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Vediamo cosa frulla nella mente del ministro Brunetta



Articolo di Giovanni Matichecchia

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Brunetta insiste. Questa volta vuole rivedere le regole del gioco di
tutta la macchina amministrativa, di tutto il pubblico impiego. Le
“uscite” di Brunetta sono ormai famose. Questa volta intende infilare
il coltello nella piaga dell’apparato burocratico italiano. Il
ritornello è noto: premiare i meritevoli. Ma vediamo che cosa frulla
nella mente del nostro ministro. Secondo Brunetta gli uffici pubblici
italiani costituiscono una palla al piede per lo sviluppo del Paese.
In effetti non è mai stata messa in piedi una vera macchina
amministrativa degna di tal nome. Il pubblico impiego è sempre stato
“territorio” esclusivo della classe politica che vi ha sistemato i
suoi uomini fidati. Quindi poco spazio per i meritevoli e nessuno
spazio per l’efficienza. Oggi un simile apparato rischia di strozzare
il paese con le sue lungaggini, le sue incongruenze. Una
responsabilità forte viene assegnata ai sindacati colpevoli di
involutive politiche egualitarie. Brunetta non ha dubbi bisogna
cominciare a togliere potere ai sindacati. Due le strade individuate.
Innanzitutto fine della frammentazione contrattuale. Non ci sarà più
un contratto per la sanità, uno per la scuola, uno per gli enti locali
ecc., ecc.. Due contratti per tutto il pubblico impiego d’ora innanzi.
Un contratto per i dipendenti dell’amministrazione centrale dello
stato (ministeri e enti nazionali), e un contratto per tutti gli
altri, vale a dire le amministrazioni decentrate, sanità inclusa.
Togliere al sindacato la contrattazione settore per settore è una vera
mina alle fondamenta del potere sindacale. Se poi i contratti saranno
disposti per legge, come Brunetta pensa di fare, si comprende bene
come al sindacato rimanga un ruolo di comparsa. Obbiettivo finale,
dicevamo, il riconoscimento dei meriti professionali. Giustissimo.
Trovatemi uno che non vuole il riconoscimento delle capacità
professionali. Ve lo trovo io: la classe politica tutta intera senza
esclusioni e quindi, pensa un po’, lo stesso Brunetta. La prova su cui
si regge l’accusa? Lo spoil system. Ma non sono infatti i politici che
quando si insediano chiamano accanto a loro i loro uomini fidati?
Attenzione fidati non meritevoli. Se il principale obbiettivo fosse
realmente quello di riconoscere capacità e meriti, i politici
vaglierebbero le abilità dei collaboratori. Invece no. Sono arrivato
io. Via tutti i collaboratori della precedente amministrazione. Lo ha
fatto anche Brunetta che non viene propriamente dalla luna. Ma il
problema dei problemi è il riconoscimento dei meriti e delle abilità.
Dice Brunetta, i dirigenti valuteranno le capacità e i meriti e
assegneranno ad un 25% di tutti i lavoratori, quelli più meritevoli,
le risorse incentivanti. Gli altri a bocca asciutta. Giusto criterio.
Ma chi dovrà giudicare la capacità dei dirigenti di giudicare,
considerato che essi stessi spesso sono incapaci di dirigere e quasi
certamente di giudicare? Il sistema più diffuso è quello di premiare
quelli che dicono sempre si magari con la schiena deferenzialmente
curva. Si preoccupi il ministro di assicurare una spina dorsale al
sistema mettendo in piedi un sistema meritocratico nella nomina dei
dirigenti. Questo basterebbe a dare il via a un ammodernamento della
macchina amministrativa. Ma le cose sono sempre andate così. Si è
chiesto mai il ministro Brunetta perché i giovani del sud vanno a
cercar fortuna al nord quando va bene o all’estero per vedersi
riconoscere meriti e capacità? Nel 2007, 300.000 persone hanno
lasciato il sud. Le migliori intelligenze. Quanti figli di umili
impiegati dopo aver studiato sono costretti a emigrare mentre i figli
dei politici, dei baroni, dei grandi dirigenti possono proseguire le
tradizioni familiari in assoluta tranquillità. Ministro, serietà per
piacere.

Giovanni Matichecchia