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PeaceLink e l'ordinanza del sindaco di Taranto sull'inquinamento dell'Ilva. Articolo del Fatto Quotidiano



DOPO LA NOSTRA DENUNCIA

IL SINDACO DI TARANTO: “O L’ILVA ABBATTE LE EMISSIONI, O CHIUDE”

di Francesca Borri, “Il Fatto Quotidiano”, 28 feb. 2012

 

Abbattimento delle emissioni entro 30 giorni, o fermo degli impianti. L'ordinanza sull'Ilva del sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, è ferrea e perentoria. Ma Sandro Marescotti, leader degli ambientalisti, è lapidario: agiscono, dice, solo quando costretti. L'Ilva, infatti, è in questi giorni sotto i riflettori della stampa, in primis il Fatto Quotidiano. E soprattutto, è sotto inchiesta per disastro ambientale. Una prima perizia, il 17 febbraio, ha dimostrato che la diossina trovata nel formaggio di Taranto è la sua. E giovedì si torna in aula: per esaminare la correlazione tra inquinamento e malattie, in una città in cui si diagnosticano tumori da fumo a ragazzini di undici anni, ma ancora non esistono statistiche affidabili sulle neoplasie. Centinaia di cittadini hanno seguito attenti la discussione, dentro e fuori il tribunale. Mancava solo il sindaco. Che in realtà risulta non pervenuto anche in un'altra, e più decisiva, occasione, ricorda Marescotti. Era il 2011, e si valutava il rilascio all'Ilva dell'Autorizzazione Integrata Ambientale. "Il sindaco di Taranto", si legge, "non ha formulato specifiche prescrizioni". Adesso Stefano sembra avere cambiato idea. Ha deciso di qualificare il problema dell'Ilva come una questione di pubblica incolumità, per appellarsi ai poteri di ordinanza che la legge gli attribuisce in presenza di pericoli che esigano interventi immediati.

E ha intimato all'Ilva di installare sulla ciminiera E-312, sinistra icona della città, un sistema di controllo costante delle emissioni – esattamente quello che avrebbe potuto ottenere nel 2009 attraverso la legge regionale sulla diossina, quando invece si limitò a dichiarare: "Il campionamento in continuo non è possibile". Ha chiesto poi all'Ilva di adottare idonee modalità di contenimento delle polveri diffuse, e fino all'adempimento di quanto disposto dall'Autorizzazione Integrata Ambientale, di ridurre la produzione a non oltre 10 milioni di tonnellate di acciaio l'anno. Il solo punto, questo, su cui Marescotti si confessa ottimista: la produzione dell'Ilva, al momento, è intorno agli 8 milioni di tonnellate.

Simili poteri, in realtà, dovrebbero essere utilizzati a fronte di eventi contingenti di natura eccezionale e accidentale, eventi imprevisti: come un'alluvione, un'epidemia – non proprio il caso dell'Ilva – per cui la prima sentenza di condanna è arrivata nel 1982. Trent'anni fa.

Anche perché l'ordinanza di Stefàno ha un significativo precedente in un'analoga ordinanza del sindaco Rossana Di Bello, che nel 2001 impose il fermo delle batterie più logore della cokeria. Erano sprovviste di cappe di aspirazione: e continuarono a esserne sprovviste quando furono riavviate. In compenso, fu l'inizio della stagione degli atti di intesa tra l'Ilva e gli enti locali, la stagione della mediazione, invece che della magistratura. Dopo dieci anni, si torna dunque adesso al punto di partenza. Anche se fu lo stesso giudice Martino Rosati, autore nel 2007 della seconda, e categorica sentenza di condanna dell'Ilva, a spiegare che "i fatti di cui si discorre hanno una dimensione e delle ricadute di carattere sociale ed economico che esondano dall’ambito strettamente giudiziario".

Per ora, l'unica cosa certa è che la Regione ha deliberato che Taranto avrà il suo quarto inceneritore, sui cinque complessivi della Puglia, e chiesto all'Ilva un aumento della produzione fino a 15 milioni di tonnellate di acciaio l'anno. Il 6 maggio a Taranto si vota per il nuovo sindaco.