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Il ministro Fitto sbaglia: a Taranto non ci sarà sviluppo senza tutela dell'ambiente



Fitto sbaglia: a Taranto non ci sarà sviluppo senza tutela dell'ambiente
 

"Emergenza diossina: la crisi economica supera quella ambientale". Con
questo titolo in prima pagina il Corriere di martedì 23 dicembre ha
riassunto l'intervento del ministro Raffaele Fitto a Taranto. Un
intervento che, pur riconoscendo l'importanza della questione
ambientale, sembra posporla e ridimensionarla rispetto alla "priorità
assoluta": la crisi economica con le sue ripercussioni occupazionali.

Il ministro Fitto sembra tuttavia dimenticare che a Taranto in questo
momento vi sono famiglie economicamente rovinate dall'emergenza
ambientale. Sono le famiglie degli allevatori che passeranno un brutto
Natale, senza le loro pecore e capre, abbattute perché piene di
diossina. 

L'indennizzo della Regione non basta. E poi: potranno ricominciare ad
allevare con tutta la diossina accumulatasi nei terreni?

L'indagine sulla diossina si estenderà ad altri allevamenti. La cosa
preoccupa Confagricoltura che ha dichiarato: "Le aziende ovicaprine
intorno allo stabilimento Ilva hanno già pagato un dazio alla presenza
di diossina con la soppressione di 1200 capi. Occorre adottare le
migliori precauzioni possibili per evitare di far "strage" di altre
aziende zootecniche. Perché se vi sono dei colpevoli in questa vicenda,
vanno cercati altrove e, magari, molto più vicino".

Il ministro Fitto dovrebbe riflettere. Taranto ha vissuto uno sviluppo
dai "costi esterni" devastanti. Lo ha scritto recentemente Michele Tursi
su un editoriale del Corriere del Giorno, descrivendo uno sviluppo che
ha avuto una crescita e un "picco": ora siamo al declino. I costi di
quello sviluppo superano i suoi benefici. Siamo come quelle città del
Brasile che hanno vissuto sul taglio della Foresta Amazzonica. Quelle
città non sanno immaginare uno sviluppo diverso. E così è Taranto. Con
in più migliaia di morti per cancro con i loro costi umani (e anche per
quelli contabili per i bilanci familiari e pubblici). 

Il ministro Fitto dovrebbe riflettere sul fatto che le esportazioni del
settore primario tarantino potrebbero subire un severo embargo nazionale
e internazionale: perché comprare olio o formaggio proveniente dalla
città più inquinata d'Italia? Chi comprerebbe il "provolone di Seveso"
dove ci fu il disastro con la nota fuoriuscita di diossina dell'Icmesa?
Ecco perché la questione ambientale va risulta subito, prima che si
inneschi questo "embargo della paura". Del resto la questione
dell'impatto industriale della grande industria va risolta subito, prima
che lo risolva l'Unione Europea sanzionando l'Italia per "concorrenza
sleale" nei confronti delle industrie europee che si attengono agli
standard ambientali e alle migliori tecnologie. Se non chiediamo oggi
uno sviluppo sostenibile continuerà un ambiguo compromesso senza futuro
con quella grande industria che nella nostra città ha trovato un
territorio extraeuropeo dove fare profitti senza reinvestirli in
tecnologie ecocompatibili.

 

Alessandro Marescotti - PeaceLink

Paola D'Andria – AIL Taranto

Michele Carone – Comitato per Taranto