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"L'inquinamento ambientale di origine industriale: il caso Taranto". Anticipiamo alcuni passi della relazione di PeaceLink



"Ho avuto esperienze professionali importanti, che mi consentono di
parlare di cose conosciute sul campo. Insieme ad altri volontari,
affrontiamo le questioni ambientali che hanno fatto di Taranto una delle
città più inquinate d’Europa. I mali sono antichi: circa 20 anni fa
Taranto fu dichiarata, con legge dello Stato, “città ad elevato rischio di
crisi ambientale”. Da allora la situazione è peggiorata. Il nostro
obiettivo è di combattere incompetenza, superficialità, cialtronaggine,
specialmente se praticate in malafede e contro i legittimi interessi della
popolazione. I nostri alleati sono Internet, che mette a disposizione una
quantità immensa di informazioni, e l’Unione Europea (Commissione,
Parlamento, Consiglio e Corte di Giustizia), che mette a disposizione la
mediazione della cultura e della legislazione europea che, in campo
ambientale, sono sicuramente più avanzate di quelle italiane. Spesso ci
capita di scoprire le magagne commesse da chi contava sulla superficialità
generalizzata per far passare “porcherie” di vario genere..."


Così comincerà oggi l'intervento dell'ing. Biagio De Marzo che relazionerà
per conto di PeaceLink e AIL oggi pomeriggio al Convegno organizzato
dall'Ecoistituto del Piemonte, del cui appuntamento qui riportiamo la
relativa scheda:

http://www.peacelink.it/calendario/event.php?id=7812

Il titolo del convegno è

"L'inquinamento ambientale di origine industriale: il caso Taranto".

L'intervento dell'ing. De Marzo è centrato sulla direttiva IPPC e sulla
sua importanza strategica:

"La direttiva 1996/61/CE, detta IPPC (Integrated Pollution Prevention
Control), è lo strumento cardine per l’attuazione di politiche ambientali
che mirano a realizzare la riduzione complessiva dell’inquinamento
prodotto dal settore industriale della Comunità Europea. Adotta un
approccio preventivo ed integrato che punta ad evitare o ridurre le
emissioni intervenendo alla fonte, nelle varie fasi del processo
produttivo, attraverso l’Autorizzazione Integrata Ambientale di competenza
dello Stato o delle Regioni, a seconda delle caratteristiche degli
impianti. La direttiva IPPC, oltre alla riduzione integrata
dell’inquinamento, riguarda anche la riduzione dei consumi, l’efficienza
dell’uso dell’energia e delle materie prime e “le misure necessarie per
prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze”. E’ mancata la volontà
politica di perseguire la riduzione integrata dell’inquinamento italiano
o, peggio, sono state assecondate, e continuano ad essere assecondate, le
richieste dei settori produttivi italiani che ritengono che il rispetto
della direttiva IPPC sia incompatibile con la competitività dei propri
prodotti. In più, strutture ministeriali a volte ostili, improprie
determinazioni politiche assunte da organismi tecnici, veri e propri
boicottaggi e prevalere di lobby hanno portato alla situazione attuale. Ad
essa non è stato capace di porre rimedio neanche un Ministro “verde”, in
carica all’ambiente per due anni. Eppure, almeno dalla Puglia e da Taranto
in particolare, egli ha ricevuto ripetutamente denunce di associazioni
ambientaliste, sanitarie e civiche oltre che di medici ed operatori
sanitari sulle connessioni tra gravi patologie ed emissioni inquinanti".

La relazione dell'ing. De Marzo toccherà i cardini dell'Autorizzazione
Integrata Ambientale (AIA) che così sintetizza:

"L’AIA prescrive che le condizioni di funzionamento dell’impianto siano
conformi a quanto autorizzato e che le emissioni effettivamente
conseguenti all’attività produttiva siano entro i limiti fissati.
L’AIA recepisce le “Migliori Tecniche Disponibili” (dette anche MTD o
BAT), cioè impianti e pratiche operative esistenti nel mondo, con valori
di inquinamento inferiori a quelli limite fissati.
I valori limite di emissione fanno riferimento alle MTD liberamente
scelte, fermo restando l’obbligo di utilizzare tecniche efficaci per la
riduzione di un grave impatto ambientale; in altre parole, per rispettare
le norme di qualità ambientale, si devono impiegare impianti e pratiche
operative più efficaci delle MTD descritte nel DM 31.1.2005.
Nell’AIA sono stabiliti controlli, a cura ISPRA (ex APAT), e relative
metodologia, frequenza, procedura di valutazione, con obbligo di
comunicazione all'Autorità competente.
A seconda della gravità dei reati, sono previste sanzioni penali fino
all’arresto per due anni e forti ammende".

La relazione si sofferma anche sulla forza che Internet ha avuto per
mobilitare le coscienze e fare pressione:

"Oltre 17.000 persone di ogni parte d’Italia e dall’estero - annota De
Marzo - firmano l’appello “Non lasciate che i cittadini di Taranto muoiano
di cancro!” lanciato il 25 settembre 2008 da A.I.L. sezione di Taranto
attraverso il sito www.ail.taranto.it. 17.000 messaggi di posta
elettronica giungono direttamente sulla casella di posta elettronica del
Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro dell’ambiente, dei
rappresentanti italiani presso le Istituzioni Europee, di tutti i deputati
e senatori, del Presidente della Regione Puglia, del Prefetto di Taranto,
del Presidente della Provincia e del Sindaco di Taranto".


Il Caso Taranto sta diventando quindi oggetto di dibattito generale.

Vi invitiamo a far conoscere o a partecipare a questo appuntamento
torinese di cui vi abbiamo anticipato alcuni passi di una delle relazioni.


Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it

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