia della famiglia Cannavacciuolo che
ha impressionato tutti. Ve la riproponiamo con la lente di ingrandimento
di questo articolo apparso su La Stampa (12/5/2007).

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Ricerca dell’Oms: qui il cancro uccide trenta volte di più

FULVIO MILONE
ACERRA

Vincenzo viveva fra le bestie che portava al pascolo in una campagna
spettrale, dove gli alberi sono rachitici, il colore dell'erba vira sul
giallo pallido, e le zolle mostrano strane macchie color verde marcio
sotto le sagome imponenti della Montefibre in disarmo e di un inceneritore
di rifiuti in costruzione. «Vedrai se fra poco non morirò anch'io», diceva
al fratello ogni volta che una delle pecore partoriva il corpo senza vita
di un agnellino deforme: con il muso rincagnato, o privo di orecchie, o
con un solo occhio. E' andata proprio così: Vincenzo Cannavacciuolo, 59
anni, pastore di Acerra, è stato seppellito 25 giorni fa. L'ha distrutto
un cancro a un polmone, che con la velocità del lampo gli ha mangiato
anche reni e ossa. Il pastore che aveva previsto la sua fine vivrà nel
ricordo dei suoi cari. Ma per le statistiche i nomi e i volti non contano:
Vincenzo è solo un numero, e va sommato a quello dei morti che si stanno
contando a decine ad Acerra, epicentro di uno dei disastri ambientali più
spaventosi d'Italia. Qui, come in altri sette comuni disseminati fra le
province di Napoli e Caserta, certi tumori uccidono fino a trenta volte di
più che nel resto del paese, e il rischio di malformazioni congenite
cresce dell'83 per cento. Colpa dei roghi di rifiuti che sprigionano
diossina e delle discariche illegali in cui vengono buttate sostanze
tossiche e scarti industriali provenienti da tutt'Italia.

Pochi giorni prima della morte di Vincenzo, è stata pubblicata una ricerca
dell'Organizzazione Mondiale della sanità a cui hanno collaborato
l'Istituto superiore della sanità, il Cnr e l'Agenzia regionale per la
protezione dell'ambiente. Titolo: «Trattamento dei rifiuti in Campania:
impatto sulla salute umana. Correlazione tra rischio ambientale da
rifiuti, mortalità e malformazione congenita». Gli esperti hanno lavorato
in 196 comuni campani, analizzando i dati sui decessi per vari tipi di
tumori e mettendoli in relazione con la «pressione ambientale» legata alla
prersenza dei rifiuti. Hanno diviso i paesi in cinque categorie: la prima
raggruppa i centri meno inquinati, la quinta quelli disastrati. La maglia
nera è stata aggiudicata, oltre che ad Acerra, ad Aversa, Bacoli, Caivano,
Castel Volturno, Giugliano, Marcianise e Villa Literno.

Adulti e bambini si giocano la vita in quell'inferno di fumi velenosi
provocati dai rifiuti in fiamme e di miasmi sprigionati dalle sostanze
chimiche sotterrate. Sanno, ad esempio, che le donne si ammalano 12 volte
più che altrove di nove tipi di tumore. Sanno, ancora, che il rischio di
morire di cancro al fegato è più elevato del 29 per cento. Sanno, infine,
che il rischio di malformazioni congenite per i più piccoli cresce dell'84
per cento. E poi ci sono gli animali. Da anni, ad Acerra, le pecore
muoiono come mosche, o nascono deformi. Racconta Alessandro
Cannavacciuolo, nipote di Vincenzo: «Nel 2003 la mia famiglia possedeva
2.500 capi, oggi ne abbiamo 250. Le bestie mangiano erba avvelenata e
acqua contaminata, e partoriscono mostri». Alessandro dice che la terra
nasconde tonnellate di robaccia tossica. Lui stesso racconta di aver visto
decine di bidoni accatastati in campagna, in attesa di essere schiacciati
con una pressa e sepolti: «Il mio paese è stato trasformato
nell'immondezzaio d'Italia».

C'è chi scaraventa spazzatura ma anche «bombe chimiche» fra i copertoni
incendiati dai bambini rom che, come racconta Peppe Ruggiero di
Legambiente, «sono pagati con 50 euro a rogo»: una pratica, questa,
prediletta dalla camorra che si arricchisce con l'emergenza senza fine dei
rifiuti in Campania. E c'è addirittura chi ha spacciato per concime un
composto di diossina, mercurio, amianto e fanghi tossici provenienti dalle
industrie venete e toscane. Così ci ha guadagnando due volte: con lo
smaltimento illegale e con la vendita del «fertilizzante» che ha
avvelenato la terra. Lo ha scoperto la magistratura che, poco più di un
anno fa, ha fatto arrestare i titolari di una ditta specializzata nel
trattamento delle sostanze chimiche. Ad Acerra il Governo Prodi ha
dichiarato lo stato d'emergenza "per fronteggiare l'inquinamento
ambientale da diossina". I Cannavacciuolo non possono più vendere il latte
delle pecore né gli animali per la macellazione. «Noi siamo condannati a
morire di fame, ma i contadini continuano a vendere la verdura coltivata
nella stessa terra su cui cresce l'erba avvelenata», protesta il nipote di
Vincenzo, Alessandro, che sbircia con preoccupazione la sagoma del grande
termovalorizzatore. L’impianto entrerà in funzione a ottobre e, secondo il
Commissariato straordinario di governo diretto da Guido Bertolaso,
contribuirà a risolvere senza inquinare l'eterna emergenza dei rifiuti in
Campania. «Altro fumo, altra cenere, altra diossina», borbotta Alessandro.

Ad Acerra è un fiorire di movimenti di lotta. I leader della fondazione
Eidos e del «Comitato donne del 29 agosto» non credono affatto alle
rassicurazioni di Bertolaso: «L'unico sistema per non morire avvelenati e
sviluppare la raccolta differenziata e bonificare il territorio», dicono.
E' d'accordo con loro il farmacologo Antonio Marfella, che lavora
all'istituto dei tumori "Pascale" di Napoli. «L'impianto entrerà in
funzione senza che nessuno, dal Ministero della Salute alla Regione, abbia
pensato di sottoporre gli abitanti ad analisi per verificare quante
sostanze velenose già abbiano in corpo», dice, e racconta un curioso
episodio avvenuto in uno degli otto comuni dove il cancro falcia più vite
che altrove: "Un colonnello dell'esercito che vive a Castel Volturno si è
sottoposto a una serie di esami di laboratorio in una città del nord. E’
rimasto di sasso quando ha scoperto che nel suo organismo ci sono 37
picogrammi di diossina. Gli hanno spiegato che quei valori sono alti, ma
purtroppo frequenti per chi vive vicino a un'industria. Il fatto è che a
Castel Volturno non c'è neanche una fabbrica...".

Fonte:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200705articoli/21498girata.asp