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"Arsenico nell'acqua, rischio inaccettabile", dice il comando US Navy di Napoli



       Acqua con arsenico per i militari USA di Napoli e Caserta 



                           di Antonio Mazzeo




In Campania, l’acqua di diverse abitazioni presenta “un rischio
inaccettabile” per i militari che operano nelle basi USA della regione.
Ad affermarlo il Comando dell’US Navy di Napoli che ha presentato la
sintesi generale di uno studio sanitario realizzato lo scorso anno in
un’area di circa 395 miglia quadrate, comprendente lo scalo aereo di
Capodichino, la base NATO di Bagnoli, la stazione di ricezione
satellitare di Gricignano e il complesso ricreativo e sportivo di Carney
Park che sorge in un cratere vulcanico a pochi chilometri da Napoli. “Le
analisi hanno riscontrato componenti organiche volatili (VOC), con
livelli superiori ai limiti consentiti, in un terzo delle abitazioni
controllate”, dichiarano i militari USA. “Si tratta di 40 abitazioni su
130, dove gli occupanti sono sottoposti ad un rischio inaccettabile”. 

Come ha spiegato l’US Naval Hospital in una nota distribuita al
personale USA operante in Campania, “le componenti organiche volatili
sono sostanze chimiche che evaporano facilmente alla temperatura
ambiente. In certe condizioni, i VOC possono spostarsi dal sottosuolo
all’interno delle abitazioni attraverso un processo noto come
“intrusione di vapore”. A Napoli, la principale causa di esposizione è
generata dall’acqua proveniente da pozzi a serbatoi (in cui si mescolano
acque di pozzo e quelle distribuite dagli acquedotti delle città).
L’assorbimento umano delle componenti organiche volatili avviene
attraverso l’ingestione dell’acqua contaminata, per inalazione e per via
cutanea”. 

Il principale composto chimico organico riscontrato in quantità
allarmanti  nelle abitazioni del personale USA (nei comuni di Arzano,
Marcianise e Villa Literno) è il Tetracloroetene, anche noto come
tetracloroetilene o PCE, particolarmente utilizzato nella produzione di
solventi. L’“esposizione al tetracloretene può deprimere il sistema
nervoso centrale e produrre sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da
alcolici”, avvertono le autorità sanitarie del Comando US Navy.
“Generalmente gli effetti immediati del PCE possono includere
irritazione di occhi, naso e gola; nausea, indebolimento della memoria e
disordini visivi. L’esposizione a grandi percentuali di solventi
volatili organici clorati può causare giramenti di testa, ridurre la
capacità di concentrazione e causare un irregolare battito cardiaco. Si
possono compromettere le capacità di risposta immunitaria e, nel caso di
una gravidanza, il corretto sviluppo del feto. Esposizioni prolungate
possono condurre al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del
sistema nervoso centrale. Gli studi indicano che l’esposizione
prolungata a grandi quantità di alcuni solventi clorati VOC può essere
cancerogena”. Per i medici statunitensi l’inquinamento sarebbe legato
principalmente alla combustione illegale dei rifiuti nelle strade e
nelle discariche della Campania. 

Il rilevamento di pericolose quantità di componenti chimiche nell’acqua
e nel suolo di alcuni comuni, era stato preannunciato dal Comando USA
già nell’autunno 2008 sul settimanale Panorama distribuito tra il
personale militare. Sembra invece che della questione non siano state
informate le autorità sanitarie italiane, e gli amministratori locali si
sarebbero guardati bene dal richiedere copia dei dati dell’indagine. Una
gravissima novità compare però nel rapporto finale sulla campagna di
analisi: la presenza di “accresciute concentrazioni di arsenico nel
suolo e nell’acqua in comparazione ai Livelli Regionali di Osservazione
stabiliti dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati
Uniti”. L’arsenico è un pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura
come pesticida, erbicida ed insetticida. 

La giovane moglie di un ufficiale statunitense in forza al Comando di
Napoli-Capodichino, Maria Ortiz, era stata la prima a rompere il
silenzio imposto dalle autorità sanitarie sull’esistenza nell’area di
eccessive quantità  di arsenico. “Nella primavera del 2008 – ha
raccontato ad un quotidiano USA - il Comando di Napoli aveva comunicato
verbalmente a mio marito che i test effettuati nella nostra residenza a
Villa Literno avevano evidenziato la presenza di “alti livelli di
arsenico e altri pericolosi agenti chimici. I valori di arsenico
dispersi nel suolo nella mia abitazione erano 40 volte più grandi di
quelli che l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente considera come una
minaccia potenziale in caso di un periodo espositivo di trent’anni. I
risultati delle analisi dell’acqua erano ancora peggiori. L’arsenico
eccedeva il limite di ben 180 volte”. Le autorità USA prima negarono,
poi ammisero di aver riscontrato arsenico in solo una delle abitazioni
controllate. Adesso si riconosce la presenza generalizzata del veleno
anche se si tenta di ridimensionare l’allarme con una nota interna in
cui si afferma che “l’arsenico è comunque una sostanza che si trova
dappertutto nella crosta terrestre e che può essere rilasciato
nell’ambiente durante alcune attività naturali, come l’erosione delle
rocce, gli incendi delle foreste e l’azione vulcanica, come l’eruzione
del Vesuvio nel caso dell’area di Napoli”.  

È però così grande la preoccupazione per la contaminazione di acqua e
suolo nella regione, che il Comando dell’US Navy ha deciso di avviare
una seconda fase di analisi che interesserà altre 210 abitazioni del
personale statunitense sparse tra la provincia di Napoli e quella di
Caserta. La lista dei comuni sotto osservazione è lunghissima: oltre ai
due capoluoghi, compaiono Melito, Arzano, Casoria, Afragola, Qualiano,
Mugnano, Quarto, Casalnuovo di Napoli, Cercola, Massa di Somma,
Sant’Antimo, Frattamaggiore, Cardito, Pomigliano d’Arco, San Sebastiano
al Vesuvio, Grumo Nevano, Volla, Acerra, Casavatore, Casandrino,
Sant’Anastasia, Pollena Trocchia, Frignano, Parete, Teverola, Casaluce,
Trentola-Ducenta, San Marcellino, Aversa, Lusciano, Santa Maria Capua
Vetere, San Tammaro, Curti, Macerata Campania, San Prisco, Casagiove e
Casapulla. 

L’esito dei test di laboratorio è previsto per la fine del 2009.