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"Non capisco tutto questo". Articolo di Enrico Peyretti sull'Afghanistan



"Non capisco tutto questo", ha detto ad un commilitone, pochi giorni fa,
l'ultimo soldato italiano ucciso in Afghanistan "in uno scontro a fuoco"
(cioè dove sparano tutti). Ma era felice, il povero giovane, quando
andando nei villaggi vedeva il sorriso dei bambini (dal GR1).
Anch'io ero bambino quando i sodati tedeschi occupavano l'Italia. Non si
era soltanto e sempre nemici. Avevano occupato anche delle stanze in casa
nostra. Venivano in cucina a prendere l'acqua. Insegnavano a noi bimbi
come si dice luna in tedesco. Uno che sapeva fare giochi di prestigio una
sera in casa, nella sua divisa grigia, tenne uno spettacolo mirabolante, e
ci fece felici. Ci vendettero delle parti di finimenti da cavallo, che per
me e i miei fratelli diventarono la prima orgogliosa cintura di ottimo
cuoio per i pantaloncini che ci faceva la mamma, fino ad allora tenuti su
con un elastico. Un vivere insieme diseguale e armato è un brutto
convivere, eppure è un vivere. Noi bimbi sapevamo che i tedeschi
uccidevano i partigiani che conoscevamo, sequestravano gli animali dei
contadini, compivano una grave ingiusta occupazione e volevamo la loro
sconfitta. Capisco i bambini dei villaggi afghani, quando riescono a
sorridere. Ma anch'io, come l'ultimo (per ora) soldatino italiano ucciso,
"non capisco tutto questo".

Enrico Peyretti



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