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La nonviolenza e' in cammino. 839



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 839 del 13 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Giuliana Sgrena: La memoria
2. Voci per Giuliana e Florence
3. Il 6 marzo a Bologna assemblea nazionale dei Berretti bianchi
4. Per una bibliografia sulla Shoah (parte diciannovesima)
5. Luigi Benevelli: I medici e gli psichiatri tedeschi e il nazismo
6. Il lavoro di Ariane Mnouchkine
7. Lisa Clark: Una rivoluzione culturale
8. Lidia Menapace: A partire dal femminismo
9. Benito D'Ippolito: Per Simone
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. MAESTRE. GIULIANA SGRENA: LA MEMORIA
[Da Giuliana Sgrena, "Algeria senza democrazia", in Societa' italiana delle
storiche, A volto scoperto. Donne e diritti umani, Manifestolibri, Roma
2002, p. 130. Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e
pacifista tra le piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane
dei paesi e delle culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande
importanza (tra cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma
1995, 1999; Kahina contro i califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei
taleban, Manifestolibri, Roma 2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma
2004); e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante
la fase piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad
e' stata rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

La memoria e' determinante nell'evoluzione di un popolo. I giovani algerini
sono oggi alla ricerca di una propria identita' perche' manca la memoria e
si sono persi i valori che hanno determinato la lotta per la liberazione.
Stabilire le responsabilita' serve a dare un senso di giustizia, a fissare i
valori che si vogliono difendere, a "risarcire" almeno moralmente le
vittime, ma anche a evitare vendette, altrimenti chi ha compiuto massacri si
sente legittimato a continuare e chi ne e' stato vittima pretende di farsi
giustizia da se'.

2. TESTIMONIANZE. VOCI PER GIULIANA E FLORENCE
[Dal quotidiano "Il manifesto" abbiamo estratto alcuni tra i moltissimi
messaggi di solidarieta' per Giuliana Sgrena e Florence Aubenas, e di
adesione alla manifestazione per la loro liberazione che si svolgera' a Roma
il 19 febbraio]

Saro' con voi il 19 febbraio. E' essenziale e urgente che il popolo italiano
torni a far sentire la sua voce, in difesa della pace e per la liberta' di
Giuliana e Florence Aubenas, coraggiose figure di giornaliste impegnate per
il ritorno della pace nell'Iraq aggredito.
Pietro Ingrao
*
Giuliana e Florence prima di essere nostre amiche sono amiche della
giustizia, della verita' e della pace. Questo significa che la loro liberta'
e' garanzia per tutti: anche per chi le tiene prigioniere. Per questo vi
chiediamo di liberarle. Giuliana e Florence hanno fame e sete di giustizia,
cercano verita' scomode e vogliono pace e nonviolenza, ma non possono
aiutare nessuno senza liberta'. La loro liberta' e' la nostra e vostra
giustizia; e' la pace di tutti. Giuliana e Florence vi aspettiamo.
don Luigi Ciotti, gruppo Abele
*
Partecipo all'ansia e all'attesa di tutta la famiglia del "Manifesto",
redattori, collaboratori e lettori. Il dramma dell'Iraq si e' rivelato piu'
vicino di quanto non pensassimo noi stessi. Sento il bisogno dei servizi,
delle testimonianze e delle analisi di Giuliana. Ho voglia di confrontarmi
ancora su certe prese di posizione che mi e' capitato di non condividere,
tanto ricca e impegnata e' comunque e sempre la sua capacita' di affrontare
e spiegare i gravi e complessi problemi del Medioriente e del mondo
islamico.
Giampaolo Calchi Novati

3. INCONTRI. IL 6 MARZO A BOLOGNA ASSEMBLEA NAZIONALE DEI BERRETTI BIANCHI
[Dalla segreteria dei Berretti bianchi (per contatti: e-mail:
berrettibianchi at virgilio.it, sito: www.berrettibianchi.org) riceviamo e
diffondiamo. I Berretti bianchi sono una rilevante esperienza nonviolenta
particolarmente impegnata nella promozione e sperimentazione della forma di
intervento nonviolento in situazioni di conflitto dei Corpi civili di pace]
Si svolgera' il 6 marzo a Bologna, presso il Villaggio del fanciullo, in via
Scipione dal Ferro n. 4, l'assemblea nazionale dei Berretti bianchi.
L'inizio dell'incontro sara' alle ore 10, con la nomina della presidenza. A
seguire:
- relazione introduttiva di Fabiana Bruschi;
- relazione di Silvano Tartarini su "Il contributo dei Berretti bianchi alla
costruzione dei Corpi civili di pace a partire dall'Italia";
- eventuali interventi di autorita' e rappresentanti di associazioni.
Ore 11,30: i presenti all'assemblea si dividono in gruppi di affinita'
tematici col fine di portare in assemblea plenaria un contributo scritto sul
tema dei Corpi civili di pace; ogni portavoce eletto/a dal gruppo leggera'
poi il contributo del gruppo che sara' rielaborato insieme agli altri;
questo metodo di lavoro sara' coordinato da Gigi Ontanetti. I gruppi
lavoreranno fino alle ore 15 e potranno usufruire del tempo della pausa
mensa.
Tra le ore 13 e le ore 14 e' aperta la mensa del Villaggio del fanciullo,
orario da rispettare rigorosamente.
Ore 15, parola ai portavoce ed elaborazione del documento condiviso.
Ore 17, presentazione delle candidature alle cariche sociali, presentazione
dei bilanci e votazioni.
Nel corso della giornata e' possibile tesserarsi per l'anno 2005.
Alle ore 18 la presidenza dell'assemblea concludera' i lavori della
giornata.
Per ulteriori informazioni: Carla Biavati, tel. 3491352944 o Silvano
Tartarini, tel. 3357660623.

4. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE DICIANNOVESIMA)

EUGENIO MELANDRI
Religioso saveriano, giornalista, impegnato nei movimenti di pace, di
solidarieta', contro il razzismo, per la nonviolenza. Tra gli animatori di
"Chiama l'Africa". Opere di Eugenio Melandri: segnaliamo almeno I
protagonisti, Emi, Bologna 1984.

GIOVANNI MELODIA
Nato a Messina nel 1915, figlio di un pastore evangelico socialista e
pacifista, venne arrestato nel 1939 per attivita' antifascista, e nel 1943
fu deportato a Dachau. Segretario nazionale dell'Associazione degli
ex-deportati politici, ha pubblicato numerosi studi sui lager nazisti. E'
deceduto il 13 marzo 2003. Dal mensile "L'"incontro" del marzo 2003
riportiamo il seguente necrologio: "Il 13 marzo, nell'ospedale Pertini di
Roma, e' deceduto dopo lunga malattia Giovanni Melodia, gia' condannato a
trenta anni di carcere dal Tribunale speciale nel 1939 e deportato dai
nazisti nel lager di Dachau. Animato dagli ideali di giustizia e liberta',
si dedicava, sia in Italia, nel carcere di Civitavecchia, sia a Dachau, ad
organizzare la resistenza al nazifascismo, con grave rischio personale.
Liberato dalle forze alleate divenne prima ispettore della Postbellica, poi
segretario nazionale dell'Aned che aveva contribuito a fondare. In questo
compito di grande responsabilita' provvide, oltre ai bisogni dei prigionieri
politici sopravvissuti, anche al recupero della memoria storica della
tragedia causata dalla dittatura fascista. Negli articoli, nei dibattiti,
nei libri di memorie, nelle lezioni agli studenti sulla Resistenza fuori e
dentro i lager, Melodia documento' in modo validissimo la storia di tante
vittime della persecuzione, della guerra e della deportazione.
L'associazione nazionale degli ex deportati nei lager nazisti (Aned) ha
intitolato la propria biblioteca al suo nome per riconoscenza al maestro di
vita. Ad essa sono destinati i documenti ed i libri della sua biblioteca
personale di Roma". Opere di Giovanni Melodia: tra i molti suoi scritti
tutti utilissimi segnaliamo particolarmente Di la' da quel cancello, Mursia,
Milano 1988, 1995.

ALBERT MEMMI
Nato a Tunisi nel 1920, scrittore, docente universitario a Parigi. Opere di
Albert Memmi: Il razzismo, Costa & Nolan, Genova 1989; La statua di sale,
Costa & Nolan, Genova 1991.

LIDIA MENAPACE
Lidia Menapace (per contatti: lidiamenapace at aliceposta.it) e' nata a Novara
nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi impegnata nel movimento
cattolico, pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del
"Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e significative della cultura delle
donne, dei movimenti della societa' civile, della nonviolenza in cammino. La
maggior parte degli scritti e degli interventi di Lidia Menapace e' dispersa
in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di autori vari; tra i suoi
libri cfr. Il futurismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968;
L'ermetismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; (a cura di), Per un
movimento politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La
Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della
differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con
Chiara Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma
1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la
luna, Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001; (con Fausto
Bertinotti e Marco Revelli), Nonviolenza, Fazi, Roma 2004.

LUIGI MENEGHELLO
Scrittore italiano, nato a Malo, Vicenza, nel 1922. Opere di Luigi
Meneghello: segnaliamo particolarmente Promemoria. Lo sterminio degli ebrei
d'Europa. 1939-1945, Il Mulino, Bologna 1994.

YEHUDI MENUHIN
Nato nel 1916, grande musicista (violinista, direttore d'orchestra,
insegnante) e uomo di pace, e' scomparso nel 1999. Su Yehudi Menuhin un
ricordo non banale e' quello di Luciana Castellina apparso sul quotidiano
"Il manifesto" del 16 marzo 1999.

ITALO MEREU
Nato a Lanusei (Nuoro) il 22 febbraio 1921, illustre giurista, docente
univeristario, di forte impegno democratico. Opere di Italo Mereu:
segnaliamo particolarmente la sua Storia dell'intolleranza in Europa (1979),
nuova edizione Bompiani, Milano 1995.

MAURICE MERLEAU-PONTY
Filosofo francese (1908-1961), impegnato nella Resistenza, fondatore con
Sartre della rivista "Les temps modernes". Opere di Merleau-Ponty: tra le
principali segnaliamo La struttura del comportamento, Bompiani;
Fenomenologia della percezione, Il Saggiatore; Umanismo e terrore, Sugar;
Senso e non senso, Il Saggiatore; Elogio della filosofia, Paravia, poi
Editori Riuniti; Le avventure della dialettica, Sugar; Segni, Il Saggiatore;
Il visibile e l'invisibile, Bompiani. Cfr. anche l'antologia curata da
Franco Fergnani: Il corpo vissuto, Il Saggiatore, Milano 1979. Opere su
Merleau-Ponty: un'antologia scolastica, a cura di Antonio Delogu, e'
Esistenzialismo, marxismo e cristianesimo, La Scuola, Brescia 1980; tra le
monografie cfr. Gian Luigi Brena, Alla ricerca del marxismo: Maurice
Merleau-Ponty, Dedalo, Bari 1977; Andre' Robinet, Che cosa ha veramente
detto Merleau-Ponty, Ubaldini, Roma 1973. Fondamentale ovviamente lo scritto
commemorativo di Sartre, Merleau-Ponty vivo, in Jean-Paul Sartre, Il
filosofo e la politica, Editori Riuniti.

MARTA MESZAROS
Regista cinematografica ungherese, nata a Budapest nel 1931 (figlia dello
scultore Laszlo Meszaros che per sfuggire al fascismo emigro' con la
famiglia in Urss e li' cadde vittima dello stalinismo). Di straordinaria
finezza intellettuale, di straordinario rigore morale. Opere di Marta
Meszaros: si veda almeno La settima stanza, il suo grande film su Edith
Stein.

MAX JOSEF METZGER
Max Josef Metzger (1887-1944), cappellano militare tedesco, questa
esperienza lo muto' in operatore di pace. Animatore del Movimento
Internazionale della Riconciliazione. Perseguitato dal nazismo, dai nazisti
fu condannato a morte e assassinato.

MEIR MICHAELIS
Docente di storia all'Universita' ebraica di Gerusalemme. Opere di Meir
Michaelis: Mussolini e la questione ebraica, Edizioni di Comunita', Milano
1982.

FRED MIELKE
Opere di Fred Mielke: con Alexander Mitscherlich, Medicina disumana,
Feltrinelli, Milano 1967.

RADU MIHAILEANU
Regista cinematografico. Opere di Radu Mihaileanu: Train de vie - un treno
per vivere, Francia 1998.

MASSIMO MILA
Massimo Mila (1910-1988) musicologo, straordinaria figura di antifascista.
Opere di Massimo Mila: segnaliamo particolarmente gli Scritti civili,
Einaudi, Torino 1995. Ma si legga almeno anche la sua Breve storia della
musica, sempre presso Einaudi, piu' volte ristampata.

ATTILIO MILANO
Nato a Roma nel 1907, trasferitosi in Palestina nel 1939, ivi mori' nel
1967. Opere di Attilio Milano:  Storia degli ebrei in Italia, Einaudi,
Torino 1963, 1992.

STANLEY MILGRAM
Psicologo sociale americano (1933-1984), ha realizzato il famoso, e
terribile, "esperimento di Milgram". Opere di Stanley Milgram: Obbedienza
all'autorita', Einaudi, Torino 2003.

LIANA MILLU
Resistente, testimone della Shoah. Opere di Liana Millu: Il fumo di
Birkenau, Giuntina, Firenze 1986; Dopo il fumo: sono il n. 5384 di
Auschwitz-Birkenau, Morcelliana, Brescia 1999

RASHID MIMOUNI
Nato ad Algeri nel 1945, docente all'Universita' di Algeri, deceduto a
Parigi nel 1995. Scrittore, impegnato contro l'integralismo. Opere di Rashid
Mimouni: cfr. particolarmente Dentro l'integralismo, Einaudi, Torino.

SERGIO MINERBI
Sergio Minerbi, gia' ambasciatore israeliano a Bruxelles, vive in Israele
dal 1947; storico, saggista, docente universitario ed esperto di economia e
di rapporti Israele-Vaticano. Opere di Sergio Minerbi: L'Italie et la
Palestine, 1914-1920 (1970); The Vatican and Zionism (1990); Un ebreo fra
d'Annunzio e il sionismo: Raffaele Cantoni (1992); Risposta a Sergio Romano:
Ebrei, Shoah e Stato d'Israele (1998); Eichmann, diario del processo (2000).

ALEXANDER MITSCHERLICH
Medico e psicoanalista tedesco (Monaco 1908 - Francoforte 1982), fondatore
ad Heidelberg della prima clinica di medicina psicosomatica in Germania,
direttore dell'IstitutoSigmund Freud di Francoforte, acuto studioso del
nazismo e dell'urbanistica. Opere di Alexander Mitscherlich: con Fred
Mielke, Medicina disumana, Feltrinelli, Milano 1967; Il feticcio urbano,
Einaudi, Torino 1968; Verso una societa' senza padre, Feltrinelli, Milano
1970; Germania senza lutto, Sansoni, Firenze 1970; Malattia come conflitto,
Feltrinelli, Milano 1977.

ANDREA MOLESINI
Docente universitario, traduttore, autore di libri per ragazzi. Opere di
Andrea Molesini: Nero latte dell'alba. Libri che raccontano lo Sterminio,
Mondadori, Milano 1993, 2001.

5. MEMORIA. LUIGI BENEVELLI: I MEDICI E GLI PSICHIATRI TEDESCHI E IL NAZISMO
[Dal sito www.radio180.it riprendiamo l'introduzione al volume di Luigi
Benevelli, I medici che uccisero i loro pazienti. Gli psichiatri tedeschi e
il nazismo, pubblicato da Mantova Ebraica per il Giorno della Memoria 2005.
Luigi Benevelli e' psichiatra a Mantova]

"Coloro che non possono ricordare il passato sono condannati a ripeterlo"
(Santayana)
*
Ringrazio il comitato mantovano che organizza le iniziative de il "giorno
della memoria" di aver accolto la proposta di dedicare l'appuntamento del
2005 alle vicende che, nei territori del Reich hitleriano, portarono dal
1933 al 1945 alla sterilizzazione coatta di centinaia di migliaia di persone
e alla soppressione poi, delle vite "indegne di essere vissute" di decine di
migliaia di bambini ed adulti disabili, con gravi handicap o disturbi
mentali. I percorsi decisionali, gli schemi, le procedure burocratiche e le
tecniche sperimentati e collaudati nel corso di questo massacro organizzato
furono di riferimento per la "soluzione finale" simboleggiata da
Auschwitz-Birkenau.
*
Dal 1968 ho lavorato nei manicomi di Castiglione delle Stiviere e in quello
di Dosso del Corso di Mantova e ho vissuto con impegno e passione le
stagioni della "umanizzazione della psichiatria", della costruzione delle
alternative all'istituto manicomiale fino alla sua chiusura ed
all'affermazione dei servizi di salute mentale che si rifanno alle culture
professionali ed organizzative della cosiddetta "Psichiatria di Comunita'".
I temi del rispetto della dignita' della persona, dei diritti di
cittadinanza di chi soffre di disturbi mentali gravi sono stati centrali
nella mia esperienza professionale e nell'insieme del movimento di lotta
contro il manicomio diffusosi nell'Europa Occidentale e nel Nord America,
Usa e Canada, a partire dagli anni '60 del secolo appena trascorso. Sapevo
che il movimento di cui facevo parte traeva ispirazione e ragioni dalla
dolorosa riflessione su quanto era accaduto ad Auschwitz, una riflessione
che aveva portato nel 1948 alla Dichiarazione di Ginevra della World Medical
Association, l'Associazione Mondiale dei medici, e alle altre elaborazioni
maturate in organismi internazionali dopo la fine della seconda guerra
mondiale.
Ma io, insieme a molti altri, ero quasi del tutto inconsapevole di quanto
era accaduto dal 1933 al 1945 in Germania con il contributo determinante
della psichiatria tedesca. La mia ignoranza di quei fatti fu certamente
favorita dalla scarsa conoscenza della lingua tedesca.
*
Al riguardo, non e' casuale che fra i primi a scrivere in Italia di quei
terribili eventi fu Agostino Pirella, lo psichiatra che dopo aver lavorato
all'Ospedale Psichiatrico provinciale di Mantova, ando' a Gorizia agli inizi
degli anni '60 con Franco Basaglia e fu protagonista delle vicende della
"rivoluzione psichiatrica" italiana. Pirella, che conosce bene il tedesco,
fu invitato da Basaglia a visitare con lui nel 1963 il manicomio di
Guetersloh, famoso per l'organizzazione delle attivita' cosiddette
"ergoterapiche". A quella prima visita seguirono altri incontri con
psichiatri e intellettuali tedeschi, e "Fogli di Informazione", la rivista
del movimento di Psichiatria Democratica e' stata l'unica rivista
psichiatrica italiana a dare con continuita' notizie ed a pubblicare atti di
convegni sui luttuosi avvenimenti della psichiatria tedesca al tempo del
nazismo.
Nel 1967 Feltrinelli traduce e pubblica in Italia il libro di Alexander
Mitscherlich e Fred Mielke, Medicina disumana. Il volume che riporta
parzialmente cronache e documenti del processo di Norimberga contro i medici
nazisti (dicembre 1946 - estate 1947), era stato pubblicato in Germania nel
1949. La sua prima edizione, tirata in 10.000 copie, fu riservata all'Ordine
dei medici della Germania Occidentale e per incanto era sparita dalla
circolazione.
Bisogna attendere gli anni '90 perche' si sviluppino ricerche anche in
Italia, per merito soprattutto degli psichiatri triestini Bruno Norcio e
Lorenzo Toresini che promuovono con l'Associazione Alpe Adria per la salute
mentale il convegno di Monrupino (TS) nel febbraio 1993.
*
Segui' nel marzo 1995 il convegno di Bolzano su "Follia e pulizia etnica in
Alto Adige" al quale partecipa lo psichiatra tedesco Klaus Dorner, autore
dell'importantissimo libro Il borghese e il folle. Storia sociale della
psichiatria (Laterza). Nel suo intervento, ricco di informazioni, egli
racconta che nella Germania Occidentale, "a partire dal 1980, sempre piu'
ospedali psichiatrici e strutture per pazienti psichiatrici iniziarono un
nuovo approccio. Vale a dire: all'interno di molti ospedali psichiatrici si
mise in moto un piccolo gruppo di interesse per l'argomento, formato da
medici, psicologi, assistenti sociali e infermieri che hanno cercato di
riconsiderare la storia della propria istituzione nel periodo del
nazionalsocialismo. Si creo' quindi un movimento di storiografi non
professionisti. Un movimento che dagli storiografi professionisti fu visto
con molto scetticismo e diffidenza. Oggi si puo' dire che praticamente tutti
gli ospedali psichiatrici hanno analizzato la propria storia. Attualmente
(siamo nel 1995 - ndr) sto raccogliendo tutte queste pubblicazioni, che sono
tantissime. Si tratta di circa 'tre metri' di pubblicazioni avvenute negli
ultimi quindici anni. Prima non ne era apparsa nessuna. (...) A partire dal
1983 si formo' in Germania un gruppo di lavoro di storici non professionisti
finalizzato a portare avanti l'analisi della 'eutanasia' nazista. Essi
effettuarono scambi di opinioni e cercarono di affrontare assieme alcun
problemi di ordine metodologico. A tale gruppo si aggiunsero due o tre
storici 'professionisti'. Tuttavia, dal punto di vista storiografico, da
parte dei professionisti a tutt'oggi non e' uscito nulla sull'argomento".
E Dorner racconta un aneddoto: "In quel tempo la personalita' piu' nota fra
gli storici di professione che si dedicavano alla ricerca sul
nazionalsocialismo era il professor Martin Brauschart, un uomo molto
intelligente e serio e a cui dobbiamo molto. Una volta, lo andammo a
visitare a Monaco, e gli chiedemmo come mai la storiografia ufficiale
tedesca non si interessasse del fenomeno dei crimini dei nazisti contro i
malati di mente e gli handicappati psichici. La risposta da parte del nostre
interlocutore fu molto candida, e per tale motivo ancor piu' credibile. Gli
storici, fu la risposta, avevano ritenuto che ad occuparsi di tale argomento
dovessero essere gli istituti di storia della medicina all'interno delle
facolta' mediche. Egli, tuttavia, sapeva anche che detti istituti non si
stavano occupando dell'argomento, ma la cosa, non lo disturbava granche'. Da
questo episodio traemmo la conclusione che era vero che in Germania
l'elemento portante della storia era si' la societa', che tuttavia cio' era
vero con l'esclusione di alcuni gruppi che evidentemente si riteneva non
facessero parte della societa' stessa".
*
Nel 2000 e' stato pubblicato e tradotto in italiano il libro di Alice von
Platen, Il nazismo e l'eutanasia dei malati di mente. Alice von Platen aveva
collaborato con Alexander Mitscherlich ed aveva pubblicato il suo volume in
Germania ancora nel 1948. Anch'esso era sparito dalla circolazione e solo
nel 1993 fu ripubblicato diventando un best-seller.
La vicenda del libro della von Platen conferma la testimonianza di Dorner,
documenta il silenzio e la rimozione della memoria nei decenni trascorsi
dopo i drammatici eventi.
Anche in Italia e' accaduta la stessa cosa. Sono stati operatori e
psichiatri triestini, tirolesi, trentini, austriaci, sloveni e tedeschi a
lavorare per primi a scavare, ricostruire il succedersi degli avvenimenti.
*
Nel corso degli ultimi dieci anni sono andato raccogliendo e conservando
quanto veniva pubblicato sull'argomento sulle riviste psichiatriche in
lingua italiana e sulle riviste mediche e psichiatriche in lingua inglese.
Non conoscendo il tedesco, non ho potuto accedere alle riviste austriache e
tedesche e sono consapevole del fatto che questo costituisce certamente un
limite notevole nella mia documentazione.
In questo testo presento una rassegna del materiale raccolto. Ho cercato di
collegare la ricostruzione di natura propriamente storica con la
documentazione della riflessione critica ed autocritica che e' venuta
maturando dal campo della professione psichiatrica nella quale sta assumendo
sempre maggiore rilevanza il segno della bioetica.
Gli interrogativi piu' inquietanti non sorgono, per me, dall'antisemitismo e
dal fatto che uno stato totalitario e razzista abbia organizzato il
genocidio: forme di pulizia etnica sono continuate ad accadere anche dopo
Auschwitz, anche in Europa. Sappiamo e dobbiamo combatterli, e si puo' fare
anche con efficacia.
Negli anni del primo dopoguerra, gli psichiatri tedeschi, nella loro
maggioranza, avevano identificato una tipologia di pazienti definiti
"cronici irrecuperabili", la cui assistenza risultava costare molto, troppo,
rispetto alla quantita' di risorse disponibili e alle scarse o nulle
possibilita' di miglioramento o guarigione. La decisione di eliminare queste
vittime potenziali, come ricorda lo storico inglese Michael Burleigh, fu
assunta dalla elite politica nazista, ma molti psichiatri parteciparono al
lavoro di selezione delle persone da eliminare e di messa a punto delle
procedure e delle tecniche di uccisione.
Quanto e' accaduto con la soppressione delle vite "indegne di essere
vissute", infatti, e' potuto accadere perche' medici, psichiatri, infermiere
ed infermieri hanno attivamente collaborato per programmare, dirigere e
gestire l'uccisione dei pazienti loro affidati. Il che vuol dire che
operatori sanitari hanno potuto, e potrebbero ancora, occuparsi di persone
con gravi disabilita', non autosufficienti, con grandi difficolta' nella
vita quotidiana, nutrendo un totale disprezzo per la loro dignita' e la loro
integrita'. Persone cui non si riconosce la dignita' di soggetti, ridotte a
"diagnosi", a "casi".
Per quasi venticinque anni gli ostacoli frapposti, gli imbarazzi, i silenzi,
gli sforzi per nascondere le responsabilita' dei medici e degli psichiatri
impegnati nelle campagne di sterilizzazione coatta e di "eutanasia", hanno
avuto successo e, come si documenta, chi voleva sapere, alzare il velo, e'
stato a volte allontanato e discriminato. Cosi' ancora oggi nella stragrande
maggioranza dei trattati di psichiatria e nei testi di storia della
psichiatria disponibili manca il racconto di quanto accadde in Germania dal
1933 al 1945 in nome, tragicamente, del progresso di una nazione e della
salute (anche mentale) dei suoi cittadini.
Ai coraggiosi che hanno operato per la verita' e la memoria va la mia
riconoscenza e il mio ringraziamento perche' mi hanno aiutato a capire.
Alle centinaia di migliaia di vittime violate, torturate, seviziate nei
corpi, anche dopo morte, vanno il ricordo e la pieta' commossa di tutti noi.
Che l'internamento manicomiale abbia fine in tutto il mondo.

6. MAESTRE. IL LAVORO DI ARIANE MNOUCHKINE
[Dal sito della Terza Universita' di Roma (www.uniroma3.it) riportiamo la
seguente presentazione dell'attivita' della illustre regista teatrale
direttrice del Theatre du Soleil, cui l'ateneo ha conferito la laurea
honoris  causa]

Ariane Mnouchkine, nata a Boulogne Billancourt (Parigi) nel 1939, incontra
il teatro a vent'anni, nel 1959, quando fonda l'Association Theatrale des
Etudiants de Paris. Dopo il primo spettacolo, Gengis Khan (1961), segue i
corsi di clownerie di Jacques Lecoq e, al ritorno da un viaggio in Oriente e
in America Latina, fonda il Theatre du Soleil il 29 maggio 1964, cooperativa
di attori e tecnici professionisti inizialmente itinerante e senza fissa
dimora, fino a quando, nel 1970 si insediera' nello spazio polivalente della
Cartoucherie, una fabbrica abbandonata situata nella periferia di Parigi,
nel bosco di Vincennes.
Con lo spettacolo d'esordio, Piccoli borghesi di Gor'kij (1964) adattato da
Adamov, il Theatre du Soleil si impone come fenomeno di rilievo destinato a
divenire simbolo dell'epoca che culminera' nella contestazione del maggio
francese. L'anno successivo (1965) e' la volta di Capitan Fracassa da
Gauthier; due anni dopo (1967) il Soleil mette in scena La cucina di Arnold
Wesker, un testo sulla lotta di classe e un'evocazione molto riuscita del
multiculturalismo che affolla la cucina di un grande ristorante. Rifiutato
dalle sale ufficiali, lo spettacolo e' rappresentato sulla pista del Circo
Medrano e nelle fabbriche in sciopero ottenendo una risposta
straordinariamente favorevole da parte degli operai.
I tratti distintivi del Theatre du Soleil appaiono ben definiti fin dalla
fondazione: la direzione, artistica ed esistenziale, e' quella di un teatro
popolare impegnato a recuperare il rapporto vitale con il pubblico,
superando ogni divisione istituzionale. Cosi' nel 1968 l'impresa si
trasforma in un collettivo teatrale i cui membri ricevono tutti lo stesso
salario. I principi ispiratori di questo teatro sono nelle teorie teatrali
di Vilar, Brecht, e soprattutto di Artaud per la centralita' accordata
all'attore e i riferimenti costanti ai teatri asiatici. Al pubblico, non
isolato dalle attivita' dietro le quinte, e' permesso osservare gli attori
che si preparano e si truccano prima dello spettacolo. Le rappresentazioni
possono avvenire su vari palchi, disposti lungo i margini della sala,
affinche' gli spettatori al centro possano condividere lo stesso mondo
Immaginario degli attori.
Dopo la rivisitazione del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare
(1968), Ariane Mnouchkine si stacca dai testi d'autore lasciando che la
creazione artistica si liberi dall'improvvisazione dei suoi attori. Nascono
cosi' I clowns (1969), costruito intorno alle complesse e molteplici
abilita' artistiche degli attori, al contempo declamatori, mimi, danzatori,
cantanti, marionettisti e clown; lo straordinario 1789, di cui girera' anche
un omonimo film (realizzato nel 1974), dedicato alla rivoluzione francese e
rappresentato nel 1970 su cinque palcoscenici diversi.
Profondamente convinta che la dimensione collettiva della creativita' abbia
una portata rivoluzionaria superiore a quella individuale, Ariane Mnouchkine
privilegia il lavoro corale in cui svolge una funzione di sostegno, di
riferimento e di sintesi, condividendo con gli attori la responsabilita'
verso il pubblico. Il tutto nella certezza che l'arte, mai assoluta, deve
sempre misurarsi con i propri destinatari e con la storia. Lontano da ogni
retorica celebrativa, 1789 filtra gli avvenimenti storici creando
un'atmosfera grottesca da parata in cui si intrecciano proclami, canzoni,
letture di documenti, racconti mimati e parlati. Gli attori, autori oltre
che interpreti, non cercano l'identificazione con i personaggi ma mirano a
restituire la loro identita' sociale e storica attraverso gesti,
atteggiamenti e voce. Lo stesso accade in 1793 (realizzato nel 1972), dove
la scrittura scenica antinaturalistica lascia piu' spazio alla parola
drammatica nella forma classica del coro. Quando la compagnia affronta
questioni politiche, come in 1789 e 1793 e poi in L'age d'or, gli attori
assumono un incarico sia collettivo sia individuale rispetto all'opera da
rappresentare. Ad esempio, per la presa della Bastiglia gli attori erano
sparsi tra il pubblico in modo tale che ognuno di loro potesse prender
contatto con gli spettatori dando un resoconto dell'avvenimento cosi'
com'era stato compreso dal "loro" personaggio. Ed era come se gli attori
facessero quel resoconto ai loro concittadini parigini, in quel momento
cruciale della storia.
Nel 1975 viene rappresentato L'age d'or incentrato su un inconsueto
Arlecchino di nazionalita' algerina e sulla storia della sua oppressione
raccontata con le maschere della Commedia dell'Arte. Nel 1976 il gruppo gira
per la tv francese il film Moliere, un monumentale affresco sulla vita del
grande commediografo e sulla sua epoca. Dopo Mephisto tratto da Klaus Mann
(1979), uno spettacolo che indaga il difficile rapporto tra arte e potere
attraverso la figura di Gustav Grundgens, la ricerca del Theatre du Soleil
si rivolge ad indagare il continente Shakespeare. Il viaggio sfocia in un
ciclo (Les Shakespeare) di tre spettacoli: Riccardo II (1981), La notte dei
re (1982) ed Enrico IV (1984), in cui si utilizzano tecniche ed elementi
caratteristici del teatro indiano e giapponese. Presentata al Festival delle
Olimpiadi di Los Angeles (1984) la trilogia ottiene il maggior successo di
tutta la manifestazione.
I successivi spettacoli Sihanouk (1985), Indiade (1987) e il film La notte
miracolosa (1989), commissionato dall'Assemblea Nazionale in occasione del
Bicentenario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, segnano il
consolidamento della collaborazione drammaturgica di Ariane Mnouchkine con
la scrittrice Helene Cixous e con il musicista Jean-Jacques Lemetre.
Negli anni novanta il Theatre du Soleil ritorna all'universo classico con il
ciclo de Gli Atridi. E' l'occasione per interrogarsi sull'attualita' dei
classici e sulla condizione dell'individuo stretto fra liberta' e necessita'
. I canoni rappresentativi sono quelli della tragedia: musica, danza, coro,
maschere (qui risolte attraverso un maquillage fortemente contrastato alla
maniera del Kabuki giapponese). Il ciclo si apre con Ifigenia in Aulide di
Euripide (1990) cui seguono l' Agamennone (1990), le Coefore (1991) e Le
Eumenidi di Eschilo (1992), per raccontare il mito nella sua totalita'. Per
la troupe questa impresa e' la possibilita' di sperimentarsi come voce
collettiva, ritrovando nel coro della tragedia greca il luogo e la metafora
della ricerca della propria identita'.
Nel 1993, Mnouchkine torna all'Oriente con L'India, di padre in figlio, di
madre in figlia, allestimento di Rajeev Sethi da un'idea della stessa
Mnouchkine, spettacolo interpretato da 32 artisti indiani (narratori,
danzatori, musicisti, maghi e acrobati). Nel 1994, sempre con la
collaborazione drammaturgica della Cixous, Mnouchkine mette in scena La
Ville parjure ou le reveil des Erinyes dal quale, nel 1999, e' realizzato un
film (dallo stesso titolo) con la regia di Catherine Vilpoux. Dopo Tartuffe
di Moliere (1995) dal quale e' tratto il film Au soleil meme la nuit (1996,
regia di Eric Darmon e Catherine Vilpoux in collaborazione con Ariane
Mnouchkine), l'ensamble torna a un teatro di denuncia molto attento
all'attualita', sempre in stretta collaborazione con la Cixous: gli
spettacoli raccontano la scandalosa condizione politica del Tibet, ma anche
il giro di speculazioni sulle partite di sangue infetto e la vendita di
aerei da guerra ai cinesi avallata dal governo francese; uno scandalo,
quest'ultimo, che nel 1997 e' rappresentato con il titolo di Et soudain des
nuits d'eveil. L'11 settembre del 1999 va in scena alla Cartoucherie,
Tambours sur la digue, una rappresentazione straordinaria di attori che
recitano come se fossero marionette, con il testo di Helene Cixous da cui,
nel 2002, e' tratto un omonimo film.
Tra l'inverno del 2002 e la primavera del 2003, volgendosi al doloroso tema
dei rifugiati che abbandonano la loro terra, la Mnouchkine mette in scena Le
dernier Caravanserail (Odyssees) uno spettacolo composto da frammenti di
vita dei personaggi provenienti dai quattro angoli del mondo che ci
raccontano le loro storie: una visione impegnata e provocatoria alla quale
partecipano 36 attori e altrettanti tecnici.
Dopo quarant'anni, Ariane Mnouchkine dirige il Theatre du Soleil con lo
stesso ardore e lo stesso idealismo degli inizi. La sua coscienza pedagogica
porta ai suoi stage la partecipazione di centinaia di apprendisti attori
provenienti da tutte le parti del mondo. Degli inizi la Mnouchkine ha
conservato lo stesso intento provocatorio, proprio di una forte dimensione
politica del teatro che si accompagna ad una maturita' artistica che e'
ormai divenuta vera tradizione: quella del Theatre du Soleil.

7. RIFLESSIONE. LISA CLARK: UNA RIVOLUZIONE CULTURALE
[Dal sito del quotidiano "Il manifesto" riprendiamo la sintesi
dell'intervento di Lisa Clark all'assemblea "Verso sinistra" svoltasi il 15
gennaio 2005 a Roma. Lisa Clark (per contatti: lisa.clark at libero.it), amica
della nonviolenza, e' impegnata nell'esperienza dei "Beati i costruttori di
pace" e della "Rete di Lilliput", ed ha preso parte a molte iniziative di
formazione e di intervento nonviolento]

Ringrazio "Il manifesto" per questa occasione anche se mi sembra -
purtroppo - che manchino molte delle voce dei movimenti per la pace che
questi anni sono cresciuti e hanno lavorato insieme, hanno condiviso molte
analisi e molte lotte. E anche, spero, un impegno per il futuro. Un impegno
per quello che io spesso chiamo la rivoluzione culturale.
Prima Mortellaro diceva della necessita' di bloccare lo sdoganamento della
guerra. Lo sdoganamento della guerra e' gia' avvenuto e continua ad avvenire
anche in tutto il modello economico dei nostri paesi occidentali. 956
miliardi di dollari sono stati spesi dagli stati membri dell'Onu in spese
per la difesa. Quegli stessi stati membri dell'Onu hanno speso solo un
miliardo e 400 milioni di dollari per il bilancio ordinario delle Nazioni
Unite. Secondo me questa e' la dimostrazione del fatto che siamo in un mondo
che ha i valori capovolti, che ha abbandonato i valori che tutti noi
vorremmo sostenesse e quindi e' per questo che secondo me c'e' bisogno di un
cambiamento totale, di un cambiamento anche all'interno delle persone che
stanno in questa assemblea.
Io sento dire spesso anche tra di noi la necessita' di sostenere, ad
esempio, l'esercito europeo. Sostenere una posizione di questo genere vuol
dire tradire il movimento per la pace e la gente che cammina per le strade
con le bandiere.
Non ho sentito nessuno qui oggi riprendere, ad esempio, la proposta
veramente rivoluzionaria, della Convenzione permanente delle donne contro la
guerra per lavorare verso un'Europa neutrale, un'Europa che si doti di una
neutralita' attiva nel cercare di prevenire i conflitti le cui vittime sono
quasi sempre i civili in giro per il mondo.
Ciascuno di noi si impegna per la pace in modo diversi, tutti complementari
tra di loro, non cerchiamo di darci primogeniture. Grazie alle occasioni che
abbiamo avuto negli ultimi anni di riunirci, di contaminarci, sappiamo che
ognuna di quelle azioni e' importante, sappiamo che e' importante essere in
Palestina e in Israele, sappiamo che e' importante costruire reti con i
paesi del sud del mondo.
Ma sappiamo che e' ugualmente importante occuparsi della smilitarizzazione
delle coscienze in casa nostra, e quindi lavorare di fronte alle basi
militari che stanno sul nostro territorio e che sempre di piu' si
appropriano del nostro ambiente e della mentalita' delle persone. Purtroppo
in tanti sta aumentando un certo qualunquismo per cui ormai le cose stanno
cosi' e cosi' dovranno andare avanti. Noi a questo non ci possiamo
rassegnare.
Voglio guardare avanti, pero' devo dire che finche' quelli che hanno fatto
la guerra nel '99 non accetteranno un confronto con noi, aperto, alla pari,
sara' difficile. Io credo che da parte nostra si sia incrinata una certa
fiducia, e da parte nostra sara' difficile che possiamo riprendere a
lavorare in futuro insieme su una base di fiducia se per lo meno non veniamo
ascoltati. Ricordo le discussioni nel '99, io ero in Kossovo prima che
cominciassero i bombardamenti della Nato e dicevo "non c'e' in corso nessun
genocidio, qui l'importante e' avere persone per l'interposizione", questo
era cio' che serviva in quella situazione dove, non dimentichiamolo, i
kossovari albanesi erano veramente oppressi. La guerra del '99 ha reso la
pace molto piu' lontana se non addirittura impossibile in quella parte del
mondo. Credo che dobbiamo guardare al futuro, ma occorre che quelle persone
che hanno fatto la guerra accettino un confronto, che non hanno accettato in
questi sei anni in cui ci hanno detto che la loro era l'unica soluzione
responsabile e realistica mentre invece Mortellaro ci ha ricordato che
l'unico realismo e' la vita e la pace.
Vorrei accennare anche al fatto che anche tra di noi manca spesso
l'attenzione a tutto il resto del mondo, manca un po' troppo. La pace e'
unica e non ci sara' pace se non c'e' pace per tutti gli esseri umani del
mondo, se non verranno rispettati i diritti di tutti gli esseri umani. Anche
noi siamo in guerra, partono da qui alcune delle armi, siamo i guerra
perche' abbiamo militari italiani che fanno parte di una forza di
occupazione. Non siamo in guerra contro la Repubblica democratica del Congo,
eppure la Repubblica democratica del Congo che chiede a gran voce un aiuto
per il suo processo di pace non ottiene risposta. In quel paese nei giorni
scorsi vi e' stata una manifestazione per chiedere che venga rispettato il
loro diritto a libere elezioni che sanciscano la conclusione del lungo e
faticoso processo di pace, e ci sono state 16 persone uccise. Noi non ne
abbiamo neanche sentito parlare.
Credo che abbiamo bisogno tutti di cambiare il nostro modo di guardale le
cose, di una rivoluzione culturale nel senso dei diritti di tutte le persone
sulla strada della pace perche' la guerra non puo' altro che produrre e
riprodurre se stessa.

8. RIFLESSIONE. LIDIA MENAPACE: A PARTIRE DAL FEMMINISMO
[Dal sito del quotidiano "Il manifesto" riprendiamo anche la sintesi
(piuttosto abborracciata, per la verita', cosicche' abbiamo apportato alcune
minime correzioni alla trascrizione, sperando di non aver frainteso al
quadrato) dell'intervento di Lidia Menapace all'assemblea "Verso sinistra"
svoltasi il 15 gennaio 2005 a Roma. Lidia Menapace (per contatti:
lidiamenapace at aliceposta.it) e' nata a Novara nel 1924, partecipa alla
Resistenza, e' poi impegnata nel movimento cattolico, pubblica
amministratrice, docente universitaria, fondatrice del "Manifesto"; e' tra
le voci piu' alte e significative della cultura delle donne, dei movimenti
della societa' civile, della nonviolenza in cammino. La maggior parte degli
scritti e degli interventi di Lidia Menapace e' dispersa in quotidiani e
riviste, atti di convegni, volumi di autori vari; tra i suoi libri cfr. Il
futurismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; L'ermetismo.
Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; (a cura di), Per un movimento
politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La Democrazia
Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della differenza
sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con Chiara
Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma 1988; Il
papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la luna,
Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001; (con Fausto
Bertinotti e Marco Revelli), Nonviolenza, Fazi, Roma 2004]

Ringrazio Lisa Clark di aver citato la Convenzione permanente di donne
contro la guerra e la sua proposta di una Europa militarmente neutrale.
Penso che sia un po' idealistico addebitarle il peso del fatto che il
movimento per la pace non ha fermato la guerra in Iraq. Un mostro
plurimillenario, che ha dalla sua la gran parte del pensiero politico e
della tradizione storiografica certamente non si puo' ne' battere ne'
fermare con una manifestazione. Ma se i contenuti di quella manifestazione
fossero stati piu' attentamente elaborati da forze politiche e movimenti e
luoghi della riflessione, certamente la guerra sarebbe stata ancor piu'
impopolare e probabilmente il suo perdurare avrebbe avuto maggiori
difficolta'.
*
Compagne e compagni: non ridete di questo esordio, vi spiego cosa vuol dire.
Persino noi no global che siamo selvaggi e non conosciamo le lingue, ci
vestiamo male, non frequentiamo le accademie, sappiamo che compagne e
compagni significa che in ogni assemblea prima parla un compagno poi una
compagna e un compagno e poi una compagna. Questo significa, e delegate e
delegati significa che delegate devono esserci, altrimenti l'espressione e'
inutile. Comunque questa alternanza, non e' che mi accontento di questo ma
voglio anche questo, nelle assemblee dei no global ha fatto vedere che c'e'
una certa ripetitivita' maschile, qualche volta anche una certa
ripetitivita' femminile. Ma puo' anche succedere, come e' successo stamane,
che le donne non sono state ripetitive, quindi prendete esempio perche' e'
possibile essere anche abbastanza differenziate nel parlare.
Voglio l'alternanza tra donne e uomini ma so che questo chiede, prima di
tutto, un cambiamento radicale dei paradigma del pensiero. Bisogna uscire
dal monoteismo del pensiero politico che e' forte anche a sinistra. Uscire
dal monoteismo del pensiero politico significa ricordarsi che non esiste un
solo agente della rivoluzione, non esiste un solo soggetto del mutamento. Ce
ne sono almeno due e questo e' nelle fonti piu' antiche e insospettabili.
Quando Engels scrisse L'origine della famiglia fu preso sul serio quasi solo
da Leone XIII il quale prese uno spavento tale che istitui' la festa della
sacra famiglia. Il papa che sdogana il sindacalismo per il mondo cattolico
e' lo stesso che nel frattempo diceva ma se io apro un po' verso la sinistra
sociale e accetto la critica del patriarcato qua finisce tutto, quindi
almeno teniamo fermo il patriarcato.
Quello che manca per uscire dal monoteismo del pensiero politico e' che
accanto alla "contraddizione principale" bisogna anche sempre ricordarsi la
contraddizione originaria, quella tra uomo e donna. Non sono
gerarchizzabili, una e' principale, l'altra e' originaria. Sono due termini
diversi, displanari, sghembi. Quella originaria e' caratterizzata da una sua
permanenza e pervasivita' piu' antica ancora di quella capitalistica, anche
per questo e' cosi' difficile sradicarla. Ma se non facciamo questo salto
andremo avanti con i pannicelli caldi delle questioni terminologiche.
Lo sforzo del pensiero per ricominciare a pensare in base due, cioe' sulla
base di cose che non sono sintetizzabili ma che devono essere continuamente
dialettizzabili e' una cosa epocale. E' veramente del massimo del fascino
rivolto al pensiero. Mi domando, compagni, come mai con l'esercizio e il
dominio sull'intelligenza questa sfida la lasciate cadere. Io penso che
bisognera' misurarsi su questo.
Il femminismo e' una sfida per tutto il pensiero occidentale, che e' tutto
dominato dal monoteismo.
*
La richiesta che viene fatta sulla laicita' e' fondamentalissima. A questo
punto avanzo una perplessita' sulla "camera di consultazione".
Circa 15 anni fa elaborai una cosa che si chiamava "sistema pattizio fra
forme politiche". Io preferisco che si parli di sistema piuttosto che di
camera, anche perche' la cultura contemporanea e' sistemica.
Preferisco che si parli di patto piuttosto che di consultazione perche' il
patto si fa tra pari e quindi questo prevede che ci debba essere un
riconoscimento di parita' tra forme della politica, non una forma della
politica, il sistema dei partiti, che interpreta, consente, combina. No,
sono forme della politica i nuovi movimenti, hanno una novita' teorica
fondamentale, non hanno piu' un approccio alla realta' a mosaico
rivendicativo, hanno un approccio olistico, cioe' politico.
Chi fa il patto per l'acqua da quel patto spiega perche' c'e' il
neoliberismo o la guerra. Quelli di "san precario" sanno molto di piu' dei
professori universitari sui legami tra le varie politiche. La novita' e'
questa: questi non sono piu' movimenti rivendicativi, sono movimenti
politici. A partire dal femminismo che a partire dal punto di vista legge
l'universo. La quarta assemblea dell'Onu, che e' stata anche la prima che ha
condannato la globalizzazione gia' nel '95, aveva come slogan "uno sguardo
di donne sul mondo" e tutti i movimenti oggi sono fatti cosi': hanno uno
sguardo sul mondo. Questo approccio olistico pone una questione: come si
mette insieme la cultura generalista come quella dei partiti con una cultura
olistica come quello dei movimenti? E' un altro grande fascino intellettuale
che abbiamo di fronte.

9. MEMORIA. BENITO D'IPPOLITO: PER SIMONE
[Ringraziamo il nostro buon amico Benito D'Ippolito per averci messo a
disposizione questo suo scritto, seppure appena abbozzato, della fine dello
scorso mese]

Ieri mattina al liceo di Tuscania
con le studentesse e gli studenti amici
della nonviolenza
ci siamo alzati in piedi ed abbiamo ricordato
con il nostro silenzio
Simone Cola, vittima
della guerra in Iraq.

Poi abbiamo letto, anzi abbiamo cantato
ma con voce sommessa, ferma e sommessa,
La guerra di Piero
che scrisse Fabrizio De Andre'.

Poi abbiamo pianto per tutte le vittime
e abbiamo continuato a studiare la nonviolenza
per fermare ogni guerra, ogni strage, ogni orrore.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 839 del 13 febbraio 2005

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