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Altro che provocazione artistica. Toscani offende L'Aquila e l'Abruzzo




Altro che provocazione artistica. Toscani offende L'Aquila e l'Abruzzo
Il noto fotografo dopo gli insulti dei giorni scorsi se ne stia a casa. L'Aquila non ha bisogno di passerelle ma pretende  rispetto
 
 
Il 6 Aprile 2009 L'Aquila e l'Abruzzo sono stati devastati da una terribile scossa di terremoto. Nulla è rimasto come prima, ma tanti, troppi hanno agito(o non agito, a seconda dei ruoli) perché tutto rimanesse esattamente come nelle loro immediatamente successive. Alla distruzione del terremoto si sono aggiunti in questi quattro anni uno Stato assente e incapace, le cricche, le mafie e molto altro. In questo molto altro ci sono state innumerevoli passerelle, buone solo per l'apparire di qualcuno, e un florilegio di "esternazioni in libertà". Troppe persone, che mai hanno messo piede a L'Aquila e che non hanno minimamente vissuto il dramma di questi quattro anni, si sono sentite in diritto di pontificare e giudicare a ruota libera. Nel gennaio 2011 esprimemmo la nostra indignazione e, ci sia consentita, la nostra rabbia per gli insulti dell'europarlamentare Borghezio. E' stata poi la volta di Vittorio Sgarbi (già autore di pubblici insulti nei confronti del giornalista Antonio Mazzeo e la cui esperienza amministrativa a Salemi si è conclusa nella maniera, certamente non edificante, che le cronache ci hanno raccontato). Nei giorni scorsi è stata la volta di Oliviero Toscani. Il noto fotografo, prima di giungere a L'Aquila, si è lasciato andare a gravissimi insulti verso la città e i suoi abitanti. Insultati che dimostrano quanto a Toscani interessino le sorti della ricostruzione e il futuro del capoluogo abruzzese. E, soprattutto, quanto Toscani abbia seguito e vissuto le vicende successive al sisma del 6 Aprile. Non si venga a dire che Toscani è un artista e che le sue sono "provocazioni intellettuali". No, le sue parole sono solo insulti, parole offensive e gravissime. Affermazioni che possono provocare soltanto sdegno e indignazione. Se l'idea di Oliviero Toscani è che L'Aquila va abbandonata al suo destino e che non merita di essere in Italia resti a casa, non venga in Abruzzo, non metta piede in città. Siamo stanchi di parole, siamo stanchi di vedere passerelle!! Dov'era Toscani nelle estati del 2009 e 2010, mentre migliaia di aquilani erano letteralmente prigionieri delle tendopoli? Dov'era mentre migliaia e migliaia di aquilani sono state costrette ad abbandonare la città, spostati a migliaia e migliaia di chilometri? Dov'era mentre gli aquilani subivano la gestione dell'emergenza autoritaria della Protezione Civile di Bertolaso? Dov'era Oliviero Toscani mentre a Roma i cittadini e le cittadine che chiedevano la ricostruzione della città sono stati brutalmente repressi e manganellati? La risposta a queste domande è una sola: da un'altra parte, non si è minimamente preoccupato di quanto stava accadendo. Ora, oltre 4 anni dalla notte dal sisma, arriva in città, si permette di giudicare e offendere. E, magari si aspetta anche applausi, baci e abbracci. Resti a casa il noto fotografo, vada a "provocare" da un'altra parte. E, se proprio giungerà in città, provi l'arte (lui che viene unanimemente definito un "grande artista") del silenzio, ascolti, s'informi e cerchi di conoscere la realtà e i fatti. Scoprirà così che non è L'Aquila ad aver abbandonato l'Italia. Ma lo Stato, il Governo che da quattro anni appare incapace di essere al fianco della città, di restituirgli una prospettiva di futuro, di essere Stato. Si faccia raccontare la vicenda della rimozione delle macerie, si domandi come è possibile che in questi quattro anni abbiamo visto soprattutto immobili ricostruiti da ambasciate straniere o da organizzazioni private. Si faccia raccontare le manganellate del 2010, la vita nelle tendopoli, le truffe e i banchetti delle cricche. Se vuole invece offendere ancora, se vuole aggiungere altre parole a quelle gravissime dell'altro giorno, resti a casa. Sicuramente la sua assenza non sarà un dramma per la città...
 
Ultimo inciso finale: Toscani, oltre a dire che l'Italia deve abbandonare L'Aquila, ha definito la città "una vecchia puttana". Noi siamo legati, e resteremo sempre legati, a persone totalmente, radicalmente e veramente libere come Dé Andre e don Andrea Gallo. Che ci hanno lasciato tantissimi insegnamenti. Uno dei quali è quello che nelle persone le migliori qualità non sono la condizione sociale o le ricchezze personali. E che spesso gli ultimi, gli emarginati, coloro che la società condanna e isola sono umanamente migliori di tanti notabili. Come disse don Gallo, l'incontro con "una puttana della città vecchia" può arricchire immensamente. Ma, purtroppo, in questi anni L'Aquila ha incontrato soprattutto mafiosi, cricche, uno Stato assente o incapace di essere Stato. E personaggi in cerca di passerelle a uso e consumo di loro stessi...
 
 
Alessio Di Florio
Ass. Antimafie Rita Atria
PeaceLink Abruzzo
 
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