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La nonviolenza e' in cammino. 842



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 842 del 16 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Raffaella Chiodo: Giuliana
2. "Azione nonviolenta" di febbraio
3. Per una bibliografia sulla Shoah (parte ventiduesima)
4. Ileana Montini: Memoria
5. Angela Giuffrida: Una equazione infondata
6. Cecilia Zecchinelli: Donne, elezioni, futuro
7. Franca Bimbi ricorda Franca Ongaro Basaglia
8. Giulio Vittorangeli: Tra passato e futuro
9. Letture: Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. TESTIMONIANZE. RAFFAELLA CHIODO: GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 14 febbraio 2005.
Raffaella Chiodo e' impegnata nella campagna "Sdebitarsi" ed in molte
iniziative per la pace e la giustizia, per i diritti dei popoli e delle
persone.
Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma 1995, 1999;
Kahina contro i califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei taleban,
Manifestolibri, Roma 2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma 2004); e'
stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

Anche io vivo con un'angoscia terribile il rapimento di Giuliana.
Giuliana Sgrena e', come e' stato detto da tanti, proprio una di noi. Non
c'e' momento delle mobilitazioni per la pace che non mi ricordi il viso di
Giuliana. A Comiso, Gerusalemme, Tindouf, Roma ovunque il movimento
pacifista percorre strade difficili lei e' sempre stata, lei c'e'. E' una
giornalista-pacifista che non si accontenta di dare le notizie, mestiere di
per se' gia' difficile se fatto con la coscienza aperta, corretta e
sensibile come e' nel suo caso, ma cerca di capire indagando i contesti
sociali, la vita vera delle persone la' dove c'e' il conflitto, e non quello
di facciata, ma dentro le pieghe nascoste, raccontando e testimoniando la
realta' di chi nelle guerre, nei contesti di conflitto e' vittima anche
quando e' scomoda per la "versione ufficiale" delle cose.
Per quanto possibile le sono vicina, esprimo la mia solidarieta' ai suoi
cari e agli amici del "Manifesto", sapendo che, seppure sia difficilissimo,
lei riuscira' a trovare il linguaggio, il modo per comunicare e dialogare
perfino con chi l'ha rapita. Questo non e' facile nei luoghi che Giuliana e'
abituata a percorrere perche' luoghi di guerra e conflitto dove la parola,
il dialogo non hanno cittadinanza.
Dall'Iraq e non solo la follia della guerra continua a segnarci e a
rimandarci ogni giorno notizie di morte e distruzione testimoniando una
realta' ben diversa da quella che il mondo dell'informazione "arruolata" ci
propone.
Anche noi chiediamo che venga liberata, e subito, evitando ulteriori
sofferenze. Abbiamo tutti una ragione in piu' per impegnarci a costruire la
forte mobilitazione per la fine della guerra lanciata a Porto Alegre per il
19 marzo.
Raffaella Chiodo per la campagna "Sdebitarsi"

2. RIVISTE. "AZIONE NONVIOLENTA" DI FEBBRAIO
[Dagli amici della redazione di "Azione nonviolenta" (per contatti:
an at nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo]

E' uscito il numero doppio di gennaio-febbraio 2005 di "Azione nonviolenta",
rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964;
mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della
nonviolenza in Italia e nel mondo. Numero monografico, dedicato alle lotte
di resistenza nonviolenta dei popoli indigeni.
In questo numero: Trovare un nuovo abbonato: un'occasione di crescita
reciproca (di Mao Valpiana); Popoli indigeni e lotte di resistenza
nonviolenta per affermare la propria identita' e il rispetto dei valori
delle culture indie (servizio a cura di Giulia Allegrini); La nonviolenza e'
lo strumento a disposizione del popolo. La violenza e' l'arma naturale dello
Stato. L'azione nonviolenta e' politica (intervista a Chaiwat Satha-Anand,
Thailandia); Siamo indigene, siamo povere, siamo donne. Dobbiamo lottare tre
volte. Con la nonviolenza, che e' femminile (interviste a cura di Giulia
Allegrini); Le dieci caratteristiche della personalita' nonviolenta. 1: il
ripudio della violenza (di Daniele Lugli); Il cammino della pace: Premio
nazionale Danilo Dolci.
Le rubriche: A quando un Tavolo programmatico per la pace? (Gianni Scotto);
Mi faccia il pieno, grazie. Ma quanto costa veramente? (Paolo Macina); La
normalita' del male nel Novecento (Giuseppe Borroni); Boris Vian, storia di
un disertore (Paolo Predieri); L'arte di comunicare, per risolvere i
conflitti (Sergio Albesano); Caro direttore, le scrivo per dire che...;
Scelgo la nonviolenza (Piercarlo Racca)
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 25 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona. E' possibile
chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail a: an at nonviolenti.org,
scrivendo nell'oggetto "copia Azione nonviolenta".

3. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE VENTIDUESIMA)

ROBERT MUSIL
Scrittore tra i maggiori del novecento, nato nel 1880 a Klagenfurt, studi di
ingegneria, filosofia e psicologia; segue la sua vocazione di scrittore; a
seguito dell'Anschluss abbandona Vienna e va in esilio, muore in Svizzera
nei pressi di Ginevra nel 1942. E' l'autore de L'uomo senza qualita', uno
dei piu' nitidi specchi della crisi della cultura europea del novecento.
Opere di Robert Musil: fondamentale e' ovviamente L'uomo senza qualita',
Einaudi, Torino; ma cfr. anche almeno I turbamenti del giovane Toerless
tradotto anche col titolo Il giovane Toerless, Einaudi, Torino, e Rizzoli,
Milano; e le Pagine postume pubblicate in vita, Einaudi, Torino. Opere su
Robert Musil: Sergio Checconi, Robert Musil, La Nuova Italia, Firenze;
Enrico De Angelis, Robert Musil, Einaudi, Torino.

ANTONIO NANNI
Docente di filosofia e pedagogia, vicedirettore della rivista
"Cem-Mondialita'". Opere di Antonio Nanni: Progetto mondialita', Emi,
Bologna 1985; Pace: quale futuro? (con Fabrizio Mastrofini), Coletti, Roma
1986; Educare alla pace nella scuola (con Claudio Economi), La Scuola,
Brescia 1987; Comportamenti di pace (con Massimo Paolicelli), Acli-Cipax,
Roma 1990; Progetto Amerindia (kit didattico multimediale), Emi, Bologna
1992; Stranieri come noi (con Habte' Weldemariam), Emi, Bologna 1994;
Educare alla convivialita', Emi, Bologna 1994; Economia leggera, Emi,
Bologna 1997; Didattica interculturale della storia (con Claudio Economi),
Emi, Bologna 1997; Il mio zaino interculturale (con S. Abbruciati), Emi,
Bologna 1997; L'educazione interculturale oggi in Italia, Emi, Bologna 1998;
Timonieri, 4 voll., Emi, Bologna 1997-2000.

FRIDTJOF NANSEN
Esploratore, scienziato, filantropo norvegese (1861-1930); divenuto celebre
come esploratore, durante la prima guerra mondiale e nel dopoguerra si
dedico' ad attivita' umanitarie, in particolare per i profughi; a favore dei
profughi apolidi ottenne sotto gli auspici della Societa' delle Nazioni di
poter istituire uno speciale passaporto, detto "passaporto Nansen". Fu
insignito del premio Nobel per la pace nel 1922; nel 1938 anche l'Ufficio
internazionale Nansen per i rifugiati ricevette il Nobel. Opere di Fridtjof
Nansen: fu autore di numerosi testi di storia naturale e di resoconti dei
suoi viaggi.

PIETRO NASTASI
Docente universitario, matematico, storico. Opere di Pietro Nastasi: (con
Giorgio Israel), Scienza e razza nell'Italia fascista, Il Mulino, Bologna
1998.

ALESSANDRO NATTA
Intellettuale, militante politico, parlamentare. Nato a Oneglia nel 1918,
chiamato alle armi nel '41 e inviato nell'isola di Rodi nel '42, dopo l'8
settembre rifiuto' di servire i nazifascisti e fu internato in campo di
concentramento: in un suo stupendo libro descrive la resistenza, ancora
troppo poco nota ma determinante, dei militari italiani internati in
Germania: 600.000 italiani messi di fronte all'alternativa tra aderire alla
Repubblica di Salo' o subire il lager, seppero fare la scelta piu'
difficile, la scelta giusta: resistettero al nazifascismo e preferirono il
lager alla complicita' con la barbarie hitleriana. Tornato in Italia si
iscrive al Pci, di cui e' stato anche segretario dal 1984 al 1988. E'
deceduto nel 2001. Opere di Alessandro Natta: L'altra Resistenza, Einaudi,
Torino 1997.

NADIA NERI
Nadia Neri e' una psicoanalista junghiana, membro didatta dell'Associazione
Italiana e Internazionale di Psicologia Analitica, vive e lavora a Roma; ha
esplorato in articoli e saggi alcuni aspetti della dimensione psichica
femminile; ha pubblicato, tra l'altro, numerosi studi su Etty Hillesum (il
primo, del 1988, e' tradotto in olandese). Opere di Nadia Neri: Oltre
l'Ombra. Donne intorno a Jung, Borla, Roma 1995; Un'estrema compassione:
Etty Hillesum testimone e vittima del Lager, Bruno Mondadori, Milano 1999.

FRANZ NEUMANN
Illustre politologo (1900-1954), fu incarcerato dai nazisti nel 1933 e
successivamente riusci' a trovare scampo nell'esilio, dapprima in Gran
Bretagna, poi in America; ha fatto parte della scuola di Francoforte. Opere
di Franz Neumann: fondamentale e' Behemoth, Feltrinelli, Milano 1977, Bruno
Mondadori, Milano 1999.

BRUNO NICOLINI
Nato a Bolzano nel '27, sacerdote cattolico, tra le figure di riferimento
nella solidarieta' con le comunita' nomadi e viaggianti; presidente del
Centro Studi Zingari, incaricato della pastorale dei nomadi nella diocesi di
Roma. Opere di Bruno Nicolini: Famiglia zingara, Morcelliana, Brescia 1969;
(con Mimma Barbieri Stefanelli), Zingari, Caritas-Piemme, Casale Monferrato
1994.

MARTIN NIEMOELLER
Martin Niemoeller (1892-1984) e' stato pastore, teologo, animatore della
resistenza antinazista, promotore dell'esperienza di opposizione ecclesiale
al nazismo della "Chiesa confessante", deportato in lager nel 1937, dapprima
a Sachsenhausen poi a Dachau, liberato alla fine della guerra, e' stato
successivamente presidente del Consiglio mondiale delle Chiese dal 1961 al
1968 e costante animatore di iniziative di pace e per la dignita' umana.

BARTOLO NIGRISOLI
Illustre chirurgo e cattedratico universitario, fu uno dei dodici docenti
universitari che rifiutarono il giuramento di fedelta' al fascismo. Opere su
Bartolo Nigrisoli: cfr. almeno Giorgio Boatti, Preferirei di no, Einaudi,
Torino 2001.

ALBERTO NIRENSTAJN
Storico, studioso della Shoah. Opere di Alberto Nirenstajn: E' successo solo
50 anni fa, La Nuova Italia, Scandicci (FI) 1993.

FIAMMA NIRENSTEIN
Giornalista e saggista, fortemente impegnata contro l'antisemitismo. Opere
di Fiamma Nirenstein: Il razzista democratico, Milano 1990.

GABRIELE NISSIM
Nato a Milano nel 1950, saggista, ha fondato nel 1982 "L'Ottavo Giorno",
rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell'est europeo. Opere di
Gabriele Nissim: con Gabriele Eschenazi, Ebrei invisibili, Mondadori, Milano
1995; L'uomo che fermo' Hitler, Mondadori, Milano 1998; Il tribunale del
bene, Mondadori, Milano 2003, 2004.

4. RIFLESSIONE. ILEANA MONTINI: MEMORIA
[Ringraziamo Ileana Montini (per contatti: ileana.montini at tin.it) per questo
intervento. Ileana Montini, prestigiosa intellettuale femminista, gia'
insegnante, e' psicologa e psicoterapeuta. Nata nel 1940 a Pola da genitori
romagnoli, studi a Ravenna e all'Universita' di Urbino, presso la prima
scuola di giornalismo in Italia e poi sociologia; giornalista per
"L'Avvenire d'Italia" diretto da Raniero La Valle; di forte impegno
politico, morale, intellettuale; ha collaborato a, e fatto parte di, varie
redazioni di periodici: della rivista di ricerca e studio del Movimento
Femminile DC, insieme a Tina Anselmi, a Lidia Menapace, a Rosa Russo
Jervolino, a Paola Gaiotti; di "Per la lotta" del Circolo "Jacques Maritain"
di Rimini; della "Nuova Ecologia"; della redazione della rivista "Jesus
Charitas" della "famiglia dei piccoli fratelli e delle piccole sorelle"
insieme a fratel Carlo Carretto; del quotidiano "Il manifesto"; ha
collaborato anche, tra l'altro, con la rivista "Testimonianze" diretta da
padre Ernesto Balducci, a riviste femministe come "Reti", "Lapis", e alla
rivista di pedagogia "Ecole"; attualmente collabora al "Paese delle donne".
Ha partecipato al dissenso cattolico nelle Comunita' di Base; e preso parte
ad alcune delle piu' nitide esperienze di impegno non solo genericamente
politico ma gramscianamente intellettuale e morale della sinistra critica in
Italia. Il suo primo libro e' stato La bambola rotta. Famiglia, chiesa,
scuola nella formazione delle identita' maschile e femminile (Bertani,
Verona 1975), cui ha fatto seguito Parlare con Dacia Maraini (Bertani,
Verona). Nel 1978 e' uscito, presso Ottaviano, Comunione e liberazione nella
cultura della disperazione. Nel 1992, edito dal Cite lombardo, e' uscito un
libro che racconta un'esperienza per la prevenzione dei drop-out di cui ha
redatto il progetto e  curato la supervisione delle operatrici: titolo: "...
ho qualche cosa anch'io di bello: affezionatrice di ogni cosa". Recentemente
ha scritto la prefazione del libro di Nicoletta Crocella, Attraverso il
silenzio (Stelle cadenti, Bassano (Vt) 2002) che racconta l'esperienza del
Laboratorio psicopedagogico delle differenze di Brescia, luogo di formazione
psicopedagogica delle insegnanti e delle donne che operano nelle relazioni
d'aiuto, laboratorio nato a Brescia da un progetto di Ileana Montini e con
alcune donne alla fine degli anni ottanta, preceduto dalla fondazione,
insieme ad altre donne, della "Universita' delle donne Simone de Beauvoir".
Ha recentemente pubblicato, con altri coautori, Il desiderio e l'identita'
maschile e femminile. Un percorso di ricerca, Franco Angeli, Milano 2004. Su
Ileana Montini, la sua opera, la sua pratica, la sua riflessione, hanno
scritto pagine intense e illuminanti, anche di calda amicizia, Lidia
Menapace e Rossana Rossanda]

Alcuni giorni dopo le celebrazioni della memoria delle foibe e dell'esodo
istriano-dalmata, sono capitata in una libreria "Rinascita" dove c'e' sempre
un tavolo con esposti i libri di qualche evento, e ho notato che c'erano
ancora quelli relativi al ricordo della liberazione dei campi di sterminio
nazisti. E' vero che le storie si differenziano per gravita' e intensita',
ma mi ha egualmente un po' sorpreso la dimenticanza dopo tutto questo gran
scriverne e parlarne da destra a sinistra, che ha fatto seguito alla
rimozione lunga decine e decine d'anni. Tanto piu' che alla tv hanno
trasmesso una fiction  strappalacrime con il titolo "Il cuore nel pozzo"
girata, peraltro, in Montenegro, dove gli italiani sono buoni a tutto tondo
e i titini cattivi come da stereotipo consolidato per i nazisti. In piu' ci
siamo dovuti sorbire i mea culpa; da una parte, e dall'altra le accuse alla
sinistra come responsabile dei massacri e dell'annessione dell'Istria e
della Dalmazia alla Jugoslavia. E' vero che il grande silenzio c'e' stato
fino alla fine dello stato jugoslavo, per dimostrare che la storia non e'
quello che e' accaduto, bensi' cio' che si costruisce a uso e consumo dei
potenti. Alla libreria dovevo ritirare un libro uscito alcuni anni fa e che
mi era sfuggito: avrebbe potuto figurare bene sul tavolo della memoria.
*
Lo hanno scritto due donne, entrambe di Pola: Annamaria Mori e Nelida
Milani, e porta il titolo, eloquente, di Bora, che e' il vento di quelle
terre, a cominciare da Trieste. Annamaria Mori e' una giornalista e vive a
Roma, mentre  Nelida Milani continua a vivere a Pola e a insegnare lingua
italiana all'Universita'.
Il libro (pubblicato nelle Edizioni Frassinelli) e' un dialogo tra loro due
per rispondere a qualche profonda domanda: "Come vive, e cosa pensa, prova,
soffre, anche senza raccontarlo neppure a se stesso, chi e' stato sradicato
dalla propria terra e allontanato dalla propria gente, dalla propria casa? E
chi, pur restando, viene separato da coloro insieme ai quali e' cresciuto, e
privato della lingua in cui ha imparato a parlare, leggere, comunicare?".
Sono quasi duecentocinquanta pagine intense e poetiche, dove s'intrecciano i
ricordi dolorosi e lieti e le riflessioni profonde, dove si cerca di capire
un'ennesima volta cosa e' accaduto e come si puo' continuare a vivere
accettando che tutto, ad un certo punto, e' cambiato a causa della politica
che fa sentire inermi e in balia del destino.
Chi scrive ha lasciato l'Istria nel 1944 per un normale trasferimento della
famiglia, evitando l'arrivo dei titini e il rischio di finire infoibati. Chi
scrive non ha ricordi perche' era piu' piccola delle due donne e, comunque,
non ha lasciato la terra degli avi. Ma le parole trascinate per casa,
descrivevano gli eventi e il clima che, dopo la caduta del fascismo, aveva
portato alle azioni di rappresaglia contro gli italiani. La regia Guardia di
Finanza al confine talvolta sconfinava e trovava sempre qualcuno che era
riuscito a scappare prima di finire nelle foibe.
*
"Dopo l'8 settembre, i drusi furono padroni assoluti dell'Istria per un
lungo periodo, durante il quale scomparvero alcune migliaia di persone. I
luoghi della sparizione saranno rivelati alcuni decenni piu' tardi, dopo il
crollo del Muro. Saranno indicati pubblicamente sui giornali. Ma da sempre
gli abitanti dei dintorni li conoscevano, anche se non ne avevano mai
parlato con nessuno".
"Di me bambina, in tutti quei giorni, ricordo solo la paura: una (per me)
strana, continua, immotivata e immotivabile paura. Tutti erano sempre in
casa, sempre all'erta, di giorno, come di notte, quando addirittura, durante
i quarantacinque giorni dell'occupazione jugoslava, si facevano i turni per
dare eventualmente l'allarme a tutti gli altri di casa. Rubavo mozziconi di
frasi: "Questa notte sono venuti a prelevare il tale vicino di casa; ieri ne
hanno prelevati otto, e non si sa che fine abbiano fatto...".
Ma la destra che ritiene responsabili soltanto gli ex comunisti, fa la
solita operazione di non-verita' di cui i politici consumati sono capaci.
Segno anche di  infantilismo cronico. Basta leggere alcune pagine di queste
due donne per capire un po' i motivi di tanta, ingiusta comunque, violenza
contro gli italiani: "Circolavano voci che li' i fascisti avessero torturato
i bevitori di olio di ricino, sempre questi benedetti fascisti italiani che
mi perseguitano, sempre loro, dove ti giri, dove ti volti, han combinato
guai per i quali noi dobbiamo subir le conseguenze, noi che siamo nati in
questo luogo, teatro di un eterno regolamento di conti, con questo nostro
mestiere di capro espiatorio. Quotidianamente ci propinano racconti che, con
tutto l'orrore dell'autenticita', parlano di ogni sorta di nefandezze subite
sotto il fascismo, che sputava perfino in bocca allo slavo che parlava
slavo".
In queste terre  storicamente si mescolavano la lingua istro-veneta e la
lingua slava, e tutti sapevano un po' dell'una e un po' dell'altra; e si
riusciva a convivere.
Era una terra impastata dai romani, dai veneziani, dagli slavi. Ma il
fascismo doveva imporre l'italianita' a cominciare dal cambiamento dei
cognomi di assonanza piu' slava che italiana.
"Quando la Vittoria porto' circa cinquecentomila slavi sotto la sovranita'
italiana, i provvedimenti contro le scuole e l'uso della loro lingua non si
fecero attendere. Ora che sono avanzati i croati e hanno la loro sovranita',
fanno altrettanto".
C'e' insomma ancora molto da capire, da scavare, fuori dal seminato delle
celebrazioni di comodo e dai binari della consueta politica. Occorre fare
anche quello che si e' proposta una delle due autrici: "Io: non e' vero che
io e tutti i trecentocinquantamila istriani, siamo, eravamo, borghesi e
fascisti. Non e' vero che tutta l'Istria era slava e doveva tornare alla
Jugoslavia. Non e' vero che tutta la mia gente e' solo nostalgica e
irredentista. (...) E incomincia a questo punto un viaggio ignoto al resto
d'Italia e degli italiani in genere: il viaggio tra il 'noi' e i 'loro'.
'Noi e loro'. Per gli italiani d'Istria e qui sono assolutamente uguali i
'partiti' e i 'rimasti', 'loro' sono gli altri: croati o sloveni, a questo
punto non fa differenza".

5. RIFLESSIONE. ANGELA GIUFFRIDA: UNA EQUAZIONE INFONDATA
[Ringraziamo Angela Giuffrida (per contatti: frida43 at inwind.it) per averci
messo a disposizione questa sua lettera inviata al quotidiano "L'unita'" in
risposta a un articolo li' pubblicato. Angela Giuffrida e' docente di
filosofia ed acuta saggista; tra le sue pubblicazioni: Il corpo pensa,
Prospettiva edizioni, Roma 2002]

Ignoranza e malafede hanno permesso a Lawrence Summers, presidente
dell'Universita' di Harvard, di sentenziare che le donne alle altezze delle
materie scientifiche "proprio non ci arrivano col cervello". La cosa e'
davvero singolare dato che l'uso di tecniche sofisticate ha permesso alla
scienza di fornire letteralmente una "fotografia" della superiorita'
dell'encefalo femminile.
Ma il vero problema e', secondo me, un altro: senza dirlo espressamente, in
tutto il mondo gli uomini continuano a comportarsi come se le amenita'
pronunciate alla conferenza di Cambridge, ormai sconfessate clamorosamente
proprio dalla ricerca scientifica, siano vere. Infatti, pretendendo di
governare il mondo "in solitaria", mostrano di credere che la loro
razionalita' abbia la erre maiuscola e sia la sola degna di rappresentare la
specie tutta.
A questo punto una domanda sorge spontanea: come mai una cosi' alta
razionalita' gestisce le comunita' umane in modo palesemente irrazionale in
ogni parte e ad ogni livello? L'emarginazione, il vergognoso sfruttamento,
le persecuzioni delle madri umane non sono certo il portato di una mente
razionale, come non lo e' il massiccio uso delle risorse a fini di guerra,
dato che entrambi non sono di sicuro funzionali alla vita della specie sul
pianeta.
Non sarebbe meglio che il maschio umano, invece di occuparsi delle presunte
incapacita' dell'altro genere, cominciasse a porsi qualche domanda sulle
proprie e a prendersi la responsabilita' della guida insensata che sta
conducendo la specie verso l'estinzione e sta mettendo in discussione la
vita stessa sulla terra?
Le donne, dal canto loro, dovrebbero smettere di questuare posti al tavolo
dei padri, recuperando la consapevolezza che un altro mondo e' possibile
solo se il sistema concettuale delle madri, contenitivo e connettivo quindi
piu' adatto a sopportare la complessita' del reale, tornera' a governare il
mondo.

6. IRAQ. CECILIA ZECCHINELLI: DONNE, ELEZIONI, FUTURO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo questo articolo apparso sul "Corriere della sera" del primo
febbraio 2005. Cecilia Zecchinelli e' una nota e apprezzata giornalista]

Salama Al Khafaji, che si definisce una "tecnocrate islamica aperta", e'
andata alle urne velata, domenica. E indossando una tarha nera siedera',
salvo sorprese, nell'Assemblea nazionale irachena, eletta tra le file della
grande Alleanza sciita dopo esser scampata a tre attentati. Hama Edward,
avvocato e comunista fin da ragazza, ha votato con la testa scoperta invece:
unica capolista donna, probabilmente rappresentera' nel nuovo Parlamento la
parte piu' liberal e intellettuale del suo Paese. Anche lei, se non proprio
attentati, ha subito pressioni, minacce, intimidazioni. L'altra meta' del
cielo, in Iraq, da domenica ha compiuto un importante passo avanti: in una
regione dove le donne spesso non votano o non sono comunque elette, le
cittadine irachene dei vari schieramenti e credi hanno superato mille
ostacoli, votato in massa alle prime elezioni dell'era post-Saddam (quasi la
meta' dei voti erano donne) e conquistato per legge il 25% dell'Assemblea.
Percentuale altissima se si pensa che in Italia sono l'11% nelle due Camere.
E in Usa il 15%.
"E' un successo enorme per noi", dice, soddisfatta, Farah, 27 anni ed
elettrice per la prima volta. Wathan, una ragazza di Bagdad, confessa di non
sapere se alle urne si andava per scegliere il presidente o il premier, e
ammette di aver votato secondo gli ordini di suo padre e per un uomo. Ma
comunque ha votato. "In effetti ha meno senso se le donne hanno seguito le
indicazioni dei mariti o dei padri", sostiene Manal Omar, volontaria
dell'organizzazione Donne per le donne. Ma spiega che il fenomeno e' dovuto
alla generale insicurezza che ha portato le candidate donne a far campagna
elettorale quasi in segreto: "I gruppi femministi e femminili hanno cercato
di farle conoscere, ma le candidate hanno avuto paura a mostrare il loro
viso in pubblico, molte sono state minacciate". Alcune sono state anche
uccise negli ultimi mesi. Altre, come appunto Al Khafaji, sono scampate alla
morte piu' di una volta. Questa prima battaglia, comunque, e' stata vinta.
Ma il cammino da fare e' ancora lungo: restera', per le ragazze e le donne
d'Iraq, la difficolta' di vivere in un Paese dove sicurezza e legge sono
ancora un sogno. Dove negli ultimi mesi le organizzazioni non governative
hanno denunciato centinaia di stupri, sequestri, violenze di ogni genere.
"Le donne non possono camminare da sole per le strade - dice Balsam Al
Hilli, rientrata dopo 35 anni di esilio per correre alle elezioni e
costretta a una campagna sottotono, per ragioni di sicurezza -. Hanno paura
di essere rapite, non per ragioni politiche ma per soldi".
Se questa emergenza e' destinata a rientrare con la normalizzazione del
Paese, quando finalmente avverra', il vero problema sara' nel futuro un
altro: l'islamizzazione piu' o meno profonda della societa' e delle leggi
del Paese, a partire da quelle sulla famiglia. Sotto Saddam, fino al 1990, i
due sessi godevano di uguali diritti, o meglio la dittatura pesava in modo
"equo" su uomini e donne. Poi le difficolta' del rais lo avevano avvicinato
ai governi islamici della regione: sono state introdotte leggi che
permettevano i delitti d'onore (omicidi di donne adultere o supposte tali),
usanze tribali maschiliste. Le oppositrici politiche erano spesso eliminate
con l'alibi della morale. E oggi, in un Paese dove l'estremismo islamico si
e' diffuso nella societa' ma anche nelle organizzazioni politiche, c'e' il
forte rischio che siano ancora loro a pagare il prezzo piu' alto. Lo scorso
anno il tentativo del Consiglio provvisorio di introdurre una legge di
famiglia ispirata alla Sharia era stato respinto. Ma con un Parlamento
fortemente religioso, sciita o sunnita poco importa visti i vicini esempi di
Iran e Arabia Saudita, cosa potranno fare le donne? "L'anno scorso abbiamo
bloccato quella proposta retrograda, per la prima volta la societa' civile
e' riuscita a battere le autorita' politiche in Iraq", dice Maysun Al
Damluji, candidata del gruppo laico Democratici indipendenti. Che aggiunge,
ottimista: "Non ho dubbi che possiamo farcela ancora se sara' necessario.
Una delle benedizioni dell'Iraq sono le sue donne forti. Guardate cosa sono
riuscite a superare".

7. MAESTRE. FRANCA BIMBI RICORDA FRANCA ONGARO BASAGLIA
[Ringraziamo Franca Bimbi (per contatti: franca.bimbi at unipd.it) per averci
messo a disposizione questo suo ricordo di Franca Ongaro Basaglia, in uscita
(col bel titolo Per Franca Ongaro Basaglia. La passione discreta di
rovesciare il senso comune) su "Polis", la rivista delle politiche sociali
del Comune di Venezia.
Franca Bimbi e' docente universitaria e parlamentare, tra le sue
pubblicazioni recenti: (a cura di, con Alisa Del Re), Genere e democrazia.
La cittadinanza delle donne a cinquant'anni dal voto, Rosenberg & Sellier,
Torino 1997; (a cura di, con M. Carmen Belloni, presentazione di Massimo
Cacciari), Microfisica della cittadinanza. Citta', genere, politiche dei
tempi, Angeli, Milano 1997; (a cura di, con Rita D'Amico), Sguardi
differenti. Prospettive psicologiche e sociologiche della soggettivita'
femminile, Angeli, Milano 1998; "L'Italie. Concertation sans representation"
(con Vincent Della Sala), in Jane Jenson, Mariette Sineau (sous la direction
de), Qui doit garder le jeune enfant? Modes d'accueil et travail des meres
dans l'Europe en crise, L. G. D. J., Paris 1998; "Measurement, Quality, and
Social Change in Reproduction Time. The Twofold Presence of Women and the
Gift Economy", in Olwen Hufton, Yota Kravaritou (eds.), Gender and the Use
of Time / Gender and Emploi du Temps, European University Institute, Centre
for Advanced Studies, Firenze, Kluwer Law International, 1999; "The Family
paradigm in the Italian Welfare State", in Gonzalez Maria Jose', Jurado
Teresa, Naldini Manuela (eds.), Gender Inequalities in Southern Europe.
Women, Work and Welfare in the 1990s, South European Society & Politics,
4/2, Autumn 1999; (a cura di) Madri sole. Metafore della famiglia ed
esclusione sociale, Carocci, Roma 2000; (a cura di, con Cristina Adami,
Alberta Basaglia, Vittoria Tola), Liberta' femminile e violenza sulle donne,
Angeli, Milano 2000; (a cura di, con Ruspini Elisabetta) "Poverta' delle
donne e trasformazione dei rapporti di genere", in Inchiesta, 128,
aprile-giugno 2000; (a cura di), Sex Worker. Reti sociali, progetti e
servizi per uscire dalla prostituzione, Aesse, Roma 2000; "Prostituzione,
migrazioni e relazioni di genere", in Polis, 1, 2001; "Violenza di genere,
spazio pubblico, pratiche sociali", in C. Adami, A. Basaglia, V. Tola (a
cura di), Dentro la violenza: cultura, pregiudizi, stereotipi, Angeli,
Milano 2002; (a cura di), Differenze e diseguaglianze, Il Mulino, Bologna
2003.
Su Franca Ongaro Basaglia riproponiamo anche la seguente scheda
biobibliografica gia' riprodotta nel n. 812 di questo notiziario: "Dalle
avventure per i bambini alla rivoluzione nelle istituzioni I suoi primi
lavori Franca Ongaro li aveva dedicati ai bambini: Le avventure di Ulisse
illustrate da Hugo Pratt, e una riduzione del romanzo Piccole donne di
Louise May Alcott uscirono sul "Corriere dei Piccoli" tra il '59 e il '63.
In quegli stessi anni i suoi interessi si indirizzarono verso il lavoro
nell'ospedale psichiatrico di Gorizia, con il gruppo che si stava
raccogliendo attorno a suo marito Franco Basaglia, con il quale - nella
seconda meta' degli anni '60 - scrisse diversi saggi cui contribuirono altri
componenti del gruppo goriziano. Due suoi testi - "Commento a Ervin Goffman,
La carriera morale del malato di mente" e "Rovesciamento istituzionale e
finalita' comune" - fanno parte dei primi libri che documentano e analizzano
il lavoro di apertura dell'ospedale psichiatrico di Gorizia, Che cos'e' la
psichiatria (1967) e L'istituzione negata (1968). E' sua la prima traduzione
italiana dei testi di Erving Goffman Asylums e Il comportamento in pubblico,
pubblicati da Einaudi rispettivamente nel 1969 e nel 1971. Introdusse anche
il lavoro di Gregorio Bermann La salute mentale in Cina (1972). Dagli anni
`70 Franca Ongaro fu coautrice di gran parte dei principali testi di Franco
Basaglia, da Morire di classe (1969) a La maggioranza deviante (1971),
Crimini di pace (1975), fino al saggio "Condotte perturbate. Le funzioni
delle relazioni sociali", commissionato da Jean Piaget per la Encyclopedie
de la Pleiade e uscito nel 1987. Nel 1981 e `82 curo' per Einaudi la
pubblicazione dei due volumi degli Scritti di Franco Basaglia. Franca Ongaro
e' stata anche autrice di volumi e saggi di carattere filosofico e
sociologico sulla medicina moderna e le istituzioni sanitarie, sulla
bioetica, sulla condizione della donna, sulle pratiche di trasformazione
delle istituzioni totali. Tra i suoi testi principali, i volumi
Salute/malattia. Le parole della medicina (Einaudi, 1979), raccolta dei
lemmi di sociologia della medicina scritti per la Enciclopedia Einaudi; Una
voce. Riflessioni sulla donna (Il Saggiatore, 1982) che include la voce
Donna della Enciclopedia Einaudi; Manicomio perche'? Emme Edizioni 1982;
Vita e carriera di Mario Tommasini burocrate scomodo, Editori Riuniti, 1987.
Tra i saggi, Eutanasia, in Le nuove frontiere del diritto, "Democrazia e
Diritto", n. 4-5, Roma 1988; Epidemiologia dell'istituzione psichiatria. Sul
pensiero di Giulio Maccacaro (Medicina Democratica, 1997); Eutanasia.
Liberta' di scelta e limiti del consenso in R. Dameno e M. Verga (a cura
di), Finzioni e utopie. Diritto e diritti nella societa' contemporanea,
(Guerrini, 2001). Dall'84 al '91 e' stata, per due legislature, senatrice
della sinistra indipendente. Nel luglio 2000 ha ricevuto il premio Ives
Pelicier della International Academy of Law and Mental Health, e nell'aprile
2001 l'universita' di Sassari le ha conferito la laurea honoris causa in
scienze politiche"]

Ci sono persone che attraversano quasi in silenzio la vita degli altri,
lasciando un segno forte come non si potrebbe pensare mai mentre sono in
vita: percio' quando vengono a mancare non resta il vuoto, bensi' la
nostalgia di quanto si sarebbe voluto chiedere e capire, di quanto ancora
restava da imparare da loro, o, meglio, con loro al nostro fianco. Questa
per molte e molti di noi e', e resta, la cifra di Franca Ongaro Basaglia.
Mi piace pensare a lei nel senso di una lezione di metodo. A discutere con
lei - di follia e salute mentale, di politica e di lavoro con le donne - ti
accorgevi che poteva essere per te - senza proporselo mai - la misura del
cammino fatto, il riferimento per uno stile morale che non predicava la
scelta tra il Bene e il Male, bensi', piu' leggermente e piu' profondamente,
il confronto del proprio essere per se stessi con l'essere con gli altri.
Non vorrei esser fraintesa: intendo per morale un metodo pratico attraverso
cui la nostra azione si conforma ad un giudizio di valore su cio' che ha
senso collettivamente. Si puo' intendere questo come conformarsi a regole
tramandate, a convenzioni istituzionalizzate, a tecniche consolidate; oppure
si puo' cercare di far si' che il giudizio, la scelta, la decisione provino
a navigare in mare aperto: tra la verita' della propria storia e il continuo
scombinamento dell'irruzione in essa della voce di altri.
Nella nostra epoca lo stile etico delle professioni appare molto esitante:
costretto da certezze tecniche parcellizzate non trova in se' il senso
complessivo di un discorso sulla propria competenza; affrontato da troppi
metadiscorsi (sul bene, sul male, sui fini ultimi, sulla "crisi dei valori")
finisce per chiedere che un regolatore esterno - la legge - parli al suo
posto. Proprio alle professioni della cura oggi vien meno un'etica
professionale riflessiva: tanto e' facile accordarsi esclusivamente con le
proprie tecniche (approcci, protocolli, sedimenti istituzionali non piu'
interrogati...), tanto si e' forti eludendo le domande senza risposta, tanto
ci si sente protetti dalla segmentazione del corpo e della mente dei nostri
pazienti/clienti piu' o meno consapevolmente operata indossando le maschere
dei ruoli istituzionali.
La ricomposizione tra se' e le varie identita' indossate, per ascrizione o
per attribuzione, non puo' avvenire se non per via riflessiva; e la
riflessione nasce nella relazione con una diversita', con una qualche forma
di dissonanza, chiede di portare a misura della propria esperienza
l'esperienza di un altro significativo, grande o piccolo che sia. Insomma
non si cresce senza maestri. I maestri, in particolare le maestre, si
trovano un po' per fortuna e un po' per ostinazione a non accontentarsi
delle proprie rappresentazioni in pubblico.
Anche loro, i maestri, sono diventati tali un po' per caso, un po' per
ostinazione, ma molto per aver avuto un di piu' di coraggio e di passione.
In Franca - e nella scuola che fondo' con Franco Basaglia- la passione ha
riguardato, probabilmente, il voler guardare oltre, il rovesciare il
discorso di senso comune nella pratica sociale della cura. Si e' parlato di
passione (in ogni senso) per la sofferenza e per la follia: ma a leggere le
biografie di molti operatori della cura, non solo della salute mentale, la
tensione desiderante verso l'altro sofferente, verso il dolore "innocente",
verso la "voce" incomprensibile e', in fondo, molto diffusa, anche quando
non ne sorte una rivoluzione copernicana.
In loro, nei Basaglia e in alcuni dei loro sodali, troviamo qualcosa di
differente: la tensione continua a rovesciare il discorso istituito, non per
manierismo dissacratore, ma per rincorrere l'Altro che si nasconde dietro
l'apparente non senso o dietro la comoda "etichetta" nosografica. In questo
percorso - di intellettuali anche ben riconosciuti - si trova una buona
misura d'anti-intellettualita' (perche' pratica e discorso diventano
indistinguibili), una misura grandissima d'ironia ed autoironia (perche'
cio' che rappresentiamo di noi viene contraddetto dalla relazione alla
nostra stessa follia), una tensione morale a riportare su di se' il giudizio
di coloro che dipendono da noi (chi non ha potere diviene la misura del
giudizio su chi ne ha, e non viceversa).
*
Dopo la legge 180, interpretata troppo spesso come punto d'arrivo (forse ad
arte, o forse per paura della follia che restava da affrontare nella
societa' tutta), lo stile del discorso a mezza voce e del silenzio pubblico
di Franca e' anche conseguenza della caduta in prescrizione di
quest'improbabile docenza di filosofia morale, condotta per quasi mezzo
secolo. Il molto ancora da dire e' restato tra le righe delle conversazioni
a due, o tra pochi: sulle proprie pratiche, sugli errori, sui fallimenti,
sulla passione di trasformare il mondo che ci rendeva ancora vive.
E' stato certo un privilegio, per chi ne ha avuto la ventura, passare anche
solo poco tempo con tale maestra. La traduzione di Asylum di Goffman apri'
un'epoca nel dibattito italiano sul potere istituzionale, dalla famiglia al
manicomio: senza demonizzazioni, ma fu come rovesciare un guanto. Franca non
si chiese (com'era d'obbligo allora) se Goffman fosse di sinistra (e non lo
era), ma mostro' quale fosse il rovesciamento delle pratiche che quel
discorso poteva suggerire nei conflitti sociali di crescita di un Paese di
provincia come l'Italia. Rieditare a fine secolo le opere di Franco Basaglia
mostra, a me pare, lo stesso segno: non memoria ma parola offerta
soprattutto ai piu' giovani, per sperimentare e sperimentarsi; non
celebrazione ma sfida nei confronti del frastuono di troppi esperti (quali
ci troviamo ad essere spesso nostro malgrado).
Accettiamo almeno di partire da una constatazione: disponiamo di moltissime
"ricette" supportate da bibliografie internazionali e da esperimenti
riusciti, eppure siamo senza risposte di fronte alla sofferenza suscitata da
una violenza che appare sempre piu' "gratuita" ai nostri occhi ciechi ed ai
nostri orecchi incerati.
Eppure, se guardiamo all'esperienza di Franca, il punto di partenza dovrebbe
esser proprio una riflessione comune, meglio collettiva (parola oggi in
disuso) sulla mancanza di risposte, cioe' a partire dalle voci che non
abbiamo ascoltate, quelle piu' fastidiose, quelle meno comprensibili.
Cercare il senso dove apparentemente il senso si nega alla nostra
comprensione, al nostro senso estetico, ai nostri parametri di giustizia e
di normalita'. E, dunque, si tratta sempre di abbandonare le certezze:
significa, ieri come oggi, sospendere e mettere a distanza il potere del
proprio sapere; non certo negare cio' che si sa o si crede di poter sapere a
vantaggio anche di altri.
Il percorso di metodo, e di maestria, e', sostanzialmente, decostruttivo ed
anti-ideologico. In questo la lezione di Franca Ongaro Basaglia vale
moltissimo anche per le politiche delle donne. Nel 1978, alla voce "Donna"
dell'Enciclopedia Einaudi ha scritto "la donna non e' stata corrotta
dall'ideologia": era un fatto (le pratiche corporee femminili contro il
discorso maschile disincarnato); era un auspicio (appropriandosi della
parola in pubblico avremmo potuto sovvertire l'ordine meramente retorico del
discorso sui diritti universali); era un suo errore (avevamo gia' appreso a
mascherare l'arrivo di poche nei luoghi delle decisioni come "pari
opportunita'" per tutte!). Ma si tratto' anche di una sfida che Franca ci
lanciava e che allora non siamo state capaci di raccogliere. Essere contro
per stare con, scomporre per potersi parlare, scompaginare per ridefinire
una relazione: queste indicazioni non implicavano ne' la complementarita'
che avevamo abbandonato, ne' la ricomposizione "dialettica" nel migliore dei
mondi possibili.
Semplicemente, Franca indicava la strada di una pratica in cui la relazione
donna-uomo, come ogni relazione, si mantiene nella duplicita'
dell'esperienza, ma in cui si evita di uccidersi con le reciproche
negazioni. Oggi si direbbe che e' la strada del riconoscimento tra
differenze, che non smettono di imparare a parlarsi pur senza rinunciare
alla propria diversita'.

8. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: TRA PASSATO E FUTURO
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento. Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori
di questo notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da
sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

Noi che cominciamo ad avere un bel po' di primavere, e di autunni, sulle
spalle, dobbiamo anche misurarci con il senso del tempo che passa; cruciale
da afferrare sia nella sfera individuale che in quella collettiva, perche'
il mondo e le nostre vite scorrono nel tempo, nel cambiamento. E per
afferrarlo bisognerebbe provare a dirsi un po' di verita' sui sentimenti che
ci suscita.
Sentimenti per il passato (sapendo che il passato e' passato e non si
rifa'), quando era "facile" fare certe scelte, per quanto controcorrente (in
verita', gia' allora i tempi chiedevano scelte di campo che non erano
gratuite): non volevamo morire democristiani e temevamo colpi di stato,
invece ci siamo ritrovati a essere complici dei bombardamenti (la prima
guerra del Golfo nel 1991 "Desert storm", la guerra nella ex-Jugoslavia, la
guerra contro l'Afghanistan, fino alla drammatica situazione attuale
dell'Iraq) e di una guerra preventiva continua (l'insieme degli interventi
preannunziati per i prossimi venti-trent'anni nella guerra alle "forze del
male" e agli "stati canaglia")... chi l'avrebbe detto?
Sentimenti per il presente, dove fatichiamo a riconoscere quanto si siano
affermati dei modelli autoritari, e ne siamo talmente imbevuti a tutte le
ore del giorno, in tutte le nostre funzioni quotidiane, da non vederli piu'.
Dilaga una sorta di "realismo" che non significa null'altro che accettazione
dell'esistente, attenersi all'apparente oggettivita' dei fatti e delle
priorita' politiche, che impongono decisioni dichiarate obbligate, dettate
da ragioni pretese autoevidenti.
Si veda la guerra (piu' o meno "umanitaria") o la flessibilita' del lavoro,
presentate come le sole scelte possibili e ragionevoli, mentre tutte le
altre sarebbero viziate di astratto idealismo, di radicalismo etico, di un
rifiuto dell'esistente.
Le sinistre, in tutto questo, non sono certo state immuni da colpe; non a
caso, nella loro parte maggioritaria, hanno deciso di rompere con la loro
stessa base sociale: sulle politiche economiche e persino sulla guerra. Mai
come oggi l'opposizione politica esprime una classe dirigente di cosi' basso
profilo; sembrano tanti Buster Keaton che tentano di mettere in piedi una
casa acquistata per posta, quando un rivale ha scambiato i numeri delle
scatole di montaggio. Peggio ancora, ricordano lo Charlot capitato a guidare
un corteo di protesta sventolando casualmente una bandiera rossa.
Per questo, "normalmente" subiamo Berlusconi e la peggiore destra europea,
tenuta insieme nelle sue tre componenti: postcostituzionale (Forza Italia),
extracostituzionale (An) e anticostituzionale (Lega), solo dal progetto di
sfasciare il patto fondamentale repubblicano.
Conclusione, il nostro paese sta attraversando una crisi profonda negli
equilibri sociali, un panorama segnato da un lato dal declino industriale
(dalla Fiat  alle acciaierie ternane, ai crack delle grandi famiglie
capitalistiche), dall'altro dalla messa in causa della Costituzione del 1948
che dichiarava che la Repubblica era fondata sul lavoro e non sull'impresa o
sulla finanza.
Sentimenti per il futuro: non e' facile tenersi in equilibrio, tentare di
sfuggire da un lato al cinismo di chi guarda con occhio disincantato alle
tragedie di questi tempi, dall'altro alla disperazione che puo' nascere in
chi osserva impotente queste ingiustizie.
Come reagiamo, per esempio, di fronte al fatto che ogni anno 15 milioni di
bambini muoiono di malattie da noi facilmente curabili come la diarrea, il
morbillo, la malaria e altre malattie respiratorie? Perche' la morte di un
bambino o l'infrangersi di una speranza (cosi' a lungo coltivata che finisce
nel niente), o una profonda delusione, o un'offesa a qualcuno, anche una
piccola offesa a qualcuno, ci appare cosi' intollerabile? Forse non puo'
bastare neanche la solidarieta' internazionale, certamente non da sola. Ma
e' uno dei pochi strumenti di cui disponiamo contro le pratiche inumane e le
ingiustizie che deturpano la storia dell'umanita'.
Bisogna ripartire dalle nostre storture con la disponibilita' a farci
sorprendere da nuove esperienze altrui, la rassicurazione che la vita
continua, la possibilita' di ricordare piu' vivamente, attraverso la visione
di altre vite, il tempo che e' stato della nostra vita, il poter correggere
la paura, molto politica, del futuro, con la speranza di cio' che ancora non
e' o incomincia appena ad essere. E' in questo piacere che si radica anche
la passione politica per il futuro.
E soprattutto continuare a fare quello che sempre abbiamo fatto: sporcarci
le mani dentro questa storia che e' veramente sporca. Con la forza di
sopportare gli insuccessi e di tenere comunque alta la testa. Perche' tutto
questo ha a che vedere con la propria immagine allo specchio, quella che si
incontra ogni mattina.

9. LETTURE. ALDO CAPITINI: LE RAGIONI DELLA NONVIOLENZA
Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza. Antologia degli scritti,
Edizioni Ets, Pisa 2004, pp. 196, euro 16. A cura di Mario Martini, uno dei
piu' autorevoli studiosi ed amici della nonviolenza, che vi premette una sua
densa introduzione, una raccolta di scritti capitiniani utilissima per un
accostamento alla figura, all'opera e al pensiero dell'apostolo della
nonviolenza in Italia.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 842 del 16 febbraio 2005

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