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Col nucleare giapponese crolla un mondo di lobbysti e disinformatori e nasce un’opportunità di partecipazione popolare



Col nucleare giapponese crolla un mondo di lobbysti e disinformatori e nasce un’opportunità di partecipazione popolare

Bisognerebbe proporre che una delegazione di nuclearisti italiani, capeggiata da Chicco Testa, Aldo Forbice e Fabrizio Cicchitto vada a fare un po’ di lampada a Fukushima. Tanto non sta succedendo niente, vero?

Magari Chicco Testa potrebbe portare con sé il glorioso cartello che sfoggiava nell’86 davanti all’ambasciata sovietica di Roma per Chernobyl e che recitava testualmente “A tutti i morti di oggi e domani del nucleare”.

di Gennaro Carotenuto

Di sicuro c’è che nella notte a Fukushima ci sono stati altri due botti sui quali nessuna persona seria può giurare rispetto alla natura e alla gravità e l’impianto di raffreddamento del reattore 2, lo ammette NHK, è ufficialmente fuori uso. Almeno altre tre centrali sono seriamente danneggiate e varie decine di persone sono sicuramente già state esposte a radiazioni. Altrettanto sicuro è anche che c’è chi non solo da Fukushima ma dall’intero Giappone sta scappando (per esempio l’intero corpo diplomatico francese) e che anche tra i giornalisti c’è chi scappa perché una cosa è fare gli inviati embedded o al seguito di delegazioni ufficiali e ben altra è andare incontro all’ignoto. Meno sicura, e non è necessario dire che nessuno si augura che succeda, è l’imminenza di una scossa di assestamento oltre il 7° grado Richter, normale dopo una del 9°, ma che andrebbe di nuovo oltre le capacità di sicurezza delle centrali nucleari.

La pratica del “l’avevo detto io” risulta stucchevole ma lo sciacallo non è chi in queste ore fa notare i pericoli del nucleare alla luce della tragedia giapponese. Sciacallo è chi in questi vent’anni di lobbysmo nuclearista ha lavorato di fino, organizzando convegni, mandando omaggini, pagando begli alberghi, e organizzando campagne di stampa truffaldine, come quella del Forum Nucleare Italiano, per superare il referendum degli anni ‘80 e far convincere gli italiani quanto è bello e pulito il nucleare mentre intanto per molti anni si evitava di far crescere eolico e solare e infine si accoltellava il settore delle rinnovabili ucciso in Italia appena pochi giorni fa dal decreto milleproroghe.

E’ una prima evidenza. Al di là di ogni altra considerazione, potenti lobby energetiche hanno lavorato nell’ultimo quarto di secolo per evitare che l’Italia segua il cammino di paesi come Germania o Israele nel campo delle rinnovabili e favorire il ritorno al nucleare. Sono due concezioni opposte di sviluppo. Da una parte uno sviluppo diffuso sul territorio, quasi partecipativo con i cittadini chiamati ad attivarsi per scegliere come vogliono riscaldarsi o illuminarsi. Dall’altro pochi impianti concentrati, ermetici negli investimenti epocali che comportano.

La seconda evidenza, quella giapponese (o dobbiamo aspettare un completo olocausto nucleare per trarre conclusioni?) è già sufficiente per offrire una grande opportunità di partecipazione politica agli italiani al crepuscolo di un berlusconismo che non muore ma continua a fare danni permanenti nel persistente discredito e insipienza dell’opposizione parlamentare. Il Ministro degli interni Bobo Maroni ha scelto di boicottare il referendum per mandarci a mare come volle Bettino Craxi nel 1991 piazzandolo a scuole chiuse e dopo ben due turni amministrativi. Mal gliene incolse a Craxi e fu la vigilia del crollo del sistema del CAF come questa volta il trionfo dei referendum può rappresentare la fine del bunga bunga. Fare il quorum il 12 e 13 giugno avrebbe un significato politico straordinario oltre le insipienze, indecisioni e complicità del centro sinistra alleato di quell’UDC già dichiaratasi favorevole a nucleare e privatizzazione dell’acqua e che nella scorsa campagna elettorale aveva nel programma la balzana idea di venti centraline nucleari regionali (sic).

Il 12 e 13 giugno sarà indispensabile andare in 25 milioni a votare per dire Sì all’energia pulita e no al nucleare, Sì all’acqua pubblica e no a quella privata e Sì alla giustizia uguale per tutti e no al “legittimo impedimento” di uno solo. Sarebbero tre colpi micidiali all’essenza stessa del berlusconismo ma il quorum potrà essere raggiunto solo con uno straordinario impegno civile. Mancano 90 giorni. Segniamoci la data sul calendario e facciamola segnare a tutti. Quella domenica a mare mandiamoci Berlusconi e Chicco Testa.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it 


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Gennaro Carotenuto
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Gennaro Carotenuto per Giornalismo partecipativo
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