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Reazioni da Livorno al dossier di PeaceLink sulle province più inquinate



IL TIRRENO
MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE 2008 › PRIMA PAGINA DELL'EDIZIONE LOCALE › LIVORNO

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La provincia è al top dell’inquinamento
Secondi in Italia per le emissioni industriali di Rosignano e Piombino

Le cifre più preoccupanti per la città capoluogo arrivano dall’Enel e
dalla raffineria
LUCIANO DE MAJO



 LIVORNO. Se lasciamo da parte Taranto, secondo l’Inventario delle
emissioni e delle loro sorgenti siamo la provincia più inquinata
d’Italia. Provincia e non città capoluogo, concetto da chiarire prima di
ogni altra considerazione, visto che la gran parte delle sostanze
inquinanti arriva dalle grandi industrie distribuite nel territorio
provinciale.
 Ciò che salta all’occhio sono i 2930 chili di arsenico e i 5495 chili
immessi in acqua dalla Solvay di Rosignano. Numeri che fruttano, alla
nostra provincia, il primo posto a livello nazionale nelle emissioni di
arsenico e il secondo in quelle di piombo. Sempre la Solvay si nota per
le emissioni di mercurio.
 Scendendo più a sud, invece, colpiscono gli oltri 9mila chili di cianuri
scaricati in mare dalla Lucchini, a Piombino. I dati, che risalgono al
2006 e fanno parte dell’Inventario delle emissioni, sono stati
rielaborati dall’associazione Peacelink, che ha redatto una graduatoria
mettendo insieme tutti gli indicatori riguardanti le emissioni
industriali.
 La parte nord della provincia, quella che comprende la città capoluogo,
si distingue per l’emissione in aria di macroinquinanti come anidride
carbonica, ossidi di azoto e ossidi di zolfo. Le emissioni della centrale
Enel di via Salvatore Orlando, per esempio, sfiorano le 800mila
tonnellate l’anno. Quelle della raffineria Eni arrivano quasi a 500mila
tonnellate, mentre assai superiori sono quelle delle varie centrali che
si trovano a Piombino: dall’Enel a quella interna alle Acciaierie. Per
ciascuno dei 336mila abitanti della provincia di Livorno, vengono immesse
in aria 28,64 tonnellate di anidride carbonica. Anche in questo caso, la
media sale a Piombino (si sfiorano le 165 tonnellate per abitante) e
scende nell’area Livorno-Collesalvetti, dove il rapporto è di 12
tonnellate per abitante.
 Mancano, da questi dati, quelli riferiti alle cosiddette «emissioni
diffuse», provenienti dal traffico delle auto, presente in tutte le
realtà e quindi sicuramente da tenere in considerazione ai fini
dell’inquinamento complessivo.
 Su queste cifre, frattanto, si registrano anche alcune prese di posizione
politiche. La consigliera regionale di An Marcella Amadio ha annunciato
una interrogazione urgente agli assessori regionali all’ambiente e alla
sanità nella quale chiederà anche «i nuovi dati sulle emissioni
industriali visto che questi si riferiscono al 2006».
 Secondo il presidente della Commissione ambiente e territorio del
Consiglio regionale Erasmo D’Angelis (Pd) occorre invece «aumentare in
qualità i controlli sugli agenti atmosferici, rendendoli permanenti e più
rigorosi». D’Angelis fa anche notare che però «nella direzione di una
politica di maggiori e più qualitativi controlli sono quasi azzerate le
risorse statali. Il Governo Berlusconi ha fatto la magia di far sparire
le poche risorse previste dalla Finanziaria Prodi per il disinquinamento,
l’abbattimento degli inquinanti e a favore del trasporto pubblico
locale».