[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Kosovo. Il lato oscuro della "guerra umanitaria"



Se questa notizia avessero voluto diffonderla sarebbe stata esplosiva. Invece è passata in sordina...


Fonte: http://www.cronachelodigiane.net/article-kosovo-l-onu-sapeva-del-traffico-di-organi-67722996.html

Unmik, la missione dell’Onu in Kosovo, sapeva del traffico illegale di organi ma tacque e non fece nulla per non mettere a repentaglio la stabilità. La notizia arriva dal ministro del lavoro serbo Rasim Ljajic, intervenuto nel dibattito sulla macabra vicenda tornato alla ribalta dopo l’approvazione il mese scorso del rapporto dello svizzero Dick Marty da parte del Consiglio d’Europa.

”Le Nazioni Unite sapevano, i rappresentanti di tutte le principali istituzioni internazionali in Kosovo sapevano, ma a quel tempo e per vari anni seguenti la politica della comunità internazionale poneva la stabilità al disopra della giustizia. Per la salvaguardia della stabilità si chiudevano entrambi gli occhi”, ha detto Ljajic citato dai media.

Il traffico di organi denunciato nel rapporto da Dick Marty sarebbe stato messo in atto alla fine degli anni novanta in Kosovo e Albania dagli indipendentisti dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) ai danni di prigionieri serbi da loro uccisi. Tra gli altri a essere coinvolto sarebbe l’attuale premier kosovaro Hashim Thaci, allora leader dell’Uck, che nega ogni accusa.

Nel macabro traffico di organi umani messo in atto alla fine degli anni novanta in Kosovo e Albania vi furono anche donne e non solo prigionieri di guerra serbi. E non è escluso che gli espianti avvenissero non solo da cadaveri ma anche da persone ancora vive, che morivano successivamente agli interventi attuati nelle apposite ‘cliniche’ degli orrori. Sono alcuni dei nuovi particolari diffusi dai media serbi

Basandosi su un rapporto dell’Unmik del dicembre 2003, i media di Belgrado hanno fornito ulteriori elementi sulla vicenda, che aveva come vittime principali prigionieri serbi degli indipendenstisti dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) e che vede coinvolto fra gli altri l’attuale premier kosovaro Hashim Thaci, allora tra i leader dell’Uck.

Il trasporto dei prigionieri serbi nel nord dell’Albania, dove venivano uccisi e i loro organi prelevati e venduti, cominciò alla metà del 1999 quando tra cento e 300 persone furono rapite, si legge nel rapporto che Unmik consegnò alla fine del 2003 al Tribunale penale internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi).

Stando ai media di Belgrado, un’inchiesta ufficiale tuttavia non fu mai avviata. Gran parte delle vittime, si legge nel rapporto, erano uomini serbi del Kosovo fatti prigionieri fra giugno e ottobre 1999. A cominciare dall’agosto 1999 alcuni di quei prigionieri furono trasferiti dal nord dell’Albania in altri luoghi di detenzione (case private e stabilimenti industriali) nel centro del paese, in prevalenza nei pressi della città di Burrel, circa 110 km a sudovest di Kukes.

I prigionieri venivano condotti inoltre in campi di detenzione vicino a Peshkopi, 50 km a est di Burrel. Stando al rapporto, i prigionieri portati nell’Albania centrale venivano trasferiti ulteriormente ,a piccoli gruppi, verso una casa privata a sud di Burrel, trasformata in una clinica di fortuna. Lì venivano eseguiti gli espianti di organi sui prigionieri, che poi morivano e venivano sepolti nelle vicinanze. L’età delle vittime oscillava fra i 27 e i 50 anni.

Gli organi espiantati venivano quindi trasportati all’aeroporto di Rinas, presso Tirana, da dove partivano per paesi esteri, di regola con voli commerciali, il lunedì e il mercoledì per Istanbul. Tra i prigionieri condotti alla clinica presso Burrel vi era anche un piccolo numero di donne provenienti dal Kosovo, dall’Albania e dall’Europa dell’est. L’ultimo trasporto di prigionieri verso la clinica si registrò nella primavera o inizio estate del 2000.

Il rapporto di Unmik, secondo i media serbi, si basa su interviste con almeno otto testimoni. Le operazioni di trasporto delle vittime e le procedure mediche e chirurgiche venivano attuate con il contributo o con il coinvolgimento diretto di esponenti di alto e medio rango dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), come pure di medici kosovari e di altri paesi. L’intera operazione, afferma il rapporto di Unmik, fu appoggiata da uomini legati alla polizia segreta albanese del passato governo di Sali Berisha. (Fonte: www.blitzquotidiano.it)