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Gianni Riotta e il negazionista Moisés Naím



Gianni Riotta e il negazionista Moisés Naím


Domenica il “Sole24ore” ha pubblicato due articoli a loro modo straordinari. Sono infatti una lezione sullo stato dei nostri giornali mainstream oggi, sul livello di disinformazione che questi diffondono in totale impunità, e sulla relazione fobica degli autonominati grandi giornalisti rispetto al Giornalismo partecipativo.

di Gennaro Carotenuto

Da una parte, nel commentare la sentenza della Cassazione che sanciva che un blogger non è responsabile penalmente dei commenti sul suo sito, c’era un editoriale firmato Polaris e attribuibile (anche per stile e punto di vista) al direttore Gianni Riotta, intitolato “La Cassazione non ferma il caos nel web. Che peccato”. Nel pezzo, avrà apprezzato il capo del governo, si arriva a definire, con insolita violenza verbale, la Cassazione come “quel volubile forum della giustizia italiana” (sic).

Per Polaris/Riotta, da anni in guerra contro il web, “se infatti è lecito far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto, ad avvantaggiarsene non sarà la verità, già così maltrattata sul web, ma la diffidenza, il disgusto e l’inerzia”. La tesi dell’ex-inviato del Manifesto è notissima e chi scrive l’ha studiata in un intero paragrafo della sua ultima monografia, reso disponibile a tutti qui: per Riotta, che cita San Giovanni, il giornalismo mainstream, ovvero se stesso, è “la luce” mentre quello partecipativo rappresenta “le tenebre”.

Comunque la si pensi la stessa copia del Sole24Ore si incarica di mettere in giusta prospettiva il pensiero dell’ex-direttore del TG1 lottizzato dal centro-sinistra. Il quotidiano della Confindustria pubblica infatti un pezzo firmato Moisés Naím intitolato “Quando il dittatore tenta l’autogolpe”. Nell’articolo Naím si incarica innanzitutto di instillare il dubbio che in Ecuador non ci sia una democrazia ma un regime autoritario. Di lì suppone, senza alcuna verifica, che a Quito la settimana scorsa non ci sia stato alcun golpe bensì una svolta autoritaria messa in atto dal presidente Rafael Correa, a lui più che indigesto, proprio fingendo un colpo di stato. L’unica “prova” che adduce Moisés Naím a una tesi che, senza documenti, è diffamatoria, è una sua “intuizione”: Correa avrebbe applicato a Quito lo stesso schema messo in atto nel 2002 da Hugo Chávez in occasione del golpe dell’11 aprile.

Citando un solo libro, contro decine di altri, di tale Brian Nelson, che avrebbe addirittura ricevuto il plauso del “The Economist” (Wau!), Naím che, lo ricordiamo, era ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez che nel febbraio 1989 fece assassinare migliaia di persone a Caracas, si incarica di ribaltare fatti e circostanze ampiamente documentate. Scaricando l’onere della prova su Nelson, Naím arriva a sostenere che in Venezuela non vi fu nessun golpe, che Chávez non fu mai sequestrato, che sicari chavisti assassinarono militanti chavisti per incolpare l’innocente opposizione e che lo stesso perfido Chávez abbia finanziato “una vasta campagna internazionale di ‘documentari’, conferenze, articoli giornalistici e propaganda per alimentare la legittimità” dello stesso.

ve11molina_tamayo_e_pedro_carmona_golpe_2002_280Ovviamente per Naím non vi fu alcun appoggio internazionale ai golpisti (che scherzetto tirò allora Chávez ai poveri George Bush e José María Aznar che quel golpe riconobbero a tambur battente insieme al FMI) e quelle migliaia di golpisti che dall’11 al 13 aprile costituirono o appoggiarono un effimero governo di fatto presieduto dal capo della Confindustria Pedro Carmona (foto), erano invece convenuti al Palazzo di Miraflores invitati ad un rinfresco/trappola dallo stesso Chávez con tanto di foto ricordo di ministri, generali e ammiragli in alta uniforme.

A otto anni di distanza, e confidando nell’ignoranza sul tema dei lettori del Sole24Ore, Moisés Naím, con l’avallo del direttore, può così abilmente mettere in atto un crimine negazionista, cancellando addirittura un colpo di Stato e trasformandolo in un “autogolpe del dittatore”, con un’operazione di cosciente disinformazione della stessa levatura dei negazionisti della Shoah. Non solo: Naím è abile a ventilare proprio quell’affascinante teoria del complotto (di Chávez in questo caso, ma potevano essere i savi di Sion) alla quale si trovano sempre grulli disposti ad abboccare come chi è convinto che gli americani non siano mai stati sulla Luna o giurerebbe sulle cosiddette teorie alternative sull’11 settembre.

E’ così facile instillare il dubbio in un pubblico disinformato, ma orientato al pregiudizio, e incolpare qualcuno di tutto. Per Goebbles erano gli ebrei, per Naím da anni sono i governi integrazionisti latinoamericani, da Chávez a Lula, dal vescovo Lugo all’indio Morales fino al democristiano Correa, colpevoli di qualunque nefandezza la mente di Naím possa inventare. E cos’è la produzione di Naím se non la fermentazione di “qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto”, diffusa non già dal web ma dalle gloriose pagine del Sole24Ore diretto da Gianni Riotta?

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Gennaro Carotenuto per Giornalismo partecipativo
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