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Siria, un articolo di Marinella Correggia



Siria, la conta del monastero: i “veri morti” uccisi da bande armate

Marinella Correggia
(Il Manifesto 27/1/2012)

Il monastero di San Giacomo di Qara sta diffondendo le liste di “civili morti e feriti 
per opera di bande armate e non nel corso di proteste”, frutto della “violenza cieca di 
un’insurrezione sempre più manipolata”. Nomi, cognomi, età, indirizzo e circostanze. Le 
fonti sono gli ospedali, le famiglie e la Mezzaluna siriana (il cui segretario generale 
Abd al-Razzaq Jbeiro è stato ucciso mercoledì scorso). Ecco i numeri. Fra marzo e inizi 
di ottobre, la lista dei morti civili comprende 372 nomi, fra cui diversi bambini (il più 
piccolo era Moutasim al-Yusef di tre anni, morto ad Haslah il 6 settembre), donne (fra le 
quali Sama Omar, incinta, uccisa a Tiftenaz il  settembre). La lista dei feriti per il 
solo mese di ottobre e per la sola provincia di Homs vede 390 nomi fra cui diversi 
bambini; il più piccolo, Ala Al Sheikh di Qosseir aveva un anno e mezzo). Fra gli ultimi 
uccisi, il curato greco ortodosso del villaggio di Kafarbohom. I cristiani starebbero 
abbandonando interi quartieri soprattutto a Homs e Hama.
Fra la pittura delle icone, l’aiuto a famiglie in difficoltà e le preghiere quotidiane, 
la superiora del monastero madre Agnès-Mariam de la Croix sta pensando a un “bollettino 
settimanale che risponda con fatti e nomi di vittime alle false liste di propaganda 
dell’Osservatorio siriano dei diritti umani basato a Londra”. Quest’ultimo per la conta 
dei morti è - insieme ai Cosiddetti Comitati di coordinamento locale - la fonte quasi 
unica della stampa internazionale e dello stesso Commissariato Onu per i diritti umani, 
che diffonde la cifra di cinquemila morti attribuendoli  alla repressione governativa. 
Qualcuno comincia a dubitare dell’Osservatorio londinese che, dice la Madre, “spesso non 
dà nomi e quando li dà non precisa che si tratta di uccisi da bande armate”.  Secondo le 
cifre governative, sono stati uccisi duemila fra poliziotti e soldati.
Palestinese di nazionalità libanese, Agnès-Mariam de la Croix si è attirata gli strali 
della stampa francese (lei è francofona) che la accusa di essere pro-regime. Vede 
l’urgenza della verità, per contrastare “un piano di destabilizzazione che vuole portare 
a uno scontro confessionale e alla guerra civile, gli uni contro gli altri, in un paese 
che è sempre andato fiero della convivenza”. Nei mesi, il conflitto sembra essere passato 
“da una rivendicazione popolare di riforme e democrazia a una rivoluzione islamista con 
bande armate” (sostenuta dall’esterno, petromonarchie, Occidente, Turchia). La Madre ha 
ospitato nel monastero una riunione di oppositori disponibili a un dialogo nazionale, e 
ha anche mediato con l’esercito perché allentasse la pressione sugli abitanti di un 
villaggio.
Un gruppo di giovani siriani ha iniziato un analogo lavoro di indagine e 
“controinformazione”. Hanno creato un “Osservatorio siriano sulle vittime della violenza 
e del terrorismo” (Sovvt) e faranno indagini sul campo per preparare dossier e documenti.
Fanno strage, oltre ai colpi di arma da fuoco, gli ordigni esplosivi. Come quello che tra 
Ariha e Al Mastouma (provincia di Idlib) ha ucciso sei operi tessili ferendone altre 
sedici mentre viaggiavano sull’autobus aziendale. Vari altri cittadini sono rimasti 
vittime di un ordigno vicino a Majarez. Colpita alla testa su un altro bus aziendale una 
ingegnere di Maharda è morta per le ferite. Undici passeggeri sono morti e tre sono 
rimasti feriti su un autobus civile a Homs, attaccato da armati.
L’agenzia stampa ufficiale Sana riferisce quotidianamente di agenti uccisi o feriti, 
rapimenti, esplosioni di ordigni che prendono di mira infrastrutture pubbliche (treni, 
linee elettriche, strade), disinnesco di esplosivi e sequestri di armi pesanti.
 

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