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Brescia: allarme del latte con Pcb e diossine. A San Zeno Naviglio (BS) due stalle sono risultate positive ai controlli



“Bresciaoggi” Venerdì 28 Dicembre 2007





INQUINAMENTO. Due stalle di San Zeno
sono risultate positive agli esami
di autocontrollo effettuati dalla
Centrale 

Latte e Pcb, altri due casi 

Dusina: «Continueremo a garantire
prodotti sani al consumatore, ma
serve subito un tavolo tecnico» 







Pietro Gorlani 

Si estende l’allarme del latte al Pcb e alle diossine. Ieri sono
risultate positive agli accurati esami di autocontrollo effettuati dalla
Centrale del latte di Brescia due stalle di San Zeno Naviglio (gestite
dalle famiglie Civettini e Zubani); vanno a sommarsi alle due aziende
cittadine bloccate dallo scorso 7 dicembre (la Bettinzoli del villaggio
Violino e l’istituto Pastori di viale Bornata). 
Ora è difficile non parlare di emergenza. Non sarebbero solo i terreni
agricoli dell’hinterland cittadino (e i foraggi lì coltivati) a essere
contaminanti da sostanze inquinanti persistenti (Pop, in gergo tecnico),
ma anche quelli di paesi della «prima» provincia. 
Perché solo adesso questa scoperta? Perché i controlli e le analisi sono
diventati più mirati su queste tipologie di inquinanti, come imposto
dalla Unione Europea. Adesso starà alle istituzioni preposte verificare
la relazione tra la presenza di industrie con emissioni impattanti e la
qualità dei prodotti agricoli coltivati nei terreni limitrofi. 
Comprensibilmente allarmato il presidente della Centrale del latte
Franco Dusina, che spiega: «Abbiamo subito provveduto a bloccare il
conferimento del latte di queste due nuove aziende, ma è evidente che il
problema è serio e radicato, come ho pensato sin dall’inizio. Chiediamo
in tempi brevissimi un tavolo tecnico con Asl e Istituto zooprofilattico
per decidere come affrontare il problema alla radice. La scoperta di
questi due nuovi casi nel mezzo delle festività natalizie dimostra
l’efficacia e la tempestività degli autocontrolli effettuati dalla
Centrale del latte». La Centrale, però, non può affidare le sorti dei
suoi rifornimenti (850 quintali di latte giornalieri ritirati in una
cinquantina di stalle dell’hinterland e della provincia) a continui
esami di laboratorio (attualmente sono 70 i quintali al giorno bloccati
per esubero di diossine e Pcb). 
Dusina è categorico: «Ci preme innanzi tutto la tutela del consumatore e
continueremo a garantire prodotti sani. Se fosse necessario bloccheremo
i conferimenti sospetti, ma vogliamo capire bene cosa abbia prodotto
tale situazione». 
Nel latte prodotto dalle due aziende agricole di San Zeno Naviglio sono
stati riscontrati quantitativi di Pcb e diossine superiori ai limite di
legge di 6 picogrammi (miliardesimi di milligrammo). In un caso
l’esubero è di poco superiore al limite di legge (6,5), nell’altro è
invece più consistente (oltre 8 pg). Entrambe le aziende sono affiliate
all’Upa, il cui direttore Annibale Feroldi è preoccupato per
l’estensione del fenomeno: «Ora va fatta chiarezza sulle possibili cause
di questo inquinamento che logicamente non può essere imputato agli
agricoltori, prime vittime della situazione».