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Otto bambini uccisi dalla Nato in Afghanistan: "Si muovevano in modo tattico"



Mentre in Siria è impegnata ad aiutare i civili per creare un "corridoio
umanitario", la Nato in Afghanistan fa strage di un gruppo di bambini.

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ANCORA VITTIME CIVILI
Afghanistan, 8 pastorelli le vittime del raid
Secondo l'Isaf i bambini «si muovevano in modo tattico»
e avevano misure da adulti: «uno sfortunato incidente»

Dal nostro inviato MICHELE FARINA

KABUL - E così erano pastori, le otto vittime del raid aereo di una
settimana fa. Avevano dai 9 ai 15 anni (più un diciottenne) secondo gli
abitanti del loro villaggio. Però il definitivo e dispiaciuto rapporto
della Nato dice che avevano tutti «misure da adulti».

Si diventa grandi (e a volte si muore) in fretta in Afghanistan. E guai a
muoversi «in modo tattico» a 600 metri dal tuo villaggio: Gayawa,
provincia di Kapisa, nord di Kabul. «In a tactical fashion», così ha detto
il generale Lewis Boone, megadirettore delle pubbliche relazioni della
forza internazionale Isaf che oggi è sceso in campo di persona per
spiegare la strage di mercoledì scorso.

Il risultato dell’inchiesta: i ragazzi con misure da adulti «erano armati
e sono stati visti muoversi in terreno aperto in maniera tattica». Cioè?
«Mantenendo la distanza l’uno dall’altro». Come fanno normalmente i
pastori che spostano le pecore. Chi li ha osservati? Forze sul terreno. Di
certo almeno un soldato, un avvistatore. Militari Nato e squadre della
polizia afghana stavano effettuando un’operazione anti-talebani, cercando
armi e munizioni. «Diversi gruppi di persone sono stati visti in tempi
diversi lasciare Gayawa in direzioni differenti».

Uno in particolare ha destato preoccupazione. Quel gruppetto di otto che
«dopo 600 metri si sono radunati sotto una grande roccia». A quel punto lo
spotter Nato con il binocolo e tutti i gadget in dotazione ha dato
l’allarme ed è partita la richiesta per l’intervento dei caccia.

Una bomba ha colpito la roccia, l’altra i ragazzi. Il commodoro Mike
Wigstone, capo delle operazioni aeree Nato, ha ribadito che gli otto
«giovani afghani» erano armati, riconoscendo del resto «che questo non è
inusuale per gli abitanti dei villaggi». Il commodoro Wigstone sostiene
che «forse non sapremo mai quello che stavano facendo quel giorno sotto
quella roccia». Non dico che fossero talebani. Non sono stati bombardati
perché erano talebani» ma perché «abbiamo pensato che fossero una
minaccia».

Nel 2011 tremila e ventun civili sono stati uccisi in Afghanistan. L’8%
più del 2010. Per cinque anni consecutivi il conto dei morti è salito.
Secondo il rapporto diffuso all’inizio di febbraio dall’Onu il 77% delle
vittime civili è causato dagli attentati dei talebani. Bombe nascoste per
strada, kamikaze. Il 14% è provocato dalla Nato (187 morti), con un
aumento del 9% rispetto all’anno scorso. Attacchi aerei soprattutto. Nel
caso dei pastori il generale Boone dice che «tutte le procedure sono state
rispettate», che intorno agli otto ragazzi «non si vedevano né costruzioni
né animali». È stato «uno sfortunato incidente».

Invece Abdul Zahid pensa di sapere cos’è accaduto mercoledì scorso sotto
quella roccia. Zahid è di Gayawa, fa il capo della polizia in un distretto
vicino. Sotto la bomba Nato dice di aver perso il figlio Ajmal di 12 anni
e due nipoti di 9 e 11 anni. Intervistato dalla Reuters ha raccontato che
i ragazzi «erano andati come al solito a far pascolare le pecore e le
capre fuori dal villaggio. Hanno raccolto un po’ di legna» e poi per
scaldarsi (la temperatura scende diversi gradi sotto lo zero) «hanno
acceso il fuoco». All’improvviso «alcuni aerei sono arrivati e hanno
tirato le bombe. Quando siamo andati a vedere, c’erano gambe e braccia
sparse. Solo le teste e i volti erano riconoscibili».

Questa versione è stata confermata dal presidente del consiglio
provinciale Hussain Khan Saniani. I ragazzi (compreso un diciottenne con
problemi mentali) sono stati sepolti presto, come vuole il rito islamico.
La Nato è arrivata sul posto due giorni dopo. Inglesi, americani, francesi
(l’area è sotto il comando di Parigi). A chiedere scusa (hanno detto gli
abitanti). E a investigare. I familiari hanno mostrato loro foto che
secondo la Nato mostrano i resti di individui quindicenni. Ragazzini
pastori che hanno commesso l’errore di muoversi «in modo tattico» fino a
una grande roccia, in un gelido giorno di febbraio del 2012.

Michele Farina

Fonte:
http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_15/afghanistan-bambini-uccisi-isaf_2a944430-57f6-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml



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Afghanistan, Nato ammette: strage di bimbi
15/2/2012

Roma. Uccisi mentre giocano per strada o frugano nella spazzatura.
Continuano a pagare un prezzo altissimo nel conflitto i bambini afghani,
sempre più spesso vittime accidentali dei raid della forza Nato oltre che
degli attentati talebani. L’ultima strage di innocenti è della settimana
scorsa nella provincia orientale di Kapisa.

Sette bambini tra i 6 e i 14 anni e un ragazzo di 18 sono stati uccisi in
un bombardamento aereo dell’Isaf, che soltanto ieri ha ammesso le proprie
responsabilità in quello che la forza Nato ha definito un «tragico
incidente». Nella ricostruzione del generale Lewis Boone, direttore delle
Comunicazioni dell’Isaf, è emerso che il gruppo, a 600 metri dal villaggio
di Gayawa, sembrava composto da persone con «misure da adulti»,
«apparentemente armate» e che «si muovevano in modo tattico» come se si
preparassero ad un attacco” alla polizia afghana e alle truppe della
Coalizione nella valle. Così, ha proseguito il generale, «usando le
procedure tattiche standard e con l’assistenza di un osservatore al suolo
una aereo ha sganciato due bombe sul gruppo che credevamo essere un
imminente minaccia per i nostri».

Il comandante delle operazioni aeree dell’Isaf, Mike Wigston, ha
confermato che la convinzione dei militari Nato era che le vittime erano
«giovani afghani, con corporatura da adulti, atletici e forti. Degli
adolescenti di 15-16 e uno più grande. Non li abbiamo bombardati perché
pensavamo fossero dei talebani, degli insorti o dei trafficanti. Li
abbiamo bombardati perchè pensavamo rappresentassero una minaccia», ha
aggiunto il militare. Precisando: «Non è la prima volta che vediamo
bambini armati in Afghanistan, in particolare nella zona di Kapisa».
Immediata la reazione indignata delle autorità locali che hanno accusato
la Nato di aver commesso l’ennesimo «errore» uccidendo «otto bambini
riuniti attorno al fuoco».

Giovedì scorso, giorno del bombardamento, il presidente afghano Hamid
Karzai, solito alzare la voce contro gli Stati Uniti e l’Alleanza
atlantica contro le stragi di civili, aveva «fermamente condannato»
l’episodio. Quello di Kapisa è soltanto l’ultima delle stragi di bambini
in Afghanistan a causa di raid della Nato.

Fonte:
http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2012/02/15/APUy5ytB-afghanistan_strage_ammette.shtml