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La nonviolenza e' in cammino. 874



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 874 del 20 marzo 2005

Sommario di questo numero:
1. Mohandas K. Gandhi: Sarvodaya. Un'economia a servizio degli ultimi
(1908). Parte prima
2. La Societa' italiana delle storiche
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
4. Per saperne di piu'

1. DOCUMENTI. MOHANDAS K. GANDHI: SARVODAYA. UN'ECONOMIA A SERVIZIO DEGLI
ULTIMI (1908). PARTE PRIMA
[Da "Quaderni satyagraha" n. 6 del dicembre 2004, volume monografico sul
tema La gioia della poverta' conviviale, riprendiamo questo testo del 1908
in cui Gandhi riassume l'opera di Ruskin, Unto This Last, che molto influi'
su di lui. Nel saggio di presentazione del volume, il direttore dei
Quaderni, Rocco Altieri, scrive: "In questo quaderno, la poverta' viene
indagata non soltanto in quanto dimensione etica e religiosa fondamentale,
ma anche in quanto categoria sociologica utile a una critica dei miti della
modernita', facendo ricorso a quei 'pensatori radicali' che piu' di altri
hanno posto, al centro del loro interesse, 'gli ultimi' tra gli uomini. John
Ruskin e' stato il primo pensatore sociale, nell'Inghilterra vittoriana
dell'Ottocento, ad accusare l'economia politica di essere una scienza
ingannevole, a dismal science, in quanto si e' estraniata da ogni
considerazione etica. Il suo libro Unto this Last ispiro' profondamente
Gandhi e il suo programma per l'indipendenza indiana: il movimento
Sarvodaya, che significa 'agire per il bene di tutti, nessuno escluso'.
Gandhi, quando era ancora in Sudafrica, entusiasmatosi alla lettura di
Ruskin, ne appronto' un compendio in gujarati che pubblico' a puntate,
durante il 1908, sul settimanale 'Indian Opinion'. Sulla versione inglese e'
stata condotta la traduzione di questo scritto fondamentale, che ora viene
offerto, per la prima volta in italiano, alla riflessione dei lettori dei
'Quaderni Satyagraha'". La traduzione dall'inglese e' di Shanti Hagen.
Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo
pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della
nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio
d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di
convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro
la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito
del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico.
Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la
teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione
economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il
30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e
che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti
discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione,
della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un
giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una
natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere
contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef. Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita': la nota
e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio:
Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente
Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita'. Altri volumi ancora
sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della
drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati
pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?,
in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in
proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile,
nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le
biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente
accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra gli studi cfr. Johan Galtung,
Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente
detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il
Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il
Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il
Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e'
quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia
cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente
utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L.
Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti
Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci,
Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di
Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem. Per abbonarsi ai "Quaderni
Satyagraha" (per contatti: tel. 050542573, e-mail:
roccoaltieri at interfree.it, sito: pdpace.interfree.it): abbonamento annuale
30 euro da versare sul ccp 19254531, intestato a Centro Gandhi, via S.
Cecilia 30, 56127 Pisa, specificando nella causale "Abbonamento Satyagraha"]

Prefazione
La gente in Occidente solitamente considera che sia dovere dell'uomo
promuovere la felicita', cioe' la prosperita' del maggior numero di persone
(1). La felicita' significa esclusivamente felicita' materiale, cioe'
prosperita' economica. Se nel perseguimento di questa felicita' vengano
violate le leggi morali, non ha molta importanza. Inoltre, essendo
l'obiettivo la felicita' della maggioranza, la gente in Occidente non crede
che sia sbagliato assicurarla a scapito della minoranza. Le conseguenze di
questo comportamento sono evidenti in tutti i paesi occidentali.
La ricerca esclusiva della felicita' fisica e materiale della maggioranza
non trova sanzione nella legge divina. Infatti, alcuni pensatori in
Occidente hanno evidenziato che e' contrario alla legge divina perseguire la
felicita' violando i principi morali. L'ultimo Ruskin (2) fu sicuramente fra
questi. Egli era un inglese di grande cultura. Ha scritto molti libri
sull'arte e l'artigianato. Ha anche scritto molto riguardo a questioni
etiche. Ruskin stesso considerava una piccola raccolta di questi suoi brevi
saggi il suo libro migliore (3). E' letto diffusamente dove si parla
inglese. Nel libro egli ha discusso efficacemente questi argomenti e
mostrato che il benessere delle persone in generale consiste nel conformarsi
alla legge morale.
Noi in India oggigiorno imitiamo molto l'Occidente. Pensiamo sia necessario
imitare l'Occidente in certi aspetti. Allo stesso tempo non ci sono dubbi
che molte idee occidentali siano sbagliate. Tutti ammetteranno che cio' che
e' sbagliato deve essere evitato. La condizione degli indiani in Sud Africa
e' pietosa. Andiamo via verso terre lontane per fare soldi. Siamo cosi'
presi da questo che dimentichiamo la moralita' e Dio. Veniamo assorbiti dal
perseguimento del nostro interesse personale. In seguito scopriamo che
andare all'estero ci procura piu' male che bene, o non ci giova quanto
dovrebbe. Tutte le religioni presuppongono la legge morale, ma anche se
ignoriamo la religione come tale, la sua osservanza e' necessaria anche dal
punto di vista del senso comune. La nostra felicita' consiste
nell'osservarla. Questo e' cio' che John Ruskin ha stabilito. Egli ha aperto
gli occhi degli occidentali su questo, e oggi vediamo un gran numero di
europei che modellano la loro condotta sul suo insegnamento. In modo che gli
indiani possano trarre profitto dalle sue idee, abbiamo deciso di presentare
degli estratti del suo libro, in maniera intelligibile agli indiani che non
conoscono l'inglese.
Socrate ci ha dato alcune idee riguardo al dovere dell'uomo. Egli praticava
i suoi precetti. Si puo' sostenere che le idee di Ruskin sono una
elaborazione di quelle di Socrate. Ruskin ha descritto chiaramente come una
persona che vuole vivere secondo le idee di Socrate deve cavarsela in
differenti mestieri. Il riassunto di questo lavoro, che offriamo qui, non e'
una vera traduzione. Se lo traducessimo, il lettore comune potrebbe non
essere capace di seguire alcune allusioni alla Bibbia, ecc. Non spieghiamo
neppure cosa significa il titolo del libro, poiche' puo' essere capito solo
da una persona che ha letto la Bibbia in inglese (4). Ma dato che
l'obiettivo verso cui tende il libro e' il benessere di tutti, cioe' il
progresso di tutti e non solamente quello della maggioranza, abbiamo
intitolato questi articoli "Sarvodaya".
*
Le radici della verita' (5)
L'uomo soffre a causa di molte delusioni; ma nessuna cosi' grande come
quando cerca di formulare leggi per la condotta di altri uomini, ignorando
gli effetti del sentimento sociale, come se fossero solo macchine da lavoro.
Aver cara tale illusione non ci fa onore. Come altre forme di errori, anche
le leggi dell'economia politica contengono un elemento di plausibilita'. Gli
economisti asseriscono che i sentimenti sociali sono da guardare come
elementi accidentali e di disturbo nella natura umana; mentre l'avarizia e
il desiderio di progresso sono elementi costanti. Eliminiamo le variabili
instabili e, considerando l'uomo solamente come una macchina per fare soldi,
esaminiamo secondo quali leggi di lavoro, acquisto e vendita, puo' essere
accumulato il maggior ammontare di ricchezza. Una volta determinate quelle
leggi, spettera' poi ad ogni individuo introdurre tanti elementi affettivi
di disturbo, quanti vorra'.
Questo sarebbe un argomento convincente se i sentimenti sociali fossero
della stessa natura delle leggi della domanda e dell'offerta. Gli affetti di
un uomo costituiscono una forza interiore. Le leggi della domanda e
dell'offerta sono formulazioni concernenti il mondo esterno. I due, quindi,
non sono della stessa natura. Se su di un corpo in movimento agisce una
forza costante da una direzione ed una forza variabile da un'altra,
misureremmo prima la forza costante e poi quella variabile. Saremmo capaci
di determinare la velocita' del corpo paragonando le due forze. Possiamo
fare questo, perche' la forza costante e quella incostante sono dello stesso
tipo. Ma nelle questioni sociali la forza costante della domanda e
dell'offerta, e la forza accidentale del sentimento sociale sono forze di
diverso tipo. Il sentimento ha un diverso effetto sull'uomo e agisce in
maniera differente. Esso cambia la natura dell'uomo, cosi' che non possiamo
misurare i suoi effetti con l'aiuto delle leggi dell'addizione e
sottrazione, come possiamo fare invece con gli effetti di forze differenti
sulla velocita' di un corpo. La conoscenza delle leggi di scambio non e' di
alcun aiuto nel determinare gli effetti dei sentimenti sociali dell'uomo.
Io non dubito delle conclusioni della scienza economica, se le sue premesse
sono accettate. Se un istruttore di ginnastica formulasse delle leggi
sull'assunto che l'uomo e' fatto di sola carne senza uno scheletro, quelle
leggi potrebbero essere valide, ma non sarebbero applicate all'uomo, poiche'
l'uomo ha uno scheletro. Allo stesso modo, le leggi dell'economia politica
potrebbero essere valide, ma non sono applicabili all'uomo, che e' soggetto
ai sentimenti. Un esperto di cultura fisica potrebbe suggerire che la carne
venga staccata dallo scheletro e arrotolata in palline per farne quindi
delle funi. Egli, allora, potrebbe dire che il reinserimento dello scheletro
causerebbe degli inconvenienti. Dovremmo descrivere un tal uomo come uno
squinternato, poiche' le leggi della cultura fisica non possono essere
basate sulla separazione dello scheletro dalla carne. Alla stessa maniera,
le leggi dell'economia politica che escludono gli affetti umani sono inutili
all'uomo. Eppure gli economisti di oggi si comportano esattamente come
l'istruttore di ginnastica. Secondo il loro modo di ragionare, l'uomo e' un
semplice corpo, una macchina, ed essi basano le loro leggi su questo
assunto. Benche' consapevoli che l'uomo ha un'anima, non ne tengono conto.
Ma come si puo' applicare una tale scienza all'uomo, in cui l'anima
costituisce il suo elemento predominante?
Ogni volta che c'e' uno sciopero, abbiamo una prova chiara che l'economia
non e' una scienza, che e' piu' dannosa che inutile. In tali situazioni i
datori di lavoro hanno una certa visione delle questioni, i lavoratori
un'altra. Qui non possiamo applicare le leggi della domanda e dell'offerta.
Gli uomini si scervellano per provare che gli interessi del datore di lavoro
e dei lavoratori sono identici. Questi uomini non capiscono alcunche' di
tali questioni. Infatti, non sempre segue che, poiche' i loro interessi
materiali, gli interessi economici sono divergenti, gli uomini debbano
considerarsi nemici. Supponiamo che i membri di una famiglia stiano morendo
di fame. La famiglia e' formata dalla madre e i suoi figli. Hanno soltanto
una crosta di pane. Tutti hanno fame. Qui gli interessi di entrambi - la
madre da una parte e i figli dall'altra - sono opposti. Se la madre mangia,
i bambini soffriranno la fame; se i bambini vengono nutriti, la madre
restera' affamata. Non c'e' ostilita' fra la madre e i figli per questa
ragione; non sono antagonisti. Nonostante la madre sia piu' forte, ella non
mangia il pane. Lo stesso e' vero per le relazioni degli uomini l'uno con
l'altro.
Supponiamo che non vi sia differenza fra uomini e animali, e che dobbiamo
lottare come gli animali per realizzare i nostri rispettivi interessi (6).
Anche cosi' non possiamo formulare alcuna regola generale sul fatto che il
datore di lavoro e l'operaio rimangano sempre ostili l'uno verso l'altro. Le
loro attitudini cambiano a seconda delle circostanze. Per esempio, e'
nell'interesse di entrambi che il lavoro sia fatto bene e in modo
appropriato, e che se ne ottenga un giusto prezzo. Ma nella divisione del
profitto, il guadagno dell'uno puo' essere, ma puo' anche non essere una
perdita per l'altro. Non e' nell'interesse del datore di lavoro pagare
salari cosi' bassi da lasciare i suoi uomini malati e depressi. E non e'
nell'interesse del lavoratore chiedere un salario elevato, senza considerare
se l'azienda puo' permetterselo. Se il proprietario non ha abbastanza soldi
per riparare le ruote delle macchine, sarebbe ovviamente sbagliato per il
lavoratore chiedere un salario pieno o chiedere affatto un qualche salario.
Possiamo, quindi, vedere che non riusciamo a costruire una scienza sulle
basi del principio della domanda e dell'offerta. Mai l'intenzione di Dio e'
stata quella che le azioni umane fossero guidate dal principio del profitto
e della perdita. La giustizia deve fornire la base. L'uomo deve rinunciare,
quindi, a qualsiasi pensiero di far avanzare i propri interessi, ricorrendo
a espedienti privi di considerazioni morali. Non e' sempre possibile
prevedere con certezza i risultati derivanti da una certa linea di condotta.
Ma nella maggioranza dei casi possiamo determinare se una certa azione e'
giusta o ingiusta. Possiamo anche affermare che il risultato di una condotta
morale e' destinato ad essere buono, anche se non possiamo predire con
precisione quale sara' quel risultato, e come avverra'.
La giustizia include i sentimenti. La relazione tra padrone e lavoratore
dipende da questo elemento di affetto. Assumiamo che il padrone voglia
ricavare dal suo servo la massima quantita' di lavoro. Non gli concede
riposo, gli paga un salario basso e lo alloggia in una soffitta. In breve,
gli paga un salario appena sufficiente per sopravvivere. Potrebbe essere
argomentato che non c'e' ingiustizia in tutto questo. Il servo ha messo
tutto il suo tempo a disposizione del padrone in cambio di un salario, e il
padrone se ne avvale. Egli determina i limiti della durezza nello
sfruttamento del lavoro in riferimento a cio' che fanno gli altri. Se il
servo puo' aver un posto migliore, e' libero di prenderselo. Questa e'
chiamata economia da coloro che formulano le leggi della domanda e
dell'offerta. Asseriscono, quindi, che e' proficuo per il padrone esigere il
massimo ammontare di lavoro al minimo salario. Nel lungo periodo, la
societa' intera beneficera' di questo e, attraverso la societa', il servo
stesso.
Ma, riflettendo, troviamo che cio' non e' affatto vero. Questo metodo di
calcolo sarebbe stato valido, se il lavoratore fosse una semplice macchina
che richiede un qualche tipo di forza per farla funzionare. Ma in questo
caso la forza motrice del servo e' la sua anima, e la forza dell'anima
contraddice e falsifica tutti i calcoli degli economisti. La macchina, che
e' l'uomo, non puo' essere alimentata dal combustibile danaro per compiere
la massima quantita' di lavoro. L'uomo dara' il suo meglio solo quando i
suoi sentimenti vengono messi in ballo. Il legame padrone-servitore non deve
essere un legame pecuniario, ma un legame d'amore.
Usualmente accade che, se il padrone e' un uomo di sentimento e di energia,
il servo lavora abbastanza duramente, sotto pressione; succede anche che, se
il padrone e' indolente e debole, il lavoro del servo non e' della migliore
qualita' o quantita'. Ma la vera legge e' quella che, se paragoniamo due
padroni di uguale intelligenza, il servo di colui che si dimostra piu'
empatico lavorera' meglio di quello dell'altro che non ha tale inclinazione.
Potrebbe essere argomentato che questo principio non regge del tutto, dato
che gentilezza e indulgenza sono a volte ricompensate con i loro opposti. Il
servo diventa intrattabile. Ma l'argomentazione non e' tuttavia valida. Un
servitore che ripaga la gentilezza con la negligenza diventera' vendicativo
se trattato male. Un servitore che e' disonesto con un padrone generoso
sara' ostile anche verso un padrone ingiusto.
Quindi, in ogni caso e con qualsiasi persona, questo trattamento
disinteressato produrra' i maggiori risultati. Stiamo qui considerando i
sentimenti solo come una forza motrice. Che dovremmo essere gentili perche'
la gentilezza e' cosa buona e' proprio un'altra considerazione. Non stiamo
pensando a cio' per il momento. Qui vogliamo solo evidenziare che non solo
le ordinarie leggi economiche, che sopra abbiamo preso in considerazione,
sono rese vane dalla forza motrice della gentilezza e della simpatia, ma
anche che il sentimento, essendo una forza di tutt'altro tipo, e'
discordante con le leggi economiche e puo' sopravvivere solo se quelle leggi
vengono ignorate. Se il padrone e' un calcolatore che mostra gentilezza solo
per trarne profitto, verra' probabilmente deluso. La gentilezza dovrebbe
essere praticata per amore della gentilezza; ed allora la ricompensa
arrivera' inaspettata. Si dice che colui che perde la propria vita la
trovera', e colui che la trova la perdera' (7).
Prendiamo come esempio un reggimento e il suo comandante. Se un generale
cerca di far lavorare le sue truppe secondo le leggi economiche, fallira'.
Ci sono molti esempi di generali che coltivano relazioni dirette, personali
con i loro uomini, trattandoli con cura, condividendo le loro gioie e i loro
dolori, tenendo conto della loro sicurezza, in breve, li trattano con
simpatia. Un generale di questo tipo puo' esigere il lavoro piu' arduo dalle
sue truppe. Se guardiamo alla storia, raramente e' stata vinta una battaglia
in cui i soldati non amavano il loro generale. Quindi la vera forza e' il
vincolo di simpatia fra il generale e le sue truppe. Anche una banda di
ladri prova il piu' grande affetto per il suo leader. Eppure non troviamo
una tale relazione intima fra datore di lavoro e operaio nelle industrie
tessili ed in altre fabbriche. Una ragione per questo e' che, in queste
fabbriche, i salari dei dipendenti sono determinati dalle leggi della
domanda e dell'offerta. Fra il datore di lavoro e l'operaio otteniamo cosi'
una relazione di ostilita' piuttosto che una di affetto, ed invece di
simpatia, tra loro troviamo antagonismo. Dobbiamo allora considerare due
questioni: la prima, fino a che punto i salari siano regolabili in modo da
non variare con la domanda di manodopera; la seconda, fino a che punto gli
operai possano essere mantenuti in fabbrica, senza cambiamento nel loro
numero, indipendentemente dalle condizioni del mercato, con lo stesso
vincolo (fra lavoratore e datore di lavoro) che si ha fra domestici e
padroni in una vecchia famiglia, o fra i soldati e il loro comandante.
Consideriamo la prima questione. E' sorprendente come gli economisti non
facciano qualcosa per rendere possibile standardizzare il livello dei salari
degli operai delle fabbriche. Vediamo d'altra parte, che la carica del Primo
Ministro inglese non viene messa all'asta (al miglior offerente), ma la
remunerazione rimane la stessa, chiunque ricopra tale incombenza. E nemmeno
offriamo il lavoro di un sacerdote a chiunque accetti la paga piu' bassa.
Generalmente non ci comportiamo in questa maniera neanche con i medici e gli
avvocati. Quindi vediamo che in questi casi viene fissato un certo standard
di salario. Ci potremmo chiedere, comunque, se un buon operaio ed uno
cattivo debbano essere pagati allo stesso modo. Infatti, e' cosi' che
dovrebbe essere. Alla fine, essendo il tasso del salario uguale per tutti
gli operai, dovremmo assumere solo un buon muratore e un buon carpentiere
esattamente come scegliamo di andare da un buon medico o un buon avvocato,
essendo l'onorario uguale per tutti i medici e tutti gli avvocati. Questo e'
il giusto compenso per il buon lavoratore: quello cioe' di essere scelto.
Quindi, il sistema giusto e' che dovrebbe essere pagato un salario fisso a
tutti i lavoratori. Laddove un cattivo operaio riesca ad ingannare i datori
di lavoro accettando paghe piu' basse, i risultati non possono che essere
cattivi.
Consideriamo adesso il secondo punto. Cioe', qualunque siano le condizioni
del mercato, le fabbriche devono mantenere lo stesso numero di lavoratori
occupati. Quando non c'e' un'occupazione sicura, gli operai sono costretti a
chiedere un salario piu' alto. Se, invece, viene loro assicurato un posto
fisso, saranno pronti a lavorare per salari molto bassi. E' chiaro che il
datore di lavoro che assicura il posto fisso ai suoi operai ne trarra'
profitto nel lungo periodo. Anche gli operai ci guadagneranno a lavorare in
modo continuo. Seguendo tali linee la fabbrica non puo' fare grandi
profitti. Grandi rischi non possono essere presi. Non sara' possibile
speculare su larga scala. Il soldato e' pronto a dare la sua vita per amore
del suo comandante. Ecco perche' il lavoro del soldato e' considerato piu'
onorevole di quello dell'operaio comune. La professione di soldato non
consiste nell'uccidere, ma nel farsi uccidere per difendere gli altri.
Chiunque si arruola come soldato mette la sua vita al servizio dello stato.
Questo vale anche per l'avvocato, il medico e il sacerdote. Questo spiega
perche' guardiamo loro con rispetto. Un avvocato deve fare giustizia anche a
costo della propria vita. Il medico deve trattare i suoi pazienti anche a
costo di inconvenienti personali. E il prete deve istruire la sua
congregazione e guidarla lungo la retta via, incurante delle conseguenze.
Se questo accade nelle professioni menzionate, perche' non puo' accadere
negli affari e nel commercio? Perche' il commercio deve sempre essere
associato alla mancanza di scrupoli? Vediamo che si ritiene sempre che il
commerciante sia mosso, esclusivamente, dall'interesse personale. Nonostante
egli abbia un'utile funzione sociale, diamo per scontato che il suo
obiettivo sia quello di riempire il proprio forziere. Anche le leggi vengono
redatte per rendere possibile al commerciante di accumulare ricchezza ad
estrema velocita'. E', inoltre, accettato come principio che chi compra
debba offrire il prezzo piu' basso possibile e che il venditore debba
domandare e accettare il prezzo piu' alto. Il commerciante e' stato
incoraggiato in questa abitudine, cosi' che il pubblico lo guarda con
disprezzo a causa della sua disonesta'. Questo principio deve esser
abbandonato. Non e' giusto che il mercante debba solo guardare all'interesse
personale ed accumulare ricchezza. Questo non e' commercio, ma rapina. Il
soldato dona la sua vita per lo Stato e il commerciante dovrebbe accettare
di subire una perdita paragonabile, disposto anche a dare la propria vita
nell'interesse della societa'. In tutti gli stati la professione del soldato
e' quella di difendere la gente; quella del pastore di ammaestrarla; quella
del medico di mantenerla in salute; quella dell'avvocato di rafforzare la
vera giustizia; e quella del commerciante di provvedere ad essa. Ed e'
dovere di ognuno in debite occasioni morire per la gente. Il soldato deve
essere pronto a morire al suo posto di combattimento piuttosto che
disertarlo. Durante un'epidemia il medico non deve scappare dal suo
incarico, ma visitare i suoi pazienti anche a rischio di infettarsi. Il
sacerdote deve guidare la gente nel passaggio dall'errore alla verita',
anche se potrebbero ucciderlo per questo. L'avvocato deve assicurare, anche
a costo della propria vita, che prevalga la giustizia.
Abbiamo indicato sopra le occasioni appropriate per cui i membri di certe
professioni dovrebbero dare la loro vita. Qual e', dunque, l'occasione
giusta per cui un mercante deve dare la sua vita? Questa e' una domanda che
tutti, compresi i mercanti, dovrebbero farsi. L'uomo che non sa quando
morire, non sa come vivere. Abbiamo visto che la funzione del commerciante
e' quella di rifornire la gente. Proprio come la funzione del sacerdote non
e' quella di guadagnare uno stipendio ma di istruire, cosi' la funzione del
mercante non e' fare profitti, ma rifornire le famiglie di tutto il
necessario per vivere. Il sacerdote che dedica la sua vita alla predicazione
vede i suoi bisogni soddisfatti, e allo stesso modo il mercante avra' il suo
guadagno. Ma nessuno dei due deve cercare solo l'occasione per fare soldi.
Entrambi hanno un lavoro da fare, un dovere da assolvere, incuranti se ne
riceveranno lo stipendio o dei profitti. Se questa affermazione e' vera, il
commerciante merita la piu' alta considerazione, perche' il suo dovere e'
quello di procurare merci della piu' alta qualita' e di distribuirla ad un
prezzo che la gente puo' pagare. Allo stesso tempo diventa suo dovere anche
dare sicurezza e benessere alle centinaia o migliaia di persone che lavorano
per lui. Questo richiede molta pazienza, gentilezza e intelligenza. Inoltre,
nello svolgere queste diverse funzioni egli e' tenuto a dare la sua vita, se
necessario. Un tale commerciante non venderebbe beni deteriorati, ne'
ingannerebbe qualcuno, qualunque siano le sue difficolta', o anche se si
stesse riducendo in totale poverta'. Ancora, egli trattera' i suoi
dipendenti con la massima gentilezza. Molto spesso un giovane che entri in
una fabbrica o un'azienda si allontana molto da casa, cosi' che il datore di
lavoro deve assolvere il ruolo dei suoi genitori. Se il datore di lavoro e'
indifferente, il giovane sara' come un orfano. Ad ogni passo, quindi, il
datore di lavoro o il mercante deve chiedersi: "Tratto i miei dipendenti
come faccio con i miei figli?".
Supponete che il capitano di una nave metta il proprio figlio fra i marinai
al suo comando. Il dovere del capitano e' di trattare tutti i marinai come
tratterebbe il proprio figlio. Allo stesso modo, un mercante puo' chiedere a
suo figlio di lavorare a fianco dei suoi dipendenti. Egli deve allora
trattare i lavoratori come tratta suo figlio. Questo e' il vero significato
dell'economia. E come il capitano della nave deve essere l'ultimo ad
abbandonare la nave in caso di naufragio, cosi' in caso di carestia o altre
calamita', il commerciante e' tenuto a salvaguardare gli interessi dei suoi
uomini prima dei propri. Tutto questo potrebbe suonare strano. Ma la cosa
veramente strana dell'era moderna e' che questo suoni strano, poiche'
chiunque applichi la mente a questo potra' vedere che il vero principio e'
cosi' come lo abbiamo formulato. Qualunque altra regola e' impossibile per
una nazione progredita. Se gli inglese sono sopravvissuti cosi' a lungo, non
e' perche' hanno vissuto secondo le massime dell'economia, ma perche' hanno
avuto molti eroi che le hanno contestate ed hanno invece seguito i principi
di una condotta morale. Il male che deriva dalla violazione di questi
principi e il conseguente declino della nazione dalla sua posizione di
grandezza, verranno considerate in un'altra occasione.
*
Le vene della ricchezza
Gli economisti potrebbero rispondere nel seguente modo, a quanto detto
precedentemente riguardo alle "radici della verita'": "E' vero che alcuni
vantaggi derivano dai sentimenti sociali. Ma gli economisti non prendono in
considerazione questi vantaggi nei loro conteggi. La scienza di cui si
occupano e' la scienza del divenire ricchi. Lungi dall'essere fallace, essa
e' stata ben sperimentata nella realta' come efficace. Infatti, coloro che
la seguono diventano realmente ricchi, e coloro che la ignorano diventano
poveri. Tutti i milionari d'Europa hanno acquisito la loro ricchezza
seguendo le leggi di questa scienza. E' inutile cercare di confutarla. Tutti
gli uomini del mondo sanno come si fa denaro e come lo si perde".
Questo non e' affatto vero. Gli uomini d'affari fanno veramente soldi, ma
non sanno se li fanno con mezzi onesti e se il loro fare soldi contribuisce
alla ricchezza nazionale. Molto spesso neanche conoscono il significato
della parola "ricco". Non comprendono che, se loro sono persone ricche, ci
devono anche essere persone povere. La gente a volte crede, erroneamente,
che seguendo certi precetti e' possibile per tutti diventare ricchi. Ma la
reale situazione puo' essere paragonata ad una ruota idraulica in cui un
secchio si svuota mentre un altro si riempie. Il potere di una rupia che
possedete dipende dal fatto che un altro ne e' privo. Se nessuno la vuole,
vi sara' inutile. Il potere che possiede dipende dal fatto che manca al
vostro vicino. C'e' ricchezza solo dove c'e' scarsita'. Questo significa
che, per essere ricchi, bisogna mantenere povero l'altro.
L'economia politica consiste nella produzione, preservazione e
distribuzione, nel tempo e nel luogo piu' adatti, di cose utili e piacevoli.
Il contadino che miete il raccolto al momento giusto, il costruttore che
mette i mattoni in modo appropriato, il carpentiere che cura il lavoro in
legno, la donna che gestisce la propria cucina efficientemente sono tutti
veri osservanti dell'economia politica. Tutti loro accrescono le entrate
nazionali. Una scienza che insegna l'opposto non e' "politica". La sua unica
preoccupazione e' rivolta semplicemente ad individui che accumulano un certo
metallo e lo usano con profitto, mantenendo gli altri nel bisogno di averne.
Coloro che fanno questo stimano la loro ricchezza - il valore delle loro
fattorie e del bestiame - dal numero di rupie che ne possono ricavare,
piuttosto che valutare il valore delle loro rupie in base al numero di
bestiame e fattorie che possono comprarci. Inoltre, gli uomini che
accumulano metallo - rupie - pensano nella misura del numero di lavoratori
dei cui servigi possono disporre. Supponiamo che un certo individuo possieda
oro, argento, frumento, ecc. Questa persona avra' bisogno di un servo. E se
nessuno dei suoi vicini ha bisogno di oro, argento o frumento, gli sara'
difficile trovarne uno. Allora, egli dovra' farsi il pane, i vestiti, arare
il suo campo tutto da solo. Quest'uomo trovera' che il suo oro non vale piu'
dei ciottoli gialli del suo podere. La sua provvista di grano marcira',
poiche' non puo' consumarne piu' del suo vicino. Si dovra' allora mantenere
mediante il duro lavoro come fanno gli altri uomini. La maggior parte della
gente non sentira' piu' il bisogno di accumulare oro e argento a queste
condizioni. Una riflessione accurata mostrera' che cio' che veramente
desideriamo nell'acquisire ricchezza e' il potere su altri uomini - il
potere, cioe', di acquisire a nostro vantaggio il lavoro di un servo, di un
commerciante, o di un artigiano. E il potere che potremo acquisire sara'
direttamente proporzionale alla poverta' degli altri. Se vi e' una sola
persona in grado di assumere un carpentiere, quest'ultimo accettera',
qualunque sia il salario. Se vi sono tre o quattro persone che hanno bisogno
dei suoi servizi, egli lavorera' per la persona che gli offrira' la paga
piu' alta. Cosi' che arricchirsi significa fare in modo che il piu' grande
numero possibile di persone abbia meno di quanto abbiamo noi. Generalmente
gli economisti ritengono che sia vantaggioso per la nazione intera che la
massa del popolo sia mantenuta in stato di bisogno. L'uguaglianza fra gli
uomini non e' certamente possibile. Ma le condizioni di scarsita', create
ingiustamente, danneggiano la nazione. La scarsita' e l'abbondanza che
sorgono naturalmente fanno, e mantengono, felice la nazione. Quindi la
circolazione della ricchezza fra una popolazione assomiglia alla
circolazione del sangue nel corpo. Quando la circolazione del sangue e'
veloce, puo' indicare qualsiasi delle seguenti condizioni: buona salute,
sforzo, una sensazione di vergogna o febbre. C'e' un ardore del corpo che
indica salute e uno che e' segno di cancrena. Inoltre, la concentrazione del
sangue in un punto e' dannosa per il corpo, similmente la concentrazione
della ricchezza in un posto dimostra la rovina della nazione.
Supponiamo che due marinai siano naufraghi su un'isola disabitata. Sono
allora costretti a produrre cibo e tutto cio' che e' necessario per vivere
attraverso il loro lavoro. Se entrambi sono in buona salute e lavorano in
modo amichevole, potrebbero costruire una bella casa, coltivare la terra e
mettere da parte qualcosa per il futuro. Tutte queste cose costituirebbero
una vera ricchezza. Se entrambi lavorano ugualmente bene, avranno eguali
porzioni. Percio', tutto cio' di cui la scienza economica avrebbe da dire
rispetto al loro caso e' che hanno acquisito il diritto ad un'equa divisione
dei frutti del loro lavoro. Supponiamo ora che uno dei due dopo un po' si
senta insoddisfatto. Cosi' dividono la terra e ognuno lavora sulla propria
terra per conto proprio. Supponiamo che in un momento critico uno dei due si
ammali. Chiedera' allora aiuto all'altro. L'altro potrebbe rispondere:
"Faro' questo lavoro per te a condizione che tu poi farai la stessa
quantita' di lavoro per me, quando richiesto. Ti devi impegnare per iscritto
a lavorare sul mio campo, quando necessario, lo stesso numero di ore per cui
io adesso lavoro per te". Supponiamo ancora che la malattia dell'uomo
continui e che ogni volta debba dare una promessa scritta all'altra persona
in buona salute. Quale sara' la posizione dei due uomini quando il malato si
rimettera'? Saranno entrambi impoveriti, perche', mentre uno era malato, il
suo lavoro non era disponibile. Anche assumendo che l'amico abbia lavorato
duramente, e' ovvio che ha dedicato tempo alla terra dell'uomo malato a
spese del lavoro sulla propria terra. Questo vuol dire che la proprieta' dei
due, vista nell'insieme, sara' sminuita rispetto a cio' che sarebbe stata
altrimenti.
Inoltre, la relazione in cui stavano i due e' cambiata. L'uomo malato
diventa un debitore, e puo' solo offrire il suo lavoro [come pagamento per
il suo debito]. Supponete ora che l'uomo in salute voglia fare uso dei
documenti in suo possesso. Troverebbe possibile astenersi completamente dal
lavoro - cioe', oziare. Se vuole, potrebbe esigere ulteriori pegni (8)
dall'uomo che si e' ristabilito. Nessuno puo' considerare una tale
transazione illegale. Se adesso un estraneo arrivasse sulla scena,
troverebbe che uno dei due uomini e' diventato ricco, mentre l'altro ha
perso il suo benessere. Troverebbe, inoltre, che uno trascorre le proprie
giornate ad oziare nel lusso e l'altro in una condizione di bisogno,
nonostante lavori duramente. Il lettore notera' da questo che pretendere i
frutti del lavoro di qualcun altro come un diritto porta ad una diminuzione
della vera ricchezza.
Consideriamo, adesso, un'altra illustrazione. Supponete che tre uomini
abbiano costituito un regno (9) e poi vivano separati. Ognuno di loro ha
coltivato un prodotto divers, di cui anche gli altri hanno bisogno.
Supponete, inoltre, che uno di loro, per risparmiare tempo a tutti e tre,
abbia lasciato l'agricoltura e si sia impegnato a gestire il trasporto delle
merci dall'uno all'altro, ricevendo in cambio una quantita' di frumento. Se
quest'uomo ha fornito la merce (10) richiesta al momento giusto, tutti
vivranno nella prosperita'. Ora supponete che egli abbia trattenuto un po'
del grano che doveva trasportare. Poi supponete che sia iniziato un periodo
di scarsita' e che l'intermediario abbia offerto il grano rubato ad un
prezzo esorbitante. In questo modo egli puo' rendere poveri i due
agricoltori ed impiegarli come lavoratori.
Questo sarebbe un caso di ovvia ingiustizia. Tuttavia, questo e' il modo in
cui i mercanti di oggi gestiscono i loro affari. Possiamo, inoltre, vedere
che, conseguentemente a questa pratica fraudolenta, la ricchezza dei tre,
presi collettivamente, e' minore di quanto sarebbe stata se l'intermediario
si fosse comportato onestamente. Non ottenendo l'approvvigionamento che
volevano, il loro lavoro non ha dato frutti nel modo piu' completo, e le
merci rubate (11) nelle mani dell'intermediario disonesto non sono state
usate in modo efficace.
Possiamo, quindi, calcolare con precisione matematica quanto la stima della
ricchezza di una nazione dipenda dalla maniera in cui quella ricchezza e'
stata acquisita. Non possiamo stimare la ricchezza di una nazione sulla base
della quantita' di denaro che possiede. Il denaro nelle mani di un individuo
puo' essere un segno di perseveranza, abilita' e prosperita', oppure di
lussi nocivi, crudele tirannia e raggiri. Il nostro modo di stimare la
ricchezza non prende in considerazione solo gli attributi morali [dei divers
i modi con cui la si acquisisce], essa viene esaminata anche
matematicamente. Una massa di denaro e' tale in quanto si e' moltiplicata di
dieci volte tanto nell'accumularla. Un'altra e' tale perche',
nell'accumularla, ha distrutto dieci volte tanto.
Dare norme per fare soldi senza riguardo per considerazioni morali e',
quindi, un obiettivo che rivela l'insolenza dell'uomo. Non c'e' niente di
piu' vergognoso per l'uomo del principio "compra sul mercato meno caro e
vendi su quello piu' caro". Comprare sul mercato meno caro? Si', ma cosa ha
reso il tuo mercato meno caro? Puo' darsi che il carbone ricavato dai tetti
di legno sia meno caro dopo un incendio e che i mattoni di una costruzione
distrutta da un terremoto costino meno. Eppure nessuno avra' il coraggio di
affermare che incendi e terremoti contribuiscono al beneficio della nazione.
E, ancora, vendere sul mercato piu' caro? Si', ma che cosa ha reso cari i
vostri mercati? Oggi avete realizzato buoni profitti dalla vendita del pane.
Ma lo avete fatto estorcendo l'ultima moneta ad un moribondo? Oppure, avete
venduto il pane ad un uomo ricco che domani si appropriera' di tutto quello
che avete? O lo avete dato ad un bandito che sta andando a saccheggiare la
vostra banca? Probabilmente non potrete rispondere a nessuna di queste
domande, perche' non lo sapete. Ma c'e' una domanda a cui potete rispondere,
e precisamente, se lo avete venduto in modo onesto e ad un prezzo
ragionevole. E la giustizia e' tutto cio' che conta. E' tuo dovere
comportarti cosi', in modo che nessuno soffra a causa delle tue azioni.
Abbiamo visto che il valore del denaro consiste nel suo potere di disporre
del lavoro degli uomini. Se quel lavoro potesse essere ottenuto senza
pagamento, non ci sarebbe ulteriore bisogno di denaro. Conosciamo esempi in
cui il lavoro umano e' ottenuto senza pagarlo. Abbiamo considerato esempi
che mostrano che il potere morale e' piu' efficace del potere dei soldi.
Abbiamo anche visto che la bonta' dell'uomo puo' fare cio' che i soldi non
riescono a fare. Esistono uomini in molte parti dell'Inghilterra che non
possono essere abbindolati con i soldi.
Inoltre, se ammettiamo che la ricchezza porta con se' il potere di gestire
il lavoro, dobbiamo anche vedere che piu' gli uomini sono intelligenti e
virtuosi, piu' grande e' la ricchezza accumulata. Puo' anche apparire ad una
considerazione piu' profonda che le persone stesse costituiscono la
ricchezza, e non l'oro o l'argento. Dobbiamo cercare la ricchezza non nelle
viscere della terra, ma nel cuore degli uomini. Se questo e' corretto, la
vera legge economica e' che gli uomini debbano essere mantenuti nella
migliore salute possibile, sia del corpo che della mente, e nella piu'
elevata condizione di dignita'. Forse arrivera' un tempo in cui anche
l'Inghilterra, invece di adornare i turbanti dei suoi schiavi con diamanti
da Golkonda e ostentare cosi' la sua ricchezza, sara' capace di guardare
verso i suoi grandi uomini degni di onore, dicendo, con le parole di un
greco veramente eminente, "Questa e' la mia ricchezza".
*
Giustizia imparziale (12)
Alcuni secoli prima di Cristo visse un mercante ebreo, di nome Salomone
(13). Egli mise insieme una gran fortuna e guadagno' grande fama. Le sue
massime sono ricordate in Europa ancora oggi. Era cosi' amato dai Veneziani
che gli eressero in citta' una statua alla sua memoria. Nonostante le sue
massime siano conosciute, solo poche persone le mettono veramente in
pratica. Egli dice: "Coloro che fanno soldi con le menzogne sono afflitti
nell'orgoglio, e questo e' un segno della loro morte". E in un altro luogo,
aggiunge: "I tesori della malvagita' non danno profitto. E' la verita' che
libera dalla morte" (14). In entrambe queste massime Salomone afferma che la
morte e' la conseguenza della ricchezza acquisita ingiustamente. Oggigiorno,
la gente mente o perpetra ingiustizie cosi' abilmente che non riusciamo a
scoprirle, poiche' ci sono pubblicita' ingannevoli. Gli oggetti hanno
etichette attraenti, e cosi' via.
Di nuovo il saggio dice: "Colui che opprime il povero per moltiplicare le
sue ricchezze, certamente cadra' in uno stato di bisogno". E aggiunge: "Non
derubare il povero perche' e' povero. Non opprimere gli afflitti sul luogo
degli affari. Poiche' Dio (15) corrompera' l'anima di coloro che li
tormentano". Oggi, tuttavia, negli affari e' la prassi dare calci a coloro
che sono gia' morti. Siamo ansiosi di approfittare dell'uomo in stato di
necessita'. Il bandito deruba il ricco, ma il commerciante deruba il povero.
Salomone dice piu' avanti: "Il ricco e il povero sono eguali. Dio e' il loro
creatore. Dio dona loro conoscenza" (16). Il ricco e il povero non possono
vivere l'uno senza l'altro. Hanno sempre bisogno l'uno dell'altro. Nessuno
di loro puo' essere considerato superiore o inferiore all'altro. Ma si
avranno cattive conseguenze se i due dimenticano di essere eguali, e che Dio
e' la loro luce.
La ricchezza e' come un fiume. Un fiume scorre sempre verso il mare, cioe',
giu' da un pendio. Cosi', come regola generale la ricchezza deve andare dove
serve. Ma il flusso della ricchezza, cosi' come il corso di un fiume, puo'
essere regolato. La maggior parte dei fiumi esce dai propri corsi non
regolati, e le loro rive paludose avvelenano l'aria. Se delle dighe
venissero costruite lungo questi fiumi per dirigere la corrente dell'acqua
come voluto, essi irrigherebbero il suolo e manterrebbero l'aria pura.
Ugualmente l'uso incontrollato della ricchezza moltiplichera' i vizi della
gente e causera' la fame; in breve, tale ricchezza agira' come un veleno. Ma
proprio la stessa ricchezza, se la sua circolazione fosse regolata e il suo
uso controllato, puo', come un fiume il cui corso sia stato propriamente
imbrigliato, promuovere la prosperita'.
Il principio di regolazione della circolazione della ricchezza e' ignorato
completamente dagli economisti. La loro e' semplicemente la scienza di
diventare ricchi. Ma ci sono molti modi diversi di diventate ricchi. C'era
un tempo in cui in Europa la gente cercava di acquisire ricchezze
avvelenando i proprietari di grandi poderi e appropriandosi dei loro
possedimenti. Oggigiorno, i commercianti adulterano il cibo venduto ai
poveri, ad esempio, mescolando il latte con borace, la farina di grano con
la farina di patate, il caffe' con la cicoria, il burro con il grasso, e via
dicendo. Questo equivale a diventare ricchi avvelenando gli altri. Possiamo
chiamare questa un'arte o una scienza del diventare ricchi?
Non riteniamo, comunque, che per "diventare ricchi" gli economisti intendano
"diventare ricchi derubando gli altri". Dovrebbero indicare che la loro e'
la scienza di arricchirsi attraverso mezzi legali e giusti. Oggi accade che
molte cose che sono legali non siano giuste. Il solo modo giusto per
acquisire ricchezza, dunque, e' di farlo secondo giustizia. E se questo e'
vero, dobbiamo sapere cosa e' giusto. Non e' sufficiente vivere secondo le
leggi della domanda e dell'offerta. Pesci, lupi e ratti vivono cosi'. I
pesci piu' grandi predano quelli piu' piccoli, i ratti ingoiano insetti e i
lupi divorano persino gli esseri umani. Quella per loro e' la legge [della
natura]; non conoscono altro che questo. Ma Dio ha dotato l'uomo di
comprensione, del senso di giustizia. Egli deve seguire queste e non pensare
ad arricchirsi divorando gli altri, ingannandoli e riducendoli in miseria.
(Parte prima. Continua)

2. ESPERIENZE. LA SOCIETA' ITALIANA DELLE STORICHE
[Dal sito della Societa' italiana delle storiche
(www.societadellestoriche.it) riprendiamo questa scheda di presentazione]

La Societa' italiana delle storiche e' nata nel 1989 con l'obiettivo di
promuovere la ricerca storica, didattica e documentaria nell'ambito della
storia delle donne e di genere.
Dal 1993 al 1999 ha pubblicato la newsletter "Agenda" e nel 2002 ha fondato
la rivista "Genesis".
La Societa' italiana delle storiche si e' mossa in continuita' con le
numerose e rilevanti esperienze di ricerca e di incontro precedentemente
promosse dal movimento delle donne in Italia. Particolarmente significative
sono state, al riguardo, la rivista di politica e cultura delle donne "Dwf",
e "Memoria", che e' stata la prima pubblicazione periodica di storia delle
donne in Italia (1981-1991).
La Societa' italiana delle storiche, secondo quanto stabilito dal suo
statuto, si propone di valorizzare l'esperienza e la soggettivita' femminile
mediante la ricerca e l'approfondimento del patrimonio di saperi derivante
dalla storia delle donne e delle relazioni di genere. A partire da questa
prospettiva, la Societa' italiana delle storiche ha tra le sue finalita'
l'introduzione di concetti e categorie nuove nella ricerca e nella didattica
della storia, allo scopo di modificare contenuti e metodi della
conservazione documentaria e della trasmissione delle conoscenze.
La Societa' italiana delle storiche, inoltre, intende promuovere la
formazione di studentesse e studenti nella scuola e nell'universita' e dare
rilievo alla ricerca di studiose e studiosi piu' giovani.
La Societa' italiana delle storiche organizza seminari e convegni, promuove
ricerche e attivita' di didattica nella scuola, e si avvale di convenzioni e
di rapporti di collaborazione con le amministrazioni locali, con il
Ministero della Pubblica Istruzione, con le istituzioni universitarie.
Tra le iniziative piu' significative ricordiamo la Scuola estiva e tra le
collaborazioni quella con il Comune di Firenze per il Premio di storia delle
donne e studi di genere "Franca Pieroni Bortolotti" che premia e pubblica le
migliori ricerche di storia delle donne e di genere (Giunti, collana
"Generazioni"). La Societa' ha attivato, inoltre, una collaborazione con
l'Istituto per la cultura e la storia d'impresa "Franco Momigliano" che ogni
anno assegna il Premio "Gisa Giani" ad opere edite riguardanti la storia del
lavoro femminile.
Alcune delle iniziative della Societa' hanno dato luogo a pubblicazioni,
attraverso le quali e' possibile ripercorrere la nostra storia.
La Societa' italiana delle storiche conta oggi circa 360 socie: esse
svolgono attivita' di ricerca in tutti gli ambiti delle discipline storiche,
dalla storia politica a quella sociale, culturale e religiosa, nonche'
nell'ambito della didattica della storia e della conservazione e
valorizzazione delle fonti bibliografiche e documentarie. Alcune socie fanno
parte della Societa' fin dalla sua fondazione, altre invece si sono iscritte
successivamente; negli ultimi anni, in particolare, hanno aderito molte
giovani laureate.

3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

4. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 874 del 20 marzo 2005

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