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[News] Taranto e la Terra dei fuochi, similitudini e differenze



Taranto e la Terra dei fuochi sono proprio uguali?

Articolo di
Fulvia Gravame
Responsabile nodo PeaceLink di Taranto


Stasera nella Concattedrale di Taranto monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, e 
don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, parleranno del tema “Chiamati a custodire 
la vita”. Il decreto legge n. 136 sull’emergenza Terra dei fuochi dedica anche 2 articoli 
all’ILVA e dunque nella mente del legislatore è presente un’assimilazione. Ci sono 
somiglianze tra Taranto e la Campania, a cominciare dalla contaminazione della catena 
alimentare. A Taranto vige il divieto di pascolo per 20 km intorno alla città e quello di 
coltivazione dei mitili nel primo seno del Mar Piccolo, dopo il ritrovamento di diossina 
nel pecorino e nei mitili da parte di 2 associazioni ambientaliste. In entrambi i 
territori le imprese di settore sono crollate e i prodotti agroalimentari sono stati 
oggetto di un discredito generalizzato. In entrambi si attendono le bonifiche, mentre a 
Taranto chi inquina non paga. Poi ci sono istituzioni inefficienti: possibile che nessuno 
si sia accorto dei camion in Campania? Possibile che il Comune di Taranto impieghi quasi 
9 anni per chiedere il risarcimento danni ai Riva? Tutto questo si traduce in una perdita 
secca di opportunità lavorative in agricoltura, pesca e turismo. Istituzioni spesso sono 
incapaci non hanno ascoltato i cittadini che hanno reagito con manifestazioni imponenti.
Vi sono però alcune differenze: a Taranto l’inquinamento deriva da una o più industrie, 
mentre in Campania dall’azione combinata di diversi soggetti tra i quali la camorra ed è 
più facile sentire sdegno. Il decreto 136/2013 “Terra dei fuochi” contiene “misure volte 
a garantire la sicurezza agroalimentare in Campania”, mentre nulla prevede in merito per 
Taranto. Taranto è un SIN, sito di interesse nazionale, da 27 anni fa; avrebbero dovuto 
avviare interventi di messa in sicurezza, bonifica, monitoraggio ambientale e sanitario. 
Anche nella Terra dei fuochi l’inquinamento dura da anni, ma non è stata dichiarata area 
SIN. Inoltre, possediamo dati sanitari sugli abitanti di Taranto da due anni, grazie alla 
perizia epidemiologica di marzo 2012, allo Studio S.E.N.T.I.E.R.I., al Registro tumori e 
al Rapporto di Valutazione del danno sanitario. Nella Terra dei fuochi invece le indagini 
epidemiologiche e il Registro tumori sono in ritardo. Su Taranto ben quattro governi 
(Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) hanno legiferato per autorizzare l’ILVA a produrre in 
barba alle imponenti proteste della gente, ai provvedimenti della magistratura e ai 
richiami della Commissione Europea. Il limite di un cancerogeno (il benzo(a)pirene) è 
stato sospeso nel 2010. In Campania il decreto “Terra dei fuochi” ha prontamente messo a 
disposizione risorse per tutelare l’agricoltura e la salute. In Campania alcuni sindaci e 
i parroci sono intervenuti nelle manifestazioni. A Taranto l’inchiesta “Ambiente 
svenduto” ha invece messo in luce discutibili rapporti fra ILVA, Curia e Sindaco. Società 
civile e magistratura per fortuna hanno colmato questo fallimento, sia a Taranto sia 
nella Terra dei Fuochi. La speranza nasce dal fatto che vi è un gran fermento legato alla 
possibilità di individuare alternative economiche ed ecologiche alla grande industria e 
che persino alcune associazioni datoriali si sono unite a questa richiesta. Lo stesso 
vescovo di Taranto ha promosso iniziative di ascolto della cittadin
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