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Colombia, altro che pareggio! Stravince Santos e Antanas Mockus resta indietro



Colombia, altro che pareggio! Stravince Santos e Antanas Mockus resta indietro

Juan Manuel Santos (destra) 46.5%, Antanas Mockus (verdi) 21.5% e un ballottaggio per il 20 giugno ampiamente segnato sono il risultato del primo turno presidenziale in Colombia. Anche se pochi analisti metteranno in prima pagina il fatto che ben più della metà dei colombiani non sia andato a votare, la verità è che in Colombia è andato in scena un altro film rispetto a quello che il paese civile e l’America latina avevano sperato e perfino tutti i sondaggi, che parlavano di pareggio, avevano previsto.

di Gennaro Carotenuto

Così l’immagine dell’uomo forte, Álvaro Uribe ieri, Juan Manuel Santos oggi, vince ancora su quella dell’uomo civile. La paura vince sulla speranza, la corruzione sulla legalità, il SUV con i vetri polarizzati sulla bicicletta, l’indifferenza e l’ignoranza sull’impegno, il paramilitarismo sullo stato di diritto, la disinformazione del monoscopio informativo controllato dal berluschino Santos e dal Grupo Prisa spagnolo (quello di “El País”) sull’informazione, la destra, tutto quello che è destra, risulta meglio spendibile rispetto a tutto quello che destra non è.

Adesso diranno degli errori ed omissioni di Mockus, e del fatto che rappresentasse un cambio possibile solo per i giovani delle città che giocano con Twitter e ben poco per chi soffre la guerra e le violazioni di diritti umani. Diranno dello spin doctor venezuelano Juan José Rendón, specialista in campagne elettorali sporche, assunto da Santos nelle ultime settimane quando il pericolo Antanas si era profilato. Ma quello che è sicuro è che l’onda verde colombiana non c’è stata e anzi quel 37% di voti di tutti i sondaggi si è ridistribuito su tutti i candidati di un voto più frammentato delle attese.

E’ andato anche a favore di candidati della sinistra più tradizionale, apparentemente oscurati da Mockus, come Gustavo Petro che ha sfiorato invece il 10% ma si è visto superato anche dal candidato dell’ultra-destra, Germán Vargas. Non perdete tempo a far conti, al 46.5% di Santos i voti di Vargas si sommano automaticamente così come quelli della destrissima Noemí Sanín, incondizionale di Uribe. Tutti e tre insieme superano il 60% e poco vale raccontare che rappresentino ben meno di un terzo degli aventi diritto.

E’ difficile vedere anche un’altra faccia della medaglia elettorale colombiana. Nel 2002 e nel 2006 Álvaro Uribe aveva stravinto al primo turno. In condizioni simili di diserzione elettorale nel 2002 aveva preso il 53% dei voti contro il liberale Horacio Serpa fermo al 32%. Nel 2006 aveva sfiorato il 63% con 7.4 milioni di voti rispetto al candidato delle sinistre Carlos Gaviria fermo al 22%. Oggi Santos va al ballottaggio in condizione di maggior frammentazione ma con un bottino di voti analogo a quello di Uribe, 6.8 milioni (su 28 di aventi diritto) e Antanas Mockus non supera il risultato di Gaviria.

Rispetto ai sondaggi che parlavano di pareggio e all’entusiasmo di alcuni nostri referenti bogotani per Mockus avevamo scritto che la differenza l’avrebbe continuata a fare la Colombia profonda, quella della dittatura paramilitare dove il voto diventa bulgaro e magicamente (per i media internazionali) contadini senza terra, rifugiati, vittime di violazioni dei diritti umani votano per i loro stessi carnefici e se non lo fanno vengono ammazzati sul posto e poi fatti passare per terroristi. E così anche a Bogotà è andata come doveva andare nei desideri di “El País” di Madrid che infatti oggi trasuda entusiasmo e del “Wall Street Journal” e altri agit-prop della destra bushiana che non ha mai dismesso la bandiera della guerra preventiva.

Mentre la tensione tra Stati Uniti e Brasile (che si avvia a sostituire il Venezuela nel ruolo mediatico di “stato canaglia” regionale) sale, la Colombia di Santos continuerà ad essere quello che è stata con Uribe: un fucile puntato contro l’ordine e il progresso latinoamericano.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it