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Combustione Zero e Riciclo Totale della Materia



Contro le mistificazioni nascoste dietro la sigla "Rifiuti Zero"

Combustione Zero e Riciclo Totale della Materia

La posizione del CO.RE.ri. - Coordinamento Regionale rifiuti della Campania e di DirittiNaturaSalute – Coordinamento Civico Nazionale in merito al tema rifiuti
18 giugno 2012 - PeaceLink Campania - Aderente al CO.RE.ri.

Il CO.RE.ri. Coordinamento regionale rifiuti della Campania, ha elaborato, in collaborazione con il DNS (DirittiNaturaSalute – Coordinamento Civico Nazionale) un documento di posizionamento  sul corretto ciclo dei rifiuti e della materia.

Riteniamo che un serio approccio al tema rifiuti non possa che integrarsi nel più ampio e complesso problema della gestione delle risorse naturali disponibili aprendo così scenari di reinterpretazione della corretta utilizzazione e distribuzione, con relativa elaborazione di  nuovi modelli economici che presuppongano la sostanziale unità tra uomo e natura, rivalutando il valore intrinseco ed insostituibile delle risorse e della loro conservazione.
Si pone, dunque, il problema di reimpostare le politiche ambientali che non possono prescindere  da profonde riflessioni relative alla necessità di effettiva realizzazione di condivisione democratica, quale precondizione del dibattito politico e del confronto sociale. Sinora il dialogo, la mediazione, la concertazione sono stati i paraventi utilizzati strumentalmente da amministratori e politici o imprenditori che hanno operato esclusivamente limitando il controllo e la partecipazione dal basso, arrivando a minare alla base le garanzie costituzionali come l’articolo 32 della nostra costituzione che vuole la salute come bene dell’individuo e dunque dell’intera collettività. La Campania è stata in questi anni il banco di prova per la sperimentazione di modelli autoritativi e coercitivi che, tramite la miilitarizzazione dei territori, sottraessero ai cittadini il diritto all’autodeterminazione ed alla difesa dei propri territori, colpevolizzando le popolazioni con il solo scopo di  privilegiare gli interessi delle potenti lobbies economiche e finanziarie che oggi monopolizzano in Italia la gestione dei rifiuti con i loro mega-impianti inquinanti.
Lo sfruttamento energetico dei rifiuti ha costituito infatti la linea guida dell’affarismo più cinico che, a discapito della salute umana, ha imposto con la forza politica e mediatica il nefasto modello del ciclo integrato, che pretendeva di armonizzare concetti tra loro contrapposti quali il recupero della materia e il recupero dell'energia dalla materia.
Contro il ciclo integrato dei rifiuti e il recupero energetico dal trattamento della materia da rifiuti (compreso il trattamento di campost “sporco” in biodigestori)
, che ipotecano il futuro dei nostri territori, occorre progettare e realizzare la filiera dei materiali per il riciclo e recupero totale della materia, privilegiare la raccolta pulita dell'umido da utilizzare in agricoltura e aprire a nuove opportunità economiche e sociali nelle quali i cittadini, oggi relegati al ruolo di “consumatori passivi” e “produttori di rifiuti”,  recuperino la propria dignità di cittadini attivi, padroni del proprio futuro.

Qual è stato in questo contesto il ruolo dei movimenti, della comunità scientifica, associativa e della politica di base di fronte all’attuale disastroso approccio culturale?
Troppe aree del cosiddetto ambientalismo italiano non sono state in grado di  rendersi autonome rispetto ai mastodontici interessi finanziari ed alle strategie politiche che si muovono intorno al tema rifiuti.
Non si è trovata la forza (o non si è trovato conveniente) di arginare efficacemente la strategia di ciclo integrato dei rifiuti, che continua a proporre e a pianificare gassificatori, torce al plasma, inceneritori, tutte le più diverse tecnologie di combustione, oltre a nuovi siti per lo smaltimento in discarica. Tali aree ambientaliste hanno spesso creato equivoci all'interno dei movimenti, disorientato l'impegno dei cittadini e subordinato la lotta in difesa dei territori alle pressioni di imprese, partiti e comitati d’affari. Con ciò hanno rinunciato all’elaborazione di una proposta davvero alternativa alla logica di sfruttamento distruttivo delle risorse. Ma soprattutto hanno ostacolato il dibattito, censurato tematiche e consapevolezza, impedendo la crescita di una coscienza sociale condivisa e davvero costruttiva sull'argomento.

I cittadini hanno interesse a creare e potenziare sistemi di economia fondati sul rispetto della natura, della salute pubblica e dei diritti umani.
Occorre un radicale cambio di paradigma: la materia che sta nei rifiuti è ricchezza e di questo ci vogliamo occupare
.


Il recupero della materia
deve essere uno dei principi guida della produzione e della pianificazione di una filiera industriale in grado di non produrre scarti o residui in quanto le risorse del pianeta non sono infinite e l’inquinamento di aria, acqua e suolo sta raggiungendo livelli critici, con conseguenze drammatiche a carico della salute umana. Infine le attività produttive, la combustione in particolare, hanno compromesso il clima e l’equilibrio del nostro pianeta.
In quest’ottica diviene necessario superare la logica limitante della gestione dei rifiuti ed indirizzarsi ad un’idea alternativa di economia ambientale, rispettosa del ciclo naturale.

I grandi inceneritori (come Brescia ed Acerra) sono solo la punta di un iceberg che comprende “incenerimento” e/o distruzione della materia di varia natura tecnologica, compreso l'utilizzo di rifiuti trattati (CDR) in diversi impianti industriali, primi fra tutti centrali elettriche e cementifici. Occorre ostacolare la perversa logica del recupero energetico dalla materia che sta nei nostri rifiuti, perciò è importante essere chiari nell'ostacolare tutti gli impianti che rendono possibile (e spesso conveniente) la produzione di CDR (Combustibile da Rifiuto), quelli come la biodigestione che sfruttano i certificati verdi perché producono biogas, ma producono anche biodigestato spesso smaltito per la sua scarsa qualità (cioè bruciato), i diversi esempi di co-combustione (in cementificio altro);  così come è vitale evidenziare lo spreco di denaro e risorse che si realizza nel finanziare il biogas da discarica come fonte rinnovabile assimilata. La folle logica del recupero energetico è sistematicamente prevalsa, incentivata dai meccanismi distorsivi del mercato quali CIP6 e certificati verdi, rispetto a qualsiasi ragionamento basato sul principio di precauzione teso a non creare danni gravi o irreversibili alla natura.
Le regole della finanza hanno anche qui prevalso sulle sane ragioni del reale, del diritto alla vita, alla salute, all'equilibrio dell'ambiente.

Contro questa logica proponiamo un netto cambio di paradigma che restauri la corretta scala di valori e convenienze.

Nel definire il nostro progetto riteniamo indispensabile compiere un salto paradigmatico, culturale ed industriale, superando l’idea arcaica e opportunistica di Ciclo Integrato dei Rifiuti: occorre passare alla Filiera dei materiali per il Riciclo Totale della Materia – Combustione Zero.
Il ciclo integrato
(così come alcune delle proposte “accomodanti” di Rifiuti Zero Italia e di alcuni dei loro pretesi esperti scientifici) è un sistema lineare ed unidirezionale, basato sul modello socio-economico ormai causa della palese crisi economica mondiale della “crescita continua”, sistema lineare che va dallo sfruttamento continuo ed illimitato di risorse alla distruzione finale della materia, con gravi impatti sulla salute e l’ambiente.

La Filiera dei materiali per il Riciclo Totale della Materia – Combustione Zero è, di contro, un modello circolare che tende a ricostruire le dinamiche del ciclo naturale e si basa sul recupero totale della materia: questo può avvenire attraverso l'organizzazione di raccolte differenziate di qualità che garantiscano davvero il recupero dei  materiali. Per tale motivo proponiamo quale presupposto indispensabile della filiera l'organizzazione della raccolta e la selezione finalizzata al riuso riutilizzo: è possibile farlo da ora, non serve pianificare impianti.
Superare il ciclo integrato dei rifiuti significa
individuare tutte le possibili soluzioni che rendono il rifiuto materiale riutilizzabile, ricostruendo il ciclo naturale di vita degli oggetti, attraverso azioni e processi misurabili anche in termini di qualità.
La raccolta differenziata perché sia efficace e non sia funzionale alla logica del ciclo integrato dei rifiuti deve essere finalizzata effettivamente al riciclo della materia
. Il sistema di Raccolta differenziata deve essere correlato ad un preciso sistema di controllo della qualità (per questo si privilegia il porta a porta), deve avvenire in parallelo ad un reale intervento di formazione della popolazione e puntuali strumenti di comunicazione che chiariscano modalità e tempi dei conferimenti con dettagliate qualificazioni delle tipologie di rifiuti (importantisima la raccolta separata e controllata del compost e la correlazione con opportuni circuiti agricoli per l'utilizzo); a valle della raccolta (che rimane il momento più importante di responsabilità, che unifica la responsabilità del cittadino e quella delle amministrazioni, impegnate a fornire gli strumenti adeguati)  si  connette  un sistema di impianti di selezione meccanica, ricerca e recupero attraverso il quale è possibile effettuare una seria classificazione merceologica dei materiali, un'analisi rigorosa del residuo post selezione e un’attenta verifica del  controllo di qualità.
Senza questi presupposti le strategie di raccolta differenziata diventano funzionali all'incenerimento. Infatti i materiali provenienti da raccolte differenziate non controllate vanno ad aumentare le percentuali del Rifiuto Urbano Residuo definito “indifferenziato non riciclabile” destinabile solo a impianti di tritovagliatura, discariche e inceneritori. Troppo spesso infatti in Italia sono passate posizioni “ibride” sulla produzione di CDR e l'utilizzo di grandi impianti per trattare l'umido anche in assenza di una corretta gestione della raccolta differenziata, mascherandone in tal modo i difetti e mandando a combustione gran parte del residuo della loro lavorazione (ritornando di fatto allo schema di ciclo integrato). A questo tipo di impostazione contrapponiamo un’alternativa che punti al solo trattamento meccanico manuale a valle della raccolta, organizzando sin da SUBITO sistemi di raccolta differenziata che garantiscano la qualità dei materiali.

L’attuale organizzazione della R.D. è condizionata anche dal CONAI (vero e proprio problema nazionale che altera e condiziona lo stesso mercato e gli introiti degli enti locali), che si occupa solamente di imballi. Per questo molte realtà organizzano la raccolta differenziata solo in base alla separazione dei materiali intercettati dal CONAI, trascurando completamente il riciclo del misto secco, cioè quella la materia secca, post separazione a monte dell’organico, che non è imballo e che può e deve essere avviata il più possibile a  riciclo, recupero, riuso.
Questo è un grosso spreco, che per di più rende conveniente la combustione, a questo spreco ci opponiamo proponendo la nostra alternativa: investiamo in lavoro e in raccolta differenziata, diciamo stop alle convenienze finanziarie del CONAI e puntiamo sul risanamento dei terreni agricoli.
Il secco deve essere separato/selezionato in impianti appositi. In fase di raccolta si devono prevedere diversificazioni a monte, ma non si può prescindere da separazione meccanico/manuale a valle.
A valle della separazione del secco residuo e relativo avvio a riciclo separato delle diverse frazioni, rimane un materiale misto, che può ancora essere trattato in estrusione e dunque essere ulteriormente riciclato (vedi estrusione).
Ovviamente la disponibilità di tale tecnologia deve affiancarsi all’impegno per la riduzione delle plastiche ed in generale di tutti i materiali non correttamente classificabili.

Non possiamo dimenticare la necessità di utilizzare l'analisi della raccolta differenziata anche al fine di migliorare i prodotti e renderli sempre più compatibili con riciclo e recupero: anche qui nuovo lavoro, ricerca, studio e inovazione.

Da quanto sopra descritto possiamo affermare che la cosiddetta “fase transitoria” è un pretesto per giustificare la combustione: infatti la scelta di organizzare o meno raccolte differenziate porta a porta con controllo di qualità dipende solo dalla volontà delle amministrazioni, loro possono fare sin da subito investimenti per organizzare una filiera che faccia sì che tutte le frazioni siano separate e che il secco residuo contenga basse percentuali di umido e che si promuova una filiera per il riciclo e recupero dei materiali. Tutto ciò può essere organizzato in tempi brevi, i cittadini hanno dimostrato di rispondere positivamente e la vera discriminante consiste nella volontà politica di investire nella raccolta anziché in filiere impiantistiche invasive che ipotecano per decenni l’economia, l’ambiente e la stessa salute dei cittadini. Basta investire su una filiera di azioni e di lavoro anziché “buttare denaro” in impianti inquinanti.

 Una corretta RD deve in conclusione essere basata su questi principi:

  1. mappatura e anagrafe delle utenze
  2. servizio dedicato porta a porta con sistema di controllo dei conferimenti
  3. le modalità di raccolta possono (e debbono) essere personalizzate sulle esigenze delle diverse aree e dei diversi target di popolazione
  4. raccolta differenziata separata per particolari tipologie secondo precise indicazioni merceologiche e calendario di conferimento settimanale
  5. completa separazione della frazione umida alla fonte
  6. tariffa puntuale personalizata in base al conferimento
  7. le frazioni separate dei materiali devono essere avviate a centri di selezione meccanica e/o ulteriore separazione meccanico manuale per essere riavviate al circuito produttivo
  8. centri di ricerca sul residuo e di design industriale per nuove soluzioni di prodotto e di imballo/distribuzione o per migliorare gli standard di separazione alla fonte

In particolare la frazione umida, compostata, va destinata all'agricoltura e alla valorizzazione dei terreni. In quest'ottica riteniamo strategico il conferimento diretto alle imprese di produzione agricola, il compostaggio a terra, l'incentivazione dell'auto-compostaggio domestico e nelle aziende agricole. Parallealamente può essere importante il collegamento con istituti di formazione ed Università nell'ambito agrario, agroalimentare e di analisi e ricerca geologica.

Coordinamento Regionale rifiuti della Campania
(CO.RE.ri)

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