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Guerra alla Siria. Le associazioni "no-profit" che mettono l'elmetto



LIBIA E SIRIA STESSO COPIONE MEDIATICO. I NON GOVERNATIVI BELLICOSI  
Marinella Correggia
Dopo la Libia si ripete in Siria la bellicosa collaborazione fra sedicenti “centri per i 
diritti umani” e media internazionali, nella diffusione di notizie a effetto non 
verificabili fatte per accreditare la versione “un intero popolo disarmato contro un 
dittatore” (o più di recente un intero popolo armato solo per difendersi) e giustificare 
anzi chiedere ingerenze esterne anche militari.
Per esempio, sul sito del Syrian Observatory for Human Rights (Sohr) è precisato: “Tutte 
le nostre ultime notizie sono disponibili su Reuters e su Afp” (in diverse lingue): 
un’ottima cassa di risonanza, e gratuita. Il Sohr in agosto ha denunciato al mondo via 
Cnn che nella città di Hama diversi neonati erano morti nelle incubatrici perché “Assad 
aveva ordinato di togliere la corrente”. Chi non ricorda l’effetto-bomba di un’analoga 
notizia falsa nel 1991, colpevoli allora i soldati iracheni in Kuwait? Anche nel caso 
siriano la notizia e la relativa foto si sono poi rivelate una bufala, come diverse altre.
Non essendo sul terreno, le stesse organizzazioni internazionali per i diritti umani 
tendono ad affidarsi – come i media – a questi gruppi ben poco imparziali (di recente un 
avvocato statunitense in visita in ospedali siriani ha smentito la denuncia di Amnesty, 
non corroborata da fatti ma solo da voci provenienti da fonti non rese note, secondo la 
quale medici e infermiere avrebbero torturato pazienti oppositori del regime. Copione 
simile in Libia: medici di Zawya sarebbero stati imprigionati da Gheddafi perché non 
accettavano di far morire i ribelli feriti; è venuto poi fuori che alcuni medici erano 
stati per qualche giorno in prigione per aver introdotto armi nel paese).
Certi attori “non governativi” del fronte libico si ritrovano in Siria. Fra le 
organizzazioni che il 23 febbraio scorso firmarono una petizione a Obama, all’Ue e a Ban 
Ki Moon chiedendo di fermare la repressione in Libia con ogni mezzo, c’era (in veste di 
promotrice) la Lega libica per i diritti umani (Llhr) che aderisce alla Federazione 
internazionale per i diritti umani (Fidh) la quale è finanziata dalla National Endowment 
for Democracy (Ned), sedicente Ong statunitense - creata da Reagan nel 1982 e pagata dal 
Congress - definita dai critici un’agenzia che facilita il lavoro dei servizi segreti di 
Washington nella rimozione di governi sgraditi. Nell’aprile 2002 ebbe un ruolo anche 
nell’appoggiare il golpe fallito a Caracas contro il governo di Hugo Chavez. Altra 
promotrice della lettera libica ìera la ginevrina UN Watch, nel cui board siedono membri 
della destra statunitense.  
In Siria, il principale referente del Ned è il Damascus Center for Human Rights Studies, 
anch’esso partner della Fidh di cui sopra. Radwan Ziadeh, direttore del Damascus Center, 
è fra l’altro direttore del Syrian Center for Political and Strategic Studies a 
Washington. Tempo fa era presente, come i rappresentanti del Ned in Libia, alla cerimonia 
di premiazione degli “attivisti per I diritti umani” condotta dal Ned stesso. Quanto allo 
UN Watch, ha già lanciato diverse petizioni contro il governo siriano. E nessuna per 
invocare una mediazione di pace.
Chissà perché i media internazionali non danno voce a quelle figure dell’opposizione che 
si oppongono a ingerenze esterne e  agli scontri armati fra siriani.
 
Marinella Correggia
www.peacelink.it