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La nonviolenza e' in cammino. 837



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 837 dell'11 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Giuliana
2. Voci per Giuliana
3. Si potrebbe
4. Per una bibliografia sulla Shoah (parte diciassettesima)
5. Clotilde Pontecorvo: Alcuni appunti per la didattica della Shoah
6. Maria G. Di Rienzo: Organizzare gruppi "centrati"
7. Una lettera al Ministro dell'Interno
8. No al commercio delle armi. Una giornata di sensibilizzazione
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: GIULIANA
[Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma; Kahina contro
i califfi, Datanews, Roma; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma);
e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

Con le e gli studenti del corso di educazione alla pace del liceo di Orte
mercoledi' abbiamo parlato di Giuliana, e del vivo nostro comune desiderio
di saperla libera, incolume, presto.
*
Non mi e' facile scrivere di lei, poiche' non e' facile controllare la piena
di ricordi che risalgono a ben oltre vent'anni fa, "quand'era in parte
altr'uom da quel ch'i' sono", funzionario e segretario di federazione di un
piccolo partito del movimento operaio che poi si suicido', il Pdup, e
insieme gia' persuaso amico della nonviolenza, e le cose che penso oggi sono
ancora le stesse che pensavo allora. Solo questo vorrei accennare: che nel
movimento per la pace che allora sorse confluirono tante e diverse
esperienze (la lotta contro le istituzioni totali e la lotta antinucleare,
per esempio, nelle quali negli anni precedenti ero stato piu' coinvolto), e
che anche grazie a quel movimento fu sconfitto il terrorismo - il duplice e
forse triplice terrorismo - che aveva insanguinato l'Italia dalla fine degli
anni sessanta; e che da quel movimento vennero non poche delle persone che
animarono poi lungo gli anni ottanta l'esperienza del movimento antimafia. E
sempre quel movimento pose allora all'intera cultura democratica l'esigenza
della nonviolenza non piu' solo come testimonianza di pochi, ma come guida
per l'azione di tutti, e come principio giuriscostituente. Fu poco
ascoltato. Se ne vedono gli esiti.
A quel movimento per la pace piu' che ad ogni altra cosa associo la persona
di Giuliana, che conobbi allora, piu' nel movimento che nel partito; a quel
movimento per la pace che ereditava soprattutto dal femminismo - il
femminismo che e' l'esperienza teorica e pratica decisiva e trainante della
nonviolenza in cammino -, e che ci ha cambiato la vita, come ha scritto
Raffaella Bolini in un intervento che riproduciamo in questo stesso foglio.
*
Poi, certo, ho grate anche ad esempio alcune lettere che ci siamo scambiati
in cui ci segnalavamo le scrittrici arabe che amiamo di piu'. E su un
giornale a diffondere il quale tra trenta e venticinque anni fa ho dedicato
tutte, tutte le mie domeniche mattina, un giornale che da molti anni non
riconosco piu', divenuto com'e' cosi' sciatto e confuso e talora fin
equivoco e che pure resta l'unico giornale che riesco a leggere sia pur
sbuffando, e su cui leggo ormai quasi solo le cose che scrivono i superstiti
vecchi radiati alla cui scuola mi misi da giovane, le cose che scriveva
Giuliana fino al 4 febbraio erano sempre le prime che cercavo. E che voglio
continuare a cercare, quando sara' finalmente liberata.
*
Perdonino i lettori queste memoriali confidenze, alle quali abitualmente non
e' dedito l'estensore. Forse l'ansia per la vita e la liberta' di una
persona amica (che e' insieme figura della vita e della liberta' di popoli
interi: ed ogni essere umano ci sta a cuore) potra' giustificare aver
scritto queste cose, averle scritte cosi', costi'.
Possa essere la liberazione di Giuliana, che desideriamo con ogni nostra
fibra, un passo verso la sconfitta della guerra, del terrorismo, del
"disordine costituito" che condanna a sofferenze immani e cruda morte cosi'
tanta parte dell'umanita' che tu non puoi dirne, o pensarvi, senza
sentirtene nell'imo del tuo essere straziato.
Possa l'agire quotidiano e persuaso di noi tutti essere veritieramente,
consapevolmente, tenacemente orientato a contribuire a salvare la vita di
Giuliana, di tutti gli ostaggi, di tutte le persone oppresse da guerra, da
fame, da poteri criminali e dittature comunque travestite. Se limpido e
coerente, se intransigente e nitido, se concreto e sincero, nessun gesto di
pace e' inutile.

2. TESTIMONIANZE. VOCI PER GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" degli ultimi giorni abbiamo estratto alcuni
tra i moltissimi messaggi di solidarieta' per Giuliana Sgrena]

Giuliana e' per molte di noi un'amica ma soprattutto una compagna di viaggio
e una voce preziosa da ascoltare perche' attraverso lei sono le voci delle
donne negate che parlano. La solitudine del suo rapimento non puo' rimanere
tale. In tante e tanti saremo a chiedere la sua liberazione. Giuliana e' una
donna di pace che vuole far parte di un mondo di pace.
Donne in nero
*
Giuliana, donna dolcissima e forte, spero che tu senta l'onda di affetto che
anima le iniziative per la tua liberazione: c'e' un bene che accomuna il
paese democratico nella stima per tutto quello che hai fatto con rara
competenza e onesta' morale.
Giancarla Codrignani, Bologna
*
Sono una delle tante compagne e compagni, amici di Giuliana nel movimento
pacifista. Giuliana che parla dal palco di piazza del Popolo, e chiude la
prima manifestazione del nuovo movimento per la pace (il 24 ottobre del
1981), quella che, dopo gli anni di piombo, cambio' la vita mia e di tanti
dandoci di nuovo la voglia di lottare - e lo spazio per farlo.
Giuliana che gira il mondo, sempre ficcata nei posti difficili, sempre a
frugare nella complessita'. Giuliana che gira l'Italia in mille e mille
iniziative e ogni volta che racconta rompe un velo, un pregiudizio - e
l'Islam diventa qualcosa da comprendere, capire, approfondire - e noi a
prendere appunti, contenti - perche' capire il mondo e' l'unico strumento
che abbiamo per cambiarlo.
Giuliana che e' un ponte di pace, con la sua rubrica fitta di mille nomi,
numeri e indirizzi - e piena anche di cancellature: le donne e gli uomini
ammazzati in tanti paesi per aver difeso i diritti e la giustizia.
La sua rubrica, sempre a disposizione per tutti noi - quante persone
sull'altra sponda del Mediterraneo abbiamo conosciuto grazie a lei, quanti
legami di solidarieta' politica e concreta ci ha aiutato a costruire.
Giuliana giornalista, giornalista davvero, che ti fa sentire l'informazione
come un diritto primario e una risorsa immensa, non come una condanna; uno
strumento per vivere liberi e consapevoli, non un veleno da cui proteggersi.
Giuliana che condivide il dolore e la sofferenza degli oppressi, e anche la
loro forza. Noi non abbiamo scoperto il 31 gennaio che gli iracheni vogliono
prendere in mano il loro destino. Lo sappiamo da sempre. Per questo siamo
stati contro la guerra, per questo siamo contro l'occupazione, per questo
non accettiamo che chi sta trattando l'Iraq come una colonia faccia retorica
demagogica su elezioni illegittime, volute dagli occupanti, senza
osservatori, tenute contro la volonta' di una parte del paese.
Giuliana, che ha sempre combattuto la costruzione dell'immagine del nemico -
e oggi e' in pericolo perche' e' italiana. I frutti avvelenati della
politica del nostro governo ricadono ancora una volta su tutti, anche su
quelli come noi, per cui i confini non sono quelli delle nazioni, ma che
segnamo la divisione fra chi e' per la giustizia e chi vuole il potere, fra
chi vuole la pace e chi fa la guerra.
Non ci rinchiuderete nei confini tricolori, ne' oggi che mai. Sarebbe
l'aiuto piu' grande a chi, da una parte e dall'altra della barricata, vuole
costruire il suo potere sull'odio e sull'intolleranza.
Come a settembre, faremo fronte in tutto il mondo, nel mondo arabo e nel
medio oriente con chi gia' oggi chiede la liberazione di Giuliana, di tutti
gli ostaggi e di tutto il popolo iracheno, che soffre ogni giorno immani
violazioni dei suoi diritti e della sua liberta'.
Usciamo da questo orrore. Usciamo da questa angoscia. Hanno fatto l'inferno
mentre dicono di portare pace.
Il governo, che porta la responsabilita' della guerra, si impegni a fare
l'impossibile per ridarci Giuliana sana e salva. Tratti, dialoghi, negozi. E
finisca l'occupazione. L'Italia ritiri le truppe, subito. Togliamo una
carta, per aiutare a far crollare l'intero castello della guerra. Oggi
abbiamo un motivo in piu' per chiederlo.
Non perdiamo la speranza, il coraggio, la lucidita'. Accettiamo di vivere
l'angoscia e il dolore - e' quello che percorre il mondo. E' dalla
sofferenza del mondo che nasce la forza grande e l'energia buona di Porto
Alegre dei giorni scorsi - i poveri e gli oppressi che si organizzano,
lottano e cambiano le cose.
La strada per cambiare il mondo e' lunga, difficile e faticosa ma la stiamo
camminando in tanti e in tante e cammineremo, noi e i piccoli dopo di noi
come la camminarono i nostri vecchi. Giuliana cammina con noi. Abbiamo
bisogno delle sue idee e della sua amicizia. E ovunque sia ora, non e' da
sola. Liberatela.
Raffaella Bolini, portavoce dell'Arci
*
Vogliamo esprimere, a nome della Societa' italiana delle storiche, la nostra
solidarieta' alla famiglia di Giuliana Sgrena e alla redazione del
"Manifesto". Conosciamo Giuliana e lei ci e' stata vicina e ci ha offerto il
suo prezioso contributo in diverse iniziative promosse dalla Societa' sui
temi dei diritti delle donne e della difesa dei diritti umani. Ci auguriamo
che questa dolorosa vicenda si concluda presto e nel migliore dei modi
perche' abbiamo tutte bisogno della sua intelligenza e sensibilita'.
Il direttivo della Societa' italiana delle storiche
*
Siamo rimaste sgomente nell'apprendere la notizia del rapimento in Iraq di
Giuliana Sgrena, giornalista del quotidiano italiano "Il manifesto".
Conosciamo il suo importante lavoro per la pace, che ha portato anche alla
denuncia degli abusi e delle torture di donne e bambini nelle prigioni
irachene sotto l'attuale occupazione. Giuliana ha particolarmente a cuore le
donne e i bambini. Poco dopo che le torture nel carcere di Abu Ghraib sono
state rivelate dai media, abbiamo fatto pressione sui politici, e in
particolare le donne deputato, per chiedere che si conoscesse la verita' su
quello che stava accadendo alle donne prigioniere. Giulia Sgrena ha avuto un
ruolo importante con i suoi articoli.
Piu' di recente aveva intervistato donne ex prigioniere e pubblicato le loro
storie di brutalita' fisica e mentale alla quale erano state sottoposte,
incluse le perquisizioni corporali: le donne denunciarono di aver subito
personalmente, o essere state testimoni, di stupri ma non riuscivano a
parlarne. Sappiamo, sulla base della nostra esperienza di trenta anni di
lavoro con le sopravvissute a stupri in tutto il mondo, che molte trovano
impossibile parlare delle indegnita' di cui hanno sofferto e che l'ostilita'
nei confronti delle vittime puo' essere davvero estrema se queste parlano
della loro sofferenza.
Alla fine di una recente intervista con una sopravvissuta ad Abu Ghraib,
Giuliana aveva chiesto alla donna se non avesse paura a parlare contro i
suoi carcerieri. Giuliana stessa non aveva paura di assumersi il rischio che
comporta il raccogliere e pubblicare la verita' riguardo le donne e i
bambini iracheni, senza autocensurarsi per far piacere alle forze occupanti.
Noi chiediamo a tutti i governi, all'Onu, alle ong, di fare pressioni
perche' sia immediatamente rilasciata. Chiediamo ai suoi rapitori di
riconoscere il suo impegno per la pace e in difesa delle donne e dei bambini
iracheni, e di liberarla presto. Tutti quelli di noi che si battono contro
le uccisioni, gli stupri e le altre torture hanno bisogno che persone come
Giuliana Sgrena prendano pubblicamente posizione nonostante il pericolo che
corrono.
Black Women's RapeAction Project and Women Against Rape
*
Devo a Giuliana e ai suoi scritti la bussola che ha consentito a me e ad
altre, nella querelle sul velo, di evitare le trappole simmetriche del
differenzialismo e del laicismo universalista. Voglio credere che sara'
presto di nuovo, qui, a Roma come a Firenze, a raccontarci quei "luoghi
difficili" che il suo sguardo ha tante volte illuminato anche per noi. A
Pierre, a cui mi lega il ricordo di un'antica comune militanza, un abbraccio
affettuoso.
Anna Picciolini, Firenze
*
Il Comitato Immigrati in Italia, sdegnato per il sequestro di Giuliana
Sgrena in Iraq avvenuto lo scorso venerdi' 4 febbraio, esprime piena
solidarieta' alla giornalista italiana e alla sua famiglia. Sostiene inoltre
la lotta che i colleghi del suo giornale stanno portando avanti per il suo
ritorno sana e salva. Un sostegno e un'adesione che si sommano alla societa'
civile italiana che mai ha accettato l'invasione colonialista di uno stato
che ha provocato, e provoca ancora, migliaia di vittime innocenti in nome,
ora, di una presunta "democratizzazione" degli iracheni.
Proprio gli iracheni sanno molto bene che Giuliana e' una loro amica e che
si e' battuta sempre per la verita' e la giustizia, denunciando al mondo la
loro umiliazione. Cosi' come e' per gli iracheni un'amica, Giuliana Sgrena
lo e' anche per noi del Comitato Immigrati in Italia: un'amica, una di noi
(proprio molti di noi siamo stati costretti a emigrare ad ogni costo vittime
di guerre e fame). Il Comitato, infine, afferma con forza la speranza di
poter abbracciarla presto, assieme alla giornalista Florence Aubenas,
corrispondente del quotidiano francese "Liberation" sequestrata un mese fa
sempre in Iraq, impegnata anche lei come Giuliana per riportare luce e
verita' nel buio imposto agli iracheni.
Per il diritto di essere informati, e soprattutto per il diritto universale
alla vita, il Comitato reclama con questo appello l'immediata e
improrogabile liberta' delle due rare penne che scrivono dalla parte dei
senza voce: Giuliana Sgrena e Florence Aubenas.
Comitato immigrati in Italia

3. APPELLI. SI POTREBBE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 febbraio 2005 riprendiamo il seguente
appello promosso dalla redazione del giornale]

Si potrebbe.
E' possibile vincere le paure e prendere sul serio quel che ci dicono in
tanti: intorno a Giuliana e' scattato un sentimento di solidarieta' che
chiede la liberazione della nostra compagna. In tante citta' gia' si vede il
segno di questo scatto, quasi la volonta' di trasformare un moto in un
movimento.
Come se una donna prigioniera, con un volto che tutti hanno imparato a
riconoscere, avesse la forza di risvegliare i sentimenti della maggioranza
della popolazione, contraria alla guerra e a ogni terrore, e forse, oggi,
pronta a battersi con parole e azioni di pace per far cessare l'una e
l'altro. Guerra e terrore che non sono finiti quando l'ha decretato Bush,
ne' quando una parte della popolazione irachena ha sfidato bombe e autobombe
per andare a votare. E' frutto anche di quella guerra il rapimento di
Florence e Giuliana e di chi oggi e' nelle mani di chissachi', in un inferno
iracheno fatto di oppressione e autobombe che allungano l'elenco dei civili
ammazzati.
Si potrebbe organizzare una manifestazione nazionale per la pace e la
liberazione di Giuliana, ci dicono in tanti, servirebbe a tenere alta
l'attenzione. Si potrebbe fare a Roma, sabato 19 febbraio, sperando che si
trasformi nella festa per l'avvenuta liberazione di Giuliana.
Si potrebbe.

4. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE DICIASSETTESIMA)

HEINRICH MANN
Nato a Lubecca nel 1871 e deceduto a Santa Monica in California nel 1950,
scrittore tedesco, fratello di Thomas, critico del militarismo e del
nazionalismo, democratico, esule.

KLAUS MANN
Nato a Monaco nel 1906, si tolse la vita a Cannes nel 1949. Figlio di
Thomas, saggista e narratore, esule, militante antinazista. Tra le sue opere
segnaliamo particolarmente Mephisto (1936), Il vulcano (1939), La svolta
(libro pubblicato postumo nel 1952).

THOMAS MANN
Nato a Lubecca nel  1875 e deceduto a Zurigo nel 1955, scrittore tedesco,
fratello di Heinrich, ebbe il Premio Nobel per la letteratura nel 1929. Il
nazismo lo costrinse all'esilio e lo privo' della cittadinanza tedesca:
Thomas Mann sempre piu' si impegno' nella difesa della civilta', della
democrazia e della dignita' umana. Opere di Thomas Mann: tra le sue opere
qui segnaliamo in particolare La montagna incantata, la tetralogia di
Giuseppe e i suoi fratelli, Doktor Faustus. Opere su Thomas Mann: segnaliamo
in particolare i saggi di Lavinia Mazzucchetti.

CESARE MANNUCCI
Cesare Mannucci (Milano, 1926), laureato in giurisprudenza e storia e
filosofia, negli anni Cinquanta ha collaborato con Ferruccio Parri a "Mondo
economico", a "Nord e Sud", la rivista diretta da Francesco Compagna, e al
"Mondo" di Mario Pannunzio. Entrato nel movimento Comunita' di Adriano
Olivetti nel 1955, ne ha diretto centri culturali, ed e' stato vicedirettore
di "Comunita'". Tra le sue opere principali: Lo spettatore senza liberta'
(1962), La societa' di massa (1967,1971), Antisemitismo e ideologia
cristiana sugli ebrei (1982), e il recente L'odio antico.

RAFFAELE MANTEGAZZA
Pedagogista, docente all'Universita' di Milano Bicocca, con Andrea Canevaro,
Luciano Casali, Fausto Ciuffi, Enzo Collotti, Paolo De Benedetti, Daniele
Novara, Liliana Picciotto e Frediano Sessi fa parte del comitato scientifico
del Centro Studi "Primo Levi" presso la Fondazione Fossoli. Tra le opere di
Raffaele Mantegazza: Teoria critica della formazione. Espropriazione
dell'individuo e pedagogia della resistenza, Unicopli, 1995; Filosofia
dell'educazione, Bruno Mondadori, 1998; (con Brunetto Salvarani), Le strisce
dei lager. La Shoah e i fumetti, Unicopli, 2000; L'odore del fumo. Auschwitz
e la pedagogia dell'annientamento, Citta' Aperta, 2001; Pedagogia della
resistenza. Tracce utopiche, Citta' Aperta, 2003; Pedagogia della morte.
L'esperienza della morte, Citta' Aperta, 2004.

HERBERT MARCUSE
Filosofo, nato a Berlino nel 1898, fa parte della scuola di Francoforte;
costretto all'esilio dal nazismo, si trasferisce in America; sara' uno dei
punti di riferimento della contestazione studentesca e dei movimenti di
liberazione degli anni '60 e '70. Muore nel 1979. Opere di Herbert Marcuse:
segnaliamo almeno Ragione e rivoluzione, Il Mulino; Eros e civilta',
Einaudi; Il marxismo sovietico; L'uomo a una dimensione, Einaudi; Saggio
sulla liberazione, Einaudi. Opere su Herbert Marcuse: oltre le note
monografie di Perlini e di Habermas, cfr. Hauke Brunkhorst, Gertrud Koch,
Herbert Marcuse, Erre Emme, Roma 1989; cfr. inoltre gli studi complessivi e
le monografie introduttive sulla scuola di Francoforte di Assoun (Lucarini),
Bedeschi (Laterza), Jay (Einaudi), Rusconi (Il Mulino), Therborn (Laterza),
Zima (Rizzoli).

JACQUES MARITAIN
Filosofo cattolico (Parigi 1882 - Tolosa 1973), promotore di una rinnovata
valorizzazione del pensiero di Tommaso d'Aquino, costruttore di pace. Opere
di Jacques Maritain: segnaliamo particolarmente Umanesimo integrale, Borla;
ed Il contadino della Garonna, Morcelliana. Opere su Jacques Maritain:
segnaliamo per un primo orientamento Lodovico Grassi, Jacques Maritain,
Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1993; Italo Mancini,
Come leggere Maritain, Morcelliana, Brescia 1993; Piero Viotto, Introduzione
a Maritain, Laterza, Roma-Bari 2000. Indirizzi utili: Institut international
"Jacques Maritain", via Quintino Sella 33, 00187 Roma; "Cahiers Jacques
Maritain", 21, rue de la Division-Leclerc, Kolbsheim 67120, France.

RAISSA MARITAIN
Raissa Maritain, nata Raissa Oumancoff a Rostov sul Don, il 31 agosto 1883;
nel 1893 la famiglia si trasferisce a Parigi per sfuggire alle persecuzioni
antiebraiche. Pensatrice, poetessa, mistica, e' stata la compagna e
collaboratrice di Jacques Maritain. E' deceduta a Parigi il 4 novembre 1960.
Opere di Raissa Maritain: tutti gli scritti di Raissa Maritain nella
edizione definitiva in lingua originale si trovano nei volumi XIV e XV di
Jacques e Raissa Maritain, Oeuvres Completes, Editions Universitaires,
Fribourg - Editions Saint Paul, Paris, 1993-1995. Opere su Raissa Maritain:
E. Bortone, Raissa Maritain, Libreria editrice salesiana, Roma 1972; M. A.
La Barbera, Silenzio e parola in Raissa Maritain, Omnia editrice, Palermo
1980; J. Suther, Raissa Maritain, pilgrim, poet, exile, Fordham University
Press, New York 1990; M. Zito, Gli anni di Meudon, Istituto Orientale di
Napoli, Napoli 1990; AA. VV., Simone Weil e Raissa Maritain, L'Antologia,
Napoli 1993; L. Grosso Garcia, El amor mas aca' del alma, Ediciones Ensayo,
Caracas 1997

MICHAEL R. MARRUS
Storico, docente all'Universita' di Toronto. Opere di Michael R. Marrus:
L'Olocausto nella storia, Il Mulino, Bologna 1994.

PIERO MARTINETTI
Filosofo italiano (1872-1943), e' uno dei dodici docenti universitari che
nel 1931 rifiuto' il giuramento al fascismo. La sua riflessione costituisce
un contributo notevole all'elaborazione di una cultura della nonviolenza.
Opere su Piero Martinetti: Amedeo Vigorelli, Piero Martinetti, Bruno
Mondadori, Milano 1998; cfr. inoltre Giorgio Boatti, Preferirei di no,
Einaudi, Torino 2001.

FERRUCCIO MARUFFI
Nato a Torino nel 1924, antifascista, partigiano, deportato a Mauthausen,
tra i fondatori dell'Aned, testimone della Shoah, e' autore di vari libri.
Opere di Ferruccio Maruffi: Codice Sirio, La pelle del latte,  (con Mauro
Begozzi) Francesco Alberini. Un resistente nel lager, La fanciulla vestita
di blu, Laggiu' dove l'offesa, Fermo posta Paradiso: tutti i volumi sono
disponibili presso la Stamperia Ramolfo Editrice, Carru' (Cuneo).

MARIA MASSARIELLO ARATA
Nata nel 1912 e deceduta nel 1975, antifascista, docente, deportata a
Ravensbrueck. Opere di Maria Massariello Arata: Il ponte dei corvi. Diario
di una deportata a Ravensbrueck, Mursia, Milano 1979.

MARIE-ANNE MATARD-BONUCCI
Storica francese, dirige il "Centre d'Etudes et de Recherches sur l'Italie
meridionale", negli ultimi anni si e' dedicata a ricerche sull'antisemitismo
e sulla storia degli ebrei in Italia.

GERT MATTENKLOTT
Docente alla Freie Universitaet di Berlino. Opere di Gert Mattenklott: Ebrei
in Germania. Storie di vita attraverso le lettere, Milano 1992.

5. MATERIALI. CLOTILDE PONTECORVO: ALCUNI APPUNTI PER LA DIDATTICA DELLA
SHOAH
[Dal sito www.ucei.it/giornodellamemoria.2004 riprendiamo questo testo.
Clotilde Pontecorvo e' docente all'Universita' "La Sapienza" di Roma. Tra le
opere di Clotilde Pontecorvo: Una scuola per i bambini, La Nuova Italia,
Scandicci (Fi) 1990; (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1993; (a cura di), Un curricolo per la continuita'
educativa dai quattro agli otto anni, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1989,
1990; (a cura di), Writing development. An interdisciplinary view, John
Benjamins, Amsterdam 1997; con Anna Maria Ajello, Cristina Zucchermaglio,
Discutendo si impara, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1991, Carocci, Roma
1999; con Maurizio Pontecorvo, Psicologia dell'educazione. Conoscere a
scuola, Il Mulino, Bologna 1986; con Luigia Fuse' (a cura di), Il curricolo:
prospettive teoriche e problemi operativi, Loescher, Torino 1981, 1990; con
Gastone Tassinari, Luigia Camaioni (a cura di), Continuita' educativa dai
quattro agli otto anni, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1990; con Anna Maria
Ajello, Cristina Zucchermaglio (a cura di), I contesti sociali
dell'apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita
quotidiana, Led Edizioni, Milano 1995; con Margherita Orsolini, B. Burge, L.
Resnick (eds), Children's early text construction, Hillsdale, NJ 1996; con
E. Ferreiro, N. Moreira, I. Garcia Hidalgo, Cappuccetto Rosso impara a
scrivere. Studi comparativi in tre lingue romanze, La Nuova Italia,
Scandicci (Fi) 1996; (a cura di) Writing Development. An interdisciplinary
view, John Benjamins Publishinh Company, Amsterdam 1997; con A. Fasulo, Come
si dice? Linguaggio e apprendimento in famiglia e a scuola, Carocci editore,
Roma 1999; (a cura di), Manuale di psicologia dell'educazione, Il Mulino,
Bologna 1999]

1. Evitare la rappresentazione realistica dell'orrore. Utilizzare invece le
rappresentazioni mediate, offerte da monumenti, musei, testi letterari,
opere d'arte.
2. Evitare resoconti troppo analitici e raccapricccianti.
3. Evitare quindi anche il racconto di eventi, che possano essere troppo
persecutori.
4. Adeguare le proposte alle possibilita' di comprensione e di empatia degli
allievi, che sono variabili in funzione dell'eta' e della maturita'
psicologica.
5. Favorire lo sviluppo di somiglianze e differenze con i perseguitati di
allora: in questo ambito possono darsi dei processi di identificazione e a
questo scopo si possono usare le storie delle vicende di bambini (quali
quelle raccontate da Lia Levi) o di ragazzi, per quegli aspetti meno
angosciosi e piu' comprensibili: ad esempio, il dover celare la propria
identita', il dover trovare un rifugio per nascondersi, l'essere costretti a
lasciare la propria casa e affrontare delle fughe un po' avventurose.
6. Far vivere in modo reale qualche aspetto della discriminazione: quella
che e' sempre in agguato in qualsiasi gruppo nei confronti dei diversi o in
generale del gruppo estreaneo, ed ha luogo facilmente anche nei gruppi di
bambini piccoli, oltreche' di ragazzi. Va anche ricordato che c'e' stato
qualcuno che si puo' avvantaggiare (economicamente o socialmente: vedi
esclusione dalle scuole, dalle universita', dagli uffici pubblici) della
discriminazione contro gli ebrei o altri "diversi".
7. Collegare questa esperienza alle discriminazioni di allora e di adesso,
nei confronti degli ebrei, ma anche degli altri, attuali "diversi".
8. Ricordarsi che tutti i cattolici nel nostro paese, bambini e adulti,
ricevono una prima informazione (gia' molto distorta) sugli ebrei come
popolo antico, attraverso le vicende della vita e soprattutto della morte di
Gesu': questa e' stata (per secoli) la base di quell'antigiudaismo cristiano
bimillenario, magistralmente ricostruito e condannato da Jules Isaac e da
noi narrato assai bene da Cesare Mannucci (libro molto utile per qualsiasi
insegnante italiano).
9. Consentire ai bambini e ai ragazzi (di qualsasi eta') di esprimere tutti
i loro dubbi e interrogativi sulle cose (per molti versi incredibili) che
sono loro raccontate. A partire dalle loro domande farli discutere tra loro
quanto piu' liberamente possibile. Va ricordato che su questa tematica,
possono entrare in gioco pregiudizi, a volte trasmessi direttamente o
inconsapevolmente dal linguaggio (si pensi alla connotazione negativa del
termine "ebreo" o "giudeo", erratamente associato a Giuda Iscariota, o
"rabbino", cosi' come e' usato negli stadi italiani).
10. Far riflettere i bambini e in modo particolare i ragazzi piu' grandi
sulla funzione della memoria, che e' in parte individuale (basta fare una
piccola esercitazione su un ricordo personale, magari dell'estate
precedente), in parte familiare o del gruppo-classe, ma in parte anche
collettiva e pubblica: questo del resto e' uno dei significati di questa
giornata che non a caso si chiama "della memoria": come ricordo collettivo
del fattore unificante della Repubblica Italiana e della piu' vasta Europa
libera, che sono nate dalla lotta contro il fascismo e il nazismo, e quindi
dal rifiuto di ogni discriminazione, di tipo razziale o etnico. Alla memoria
collettiva servono i luoghi (i ghetti, i campi di sterminio, ad esempio), i
monumenti, le opere d'arte, i musei.
11. Collegare l'antisemitismo al razzismo, che allora venne alimentato (in
Italia) dalle vicende della guerra d'Etiopia: si veda la mostra e il volume
su "La menzogna della razza". Puo' essere efficace citare la frase di
Einstein, che a chi gli chiedeva qual era la sua razza, rispondeva: "razza
umana". Ai ragazzi piu' grandi puo' essere offerta anche una storia
culturale essenziale del razzismo e dell'antisemitismo, nei loro sviluppi
piu' recenti in Francia, in Germania, e in Europa in genere.
12. E' essenziale che gli insegnanti - qualunque sia l'eta' dei bambini -
dedichino a questa tematica (quando l'hanno gia' definita tra loro) un
incontro con i genitori dei loro allievi, per informarli del loro programma
e per coinvolgerli, laddove sia possibile: possono esserci ancora dei nonni
che sono in grado di portare delle testimonianze significative, attraverso i
loro ricordi. Ma possono esserci anche posizioni contrarie e presenza di
pregiudizi: e' bene essere preparati, facendo riferimento alla legge dello
Stato, che ha istituito la giornata dalla memoria, approvata dal Parlamento
italiano all'unanimita'.

6. FORMAZIONE. MARIA G. DI RIENZO: ORGANIZZARE GRUPPI "CENTRATI"
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza; e' coautrice
dell'importante libro: Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di),
Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003]

Cos'e' un gruppo "centrato"?
Si tratta di un piccolo gruppo di persone in cui le discussioni avvengono in
maniera facilitata. Lo si usa sia per apprendere di piu' sulle opinioni
relative ad una determinata istanza, sia come guida per le azioni future.
Esempi: alcuni genitori si riuniscono per discutere i bisogni dei bambini
che frequentano il medesimo nido d'infanzia, si scambiano i loro punti di
vista sull'andamento delle cose, ed eventualmente propongono idee
migliorative. Oppure un gruppo di anziani si riunisce al locale centro
diurno a loro dedicato: cosa pensano i diretti interessati del programma che
viene offerto? Quali sono i loro suggerimenti? O ancora: volete aprire un
rifugio per senzatetto in uno dei quartieri della vostra citta'. Chiamate ad
una riunione i vostri prossimi "vicini di casa": sono preoccupati a causa
del vostro progetto nel quartiere? Lo conoscono a sufficienza? Come tenere
insieme i vostri interessi ed i loro?
Un gruppo centrato e' differente dai soliti gruppi in due modi di base:
1. ha uno specifico e ristretto soggetto di discussione. Lo scopo e'
rimanere su quello, e non affrontare altri argomenti;
2. vi e' la presenza di un facilitatore, e la discussione e' pianificata
accuratamente al fine di creare un ambiente sereno, in cui le persone si
sentano e siano libere di parlare. Chi partecipa al gruppo viene
incoraggiato ad esprimere le proprie opinioni ed a rispondere alle domande
degli organizzatori, oltre che agli altri membri del gruppo.
Grazie proprio alla loro struttura, i gruppi centrati consentono di reperire
un gran numero di informazioni in un tempo relativamente breve.
*
Quando dovreste usarlo?
Quando state considerando l'idea di introdurre ovunque un nuovo programma o
servizio; quando la principale preoccupazione che avete al momento concerne
la profondita' delle opinioni altrui (e non il semplice accordo o disaccordo
generico sulla proposta); quando volete porre domande a cui sarebbe
difficile dare risposta tramite un questionario o altri metodi d'indagine;
quando sentite di aver bisogno di ulteriori conoscenze del "clima" che si
sta creando attorno ad una vostra idea; quando siete in grado di spendere
tempo, capacita' e risorse per chiamare attorno a voi altre persone disposte
a conversare all'interno di un gruppo facilitato.
Per capirci meglio: se in citta' c'e' un'epidemia particolarmente virulenta
di influenza, voi non avete bisogno di organizzare un gruppo "centrato" per
discuterne: controllare l'epidemia e' qualcosa che non dipende dalle
opinioni dei cittadini, ma piuttosto dalle strutture sanitarie. Organizzare
il gruppo potrebbe esservi utile se avete in mente di capire come le
strutture sanitarie funzionano in risposta alla crisi, ma questa e' un'altra
istanza rispetto all'epidemia. Se invece nel quartiere ci sono stati
numerosi episodi vandalici, la discussione di un gruppo centrato di persone
che hanno subito danneggiamenti, e dei loro vicini di casa, potrebbe essere
fruttuosa. E se nel quartiere il Comune ha intenzione di abbattere vecchi
edifici per costruire un campo di calcio, la discussione fra coloro che
verranno toccati direttamente dalla decisione e' indispensabile.
*
Come si organizza un gruppo centrato?
1. Prima di iniziare, rivalutate i vostri scopi. Chiedetevi perche' volete
organizzare il gruppo, e cosa sperate di apprendere. Considerate che vi sono
altri metodi per ottenere le informazioni e vedete se si adattano meglio
alla situazione.
2. Trovate una persona in gamba per facilitare l'incontro. Questo ruolo non
puo' essere assegnato a caso, in un gruppo centrato. La persona che vi serve
deve: avere esperienza nella facilitazione, sapere almeno qualcosa
dell'istanza in discussione, sapersi mettere in relazione ai membri del
gruppo, lavorare con voi alla definizione del risultato che volete ottenere.
3. Affidate a qualcuno il compito di prendere appunti. E' una questione che
sembra piccola, e percio' viene spesso dimenticata, ma dovete assicurarvi
che le idee espresse durante l'incontro non vadano perdute. In alternativa,
potete chiedere al gruppo di registrare l'incontro e averne quindi un
rendiconto assai accurato: tenete pero' presente che la presenza del
registratore ha spesso un effetto inibitorio, e sbobinare prende molto piu'
tempo del redigere un verbale da appunti scritti.
4. Decidete chi invitare. Idealmente, coloro che invitate al gruppo di
discussione dovrebbero essere un campione rappresentativo delle persone le
cui opinioni vi interessa molto conoscere. Si tratta dei negozianti del
centro cittadino? Compilate una lista completa dei nomi. Selezionate un
numero rappresentativo, per tipo, grandezza, titolarita', eccetera. Non
basatevi su quelli che considerate "migliori" o "peggiori". Volete avere
notizie da tutte le tipologie presenti, percio' assicuratevi di fare il
possibile in questo senso. Potete anche organizzare piu' gruppi, con
differenti tipi di persone, se pensate che ne valga la pena.
5. Riflettete sugli incentivi. Il che significa: cosa offrite alle persone
per indurle a partecipare, perche' dovrebbero venire all'incontro? E'
possibile che alcune persone vengano per il desiderio di dare una mano,
perche' la questione le preoccupa, o perche' pensano che incontreranno altra
gente interessante, o che impareranno qualcosa. Tutte queste ragioni sono
vere, ma spesso non sono sufficienti. Nell'invito, cercate di includere
l'offerta di qualcosa che mostri la vostra gratitudine per la fiducia e
l'impegno degli individui che avete chiamato, un piccolo dono, i rinfreschi
durante la riunione, l'opportunita' di un riconoscimento pubblico, eccetera.
6. Definite i particolari della riunione e cio' che intendete chiedere. Una
volta stabiliti giorno, ora, luogo e lunghezza dell'incontro, preparate la
lista delle domande. Questo non significa che le reciterete una alla volta
come una litania, la lista e' semplicemente la vostra guida nel dialogo.
7. Andate personalmente ad invitare le persone che avete scelto. Telefonare,
scrivere, mandare un e-mail sono tutti buoni sistemi. Bussare alla porta e'
il migliore.
8. Come condurre il gruppo. Una sequenza tipica del fluire della discussione
in un gruppo centrato si presenta come segue: ringraziare le persone
presenti; ribadire lo scopo del gruppo e dell'incontro; spiegare come la
discussione procedera', e convenire sulle regole della stessa; porre una
domanda di apertura ("In generale cosa pensate di...?"); riassumere cio' che
si pensa di aver udito in risposta e chiedere al gruppo se e' proprio quello
cio' che e' stato detto; chiedere se c'e' ancora qualcuno che ha commenti da
fare sulla questione; passare ad una seconda domanda. E' chiaro che il
compito del facilitatore e' di sollecitare le opinioni, non di giudicarle,
vero? Quando a tutte le domande e' stata data risposta, chiedete ancora una
volta se qualcuno ha altro da dire: serve a sostenere le persone piu'
timide, che magari non hanno ancora parlato. Dopo di che, informate il
gruppo dei passi che intendete fare successivamente, ovvero cosa possono
aspettarsi ora voi facciate con le informazioni che avete raccolto.
9. Analizzate i dati dopo l'incontro. Guardate nel dettaglio le informazioni
che avete ottenuto. Emergono degli schemi ricorrenti? Ci sono temi comuni?
Sono state sollevate questioni a cui non avevate pensato? Quali conclusioni
vi sembrano piu' vere? Non affidate questo lavoro ad una sola persona:
ognuno di noi ha i suoi comodi pregiudizi e ognuno di noi sbaglia, percio'
e' molto importante confrontare interpretazioni e conclusioni. Raccogliere
informazioni utili era la ragione per cui avete messo in piedi il gruppo.
Adesso le avete e sta a voi l'opportunita', e la responsabilita', di usarle
al meglio in relazione al problema di cui vi occupate.
10. Condividete i risultati con il gruppo centrato. Vi hanno offerto il loro
tempo e la loro disponibilita', e dare loro un segnale di ritorno e' il
minimo. Potete farlo con le telefonate, le lettere o le e-mail, come
preferite. A volte e' anche possibile riunire di nuovo il medesimo gruppo:
considerate che alcuni di coloro che vi hanno partecipato potrebbero essere
ora molto piu' interessati all'istanza di quanto lo fossero in precedenza e
magari desiderano essere maggiormente coinvolti nelle vostre attivita',
percio' date loro l'opportunità di farlo. Molto spesso esperienze di questo
tipo sono dei magnifici "generatori di attivismo".

7. DOCUMENTI. UNA LETTERA AL MINISTRO DELL'INTERNO
[Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha inviato
l'8 febbraio la seguente lettera al Ministro dell'Interno]

Al Ministro dell'Interno, e per opportuna conoscenza: al Presidente della
Repubblica Italiana, al Presidente del Senato della Repubblica, al
Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei
Ministri
*
Oggetto: proposta di inserire nei curricula formativi delle forze
dell'ordine la conoscenza e l'uso delle risorse messe a disposizione dalla
nonviolenza.
*
Egregio signor Ministro,
vorrei sottoporre alla sua attenzione la proposta di formare il personale
delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse che la
nonviolenza mette a disposizione particolarmente delle persone e delle
strutture che devono operare in situazioni talora critiche e conflittuali in
difesa dei diritti umani, della democrazia, del diritto, della civile
convivenza, della sicurezza pubblica.
La nonviolenza e' un effettuale inveramento dei principi sanciti dalla
Costituzione della Repubblica Italiana, cosi' come dalle principali carte
giuridiche internazionali, tra cui - ovviamente, ed eminentemente - la
Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.
Sarebbe di enorme utilita' che tutti gli operatori addetti alla sicurezza
pubblica, alla difesa dei diritti di tutte le persone, all'applicazione
delle leggi del nostro ordinamento giuridico democratico, avessero nel loro
bagaglio formativo e nella loro strumentazione operativa una adeguata
conoscenza e capacita' di applicazione dei valori teoretici ed assiologici
come delle tecniche ermeneutiche ed operative che la nonviolenza mette a
disposizione.
Come forse le sara' gia' noto in alcune importanti citta' italiane gia' da
tempo strutture adibite a compiti di polizia (come, ad esempio, Guardia di
Finanza e Arma dei Carabinieri a Palermo, Corpo di Polizia Municipale a
Milano) hanno avviato percorsi formativi alla conoscenza e all'uso della
nonviolenza; analogamente in alcuni paesi stranieri tali esperienze sono da
anni pienamente valorizzate nei curricula formativi dei corpi di polizia
locali e nazionali.
Le sara' anche noto che gia' da anni parlamentari di tutte le forze
politiche - sottolineo: di tutte le forze politiche - hanno promosso una
proposta di legge tesa a sostenere l'introduzione dello studio della
nonviolenza nella formazione degli operatori delle forze dell'ordine. Per
opportuna conoscenza mi permetto di inviarle anche una documentazione
essenziale al riguardo.
Ringraziandola per l'attenzione, ed auspicando un impegno suo, del suo
Ministero, del Governo e del Parlamento, affinche' la nonviolenza possa
divenire al piu' presto materia di studio e strumento di lavoro per le forze
dell'ordine del nostro paese, la saluto cordialmente, e resto naturalmente a
sua disposizione per ogni eventale chiarimento ed ulteriore informazione,
cosi' come per metterle a disposizione ulteriore documentazione che potesse
esserle utile.

8. INIZIATIVE. NO AL COMMERCIO DELLE ARMI. UNA GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE
[Dalla segreteria della Rete Lilliput (per contatti:
mservettini at lillinet.org) riceviamo e diffondiamo]

Sabato 12 febbraio 2005 una giornata di sensibilizzazione e d'informazione
sul tema degli armamenti e sull'impatto che essi hanno per lo sviluppo nel
mondo.
Agices, Assobotteghe e Rete Disarmo promuovono una giornata di
sensibilizzazione in tutte le botteghe del commercio equo e solidale
d'Italia con incontri, distribuzione di materiali ed eventi per far
conoscere l'impatto negativo che le armi hanno su un modello di sviluppo
reale che sia basato sulla giustizia, quello cioe' che il Commercio equo e
solidale intende promuovere nei paesi del Sud del mondo.
L'intenzione di questo evento, frutto del lavoro d'elaborazione di Agices,
di Assobotteghe e della Rete Italiana per il Disarmo, e' di portare anche
all'interno dell'ambiente del commercio equo una riflessione sul tema degli
armamenti. La parte preponderante di questo momento di sensibilizzazione ed
azione visibile vertera' sull'impatto altamente negativo che le armi hanno
nei confronti di uno sviluppo equo e sostenibile nei paesi del Sud del
mondo. Come sostiene Paolo Chiavaroli, presidente dell'Agices: "la giornata
e' coerente con gli obiettivi di fondo del commercio equo e solidale
ponendosi come intento la costruzione di una societa' piu' equa e
nonviolenta".
Si vuole mettere in evidenza con dati, considerazioni e proposte come la
diffusione incontrollata e pazza delle armi sia in forte antitesi con un
miglioramento delle condizioni di vita basato sulla giustizia: il modello
che il commercio equo e solidale da anni promuove nei paesi del Sud del
mondo. Per questo si e' scelto di valorizzare lo spazio d'incontro e di
diffusione informativa che le botteghe sono in grado di garantire,
integrandolo con le conoscenze specifiche degli organismi facenti parte
della Rete Italiana per il Disarmo. Marco Bindi per Assobotteghe afferma:
"le botteghe hanno un'importanza fondamentale nel tessere una rete di
relazioni nel movimento italiano ed e' una strategia vincente quella di
avere in ogni citta' un punto d'incontro, di riferimento per le
organizzazioni e anche per la societa' civile; luoghi dove trovare
materiali, conoscenza e compentenze e dove condividere lo spirito e la
voglia di cambiare le cose".
Obiettivo principale di questa giornata e' la riflessione e
l'approfondimento, reso possibile soprattutto dall'incontro di esperienze
diverse e convergenti per la costruzione di un mondo di giustizia. A partire
da quest'incontro sara' possibile articolare azioni comuni, dirette a
cambiare nel concreto la situazione incontrollata delle armi nel mondo: cio'
non e' possibile senza un'adeguata conoscenza dei meccanismi d'esclusione e
violenza che il sistema attuale continua a riprodurre.
*
Alcuni dati
Ogni giorno, milioni di donne, di uomini e di bambini vivono nel terrore
della violenza armata; ogni minuto, uno di loro resta ucciso. Ogni anno in
Africa, Asia, Medio Oriente e America latina si spendono in media 22
miliardi di dollari per l'acquisto di armi, somma che avrebbe permesso a
questi paesi di ridurre la mortalita' infantile e materna (cifra stimata: 12
miliardi di dollari l'anno) ed eliminare l'analfabetismo (cifra stimata: 10
miliardi di dollari l'anno). Il totale delle spese  militari mondiali in un
anno e' di 956 miliardi di dollari, mentre la spesa complessiva (in 11 anni)
per raggiungere gli obiettivi del millennio per lo sviluppo sarebbe di 760
miliardi: si raggiungerebbero spendendo solo il 10% in meno in spese
militari all'anno
*
L'Asia
In tutta la regione oltre il 50% delle armi viene venduto dai cinque membri
permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, mentre solo 8 miliardi di dollari
sono inviati in queste zone come aiuti ufficiali allo sviluppo. L'Asia e' al
secondo posto, dopo il Medio Oriente, come maggiore acquirente di armi
convenzionali, secondo fonti del Dipartimento di Stato americano nel biennio
1990-2000 la regione ha comprato armi per un valore di 130 miliardi di
dollari. Inoltre:
- Corrisponde al 100% il livello di militarizzazione dal 1994 al 2001;
- Il 52% della popolazione non ha accesso alla sanita';
- Il 23% dei ragazzi e il 39% delle ragazze e' analfabeta;
- e' del 50% la percentuale di bambini con meno di 5 anni sottopeso;
- sono 284 i milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.
*
L'Africa
Sono 7 milioni le armi leggere circolanti in Africa occidentale e oltre 30
milioni le armi leggere circolanti in tutta l'Africa, almeno una ogni 20
abitanti. L'80% di queste armi e' in mano a civili; e' del 47% l'aumento
delle spese militari dell'Africa Sub-Sahariana dal 1995 al 2001.
*
Gli aiuti allo sviluppo
Il totale degli aiuti allo sviluppo erogati nel 2002 dai paesi del comitato
assistenza sviluppo Ocse e' di 58 miliardi di dollari, contro i 192 miliardi
di dollari di vendite totali di armi delle cento maggiori compagnie
mondiali.
La spesa pro capite per aiuti allo sviluppo in Europa (nel 2002) e' di 61
dollari per ogni cittadino contro 358 dollari a testa in spese militari.
La spesa complessiva per il Progetto di Sviluppo del Millennio e' di 760
miliardi di dollari contro 1.200 miliardi di dollari del progettato Sistema
Difensivo di Missili Balistici Usa.
una giornata nelle botteghe del mondo per dire insieme no alle armi, si' ad
uno sviluppo umano e sostenibile basato sulla giustizia.
*
Per contatti:
- Francesco Vignarca, Segreteria Rete Disarmo, tel. 3283399267, e-mail:
segreteria at disarmo.org
- Paolo Chiavaroli, presidente Agices, tel. 3356914928, e-mail:
presidenza at agices.org
- Marco Bindi, Assobotteghe, tel. 3204398967, e-mail: wymarco42 at supereva.it
Il materiale di approfondimento e' disponibile nel sito www.disarmo.org
L'elenco botteghe aderenti in Italia e' disponibile nello stesso sito.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 837 dell'11 febbraio 2005

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