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Un regista palestinese accusato di "vilipendio delle forze armate"



Riceviamo e facciamo circolare.

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Gentili amici,
Mohammed Bakri, il regista e attore palestinese è sotto processo in
Israele con l'accusa di "vilipendio delle Forze Armate" per il suo film
"Jenin, Jenin" del 2002.
Rischia di dover pagare 500 mila dollari di multa: somma che lo
rovinerebbe, costringendolo ad espatriare.
Al di là di ogni altra considerazione ciò per cui vogliamo che si parli
del processo è per difendere il puro e semplice diritto alla libertà di
espressione artistica.

In una lettera indirizzata ad esponenti del mondo cinematografico a cui
stiamo chiedendo adesioni, abbiamo definito il processo un vero e proprio
"attacco preventivo": un modo per scoraggiare qualunque iniziativa futura
da parte di registi israeliani.
Con l'accordo di Mohammed Bakri abbiamo stabilito di proiettare il film
"Jenin Jenin" nel maggior numero di città italiane contemporaneamente (ci
stiamo orientando su gennaio, quando riprenderà il processo).
Credo che comprendiate l'importanza di un'azione del genere: dei suoi
significati, modalità, obiettivi.
In particolare attrarre un pubblico "nuovo", non uso ad interessarsi a
temi che genericamente vivono come "un conflitto".
Proprio per questa finalità sarà di assoluta importanza non "firmare" gli
eventi come associazioni, gruppi legati al mondo solidale con Palestina:
il soggetto che dovrà emergere è il diritto alla libertà di espressione
artistica.
Vi chiediamo disponibilità a proiettare il film nella vostra città ed
inoltre, a vostra volta, segnalarci nuovi contatti per possibili altre
proiezioni.
Infine, segnalateci conoscenze legate al mondo del cinema e del teatro a
cui poter inviare la lettera di solidarietà con Bakri.

In allegato trovate il comunicato che verrà inviato ai media.



  Marco Dinoi, Nicola Perugini, Andrea Del Grosso

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Gentile direttore,


il campo profughi di Jenin ospita 14.000 rifugiati palestinesi. Subito
dopo l’incursione lanciata il 3 aprile 2002 dall’esercito israeliano («su
una scala senza precedenti», per citare un rapporto di Human Rights Watch)
con lo scopo ufficiale di catturare o uccidere militanti palestinesi
responsabili di attacchi suicidi, il regista e attore Mohammad Bakri girò
al suo interno Jenin Jenin. Il film, che mostra soprattutto gli effetti
degli attacchi aerei sulle abitazioni civili ed interviste alla
popolazione del campo, fu inizialmente bandito in Israele e
successivamente autorizzato dall’Alta Corte Israeliana. Tale
autorizzazione tuttavia ha permesso solo quattro proiezioni pubbliche a
Tel Aviv e Gerusalemme. Bakri è nel frattempo finito sotto processo,
accusato da cinque soldati di vilipendio delle forze armate israeliane.
Qualora dovesse perdere la causa, dovrebbe pagare l’equivalente di 500.000
euro.


Per chi ha visto il film, le accuse rivolte a Bakri sembrano essere
pretestuose, non solo perché l’esercito israeliano in quell’occasione ha
commesso contro la popolazione civile «violazioni di leggi umanitarie
internazionali, ed alcune di tali violazioni sono equiparabili a veri e
propri crimini di guerra» (dal già citato rapporto di HRW), ma anche
perché siamo di fronte al rischio concreto che la vicenda di Jenin Jenin e
del
suo autore, divenga una forma di "attacco preventivo" al diritto di
informazione ed espressione artistica in Israele, un attacco rivolto a
"futura memoria”. Uno dei messaggi che potrebbero essere veicolati da un
eventuale condanna di Bakri in questo processo è che, all’interno di
Israele, il racconto dei fatti relativi al conflitto e di tutte le loro
versioni possibili sia precluso e da precludere a un cittadino israeliano
di origine palestinese, oltre che ai palestinesi stessi, come numerose
voci critiche israeliane (sia ebree che palestinesi) stanno faticosamente
denunciando da tempo.


Per questi motivi desidereremmo far giungere a Mohammad Bakri il nostro
appoggio solidale, ma soprattutto, per i medesimi motivi, riteniamo
fondamentale che i mezzi di comunicazione europei  e la pubblica opinione
possano seguire gli sviluppi e le implicazioni del processo. Anche a
questo scopo nella seconda settimana di gennaio 2008, in coincidenza con
la riapertura del processo, verranno organizzate, simultaneamente in
diverse città italiane, proiezioni pubbliche del film.





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Messaggio inviato da Alessandro Marescotti
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