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Inquinamento a Taranto. PeaceLink: "L'ENI adotti le migliori tecnologie disponibili"



Al Ministro dell’Ambiente
Alla Commissione AIA
Al Presidente della Regione Puglia
All’Arpa Puglia
Al Presidente della Provincia di Taranto
Al Sindaco di Taranto

Oggetto: osservazioni sull’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ENI


L’ENI ritiene che le Migliori Tecnologie Disponibili (MTD) per ridurre le
emissioni inquinanti non siano applicabili alla propria raffineria di
Taranto per ciò che riguarda i sistemi di trattamento secondari e di
lavaggio dei gas di scarico.

E’ quanto riportato nell’allegato D.3.1A (scheda D.3.1) della
documentazione fornita nell’ambito delle integrazioni per l’Autorizzazione
Integrata Ambientale (AIA).

Nella vastissima documentazione tecnica depositata dall’ENI nel sito del
Ministero dell’Ambiente, PeaceLink ha individuato questa nota che di fatto
sembra vanificare lo spirito dell’AIA. Come è noto l’AIA deriva dalla
direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) la
quale ha come scopo principale la riduzione delle emissioni inquinanti che
è resa possibile anche dall’adozione delle Migliori Tecnologie
Disponibili.

L’ENI ha comunicato la nota al Ministro dell’Ambiente nell’ambito della
procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e nelle ultime
quattro righe delle “conclusioni” a pagina 5 si legge testualmente:

“Pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, ENI ritiene che
tali tecniche inserite nelle Linee Guida sulle MTD per le raffinerie non
risultino applicabili alla propria raffineria di Taranto e pertanto non
possano considerarsi come MTD per il caso specifico” (“Nota tecnica
sull’applicabilità delle MTD relativa a sistemi di trattamento secondari e
lavaggio waste gas”, allegato D.3.1A (scheda D.3.1).

Secondo l’ENI infatti le MTD ridurrebbero in media le emissioni di ossidi
di azoto (NOx) solo dello 0,15%, di anidride solforosa (SO2) dell’1,09% e
di polveri dello 0,04%.

Troppo poco, sostiene l’ENI, per giustificarne l’adozione (“marginali” ed
“esigui” vengono definiti i benefici). Secondo l’ENI le Migliori
Tecnologie Disponibili in questo caso avrebbero effetti addirittura
controproducenti perché, se applicate, produrrebbero un “aumento della
quantità di rifiuti” e un “aumento dei consumi energetici per il
funzionamento delle apparecchiature”, si legge nella nota dell’ENI.

Rimaniamo stupefatti per simili scelte e riteniamo inaccettabile che una
grande azienda come l’ENI emuli l’Ilva nel ritenere “non applicabili” le
migliori tecnologie che nel resto dell’Europa sono adottate per ridurre le
emissioni inquinanti.

L'AIA non è stata ancora concessa all'ENI.

Riteniamo pertanto opportuno che vada rispettato lo spirito e la lettera
della normativa relativa all’AIA, ossia il Decreto Legislativo 4 agosto
1999, n. 372 ("Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") e Decreto
Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (“Attuazione integrale della direttiva
96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento”).

Il Decreto Legislativo 59 del 2005 all’art.3 comma 1 afferma che
"l'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione
integrata ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali: devono
essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento,
applicando in particolare le migliori tecniche disponibili".

Nell’art. 8 (“Migliori tecniche disponibili e norme di qualità
ambientale”) è sancito quanto segue:

“Se, a seguito di una valutazione dell'autorità competente, che tenga
conto di tutte le emissioni coinvolte, risultasse necessario applicare ad
impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose di
quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di
assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale,
l'autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate
misure supplementari particolari più rigorose, fatte salve le altre misure
che possono essere adottate per rispettare le norme di qualità
ambientale”.

Riteniamo che per Taranto vi siano tutti i presupposti per invocare
l’articolo 8 e perché si applichino le “misure più rigorose” in quanto è
riconosciuta per legge “città ad alto rischio di crisi ambientale”.

Invochiamo il principio che in un’area altamente industrializzata come
quella di Taranto tutte le Autorizzazioni Integrate Ambientali debbano
convergere verso un obiettivo finale: quello del dimezzamento complessivo
dell’inquinamento nell’arco di cinque anni.

Tale obiettivo va considerato un obiettivo minimo per le emissioni
convogliate. Per alcune emissioni particolarmente nocive e per le
emissioni diffuse si deve fare ancora di più.

Occorre fissare dei quantitativi annui di emissione – sostanza per
sostanza - da non superare complessivamente nell’area industriale, in
linea con lo spirito e la lettera dell’Accordo di Programma.

Un taglio del 10% annuo delle emissioni, partendo dai valori più bassi
dichiarati nel registro INES negli ultimi anni, è da ritenersi per noi
ragionevole e raggiungibile, nonché necessario. Attraverso questa
strategia del 10% per 5 anni consecutivi si può raggiungere un taglio del
50% delle emissioni complessive.

Ripetiamo: per noi è l’obiettivo minino. Rimaniamo profondamente
preoccupati perché non emerge, nel lavoro fin qui svolto, un calcolo
complessivo del miglioramento ambientale che deriverebbe a Taranto dalle
Autorizzazioni Integrate Ambientali che stanno per essere rilasciate.

Si richiede che questa email venga considerata comunicazione ufficiale e
protocollata, nonché inserita sul sito del Ministero dell'Ambiente come
"osservazione del pubblico".

Ing. Biagio De Marzo
Prof. Alessandro Marescotti

Associazione PeaceLink
http://www.peacelink.it

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