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La nonviolenza e' in cammino. 840



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 840 del 14 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Nicoletta Crocella: Giuliana
2. Voci per Giuliana
3. Per una bibliografia sulla Shoah (parte ventesima)
4. Giobbe Santabarbara: Cinque note sulle elezioni irachene
5. Susan George: La prima cosa da fare in Italia
6. Franco Rotelli ricorda Franca Ongaro Basaglia
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. NICOLETTA CROCELLA: GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 12 febbraio.
Nicoletta Crocella (per contatti: stellecadenti at tiscali.it), poetessa,
artista, operatrice culturale, e' impegnata nell'associazione "Stelle
cadenti" e nella casa editrice omonima. Tra i suoi libri segnaliamo
particolarmente Attraverso il silenzio, Stelle Cadenti, Bassano in Teverina
(Vt) 2000; Icone, Stelle Cadenti, Bassano in Teverina (Vt) 2002.
Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma 1995, 1999;
Kahina contro i califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei taleban,
Manifestolibri, Roma 2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma 2004); e'
stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

Fuori dalla porta della sede di "Stelle Cadenti" un collage di foto e poster
di Giuliana.
La strada pricipale del paese e' segnata da questa presenza, un giovane si
ferma ed entra sorridendo, non conosce l'associazione, ma ha visto il poster
e deve dirmi che ho fatto bene, e' un bell'omaggio, bisogna mantenere
l'attenzione, vogliamo che torni.
E siccome vogliamo che torni, sentire la sua analisi anche su questo fatto,
e vogliamo che torni Florance Aubenas, e Husseini, vogliamo che finisca lo
scenario di violenza e di guerra che ha creato le condizioni perche' questi
assurdi rapimenti fossero possibili, aderiamo alla manifestazione del 19
febbraio a Roma, saremo in piazza, con voi, con Giuliana, con Florance, con
tutti e tutte coloro che questa guerra non la vogliono.
Nicoletta Crocella per l'associazione "Stelle Cadenti"

2. TESTIMONIANZE. VOCI PER GIULIANA
[Dal sito della Casa internazionale delle donne di Roma
(www.casainternazionaledelledonne.org) e da quello de "Il paese delle donne"
(www.womenews.net) riportiamo alcuni interventi di solidarieta' con Giuliana
Sgrena]

Si e' costituita alla Casa internazionale delle donne di Roma una assemblea
permanente per seguire tutte le fasi del rapimento di Giuliana Sgrena, per
dare l'opportunita' alle reti internazionali delle donne che con lei hanno
avuto momenti di lavoro comune e che conoscono l'impegno civile che sempre
ha mosso la sua attivita' di giornalista e di scrittrice, di partecipare
attivamente alla sua liberazione.
Giuliana Sgrena e' una cittadina del mondo che da anni ormai rappresenta un
punto di riferimento per tutte coloro che vogliono tessere relazioni tra
donne di diverse culture, impegnandosi a narrare con consapevolezza le
sofferenze, le lotte, le speranze di donne e uomini che vivono nei luoghi di
guerra e di conflitti.
Ora piu' che mai il suo impegno di giornalista a favore della pace e'
necessario all'Iraq e a tutto il mondo che vuol dirsi libero.
Per questo chiediamo alle istituzioni locali, nazionali, europee e
internazionali di impegnarsi con tutti i mezzi e in tutte le direzioni per
restituire voce a una donna che amiamo.
Ci rivolgiamo a voi che la tenete prigioniera perche' sappiate che il buio
delle sue notti e dei suoi giorni e' anche nostro.
Le donne della Casa internazionale delle donne di Roma
*
Oggi assistiamo al capovolgimento di una regola, consolidata poi in
quattordici secoli di Islam: il rispetto assoluto delle donne, come pure dei
bambini, degli anziani e di tutti i non belligeranti. Non fosse altro che
per questo, noi donne musulmane d'Italia, compagne di strada di Giuliana
Sgrena, chiediamo a gran voce, anzi esigiamo la sua liberazione.
Le donne musulmane d'Italia
*
Giuliana Sgrena e' una sincera sostenitrice del popolo iracheno e del popolo
afgano: deve essere liberata subito.
Abbiano appreso con dolore la notizia del sequestro della nostra carissima
amica Giuliana Sgrena in Iraq. Giuliana e' stata una voce meravigliosa per
il popolo iracheno e per il popolo afgano e, negli ultimi anni, ha lavorato
duramente per informare il mondo sulle sofferenze di iracheni e afgani
colpiti dalle cosiddette campagne di "guerra al terrorismo" lanciate dal
governo statunitense.
Giuliana era in Iraq per testimoniare la sofferenza dell'incolpevole popolo
iracheno e per far vedere al mondo che l'invasione dell'Iraq da parte delle
forze statunitensi non soltanto non ha portato nulla di buono, bensi' ha
recato ulteriori dolori, sofferenze e tragedie agli sfortunati civili.
Questa giornalista italiana, che ama la liberta', voleva far conoscere
aspetti dell'esistenza dei bambini, delle donne e degli uomini iracheni che,
di solito, altri noti mezzi di comunicazione occidentali scelgono di
ignorare.
Ma ora giunge dall'Iraq la dolorosa notizia che uomini armati sconosciuti
hanno sequestrato la migliore e piu' autentica sostenitrice e amica dello
sfortunato popolo iracheno.
I sequestratori devono saperlo: hanno rapito una giornalista che rischiava
la vita in Iraq per offrire un quadro reale di cio' che accade in Iraq sotto
l'invasione degli Stati Uniti. Dovrebbero sapere che la nostra amata
Giuliana era a fianco di milioni dei pacifisti di tutto il mondo
nell'opposizione alla guerra in Iraq. Quindi, dovrebbero sapere che
commettono un grave errore se ostacolano giornalisti tanto coscienziosi, che
lavorano duramente per sostenere lo sventurato popolo iracheno.
A nome delle sfortunate donne afgane, l'Associazione rivoluzionaria delle
donne afgane (Rawa) condanna questi atti terroristici e fa appello ai
rapitori affinche' la liberino al piu' presto. Siamo al fianco di chi ama la
pace, in Italia come nel mondo, e preghiamo perche' la nostra amata Giuliana
Sgrena sia rilasciata illesa e senza indugio.
Le donne dell'Associazione rivoluzionaria delle donne afgane
*
Qualcuno a Baghdad vuole fermare con la violenza il cammino di Giuliana
Sgrena tra le donne e gli uomini vittime della guerra e della barbarie.
Giuliana che ci insegna e ci informa tanto, sempre, con un coraggio che e'
di pochi. La rivogliamo, subito. L'intelligenza e un tenace amore per la
pace e per la liberta' delle donne e degli uomini hanno bisogno di lei.
Esprimiamo la nostra solidarieta' a tutti e tutte coloro che in questo
momento sono piu' colpiti da questo rapimento, e alla redazione del
"Manifesto".
Saremo presenti ovunque si chieda la sua liberazione.
Udi, Unione Donne in Italia
*
L'angoscia e la rabbia ci colpiscono insieme alla notizia del rapimento di
Giuliana Sgrena, una giornalista di "genere", una donna che ha saputo farci
conoscere il mondo taciuto dalle grandi firme della stampa italiana: le
Invisibili, le donne primo bottino di guerra, e gli indicibili, i poveri del
mondo. A lei, al "Manifesto", l'augurio di rileggerla ed abbracciarla
presto, prestissimo.
A tutte e tutti noi l'invito a ritrovarci in piazza, piu' determinate e
determinati che mai, contro la guerra che ci rapina tutti i giorni la vita.
Centro Donna Lisa
*
L'associazione Casa della donna di Pisa esprime profonda preoccupazione e
dolore per il rapimento della giornalista Giuliana Sgrena, il cui lavoro e
impegno sono sempre stati a favore della pace e delle donne, e si unisce a
quante e quanti in queste ore si stanno mobilitando per ottenere la sua
immediata liberazione.
Giuliana Sgrena scriveva nel 2002 che "la sconfitta dei Talebani in
Afghanistan non segnera' la fine della talebanizzazione nel mondo arabo".
Come scrivono oggi le donne dell'Udi di Napoli anche noi crediamo che "le
recenti elezioni in Iraq non aggiungono ne' tolgono nulla a questa
affermazione di Giuliana Sgrena. Perche' gli occhi delle donne colgono
quelle connivenze e quelle coincidenze degli integralismi d'occidente e
d'oriente. Con l'attenzione ad un'attualita' che in poche ed in pochi si
preoccupano di documentare. Giuliana Sgrena e' la' in Iraq a fare un lavoro
indispensabile, per tuttte e per tutti, e deve tornare libera. Lei ha fatto
e fara' la sua parte, ora noi facciamo la nostra".
Associazione Casa della donna di Pisa
*
Alle colleghe giornaliste arabo-musulmane, alle irachene che domenica scorsa
hanno votato sfidando la violenza e la morte per contribuire al futuro di un
Iraq libero e democratico, a quante ogni giorno costruiscono ponti di
dialogo e di pace tra i popoli a nord, a sud, ad est, ad ovest del
Mediterraneo: facciamo sentire alta, chiara e forte la nostra voce di donne
per il rilascio immediato di Giuliana Sgrena, cronista impegnata da sempre
per la pace in Iraq, nel Vicino Oriente, in tutti i luoghi dove guerre e
terrorismi immotivati e insensati trasformano gli esseri umani in macchine
dell'odio.
Traduciamo e facciamo circolare nelle redazioni e tra la gente gli articoli
di Giuliana, il suo ritratto di donna, di pacifista, di cronista impegnata
per la pace, il rispetto delle diversita', la tutela dei diritti dei piu'
deboli, ed in particolare delle piu' deboli, le donne.
Giuliana Sgrena e' una di noi, e ci rappresenta tutte. Chiediamo ai suoi
rapitori di ridarcela subito, dimostrando con questo gesto di mettere al
centro della politica il rispetto per le persone, la vita e non la morte.
Per l'associazione Mwpn: Nella Condorelli, Isabelle Fougere, Emna Soula
Atallah
*
Come Network internazionale delle donne contro la guerra, noi chiediamo
l'immediata liberazione della giornalista e pacifista italiana Giuliana
Sgrena, nostra amica, una donna coraggiosa che ha attraversato i conflitti
da molti anni per raccontare la verita' dell'orrore quotidiano e la violenza
della guerra.
In Iraq, In Palestina, in Algeria, in Afghanistan lei e' sempre stata i
nostri occhi, la nostra voce e - credendo nella necessita' della verita' -
ha sempre testimoniato l'ingiustizia della guerra e dell'occupazione.
Noi chiediamo che sia liberata. Giuliana e' un'amica della pace, del popolo
iracheno e un'amica delle vittime della violenza in tutto il mondo. Giuliana
e' una di noi.
Network internazionale delle donne contro la guerra
*
Giuliana Libera. E' la ferma richiesta che anche noi missionarie comboniane
facciamo a coloro che ovunque cercano di fermare il cammino della pace.
Giuliana da sempre si e' fatta portavoce del sud del mondo.
Giuliana e' il prototipo della donna amante della pace, della convivialita',
del coraggio di accogliere l'altro proprio perche' diverso.
Giuliana libera significa liberare il sogno di un mondo nuovo.
sr. Elisa Kidane'
*
La sua redazione - Giuliana Sgrena lavora al "Manifesto" dal 1988 - ha
titolato la prima pagina: "Una di noi". E' quello che tanti, tante
soprattutto, hanno sentito quando hanno appreso la notizia del suo
rapimento. A Giuliana, le donne che hanno a cuore un'informazione libera e
appassionata sulle altre donne hanno sempre guardato con rispetto e fiducia.
La sua disponibilita' alla relazione e al confronto, una pratica che ci
piace ancora chiamare "politica", hanno segnato il suo percorso e tante
volte la sua presenza ha animato i luoghi di donne. La aspettiamo tutte. E
continueremo a dare notizia in questi giorni di quello che si muove, appelli
e mobilitazioni, che le restituiscano la liberta'. E che a noi restituiscano
una preziosa compagna di strada.
La redazione di "Delt@"

3. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE VENTESIMA)

ARNALDO MOMIGLIANO
Arnaldo Momigliano (Caraglio, Cuneo, 1908 - Londra, 1987), illustre storico
dell'antichita', costretto all'esilio dalle leggi razziali fasciste. La
vastissima ed acutissima sua opera sull'antichita' classica e' un punto di
riferimento imprescindibile.

ATTILIO MOMIGLIANO
Nato a Ceva, Cuneo, nel 1883, deceduto a Firenze nel 1952, illustre e
finissimo critico e storico della letteratura, docente universitario,
perseguitato dal razzismo fascista, alcuni suoi saggi e commenti hanno
educato intere generazioni al gusto della poesia e al rigore morale. Opere
di Attilio Momigliano: oltre alla classica Storia della letteratura
italiana, segnaliamo almeno la bella raccolta di saggi Introduzione ai
poeti, e soprattutto il grande commento alla Divina commedia e quello alla
Gerusalemme liberata (di cui vorremmo ricordare anche la premessa
dell'ottobre 1944 che rievoca in poche ma nitide parole l'epoca in cui si
conobbero "le intenzioni delle orde dell'Anticristo", e "ad ogni minuto un
calcio improvviso poteva spalancare la mia porta").

RODOLFO MONDOLFO
Illustre filosofo e storico della filosofia italiano (Senigallia 1877 -
Buenos Aires 1976), nel 1938 esule in Argentina a causa delle persecuzioni
razziali. Fondamentali i suoi contributi sulla filosofia greca e sul
marxismo.

AUGUSTO MONTI
Educatore e scrittore italiano (1881-1966), collaboratore della "Rivoluzione
liberale" gobettiana, professore al liceo "Massimo d'Azeglio" di Torino,
resistente, maestro di una generazione di antifascisti. Opere di Augusto
Monti: cfr. almeno Realta' del Partito d'Azione (1945); I miei conti con la
scuola (1965). Opere su Augusto Monti: per un avvio cfr. almeno il saggio di
Norberto Bobbio, Augusto Monti o della fedelta', in Maestri e compagni,
Passigli, Firenze 1994 (intervento originariamente apparso in: Atti del
convegno dedicato a Monti nel centenario della nascita, Centro di studi
piemontesi, Torino 1982).

ELSA MORANTE
Elsa Morante (1912-1985) e' stata una delle piu' grandi scrittrici italiane
del Novecento. Opere di Elsa Morante: segnaliamo almeno Il gioco segreto,
Garzanti, Milano 1941; Menzogna e sortilegio, Einaudi, Torino 1948; L'isola
di Arturo, Einaudi, Torino 1957; Alibi, Longanesi, Milano 1958; Lo scialle
andaluso Einaudi, Torino 1963; Il mondo salvato dai ragazzini, Einaudi,
Torino 1968; La storia, Einaudi, Torino 1974; Aracoeli, Einaudi, Torino
1982. Si veda anche almeno Pro o contro la bomba atomica e altri scritti,
Adelphi, Milano 1987; "Piccolo manifesto" e altri scritti, Linea d'ombra,
Milano 1988; ed anche Le straordinarie avventure di Caterina, Einaudi,
Torino 1959. Un'edizione in due volumi delle Opere e' apparsa presso
Mondadori, Milano 1988. Opere su Elsa Morante: segnaliamo almeno Carlo
Sgorlon, Invito alla lettura di Elsa Morante, Mursia, Milano 1972; Gianni
Venturi, Elsa Morante, La Nuova Italia, Firenze 1977.

BENNY MORRIS
Storico israeliano, nato nel 1948, giornalista, saggista, docente
universitario. Opere di Benny Morris: Vittime, Rizzoli, Milano 2001, 2003;
(con Ian Black), Mossad, Rizzoli, Milano 2003; 1948, Rizzoli, Milano 2004,
2005.

GUENTER MORSCH
Nato nel 1952, docente alla freie Universitaet di Berlino, dal 1993 e'
direttore del Sito memoriale e museo di Sachsenhausen, dal 1997 e'
presidente della Fondazione siti della Memoria del Brandeburgo.

ARTHUR D. MORSE
Opere di Arthur D. Morse: Mentre sei milioni morivano. La "soluzione finale"
e l'inerzia dell'Occidente, Mondadori, Milano 1968.

4. RIFLESSIONE. GIOBBE SANTABARBARA: CINQUE NOTE SULLE ELEZIONI IRACHENE
[Non e' costume di questo foglio ospitare interventi aspramente polemici, ma
il nostro collaboratore Giobbe Santabarbara ha ritenuto che fosse necessario
esprimere con franchezza la seguente opinione per contrastare una vulgata
che ritiene peggio che ambigua]

1. A chi taglia le teste preferiremo sempre chi le teste le conta.
Agli assassini preferiamo gli elettori. Agli eserciti i seggi elettorali.
E' cosi' strano?
2. Ai kurdi, agli sciiti, agli oppositori politici perseguitati dal regime
di Saddam Hussein (anche, volta a volta, con la complicita' diretta o cinica
l'indifferenza del nostro paese), si doveva davvero negare il diritto di
votare avendone essi finalmente l'occasione?
3. Certo, in regime di occupazione militare straniera (un regime di
occupazione responsabile di stragi, torture, orrori inenarrabili, e del
terrorismo allevatore e maestro) le elezioni sono meno democratiche che
altrove: ma e' piu' democratico impedirle?
4. La nostra azione per la pace, contro l'imperialismo razzista e stragista,
contro tutti i terrorismi (di stato, di gruppo, individuali), la nostra
azione per i diritti umani di tutti gli esseri umani (e primo tra tutti il
diritto a non essere uccisi), sarebbe di gran lunga piu' credibile ed
efficace se taluni autoproclamati rappresentanti del movimento per la pace -
ancora una volta preda di una retorica dereistica - evitassero di dire le
sciocchezze che continuano irresponsabilmente a ripetere contro la pratica
delle elezioni per costituire istituzioni rappresentative e come modalita'
di partecipazione democratica.
5. Questo pensiamo, ed e' perche' pensiamo questo e mai siamo stati corrivi
con il razzismo e il totalitarismo impliciti di chi non rispetta il diritto
di voto altrui quando l'inveramento e gli esiti di esso non corrispondono ai
suoi desiderata, che ci permettiamo ancora una volta di dire: no alla
guerra; no all'occupazione militare; no a tutti gli eserciti; no a tutti i
terrorismi; no a tutte le uccisioni. Solo la nonviolenza puo' salvare
l'umanita'.

5. RIFLESSIONE. SUSAN GEORGE: LA PRIMA COSA DA FARE IN ITALIA
[Dal sito del quotidiano "Il manifesto" riprendiamo la sintesi della
relazione di Susan George di apertura dell'assemblea "Verso sinistra"
svoltasi il 15 gennaio 2005 a Roma. Ci corre l'obbligo di segnalare che
alcune delle tesi qui espresse dall'illustre studiosa sono opinabili, e che
su alcune singole espressioni, analisi e proposte esprimiamo finanche un
netto dissenso. Proprio per la stima che nutriamo nei confronti di Susan
George ci dispiace che anch'essa dica talora cose evidentemente rozze e
ingenue, retoriche ed esagerate, non sufficientemente meditate e talvolta
persino piu' che discutibili. Susan George e' presidente di Attac;
economista, tra i maggiori esperti internazionali dei rapporti Nord/Sud,
direttrice del Transnational Institute di Amsterdam, impegnata nei movimenti
ambientalisti, pacifisti, nonviolenti, di solidarieta'. Tra le opere di
Susan George: Come muore l'altra meta' del mondo, Feltrinelli, Milano 1978;
Il debito del Terzo Mondo, Edizioni Lavoro, Roma 1989; Il boomerang del
debito, Edizioni Lavoro, Roma 1992; Il boomerang del debito estero, in Susan
George, Massimo Micarelli, Antonio Papisca, Un'economia che uccide,
L'altrapagina, Citta' di Castello 1993]

Prima di tutto vorrei ringraziare "Il manifesto" e specialmente Rossana
Rossanda per avermi offerto l'onore di intervenire in questa assemblea.
Molto probabilmente questa giornata si dimostrera' di importanza storica,
non solo per la sinistra italiana e per l'Italia, ma per l'intera Europa; e
anche - aggiungerei - per il mondo, per ragioni che spieghero' piu' avanti.
Come persona che ha sempre ammirato la grande intelligenza del popolo
italiano, mi sento davvero felice e orgogliosa di essere qui, con voi, oggi.
E' difficile immaginare, per il vostro paese, una situazione politica piu'
grave di quella attuale. Il neoliberismo qui sta avanzando piu' velocemente
e selvaggiamente che nel resto dell'Europa. Il governo privatizza il
patrimonio pubblico, persino le universita', e alcuni dei vostri migliori
scienziati se ne vanno all'estero.
I mezzi di informazione, con la nobile eccezione del "Manifesto", sono quasi
totalmente controllati dalle aziende, spesso dallo stesso Berlusconi. Questo
e' forse l'unico paese al mondo in cui una persona potrebbe trascorrere un
sabato come questo facendo shopping, poi leggendo un libro o un giornale,
poi guardando la televisione o andando a una partita di calcio, e tutto
questo senza mai abbandonare il regno di Berlusconi.
Il contingente italiano in Iraq e' il terzo per numero di uomini, dopo gli
Usa e la Gran Bretagna, e partecipate ad una delle piu' sporche e
illegittime guerre mai combattute.
Per un estraneo e' difficile comprendere come mai un popolo cosi'
intelligente come quello italiano abbia potuto eleggere al governo la
cosiddetta "Casa delle liberta'", cioe' un mix di Forza Italia, fascisti,
razzisti e separatisti.
D'altra parte, i vostri amici all'estero si sentiranno molto incoraggiati
nel sapere che le forze progressiste in Italia stanno affrontando questo
momento di pericolo molto seriamente, con grande coraggio e grande
maturita'.
So che in questa sede nessuno mette in dubbio che l'esigenza immediata piu'
importante per l'Italia sia disarcionare il Cavaliere, e so che siete
riuniti qui oggi per programmare un futuro diverso per il vostro paese.
Sono stati scelti tre temi per il dibattito di oggi.
Primo, la guerra in Iraq, la presenza delle truppe italiane la' e la
necessita' di una politica estera indipendente.
Secondo, la battaglia contro il neoliberismo e la privatizzazione del
patrimonio pubblico; la difesa dei diritti dei lavoratori e dei servizi
pubblici.
Infine, la difesa e la riaffermazione della Costituzione italiana e dello
stato di diritto.
Affrontero' solo superficialmente le questioni nazionali, verso la fine
della mia relazione. Prima mi interessa affermare che la lotta contro la
guerra e la battaglia sul piano economico e sociale sono due facce di una
stessa medaglia. L'Italia non deve piu' partecipare ne' alla sporca guerra
di Bush ne' alla demolizione di tutte le conquiste economiche e sociali
ottenute a duro prezzo da generazioni di italiani.
*
Ammetterete che c'e' un solo modo per ritirare la vostra partecipazione
dalla guerra in Iraq e, nello stesso tempo, mantenere e migliorare lo stato
sociale: sbarazzarvi di Berlusconi. E credo sia altrettanto chiaro che non
potrete sbarazzarvi di lui se non sarete uniti. Nonostante tutte le
differenze tra le forze della sinistra, si potrebbe dire che sono condannate
ad andare d'accordo. Ma ritengo sia possibile anche una visione piu'
positiva della situazione attuale. Certo, i dissensi continueranno ad
esistere e nessuno dei membri dell'alleanza riuscira' ad avere tutto cio'
che vuole, ma ciascuno otterra' quel che conta di piu': la caduta del
Cavaliere.
Non credo, onestamente, che questo sia il momento di intransigenze
dottrinali. Se alcune componenti dell'alleanza preferiscono tutelare la
propria purezza ideologica piuttosto che sconfiggere Berlusconi, tutto
quello che posso dire e' che non sono persone veramente di sinistra. Ma non
e' questo il caso, e quindi questo giudizio qui non vale.
E' naturale che un'alleanza cosi' vasta susciti un ampio dibattito
all'interno della sinistra italiana. Anche negli Usa abbiamo avuto un
dibattito simile, doloroso, intorno alla candidatura di Ralph Nader, che
contribui' senza dubbio alla vittoria di Bush nel 2000. Nel 2004, le forze
che appoggiarono la sua candidatura alle precedenti elezioni lo hanno
supplicato di non correre nuovamente, ma lui si e' rifiutato di ascoltarle.
Durante la campagna elettorale negli Stati Uniti, milioni di americani,
anche quelli solo moderatamente di sinistra, sono stati molto delusi da
Kerry. Non aveva alcun piano di disimpegno dall'Iraq e su molti punti le sue
posizioni erano quasi identiche a quelle di Bush. Tuttavia rimane una
differenza essenziale fra loro: Kerry rispetta la Costituzione degli Stati
Uniti e lo stato di diritto, mentre Bush no.
Con il cosiddetto "Patriot Act", Bush ha gia' minato le liberta'
fondamentali americane, inscritte nel Bill of Rights fin dal 1791. Ora ha
intenzione ad andare molto oltre. Per esempio, ha annunciato che i
prigionieri sospetti di terrorismo, attualmente detenuti nel campo di
prigionia di Guantanamo, potrebbero essere tenuti in carcere per sempre,
senza processo. Con Bush, gli Stati Uniti hanno gia' mosso i primi passi
verso la tirannia. So che i miei colleghi italiani avranno molto da dire sul
disprezzo di Berlusconi per la vostra Costituzione e le istituzioni
democratiche.
Vorrei affermare semplicemente che nell'Italia di Berlusconi - come negli
Stati Uniti di Bush - sono a rischio i principi fondamentali, e se gli
italiani non se ne rendono conto, o se l'opposizione giungera' divisa alle
prossime elezioni, i risultati di decenni di battaglie politiche e sociali
in Italia potrebbero essere spazzati via da un uomo solo.
Per favore, imparate dagli errori degli altri. I progressisti americani non
sono riusciti a sbarazzarsi di Bush perche' non sono stati capaci, alla
fine, di mobilitarsi abbastanza diffusamente. Spero e credo che eviterete
esperienze fallimentari del genere.
L'esigenza di unirsi per sbarazzarsi di Berlusconi non significa, comunque,
che debba cessare un serio, acceso dibattito politico; anzi, proprio il
contrario. Piu' la vostra alleanza progressista si sviluppa forte e solida,
maggiore sara' l'influenza che eserciterete nel dibattito con le forze
moderate della coalizione. Forse non ci si possono aspettare miracoli, ma
credo ancora che su due punti chiave sia possibile convincere molti
riformisti:
- primo, l'Italia con l'Iraq non c'entra, quindi deve ritirare le sue
truppe, punto e basta;
- secondo, e' necessario invertire la rotta e porre fine alle politiche
neoliberiste e alla demolizione del welfare state, perche' provocano enormi
diseguaglianze, miseria sociale e disastri ecologici.
Vorrei soffermarmi un attimo su questi punti.
*
In primo luogo, la guerra.
Quali sono gli obiettivi di Bush in Iraq? La risposta piu' ovvia, in una
parola, e' "petrolio". Egli deve sia assicurare i rifornimenti agli Stati
Uniti, che negare l'accesso al petrolio ad alcuni paesi e regioni, in
particolare a potenziali rivali quali Cina o Europa. Al di la' di questi
vantaggi strategici, il suo piano prevede anche la trasformazione dell'Iraq
in un avamposto neoliberista nel Medio Oriente, un modello di societa'
completamente privatizzata, il centro di un'area di libero scambio. Gli
uomini di Bush vedono l'Iraq come una sorta di pagina bianca; un esperimento
di conversione forzata alla loro dottrina. Ogni aspetto della vita nazionale
irachena deve cadere sotto il controllo di una multinazionale americana come
la Bechtel o la Halliburton di Dick Cheney, aiutata da collaborazionisti
assoldati all'interno dello stesso Iraq.
Per proteggere i loro interessi in tutto il Medio Oriente e non solo, gli
Stati Uniti hanno costruito almeno dieci nuove basi militari e stanno
spostando le proprie capacita' offensive e difensive dall'Europa verso
quella regione.
Questa invasione e' una delle piu' patenti dimostrazioni di imperialismo
della storia moderna. Ha causato la morte di oltre mille lavoratori
americani e decine di migliaia di iracheni, ed e' vergognoso parlare di
"democrazia" in riferimento a questa occupazione. Anche se le elezioni
irachene avranno effettivamente luogo, non cambieranno nulla perche'
l'occupazione americana ha gia' scritto le leggi e deciso il futuro di quel
paese.
Tuttavia, abbiamo buone ragioni per sperare che gli Stati Uniti alla fine
avranno la peggio, in parte grazie alla resistenza degli stessi iracheni, in
parte - mi auguro - perche' i loeo alleati, come l'Italia, si tireranno
indietro. Per tutti questi motivi, e anche per una questione di onore
nazionale, dovete fare di tutto perche' l'Italia lasci l'Iraq, il che puo'
accadere solo se prima riuscirete a far si' che Berlusconi lasci Palazzo
Chigi.
L'obiettivo politico deve essere quello di isolare Bush e Blair, ma finche'
l'Italia e' dalla parte di Bush, gli oppositori europei alla guerra in Iraq,
come Chirac e Schroeder, saranno in minoranza. Gli spagnoli hanno ritirato
le loro truppe dall'Iraq, perche' voi no? E il disimpegno dell'Italia
avrebbe un impatto politico molto piu' forte.
*
Inoltre, le forze progressiste hanno bisogno del contributo dell'Italia alla
resistenza alla globalizzazione neoliberista. Voi siete membri del G-8,
avete una popolazione di 58 milioni di persone con un buon grado di
istruzione e cio' vi rende il terzo paese dell'Unione europea per numero di
abitanti, appena un soffio dopo la Francia. Siete la sesta economia pu'
sviluppata del mondo e avete un reddito pro capite fra i piu' alti del
pianeta, pari a circa 27.000 dollari. Il Cavaliere e' leggermente al di
sopra di questo livello medio ed e' fermamente deciso ad abolire la
protezione sociale, distruggere i servizi pubblici e privatizzare l'intero
paese.
Questa nuova incarnazione del capitalismo globale e' forse la piu' brutale
che il mondo abbia mai conosciuto e comporta per gli stati-nazione, in
particolare in Europa, il confronto con sfide assolutamente inedite. Se
permettiamo al mercato di prendere le decisioni politiche al nostro posto -
il che e' esattamente cio' che propongono Berlusconi ed altri - cio'
distruggera' sia la societa' che l'ambiente. Gli europei sono di fronte a
una situazione completamente nuova, determinata dalla rielezione di George
Bush e dalla crisi dello stato-nazione.
Per almeno altri quattro anni, e forse molto di piu', sappiamo che gli Stati
Uniti non aderiranno a nessuna positiva iniziativa sociale, ambientale,
politica, o anche umanitaria. Peggio ancora, contrasteranno le iniziative
positive altrui, qualora dovessero - a loro avviso - limitare l'influenza o
i margini di scelta degli Stati Uniti. Abbiamo appena assistito a una
reazione di questo tipo nel caso del disastro provocato dallo tsunami in
Asia. E quindi, se quello strano animale chiamato "comunita' internazionale"
vuole spostare gli equilibri della politica mondiale in favore della pace,
della tutela dell'ambiente e di una politica economica al servizio dei
bisogni dell'umanita', allora altri paesi oltre gli Usa dovranno porsi alla
guida. E' difficile immaginare che un tale cambiamento possa aver luogo
senza l'Europa, e, all'interno dell'Europa, l'Italia dovra' svolgere un
ruolo fondamentale.
Se gli europei progressisti intendono contrastare il potere degli Stati
Uniti e le forze del mercato che stanno smantellando le nostre societa',
abbiamo un'unica opzione possibile. Dobbiamo costruire coalizioni di
cittadini affini, organizzazioni, sindacati e governi, abbastanza forti da
andare avanti per conto proprio, verso un progresso ambientale e sociale su
scala mondiale. Gli Usa tenteranno di distruggere qualsiasi alleanza di
questo tipo. Oggi utilizzano Berlusconi a questo scopo e sono gia' in guerra
con l'Europa, basta guardare la loro aggressiva politica monetaria e
commerciale.
Non sono venuta qui per fare promesse. Forse perderemo in ogni caso; forse
gli Usa realizzeranno il loro programma micidiale; forse nessuno dei nostri
sogni si avverera'; ma se l'Italia si dara' un governo diverso, almeno
avremo migliori probabilita' di vincere.
Qual e' la situazione attuale per quanto riguarda il fenomeno chiamato
"globalizzazione"? Il sistema "westfaliano" degli stati-nazione
indipendenti - risalente alla meta' del diciassettesimo secolo - e'
profondamente in crisi, poiche' nessuno stato-nazione e' in grado, da solo,
di controllare le forze della globalizzazione economica.
Per esempio, l'influenza del Wto e del Fondo monetario internazionale sul
futuro tasso di disoccupazione in Italia sara' maggiore di quella del vostro
governo, cosi' come in un qualsiasi stato africano l'influenza del Wto e del
Fondo monetario internazionale e' piu' forte del governo di quel paese. Il
ruolo dello stato, comunque sia situato geograficamente, si limita sempre di
piu' a cercare di far fronte ai disastri umani e ambientali creati dalle
forze del mercato e dalla globalizzazione economica.
*
In questa situazione, un governo nazionale ha tre alternative.
Nel caso peggiore, puo' accettare la globalizzazione con entusiasmo, come
Berlusconi, il quale ritiene che, a prescindere dalle condizioni economiche,
le persone hanno quel che meritano, e lo Stato non deve loro nulla.
La maggior parte degli stati europei oggi sono piu' moderati. Cercano di
mantenere alcuni servizi pubblici e traggono qualche vantaggio dalla
globalizzazione, ma in fondo accettano di essere destinati a perdere molti
dei loro poteri.
Nessuno ha ancora immaginato e, ancor meno, tentato di realizzare la terza
soluzione, cioe' il modello secondo cui uno stato puo' stringere alleanze
variabili con altri stati affini, al fine di elaborare politiche piu'
favorevoli agli esseri umani e al pianeta.
Il paese che cercasse di sperimentare da solo questo modello dovrebbe
affrontare sia l'ostilita' degli Stati Uniti che le forze della
globalizzazione economica. Andrebbe incontro a un fallimento. Le coalizioni,
comunque, potrebbero misurarsi con molti temi: dai problemi sanitari
internazionali, le epidemie e le migrazioni di massa, alle transazioni
finanziarie illecite, il riciclaggio, i disastri ecologici, la tassazione
internazionale delle multinazionali, e cose del genere.
I partiti politici e le organizzazioni non governative, o "societa' civile",
hanno tutti un ruolo da svolgere nella costruzione di queste coalizioni. Al
di la' della Nato e delle altre istituzioni in cui gli Usa mantengono una
presenza dominante, fino a questo momento i governi europei hanno maturato
scarsa esperienza nella costruzione di alleanze.
Le Ong invece ne hanno molta, e potrebbero offrire un contributo prezioso ai
partiti politici, poiche' in genere hanno lavorato molto piu' di loro su
temi come i rapporti Nord-Sud e gli aiuti allo sviluppo, sulle questioni
ambientali, e anche sui servizi sociali. Ecco un esempio che potrebbe
rappresentare una sorta di modello embrionale di quella cooperazione tra
governo, partiti politici e societa' civile di cui abbiamo bisogno.
Probabilmente non saro' la piu' grande ammiratrice del presidente Chirac,
tuttavia ammiro la sua determinazione nel mantenere la Francia fuori
dall'Iraq e la sua decisione di proporre una tassazione internazionale e una
vera riduzione del debito per aumentare gli aiuti allo sviluppo ai paesi
poveri. Nel settembre scorso, insieme al presidente brasiliano Lula, al
primo ministro spagnolo Zapatero e al presidente cileno Lagos, Chirac ha
proposto alle Nazioni Unite di imporre una tassa sulle transazioni
finanziarie internazionali, ed altri provvedimenti simili.
L'idea e' partita dalla mia organizzazione, Attac. Un esperto di Attac e'
stato membro della commissione costituita dalla presidenza francese per
lavorare sui problemi del finanziamento dello sviluppo. La proposta finale
e' stata sottoscritta da 110 capi di governo.
*
L'Italia potrebbe svolgere un ruolo estremamente importante in queste
alleanze, in particolare per contribuire a cambiare il modo in cui l'Europa
si relaziona all'80 per cento dell'umanita'. Mi sembra che Romano Prodi sia
aperto all'idea di una maggiore cooperazione delle istituzioni con la
societa' civile, compresi i sindacati e le Ong. Inserire nel vostro
programma un simile impegno a lavorare con la societa' civile sarebbe anche
un modo per rivitalizzare l'interesse degli italiani per la politica. Si
tratta di un compito importante e difficile per la vostra alleanza.
Secondo un sondaggio Ispo realizzato nel 2001, il 50 per cento degli
italiani esprimeva "disgusto, sfiducia, o rabbia" nei confronti dei
politici, mentre il 25 per cento manifestava "indifferenza o noia" verso la
politica.
La gente deve pensare che i politici di sinistra sono seri; deve convincersi
che e' veramente possibile una politica diversa, che la collaborazione con
le organizzazioni di base, delle quali si fida, e' all'ordine del giorno.
D'altro canto, se l'insieme o una parte della sinistra e' divisa, si mostra
litigiosa e interessata solo a questioni di potere o di prestigio, la gente
sara' tentata di gettare la spugna e lasciare campo aperto all'alleanza
berlusconiana di neoliberisti, fascisti, razzisti e separatisti. E loro
vinceranno ancora.
Questa e' l'ipotesi peggiore, ma riflettiamo su un altro scenario.
Comprendo bene quanto sia intollerabile per molti di voi l'idea di
realizzare un'alleanza politica con alcune forze politiche dell'opposizione
che hanno contribuito, esse stesse, allo smantellamento dello stato sociale
e alla privatizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia vi prego di vincere
queste reazioni e riflettere sul ruolo dell'Italia nel mondo e sulla sua
immagine all'estero, dove avete molti amici che ammirano le vostre battaglie
storiche, la vostra cultura politica, la vostra civilta'. Tutti dobbiamo
ragionare in termini di equilibrio dei poteri, di rapporti di forze, e di
futuro. Nonostante gli arretramenti politici e le delusioni del passato,
oggi dobbiamo mettere insieme tutte le forze anti-berlusconiane, perche',
onestamente, in questo paese un regime fascista in cento anni e' piu' che
sufficiente per chiunque.
Spero che voi tutti, nonostante gli ostacoli, trascorrerete il prossimo anno
e mezzo a studiare il programma di governo piu' pratico, credibile,
realistico - ma anche piu' lungimirante - che sarete capaci di mettere
insieme, chiamando a raccolta tutte le forze della sinistra, le Ong, i
sindacati, le altre componenti della societa' civile. Sara' un lavoro
difficile, ma anche innovativo, e ci sono molte persone di talento in grado
di aiutarvi.
Per concludere, vorrei dire che sono convinta che il modo migliore per
persuadere la sinistra moderata a muoversi nella vostra direzione, per
aumentare il vostro peso negli equilibri politici, e quindi per portare a
compimento il vostro destino storico e' prima di tutto quello di unire le
forze della sinistra progressista - rappresentata dalle persone intervenute
qui oggi - e coinvolgere le Ong e i sindacati per alimentarvi di nuove idee.
Sono sicura che troverete la forza e la fiducia necessarie per discutere
costruttivamente tra di voi, per convincere il popolo italiano che e'
urgente cambiare, e soprattutto per vincere.

6. MEMORIA. FRANCO ROTELLI RICORDA FRANCA ONGARO BASAGLIA
[Dal sito del quotidiano "L'unita'" (www.unita.it) riprendiamo questo
articolo del 14 gennaio 2005. Ivi esso era preceduto dalla seguente nota
redazionale, che ugualmente riproduciamo: "Franca Ongaro Basaglia si e'
spenta a Venezia il 13 gennaio dopo una lunga malattia. Aveva 77 anni.
Insieme al marito Franco condivise l'esperienza dell'apertura del manicomio
di Gorizia nel 1961, che divenne punto di riferimento per tutta una corrente
di pensiero psichiatrico, e fondo' Psichiatria Democratica. Fu senatrice per
la sinistra indipendente nella nona legislatura. Nata a Venezia il 15
settembre 1928, collaboro' ad una serie di pubblicazioni sulle esperienze
psichiatriche in Italia e nel mondo, e curo', sempre con il marito, una
serie di volumi su questi temi, tra cui Morire di classe e Crimini di pace.
Franca Ongaro Basaglia scrisse anche una serie di interventi sulla questione
femminile raccolti nel 1981 nel volume Una voce. Collaboro' all'enciclopedia
Einaudi per la quale curo' la voce Donna, per il Cnr scrisse una storia del
manicomio e della sua evoluzione per le scuole medie superiori dal titolo
Manicomio perche', e curo' la raccolta degli scritti di Franco Basaglia.
Franco Rotelli, psichiatra a capo dell'Azienda sanitaria di Trieste, che
condivise con i Basaglia e altri colleghi l'esperienza rivoluzionaria
dell'apertura del manicomio, ne ricorda la figura".
Su Franca Ongaro Basaglia riproponiamo anche la seguente scheda
biobibliografica gia' riprodotta nel n. 812 di questo notiziario: "Dalle
avventure per i bambini alla rivoluzione nelle istituzioni I suoi primi
lavori Franca Ongaro li aveva dedicati ai bambini: Le avventure di Ulisse
illustrate da Hugo Pratt, e una riduzione del romanzo Piccole donne di
Louise May Alcott uscirono sul "Corriere dei Piccoli" tra il '59 e il '63.
In quegli stessi anni i suoi interessi si indirizzarono verso il lavoro
nell'ospedale psichiatrico di Gorizia, con il gruppo che si stava
raccogliendo attorno a suo marito Franco Basaglia, con il quale - nella
seconda meta' degli anni '60 - scrisse diversi saggi cui contribuirono altri
componenti del gruppo goriziano. Due suoi testi - "Commento a Ervin Goffman,
La carriera morale del malato di mente" e "Rovesciamento istituzionale e
finalita' comune" - fanno parte dei primi libri che documentano e analizzano
il lavoro di apertura dell'ospedale psichiatrico di Gorizia, Che cos'e' la
psichiatria (1967) e L'istituzione negata (1968). E' sua la prima traduzione
italiana dei testi di Erving Goffman Asylums e Il comportamento in pubblico,
pubblicati da Einaudi rispettivamente nel 1969 e nel 1971. Introdusse anche
il lavoro di Gregorio Bermann La salute mentale in Cina (1972). Dagli anni
`70 Franca Ongaro fu coautrice di gran parte dei principali testi di Franco
Basaglia, da Morire di classe (1969) a La maggioranza deviante (1971),
Crimini di pace (1975), fino al saggio "Condotte perturbate. Le funzioni
delle relazioni sociali", commissionato da Jean Piaget per la Encyclopedie
de la Pleiade e uscito nel 1987. Nel 1981 e `82 curo' per Einaudi la
pubblicazione dei due volumi degli Scritti di Franco Basaglia. Franca Ongaro
e' stata anche autrice di volumi e saggi di carattere filosofico e
sociologico sulla medicina moderna e le istituzioni sanitarie, sulla
bioetica, sulla condizione della donna, sulle pratiche di trasformazione
delle istituzioni totali. Tra i suoi testi principali, i volumi
Salute/malattia. Le parole della medicina (Einaudi, 1979), raccolta dei
lemmi di sociologia della medicina scritti per la Enciclopedia Einaudi; Una
voce. Riflessioni sulla donna (Il Saggiatore, 1982) che include la voce
Donna della Enciclopedia Einaudi; Manicomio perche'? Emme Edizioni 1982;
Vita e carriera di Mario Tommasini burocrate scomodo, Editori Riuniti, 1987.
Tra i saggi, Eutanasia, in Le nuove frontiere del diritto, "Democrazia e
Diritto", n. 4-5, Roma 1988; Epidemiologia dell'istituzione psichiatria. Sul
pensiero di Giulio Maccacaro (Medicina Democratica, 1997); Eutanasia.
Liberta' di scelta e limiti del consenso in R. Dameno e M. Verga (a cura
di), Finzioni e utopie. Diritto e diritti nella societa' contemporanea,
(Guerrini, 2001). Dall'84 al '91 e' stata, per due legislature, senatrice
della sinistra indipendente. Nel luglio 2000 ha ricevuto il premio Ives
Pelicier della International Academy of Law and Mental Health, e nell'aprile
2001 l'universita' di Sassari le ha conferito la laurea honoris causa in
scienze politiche"]

"Pure ho visto anche cosa vuol dire e cosa produce per persone veramente
sofferenti, essere parte di un progetto, di una speranza comune di vita,
coinvolti in un'azione comune dove ti senti preso in un intreccio pratico,
intellettuale, affettivo, in cui serieta' ed allegria si mescolano e i
problemi tuoi si sciolgono e fanno parte anche dei problemi di altri con cui
li condividi. E allora anche salute e malattia possono mescolarsi con una
qualita' della vita che sia umana, con legami, rapporti, riconoscimento di
se' e dell'altro, complicita' nel progetto comune che potrebbe unirci
anziche' dividere ed isolare". Cosi' scriveva Franca Ongaro Basaglia.
Ma quale fu il progetto comune? In qualche modo Franca ne da' estrema
sintesi quando mette a fuoco cio' che considera "l'inaccettabile sacrificio"
dentro il contesto del progresso della medicina, cose' indicandolo: "a.
l'oggettivazione dell'uomo come premessa alla scientificita' dell'intervento
medico, quindi l'espropriazione delle esperienze corporee e della
partecipazione soggettiva a queste esperienze; b. la tendenza a confermare
come dato naturale, biologico, fenomeni legati a - e strettamente dipendenti
da - condizioni ambientali, psicologiche e di relazione; c. la tendenza a
rendere patologici fenomeni naturali, per poter ampliare il terreno
dell'intervento".
Contro questo inaccettabile sacrificio dedico' un'intera vita di pensiero e
di azione. Per 25 anni ha agito e scritto con Franco Basaglia e dalla morte
di lui, avvenuta nel 1980, per altri 25 anni, negli scritti, nel suo ruolo
di senatore della Repubblica e girando l'Italia in lungo ed in largo, ha
tenuto alto il senso di una pratica e di una teoria paradossalmente
trasferite in qualche modo in una legge su cui ancora si discute.
Paradossale destino quello di dover difendere una legge voluta per curare e
stravolta dall'incuria e dall'abbandono da parte di politici,
amministratori, tecnici.
Ancora pochi mesi fa, devastato il corpo, dopo una lezione agli infermieri
di Aversa, chiedeva di poter lavorare la', quando il suo corpo gia' non
reggeva i gradini.
*
Teoria e pratica delle istituzioni, nelle istituzioni: da quella dell'essere
donna a quella di essere la moglie di Basaglia, a quella di senatrice, a
quella dei manicomi in cui incomincio' ad operare nella Gorizia dei primi
anni '60, all'istituzione della politica, al piu' generale campo delle
istituzioni sanitarie. Teoria e pratica associate organicamente nella storia
di una vita, di un'impresa, di un pensiero. Una lotta di liberazione che
parte da una critica della scienza, dei suoi dogmatismi, delle sue
istituzioni, della sua falsa neutralita', per arrivare ad una critica ed a
un coinvolgimento dell'organizzazione sociale in cui scienza ed istituzioni
sono uno dei sistemi di controllo. Critica e coinvolgimento nate dallo
scontro con una realta' che non deve piu' esistere: il manicomio. E che,
grazie in primis a Franca e Franco Basaglia, oggi in Italia non esiste piu'.
Difficile sottrarsi al fascino della commistione dell'eleganza e bellezza
dei tratti fisici e dell'altissimo rigore etico, giocato ad ogni passo, in
ogni sito, in qualsivoglia circostanza (e quante volte nei luoghi del
massimo degrado).
Il testo "Salute/malattia", scritto con Giorgio Bignami, la voce densissima
di cultura critica "Follia/delirio" nell'Enciclopedia Einaudi, e tanti
scritti a due mani con Franco: la medesima tensione a scoprire gli abiti
ideologici che celano procedure di esclusione, di sopraffazione, di
negazione dell'altro. Quarant'anni fa i primi testi sull'esclusione. Allora
sorprendenti, oggi campo di politiche ufficiali di governi. Protagonista di
una legge che ha allargato i confini della democrazia nel nostro Paese, ma
insieme di una pratica che ha saputo evocare nei campi piu' diversi l'idea
piu' alta di liberta' (liberta'-da e liberta'-per).
Negli ultimi anni incontrava soprattutto le associazioni dei familiari
perche' diventassero protagoniste di un cammino di emancipazione e non
fossero strumentalizzate da chi, boicottando la legge, voleva e vorrebbe il
ritorno al passato. L'interiorizzazione dell'aggressione da parte dei piu'
deboli come il luogo principe dell'azione collettiva di emancipazione
attraverso le infinite assemblee nei manicomi, e poi ovunque.
*
Oggi puo' sembrare che le forze politiche progressiste abbiano abbandonato i
terreni vitali della scuola, della sanita', della giustizia, delle
istituzioni sociali e statuali come luoghi dove inverare o svilire liberta'
e democrazia. Riconosciuti dal '68, Franca e Franco Basaglia, mantenendo
forte e prioritario il legame con la pratica-critica dentro le istituzioni,
hanno saputo dar corpo e vita ad un movimento ideale e reale che, ben oltre
il '68, ha mantenuto continuita' e presenza culturale positiva dentro le
vicende ambivalenti del nostro Paese.
Ha scritto: "La diffusione del disagio, di questo bisogno di vita sempre
insoddisfatto dalla natura delle risposte ottenute, fa il gioco della
diffusione della terapia come palliativo sintomatico, si' che l'offerta
sempre presente e sempre piu' diffusa sul mercato di farmaci per tutto, ci
assorbe in una dimensione in cui tutto e' malattia e tutto e' cura. In
questo senso l'artificiale netta separazione tra salute e malattia e la
necessita', continuamente sbandierata, di una salute senza cadute e senza
incertezze, serve a produrre malattia anche dove non c'e'".
Le vicende della sanita' italiana, dei processi di aziendalizzazione, di
un'efficienza ridotta troppo spesso a scopo piuttosto che a mezzo, di una
desertificazione nell'etica delle professioni, di una parossistica
taylorizzazione dei servizi sanitari, rischiano di distruggere il patrimonio
dei soggetti ed il capitale sociale che tuttora e' presente nelle strutture
sanitarie e nei servizi sociali.
La cultura dei diritti ha bisogno vitale di un'etica dei servizi. La
capacita' di rimuovere gli ostacoli concreti all'esercizio dei diritti dei
soggetti piu' deboli e' assolutamente prioritaria, rispetto alla cultura
della promozione della salute che vive del fantasma prodotto dal mercato
della salute eterna. La convivenza umana tra salute e malattia, tra forza e
debolezza e la cura delle contraddizioni tra esse, furono il cuore del
lavoro di Franca contro ogni ideologia, manicheismo, semplificazione
scientista, manipolazione dei corpi, delle culture. E li' molte donne
riuscirono a cogliere in Franca il meglio della cultura di genere amandone
scritti e figura.
I suoi libri sono li' per essere letti: l'invito e' ai giovani a rileggere
La maggioranza deviante, Crimini di pace, Salute/malattia, Una voce, per
ritrovare una modernita' delle contraddizioni di oggi previste nel loro
esplodere molto prima, e forse per imparare a reinscriversi nella "finalita'
comune" di ampliamento del tessuto delle liberta' concrete.
Pochi mesi fa ha scritto: "si puo' dire che l'orrore dei manicomi non
scompare solo per legge e soprattutto non 'riemerge' solo nella vecchia
forma istituzionale ma nella manicomialita' che si reistituzionalizza anche
nei nuovi servizi, nelle contenzioni che sono riaccettate come 'naturali'
perche' risultano necessarie nell'assenza di progetti e di speranze comuni,
e questo vale tanto per i sani che per i malati. Per questo occorrono una
politica ed una cultura professionale che siano convinte della necessita'
scientifica e semplicemente etica e umana di voler un cambiamento che si e'
rivelato possibile. Ma occorrono anche partecipazione, vigilanza, governo
reale della riforma e disponibilita' a capire che si tratta di un
cambiamento radicale che mette in discussione ciascuno di noi, la societa'
intera ed i suoi valori non soltanto nell'ambito della psichiatria. In molti
casi invece si assiste ad un cambio di etichetta, da 'struttura
psichiatrica' a 'centro di riabilitazione' e le cose restano esattamente
come prima, come se per la 'riabilitazione' non valessero gli stessi
principi di rispetto, di recupero, di reale abilitazione alla vita del
degente". Sono questi tuttora terreni di azione per amministratori, tecnici
e cittadini.
*
Concludendo, sono certo che Franca sarebbe d'accordo su una evocazione al
concreto che qui voglio fare. Tra qualche settimana si inaugurera' a Capua
un bellissimo Centro di salute mentale grazie all'impegno di Giovanna Del
Giudice, una delle persone che le era piu' vicina. Da qui un doppio invito
al Presidente della Campania, Bassolino: il primo a dedicare quel Centro al
nome di Franca Basaglia; il secondo, che Franca avrebbe ben piu' a cuore, a
preservare e rafforzare in quell'area un'esperienza di rinnovamento radicale
e di avanzata attivita' che gia' rappresenta un punto di riferimento per
tutto il sud e non solo, e che puo' essere spazzata via o seriamente
sostenuta. E' in quell'Asl che Franca ha svolto la sua ultima pubblica
lezione magistrale e certo vorrebbe che non andasse perduta; e quindi
l'invito al presidente Bassolino che, proteggendo e sostenendo in prima
persona quell'esperienza, dia senso concreto alla memoria di una grande
donna.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 840 del 14 febbraio 2005

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