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Alghe a Taranto: 1.400.000 euro per rimuovere una barriera antierosione



COMUNICATO STAMPA - LETTERA APERTA


All’attenzione del

Presidente della Regione Puglia
Nichi Vendola

e del Presidente della Provincia di Taranto
Gianni Florido


Gentili Presidenti,

un milione e quattrocentomila euro della Regione rischiano di essere
“sprecati” per un intervento inutile se non dannoso sulle coste del Golfo
di Taranto. Stiamo parlando di quasi due miliardi e settecento milioni
delle vecchie lire della Regione che sono state assegnate alla Provincia
di Taranto per pagare le spese della rimozione delle alghe che si sono
depositate sulle spiagge durante le mareggiate di alcuni mesi fa. La
rimozione sta per partire ma occorre stopparla per fare chiarezza alla
luce delle migliori conoscenze scientifiche per la tutela degli
ecosistemi.

A nostro parere, e sulla base delle informazioni che abbiamo raccolto,
siamo di fronte ad un uso dei soldi pubblici che nulla ha a che fare con
l’ecologia.

Scriviamo alla Regione Puglia e alla Provincia di Taranto perché
sottopongano questo intervento al vaglio della Direzione scientifica
dell’Arpa Puglia e dell’Istituto Talassografico di Taranto.

Ma quali sono le nostre perplessità?

Le esponiamo andando per ordine.

Nel novembre 2008 alcune robuste mareggiate hanno depositato sulle spiagge
del litorale jonico un grande quantitativo di piante marine (che per
semplicità definiremo “alghe”). Gli stabilimenti balneari le hanno rimosse
ma sul litorale pubblico si è formato uno strato di una trentina di
centimetri di alghe morte.

I sindaci del versante che va da Ginosa Marina a Lido Azzurro hanno
parlato di “calamità naturale”. E chiesto denaro per un intervento di
“ripulitura”. La Regione ha assegnato alla Provincia di Taranto una somma
ingente: 1.400.000 euro. Si vorrebbero raccogliere le 1600 tonnellate di
alghe morte e una parte consistente verrebbe portata in discarica come
“rifiuto” da smaltire.

Ma cosa è successo in questi mesi? Il mare ha coperto con la sabbia le
alghe depositatesi sulle spiagge. E così la natura ha trasformato una
“calamità” in una “positiva” barriera antierosione. Infatti è aumentato lo
spessore dell’arenile. Le alghe sedimentate sotto la sabbia hanno fatto,
come si suol dire, “ripascere” le spiagge rialzandole e avvantaggiandole
rispetto ai processi erosivi che in questi anni stanno “mangiando” le
spiagge portando via la sabbia.

Che avverrebbe se si spendessero quei soldi della Regione? Verrebbe smossa
la sabbia superficiale depositata e asportate le alghe. Ci sembra
un’operazione non opportuna per diversi motivi. In primo luogo i filamenti
delle alghe si sono inestricabilmente legati alla sabbia: portando via le
alghe si rischia di portare via una parte della sabbia che vi aderisce.
Che senso ha poi alterare una naturale barriera antierosione che si è
formata spontaneamente in questi mesi? E che senso ha inviare in discarica
le alghe intasando le già intasate discariche? Si potrebbero portare le
alghe (quelle non coperte dalla sabbia) nelle dune per rinforzarle così
come è stato fatto altrove in Puglia. Ma considerare le alghe che
“dormono” ora sotto la sabbia come un “rifiuto” da smaltire ci sembra
veramente sbagliato.

Vi è poi un altro rischio collegato al “clima elettorale”. Sulla Regione e
sulla Provincia di Taranto stanno convergendo anche le sollecitazioni dei
comuni del litorale orientale (Mandria, Avetrana, ecc.) che chiedono
anch’essi una somma equivalente per rimuovere le “loro” alghe. Se le
sollecitazioni andassero a buon fine allora lo “spreco” di denaro verrebbe
raddoppiato.

Gentili Presidenti non dovete consentire questo spreco.

Sappiamo bene di quanto denaro occorra per fronteggiare le reali emergenze
ambientali. Ne sa qualcosa il Dipartimento di prevenzione della Asl di
Taranto che è sempre alle prese con i notevoli costi delle analisi sulla
diossina. Ne sanno qualcosa gli allevatori a cui sono state abbattute le
pecore e che ora sono sul lastrico. Sono aperte emergenze e ferite
ambientali in tutto il territorio regionale. Occorre perciò spendere il
denaro con criterio.

Chiediamo pertanto alla Regione Puglia e alla Provincia di Taranto di
stoppare tutto e di convocare l’Arpa, il l’Istituto Talassografico e le
associazioni ambientaliste.

Ci rivolgiamo al professor Giorgio Assennato perché mandi gli esperti
dell’Arpa a fare un sopralluogo per valutare se l’intervento previsto sia
utile o inopportuno.

E’ venuto il momento che le migliori competenze disponibili sul
territorio, come quelle dell’Istituto Talassografico di Taranto, vengano
consultate prima di redigere piani di intervento sulle nostre coste.

Sappiamo che nei mesi scorsi al Dipartimento dell’Arpa di Taranto è stata
commissionata un’analisi sulle alghe e che il rapporto di prova le abbia
definite un “rifiuto”. Facciamo osservare che anche le foglie cadute da un
albero sarebbero da questo punto di vista un “rifiuto” ma non per questo
si portano in discarica. Il rapporto di prova del Dipartimento dell’Arpa
di Taranto su un campione di alghe, totalmente decontestualizzato
dall’imponente operazione di rimozione programmata, non è a nostro parere
sufficiente per autorizzare un intervento complessivo che modificherà
l’assetto di una barriera antierosione.

Occorre coinvolgere pertanto la Direzione Scientifica dell’Arpa in una più
globale valutazione anziché in una singola analisi che è assolutamente
riduttiva rispetto alla complessità del problema che va studiato partendo
dall’esame dello stato dei luoghi.

Dobbiamo farci carico della tutela globale dell’ecosistema mentre a noi
sembra che alcuni amministratori guardino solo alla “questione estetica”
delle alghe spiaggiate. Essi considerano il “breve termine” solo sotto il
profilo “turistico” senza farsi carico della salute della costa nel “lungo
termine”. Occorre invece che gli amministratori mettano nel conto che un
intervento sbagliato sulla costa oggi potrebbe un domani far sparire per
l’erosione interi pezzi di spiaggia.

Vogliamo che tutta la documentazione del procedimento sia messa su
Internet a disposizione del pubblico, compresa la “valutazione di
incidenza” fatta dalla Provincia di Taranto e che ci risulta essere
“positiva”.

Facciamo appello alla comunità scientifica e alle associazioni
ambientaliste perché dibattano una questione che PeaceLink fin da oggi
porrà all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale.

Chiederemo a tutti: è opportuno in Puglia spendere una marea di soldi in
prossimità della campagna elettorale per rimuovere una barriera
antierosione?

Alessandro Marescotti

Biagio De Marzo

PeaceLink