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La nonviolenza e' in cammino. 848



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 848 del 22 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Lidia Menapace: Giuliana e il popolo della pace
2. Lilli Gruber: Per Giuliana
3. Adriana Zarri: Per Giuliana
4. Enzo Mazzi: Non sei sola, Giuliana
5. Mao Valpiana: Il 24 febbraio in corte d'appello a Venezia
6. Per una bibliografia sulla Shoah (parte ventisettesima)
7. Mohandas Gandhi: Satyagraha, non "resistenza passiva"
8. Letture: Franco Barbero, Olio per la lampada
9. Letture: Philippe Breton, Elogio della parola
10. Letture: Alphonse e Rachel Goettmann, Le malattie dell'anima
11. Letture: Thierry Pech, Marc-Olivier Padis, Le multinazionali del cuore
12. La "Carta" del Movimento Nonviolento
13. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LIDIA MENAPACE: GIULIANA E IL POPOLO DELLA PACE
[Ringraziamo Lidia Menapace (per contatti: lidiamenapace at aliceposta.it) per
averci messo a disposizione questo articolo inviato al quotidiano
"Liberazione".
Lidia Menapace e' nata a Novara nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi
impegnata nel movimento cattolico, pubblica amministratrice, docente
universitaria, fondatrice del "Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e
significative della cultura delle donne, dei movimenti della societa'
civile, della nonviolenza in cammino. La maggior parte degli scritti e degli
interventi di Lidia Menapace e' dispersa in quotidiani e riviste, atti di
convegni, volumi di autori vari; tra i suoi libri cfr. Il futurismo.
Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; L'ermetismo. Ideologia e
linguaggio, Celuc, Milano 1968; (a cura di), Per un movimento politico di
liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La Democrazia Cristiana,
Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della differenza sessuale, Felina,
Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con Chiara Ingrao), Ne' indifesa
ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma 1988; Il papa chiede perdono: le
donne glielo accorderanno?, Il dito e la luna, Milano 2000; Resiste', Il
dito e la luna, Milano 2001; (con Fausto Bertinotti e Marco Revelli),
Nonviolenza, Fazi, Roma 2004.
Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma 1995, 1999;
Kahina contro i califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei taleban,
Manifestolibri, Roma 2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma 2004); e'
stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

Dunque benissimo, una manifestazione molto molto grande, assolutamente
composta, senza una sbavatura, di straordinaria pazienza e ardore, una
manifestazione calda con correnti di affetto, speranza, attaccamento alla
vita, rispetto per la politica, decisione di riprendersela, insomma abbiamo
spesso in questi anni usato termini iperbolici, ma per la giornata di
Giuliana non sarebbero  davvero sprecati.
La Rai che non ha permesso nessuna diretta, ha commesso un grave atto di
censura preventiva. Il centrodestra che non si e' fatto vedere pure: aveva
gia' deciso che sarebbe stata una manifestazione di parte  e non ha nemmeno
voluto vedere se aveva capito: non aveva capito nulla e in ogni modo anche
questa e' censura preventiva, necessariamente alleata di qualsiasi guerra
preventiva, che ha bisogno di celare la verita' dei fatti, prima ancora di
misurarsi nelle interpretazioni.
Tutto bene dunque? benissimo la partecipazione, come dicevo, assolutamente
perfetto il tono, senza possibilita' di equivoci l'intepretazione: chiunque
trattenga Giuliana sappia che non ne puo' trarre giovamento alcuno, anzi
sara' danneggiato se le facesse del male.
Poiche' credo che i rapitori, chiunque siano, siano dei miserabili e possano
percio' capire solo il linguaggio dell'interesse, e' stato bene fargli
arrivare il forte univoco profondo messaggio del popolo italiano, dei
giornali italiani e non solo, degli iracheni presenti nel nostro paese e
delle autorita' e tv e giornali islamici, anche di Simona Torretta che ha
avuto il coraggio civile di parlare dal palco insieme alla sua
accompagnatrice irachena: insomma sappiano da parte di tutti e tutte quelli
che eravamo li' e quanti sono d'accordo con noi che non conviene loro fare
del male a Giuliana, non gli conviene davvero: la sua liberazione e salvezza
e' l'unico modo che hanno per non danneggiare anche se stessi.
Ne' e' possibile scindere la liberazione di Giuliana da atti precisi, da
calendari segnati e pubblici, per la fine dell'occupazione, il rientro delle
truppe e l'inizio di un processo di pace del quale il popolo iracheno sia
protagonista: noi siamo rispettosi delle elezioni persino quando avvengono
in condizioni dubbie: ma il risultato e' senza equivoci: gli sciiti che
chiedevano il voto per cacciare tutti gli occupanti hanno ottenuto la
maggioranza assoluta; si uniscono loro i curdi che vogliono autonomia; e
persino l'astensione lanciata dai sunniti e da altri gruppi significa che vi
e' divisione sui metodi per ottenere la liberazione del suolo iracheno dagli
occupanti, non sulla necessita' di liberarsi. Solo un misero 14% al partito
del capo del governo in carica Allawi, piu' tiepido su questo argomento e
sostenuto dagli Usa.
*
E' stato molto importante che abbia preso la parola anche il presidente dei
giornalisti italiani, per protestare - tra l'altro - contro la proposta di
legge governativa, fermata in commissione alla Camera per iniziativa
soprattutto di Elettra Deiana e di Silvana Pisa, proposta che vorrebbe
mettere sotto codice militare di guerra i giornalisti per le  notizie date
dai teatri di guerra. Insomma un bavaglio preventivo alla stampa fatto di
minacce molto pesanti. Vergogna, e bene che sia stato detto e
applauditissimo.
Nessuna sbavatura, dicevo: tutto bene tra la folla che sfilava e quella
lungo tutto il percorso che con gli occhi commossi, con il ripetuto scandito
grido "Giuliana libera" accompagnava la sfilata, con gli applausi ai
genitori e al compagno di Giuliana, e dalle finestre e dagli edifici e dai
monumenti e dalle sedi raddoppiava i numeri e le passioni,  tutto bene.
Qualche osservazione farei alla presenza della stampa: di una violenza
impressionante: hanno ripetutamente interrotto e fermato il corteo, un
corteo di mezzo milione di persone (e passi!), e tenuto sotto costante
pressione i genitori di Giuliana e Pier che alla fine e' sbottato: "se
registravo un messaggio, mi stancavo meno e so gia' le domande che mi
farete". Non c'e' stato verso. A ogni richiesta di non interrompere il
corteo, rispondevano con alquanta prepotenza:"sto facendo il mio lavoro", e
invece erano ormai catturati dal giornalismo sensazionalistico, quello a cui
Giuliana non si e' mai piegata. E tra loro, ma a voce alta: "adesso faccio
la mamma, adesso faccio il padre, adesso faccio Fassino", e via cosi'.
Poiche' e' evidente che il lavoro dell'informazione ha un grande potere,
sara' il caso che si dia delle regole: ad esempio che concordi con chi
organizza manifestazioni i modi, le forme e i tempi delle interviste, e poi
stia ai lati della manifestazione stessa, per documentare se qualcosa di
notevole avviene fuori da cio' che era stato concordato: nel modo di fare
che invece hanno scelto da soli, un qualsiasi evento che facesse notizia, ma
accaduto non alla testa del corteo, sarebbe sfuggito, alla faccia
dell'informazione completa.
*
Niente altro ? si': anche i politici hanno disturbato  parecchio. Non per
cattiva volonta', ma per acquisita idea del loro ruolo e immagine.
Bertinotti per la verita' e' venuto da solo prima che la sfilata
cominciasse, e la compagna Mascia e' stata presente fino alla fine, sotto il
palco al Circo Massimo. Ma gli altri no: ho visto Fassino e Di Pietro e
Boselli (che gentilmente mi ha anche salutato: "ciao Lidia") andarsene
quando hanno  deciso (e va bene), rompendo il corteo, ma per breve tempo e
con discrezione, ma assolutamente senza dare il minimo spazio, nemmeno una
fessura, alle donne delle loro organizzazioni, peggio degli islamisti,
ormai: che cosa gli sarebbe costato di presentarsi in due? Giuliana e'
conosciuita e ammirata e apprezzata e amata da tutte le donne politiche: a
parte la compagna Mascia ho visto solo Livia Turco applaudire dal
marciapiede, il che le fa onore (era visibilmente molto commossa) ma non fa
onore al suo partito, nessuna donna verde, nessuna dei comunisti italiani:
non possono cedere nemmeno un decimo di secondo di flash ad altre? Via, un
po' di ritegno, un po' di discrezione. Prodi era in testa al corteo (bravo!)
insieme alla moglie: la moglie di Prodi ha personalmente titolo per essere
presente nelle sfilate dove vuole, con le donne bolognesi, con le donne in
nero, con una qualsiasi organizzazione e anche da sola, ma perche' in testa
con il marito? Una donna ha titolo ufficiale solo se e' la donna di
qualcuno? MIsteri della democrazia matura e quasi sfatta.
*
Per il resto davvero tutto benissimo e adesso prepariamoci alla
straordinaria festa con cori balli salti poesie musica capriole cibi e vino
che faremo appena Giuliana torna a casa.

2. TESTIMONIANZE. LILLI GRUBER: PER GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 febbraio 2005. Lilli Gruber,
giornalista televisiva, e' attualmente parlamentare europea; nel 2003,
durante i bombardamenti, era a Baghdad - come Giuliana Sgrena - sotto le
bombe, con il popolo iracheno]

La mia voce si unisce a quella di migliaia di italiani che con la
manifestazione di ieri chiedono la liberazione di Giuliana Sgrena e
ribadiscono il proprio no alla guerra, alla violenza e alle torture che ogni
conflitto porta con se'.
Giuliana e' una donna coraggiosa: lo ha dimostrato ancora una volta nel
drammatico video che ha lasciato tutti senza parole, chiedendo di porre fine
alle sofferenze del popolo iracheno prima ancora di lanciare un appello per
la propria salvezza.
Giuliana non si e' mai omologata alle verita' ufficiali, ma ha sempre fatto
controinformazione a costo di raccontare anche realta' scomode come le
terribili torture nel carcere di Abu Ghraib.
Giuliana e' una giornalista, un'amica, ma prima di tutto e' una donna che
non si e' mai dimenticata delle altre donne, raccontandone i tormenti e le
speranze.
Ora piu' che mai l'eco delle sue parole risuona fortissimo: questo governo
non puo' non ascoltarle.

3. TESTIMONIANZE. ADRIANA ZARRI: PER GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 febbraio 2005. Adriana Zarri, nata a
S. Lazzaro di Savena nel 1919, e' teologa e saggista. Tra le sue opere
segnaliamo almeno: Nostro Signore del deserto, Cittadella, Assisi; Erba
della mia erba, Cittadella, Assisi; Dodici lune, Camunia, Milano; Il figlio
perduto, La Piccola, Celleno]

A Roma, per la manifestazione di sabato, non ho potuto venire (per motivi di
invalidita' fisica). Ma ci sono molti modi di esserci (come anche di non
esserci, se mai qualcuno fosse stato la' per convenienza e disciplina di
partito).
Io dunque - a mio modo - ci saro' e ci saranno anche i miei gatti. Non e'
uno scherzo (non si scherza su fatti tanto drammatici). E' infine noto come
i gatti avvertono se una persona ha dei problemi e si trova in difficolta'.
Cosi', quando io mi fermero', nell'ora stessa del corteo, per unirmi
idealmente alle persone che marceranno per Giuliana, i miei due mici
capiranno che c'e' un dramma in corso e mi salteranno sulle ginocchia. E
sara' il loro modo per partecipare: otto zampe insieme a milioni di piedi.

4. TESTIMONIANZE. ENZO MAZZI: NON SEI SOLA, GIULIANA
[Ringraziamo Enzo Mazzi" (per contatti: emazzi at videosoft.it) per questo
intervento. Enzo Mazzi, animatore dell'esperienza della comunita'
dell'Isolotto a Firenze, e' una delle figure piu' vive dell'esperienza delle
comunita' cristiane di base, e della riflessione e delle prassi di pace,
solidarieta', liberazione, nonviolenza. Tra le opere di Enzo Mazzi e della
Comunita' dell'Isolotto segnaliamo almeno: Isolotto 1954/1969, Laterza, Bari
1969; Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri, Roma 2002]

Non sei sola, Giuliana.
Potrebbe sembrare una ovvieta' puramente consolatoria.
Perche' e' vero che sei avvolta da una nebbia fittissima.
Ti hanno rapita, chiunque siano i sequestratori,
proprio per avvolgerti nella notte,
per separarti dalle relazioni e isolarti,
strapparti l'anima piu' ancora che il corpo.
E' il patto secolare del dominio con la solitudine.
"Dio mio perche' mi hai abbandonato"
e' il grido che i gestori del dominio
vogliono sentir ripetere
dalla bocca ansimante di tutti i crocifissi.
Ieri come oggi.
Non c'e' mai pace per "l'uno" finche' non ha annullato
la molteplicita' delle relazioni.
E tu sei una testimone forte di tale molteplicita'.
Vivi per far vivere le relazioni,
per aiutare i senza voce a uscire dalla solitudine
di un mutismo disperante.
E per far penetrare il grido del sangue di Abele
nella sordita' di ogni dio.
Ma il patto del dominio con la solitudine disperante e' illusione.
E il grido dell'abbandono radicale
e' meno potente del grido della relazione vitale
la quale e' piu' forte perfino della morte.
No, non sei sola. E lo sai.
Le tue notti insonni sono come cullate
dalle notti insonni dei tuoi cari,
delle compagne e compagni del "manifesto".
Nel buio profondo hai consapevolezza delle manifestazioni,
della esposizione dei media, delle trattative.
Ma non e' solo questo.
Le tue relazioni si nutrono di una comunicazione
piu' ampia e penetrante e profonda
dei normali strumenti sensoriali.
Senno' come potrebbero tanti
che magari non ti avevano finora avvicinata
che non ti avevano nemmeno mai letto
trovare tanta consonanza con i tuoi scritti
riproposti in questi giorni dal "manifesto"?
E la consonanza con te a prima vista,
delle donne somale, palestinesi dei campi profughi,
afghane, irachene, di Mithal torturata
nel carcere americano di Abu Ghraib?
Consonanza profonda
che rende "unici" i tuoi reportage.
La capacita' di comunicare oltre i confini del detto
e' l'arma segreta di tutti i sequestrati.
E' la tua arma segreta
in questo sequestro cosi' violento e oscuro.
E' l'arma segreta pero' anche di tutti noi
sequestrati da un dominio globale,
militare finanziario mediatico perfino spirituale e religioso,
che vorrebbe ridurci
a bocche aperte infantili avide solo di latte,
a individui isolati incapaci di stabilire reti di relazioni autonome,
a solitudini in se' nemiche e confliggenti,
dipendenti da una comunicazione mediata interamente dal centro.
Non sei sola. S'illudono di separarci e di dividerci.
Come i pipistrelli che volano nella notte,
sappiamo trovare anche in questa nebbia
i canali della comunicazione e della solidarieta'.

5. TESTIMONIANZE. MAO VALPIANA: IL 24 FEBBRAIO IN CORTE D'APPELLO A VENEZIA
[Da Mao Valpiana (per contatti: mao at nonviolenti.org) riceviamo e
diffondiamo. Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle della
nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come
assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel
Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come
metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di
coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa
della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione
Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al
servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla
campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione
della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario
nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione
diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per
"blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio
direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio
della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione
di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato
di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per
la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; un suo profilo autobiografico,
scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n.
435 del 4 dicembre 2002 di questo notiziario]

Cari amici,
vi confermiamo che giovedi' 24 febbraio 2005 si terra' a Venezia il processo
d'appello per il blocco nonviolento del "treno della morte" (che portava
armi in Iraq per la  guerra del Golfo) del febbraio 1991 alla stazione di
Balconi di Pescantina.
In primo grado i 16 imputati sono stati assolti, ma ci fu il ricorso del
Pubblico Ministero.
A 14 anni dal fatto la vicenda e' piu' attuale che mai. Nel frattempo i
reati per cui siamo imputati sono stati depenalizzati e quindi c'e' la
possibilita' che la discussione processuale duri pochi minuti con il "non
luogo a procedere" o il rinvio alla magistratura civile. Comunque insieme al
collegio degli avvocati (Canestrini, Corticelli, Ramadori, Chirco) riteniamo
importante riempire l'aula come occasione per ribadire il nostro no alla
guerra e la legittimita' dell'azione diretta nonviolenta  a tutela del bene
supremo della pace e a difesa della Costituzione che ripudia la guerra.
Invitiamo chi ne ha la possibilita' a venire giovedi' 24 febbraio alle ore
10,30 alla Corte d'Appello di Venezia (vicino a Rialto, vicino al Mercato
del Pesce) per manifestare solidarieta' agli imputati amici della
nonviolenza.
Mao Valpiana
*
Chi desiderasse approfondire la vicenda, puo' consultare il numero di
"Azione nonviolenta" di gennaio-febbraio 1997, nell'archivio del sito
www.nonviolenti.org

6. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE VENTISETTESIMA)

JONATHAN ROSE
Storico, docente universitario. Opere di Jonathan Rose: (a cura di), Il
libro nella Shoah. Distruzione e conservazione, Edizioni Sylvestre Bonnard,
Milano 2003.

ROMANI ROSE
Nato nel 1946 a Heidelberg, dal 1982 e' il presidente del Zentralrat
Deutscher inti und Roma; dal 1991 fa parte dell'amministrazione del Centro
di documentazione e di cultura dei sinti e dei rom tedeschi; e' membro
direttivo del Movimento internazionale contro la discriminazione e il
razzismo.

FRANZ ROSENZWEIG
Filosofo illustre, nato a Kassel nel 1886, muore nel 1929 a Francoforte; con
Martin Buber ha realizzato la traduzione tedesca della bibbia ebraica. Opere
di Franz Rosenzweig: Hegel e lo stato (1920), Il Mulino, Bologna 1976; La
stella della redenzione (1921), Marietti, Casale Monferrato 1981 (il suo
capolavoro, come e' noto); Il nuovo pensiero (1925), Arsenale, Venezia 1983.
Opere su Franz Rosenzweig: segnaliamo almeno i saggi di Scholem, Levinas,
Cacciari; un'agile sintesi introduttiva (con una perspicua bibliografia) e'
quella di Giovanni Fornero nella Storia della filosofia fondata da Nicola
Abbagnano, IV volume, secondo tomo, Utet, Torino 1994, poi vol. IX, Tea,
Milano 1996 (ivi alle pp. 3-19).

FRANCESCO ROSI
Regista cinematografico italiano di forte impegno civile. Opere di Francesco
Rosi: fondamentali i suoi film d'inchiesta e particolarmente Salvatore
Giuliano (1961), Le mani sulla citta' (1963), Il caso Mattei (1972);
notevoli anche Uomini contro (1970, tratto da Un anno sull'Altipiano di
Emilio Lussu); Cristo si e' fermato a Eboli (1979, dal libro omonimo di
Carlo Levi); La tregua (1997, dal libro omonimo di Primo Levi). Opere su
Francesco Rosi: Sandro Zambetti, Francesco Rosi, Il castoro cinema, Milano.

ROSSANA ROSSANDA
Rossana Rossanda e' nata a Pola nel 1924, allieva del filosofo Antonio
Banfi, antifascista, dirigente del Pci (fino alla radiazione nel 1969 per
aver dato vita alla rivista "Il Manifesto" su posizioni di sinistra), in
rapporto con le figure piu' vive della cultura contemporanea, fondatrice del
"Manifesto" (rivista prima, poi quotidiano) su cui tuttora scrive. Impegnata
da sempre nei movimenti, interviene costantemente sugli eventi di piu'
drammatica attualita' e sui temi politici, culturali, morali piu' urgenti.
Opere di Rossana Rossanda: Le altre, Bompiani, Milano 1979; Un viaggio
inutile, o della politica come educazione sentimentale, Bompiani, Milano
1981; Anche per me. Donna, persona, memoria, dal 1973 al 1986, Feltrinelli,
Milano 1987; con Pietro Ingrao et alii, Appuntamenti di fine secolo,
Manifestolibri, Roma 1995; con Filippo Gentiloni, La vita breve. Morte,
resurrezione, immortalita', Pratiche, Parma 1996; Note a margine, Bollati
Boringhieri, Torino 1996. Ma la maggior parte del lavoro intellettuale,
della testimonianza storica e morale, e della riflessione e proposta
culturale e politica di Rossana Rossanda e' tuttora dispersa in articoli,
saggi e interventi pubblicati in giornali e riviste.

AMELIA ROSSELLI (AMELIA PINCHERLE MORAVIA)
Madre dei fratelli Rosselli, scrittrice e drammaturga di straordinario
impegno civile. "Amelia Pincherle Moravia (1870-1954), di famiglia
ebraico-veneziana, sposo' il musicista Giuseppe (Joe) Rosselli e ne ebbe tre
figli: Aldo, Carlo e Nello. Nei primi decenni del Novecento ebbe rinomanza
come autrice di drammi e commedie, e come scrittrice di racconti per
l'infanzia. Dopo l'assassinio di Carlo e Nello visse in esilio, prima in
Svizzera e in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, rientrando in Italia nel
1946. Mori' a Firenze nel 1954. Amelia Rosselli e' oggi ricordata
fondamentalmente come madre dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, gli
intellettuali antifascisti trucidati in Francia nel giugno 1937 da sicari
fascisti; ma fu una personalita' di rilievo nella cultura italiana del primo
Novecento: apprezzata scrittrice di teatro e per l'infanzia, impegnata anche
sul versante della politica e dell'associazionismo femminile. La
pubblicazione di queste memorie inedite, cui la Rosselli lavoro' a piu'
riprese negli anni Trenta e Quaranta per poi infine lasciarle in sospeso,
rende in parte giustizia a questa ammirevole figura di donna. Le memorie
constano di tre capitoli. Il primo e' il racconto spiritoso e vivace
dell'infanzia dell'autrice in seno a una famiglia della borghesia ebraica
veneziana; il secondo e' dedicato alla vita trascorsa a Firenze dopo la
separazione dal marito, con l'attivita' letteraria, il rapporto con i figli,
l'impegno patriottico durante la guerra (e il dramma della morte del figlio
maggiore al fronte); il terzo, che s'arresta al 1927, racconta del sempre
maggiore impegno in politica di Carlo, che di li' a poco condurra' i due
fratelli al confino, e Carlo all'esilio definitivo. Questo volume non offre
dunque soltanto la testimonianza della "mamma dei fratelli Rosselli", ma
anche il ritratto penetrante di un ambiente sociale e di una famiglia fuori
dal comune, il "romanzo di formazione" di una donna singolare, intelligente
e forte, che a buon diritto puo' collocarsi nel pantheon dell'Italia
civile." (dalla scheda editoriale di Amelia Rosselli, Memorie, a cura di
Marina Calloni, Il Mulino, Bologna 2001). Dal bel sito internet dell'Unione
femminile nazionale (per contatti: info at unionefemminile.it) riportiamo per
estratti la seguente scheda: "Amelia Pincherle Moravia (nata a Venezia il 6
gennaio 1870, deceduta a Firenze il 26 dicembre 1954) fu tra le prime donne
a scrivere per il teatro in Italia. Nei primi decenni del Novecento Amelia
ebbe grande rinomanza come autrice di drammi e di commedie, scritte anche in
dialetto veneziano. Fu inoltre nota come giornalista, scrittrice di racconti
e di libri per l'infanzia, oltre che come direttrice di collana, attivista
politica e interessata alla questione femminile. Amelia era nata da una
famiglia ebraica della buona borghesia veneziana, che aveva partecipato alla
difesa della Serenissima durante la Repubblica di Manin e ai moti
risorgimentali. Dopo essersi trasferita a Roma, Amelia sposa il musicista
Giuseppe (Joe) Rosselli, con cui trascorre alcuni anni a Vienna. La famiglia
del marito, i Rosselli-Nathan, di tradizione repubblicana e liberale, aveva
sostenuto Mazzini durante gli anni dell'esilio londinese, tant'e' che
Mazzini morira' a casa loro a Pisa sotto il nome di Mr. Brown. Amelia ebbe
da Joe tre figli: Aldo, Carlo e Nello. Tuttavia si separa' dal marito nel
1903, trasferendosi coi figli da Roma a Firenze. I figli di Amelia crebbero
in un ambiente culturalmente stimolante, politicamente attivo e socialmente
impegnato. Aldo, studente di medicina, parti' volontario per la prima guerra
mondiale, morendo nel 1916 sul fronte carnico. Carlo, professore di
economia, lascio' l'insegnamento per la lotta politica. Inviato al confino,
riusci' a fuggire, riparando a Parigi, dove fondo' il movimento di
'Giustizia e Liberta''. Nello, storico del Risorgimento, dopo aver subito il
confino, decidera' di restare a vivere in Italia, continuando - attraverso i
suoi studi - la sua opposizione al regime fascista. Carlo e Nello vennero
uccisi in Francia nel 1937, per mano di sicari assoldati dai fascisti. Dopo
l'assassinio di Carlo e Nello, Amelia scelse volontariamente l'esilio
assieme alle due nuore e ai sette nipoti. Visse prima in Svizzera e in
Inghilterra, per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Rientro' in Italia nel
1946, morendo a Firenze nel 1954. Opere di Amelia Rosselli: oltre ad
articoli apparsi su 'Il Marzocco' dal 1904 al 1914, fra le opere di Amelia
Rosselli si ricordano i suoi drammi teatrali: Anima, Lattes, Torino 1901;
Illusione, Roux & Viarengo, Torino-Roma 1906; Emma Liona (Lady Hamilton),
Bemporad, Firenze 1924. Degne di menzione sono anche le sue commedie in
dialetto veneziano: El refolo, Treves, Milano 1910; El socio del papa',
Treves, Milano 1912; San Marco, Treves, Milano 1914. Fra i suoi racconti si
vedano: Felicita' perduta, Belforte, Livorno 1901; Gente oscura, Roux &
Viarengo, Torino-Roma 1903; Fratelli minori, Bemporad, Firenze 1921. Si
considerino anche i libri per l'infanzia: Topinino. Storia di un bambino,
Casa Editrice Nazionale, Torino 1905; Topinino garzone di bottega, Bemporad,
Firenze 1910. Per gli epistolari: Carlo, Nello e Amelia Rosselli,
Epistolario familiare (1914-1937), a cura di Z. Ciufoletti, II ed.,
Mondadori, Milano 1997; M. Calloni e L. Cedroni (a cura di), Politica e
affetti familiari. Lettere dei Rosselli ai Ferrero (1917-1943), Feltrinelli,
Milano 1997; Carlo Rosselli, Dall'esilio. Lettere alla moglie 1929-1937, a
cura di C. Casucci, Passigli, Firenze 1997. Non da ultimo si veda la sua
(auto)biografia: Amelia Rosselli, Memorie, a cura di M. Calloni, il Mulino,
Bologna 2001" (Marina Calloni). Opere su Amelia Rosselli: Cfr. Giuseppe
Fiori, Casa Rosselli, Einaudi, Torino 1999.

AMELIA ROSSELLI
Intensa poetessa di straordinaria originalita' (Parigi 1930 - Roma 1996),
figlia dell'eroe antifascista Carlo Rosselli. Opere di Amelia Rosselli:
Variazioni belliche, Garzanti, Milano 1964; Serie ospedaliera, Mondadori,
Milano 1969; Documento, Garzanti, Milano 1976; Primi scritti 1952-63,
Guanda, Parma 1980; Impromptu, San Marco dei Giustiniani, 1981; Appunti
sparsi e persi, Aelia Lelia, 1983, 1996; La libellula, SE, Milano 1985;
Diario ottuso, 1996; la sua opera poetica e' ora raccolta ne Le poesie,
1997.

7. RIFLESSIONE. MOHANDAS GANDHI: SATYAGRAHA, NON "RESISTENZA PASSIVA"
[Da "Quaderni Satyagraha" n. 1, aprile 2002, pp. 26-29. La traduzione
dall'inglese e' di Rocco Altieri. Mohandas Gandhi e' stato della nonviolenza
il piu' grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e
il fondatore della nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale
e principio d'organizzazione sociale e politica, come progetto di
liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi
legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader
della lotta contro la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le
tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei
leader del Partito del Congresso che si batteva per la liberazione dal
colonialismo britannico. Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando
sempre piu' la teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di
organizzazione economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu
assassinato il 30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la
grandezza di quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va
mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed
alcuni aspetti discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua
riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un
organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione,
oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre
essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef. Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita': la nota
e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio:
Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente
Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita'. Altri volumi ancora
sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della
drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati
pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?,
in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in
proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile,
nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le
biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente
accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra gli studi cfr. Johan Galtung,
Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente
detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il
Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il
Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il
Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e'
quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia
cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente
utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L.
Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti
Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci,
Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di
Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem. Per abbonarsi ai "Quaderni
Satyagraha" (per contatti: tel. 050542573, e-mail:
roccoaltieri at interfree.it, sito: pdpace.interfree.it): abbonamento annuale
30 euro da versare sul ccp 19254531, intestato a Centro Gandhi, via S.
Cecilia 30, 56127 Pisa, specificando nella causale "Abbonamento Satyagraha"]

La forza indicata col termine di "resistenza passiva" e tradotta in hindi
come nishkriya pratirodha non e' appropriatamente resa ne' dall'originale
espressione inglese ne' dalla traduzione hindi. Un termine piu' pregnante
per connotarla e' "satyagraha".
Il satyagraha e' nato in Sud Africa nel 1908. Non esisteva un termine in
lingua hindi per indicare la forza che i nostri compatrioti in Sud Africa
esercitavano nel mettere in atto le loro rimostranze. C'era una espressione
equivalente in inglese, cioe' "passive resistance", e noi usavamo questa.
Comunque, il bisogno di una nuova parola per rendere questa forza
straordinaria veniva sentito in maniera crescente, e fu deciso di assegnare
un premio a chi avesse pensato un termine appropriato. Un uomo di lingua
Gujarati ci propose la parola "satyagraha", che fu giudicata la migliore.
La "resistenza passiva" riprendeva l'idea del movimento delle suffragette in
Inghilterra. L'incendio di edifici da parte di queste donne fu chiamato
"passive resistance" e cosi' anche il loro digiunare in prigione. Tutti
questi atti potrebbero essere compresi molto bene nella "resistenza
passiva", ma non sono satyagraha. Si dice della "resistenza passiva" che
essa e' l'arma del debole, ma la forza, di cui si parla in questo articolo,
puo' essere usata solo dal forte. Questa forza non e' resistenza "passiva";
in verita' richiede una intensa attivita'.
Il movimento in Sud Africa non fu passivo, ma attivo. Gli indiani del Sud
Africa credevano che la Verita' fosse il loro obiettivo, che la Verita'
trionfa sempre, e con tale determinazione nello scopo si aggrapparono alla
Verita' incessantemente. Sopportarono tutta la sofferenza che questa tenacia
comportava. Con la convinzione che alla Verita' non si puo' rinunciare,
anche a costo della morte, persero la paura di morire. In nome della Verita'
la prigione appariva loro un palazzo e le sue grate la porta verso la
liberta'.
*
Che cosa e' il satyagraha?
Satyagraha non e' la forza fisica. Un satyagrahi (2) non fa soffrire
l'avversario; ne' cerca la sua distruzione. Un satyagrahi non ricorre mai
alle armi da fuoco. Nella pratica del satyagraha non c'e' alcuna volonta'
malvagia.
Satyagraha e' pura forza dell'anima. La Verita' e' l'autentica sostanza
dell'anima. Percio' questa forza viene chiamata satyagraha. L'anima e'
guidata dalla conoscenza. Dentro vi brucia la fiamma dell'amore. Se qualcuno
ci procura sofferenza a causa dell'ignoranza, noi lo vinceremo attraverso
l'amore. "La nonviolenza e' il dharma supremo" (Ahimsa paramo Dharma), e' la
prova di questo potere di amare. Nonviolenza e' lo stato dormiente. Nello
stato di attivo e' amore. Governato dall'amore, il mondo va avanti. In
inglese vi e' un detto: "Might is Right" (3). Poi c'e' la teoria della
sopravvivenza del piu' adatto. Entrambe queste idee sono in contraddizione
con il principio suesposto. Nessuna delle due e' completamente vera. Se il
male fosse il principale motivo-forza, il mondo sarebbe stato distrutto da
lungo tempo; e ne' avrei avuto l'opportunita' di scrivere questo articolo,
ne' le speranze di chi lo legge sarebbero state esaudite. Noi siamo vivi
solo a causa dell'amore. Noi tutti siamo per noi stessi la prova di questo.
Delusi dalla moderna civilta' occidentale, noi abbiamo dimenticato la nostra
antica civilta' e adoriamo la potenza delle armi.
*
L'adorazione della potenza militare
Noi dimentichiamo il principio della nonviolenza, che e' l'essenza di tutte
le religioni. La fede nelle armi e' il contrario della religione. E' a causa
della preponderanza di tale fede se in Europa sta infuriando una guerra
sanguinosa.
Anche in India troviamo l'adorazione delle armi. La vediamo persino nella
grande opera di Tulsidas (4). Ma traspare in tutti i libri che la forza
dell'anima e' la forza suprema.
*
Rama e Ravana
Rama rappresenta l'anima, Ravana la non-anima. L'immensa potenza fisica di
Ravana e' niente comparata alla forza dell'anima di Rama. Le dieci teste di
Ravana sono come di paglia per Rama. Rama e' uno yogi che ha sconfitto
l'egoismo e l'orgoglio. Egli e' "imperturbabile sia nell'abbondanza che
nell'avversita'", non sente "attaccamento, ne' bramosia, ne' l'ebbrezza per
il proprio status". Cio' rappresenta lo stadio finale del satyagraha. La
bandiera del satyagraha puo' sventolare di nuovo nel cielo dell'India ed e'
nostro dovere innalzarla. Se noi facciamo ricorso al satyagraha, possiamo
conquistare i nostri conquistatori, gli inglesi, facendoli inchinare davanti
alla nostra tremenda forza d'animo, e questo fatto sara' di beneficio per il
mondo intero.
Certo l'India non puo' rivaleggiare con la Gran Bretagna o con l'Europa per
la forza della armi. I britannici adorano il dio della guerra e tutti
possono diventare, come diventano, portatori di armi. Le centinaia di
milioni in India non potranno mai portare armi. Hanno fatto propria la
religione della nonviolenza. E' impossibile per il sistema varnashrama (5)
sparire dall'India.
*
La via del varnashrama
La via del varnashrama e' una necessaria legge di natura. L'India, facendone
un uso giudizioso, ne ricava molti benefici. Anche i musulmani e gli inglesi
in India osservano questo sistema in una certa misura. Anche fuori
dall'India le persone lo seguono senza esserne consapevoli. Fintanto che
l'istituto del varnashrama sara' in vigore in India, non tutti potranno
portare armi. In India il piu' alto posto e' assegnato al brahmana dharma -
che e' la forza dell'anima. Persino i guerrieri armati obbediscono al
Brahmin. Fintanto che questo costume prevale, risulta vano per noi aspirare
ad eguagliare l'Occidente nella forza delle armi.
*
Panacea per tutti i mali
E' la nostra Kamadhenu (6). Porta bene sia al satyagrahi che al suo
avversario. E' sempre vincente. Per esempio Harishchandra (7) era un
satyagrahi, Prahlad (8) era un satyagrahi, Mirabai (9) era una satyagrahi.
Daniele, Socrate, e quegli arabi che si sono lanciati sotto il fuoco
dell'artiglieria francese erano tutti satyagrahi. Noi vediamo da questi
esempi che un satyagrahi non teme per il proprio corpo, non abbandona cio'
che egli pensa sia la Verita'; la parola "sconfitta" non e' compresa nel suo
vocabolario, non desidera la distruzione dell'antagonista, non manifesta ira
contro di lui, ma solo compassione.
Un satyagrahi non aspetta gli altri, ma lancia se stesso nella lotta,
facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze. Ha fiducia che
quando il tempo verra', gli altri faranno altrettanto. La pratica e' il suo
precetto. Come l'aria, il satyagraha e' onnipervasivo. E' contagioso, cio'
significa che tutte le persone - grandi e piccoli, uomini e donne - possono
diventare satyagrahi. Nessuno e' escluso dall'esercito dei satyagrahi. Un
satyagrahi non puo' perpetrare la tirannide su alcuno, non e' soggiogabile
attraverso l'uso della forza fisica, non percuote alcuno. Come chiunque puo'
ricorrere al satyagraha, cosi' esso trova applicazione quasi in ogni
situazione.
*
Prova storica
La gente chiede una prova storica a sostegno del satyagraha. La storia e' in
gran parte una documentazione di attivita' belliche. Le attivita' naturali
vi trovano ben poco spazio. Solo attivita' non comuni ci colpiscono con
stupore. Il satyagraha e' stato usato sempre e in tutte le situazioni. Padre
e figlio, marito e moglie ricorrono permanentemente al satyagraha, l'uno nei
confronti dell'altro. Quando un padre si arrabbia e punisce il figlio, il
figlio non si difende con un'arma, vince l'ira del padre sottomettendosi a
lui. Il figlio rifiuta di essere sottomesso a una norma ingiusta di suo
padre, ma sopporta la punizione in cui puo' incorrere disobbedendo al padre
ingiusto. Allo stesso modo, noi possiamo liberarci da una legge ingiusta del
governo sfidando la legge ingiusta e accettando la punizione che ne
conseguira'. Noi non dobbiamo covare rancore verso il governo. Quando noi
tranquillizzeremo le loro paure, non desidereremo realizzare assalti armati
contro gli amministratori, ne' privarli del potere, ma solo eliminare la
loro ingiustizia, subito si conformeranno alla nostra volonta'.
Ci si chiede perche' noi dovremmo chiamare ingiusta una norma. Dicendo cio',
noi stessi assumiamo la funzione del giudice. E' vero che in questo mondo
noi dobbiamo sempre agire come giudici per noi stessi. Ecco perche' il
satyagrahi non colpisce il suo avversario con le armi. Se egli ha la verita'
dalla sua parte, vincera'; se il suo pensiero e' sbagliato, soffrira' le
conseguenze del suo errore.
Che cosa ne viene di buono, alcuni chiedono, da una sola persona che si
oppone all'ingiustizia, allorche' sara' punito e distrutto, languira' in
prigione o incontrera' una fine prematura mediante impiccagione. L'obiezione
non e' valida. La storia mostra che tutte le riforme sono iniziate con una
persona. E' difficile che vengano frutti senza tapasya (10). La sofferenza
che deve essere sopportata nel satyagraha e' tapasya nella sua forma piu'
pura. Solo quando la tapasya e' capace di portare frutti noi abbiamo frutti.
Cio' sancisce il fatto che quando c'e' insufficiente tapasya, il frutto
ritarda. La tapasya di Gesu' Cristo, sebbene fosse senza limiti, non fu
sufficiente per il bisogno dell'Europa. L'Europa ha disapprovato Cristo. A
causa dell'ignoranza, non ha apprezzato il puro stile di vita del Cristo.
Molti Cristi dovranno offrire se stessi in sacrificio sul terribile altare
dell'Europa, e solo allora spuntera' l'alba della comprensione su questo
continente. Ma Gesu' sara' sempre il primo tra questi. Egli e' stato il
seminatore e a lui va riconosciuto il merito della coltivazione della messe
(11).
*
Note
1. Data probabile dello scritto: il 2 settembre 1917. Gandhi era a Bombay
per partecipare all'incontro di un comitato provinciale per valutare
l'inizio di una campagna di resistenza passiva contro le leggi coercitive
del governo. Traduzione dalla versione in inglese compresa nel vol. XIII di
The Collected Works of Mahatma Gandhi, Publications Division, New
Delhi,1964, pp. 520-526 (tutte le note sono del traduttore).
2. Colui che pratica il satyagraha.
3. La ragione e' del piu' forte.
4. Autore del "Ramacharitamanasa" (la principale opera della letteratura
hindi medievale) e' un santo-poeta della regione settentrionale dell'India
molto reverito e largamente letto. Secondo alcune fonti visse per 136 anni
tra il 1487 ed il 1623 d. C. circa.
5. Il sistema hindu delle caste. Di se' Gandhi scriveva ("Young India", 6
ottobre 1921): "Credo nel varnashrama dharma in un senso, secondo la mia
opinione, strettamente vedico ma non nel suo attuale senso popolare... Tutti
sono nati per servire la creazione di Dio, il brahmin con la sua sapienza,
il kshatriya (guerriero) con la sua capacita' di protezione, il vaisya con
la sua abilita' mercantile, il sudra con il suo lavoro manuale. Cio' non
vuol dire che, per esempio, il brahmin sia esonerato dal lavoro manuale o
dal dovere di proteggere se stesso o gli altri... Il varnashrama e'
autocontrollo e conservazione ed economia di energia... Non sono mai stato
capace di conciliare il mio animo con l'intoccabilita'. L'ho vista sempre
come una escrescenza. E' vero che ci viene dagli antenati, ma allo stesso
modo ci giungono molte altre pratiche malvagie... L'intoccabilita' ripugna
alla ragione ed all'istinto di misericordia, pieta' e amore".
6. E' la mitica mucca che concede qualsiasi cosa noi desideriamo.
7. Personaggio della numerosa mitologia hindu. Considerato uomo di alti
principi. Famoso per dire sempre la verita' e mantenere la parola qualunque
ne fosse il costo.
8. E' un personaggio della tradizione religiosa hindu (piuttosto presente
anche nelle fiabe per i bambini) di cui si narra che, figlio di un principe
dei demoni, la sua devozione a Vishnu lo avrebbe reso indifferente alle cose
terrene ed invulnerabile al fuoco e ad ogni genere di arma e di tortura fin
da bambino.
9. La piu' famosa delle poetesse bhakta dell'India settentrionale.
Generalmente considerata di esempio per la sua devozione, fin da bambina, a
Krishna.
10. E' la sofferenza accettata volontariamente.
11. Lo scritto prosegue con alcune considerazioni sull'educazione dei
contadini analfabeti al satyagraha (pp. 524-525) e sull'uso del satyagraha
(pp. 525-526).

8. LETTURE. FRANCO BARBERO: OLIO PER LA LAMPADA
Franco Barbero, Olio per la lampada, Associazione Viottoli, Pinerolo (To)
2001, pp. 208, s.i.p. Meditazioni e preghiere - nutrite sempre di
straordinaria saggezza, di una cultura vasta e puntuale, e soprattutto di
una tenera misericordia - di una delle figure piu' vive del movimento delle
comunita' cristiane di base, che scrive "da innamorato di Dio e di Gesu'".
Per richieste: tel. 0121322339, o anche 0121500820, e-mail:
info at viottoli.it, sito: www.viottoli.it

9. LETTURE. PHILIPPE BRETON: ELOGIO DELLA PAROLA
Philippe Breton, Elogio della parola. Il potere della parola contro la
parola del potere, Eleuthera, Milano 2004, pp. 176, euro 14,50. Un tema
decisivo, una riflessione necessaria, un libro che vivamente raccomandiamo a
tutte le persone amiche della nonviolenza; l'autore insegna alla Sorbona ed
e' un acuto e prestigioso studioso dei problemi della comunicazione. Per
richieste: e-mail: info at eleuthera.it, sito: www.eleuthera.it

10. LETTURE. ALPHONSE E RACHEL GOETTMANN: LE MALATTIE DELL'ANIMA
Alphonse e Rachel Goettmann, Le malattie dell'anima. Diagnosi e terapia,
Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2004, pp. 240, euro 10. Un bel
libro di spiritualita' nonviolenta: Alphonse Goettmann, sacerdote ortodosso,
e Rachel, sua moglie, guidano il centro di spiritualita' Bethanie a Garze,
in Francia (per contatti: www.centre-bethanie.org), da loro fondato nel
1976, e dirigono la rivista di meditazione e di preghiera "Le Chemin"; la
traduzione e' di Etta Ragusa e Donata De Andreis Latmiral. Per richieste:
Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), tel.
3495843946, o anche 0864460006, o ancora 086446448; e-mail: sudest at iol.it o
anche qualevita3 at tele2.it; sito: www.peacelink.it/users/qualevita

11. LETTURE. THIERRY PECH, MARC-OLIVIER PADIS: LE MULTINAZIONALI DEL CUORE
Thierry Pech, Marc-Olivier Padis, Le multinazionali del cuore. Le
Organizzazioni non governative tra politica e mercato, Feltrinelli, Milano
2004, pp. 104, euro 8,50. Una acuta disamina critica delle Ong, un libro
utile per contrastare miti e fanatismi correnti, per valorizzare cio' che
vale, far luce sulle ambiguita', esercitare il giudizio critico sempre, e
sempre opporsi a cio' che non e' ammissibile.

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

13. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 848 del 22 febbraio 2005

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