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I giorni dell'Ilva pride, da Ippazio Stefano a Nichi Vendola



“I tarantini sono orgogliosi di un’industria come l’Ilva in cui convivono
lavoro ed ambiente”.

Chi diceva queste parole?

Il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. La dichiarazione è apparsa il 20
novembre 2009 sul Corriere del Giorno.

Ovviamente nulla pretese come prescrizioni all'ILVA nell'ambito dell'AIA
(Autorizzazione Integrata Ambientale).

Il 4 agosto 2011 l'allora Ministro Stefania Prestigiacomo annotava - nella
parte delle "premesse" del testo dell'AIA - che "il sindaco di Taranto non
ha formulato per l'impianto specifiche prescrizioni ai sensi degli
articoli 216-217 del Regio Decreto 27 luglio 1934, numero 1265". Quel
Regio Decreto offriva e offre al Sindaco dei “superpoteri”, che possono
giungere fino alla chiusura di un'industria che arrechi danno alla salute.

Ma non è finita qui. La vigile attenzione del Sindaco di Taranto arrivava
a questi elogi verso l'azienda: "Mi complimento per gli sforzi e i
risultati ottenuti da Ilva. Attraverso i recenti dati clinici che ci
giungono dalle Asl territoriali, emergono dati confortanti in relazioni
alle malattie più gravi, patologie che non risultano in aumento, anche
grazie al miglioramento dell'ambiente e della qualità dell'aria".

Queste lusinghiere parole del sindaco Ippazio Stefàno sono state poi
smentite dalle perizie commissionate dalla magistratura, ma sono state ben
evidenziate sulla rivista patinata dell'Ilva "Il Ponte", nell'ottobre
2011.

Tuttavia il Sindaco era in buona compagnia, visto che a maggio 2011 il
periodico pagato dai Riva aveva già ospitato questa dichiarazione di Nichi
Vendola, presidente della Regione Puglia: “Chiesi ad Emilio Riva, nel mio
primo incontro con lui, se fosse credente, perché al centro della nostra
conversazione ci sarebbe stato il diritto alla vita. Credo che dalla
durezza di quei primi incontri sia nata la stima reciproca che c’è oggi".



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