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Turchia: obiettore arrestato e torturato



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Mehmet Bal arrestato e torturato

L’obiettore di coscienza turco Mehmet Bal è stato arrestato l’8 giugno 2008. È stato 
detenuto nella prigione militare di Beşiktaş dove è stato picchiato dagli ufficiali di 
servizio e gli è stato negato accesso ad acqua e servizi igienici.
Il giorno dopo il Sig. Bal è stato trasferito alla prigione militare di Hasdal, dove gli 
sono stati tagliati a forza i capelli; gli ufficiali della prigione hanno incitato altri 
detenuti a “fare il necessario”; i detenuti lo hanno pestato con bastoni di mezzo metro e 
grossi come il polso di un uomo. Quando è svenuto, lo hanno trascinato in una doccia 
fredda perché si riavesse in modo da poterlo picchiare di nuovo.

Dopo le aggressioni, il Sig. Bal è stato portato all’ospedale militare di Gümüssuyu. 
Benché non fosse in grado di muovere il collo, le gambe e le braccia, non è stato 
ricoverato ma è stato riportato in prigione in barella. Mehmet Bal si trova adesso nella 
prigione militare di Adana, a centinaia di chilometri da casa sua a Istanbul. Il suo 
“reato” – rifiutarsi di uccidere.

La Turchia ha una lunga storia di persecuzioni e torture in particolare dei prigionieri 
politici, compresi gli obiettori di coscienza. Anche dopo essere scarcerati, gli 
obiettori rimangono “disertori” e la loro persecuzione può anche non finire mai. Il 
diritto all’obiezione di coscienza non è legalmente riconosciuto.[1]

Osman Murat Ülke è stato incarcerato sette volte tra il 1996 e il 1999 per un totale di 
più di due anni.

Halil Savda, un obiettore curdo, è in prigione dal 27 marzo 2008, condannato a 11mesi e 
mezzo per il suo rifiuto. È stato inoltre condannato a sei mesi ai sensi dell’Articolo 
318 del codice penale civile [2] per aver appoggiato pubblicamente due Israeliani che si 
sono rifiutati di prestare servizio durante la guerra contro il Libano del 2006.

Mehmet Tarhan, un obiettore di coscienza curdo gay, nel 2005-06 è stato incarcerato per 
11 mesi, durante i quali venne torturato subendo un tentativo di linciaggio.

Nel gennaio 2006, nella causa intentata dal Sig. Ülke, una sentenza del Tribunale Europeo 
dei Diritti Umani ha dichiarato la Turchia colpevole per i ripetuti arresti degli 
obiettori e per la vita semi-clandestina a cui li costringe, equivalente a una “morte 
civile”; e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha ripetutamente condannato la 
Turchia per la sua politica nel campo dei diritti umani.

In seguito alla pressione internazionale, il Sig. Ülke e il Sig. Tarhan sono ora fuori di 
prigione, ma potrebbero essere arrestati di nuovo in qualunque momento. La Turchia ha 
promesso di legalizzare l’obiezione di coscienza, ma ha fatto meno di niente.

Michael Kalmanovitz di Payday che ha condotto una campagna con il Sig. Ülke, il Sig. 
Tarhan e il Sig. Savda ha dichiarato:

“Gli obiettori di coscienza in Turchia sono la cima di un gigantesco iceberg 
antimilitarista, con forse mezzo milione di uomini che rifiutano la leva. L’esercito 
turco, sostenuto dagli Stati Uniti, non esita a usare la tortura per tentare di spezzare 
la loro resistenza; c’è bisogno di uomini per la guerra contro il popolo curdo che dura 
da decenni, una guerra che ora sta sconfinando in Iraq. Noi nel movimento internazionale 
contro la guerra dobbiamo appoggiare Mehmet Bal e gli altri obiettori. Il rifiuto dei 
soldati è vitale per far finire la guerra. ”

Payday vi chiede con urgenza di scrivere alle autorità turche e ai parlamentari europei 
(vedi modello di lettera) per esigere che:

o La tortura e i maltrattamenti del Sig. Bal, comprese le aggressioni e le intimidazioni 
da parte del personale della prigione e di altri detenuti, cessino subito adesso;

o Il Sig. Bal venga visitato da medici indipendenti e riceva immediatamente le cure 
necessarie;

o Ci siano un’indagine, una denuncia e una punizione immediate del personale della 
prigione e dei detenuti che hanno organizzato e perpetrato le aggressioni;

o Il suo rilascio immediato e incondizionato.

Esigiamo inoltre che l’Unione Europea imponga come pre-condizione di qualsiasi negoziato 
per l’entrata della Turchia nell’Unione la fine immediata della persecuzione degli 
obiettori di coscienza e il riconoscimento del diritto di rifiutarsi di uccidere.

Tutti noi dobbiamo avere il diritto di rifiutarci di uccidere, di vivere in un mondo 
libero da guerre e dittature, un mondo che investa nella cura della vita, non nella morte.

Rifiutarsi di uccidere non è reato e questa protezione della vita umana deve essere 
appoggiata, non punita.

NOTE

[1] La Turchia non riconosce il diritto all’obiezione di coscienza, violando l’articolo 9 
della Convenzione Europea sui Diritti Umani, e l’articolo 18 del Patto Internazionale sui 
Diritti civili e Politici, di cui è firmataria.

[2] “Le persone che danno incentivi o fanno suggerimenti o diffondono propaganda che ha 
come effetto di scoraggiare la gente a prestare servizio militare, sono passibili di pene 
carcerarie per un periodo dai sei mesi ai due anni. Se l’azione viene commessa a mezzo 
stampa o attraverso media, la pena verrà aumentata della metà.”




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