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La nonviolenza e' in cammino. 821



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 821 del 26 gennaio 2005

Sommario di questo numero:
1. Umberto Santino: Cara Felicia
2. Per una bibliografia sulla Shoah (parte prima)
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
4. Per saperne di piu'

1. MEMORIA. UMBERTO SANTINO: CARA FELICIA
[Dal sito del Centro Impastato di Palermo (per contatti: e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it) riprendiamo l'intervento di
Umberto Santino al funerale di Felicia Impastato, svoltosi a Cinisi il 9
dicembre 2004.
Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici
piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi
studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri
criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e
criminalita'. Il Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"
(via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax 091348997,
e-mail: csdgi at tin.it, sito internet: www.centroimpastato.it) e' un istituto
di ricerca tra i piu' accreditati in campo internazionale, particolarmente
specializzato su mafia e poteri criminali; operante dal 1977, e' stato
successivamente intitolato a Giuseppe Impastato, militante della nuova
sinistra assassinato dalla mafia nel 1978; una sintetica ma esauriente
scheda di autopresentazione, di quattro pagine, e' richiedibile presso il
Centro Impastato. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia
difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e
guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano
1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia
agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto
Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio
a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda
edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di
sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano
di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto
politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia
interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la
democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella
della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in
terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato",
Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di
Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e
il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino,
Soveria Mannelli 2000. Scritti su Umberto Santino: Peppe Sini, Una rassegna
bibliografica di alcuni lavori di Umberto Santino. La borghesia mafiosa tra
violenza programmata, "doppio Stato" e capitalismo finanziario, Centro di
ricerca per la pace, Viterbo 1998, 2003.
Felicia Bartolotta Impastato e' la madre di Giuseppe Impastato (1948-1978),
il militante antimafia di Cinisi (Pa) assassinato dalla mafia; Felicia
Bartolotta Impastato lo ha sostenuto nella sua lotta, che ha proseguito dopo
l'uccisione del figlio. E' deceduta nel dicembre 2004. Opere di Felicia
Bartolotta Impastato: La mafia in casa mia, intervista di Anna Puglisi e
Umberto Santino, La Luna, Palermo 1987. Opere su Felicia Bartolotta
Impastato: di lei ovviamente si parla ampiamente nei libri dedicati alla
figura di Peppino Impastato.
Giuseppe Impastato nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi
(Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e
rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia
difficile", fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Scritti di Peppino
Impastato: Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano
di documentazione Giuseppe Impastato, seconda edizione Palermo 2003. Opere
su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il
depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei
coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La
mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti
imperfetti, Mondadori, Milano 1994. Tra le pubblicazioni recenti: AA. VV.,
Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001
(pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia
presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi
Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio
Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica
Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film
omonimo). Ma cfr. anche le molte ottime pubblicazioni del Centro siciliano
di documentazione "Giuseppe Impastato"]

Cara Felicia,
oggi ti daro' (ci daremo) del tu, per la prima volta. Ci siamo intravisti
ventisei anni fa, quando su queste strade pesava una nuvola densa di morte.
Era il 10 maggio 1978, giorno dei funerali di Peppino. Eravamo in centinaia,
forse mille, venivamo in gran parte da fuori (di Cinisi, come del resto dopo
e anche oggi, non erano in molti).
Tu eri dietro la bara, con il tuo vestito nero, silenziosa, chiusa nel tuo
lutto. Una donna siciliana, si sarebbe detto: la solita donna siciliana, la
mater dolorosa, una figura arcaica, uno stereotipo. All'improvviso, come a
rispondere agli slogans dei compagni ("Peppino e' vivo e lotta insieme a
noi"), si levo', alto, deciso, il pugno chiuso di Giovanni. Era una prima
risposta. Un filo cominciava a intrecciarsi. Dentro la famiglia Impastato
qualcuno dichiarava pubblicamente di prendere il testimone, si schierava
apertamente con Peppino e con i suoi compagni. Ai muri del paese in un
piccolo manifesto si leggeva: "Peppino Impastato e' stato assassinato.
L'omicidio ha un nome chiaro: mafia".
Il giorno dopo ci doveva essere il comizio di chiusura della campagna
elettorale. Doveva parlare Peppino. Ma il corpo di Peppino era ormai ridotto
in briciole e a salire sul palchetto su cui Peppino era salito tante volte
ora c'era un compagno di Peppino, Giampiero La Fata e il compagno Franco
Calamida di Milano. Inaspettatamente c'ero pure io. I compagni mi avevano
chiesto di prendere la parola e di dire quello che mi suggerivano: che per
dieci anni Peppino aveva denunciato la mafia e i mafiosi, con nomi e
cognomi. Che era un omicidio e che non poteva che essere un omicidio di
mafia. Che i mafiosi di Cinisi erano arcinoti, e che in testa a tutti c'era
Gaetano Badalamenti. Ad ascoltare il comizio c'erano poche persone e il
corso di Cinisi era un nastro lunghissimo di finestre chiuse. E dissi: "Se
queste finestre non si apriranno, tutto il lavoro di Peppino e' stato
inutile". Le finestre non si sono aperte, non sono aperte neppure oggi, ma
il lavoro di Peppino, e il nostro, nonostante tutto, non e' stato inutile.
Lo stesso giorno abbiamo presentato un esposto alla procura, ribadendo
quelle semplici verita'. Ma intanto un'altra versione si affermava: Peppino
era morto compiendo un atto terroristico e il clima di quei giorni avallava
quella versione. Lo stesso giorno del delitto era stato trovato il corpo
senza vita di Aldo Moro.
Il 16 maggio 1978 e' una data storica. Quel giorno, i familiari di Peppino,
la madre e il fratello, presentavano un esposto alla procura, scrivendo:
"Giuseppe e' stato l'ispiratore e il conduttore delle campagne di denuncia
contro i Badalamenti e contro tanti altri presunti mafiosi", che si trattava
di un omicidio e chiedendo giustizia. Era una rivoluzione, domestica e
sociale. I familiari di Impastato, invece di scegliere la strada della
vendetta privata, fedeli a un codice mafioso e barbarico, venivano allo
scoperto e sceglievano un'altra strada. La madre di Peppino, con addosso gli
abiti neri della donna siciliana indossati per una sequela di lutti, si
recava al palazzo di giustizia, presentava l'esposto, parlava con i
giornalisti, con Mario Francese, e dichiarava: "Si', sono la moglie di Luigi
Impastato e la cognata di Cesare Manzella, mio figlio e' stato ucciso, non
voglio vendette, chiedo giustizia".
"I morti uccidono i vivi", leggiamo nelle Coefore di Eschilo, delitto chiama
delitto, sangue chiama sangue. Gli Impastato violavano la legge del
taglione, barbarica e mafiosa, non avviavano una faida o una guerra di mafia
contro Badalamenti, ma si schieravano con i compagni di Peppino, con noi del
Centro siciliano di documentazione, difendevano la memoria di Peppino,
infangata dalla menzogna, iniziavano una battaglia che doveva essere lunga e
riservare innumerevoli amarezze. Era una rivoluzione, una rivoluzione
possibile ma dura e difficile, e come tutte le rivoluzioni ha avuto i suoi
costi.
*
Ti ricordi Felicia, l'isolamento, i bocconi amari (tra i piu' amari: il
Ministero dell'Interno che negava a Peppino il riconoscimento di vittima
della mafia e la Presidenza della Repubblica che non ha mai risposto a un
ricorso presentato nel 1996), l'inchiesta chiusa e riaperta innumerevoli
volte e poi la difficile emersione della verita'? Non si trattava solo di
chiedere giustizia e stare ad aspettare, ma di avere un ruolo attivo,
raccogliere prove (come erano stati i compagni a raccogliere i resti di
Peppino, frettolosamente lasciati in giro, prendere le pietre macchiate di
sangue nel casolare dove era stato tramortito prima di collocarne il corpo
sui binari, con una carica di tritolo sotto il torace), scavare nella
memoria, sostituirsi agli investigatori e ai magistrati, smantellare
l'edificio di menzogne messo rapidamente in piedi.
Nel primo anniversario dell'assassinio di Peppino abbiamo organizzato la
manifestazione nazionale contro la mafia, la prima della storia d'Italia.
Vennero in duemila, da ogni parte del Paese e gia' allora la storia di
Peppino e dei suoi familiari usciva dagli stretti confini della provincia
siciliana. Ma per anni siamo stati in pochissimi a ricordare Peppino, eppure
nel 1984 ottenevamo un primo, significativo risultato. Rocco Chinnici,
assassinato nel 1983, e Antonino Caponnetto, venuto da Firenze a prendere il
suo posto, scrissero la sentenza in cui si diceva inequivocabilmente:
Peppino e' stato ucciso, l'ha ucciso la mafia ma e' impossibile individuare
mandanti ed esecutori. Stampammo il dossier Notissimi Ignoti, curato da
Salvo Vitale e Felicetta, raccogliemmo le testimonianze dei compagni e la
tua storia di vita, pubblicata nel volume La mafia in casa mia. E ti sei
ricordata del viaggio di tuo marito negli Stati Uniti, quando ai suoi
parenti aveva detto: "Prima di uccidere Peppino debbono uccidere me". Dopo
un volantino piu' duro ed esplicito del solito (Badalamenti era etichettato
come "esperto di lupara e di eroina") era venuto a casa, in cerca di Luigi,
tuo marito, Vito Palazzolo e aveva portato l'ambasciata: don Tano gli vuole
parlare.
Abbiamo fatto subito un esposto, presentato alla Procura il libro in bozze e
Falcone parti' per gli Stati Uniti in cerca di quei parenti, ma l'inchiesta
doveva essere ancora una volta archiviata. Si doveva riaprire alcuni anni
dopo ma dovevano passare ancora altri anni prima di arrivare a Badalamenti.
Ti ricordi quando i carabinieri vennero a perquisire casa tua e le case dei
compagni e non andarono a rovistare neppure per finta nelle cave e nelle
abitazioni dei mafiosi? Chinnici e Caponnetto avevano parlato di
depistaggio, ma anche quando si e' arrivati a Badalamenti dei depistatori
non si parlava piu'.
Ti eri data un appuntamento: il processo a Badalamenti, la scena l'aula
bunker e tu che gia' ti muovevi stentatamente, sorretta dall'avvocato,
seduta su una seggiola, con l'indice puntato contro il boss dietro un
teleschermo. "Sei tu l'assassino di mio figlio" hai gridato e tu, con tutta
la tua fragilita', eri un'accusatrice dissacrante e implacabile; lui, il
boss dei due mondi, il capomafia irriducibile e tutto d'un pezzo, un povero
vecchio, uno straccio d'uomo che non resisteva al peso della tua accusa.
Il giorno tanto atteso era arrivato, ma tu ormai non eri solo una madre alla
ricerca di giustizia per il figlio assassinato. Eri gia' da tempo un punto
di riferimento per chiunque lottasse contro la mafia. La tua casa era gia'
diventata un altare civile, un santuario laico, con tutte le carte delle
attivita' di tanti anni appese alle pareti come gli ex voto.
Anche grazie a un film che e' arrivato dove noi, con i nostri poveri mezzi
(il Centro e' stato e continua ad essere autofinanziato, una scelta
obbligata tra tanti accaparratori di denaro pubblico, in nome di
un'antimafia tra spettacolo episodico e retorica continuata), non potevamo
arrivare, qui, tra queste pareti, sono venuti in tantissimi, vecchi
partigiani e giovanissimi dei noglobal. Sono venuti studenti da tutta
l'Italia, sono venuti gli scout, commossi e felici di incontrarti. Qui si
sono incontrate Felicia Bartolotta e Pina Grassi, Rita Borsellino e Haidi
Giuliani, donne diversissime, provenienti da mondi lontani, che si sono
capite e riconosciute. Qui e' arrivato Armando Gasiani, deportato a
Mauthausen, originario di Anzola nell'Emilia, Comune di cui Felicia era
cittadina onoraria, e tra lui e Felicia, che conosceva bene solo il
siciliano, non c'e' stato nessun problema di comunicazione. Le Resistenze,
tutte le Resistenze, da quella antifascista a quella antimafiosa a quella
antiliberista, si sono incontrare nel piu' naturale dei modi. Tutti sono
venuti a parlare con te e a imparare da te. Dicevi: "Tenete la schiena
dritta e la testa alta". Non e' stato mai facile, ma oggi e' piu' difficile
che mai.
*
Sul manifesto che questa notte, grazie a Liborio e a pochi altri, abbiamo
appeso sui muri di Cinisi (l'abbiamo fatto in un giorno di festa, i
tipografi hanno lavorato con noi, certo per amicizia nei nostri confronti ma
soprattutto per affetto verso di te) abbiamo scritto: Ciao Felicia, non
mamma Felicia, come sarebbe stato piu' ovvio. Perche' in tutti questi anni
non sei stata soltanto moglie (di un mafioso, che a un certo punto ha
cercato di difendere il figlio dalle mani degli assassini) e madre (di un
rivoluzionario), ma donna per te, matura dentro te stessa, forte di una tua
autonomia, di un tuo personale carisma che rendeva il colloquio con te, o
anche un semplice saluto, un'esperienza preziosa e irripetibile.
Qui e' passata la storia dell'Italia migliore, non solo della Sicilia, ma di
tutta l'Italia. Qui sono venuti il presidente e i rappresentanti della
Commissione parlamentare antimafia a consegnarti la relazione sul
depistaggio nel caso Impastato. Hai detto: "avete resuscitato mio figlio",
ma prima che in quelle carte, Peppino l'avete resuscitato tu, Giovanni e
Felicetta, i compagni di Peppino che non si sono piegati alla disperazione e
alla resa, l'abbiamo resuscitato Anna e io e gli altri compagni del Centro
che abbiamo intitolato a Peppino quando quasi tutti pensavano che fosse un
povero disperato saltato sulla sua bomba. Una grande vittoria, tua e nostra,
questa relazione, che abbiamo pensato potesse e dovesse essere la prima
pagina di una storia dell'impunita' (tutte le stragi, da Portella a Bologna,
sono ancora impunite o solo parzialmente punite), ma il vento doveva andare
in altra direzione e ora ci troviamo con un governo e una maggioranza che
sono i peggiori di tutta la storia italiana. Una vergogna da rimuovere al
piu' presto.
Cara Felicia, negli ultimi anni, dopo il processo e la condanna di
Badalamenti, era come se prendessi gradualmente commiato, ti preparassi a
lasciarci, consapevole che avevi svolto fino in fondo il compito che ti eri
assegnato. Eri ormai all'apice della tua fragilita' e della tua forza. Mi
hanno riferito di un tuo colloquio con il segretario nazionale di
Rifondazione. Hanno dovuto spegnere i registratori perche' le cose che
dicevi sull'attuale governo, ma pure sull'opposizione, erano troppo al di
fuori dei canoni del politically correct. Mi hanno detto che ultimamente eri
contentissima per la pioggia di solidarieta' dopo la condanna di Giovanni in
seguito alla citazione del difensore di Badalamenti che si era sentito
"diffamato".
Tra piccole e grandi soddisfazioni (avevi "decretato" che Badalamenti non
poteva essere sepolto a Cinisi e avevi ribadito che certi delitti non
possono essere perdonati) e attutite amarezze, ti preparavi a morire, eri tu
che davi l'appuntamento alla morte. Sei morta serenamente, come chi giunge
consapevolmente alla fine del viaggio. La bellezza del tuo volto, composto
nella morte, ci dice con quanta serena dolcezza e' avvenuto il tuo trapasso.
Una morte da augurarsi e da augurare.
Ieri e' venuto un sacerdote a recitare l'ufficio dei morti. Diceva che sei
morta il giorno di Santa Fara, patrona di Cinisi, lo diceva mentre sulla
strada era da poco passata la processione dell'Immacolata, dietro cui ai bei
tempi sfilava il fior fiore della mafia locale, a cominciare da Cesare
Manzella, con l'abitino e la candela in mano. Se per i cattolici il giorno
della morte e' il dies natalis, il 7 dicembre e' il giorno natale di Santa
Felicia, santa laica.
*
Mentre venivano in tanti a vegliare la tua morte, sul tavolo della tua
stanza da pranzo scrivevo alcune parole, che ti sono dedicate. Richiamano
immagini che mi sono rimaste negli occhi. Lo scorso 9 maggio, quando tu,
malferma sulle gambe, aiutandoti a camminare con una sedia, ti sei
affacciata su questa soglia, e distribuivi garofani rossi (un fiore caduto
in disgrazia!) alle mani dei giovani e dei meno giovani che erano venuti a
ricordare Peppino e a riflettere sui problemi che abbiamo di fronte (dal
neoliberismo alla guerra preventiva, dall'immigrazione clandestina che ha
fatto del Mediterraneo un mare di morte al saccheggio del territorio, per
riprendere un tema che fu di Peppino). Questa e' la prima immagine.

Distribuivi garofani rossi
alle mani levate nel pugno
e il gesto restituiva
valori dimenticati
come bandiere
colorate di primavere
che dovevano ancora nascere.
Gli occhi nutrivano silenzi
grandi come orizzonti
e le parole sgorgavano dalle labbra
lievi di tenerezza
fermentate d'ironia
taglienti di sarcasmo
come quelle di tuo figlio,
una sfida per i mafiosi
che non tolleravano
la tua forza di donna
maturata nell'ombra
esplosa in un giorno di maggio
quando credevano di uccidere la vita
camuffandola da morte.
Ti sia dolce la notte
Felicia
e la gioia del tuo nome
segua i nostri passi
alla ricerca del mattino.

Una seconda immagine e' di qualche minuto fa. La camera ardente nella stanza
dove hai ricevuto tantissime persone, il rosario tra le tue mani e il
crocifisso al capezzale. Felicia, raccontandosi ad Anna e a me in La mafia
in casa mia, dice di credere in Dio ma di non fidarsi dei preti. Dice una
cosa che dicevano tantissimi anni fa le donne dei Fasci siciliani, quando
organizzavano lo sciopero del Corpus Domini, per protestare contro i preti
che diffamavano loro e Nicolo' Barbato, dirigente dei Fasci, una delle
figure piu' alte del movimento operaio e contadino italiano ed europeo. Cosa
penserebbe Felicia viva di quello che le sta accadendo da morta?

Ti hanno messo un rosario tra le dita
e un crocifisso culla il tuo sonno
con le sue braccia di morto
ma le preghiere che affiorano
dalla tua bocca
sono piu' antiche
di quelle che si leggono
nei libri sacri
e parlano a un dio
che agita le viscere delle partorienti
e accoglie i deliri dei moribondi.
L'inferno a cui siamo condannati
e' in questa vita
e i nostri occhi
sono l'unica terra
dove fioriscono i paradisi.

La terza immagine richiama la bellissima fotografia di Gabriella Ebano che
abbiamo messo sul manifesto: Felicia che apre la porta-finestra di questa
casa.

Ora da morta
potrai spalancare le finestre
con mani piu' sicure
di quelle che ti reggevano da viva.
Ora nessuno potra' dire
di non sentire la tua voce
levata a condannare i carnefici
e a maledire i vigliacchi.
E' piu' forte il tuo silenzio
di questi rumori
che giungono da un mondo
che non ha imparato
a viversi.

Continuera' ad essere aperta questa casa. E qui, cara Felicia, davanti al
tuo silenzio, prendiamo con te alcuni impegni, sperando di saperli
mantenere. Ieri Moffo Schimmenti, un compagno storico delle Madonie, mi
raccontava che qualche tempo fa gli hai detto: "Dovete fare di piu', perche'
la mafia e' troppo forte". Cercheremo di fare di piu'. Ma in primo luogo
cercheremo di tenere aperti questa casa e il Centro di Palermo.
Qui vorremmo che nascesse un Archivio storico dedicato a Peppino ma anche
(senza anche) a te. Il Centro di Palermo continuera' a lavorare e speriamo
che possa farlo meglio di quanto abbia fatto finora.
Con questi impegni, ti salutiamo. E certo, siamo tristissimi, perche' ci hai
lasciato, ma siamo sereni perche' abbiamo comunicato con la tua serenita'.
La tua lezione di vita continua e speriamo di saperti ascoltare ancora per
molto.
Ciao Felicia. Il nostro cammino continua.
*
Post dictum
C'e' un'ultima immagine ed e' quella che abbiamo vissuto qualche secondo fa,
quella che stiamo vivendo in questi momenti.

Ci specchiamo nella tua morte
ed e' come sporgersi
su un pozzo senza fondo
dove affiorano
brandelli di storia
in cui rivivono
le stazioni della tua via crucis.
Ora sembri immutabile
trasfigurata nella bellezza del trapasso
rischiarata la fronte
cancellate le rughe
e sono un sacrilegio
i flash dei fotografi
le parole di chi ti ha ignorato da viva
e ti esalta da morta
un lutto cittadino
strappato senza convinzione
con un paese passato
da Mafiopoli a Mafiopoli
e un palazzo occupato
da figli degni dei padri.
Tu ormai sei al di la'
del muro d'ombra
e la tua morte e' pace;
i vivi imparino
a viverla, la pace.

2. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE PRIMA)
[La seguente serie di schede, solo in piccola parte aggiornate, il curatore
predispose qualche anno fa per metterla a disposizione dei suoi studenti. Il
medesimo si scusa per gli errori e le omissioni che non possono mancare]

THEODOR W. ADORNO
Nato nel 1903 a Francoforte sul Meno, costretto all'esilio dall'avvento del
nazismo, acutissimo osservatore della societa' contemporanea, filosofo e
musicologo, e' deceduto nel 1969. Una delle figure di massimo spicco della
"scuola di Francoforte". Opere di Theodor W. Adorno: nella sua vastissima
produzione segnaliamo almeno, per un primo approccio, Dialettica
dell'illuminismo (con Max Horkheimer), Minima moralia, Dialettica negativa,
tutti presso Einaudi, Torino. Opere su Theodor W. Adorno: si veda almeno,
per un primo orientamento, Sergio Moravia, Adorno e la teoria critica della
societa', Sansoni, Firenze; e Fredric Jameson, Tardo marxismo,
Manifestolibri, Roma. Sulla scuola di Francoforte si vedano le monografie
introduttive di Assoun (Lucarini), Bedeschi (Laterza), Jay (Einaudi),
Rusconi (Il Mulino), Therborn (Laterza), Zima (Rizzoli).

ERALDO AFFINATI
Nato a Roma nel 1956, insegnante, scrittore, giornalista. Opere di Eraldo
Affinati: segnaliamo particolarmente Veglia d'armi. L'uomo di Tolstoj,
Marietti, 1992, poi Mondadori, Milano 1998; Campo del sangue, Mondadori,
Milano 1997; Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer,
Mondadori, Milano 2002.

GIORGIO AGAMBEN
Docente all'Universita' di Verona. Negli ultimi anni ha concentrato la sua
riflessione sui temi della violenza del potere sulle persone ridotte alla
loro "nuda vita". Opere di Giorgio Agamben: in questo ambito ci interessano
particolarmente Homo sacer, Einaudi, Torino 1995; Mezzi senza fine, Bollati
Boringhieri, Torino 1996; Quel che resta di Auschwitz, Bollati Boringhieri,
Torino 1998; Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino 2003.

LORENZO ALBERTINELLI
Abilitato in filosofia, professore di italiano e storia negli istituti
tecnici, autore di un poema storico in sette canti sulla Shoah: I lager,
Giuntina, Firenze 1994.

ANGELA ALES BELLO
Angela Ales Bello, decano della Facolta' di Filosofia dell'Universita'
Lateranense a Roma, direttrice del Centro italiano di ricerche
fenomenologiche, direttrice della rivista "Aquinas", fa parte del comitato
di redazione di numerose riviste italiane e straniere, e' curatrice
dell'edizione italiana delle opere di Edith Stein presso Citta' Nuova; e'
tra le piu' grandi studiose del pensiero fenomenologico. Opere di Angela
Ales Bello: Husserl e la storia, 1972; L'oggettivita' come pregiudizio.
Analisi di inediti husserliani sulle scienze, 1982; Husserl. Sul problema di
Dio, Roma 1985; Husserl e le scienze, 1986; Fenomenologia dell'essere umano.
Lineamenti di una filosofia al femminile, Citta' Nuova, Roma 1992; Culture e
religioni. Una lettura fenomenologica, Citta' Nuova, Roma 1997; Edith Stein.
Invito alla lettura, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1999; Edith Stein.
patrona d'Europa, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2000; Edith Stein. La
passione per la verita', Edizioni Messaggero Padova, 1998, 2003.

BARBARA ALLASON
Intellettuale antifascista (1877-1968). Dal sito www.anpi.it riportiamo la
seguente scheda: "Barbara Allason, nata a Pecetto (Torino) il 12 ottobre
1877, deceduta a Torino il 20 agosto 1968, scrittrice e critica letteraria.
Dopo aver iniziato gli studi universitari a Napoli ed averli conclusi a
Torino con una laurea in letteratura tedesca, la Allason prese, attraverso
Piero Gobetti, i primi contatti con l'antifascismo torinese. Nel 1929,
avendo espresso con una lettera la sua solidarieta' a Benedetto Croce, che
aveva parlato al senato contro i patti lateranensi, fu allontanata
dall'insegnamento. Entrate in vigore le leggi eccezionali fasciste,
partecipo' all'attivita' clandestina del gruppo torinese di "Giustizia e
liberta'" e, tra il 1930 e il 1934, la sua casa sulla collina divenne luogo
d'incontro abituale di intellettuali democratici. In quel periodo assolse
anche delicati incarichi cospirativi, tra i quali il collegamento tra le
organizzazioni antifasciste di Torino e Milano e il tentativo, fallito, di
far evadere Ernesto Rossi dal carcere. Nel 1934, in occasione del processo a
Leone Ginzburg e Sion Segre fu arrestata dalla polizia e incarcerata per
alcuni mesi. Anche negli anni del fascismo trionfante non venne mai meno il
suo impegno contro il regime. Su quel periodo scrisse un libro, "Memorie di
un'antifascista", vivacissimo documento sulla storia dell'opposizione alla
dittatura. Autrice di numerosi romanzi e di articoli di critica letteraria,
Barbara Allason e' nota soprattutto per le sue traduzioni dei classici
tedeschi, da Goethe a Schiller, da Nietzsche a Hoffmann. L'ultimo suo
romanzo, "Vecchie ville vecchi cuori" e' una pregevole rievocazione storica
e insieme viaggio sentimentale nella collina torinese".

WILLIAM SHERIDAN ALLEN
Storico e docente universitario americano. Opere di William Sheridan Allen:
Come si diventa nazisti, Einaudi, Torino 1968.

JEAN AMERY
Pseudonimo di Hans Mayer. Nasce a Vienna nel 1912. A seguito dell'annessione
dell'Austria alla Germania, si trasferisce in Belgio e partecipa alla
Resistenza. Catturato dai nazisti, deportato ad Auschwitz. Sopravvissuto, si
toglie la vita nel 1978. Ha scritto saggi di straordinaria acutezza,
semplicemente ineludibili. Opere di Jean Amery: segnaliamo particolarmente
Intellettuale a Auschwitz, Rivolta e rassegnazione, Levar la mano su di se',
tutti presso Bollati Boringhieri. Opere su Jean Amery: si veda almeno il
capitolo de I sommersi e i salvati in cui Primo Levi parla di Jean Amery (e'
a seguito di questo capitolo di Levi, che l'opera di Amery iniziera' ad
essere adeguatamente tradotta in italiano).

DANIEL AMIT
Nato nel 1938 a Lodz, in Polonia, cittadino israeliano, docente di fisica
all'Universita' ebraica di Gerusalemme e all'Universita' "La Sapienza" di
Roma, e' una delle figure piu' vive dell'impegno pacifista. Ha pubblicato
vari prestigiosi lavori scientifici e molti interventi per la pace, il
dialogo e la convivenza, per i diritti e la liberazione dei popoli e delle
persone.

GUENTHER ANDERS
Guenther Anders (pseudonimo di Guenther Stern, "anders" significa "altro" e
fu lo pseudonimo assunto quando le riviste su cui scriveva gli chiesero di
non comparire col suo vero cognome) e' nato a Breslavia nel 1902, figlio
dell'illustre psicologo Wilhelm Stern, fu allievo di Husserl e si laureo' in
filosofia nel 1925. Costretto all'esilio dall'avvento del nazismo,
trasferitosi negli Stati Uniti d'America, visse di disparati mestieri.
Tornato in Europa nel 1950, si stabili' a Vienna. E' scomparso nel 1992.
Strenuamente impegnato contro la violenza del potere e particolarmente
contro il riarmo atomico, e' uno dei maggiori filosofi contemporanei; e'
stato il pensatore che con piu' rigore e concentrazione e tenacia ha pensato
la condizione dell'umanita' nell'epoca delle armi che mettono in pericolo la
sopravivvenza stessa della civilta' umana; insieme a Hannah Arendt (di cui
fu coniuge), ad Hans Jonas (e ad altre e altri, certo) e' tra gli
ineludibili punti di riferimento del nostro riflettere e del nostro agire.
Opere di Guenther Anders: Essere o non essere, Einaudi, Torino 1961; La
coscienza al bando. Il carteggio del pilota di Hiroshima Claude Eatherly e
di Guenther Anders, Einaudi, Torino 1962, poi Linea d'ombra, Milano 1992
(col titolo: Il pilota di Hiroshima ovvero: la coscienza al bando); L'uomo
e' antiquato, vol. I (sottotitolo: Considerazioni sull'anima nell'era della
seconda rivoluzione industriale), Il Saggiatore, Milano 1963, poi Bollati
Boringhieri, Torino 2003; L'uomo e' antiquato, vol. II (sottotitolo: Sulla
distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale),
Bollati Boringhieri, Torino 1992, 2003; Discorso sulle tre guerre mondiali,
Linea d'ombra, Milano 1990; Opinioni di un eretico, Theoria, Roma-Napoli
1991; Noi figli di Eichmann, Giuntina, Firenze 1995; Stato di necessita' e
legittima difesa, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole (Fi)
1997. Si vedano inoltre: Kafka. Pro e contro, Corbo, Ferrara 1989; Uomo
senza mondo, Spazio Libri, Ferrara 1991; Patologia della liberta', Palomar,
Bari 1993; Amare, ieri, Bollati Boringhieri, Torino 2004. In rivista testi
di Anders sono stati pubblicati negli ultimi anni su "Comunita'", "Linea
d'ombra", "Micromega". Opere su Guenther Anders: cfr. ora la bella
monografia di Pier Paolo Portinaro, Il principio disperazione. Tre studi su
Guenther Anders, Bollati Boringhieri, Torino 2003; singoli saggi su Anders
hanno scritto, tra altri, Norberto Bobbio, Goffredo Fofi, Umberto
Galimberti; tra gli intellettuali italiani che sono stati in corrispondenza
con lui ricordiamo Cesare Cases e Renato Solmi.

ROBERT ANTELME
Nato nel 1919, fu per tre anni in lager; il suo libro del 1947, La specie
umana, e' tra le maggiori testimonianze dell'orrore dei lager. Opere di
Robert Antelme: La specie umana, Einaudi, Torino 1969, 1976.

HANNAH ARENDT
Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva
di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe
all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le
massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne
ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista
rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel
1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti
tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l
'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione
originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951),
Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen
(1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti,
Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli,
Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e'
apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di
brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano,
1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969.
Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra
amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975,
Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio
Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2.
1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e'
la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri,
Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt,
Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah
Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah
Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della
polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt,
Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su
Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah
Arendt, Giuntina, Firenze 2001. Per chi legge il tedesco due piacevoli
monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono:
Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999;
Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000.

SILVANO ARIETI
Illustre psichiatra, nato a Pisa nel 1914, abbandona l'Italia nel 1939 a
seguito delle persecuzioni razziste, e' scomparso negli Stati Uniti nel
1981; uno dei maggiori studiosi della schizofrenia. Opere di Silvano Arieti:
Il se' intrapsichico (1967); Interpretazione della schizofrenia (1974);
Psichiatria e oltre (1975); Creativita' (1976); Le vicissitudini del volere
(1978); La depressione grave e lieve. L'orientamento psicoterapeutico
(1978); Capire e aiutare il paziente schizofrenico ((1979); Il parnas
(1979).

ROSE AUSLAENDER
Poetessa nata a Cernovcy in Bucovina nel 1901, vissuta tra Europa e America,
nel 1931 torno' nella citta' natale per assistere la madre inferma, durante
l'occupazione nazista di Cernovcy riusci' a sopravvivere nel ghetto e
nascondendosi in una cantina, e' deceduta a Duesseldorf nel 1988. Pubblico'
oltre venti raccolte poetiche.

URI AVNERY
Uri Avnery e' nato ad Hannover nel 1924, ed e' emigrato in Palestina
all'avvento del nazismo; gia' militante dell'Haganah e combattente nella
guerra del 1948; piu' volte parlamentare, giornalista, impegnato
nell'opposizione democratica e nel dialogo col popolo palestinese; e' tra le
voci più vive del movimento pacifista israeliano. Opere di Uri Avnery:
Israele senza sionisti, Laterza, Bari 1970; Mio fratello, il nemico,
Diffusioni 84, Milano 1988.

INGEBORG BACHMANN
Ingeborg Bachmann, scrittrice e poetessa austriaca (Klagenfurt 1926 - Roma
1973) di straordinaria bellezza e profondita', maestra di pace e di verita'.
Opere di Ingeborg Bachmann: versi: Il tempo dilazionato; Invocazione
all'Orsa Maggiore; Poesie. Racconti: Il trentesimo anno; Tre sentieri per il
lago. Romanzi: Malina. Saggi: L'elaborazione critica della filosofia
esistenzialista in Martin Heidegger; Ludwig Wittgenstein; Cio' che ho visto
e udito a Roma; I passeggeri ciechi; Bizzarria della musica; Musica e
poesia; La verita' e' accessibile all'uomo; Il luogo delle donne.
Radiodrammi: Un affare di sogni; Le cicale; Il buon Dio di Manhattan.
Libretti: L'idiota; Il principe di Homburg; Il giovane Lord. Discorsi: Luogo
eventuale. Prose liriche: Lettere a Felician. Opere complete: Werke, 4
voll., Piper, Muenchen-Zuerich. Interviste e colloqui: Interview und
Gespraeche, Piper, Muenchen-Zuerich. Opere su Ingeborg Bachmann: un'ampia
bibliografia di base e' nell'apparato critico dell'edizione italiana di
Invocazione all'Orsa Maggiore.

LAURA BALBO
Sociologa, impegnata nel movimento antirazzista, e' stata ministra per le
pari opportunita'. Opere di Laura Balbo: Stato di famiglia, Etas;
Interferenze (con Renate Siebert), Feltrinelli; Time to care, Angeli; Tempi
di vita (a cura di), Feltrinelli; I razzismi possibili, I razzismi reali,
Razzismi: un vocabolario (tutti e tre i volumi in collaborazione con Luigi
Manconi), Feltrinelli.

ERNESTO BALDUCCI
Ernesto Balducci e' nato a Santa Fiora (in provincia di Grosseto) nel 1922,
ed e' deceduto a seguito di un incidente stradale nel 1992. Sacerdote,
insegnante, scrittore, organizzatore culturale, promotore di numerose
iniziative di pace e di solidarieta'. Fondatore della rivista
"Testimonianze" nel 1958 e delle Edizioni Cultura della Pace (Ecp) nel 1986.
Oltre che infaticabile attivista per la pace e i diritti, e' stato un
pensatore di grande vigore ed originalita', le cui riflessioni ed analisi
sono decisive per un'etica della mondialita' all'altezza dei drammatici
problemi dell'ora presente. Opere di Ernesto Balducci: segnaliamo
particolarmente alcuni libri dell'ultimo periodo: Il terzo millennio
(Bompiani); La pace. Realismo di un'utopia (Principato), in collaborazione
con Lodovico Grassi; Pensieri di pace (Cittadella); L'uomo planetario
(Camunia, poi Ecp); La terra del tramonto (Ecp); Montezuma scopre l'Europa
(Ecp). Si vedano anche l'intervista autobiografica Il cerchio che si chiude
(Marietti); la raccolta postuma di scritti autobiografici Il sogno di una
cosa (Ecp); la raccolta postuma di scritti su temi educativi Educazione come
liberazione (Libreria Chiari); il manuale di storia della filosofia, Storia
del pensiero umano (Cremonese); ed il corso di educazione civica Cittadini
del mondo (Principato), in collaborazione con Pierluigi Onorato. Opere su
Ernesto Balducci: cfr. i due fondamentali volumi monografici di
"Testimonianze" a lui dedicati: Ernesto Balducci, "Testimonianze" nn.
347-349, 1992; ed Ernesto Balducci e la lunga marcia dei diritti umani,
"Testimonianze" nn. 373-374, 1995; un'ottima rassegna bibliografica
preceduta da una precisa introduzione biografica e' il libro di Andrea
Cecconi, Ernesto Balducci: cinquant'anni di attivita', Libreria Chiari,
Firenze 1996; recente e' il libro di Bruna Bocchini Camaiani, Ernesto
Balducci. La Chiesa e la modernita', Laterza, Roma-Bari 2002; cfr. anche
almeno Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri,
Roma 2002; e AA. VV., Verso l'"uomo inedito", Foncdazione Ernesto Balducci,
San Domenico di Fiesole (Fi) 2004. Per contattare la Fondazione Ernesto
Balducci: tel. 055599147, e-mail: feb at fol.it, sito:
www.fondazionebalducci.it

KEVIN BALES
Studioso inglese, impegnato contro la schiavitu'. Opere di Kevin Bales: I
nuovi schiavi, Feltrinelli, Milano 2000.

ETIENNE BALIBAR
Pensatore francese, nato nel 1942, docente di filosofia alla Sorbona,
collaboratore di Althusser, ha fatto parte del Pcf uscendone nel 1981 in
opposizione alla politica del partito comunista francese iniqua verso gli
immigrati; impegnato contro il razzismo, e' uno degli intellettuali critici
piu' lucidi nella denuncia delle nuove e pervasive forme di oppressione e
sfruttamento. Opere di Etienne Balibar: (con L. Althusser ed altri), Leggere
il Capitale, Feltrinelli, Milano; Le frontiere della democrazia,
Manifestolibri, Roma; La filosofia di Marx, Manifestolibri, Roma; (con I.
Wallerstein), Razza, nazione,  classe, Edizioni Associate, Roma.

KARL BARTH
Illustre teologo svizzero (Basilea 1886-1968), impegnato nella "chiesa
confessante" contro il nazismo. In ambito teologico svolse una critica
radicale della cosiddetta teologia liberale e propose il ritorno
all'ispirazione fondamentale della Riforma. Opere di Karl Barth: segnaliamo
almeno L'Epistola ai Romani, Feltrinelli, Milano; Antologia, Bompiani,
Milano; Autobiografia critica, La Locusta, Vicenza. Opere su Karl Barth: per
un approccio cursorio cfr. l'agile profilo di Georges Casalis, Karl Barth,
Claudiana, Torino; per un approccio piu' impegnativo cfr. Italo Mancini,
Novecento teologico, Vallecchi, Firenze.

FRANCO BASAGLIA
Franco Basaglia, nato a Venezia nel 1924 e deceduto nel 1980, e' la figura
di maggiore spicco della psichiatria italiana contemporanea; ha promosso la
restituzione di diritti e il riconoscimento di dignita' umana ai sofferenti
psichiatrici precedentemente condannati alla segregazione e a trattamenti
disumani e disumanizzanti. Opere di Franco Basaglia: vi e' una pregevole
edizione in due volumi degli Scritti, Einaudi, Torino 1981-82. Tra i
principali volumi da lui curati (e scritti spesso in collaborazione con la
moglie Franca Ongaro Basaglia, e con altri collaboratori) sono fondamentali
Che cos'e' la psichiatria, L'istituzione negata (sull'esperienza di
Gorizia), Morire di classe, Crimini di pace, La maggioranza deviante, tutti
editi da Einaudi; insieme a Paolo Tranchina ha curato Autobiografia di un
movimento, editori vari, Firenze 1979 (sull'esperienza del movimento di
psichiatria democratica); una raccolta di sue Conferenze brasiliane e' stata
pubblicata dal Centro di documentazione di Pistoia nel 1984, una nuova
edizione ampliata e' stata edita da Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.
Opere su Franco Basaglia: e' stato recentemente pubblicato il volume di
Mario Colucci, Pierangelo Di Vittorio, Franco Basaglia, Bruno Mondadori,
Milano 2001, con ampia bibliografia. Un fascicolo monografico a lui dedicato
e' Franco Basaglia: una teoria e una pratica per la trasformazione, "Sapere"
n. 851 dell'ottobre-dicembre 1982. Si veda inoltre la collana dei "Fogli di
informazione" editi dal Centro di documentazione di Pistoia. A Basaglia si
ispira tutta la psichiatria democratica italiana e riferimenti a lui sono
praticamente in tutte le opere che trattano delle vicende e della
riflessione della psichiatria italiana contemporanea.

GIORGIO BASSANI
Illustre scrittore, nato a Bologna nel 1916 ma ferrarese per antonomasia
(anche se dal '43 si stabili' a Roma, ma con Ferrara mantenne sempre un
forte legame), perseguitato dal fascismo, resistente, una delle voci piu'
rilevanti della cultura italiana del Novecento, e' scomparso nel 2000. Tra
le opere di Giorgio Bassani segnaliamo in particolare quelle raccolte nel
ciclo del "Romanzo di Ferrara". Opere su Giorgio Bassani: per un avvio
Massimo Grillandi, Invito alla lettura di Bassani, Mursia, Milano 1972,
1973; Giorgio Varanini, Bassani, La Nuova Italia, Firenze 1975.

TILL BASTIAN
Medico, dirige un istituto di ricerca sull'ambiente, la cultura e la pace.
Opere di Till Bastian: Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", Bollati
Boringhieri, Torino 1995.

RICCARDO BAUER
Antifascista, democratico, pacifista (1896-1982). Impegnato in "Giustizia e
Liberta'", nel Partito d'Azione, presidente della Societa' Umanitaria e
della Lega Italiana dei diritti dell'uomo. Opere di Riccardo Bauer: Alla
ricerca delle liberta', Firenze 1957; Il senso della liberta', Manduria
1967; La violenza problema d'oggi, Milano 1971; Il movimento pacifista e i
lavoratori, Milano 1972; Per una vera pace. L'arbitrato internazionale
obbligatorio, Milano 1975; Il disarmo. Un primo passo, difficile,
necessario, urgente, Milano 1976; Il dramma dei giovani, Milano 1977;
Breviario della democrazia, Milano 1978; Abc della democrazia, Milano 1980;
Le radici della democrazia, Firenze 1983; La guerra non ha futuro, Milano
1994. Opere su Riccardo Bauer: Mario Melino (a cura di), Riccardo Bauer,
Angeli, Milano 1985; "Riccardo Bauer / Quaderni", Fondazione Arnoldo e
Alberto Mondadori.

YEHUDA BAUER
Storico della Shoah, docente universitario. Opere di Yehuda Bauer: Ebrei in
vendita? Le trattative segrete fra nazisti ed ebrei 1933-1945, Mondadori,
Milano 1998.

JANINA BAUMAN
Janina Bauman, intellettuale ebrea polacca nata a Varsavia nel 1926, ha
vissuto la drammatica esperienza del ghetto di Varsavia. Sopravvissuta alla
Shoah, laureata in scienze sociali e politiche, ha lavorato nell'industria
cinematografica polacca; dopo le lotte studentesche del 1968 con il marito
Zygmunt che del movimento studentesco era uno dei punti di riferimento ha
dovuto abbandonare la Polonia. Tra le sue opere, i due volumi di memorie:
Inverno nel mattino, e Un sogno di appartenenza, entrambi editi dal Mulino,
Bologna, rispettivamente nel 1994 e nel 1997.

ZYGMUNT BAUMAN
Illustre sociologo, intellettuale democratico, ha insegnato a Varsavia, a
Tel Aviv e Haifa, a Leeds; e' il marito di Janina Bauman. Opere di Zygmunt
Bauman: segnaliamo almeno Cultura come prassi, Il Mulino, Bologna 1976;
Modernita' e olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999; La decadenza degli
intellettuali, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il teatro
dell'immortalita', Il Mulino, Bologna 1995; Le sfide dell'etica,
Feltrinelli, Milano 1996; La societa' dell'incertezza, Il Mulino, Bologna;
Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari 1999; Voglia di comunita',
Laterza, Roma-Bari 2001; Modernita' liquida, Laterza, Roma-Bari 2002;
Intervista sull'identita', Laterza, Roma-Bari 2003.

LIDIA BECCARIA ROLFI
Nata a Mondovi' nel 1925, staffetta partigiana nella Resistenza, nel '44 fu
arrestata dai nazifascisti e deportata nel campo di sterminio di
Ravensbrueck. Insegnante, testimone, e' deceduta nel 1996. Opere di Lidia
Beccaria Rolfi: Le donne di Ravensbrueck (con Anna Maria Bruzzone), Einaudi,
Torino 1978; L'esile filo della memoria, Einaudi, Torino 1996; Il futuro
spezzato (con Bruno Maida), Giuntina, Firenze 1997. Opere su Lidia Beccaria
Rolfi: Bruno Maida (a cura di), Un'etica della testimonianza. La memoria
della deportazione femminile e Lidia Beccaria Rolfi, Angeli, Milano 1997.

3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

4. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 821 del 26 gennaio 2005

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