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La nonviolenza e' in cammino. 836



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 836 del 10 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Agnese Ginocchio: Giuliana
2. Ali Rashid: Per Giuliana
3. Rossana Rossanda: Una vita appesa al caos
4. Per una bibliografia sulla Shoah (parte sedicesima)
5. Maria G. Di Rienzo: Genere e movimenti
6. Luisa Muraro: L'ultima vittoria di Romana Guarnieri
7. Amma: Nel linguaggio del cuore
8. Un libro per contrastare e prevenire il bullismo nelle scuole
9. Una bibliografia essenziale di Elena Buccoliero
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. TESTIMONIANZE. AGNESE GINOCCHIO: GIULIANA.
[Ringraziamo Agnese Ginocchio (per contatti: e-mail:
agnese.musica at katamail.com, sito: www.agneseginocchio.it) per averci inviato
questa sua testimonianza, che estraiamo da una piu' ampia lettera personale.
Agnese Ginocchio, cantautrice, e' impegnata in molte iniziative di pace, di
solidarieta', per i diritti umani e la nonviolenza.
Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma; Kahina contro
i califfi, Datanews, Roma; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma);
e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

L'altro giorno ero a Napoli a manifestare insieme a tutte le persone amiche
della pace per la liberazione di Giuliana Sgrena.
Dopo la notizia del rapimento di Giuliana, mi e' piombata addosso ancora una
volta una profonda angoscia. Perche' Giuliana ha scelto la pace come sua
compagna di strada. Perche' Giuliana e' una persona che si e' sempre
schierata dalla parte della verita' e dei piu' deboli, si e' sempre
schierata per la pace, il dialogo, l'amore e la nonviolenza, ha sempre
difeso i diritti, i diritti delle donne in particolare, contro ogni guerra.
Carissima Giuliana, maestra, compagna e sorella maggiore, abbiamo bisogno di
te, che tu ritorni fra noi a raccontare scenari e angoli nascosti delle
terre colpite dalle guerre infinite.
Che la bianca colomba della pace ti possa sollevare in alto sulle sue ali
riportandoti presto fra noi. Ti aspettiamo con ansia e trepidazione: torna
presto.
Liberate Giuliana, liberate la pace.

2. TESTIMONIANZE. ALI RASHID: PER GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 febbraio 2005. Ali Rashid e' il primo
segretario della delegazione palestinese in Italia. Fine intellettuale di
profonda cultura, conoscitore minuzioso degli aspetti storici, politici,
economici e culturali della situazione nell'area mediorientale, esperto di
questioni internazionali, ed anche acuto osservatore della vita italiana. E'
figura di grande autorevolezza per rigore intellettuale e morale, ed e' una
delle piu' qualificate voci della grande tradizione culturale laica
palestinese. Suoi scritti appaiono sovente nel nostro paese sui principali
quotidiani democratici e sulle maggiori riviste di cultura e politica]

In ogni posto dove si coltivava la speranza incrociavo lei, c'era anche dove
io non potevo. Porta dentro la sensibilita' e la tenacia dei giusti, ha un
alto senso del suo ruolo e della sua professione senza abbandonare un
atteggiamento di umilta' e di ricerca continua della verita'. Sono qualita'
umane e professionali rare in questi tempi, che hanno portato Giuliana a
visitare spesso i luoghi difficili che vengono di solito descritti in modo
sommario e con pregiudizi, a trasformarla in testimone onesto del nostro
tempo gravido di contraddizioni mal raffigurate dietro il sipario delle
menzogne e dell'informazione ufficiale. Era chiamata sempre dalla qualita'
del suo giornale e dalla sua coscienza a svolgere il lavoro che altri
esitano a fare e in condizione di risparmio e restrizione.
Qualunque sia la parte che la tiene sotto sequestro ha commesso un grave
sbaglio, anche se e' sempre piu' difficile fare una distinzione netta tra di
esse. Ormai e' impossibile, attraverso un'analisi logica, arrivare a capire
il movente ed il rimedio, a separare i fili dell'ingarbugliata situazione
irachena, perche' il caos diffuso sembra un denominatore comune a tutti le
parte: il governo provvisorio per rivendicare la necessita' della presenza
armata americana in nome della lotta contro il terrorismo, per amputare e
sequestrare la volonta' espressa dagli iracheni per una partecipazione
democratica vera nel determinare il loro destino; la resistenza per
dimostrare la debolezza del governo provvisorio e liberare il paese dalla
presenza delle forze di occupazione straniera; il terrorismo e la malavita
comune perche' il caos e il disordine generalizzato sono la condizione
indispensabile per proseguire nelle loro attivita' criminale.
Chi ha commesso questo atto deve sapere che Giuliana appartiene ad una
moltitudine di donne e uomini che condannano la guerra e l'occupazione, e
sono decisi a portare fino in fondo la loro lotta per la liberta' e per la
convivenza civile. Devono sapere che non lasceremo intentata nessuna via
possibile per ottenere la liberta' della nostra amica e compagna, e li
mettiamo in guardia perche' non le venga fatto nessun male. E se non sara'
rilasciata in liberta', dedicheremo tutto quello che rimane della nostra
vita ed energia per smascherare i responsabili.
Mi angoscia immaginare Giuliana, donna libera ed autentica sempre, in
condizione di non liberta'. Vorrei poterle comunicare l'angoscia e
l'indignazione che ha suscitato il suo sequestro in tutti quelli che l'hanno
conosciuta e in molti altri che hanno imparato adesso a conoscerla. Come
vorrei comunicarle l'impegno di tutti i suoi amici a mettere al primo posto
la sua liberazione.

3. RIFLESSIONE. ROSSANA ROSSANDA: UNA VITA APPESA AL CAOS
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 febbraio 2005. Rossana Rossanda e' nata
a Pola nel 1924, allieva del filosofo Antonio Banfi, antifascista, dirigente
del Pci (fino alla radiazione nel 1969 per aver dato vita alla rivista "Il
Manifesto" su posizioni di sinistra), in rapporto con le figure piu' vive
della cultura contemporanea, fondatrice del "Manifesto" (rivista prima, poi
quotidiano) su cui tuttora scrive. Impegnata da sempre nei movimenti,
interviene costantemente sugli eventi di piu' drammatica attualita' e sui
temi politici, culturali, morali piu' urgenti. Opere di Rossana Rossanda: Le
altre, Bompiani, Milano 1979; Un viaggio inutile, o della politica come
educazione sentimentale, Bompiani, Milano 1981; Anche per me. Donna,
persona, memoria, dal 1973 al 1986, Feltrinelli, Milano 1987; con Pietro
Ingrao et alii, Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995; con
Filippo Gentiloni, La vita breve. Morte, resurrezione, immortalita',
Pratiche, Parma 1996; Note a margine, Bollati Boringhieri, Torino 1996. Ma
la maggior parte del lavoro intellettuale, della testimonianza storica e
morale, e della riflessione e proposta culturale e politica di Rossana
Rossanda e' tuttora dispersa in articoli, saggi e interventi pubblicati in
giornali e riviste]

La guerra ha esportato in Iraq molti interessi di chi l'ha voluta, certo non
la democrazia. La vista degli iracheni che andavano non senza rischio ai
seggi ci ha emozionato ma le elezioni sono state tutto fuorche'
democratiche, per l'esclusione di una parte della popolazione e per
l'oscurita' in cui sono stati tenuti i candidati e i loro progetti. Saranno
poco piu' che un referendum sulla forza relativa delle opzioni religiose. E
come potrebbe essere diversamente, in un paese sotto occupazione e in un
tessuto civile sballottato fra una dittatura nazionalista, le lotte etniche,
la guerra all'Iran voluta e finanziata dall'occidente, poi le sanzioni
crudeli e infine una pretestuosa invasione?
Nella massa di popoli e di gente che vorrebbero respiro, pace e un poco di
liberta', inconcepibile senza indipendenza, continuano anche a radicarsi una
guerriglia di resistenza e a formarsi gruppi estremi, fondamentalisti o
semplicemente sbandati in cerca di soldi. Perfino in Italia una guerra, che
era stata aspettata e che molti fecero propria, lascio' quando era finita -
e in Iraq finita non e' - mesi e mesi di disordini, tenuti a malapena a
freno da istituzioni e partiti che erano democratici davvero e non
compromessi come quello di Allawi.
In questo caos, temiamo, si iscrive il sequestro della nostra Giuliana
Sgrena, della quale immaginiamo con angoscia le ore in mano di gente che non
sappiamo, e forse neppur lei sa chi sia, la vita appesa a un filo. Del suo
rapimento, come di quello di Florence Aubenas, vien da temere che non sia
neanche opera di un gruppo terrorista di stampo politico in qualche misura
esperto nella custodia degli ostaggi, ma di sbandati che non sembrano neppur
sapere che si tratta di due pacifiste, di due giornaliste che si sono
battute contro la guerra e appartengono perdipiu' a giornali che pesano poco
o nulla sui relativi governi. Non e' stato molto diverso neanche per le due
Simone. E poi, la Francia non essendo in guerra, non si capisce quale
contropartita politica potrebbero chiedere i sequestratori di Florence. E
per Giuliana? In Italia far tacere la sua voce e il suo stesso sequestro
sono per l'Iraq un grave danno, mentre non minacciano il governo che ci ha
infilato in questa storia.
*
Allora? Allora qualcuno pensa che si tratti di una strategia contro le donne
sia perche' piu' facili da catturare - ma e' facile qualsiasi giornalista
non embedded - sia perche' sono donne che hanno preso la parola contro la
condizione femminile in quei paesi. Questo secondo aspetto implicherebbe
pero' una notevole informazione e non andrebbe da se' in un universo dove
prendersela con una donna non e' glorioso - lo si fa in casa propria, non
per conto terzi.
No, il pericolo e' che Giuliana si trovi in mani brutali in cerca di soldi;
e, a parte che siamo poveri anche se e' sicuro che ci faremmo in quattro per
trovarli, che sia difficile perfino stabilire un contatto mille volte
mediato per una trattativa. L'Iraq e' nel caos, mal controllato dalle forze
di occupazione e da un governo non certo percepito come baluardo di pace. La
fragilita' di quel gesto delle folle che andavano ai seggi malgrado il
rischio e' assieme commovente e terribile.
In questi giorni noi pacifisti siamo stati bombardati dall'accusa: ma chi
avrebbe liberato l'Iraq senza questa guerra? Per mio conto rispondo che
nessuno ha liberato quel paese. L'ha passato da un dominio all'altro
lacerandone nel transito il corpo gia' finito. Si poteva fare diversamente?
Si', si poteva. Non servendosene quando faceva comodo, non sanzionandolo, ma
alimentando politicamente una opposizione pulita sulla quale non hanno
puntato ne' sinistra ne' destra, ne' Usa ne' Europa, soltanto qualche gruppo
di volontari le hanno dedicato forza e pensieri. E non parliamo dei mezzi.
Il Congresso degli Stati Uniti ha detto che la guerra gli era costata fino a
qualche settimana fa 152 miliardi di dollari, aggiungiamo i soldi che costa
agli inglesi, ai polacchi e anche alla nostra modesta spedizione. Con un
decimo di quella spesa si sarebbe alimentato un Iraq che dal saddamismo,
gia' mezzo in frantumi, si sarebbe liberato senza invasioni. La guerra e'
maledizione e morte e, sotto il profilo di un trapianto di democrazia,
peggio che inutile.

4. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE SEDICESIMA)

JUDAH LEON MAGNES
Judah Leon Magnes (San Francisco 1877 - New York 1948), illustre
intellettuale, creatore e presidente (dal 1935) dell'Universita' ebraica di
Gerusalemme; costruttore di pace, amico della nonviolenza, fautore del
dialogo e della convivenza. Tra gli scritti di Judah Leon Magnes qui
segnaliamo particolarmente il suo intervento nel drammatico dibattito con
Mohandas Gandhi e Martin Buber nel 1939 sull'atteggiamento da tenere dinanzi
alla persecuzione nazista (in traduzione italiana in "Micromega" n. 2
dell'aprile-maggio 1991).

CLAUDIO MAGRIS
Nato a Trieste nel 1939, docente universitario di lingua e letteratura
tedesche, saggista e scrittore, intellettuale democratico. Opere di Claudio
Magris: segnaliamo particolarmente - tra molte altre opere tutte
appassionanti e finissime - Lontano da dove, Einaudi; Dietro le parole,
Garzanti; Itaca e oltre, Garzanti; Utopia e disincanto, Garzanti. Opere su
Claudio Magris: segnaliamo particolarmente il profilo di Magris in Pier
Vincenzo Mengaldo, Profili di critici del Novecento, Bollati Boringhieri,
Torino 1998; e il bell'articolo sempre di Pier Vincenzo Mengaldo, Saggi
contro i demoni, in "Alias", supplemento al quotidiano "Il manifesto" del 27
febbraio 1999.

BRUNO MAIDA
Nato a Torino nel 1964, storico, svolge attivita' di ricerca presso
l'Universita' di Torino. Opere di Bruno Maida: con Lidia Beccaria Rolfi, Il
futuro spezzato, Giuntina, Firenze 1997.

JUDITH MALINA
Straordinaria artista, intellettuale, attivista nonviolenta e libertaria,
con Julian Beck anima del Living Theatre, che insieme avevano fondato nel
1947. Opere su Judith Malina: Cristina Valenti (a cura di), Conversazioni
con Judith Malina, Eleuthera, Milano 1995.

LOUIS MALLE
Regista cinematografico. Opere di Louis Malle: segnaliamo particolarmente
Arrivederci ragazzi, Francia 1987.

PIERO MALVEZZI
Benemerito studioso della memoria della Resistenza. Opere di Piero Malvezzi:
con Giovanni Pirelli ha curato le Lettere dei condannati a morte della
Resistenza italiana, Einaudi, Torino varie edizioni, e le Lettere dei
condannati a morte della Resistenza europea, Einaudi, Torino, varie
edizioni; Le voci del ghetto, Laterza, Bari 1970.

ITALO MANCINI
Nato nel 1925 in una frazione di Urbino, ordinato sacerdote nel 1949,
docente universitario di filosofia. Muore nel 1993 a Roma. E' un pensatore
la cui opera ci sembra imprescindibile per chiunque si ponga nella
prospettiva di un impegno per la dignita', i diritti e la liberazione
dell'uomo e dei popoli. Opere di Italo Mancini: Teologia, ideologia, utopia,
Queriniana, Brescia 1974; Novecento teologico, Vallecchi, Firenze 1977; Il
pensiero negativo e la nuova destra, Mondadori, Milano 1983; Filosofia della
prassi, Morcelliana, Brescia 1987; Dietrich Bonhoeffer, Morcelliana, Brescia
1995 (prima edizione 1969). Opere su Italo Mancini: un buon avviamento e'
costituito dal volume di AA. VV., Kerygma e prassi: filosofia e teologia in
Italo Mancini, fascicolo dell'annuario "Hermeneutica" 1995, Morcelliana,
Brescia.

ROBERTO MANCINI
Roberto Mancini, nato nel 1958, e' docente di ermeneutica filosofica presso
la facolta' di Lettere e filosofia dellí Universita' di Macerata. Tra le sue
pubblicazioni ricordiamo: Comunicazione come ecumene. Il significato
antropologico e teologico dell'etica comunicativa, Queriniana, Brescia 1991;
L'ascolto come radice. Teoria dialogica della verita', Edizioni Scientifiche
Italiane, Napoli 1995; Esistenza e gratuita'. Antropologia della
condivisione, Cittadella Editrice, Assisi 1996; Etiche della mondialita'. La
nascita di una coscienza planetaria, Cittadella Editrice, Assisi1997 (in
collaborazione con altri); Il dono del senso. Filosofia come ermeneutica,
Cittadella Editrice, Assisi 1999; Il silenzio, via verso la vita. (Il codice
nascosto. Silenzio e verita'), Edizioni Qiqaion, Magnago 2002; Senso e
futuro della politica. Dalla globalizzazione a un mondo comune, Cittadella
Editrice, Assisi 2002

ERNEST MANDEL
Nato nel 1923, impegnato nella lotta contro il nazismo, militante
rivoluzionario impegnato contro il totalitarismo e figura di rilievo della
IV Internazionale, economista e pensatore, e' scomparso nel 1995. Opere di
Ernest Mandel: Trattato di economia marxista, Samona' e Savelli, ora Erre
Emme (col titolo Trattato marxista di economia); Introduzione alla teoria
economica marxista, Samona' e Savelli, ora Erre Emme; Mec e concorrenza
americana, Samona' e Savelli; La formazione del pensiero economico di Marx,
Laterza; La teoria leninista del partito, Bandiera Rossa; Neocapitalismo e
crisi del dollaro, Laterza; Introduzione al marxismo, Savelli; La crisi
(1974-78), La Salamandra; La burocrazia, Nuove Edizioni Internazionali;
Delitti per diletto. Storia sociale del romanzo giallo, Interno giallo, poi
Tropea; Ottobre 1917, Datanews.

NELSON MANDELA
Nelson Mandela e' il piu' grande rappresentante vivente della lotta contro
il razzismo, per la dignita' di ogni essere umano; nato nel 1918, tra i
leader principali dell'African National Congress, nel 1964 e' condannato
all'ergastolo dal regime razzista sudafricano; non accetta nessun
compromesso, nel corso dei decenni la sua figura diventa una leggenda in
tutto il mondo; uscira' dal carcere l'11 febbraio 1990 come un eroe
vittorioso; premio Nobel per la pace nel 1993, primo presidente del
Sudafrica finalmente democratico. Opere di Nelson Mandela: fondamentale e'
l'autobiografia Lungo cammino verso la liberta', Feltrinelli, Milano 1995;
tra le raccolte di scritti ed interventi pubblicate prima della liberazione
cfr. La lotta e' la mia vita, Comune di Reggio Emilia, 1985; La non facile
strada della liberta', Edizioni Lavoro, Roma 1986; tra le raccolte
pubblicate successivamente alla liberazione: Tre discorsi, Centro di ricerca
per la pace, Viterbo 1991; Contro ogni razzismo, Mondadori, Milano 1996; Mai
piu' schiavi, Mondadori, Milano 1996 (il volume contiene un intervento di
Nelson Mandela ed uno di Fidel Castro). Opere su Nelson Mandela: Mary
Benson, Nelson Mandela: biografia, Agalev, Bologna 1988; François Soudan,
Mandela l'indomabile, Edizioni Associate, Roma 1988; Jean Guiloineau, Nelson
Mandela, Mondadori, Milano 1990; John Vail, I Mandela, Targa Italiana,
Milano 1990; Fatima Meer, Il cielo della speranza, Sugarco, Milano 1990. Si
vedano anche Winnie Mandela, Finche' il mio popolo non sara' libero,
Sugarco, Milano 1986; Nancy Harrison, Winnie Mandela, Jaca Book, Milano
1987.

5. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: GENERE E MOVIMENTI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza; e' coautrice
dell'importante libro: Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di),
Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003]

In ogni occasione di incontro di gruppi/movimenti per il cambiamento
sociale, le questioni relative all'equita' di genere sono organizzate in
maniera quantitativa (il calcolo di quante donne, l'inserimento del "lato
femminile") ed in modo tale che e' difficile sfuggire al controllo: la
comunicazione evita il confronto sul potere e la preoccupazione verte sui
meccanismi che potrebbero integrare e rendere visibili le donne: integrate,
ma in cosa, eguali opportunita', ma di fare cosa, visibili, ma in che
quadro?
La discussione sui sistemi che producono la violenza di genere e' cosi'
disturbante che tutti la evitiamo, anche se per ragioni diverse. Non si va
ai forum ed ai tavoli per rompere le scatole, e le brave ragazze e i bravi
ragazzi sanno che i problemi sono tutti fuori e che dentro ci vogliamo bene,
e che se le ragazze si moralizzano (ovvero dichiarano l'appartenenza a
qualche ortodossia movimentista) e normalizzano (assumono linguaggi,
posture, argomentazioni e scopi non disturbanti) possono essere cooptate. Le
esclusioni, le asimmetrie e le gerarchie basate sul genere appartengono al
cattivo mondo delle corporazioni e dell'imperialismo.
Il modo in cui parliamo della cosa (calcolando il numero, categorizzando,
ecc.) ricostruisce le istanze di genere come "donne uguale gruppo
marginalizzato di portatori di interessi", cosi' che i gruppi presenti
devono rappresentare tutte le donne e persino credono di poterlo fare.
Divengono soggetti flessibili, in perpetuo aggiustamento rispetto al
contesto.
Naturalmente, si puo' andare da qualche parte solo per ascoltare, spesso
anzi fa molto bene. Non ho niente contro il turismo politico, chiamiamolo
cosi'. Mi domando solo se la presenza delle turiste crea un simulacro di
democrazia partecipata.
Da chi vengono i documenti, chi li commenta, chi ha voce, quali voci vengono
udite, e quando, che effettivo controllo c'e' sull'interfaccia tra
organizzatori e partecipanti, sono le domande che mi pongo, poiche' sembra
che la tecnica in opera abbia il fine di contenere e civilizzare chi e'
scontento.
La discussione sull'inclusione/esclusione femminile e' virtuale, senza fine.
Durante il Forum indiano dello scorso anno, sulle liste qualcuno giro' il
programma ritenendo di doverlo integrare con le proprie spiegazioni: il
patriarcato era la "questione femminile"!
Il femminismo, inteso quale critica sociale, si situa come i movimenti nella
cornice potere/resistenza. Il nodo sta nella limitata comprensione di come
il potere operi attraverso l'organizzazione del discorso sul potere.
La rappresentazione del mondo e' cruciale per la formazione e la
manutenzione degli spazi di potere. Gli spazi amorfi, i territori non
nominati, sono ingovernabili. Percio' tutto deve rientrare in categorie di
calcolo e problematizzazione: per essere diretto.
*
Troppe Ong presumono di essere fuori dai meccanismi del potere, e di
conseguenza vedono (e vendono) se stesse come coloro che danno immacolata
nascita alla verita'. La narrativa messianica in cui vivono rappresenta i
movimenti sociali come il Redentore venuto dal basso, dalla classe
lavoratrice, dalla societa' civile, dagli esclusi e gli oppressi, dal
locale. I progetti che vengono costruiti attorno a questa visione ovviamente
la riflettono, dimenticando che ognuno di noi e' anche un prodotto di
societa', culture e discorsi globali.
Questo non ha effetto solo sulla presenza delle donne e sulla questione di
genere. La narrativa messianica divide infatti il mondo in Nord e Sud
(precedentemente in tre mondi); il Nord e' ricco e sviluppato, il Sud e'
povero, vittima della storia, ed ha bisogno di aiuto. La governance della
questione di genere viene inserita nel contesto appunto attorno a questa
metafora (che perpetua diseguaglianze strutturali per la sua stessa natura
duale: gli opposti che si escludono a vicenda). Tale costruzione simbolica
e' rinforzata dall'assenza, nei dialoghi, delle voci europee e nordamericane
che parlino dei propri problemi.
Il fatto che noi crediamo che il nostro sogno migliorerebbe la vita di tutti
non rende necessariamente vera quest'asserzione. Negli Usa va tutto bene? Va
tutto bene in un paese in cui il debito dei consumatori eccede
sistematicamente, ogni anno, i loro introiti? Perche' lo standard di
benessere e' in declino per il 75% delle famiglie statunitensi dal 1980 in
poi? Com'e' che l'Olanda ha un tasso del 19% di persone che vivono sotto la
soglia di poverta', il piu' alto tasso di criminalita' in Europa ed ha
raggiunto la cifra di 250.000 denunce per mobbing sul lavoro? Gli effetti
delle politiche neoliberiste piombano nelle vite di tutti, simultaneamente,
al Nord e al Sud. In Polonia, le proprieta' sono state redistribuite ad
investitori stranieri ed elites locali; la privatizzazione del sistema
pensionistico e la ristrutturazione del mercato del lavoro sono state
possibili solo tramite l'uso del governo, affinche' varasse leggi ad hoc. Le
stesse cose stanno accadendo in Italia.
Nasconderci le nostre miserie non aiutera' nessuno.
La combinazione di incitamento e seduzione, che produce soggettivita' che
accettano questo stato di cose, non viene interrogata. Il neoliberismo e'
davvero solo una teoria economica? O non e' piuttosto la tecnologia politica
tramite la quale si producono soggetti umani adattabili, flessibili,
"spiegati" tramite l'analisi di costi e ricavi, nonche' il calcolo della
vita secondo i meccanismi del dominio, cosa che rende corpi, popoli e
ambiente gli oggetti di sorveglianza e controllo? Alcune e alcuni pensano
che non tutto il modulo del dominio sia da buttare, e l'intera gamma delle
sue violenze con esso, percio' se si tratta di donne esse ritagliano la
propria analisi secondo categorie altrui: politiche, sociali, economiche.
Certe sono migliori di altre, per le donne, ma la questione di come il
valore delle categorie si genera resta irrisolta e le donne finiscono per
adattare la propria moneta alla moneta "piu' forte".
Inoltre, vi e' una gran confusione di fondo fra indirizzi politici e
problemi sistemici, con l'identificazione automatica Usa = Impero, che ci
costringe a mobilitarci a mo' di vigili del fuoco ogniqualvolta vi sia una
fiammata militare/fondamentalista in quel paese: i militarismi e i
fondamentalismi del Sud del mondo sono ignorati o giustificati.
Ma l'aggiustamento degli esseri umani a forme di accumulazione del capitale
non e' un monopolio statunitense, e' piuttosto, in questa fase, una forma
globale di "stato d'emergenza", dove leggi, diritti umani, democrazia,
aleggiano in uno stato di sospensione necessaria alla simulazione del
ripristino dell'ordine. E' guerra alla vita, e le femministe che stanno
lottando contro i fondamentalismi e che li vedono come la struttura portante
e legittimante di tale guerra sono nel giusto, e vanno ascoltate.
E' ingenuo aspettarci che questo sia solo un altro ciclo capitalista dal
quale, nel momento di crisi, emergera' naturalmente una nuova visione
sociale: i meccanismi di controllo in opera, che noi introiettiamo, sono
disegnati per contenere lo scontento.
*
Allo stesso modo in cui ci chiediamo l'un l'altra di essere bravi, e di non
aprire discorsi all'interno dei nostri gruppi e momenti d'incontro sul
patriarcato ("e' morto, no?"), sulla violenza di genere ("non ci riguarda,
e' degli altri"), sul sessismo ("che ti prende? Era solo una battuta..."),
ovvero sulle umiliazioni continue che le donne in quanto tali ricevono anche
nei movimenti.
Allo stesso modo di coloro che identifichiamo come oppositori, noi tendiamo
a inglobare le resistenze e le critiche offrendo spazi circoscritti: i
seminari delle donne, a cui partecipano quasi esclusivamente donne e da cui
estrapolare una frase o due ad effetto da inserire nei documenti finali.
Le voci delle donne devono modularsi secondo le categorie summenzionate,
perche' l'analisi e' gia' data, ed il femminismo deve "confrontarsi" con
questo e quello...
Che tipo di voce e' quella che non viene ascoltata e che risulta priva di
influenza sui processi, sui metodi, sulla visione d'insieme?
Perche' e' cosi' difficile guardare noi stessi/e ed i nostri luoghi con un
po' piu' di onesta'? Leggere la realta', all'interno ed all'esterno, non
implica solo il rendere visibili gli abusi, ma anche la lettura onesta di
come il potere e' organizzato e agito. In noi, e da noi. La relazione sempre
piu' dolorosa ed escludente fra persone e risorse, e' davvero risolvibile
sostituendo una cornice tecnica con un'altra? Ed e' proprio come ce la
raccontiamo, ovvero che nei nostri incontri e forum e gruppi tutti e tutte
abbiamo eguale accesso in un modulo di potere condiviso?

6. MEMORIA. LUISA MURARO: L'ULTIMA VITTORIA DI ROMANA GUARNIERI
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo questo articolo apparso su "L'unita'" del primo febbraio 2005.
Luisa Muraro insegna all'Universita' di Verona, fa parte della comunita'
filosofica femminile di "Diotima"; dal sito delle sue "Lezioni sul
femminismo" riportiamo la seguente scheda biobibliografica: "Luisa Muraro,
sesta di undici figli, sei sorelle e cinque fratelli, e' nata nel 1940 a
Montecchio Maggiore (Vicenza), in una regione allora povera. Si e' laureata
in filosofia all'Universita' Cattolica di Milano e la', su invito di Gustavo
Bontadini, ha iniziato una carriera accademica presto interrotta dal
Sessantotto. Passata ad insegnare nella scuola dell'obbligo, dal 1976 lavora
nel dipartimento di filosofia dell'Universita' di Verona. Ha partecipato al
progetto conosciuto come Erba Voglio, di Elvio Fachinelli. Poco dopo
coinvolta nel movimento femminista dal gruppo "Demau" di Lia Cigarini e
Daniela Pellegrini e' rimasta fedele al femminismo delle origini, che poi
sara' chiamato femminismo della differenza, al quale si ispira buona parte
della sua produzione successiva: La Signora del gioco (Feltrinelli, Milano
1976), Maglia o uncinetto (1981, ristampato nel 1998 dalla Manifestolibri),
Guglielma e Maifreda (La Tartaruga, Milano 1985), L'ordine simbolico della
madre (Editori Riuniti, Roma 1991), Lingua materna scienza divina (D'Auria,
Napoli 1995), La folla nel cuore (Pratiche, Milano 2000). Con altre, ha dato
vita alla Libreria delle Donne di Milano (1975), che pubblica la rivista
trimestrale "Via Dogana" e il foglio "Sottosopra", ed alla comunita'
filosofica Diotima (1984), di cui sono finora usciti sei volumi collettanei
(da Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, a Il
profumo della maestra, Liguori, Napoli 1999). E' diventata madre nel 1966 e
nonna nel 1997".
Romana Guarnieri, discepola di don Giuseppe De Luca, e' stata una delle
massime studiose italiane di storia della pieta' e della mistica medievale.
Nata a L'Aia, in Olanda, nel 1913, si trasferi' a Roma nel 1925 e qui si
laureo' in lingua e letteratura tedesca. Nel 1938 conobbe don Giuseppe e
sotto la sua direzione si dedico' alla ricerca storico-filologica. Dopo il
1940 collaboro' alla fondazione delle Edizioni di storia e letteratura,
dedicandosi in particolare all'"Archivio italiano per la storia della
pieta'", di cui assunse la direzione alla morte di don De Luca. Fu autrice
di numerosi saggi sul "Movimento del Libero Spirito" e sulle protagoniste
della mistica femminile. E' scomparsa nel dicembre 2004. "In tutta la sua
vita", ha scritto di lei Marco Roncalli su "Avvenire", "ha sperimentato
soprattutto stile e contenuti propri delle beghine del '200 e del '300 tanto
studiate: una vita consacrata in casa propria, fatta di libero studio
vissuto come ascesi, di preghiera spontanea, di isolamento, di servizio
personale agli altri e alla Chiesa, e negli ultimi sei-sette anni di
sofferenza (era inchiodata alla sua carrozzina e neppure riusciva piu' a
riposare su un letto)"]

"Dire Dio" s'intitola un libro appena arrivato nelle librerie, editore
Marietti di Genova, che raccoglie contributi di piu' autori, uomini e donne
che per anni si sono incontrati a Roma, in casa di Romana Guarnieri.
Non e' un particolare di poco conto: Romana, che questo libro ha voluto e al
quale ha collaborato con un'originalissima ricerca su Internet, e' un grande
personaggio della cultura cattolica e ha scritto, fra l'altro, sulle pagine
culturali di questo giornale ["L'Unita'" - ndr -] fino all'ottobre del 2003.
E' morta un mese fa, all'eta' di 91 anni.
Il libro, curato da Emma Fattorini, porta una fascetta gialla, di lutto e di
festa insieme, che la ricorda. Fu concepito gia' nel 2003, in un momento di
crisi per le tante differenze interne al gruppo che fino allora Romana aveva
saputo governare con sapiente energia. Che cosa abbiamo in comune, si
chiesero le persone riunite in casa sua e risposero: una sola cosa, forse, e
cioe' che in mezzo a tante differenze, di fede, di storia politica, di stile
di vita, di scelte morali e, last but not least, di sesso, siamo persone che
non rinunciano a "dire Dio", nel senso semplice ed elementare dell'usare
ogni tanto questa parola - parola che nella nostra civilta' europea moderna
tende a sparire, soprattutto dal discorso pubblico.
Quest'ultimo punto era piu' vero allora che oggi, oggi infatti e' cresciuto
il numero delle persone che pensano che "dio", con iniziale maiuscola o
minuscola, sia una parola che non si puo' eliminare, e si sono messe a
usarla. Questo cambiamento, come noto, e' dovuto, in parte non trascurabile,
alla rielezione di Bush, in cui ha contato in maniera determinante il voto
di persone mosse da interessi religiosi. In Europa e' stata una sorpresa,
alla quale alcuni hanno reagito inventandosi una specie di conservatorismo
teologico, altri rinforzando la loro antipatia per la religione.
La posizione di Dire Dio e' tutt'altra, insegna semplicemente che molti,
moltissimi, per le piu' disparate ragioni, non possono fare a meno di "Dio",
e che questo e' un fatto e che bisogna, in primo luogo, capirlo per quanto
possibile e tenerne conto, a tutti i livelli, in tutti i contesti decisivi,
se e' vero che lo spirito laico non e' nemico dei fatti.
*
Fra le autrici del libro, con Emma Fattorini, Rosetta Stella, Cettina
Militello, la stessa Romana, Paola Gaiotti de Biase e Cristina Luccioli, ci
sono anch'io e il galateo delle recensioni mi vieta di parlarne. Infatti,
non volevo parlare del libro, ma di Romana Guarnieri, e cosi' faro', a
partire dal nostro rapporto.
La conobbi quando cominciai a studiare una scrittrice mistica del Medioevo,
Margherita Porete, che Romana ha il merito di avere scoperta e pubblicata.
Fu generosissima di tutto quello che poteva insegnarmi. Era il suo
carattere, era generosa nel pensiero, negli affetti e nelle cose, oltre che
schietta e amante del vero, con uno stile poco italiano e poco cattolico
(per parte di madre era di cultura olandese riformata). Mi diede piu' volte
ospitalita' nella sua bella casa, come a tante altre persone. Era povera ma
aveva ereditato, con il fratello, una splendida villa sul Gianicolo, opera
dell'architetto Gaetano Minucci, suo patrigno. La prima parte del nostro
rapporto, a parte il lavoro sul testo della Porete, trascorse con lei che
voleva farmi apprezzare l'importanza di don Giuseppe De Luca, al quale fu
legata, fino alla morte di lui, da "singolare amicizia": Una singolare
amicizia (Marietti, 1998) s'intitola la raccolta dei ricordi che lei ha
voluto lasciarci. Riusci' nel suo intento, tanto che l'Introduzione alla
storia della pieta', di De Luca, e' diventato per me un libro di
riferimento.
La seconda parte del nostro rapporto, lavori messi a parte, e' trascorsa con
lei che voleva farmi intendere come De Luca non fosse stato tutto e neanche
il centro della sua vita, perche' c'era altro e questo "altro" qualche volta
prendeva un nome (Gesu' Cristo), piu' spesso non aveva nome e io ho capito
che era lei stessa, signora della sua vita, sottomessa unicamente a quel
personaggio che ho chiuso tra parentesi, per tener conto del suo pudore in
proposito. Riusci' a convincermi anche di questo, ma nel farlo,
curiosamente, divento' femminista, da antifemminista che era quando feci la
sua conoscenza. C'e' una spiegazione. Oltre al fatto di essersi convinta che
il femminismo laico, incarnato da una come me, non e' anticlericale, oltre
all'influenza esercitata da alcune sue amiche cattoliche e femministe, come
la teologa e storica norvegese Kari Elisabeth Boerresen, lei fu spinta, dal
suo stesso proposito di mostrare la propria indipendenza spirituale e
intellettuale, a riconoscere che i filoni dispersi della sua passata
ricerca, insieme a cio' che li aveva ispirati dentro di lei, confluivano
naturalmente nel grande movimento di pensiero che e' stato il femminismo di
questi decenni.
Mi sia consentito ancora un ricordo, che si situa sul crinale dei due tempi
del nostro rapporto, quello di una vera e propria baruffa che esplose tra
lei e me, durante un incontro pubblico, cosa che spavento' o indigno' le
anime timorate, ma rinsaldo' il nostro rapporto. Ebbe luogo il 15 maggio
1991, nel centro culturale dei gesuiti di Firenze, l'Istituto Stensen.
Allora Romana era ancora in grado di recarsi a convegni e conferenze o in
montagna per le vacanze, al volante di una Mercedes: amava i motori e da
giovane, con un'amica, mi racconto' di aver girato l'Europa in moto. Il tema
dell'incontro era Margherita Porete e il suo libro, la questione che esplose
fra noi due riguardava il segno della differenza femminile che Romana non
riconosceva nell'opera di Margherita, come se si fosse trattato di un meno.
Ricordo che portai ad argomento la poetica di Dante, segnata dalla virilita'
del poeta: Margherita e' una donna e non e' da meno di Dante nella capacita'
di significare la sua femminilita', le opposi. Per finire, alla lunga, credo
di poter dire che, su questo terreno, ho vinto io, lo dico senza vantarmi
pensando a quello che insegna la mistica fiamminga Hadewijch, tradotta e
pubblicata da Romana nel lontano 1947. Insegna che chi ama, lotta - senza
cedimenti - per la vittoria piu' difficile, che si ottiene quando e' l'altro
a vincere. Questo vale anche e soprattutto per l'ultimo combattimento che
Romana ha sostenuto per continuare a vivere, amava infatti la vita e non
voleva lasciarla, combattimento che si e' vittoriosamente concluso per lei
nelle prime ore del 23 dicembre 2004.

7. RIFLESSIONE. AMMA: NEL LINGUAGGIO DEL CUORE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione questi testi di Amma. Amma,
detta anche "la santa dell'abbraccio", nacque con il nome di Sudhamani in un
povero villaggio di pescatori del Kerala, nel sud dell'India, nel 1953.
Dovette lasciare la scuola all'eta' di nove anni, quando sua madre si
ammalo' e lei dovette farsi carico della conduzione della casa. Incapace di
sopportare la sofferenza che le dava il vedere anziani e bimbi soffrire la
fame, Sudhamani regalava loro il cibo. La sua famiglia tento' di reprimere
questo comportamento, anche picchiandola brutalmente. Alla fine, incapaci di
arrestare i suoi gesti di compassione, la cacciarono di casa. Amma (Madre)
ha in seguito creato un network di sostegno per i poveri e i sofferenti:
grazie alla sua fondazione si sono costruite dozzine di scuole, ospedali e
cliniche, orfanotrofi e ospizi. Giorno e notte, Amma riceve persone per
abbracciarle e benedirle. Si stima che abbia ormai abbracciato trenta
milioni di persone. Recentemente, ha ricevuto il Premio Gandhi-King per la
nonviolenza dall'Onu. Questi sono alcuni dei suoi messaggi (dalla traduzione
inglese di Janine Canan).

In ognuno

Non hai bisogno di andare in cerca di Dio.
Dio risplende in ognuno.
Non c'e' piu' Dio in qualche parte dell'India, o in Cielo,
di quanto ce ne sia in Te.
*
Terzo occhio

Il tuo terzo occhio non si aprira' mai,
se, in nome della spiritualita',
tu chiudi gli occhi al mondo.
La realizzazione spirituale e' la capacita'
di vedere te stesso in ogni essere,
di guardare attraverso il terzo occhio
tenendo gli altri bene aperti.
Il compimento della spiritualita' e' la capacita'
di amare e servire gli altri.
*
Una piccola lampada

Noi siamo tutti anelli, nella catena della Vita.
Se un anello e' debole, lo e' l'intera catena.
Ogni pensiero ed ogni azione
hanno il potere di illuminare molte vite, o di oscurarle.
Tentate di fare felici le altre persone,
e non disperatevi per tutto il male del mondo.
Non lasciate che cattive azioni altrui vi spingano ad agire male.
Invece di maledire il buio, accendiamo ciascuno la nostra piccola lampada.
*
Il Divino e' presente

Il Divino e' presente in ognuno, in ogni essere, in ogni cosa.
Come lo spazio, e' ovunque:
tutto pervade, di tutti i poteri partecipa, e di tutte le conoscenze.
Il Divino e' il principio della Vita,
la luce interiore della coscienza,
ed e' pura gioia: e' il tuo vero Se'.

8. LIBRI. UN LIBRO PER CONTRASTARE E PREVENIRE IL BULLISMO NELLE SCUOLE
[Da Elena Buccoliero (per contatti: e.buccoliero at comune.fe.it) riceviamo e
volentieri diffondiamo la seguente notizia editoriale]

Sara' in libreria nel mese di marzo il libro "Bullismo, bullismi. Le
prepotenze in adolescenza: dall'analisi dei casi agli strumenti di
intervento", di Elena Buccoliero e Marco Maggi, con contributi di Nadia
Bertolotti, Alberto Genziani, Elisabetta Saviotti, Luca Pietrantoni, edito
da Franco Angeli, Milano. Il libro propone storie, apporti teorici sul
bullismo, e sul bullismo in rapporto al conflitto, il gruppo, la costruzione
dell'identita'...; e soprattutto un corposo manuale per insegnanti e
operatori ricco di attivita' per fare prevenzione, per contrastare il
bullismo o per aiutare i ragazzi ad imparare meglio come districarsi nei
conflitti; con sezioni specifiche sulle prepotenze verso i ragazzi
stranieri, o omosessuali, o con caratteristiche fisiche che vengono prese in
giro dai compagni. Inoltre a un cd integrativo con ulteriori strumenti ed
attivita'; schede e questionari per valutare, nel dettaglio e in breve, con
i ragazzi e con i professori, gli esiti del proprio lavoro; infine i
riferimenti per richiedere gratuitamente a Promeco il video "Togliamoci la
maschera" per utilizzarlo in classe.

9. MATERIALI. UNA BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE DI ELENA BUCCOLIERO
Elena Buccoliero e' nata nel 1970 a Ferrara, dove risiede. Laureata in
Scienze Politiche ad indirizzo sociologico, lavora presso il Comune di
Ferrara sui temi della prevenzione del disagio giovanile nell'ambito
dell'assessorato comunale alle politiche per i giovani. Presso questo
servizio si occupa prevalentemente di progettazione, consulenza, ricerca
sociale, valutazione dei progetti, formazione degli adulti (insegnanti,
genitori), produzione di materiali didattici, realizzazione di audiovisivi,
elaborazione statistica di dati, organizzazione di seminari e convegni. Dal
2000 e' referente per il progetto Ferrara citta' per la pace. Dal 1985
collabora a numerose testate locali e nazionali, tra cui alcune importanti
riviste nonviolente. Dal 1993 si dedica alla scrittura con una predilezione
per i racconti brevi, per ragazzi e per adulti. Dal 1999 conduce laboratori
di scrittura creativa e di narrazione collettiva con bambini e adulti;
sperimenta i laboratori di narrazione collettiva anche in contesti
particolari, quali una comunita' terapeutica per tossicodipendenti e un
centro diurno per pazienti psichiatrici. Dal 1994 collabora con scuole e
centri di formazione svolgendo attivita' formativa.
*
Scritti sul tema della valutazione o della formazione
- Modelli di valutazione della prevenzione primaria in Europa, a cura di E.
Buccoliero, C. Sorio, A. Tinarelli, Franco Angeli, Milano 1999.
- Proposte e prospettive per la formazione, di E. Buccoliero e L. Grotti, in
Documentare il disagio, a cura di Linda Mondanari, Franco Angeli, Milano,
2000.
- La sperimentazione delle linee guida europee ed italiane a Ferrara, di A.
Tinarelli ed E. Buccoliero, in Linee guida per la prevenzione delle
tossicodipendenze, a cura di C. Baraldi e M. Coletti, Franco Angeli, Milano
2001.
*
Scritti sui temi della condizione giovanile
- Le sostanze stupefacenti e l'esposizione alla guida, in Liberi di dire
no!, Quaderno n. 4 del Centro Studi e Documentazione "Ama-Aquilone" della
regione Marche, nell'ambito del Progetto Rave, 2000.
- I tempi della strada: un percorso di educazione stradale, in Strade
Maestre. Un laboratorio dello sport condiviso, libro di testo per docenti di
educazione fisica della scuola media superiore a cura di A. Borgogni, D.
Rossi, V. Piccioni, A. Cei, G. Bizzaglia, Edizioni scolastiche Bruno
Mondadori, Paravia 2002.
- Un capitolo di presentazione della prima ricerca sociale svolta da Promeco
sul bullismo nelle scuole medie superiori di Ferrara. Il capitolo, curato
con M. Darbo, e' inserito nel testo Il bullismo: bambini aggressivi a
scuola, Genta M. L., (a cura di), Carocci, Roma 2002.
- Posta prioritaria. Giovani, linguaggi e mondi giovanili, di E. Buccoliero,
M. Meloni e S. Tassinari, Carocci, Roma 2003.
- Bullismo, bullismi. Le prepotenze nelle scuole medie superiori:
dall'analisi dei casi alle strategie di intervento, Franco Angeli, Milano,
2005.
*
Video didattici
- I funamboli. Stare sul filo e' vivere, il resto e' aspettare (con Daniele
Dona' del Centro Audiovisivi del Comune di Ferrara). Video intervista di
circa 25 minuti a due studentesse di una scuola superiore ferrarese che
lavoravano in discoteca come ballerina o p. r., sui temi del rischio e della
notte.
- Sbandando s'impara (con Daniele Dona' del Centro Audiovisivi del Comune di
Ferrara), 15 minuti, documentazione dei corsi di guida sicura organizzati da
Promeco nel 1998.
- I tempi della strada, un video di 40 minuti sull'educazione stradale
realizzato in collaborazione con l'Ipsia, l'Itc e il Liceo scientifico di
Ferrara. La direzione e' stata curata da una regista Rai.
- La vera ragione dell'estinzione dei dinosauri (con Daniele Dona' del
Centro Audiovisivi del Comune di Ferrara), un video di 20 minuti che mette a
confronto le opinioni di fumatori ed ex fumatori sulla possibilita' di
liberarsi dal tabagismo.
- Togliamoci la maschera (con Daniele Dona' del Centro Audiovisivi del
Comune di Ferrara), un video di 45 minuti sul bullismo, con interviste a
ragazzi e insegnanti, frammenti di attivita' didattiche e brani teatrali
scritti e realizzati dall'attore ferrarese Fabio Mangolini, con l'uso delle
maschere della commedia dell'arte.
*
I Quaderni di Promeco
1. La fatica dei porcospini, rielaborazione di due corsi di formazione per
insegnanti sulla funzione di ascolto nei Centri di Informazione e Consulenza
e sulla conduzione dei gruppi.
2. Organo a canne laser, sintesi di una ricerca sociale sul polo scolastico
di Codigoro.
3. La ragione e l'emozione, (con Antonio Bimbo), presentazione del metodo di
lavoro della Comunita' terapeutica per tossicodipendenti Pratolungo.
4. Primi amori, (con Luigi Grotti), ricerca sociale sulla sessualita', su un
campione di adolescenti ferraresi.
5. Io Tarzan. Tu Jane, (con Luigi Grotti), sintesi per gli studenti del
quaderno precedentemente indicato.
6. Ma la notte... no!, rapporto conclusivo di una ricerca sociale su la
notte, il rischio, la velocita', il consumo di sostanze, gli incidenti
stradali, su un campione di circa 1.500 studenti delle scuole superiori
ferraresi.
7. Itinerari della notte, (con Stefania Mattioli), sezione qualitativa della
ricerca indicata al punto precedente, con interviste a insegnanti, studenti,
ragazzi tossicodipendenti.
8. E' giovane ma crescera', (con Deanna Marescotti), rivolto a genitori di
adolescenti, sulla comunicazione familiare e su come la relazione educativa
genitori-figli puo' affrontare il tema delle droghe.
9. I tempi della strada, (con Raffaella Zanella), una guida didattica per
insegnanti comprendente 12 unita' didattiche strutturate e sperimentate, una
ricca introduzione teorico-metodologica e annotazioni di lavoro, sui temi
dell'educazione stradale e piu' in generale della prevenzione degli
incidenti nelle scuole medie superiori.
*
Altre pubblicazioni interne all'attivita' di Promeco
- Guida ragionata alla diffusione hiv, (con Marcello Darbo), per insegnanti
di scuola media superiore.
- La qualita' della vita nei quartieri Barco e Pontelagoscuro, rapporto di
una ricerca sociologica qualitativa, pubblicato internamente da Promeco e
dalla Circoscrizione Zona Nord, 2001.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 836 del 10 febbraio 2005

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