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Tolosa: l’antisemitismo resta il cancro dell’Europa



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Tolosa: l’antisemitismo resta il cancro dell’Europa

Se sarà confermata la matrice neonazista dell’orribile strage di Tolosa, che segue di meno di un anno quella di maggiore magnitudine di Oslo e Utoya, in Norvegia, sarà la conferma che, come ottant’anni fa, il cancro che corrode l’Europa è lo stesso: l’estrema destra neo o post fascista. È un’estrema destra che usa la croce come arma contro ogni multiculturalismo, integrazione, libertà di culto e di parola. È razzista, antisemita come anti-islamica come anti-marxista, omofobica e sessista e vede nel ritorno a valori nazionali tradizionali, a un ossianesimo inventato, un’utopia antimoderna e assassina. Vede nel diverso (qualunque cosa voglia dire “diverso”) un nemico da colpire, la persecuzione violenta del quale è fondamentale per la propria politica di potenza basata sugli stessi pseudo-valori che hanno già insanguinato l’Europa quando la nazione, la razza, la religione si sono fatti religione politica.

di Gennaro Carotenuto

Tolosa, la strage alla scuola Ozar Hatora, ha almeno il macabro pregio della chiarezza. Nel colpire una scuola confessionale ebraica, la mano nazista rende una volta di più evidente come l’antisemitismo resti l’archetipo di tutti i razzismi e di tutte le discriminazione e del suprematismo fondativo della cultura occidentale. Dentro l’antisemitismo c’è il germe di tutto: l’odio del migrante, in particolare quello musulmano, l’anticosmopolitismo, incarnato dall’ebreo, la reazione contro il progresso, l’odio all’uguaglianza come fondamento della democrazia, il rifiuto dei diritti umani. Il negazionismo oggi si esprime anche nella negazione della persistenza dell’antisemitismo nelle nostre società che Tolosa rivela in tutta la sua scelleratezza. Una malintesa interpretazione della giusta solidarietà alla Palestina rispetto al terrorismo di Stato israeliano tende a negare la centralità dell’antisemitismo odierno lasciandosi accecare dalla lugubre dimostrazione di forza militare di Tsahal.

Ma qui, nel campo di battaglia europeo infangato dalla crisi del modello neoliberale a secolo XXI già ben avviato, arriva un nazista francese che trascina per i capelli una bambinetta ebrea di otto anni prima di spararle in faccia a testimoniare nella maniera più evidente come l’antisemitismo resti un problema centrale di tutta la cultura Occidentale. Chi ne neghi l’essenza o affermi che l’antisemitismo sia superato, sta negando la radice del male. Ogni volta che qualcuno si oppone ad una moschea si sta opponendo idealmente anche ad una sinagoga. Il rambo francese non differenzia tra ragazzi antillani, maghrebini o i bambini ebraici della scuola Ozar Hatora. Non vuole integrazione, non vuole spazi di dialogo, non vuole scuole, ospedali, servizi per tutti o li vuole solo per quelli che considera i suoi. Ma è solo con i ragazzi antillani, maghrebini e i bambini ebraici che si costruisce o perisce la nostra società.

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Gennaro Carotenuto per Giornalismo partecipativo
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