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Lampedusa: dalla Rete Antirazzista e un appello solidale e nonviolento



Di ritorno da Lampedusa
 
Ieri sera fino a tardi si poteva sentire la presenza invasiva dei "tutori dell'ordine" 
alla ricerca di migranti fuggitivi, numerose ambulanza sono intervenute al CIE di c/da 
Imbriacola. Nei capannelli dei lampedusani non si parla d'altro che dell'aggressione 
subita dal pescatore Giuseppe Raffi venerdì scorso; alcuni  poliziotti un pò nervosi lo 
hanno  manganellato alle spalle, accortisi poi  che era un tranquillo cittadino intento a 
teleonare, si sono  scusati con l'inquietante motivazione che lo avevano scambiato per un 
clandestino evaso. Nella popolazione si fa largo, finalmente, la consapevolezza  della 
violenta e costante violazione dei diritti umani dei migranti. Parlando con i pescatori 
siamo venuti a conoscenza della recente e preoccupante difficoltà delle motovedette della 
Guardia costiera a raggiungere le acque internazionali; pertanto i soccorsi di riducono, 
ma non la tragedia dei naufragi, che potrebbero aumentare senza alcun monitoraggio.
Oramai l'ostilità verso la presenza e le ragioni degli antirazzisti si è sfaldata; stanno 
fiorendo numerose proposte d'iniziative culturali, musicali, sportive interetniche nei 
prossimi mesi; si sta costuendo un circolo locale dell'Arci ed in attesa della venuta a 
marzo di Barrot, presidente della commissione europea dei diritti umani,
Abbiamo contribuito a far conoscere la significativa esperienza d'accoglienza  dei 
richiedenti asilo da parte di Città Futura (http://www.cittafuturariace.it/it/) e del 
Comune di Riace e ci adopereremo affinchè venga assunta anche a Lampedusa la prospettiva 
di "Valorizzare la Solidarietà come risorsa per lo sviluppo locale"
La lotta dei lampedusani contro la costruzione del CIE è la lotta  di ogni  antirazzista  
contro il pacchetto sicurezza, per la chiusura di tutte le galere etniche.
Il popolo siciliano ce l'ha insegnato: Emigrare non è reato!
 
16/2/'09                                         Rete Antirazzista Catanese
 
 
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Io questa estate voglio andare in vacanza a Lampedusa

 

Voglio andarci perché ho visto i suoi abitanti in tv, festeggiare insieme ai migranti 
brevi attimi di libertà, perché li ho visti spezzare il pane, in un antico gesto, forse 
il più antico, che ha sempre unito le persone, indipendentemente dalla loro provenienza, 
dal loro status giuridico, dai loro documenti.

 

Perché non meritano di vedere il proprio territorio, le proprie strade, occupate e 
militarizzate come se le loro giuste e pacifiche rivendicazioni potessero essere 
affrontate con il manganello e con la divisa.

 

Voglio andarci perché mi hanno dato una lezione di civiltà, in un Paese in cui sembrano 
trionfare egoismi, barbarie, violenza e razzismo.

 

Voglio andarci perché nel freddo di gennaio, mi ha scaldato il cuore il valore civico 
della protesta dei suoi abitanti. Perché hanno vinto la logica della guerra fra poveri e 
sono stati solidali, hanno fatto prevalere l’accoglienza e la solidarietà con le donne e 
gli uomini migranti, stipati in condizioni disumane in un centro che doveva essere di 
primo soccorso e si è trasformato in una galera.

 

Voglio andarci, perché è un isola che non merita di vedersi privata del diritto ad essere 
parte dell’Europa, perché voglio girarla e ritrovare i volti e gli occhi della bella 
gente che invocava libertà e fratellanza. Voglio andarci perché Lampedusa non può 
diventare il più grande carcere del Mediterraneo, vittima sacrificale di governi che non 
sanno e non hanno saputo mai, pensare ed attuare politiche sull’immigrazione valide e 
rispettose dei diritti umani.

 

Voglio andarci perché non voglio essere complice di chi vuole lasciare, ancora una volta, 
Lampedusa e i lampedusani, da soli, a pagare responsabilità non proprie.

 

Voglio andarci per impedire che il loro magnifico esempio, venga piegato con il ricatto e 
la concessione di bisogni di cui dovrebbero godere da sempre, tutte e tutti.

 

Voglio andarci, forse solo per potere dire a molte e molti di loro “grazie”.  

 

I sottoscritti sono coscienti dell’urgenza della situazione a Lampedusa.

Ormai da oltre un mese un migliaio di migranti sono trattenuti in condizioni indegne di 
una società civile, ignari della sorte loro riservata, su un’isola di appena 22 
chilometri quadri nella quale vivono circa sei mila abitanti e dove sono già oggi 
presenti oltre un migliaio di agenti delle forze dell’ordine.

Tutto ciò rende la situazione esplosiva per esclusiva responsabilità del governo italiano.

I firmatari sono inoltre perfettamente consapevoli del fatto che il carattere civico, 
solidale, pacifico, fraterno e largamente condiviso della protesta lampedusana é una cosa 
preziosissima e molto fragile. La spontanea e straordinaria unità mostrata dai 
lampedusani nell’opporsi all’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione 
sull’isola e nel rivendicare al contempo i diritti spettanti loro in quanto cittadini 
italiani rischia di essere schiacciata da una politica sorda ed indifferente ai bisogni 
delle persone che dovrebbe servire.

Il nostro appello è rivolto a quanti non intendono assistere passivamente a ciò che 
appare un’ennesima dimostrazione di disprezzo non solo dei diritti dei migranti ma anche 
della volontà dei cittadini di Lampedusa e Linosa di vivere dignitosamente; chiediamo a 
tutti di mobilitarsi immediatamente a sostegno della protesta tuttora in atto.

 

Primi firmatari :

   1. Andrea Camilleri, scrittore
   2. Roberto Alajmo, scrittore
   3. Nanni Balestrini, scrittore
   4. Rita Borsellino, associazione Libera
   5. Emanuele Crialese, regista
   6. Dario Fo, uomo di teatro, premio Nobel per la letteratura
   7. Mads Frese, giornalista
   8. Silvana Gandolfi, scrittrice
   9. Fabrizio Gatti, scrittore e giornalista
  10. Massimo Gaudioso, regista
  11. Margherita Hack, astrofisica
  12. Wilma Labate, regista
  13. Franca Rame, attrice e autrice di teatro
  14. Giuliana Sgrena, giornalista
  15.  Paola La Rosa, avvocato, Lampedusana per scelta
  16. Carmelo Gatani, skipper, Lampedusano per scelta
  17. Omeyya Seddik, politologo, migrante tunisino

 

Contatti / Firme : Lampedusa.hurra at gmail.com


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