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WWF: scandalo Bussi, disastro europeo sulla pelle di 500.00 europei



COMUNICATO STAMPA DEL 23 MAGGIO 2008

Scandalo di Bussi e dell'acqua potabile della Val Pescara.
Un disastro di portata europea sulla pelle di 500.000 abruzzesi.
Il WWF protagonista nella scoperta e nella denuncia. 

Domani mattina conferenza stampa a Pescara del WWF. 

La chiusura delle indagini sul disastro ambientale di Bussi e della questione dell'acqua 
distribuita a 500.000 cittadini della Val Pescara (comprese le città di Chieti e 
Pescara), rappresenta un'ulteriore, importantissima conferma delle denunce presentate dal 
WWF nel corso dell'ultimo anno.
Come si ricorderà, una parte dell'inchiesta è scaturita dalla segnalazione 
dell'Associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l'acqua dei rubinetti della 
Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant'Angelo, a valle delle megadiscariche abusive di 
Bussi, riscontrando alte concentrazioni di contaminanti, tra cui il Tetracloruro di 
Carbonio e l'Esacloroetano (sostanze tossiche per fegato e reni: la prima classificata 
come possibile cancerogena per l'uomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune 
delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell'Azienda Consortile 
Acquedottistica, Bruno Catena, e l'allora presidente dell'Ambito Territoriale Ottimale 
sull'acqua, Giorgio D'Ambrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti fossero a 
conoscenza dell'inquinamento dei pozzi Sant'Angelo fin dal 2004, senza però aver mai 
provveduto ad informare i cittadini.
Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: "Siamo di fronte ad uno scandalo di 
livello europeo che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana: 
nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva 
di rifiuti tossici d'Europa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di 
proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda 
superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte. La situazione è ancora più 
grave perché questo inquinamento ha determinato la distribuzione a circa 500.000 persone 
di acqua che l'Istituto Superiore di Sanità, smentendo l'Azienda Consortile 
Acquedottistica, l'Ambito Territoriale Ottimale e la ASL, ha dichiarato "non idonea al 
consumo umano". È il completo fallimento del sistema di gestione, controllo e prevenzione 
dell'acqua denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato alla luce grazie all'impegno 
del Corpo
 Forestale dello Stato guidato d!
al Dr. Guido Conti e dalla Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto. Le 
responsabilità dei singoli saranno accertate dalla Magistratura, verificando così anche 
la situazione di quanti in questi anni sapevano e non hanno fatto nulla."
Domani, sabato 24 maggio alle ore 11:00 con appuntamento in piazza Italia a Pescara 
(davanti al Comune) conferenza stampa dell'associazione. 

Disponibile via email per i giornalisti una cronistoria con i principali documenti

INFO: 3683188739 (Augusto De Sanctis), 3358155085 (Dante Caserta)

PESCARA. Dopo poco più di un anno dalla scoperta della discarica di Bussi e poco meno di 
12 mesi dallo scoppio dello scandalo dell'acqua inquinata arriva il primo atto importante 
e pubblico della procura di Pescara che ha inviato nei giorni scorsi 33 avvisi di 
garanzia. I reati contestati sono avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio 
di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, 
turbata libertà degli incanti e truffa.
Gli avvisi di garanzia -che consistono nella comunicazione agli indagati di essere sotto 
accertamento della magistratura- metteranno in condizione i presunti responsabili di 
compiere i primi atti difensivi e, dunque, di conoscere nel dettaglio le prove raccolte 
in molti mesi di indagine.
L'operazione della Procura, coordinata dal pm Aldo Aceto, ruota attorno alle 
responsabilità che hanno portato alla creazione di quella che è stata definita la 
«discarica tossica più grande d'Europa» (nel silenzio pressocchè totale di istituzioni e 
cittadini) e sulla scoperta nel 2004 (ma resa pubblica solo nel 2007) di veleni contenuti 
nell'acqua degli acquedotti gestiti dall'Aca.
Il sito, scoperto lo scorso anno dal Corpo delle Guardie Forestali di Pescara, è stato 
accertato essere il deposito dove venivano smaltiti illegalmente materiali tossici 
dall'industria chimica pesante dagli anni '60 agli anni '90.
Si tratta di tonnellate di sostanze pericolose per la salute che hanno inquinato i pozzi 
che servono l'area metropolitana Chieti-Pescara.
Tra i reati contestati a dirigenti Aca, Ato, industria chimica e enti pubblici, passati e 
presenti, c'è l'avvelenamento dell'acqua, il disastro doloso, la turbativa e la truffa.
Le analisi scoprirono la presenza di sostanze tossiche e cancerogene come tetracloruro di 
carbonio, esacloroetano, meta-crilonitrile sostanze che -secondo la medicina- possono 
provocare seri danni agli organi interni come fegato, reni, colon.
Fra i 33 destinatari di avvisi di garanzia vi sono Giorgio D'Ambrosio (Pd), in qualità di 
presidente dell'Ato, Donato Di Matteo (Pd), presidente del Cda dell'Aca, Bruno Catena 
(Pd) presidente dell'Aca, Bartolomeo Di Giovanni direttore generale dell'Aca, Lorenzo 
Livello, direttore tecnico dell'Aca, Roberto Rongione responsabile Sian della Asl di 
Pescara e Roberto Angelucci (Pdl) ex sindaco di Francavilla.
I 33 indagati devono rispondere a vario titolo di reati quali avvelenamento delle acque, 
disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro 
la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa. 
Reati che appaiono gravi in considerazione di come è stata gestita la vicenda ed i rischi 
che sarebbero stati corsi da una popolazione stimata in 500mila persone raggiunta 
dall'acquedotto gestito dall'Aca.
Mai in oltre 12 mesi è arrivata una sola debole ammissione da parte degli enti preposti 
ai controlli e alla distribuzione dell'acqua. Si è sempre preferito rigettare al mittente 
le preoccupazioni certificate e documentate della presenza di sostanze cancerogene che 
non dovevano finire nei nostri bicchieri.
Da parte dell'Aca, per esempio, e del suo presidente sono arrivate sempre smentite 
quotidiane circa la pericolosità della situazione in atto.
Sarà ora la magistratura a valutare eventuali responsabilità ulteriori. 
Quello della discarica e dell'acqua avvelenata è stato e rimane uno degli scandali più 
grossi dell'Abruzzo venuto alla luce grazie alla tenacia del Wwf regionale che si è 
battuto in prima linea per fare chiarezza e divulgare notizie di importanza vitale.
Tutte notizie che invece erano state tenute segrete sebbene conosciute da moltissimi 
amministratori locali che avevano partecipato a riunioni ufficiali e tavoli tecnici ma 
che in oltre tre anni non hanno sentito il dovere di informare la popolazione 
dell'inquinamento delle falde acquifere che finivano poi nell'acquedotto.
Proprio ieri sera lo scandalo della discarica di Bussi è stato ripreso dalla trasmissione 
di Michele Santoro, Annozero su RaiDue dove sono stati ripercorse tutte le tappe ed i 
misteri di questi lunghi mesi. Meno di due settimane fa poi questa brutta piaga era 
finita su un ampio servizio del quotidiano di Torino La Stampa che aveva destato dal 
torpore abruzzese quanti avevano già dimenticato.
23/05/2008 14.14

LA MONTEDISON NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA

Oltre ai vertici di Ato e Aca risultano destinatari di avvisi di garanzia anche 
amministratori e 
dirigenti dello stabilimento Montedison.
I dirigenti, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura pescarese, avrebbero concorso 
ad avvelenare le acque destinate all'alimentazione umana prima che fossero attinte o 
comunque distribuite per il consumo.
Tutto questo sarebbe stato possibile tramite la realizzazione (dal 1963 al 1972) della 
mega discarica sequestrata a marzo scorso sul terreno attualmente di proprietà della 
"Come iniziative immobiliari Srl" (oggi Montedison Srl, società interamente riconducibile 
al gruppo Montedison/Ediso).
Il sito dista a meno di 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara e 
destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, scaricati, 
stando all'accusa, fino al 1963 circa, direttamente nel fiume Pescara.
L'inquinamento delle acque sarebbe proseguito poi con la realizzazione di una seconda e 
di una terza discarica. 
Gli indagati avrebbero contribuito, dunque, ad aggravare la situazione nella zona sino a 
cagionare il disastro ambientale sul suolo e sottosuolo delle aree interne ed esterne del 
polo 
chimico-industriale di Bussi.

TUTTI GLI INDAGATI

Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche: Guido Angiolini, amministratore 
delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" 
e "Come Iniziative Immobiliari Srl"; Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore 
di Ausimont; Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano; 
Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975); 
Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992); 
Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di 
Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza discarica; Luigi 
Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi 
(1997-2002); Giancarlo Morelli, responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) 
dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo; 
Maurilio Aguggia; Leonardo Capogrosso; Giuseppe Quaglia; Maurizio Piazzardi; Giorgio 
Canti; Luigi Furlani; Alessandro Masotti; Bruno Parodi; Bruno Migliora.





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