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Alcune cose che ho capito della morte di Osama Bin Laden



Alcune cose che ho capito della morte di Osama Bin Laden

1) L’omicidio mirato e, ça va sans dire, senza processo, di un essere umano disarmato non può essere accettato neanche per il paese della “giustizia infinita” e del “destino manifesto” quale gli Stati Uniti e neanche per il presunto ideologo degli attentati dell’11 settembre 2001 Osama Bin Laden. Della sistematica violazione dei suoi basilari principi di civiltà, habeas corpus, diritti umani, l’Occidente non può non morire.

di Gennaro Carotenuto

2) Muy bien Mr. Obama. Laddove Jimmy Carter nel 1979 era caduto con la crisi degli ostaggi in Iran, che favorì l’avvento di una delle più sinistre epoche della storia, il trentennio reaganista/bushista, Barack Obama esce dall’angolo e, pur in maniera non decisiva, assesta un colpo magistrale alle bande para-fasciste dei Tea Party la pericolosità delle quali è stranamente glissata dai media italiani.
Sia chiaro a tutti che il declino degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale può essere gestito solo in due maniere: o con una dirigenza consapevole che gestisca tale transizione in maniera dialettica all’interno del paese e col resto del mondo, oppure col delirio suprematista della destra repubblicana che porta dritto alla guerra nucleare.

3) Adesso ammettono che il Pakistan conviveva col terrore! Ma è la nozione di “stato canaglia” ad uscire una volta di più con le ossa rotte. Altro che Cuba, altro che Venezuela! Il nostro caro alleato Pakistan, elemento geopolitico chiave come gli altri pezzi del domino amico dell’Occidente, a partire dall’Arabia saudita, si è dimostrato, come da anni dicevano quei beoti dei pacifisti, lo stato canaglia per eccellenza. Non era l’Iraq del lugubre Saddam Hussein a sostenere il terrorismo, come pretendeva il criminale di guerra Donald Rumsfeld, ma i nostri amici pakistani e sauditi. Grilli parlanti come questo sito lo dicono da sempre ma per una volta sarebbe bello vedere tutta una serie di marchettari mainstream, in grado di versare fiumi d’inchiostro per giurare sulla lealtà e democraticità dei militari di Islamabad, ammettere chiaramente: tutto quello che abbiamo scritto negli ultimi dieci anni erano balle.

4) Per completare l’opera e chiudere una stagione politica, una volta sistemato Osama Bin Laden, uno stato di diritto dovrebbe avere il coraggio di mettere sotto processo George W Bush e la sua cupola di torturatori, ovviamente con un processo e non con un colpo alla nuca. E’ quello che un paese civile come l’Argentina sta facendo da non appena si è potuto liberare dalla tutela statunitense/fondomonetarista processando, e vivaddio condannando, i suoi torturatori e assassini. Non è mai troppo tardi neanche per processare Henry Kissinger anche se negli Stati Uniti che assolvono il terrorista Luís Posada Carriles non abbiamo alcuna speranza che ciò possa accadere.

5) Senza più Osama Bin Laden e con i popoli mediorientali avviati (o almeno ci speriamo) verso rivoluzioni democratiche è auspicabile che venga gradualmente meno lo scontro di civiltà tra mori e cristiani. Di certo la narrazione della nostra difficile modernità avrà bisogno di un nuovo nemico per spiegare le sclerosi di un sistema neoliberale in crisi strutturale e incapace di produrre lavoro genuino. Dopo il complotto giudaico e i cosacchi comunisti si potrebbe esaurire (con calma) anche la stagione della mezzaluna nemica. Chi sarà il prossimo? Avrà gli occhi a mandorla? Parlerà brasiliano?

6) Per intanto ci troviamo col computer di Bin Laden dal quale attendersi mirabolanti rivelazioni a orologeria. Per chi si occupa di America latina sono tre anni che il computer del dirigente delle FARC colombiane Raúl Reyes, assassinato in Ecuador, continua a tirar fuori informazioni… a progetto. Cosa ci sarà nel computer di Osama Bin Laden? Le foto di Nichi Vendola in un campo nudista tra i papaveri dell’Afghanistan? Le prove della Triplice Alleanza tra Al Qaeda, i Sem Terra brasiliani e gli zapatisti messicani? Le foto del summit tra Osama Bin Laden e Hugo Chávez? Si accettano scommesse…

7) Siamo in un contesto disinformativo gravissimo. Qualcuno –soprattutto nel mainstream- è così di bocca buona che ieri credeva alla moglie di Osama usata come scudo umano e oggi crede alla versione opposta e giustifica l’esecuzione a freddo di un uomo disarmato. Qualcun altro è di bocca così cattiva da non credere mai a niente in un pregiudizio uguale e contrario a quello del mainstream. Cinque minuti dopo la notizia della morte di Osama Bin Laden la Rete era piena di persone disposte a spergiurare che non fosse vero, ovviamente senza uno straccio non dico di prova ma neanche d’indizio. Lo stesso era già accaduto quando pochi giorni fa la Rete era piena di persone disposte a spergiurare che Vittorio Arrigoni fosse stato ucciso da un fantomatico “commando sionista”.

8) Si sta diffondendo una paralizzante ideologia del “tutto quello che ti dicono è falso” che non porta da nessuna parte. Le notizie vanno analizzate, passate ai raggi X, ma non rifiutate come tali. Tale ideologia si coniuga sempre più spesso con un’ultrasinistra razzista disposta a credere che cristiani ed ebrei siano intrinsecamente malvagi mentre i musulmani siano intrinsecamente buoni. E' quella stessa ideologia razzista per la quale la supremazia statunitense è tale che gli attentati dell'11 settembre non possono essere stati altra cosa che autoattentati. E se invece Osama Bin Laden fosse davvero stato capace prima di realizzare quelle azioni, quindi tenere in scacco per dieci anni chi lo braccava e infine cadere? 

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it


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Gennaro Carotenuto
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Gennaro Carotenuto per Giornalismo partecipativo
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