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La nonviolenza e' in cammino. 880



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 880 del 26 marzo 2005

Sommario di questo numero:
1. Benito D'Ippolito: Il naufragio
2. Nando dalla Chiesa: Il saccheggio
3. Riccardo Orioles: Ancora una primavera
4. Liliana Moro presenta "Le guerre dell'acqua" di Vandana Shiva
5. Giorgio Rimondi presenta "Una filosofa innamorata" di Annarosa Buttarelli
6. Annarita Buttafuoco, una storica del femminismo tra teoria e prassi
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. BENITO D'IPPOLITO: IL NAUFRAGIO

Ma chi armava la mano agli scafisti? Chi
dettava le regole del gioco? Chi sbarrava
al fuggiasco la via della salvezza?

La rapina di chi quei paesi aveva impoverito
ridotto a fame dittatura e guerra?
Chi aveva armato dittatori e mercenari?
Chi chiedeva carne umana in scatola
schiava nei sottoscala
o nuda sui marciapiedi?

Chi proibiva alla vittima la fuga
dal carnefice? Chi
nelle mani della mafia l'affidava
ad un tempo straccio di viscere e gallina
dalle uova d'oro, business
quotato non meno delle armi e dell'eroina?

In quest'oscuro specchio in cui mi specchio
vedo qualcosa che non vorrei vedere
vedo la morte e vedo le mie mani.

2. I COMPITI DELL'ORA. NANDO DALLA CHIESA: IL SACCHEGGIO
[Ringraziamo gli amici di Italia Democratica (per contatti:
italiademocratica at tiscali.it) per averci messo a disposizione questo
articolo apparso sul quotidiano "L'Unita'" del 24 marzo 2005. Nando dalla
Chiesa e' nato a Firenze nel 1949, sociologo, docente universitario,
parlamentare; e' stato uno dei promotori e punti di riferimento del
movimento antimafia negli anni ottanta; e' persona di straordinaria
limpidezza morale. Tra le opere di Nando dalla Chiesa segnaliamo
particolarmente: Il potere mafioso, Mazzotta; Delitto imperfetto, Mondadori;
La palude e la citta' (con Pino Arlacchi), Mondadori; Storie, Einaudi; Il
giudice ragazzino, Einaudi; Milano-Palermo: la nuova resistenza (a cura di
Pietro Calderoni), Baldini & Castoldi; I trasformisti, Baldini & Castoldi;
La politica della doppiezza, Einaudi; Storie eretiche di cittadini perbene,
Einaudi; La legge sono io, Filema; La guerra e la pace spiegate da mio
figlio, Filema. Ha inoltre curato (organizzandoli in forma di autobiografia
e raccordandoli con note di grande interesse) una raccolta di scritti del
padre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, In nome del popolo italiano, Rizzoli.
Opere su Nando dalla Chiesa: suoi ritratti sono in alcuni libri di carattere
giornalistico di Pansa, Stajano, Bocca; si veda anche l'intervista contenuta
in Edgarda Ferri, Il perdono e la memoria, Rizzoli]

Ora state attenti. Immaginate di essere in uno stadio immenso. E che uno
speaker dalla voce tonante annunci a un pubblico sterminato le formazioni
delle squadre, usando le cadenze ritmiche di una volta, quelle che hanno
fatto la leggenda del calcio. Immaginate di sentire la formazione della
prima squadra, che chiameremo "Costituzione 1". Eccola. Ascoltatela bene.
Nenni; Einaudi, Parri; Saragat, De Gasperi, Togliatti; Calamandrei, Moro,
Pertini, Croce, Dossetti (con panchina di lusso: Valiani, Amendola, Nitti,
Terracini, La Pira, Lazzati, Di Vittorio, Ruini, la Malfa senior...).
E immaginate poi di ascoltare, nel frastuono della folla e della Storia, la
formazione della seconda squadra, che chiameremo "Costituzione 2". Eccola di
nuovo. Ascoltate bene anche questa. Bondi; D'Onofrio, Nania; Bossi,
Calderoli, Castelli; Schifani, Pastore, Berlusconi, Fini, Previti (con
panchina assai piu' risicata, ma su cui siede, lo si riconosce in
lontananza, La Malfa junior).
Senza offesa per nessuno, e ben sapendo che il vero valore dei politici lo
misurano i posteri, la differenza tra le due formazioni appare perfino
imbarazzante: comunque sufficiente a dire di che cosa sia capace l'una e di
che cosa sia capace l'altra. Il guaio e' che se gli antichi godono i frutti
della fama che si tributa a chi non c'e' piu', i posteri godono della
possibilita' di agire indisturbati contro i loro avversari. Le umane vicende
li hanno infatti resi vincitori di libere elezioni ed essi fanno quel che
gli pare.
Un autentico saccheggio di patrimonio ideale. A questo sembrava di assistere
ieri mattina al Senato. E l'amarissima sensazione si trasferiva nei gesti,
nel clima, nelle parole che pur occorreva pronunciare. Sembrava di assistere
a una grande azione di demolizione compiuta in fretta e con poco rispetto
per mura e suppellettili (e fondatori) da una immobiliare di arricchiti,
vogliosi di rifare il cuore della citta' a proprio uso e consumo.
Il risultato? Fate la seguente operazione-finestra. Andate su Internet e
leggetevi il testo uscito dal Senato. E prima ancora di vedere che cosa c'e'
scritto, osservate un'altra cosa, forse piu' importante: la lunghezza degli
articoli. E poi ficcateci dentro il naso e, sempre prima di studiare i
contenuti, guardate come quegli articoli sono scritti. E' impressionante, fa
perfino impallidire la differenza tra il testo originale e quello odierno.
Tanto sono stringati, brevi, incisivi, solenni, gli articoli della
Costituzione, tanto sono lunghi, prolissi, sbrodolati, tignosi, gli articoli
di questo guazzabuglio. Nella Carta fondativa della Repubblica c'e' una
quasi plastica rassegna di principi. Poche parole per scolpire i valori, i
grandi punti di riferimento di un Paese che vuole tornare alla democrazia
dopo il fascismo e la tragedia bellica e i campi di sterminio. Nel testo
approvato ieri un articolo puo' durare pagine, proprio come e' gia' avvenuto
nel testo piu' pazzo del mondo, quello che pretende di riformare, anziche'
la psiche dell'estensore, l'ordinamento giudiziario della Repubblica. E
tanto e' chiaro e netto il linguaggio della Carta uscita dalla Resistenza,
al punto che anche un ragazzino la puo' leggere e capire, altrettanto
involuto e avvocatesco e' il linguaggio di questa Carta uscita dalla baita
estiva di Lorenzago. Piu' che una Costituzione, il Senato ha licenziato ieri
qualcosa che, dal punto di vista dello stile, sta a meta' tra un codice e un
regolamento di condominio. Sara' un caso ma il solo articolo che, nel
cambiamento, e' rimasto asciutto come prima e' quello che riguarda il
bilancio dello Stato; poiche' in tema di bilanci, come sappiamo, e' sempre
meglio non esagerare con obblighi e prescrizioni.
Ma perche', questa e' la domanda, ad articoli brevi e solenni si
sostituiscono (come gia' con l'articolo 111 sul giusto processo ai tempi
dell'Ulivo) dei dettagliati ordini di servizio? Perche' la riga e mezzo
dell'articolo 70 (la funzione legislativa) diventa uno sproloquio di romanzo
in burocratese? La risposta e' semplice, mortificante. Perche' mancano i
principi, perche' non c'e' il compromesso nobile di chi costruisce qualcosa
insieme sapendo che terra' fede, nello spirito anzitutto, all'impegno
scritto. Perche'  e' friabile il terreno su cui si costruisce. Per questo
occorrono mille aggiustamenti, paletti, filtri, aggiunte, condizioni e
riserve. Perche' quasi nulla si tiene in proprio, sulla base di un patto di
fedelta'. Ma le Costituzioni che vengono scritte cosi' sono Costituzioni
senz'anima. Nascono morte.
*
Che dire a questo punto? Tornare alle critiche tante volte espresse, sulla
dittatura della maggioranza (concetto fornito di piena cittadinanza nella
storia delle dottrine politiche), sullo sbilanciamento dei poteri, sulla
corrosione delle garanzie, sul federalismo fasullo ma con in se' il dna
della secessione? Forse oggi, poiche' le scene di vita danno colori piu'
limpidi alle battaglie delle idee, conviene mettere nello zaino della
propria memoria cio' che si e' visto e sentito. Il mio gruppo parlamentare
che ha goduto di tre-minuti-tre a testa per discutere la nuova Costituzione.
I silenzi dell'Udc, che lanciava urla strazianti invocando che si fermasse
la "deriva" in atto e che in aula ha taciuto rigorosamente salvo parlare
alla fine per la bocca del senatore D'Onofrio; il quale, con i capelli
corvini delle grandi occasioni, ha spiegato - lui ex ministro - che in piu'
di mezzo secolo in Italia non c'e' stato pluralismo. E poi ha pure spiegato
che non e' vero che aumentano i giudici costituzionali di nomina politica,
anzi sono diminuiti. Oggi, ha assicurato, sono cinque; ora diventeranno di
meno, perche' la Camera dei deputati ne nominera' tre, e i quattro del
Senato mica sono politici, quello sara' il Senato federale. Lo volete capire
o no?, ha chiesto in segno di sfida all'opposizione. No, gli e' stato
risposto in coro.
E poi i motteggi dei leghisti, particolarmente in vena contro la patria e
contro lo Stato e contro Ciampi, nel loro gioco beffardo di rimandi di banco
in banco. Sono pesati e hanno fatto clima, in generale, i silenzi della
maggioranza. Una Costituzione stupenda e modernissima, su cui in aula pero'
i suoi sostenitori hanno speso una minuscola manciata di interventi, a
dispetto di chi in futuro tentera' di capire le ragioni di tanto entusiasmo
attraverso gli atti parlamentari. Di corsa, senza pathos, ma con la dovuta
retorica negli interventi conclusivi. La retorica che ha portato il senatore
Pastore (nome felicissimo per chi guidava il mansueto e disciplinato gruppo
di Forza Italia) a giurare che la maggioranza ha le sue radici
nell'antitotalitarismo, si tratti del totalitarismo di sinistra o di destra
(e questa e' un po' azzardata, ne converranno anche i "terzisti").
La mente torna alla faccia sbigottita degli autonomisti trentini, che si
sono trovati inopinatamente buggerati - le promesse non sono state
mantenute, giuravano -, con meno autonomia di quanta ne abbiano adesso, e
questo grazie all'agognato federalismo. Torna poi, la mente, alla dignita'
di Domenico Fisichella e del suo dissenso in omaggio ai valori della Destra,
o di Renzo Gubert, il sociologo trentino dell'Udc. Torna al tricolore
amaramente indossato dall'opposizione e agli striscioni (sempre tricolori)
esibiti dalla destra rimasta sola in aula: "Nasce la nuova Italia", "Stop ai
ribaltoni", "Torna l'interesse nazionale", roba che ai leghisti un altro po'
gli vien l'infarto. Tutto questo mentre gruppi di senatori dell'opposizione
si chiedono costernati e un po' risentiti chi abbia mai deciso che si esca
dall'Aula e se non sia un dovere (civile, istituzionale, il mediatico viene
dopo) quello di lasciare scritto il proprio "no" a questa poltiglia
indigeribile; e se il voto nel nome degli italiani e della propria coscienza
sia qualcosa che si decide nelle riunioni delle segreterie senza neanche
un'assemblea di discussione con gli interessati, i quali sono pur sempre
deputati e senatori della Repubblica, mica fanti del re.
Che questa incolta sovversione avvenga nell'anno sessantesimo dalla
Liberazione, come ha ricordato Gavino Angius, rende tutto piu' simbolico. Ma
deve spingere le forze della democrazia costituzionale a ingaggiare una di
quelle grandi battaglie ideali che, nel corso della storia, danno senso alla
vita dei partiti. E danno senso anche - non sembri troppo - alla vita dei
cittadini.

3. MEMORIA CHE SCHIUDE. RICCARDO ORIOLES: ANCORA UNA PRIMAVERA
[Da "La Catena di San Libero", n. 276 del 21 marzo 2005 riprendiamo i
seguenti testi. "La Catena di san Libero" (per contatti:
riccardoorioles at libero.it) e' una delle cose migliori che circolano nella
rete telematica: e' possibile richiederla gratuitamente. Riccardo Orioles e'
giornalista eccellente ed esempio pressoche' unico di rigore morale e
intellettuale (e quindi di limpido impegno civile); militante antimafia tra
i piu' lucidi e coraggiosi, ha preso parte con Pippo Fava all'esperienza de
"I Siciliani", poi e' stato tra i fondatori del settimanale "Avvenimenti",
cura attualmente in rete "Tanto per abbaiare - La Catena di San Libero", un
eccellente notiziario che puo' essere richiesto gratuitamente scrivendo al
suo indirizzo di posta elettronica; ha formato al giornalismo d'inchiesta e
d'impegno civile moltissimi giovani. Per gli utenti della rete telematica vi
e' anche la possibilita' di leggere una raccolta dei suoi scritti (curata
dallo stesso autore) nel libro elettronico Allonsanfan. Storie di un'altra
sinistra. Sempre in rete e' possibile leggere una sua raccolta di traduzioni
di lirici greci, ed altri suoi lavori di analisi (e lotta) politica e
culturale, giornalistici e letterari. Due ampi profili di Riccardo Orioles
sono in due libri di Nando Dalla Chiesa, Storie (Einaudi, Torino 1990), e
Storie eretiche di cittadini perbene (Einaudi, Torino 1999)]

Ventuno marzo: primavera, bella giornata per saltare la scuola e anche - fra
le altre cose - giorno della memoria per le vittime dei mafiosi.
Ma a me la parola "vittime" non e' mai piaciuta: quasi tutti quelli che sono
stati uccisi in realta' non sono stati vittime impotenti, ma hanno lottato
coraggiosamente contro il potere mafioso. Perche' e' stata una lotta, ed e'
una lotta tuttora. Commemoriamo quanto ci pare e piace, magari con sindaci e
presidenti, ma non rassegnamoci a niente: lottiamo.
Percio' vorrei farti leggere 'sta roba di venti anni fa. Fabio (l'autore del
primo volantino) ora e' uno grande, ma a quell'epoca era un ragazzo come te.
Ce n'erano un sacco cosi', in Sicilia e altrove.
Questo numero della "Catena" e' dedicato a loro, ai militanti antimafiosi.
*
"SicilianiGiovani". Volantino per un'assemblea (primavera '84)
Anche se non ti promettiamo ricchi premi e cotillons vale ugualmente la pena
che tu legga questo volantino e per dei motivi, ne converrai, piu' che seri:
tanto per cominciare e' gratis e non e' un pretesto per venderti
un'enciclopedia; poi perche' e' stato fatto per te, e da ragazzi uguali a
te, piu' o meno intelligenti, piu' o meno incavolati, insomma gente come te.
Vogliamo proporti una nuova idea da realizzare insieme: "SicilianiGiovani",
un mezzo di espressione libero e moderno a disposizione di chiunque voglia
dire qualcosa, non il primo della classe, ne' quelli che salgono sempre in
cattedra. Infatti non ci interessa il letterato, l'artista, il politicante,
ma tutti quelli che vogliono scrivere, raccontare, disegnare, fotografare
anche solo partecipare a qualcosa, esserci, sentirsi vivi e protagonisti,
non solo complici della propria vita. E' una possibilita' di opporci a
un'esistenza grigia che scorre per inerzia, alla solitudine, alla
rassegnazione inutile (ci dicono di non rompere le scatole e starci zitti, e
noi ci stiamo? No).
Non dormirci su ancora, vieni se hai qualcosa da dire, da raccontare.
Fabio
Via Reclusorio del Lume (vicino piazza S. Domenico), Facolta' di scienze
politiche, Aula A
*
"SicilianiGiovani". Il coraggio di lottare
Caro Salvatore (o Antonio o Vincenzo o Roberto, o come diavolo ti chiami),
come vedi, io non so nemmeno il tuo nome (forse ci saremo visti qualche
volta, in un treno di pendolari o in una discoteca, ma naturalmente senza
farci caso) e non so nemmeno che tipo sei, se tipo "ragazzino perbene"
oppure tipo punk (a me personalmente piacerebbe di piu' cosi', ma questo e'
solo una cosa mia personale). Non so neppure che cosa stai facendo in questo
momento, forse hai trovato il giornale per caso e siccome ora c'e' una
lezione noiosa te lo leggi sottobanco tanto per passare il tempo; o forse
sei sull'autobus o forse da qualche parte con i tuoi amici (neanche tu sai
granche' di me: bene, sono un giornalista dei "Siciliani", ho qualche anno
piu' di te ma non molti, sono triste perche' mi hanno ammazzato un amico, ho
anche la paranoia che lo facciano pure a me e ne ho paura perche' non sono
particolarmente coraggioso. Non sono affatto un grande giornalista anzi sono
alle prese con problemi molto piu' grandi di me). L'importante comunque e'
che tu capisca che io in questo momento non sto parlando al Ragazzo
Impegnato, non sto facendo il discorso "simbolico" per dire che in realta'
faccio appello a tutti quelli che ecc. ecc. No, io sto parlando proprio a te
personalmente, perche' ho bisogno di aiuto e non mi fido delle persone
importanti. Ho bisogno invece della gente "comune", quella come te (e come
me).
Parliamoci chiaro: io non credo affatto che tu sia particolarmente
interessato a tutte queste cose. L'altra volta, anzi, quando c'e' stata
l'assemblea Contro-La-Mafia (ci sara' stata anche nella tua scuola) tu per
un po' sei stato ad ascoltare tutto quello che dicevano i professori e i
tuoi compagni piu' "politici" poi, semplicemente, ti sei annoiato e te ne
sei andato. Siccome era una bella giornata, spero che tu te ne sia anche
andato in villa con la tua ragazza.
Tutto questo mi va benissimo. Io non credo molto alle parole, e credo che
ognuno debba fare cio' che sente e non quello che dicono gli altri.
Pero'. vedi, c'e' un trucco. Gli altri - cioe' le persone importanti, i
professori, i "politici" - partono da un punto di vista, e cioe' che loro
sanno tutto mentre tu non sai un bel niente. E che quindi debbono essere
loro a dirti cosa fare. Tanto, tu sei "qualunquista", uno che se ne frega
delle Cose Serie, che pensa solo a farsi la canna e ad andare in discoteca
(i giornalisti come me, invece, sono "i ragazzi di Fava", bravi ragazzi
certo, ma un po' troppo arrabbiati e un po' fessi...).
Invece non e' cosi'. Tu sai un sacco di cose, solo che non le dici nel loro
linguaggio, o non le dici affatto. Pero' le sai.
Per esempio sai che la tua vita non e' affatto una gran bella vita, che ti
annoi: questo non e' affatto qualunquismo, e' la tua vita. Non c'e' bisogno
di parole difficili per dirlo. E sai pure che non ti va di continuare cosi'
e che intanto devi continuare lo stesso perche' non c'e' altro da fare, Sai
che, nonostante tutte le belle parole, nessuno ti puo' aiutare a far
qualcosa perche' in realta' a nessuno gliene frega veramente molto di te:
Sai anche altre cose, per esempio che fra un paio d'anni resterai
disoccupato come il novanta per cento dei tuoi amici, che fra i tuoi amici
ce n'e' sicuramente qualcuno che si buca, che tu ancora sei fra i piu'
fortunati perche' sei - probabilmente - uno studente e non uno scippatore o
un marchettaro (e se lo sei, il discorso vale anche per te). Sai un sacco di
cose serie, insomma, ma tu stesso non ti accorgi nemmeno di saperle (non
solo gli altri ti considerano un "qualunquista": sono riusciti a convincere
anche te che lo sei), e percio' non contano niente, non pesano. E percio'
quelli che sanno parlare continuano a comandare loro, indisturbati: tanto,
tu non conti...
Questo e' il trucco. Se tu ti rendessi conto di quanto sia importante - e,
ma in una maniera del tutto nuova, anche "politico" - anche andare in villa
con la ragazza, cercare di fare quello che ti piace, vivere la tua vita come
vorresti tu, tutto quanto cambierebbe. C'e' stato un onorevole che, poche
ore dopo che hanno ammazzato quel mio amico, e' venuto fuori con aria
arrogante - "la mafia non c'e', ha detto in sostanza, fatevi gli affari
vostri!" - a minacciarci. Bene, quell'onorevole in realta' e' un debole, e'
un isolato, perche' non ha nessunissima idea della vita reale, della gente
vera: al massimo, puo' fare qualche danno ora, per il potere che ha. Noi
invece - tu ed io - siamo molto forti e gli possiamo ridere in faccia
perche' la vita (la vita di ogni giorno, quella normale, la nostra) la
conosciamo, ci siamo dentro, sappiamo che cos'e'; ci mancano solo le parole,
ma le troveremo (e non saranno mai grandi parole, grandi ideali, faccende da
politici: ma parole comuni, normali, quelle della vita di ogni giorno).
Allora, adesso ti faccio la mia proposta. Lasciamo perdere se hai la
cravatta o l'orecchino (io, ripeto, preferirei l'orecchino: ma e' questione
di gusti, ognuno ha i suoi). Queste sono cose secondarie. La cosa importante
e' che tu vuoi vivere la tua vita, e che ti sei scocciato di quella che ti
danno. Come me. Allora dammi una mano.
Parole non me ne servono, mi servono poche cose da fare. Poche, ma da farle
sul serio, perche' noi due - tu, ed io - siamo gente seria, non politicanti.
Andare in villa con la ragazza e' una cosa seria, e anche fare questo
giornale e' una cosa seria. Solo i bei discorsi non sono una cosa seria.
*
"SicilianiGiovani". Un altro volantino
"Siciliani/giovani" ha una "politica" molto semplice e chiara, e cioe':
primo, schierarsi apertamente contro la mafia; secondo, affrontare
liberamente tutti i problemi dei giovani. Quanto alla politica ufficiale,
quella dei partiti, non siamo ne' favorevoli ne' contrari. Semplicemente,
non e' il nostro campo; chi vuole affrontarlo, puo' farlo anche da solo (del
resto ci sembra che in questo momento la lotta alla mafia e per una migliore
condizione di vita dei giovani siano la cosa fondamentale, senza la quale
tutto il resto e' poesia).
Ma allora a che serve Siciliani/giovani?
A dare la parola alla gente, a fare parlare i ragazzi in prima persona,
direttamente e senza bisogno di nessuno. E quindi a farli contare nella
societa'. Noi non siamo qualunquisti, non diciamo che tutto e' uguale e che
non vale la pena di far niente. Pero' non siamo nemmeno ideologici, vogliamo
imparare dalla realta' e dalla gente e non dai professionisti della
politica.
In tutto questo cosa c'entrano "I Siciliani"?
"I Siciliani" da soli possono riuscire a denunciare la mafia, ma non a
creare una mentalita' antimafiosa. Non si tratta solo di distruggere la
mafia, ma anche di costruire qualcos'altro. Questo qualcos'altro non lo
possiamo inventare a freddo, ma deve venire dalla gente, e specialmente dai
giovani, liberamente e senza prediche inutili. Si tratta di sviluppare al
massimo grado la creativita' di ciascuno, perche' ciascuno e' in grado di
contribuire e d'altra parte nessuno oggi e' in grado di costruire qualcosa
di buono da solo. Si tratta in sostanza di capire come si puo' fare a vivere
meglio, non nelle grandi teorie, ma nella realta' di ogni giorno.
Ma questo e' un giornale o un'organizzazione?
Non lo sappiamo ancora, probabilmente puo' diventare l'uno e l'altra. Ma
attenzione: un giornale di tipo nuovo, e cioe' assolutamente libero e fatto
dalla base; e un'organizzazione di tipo nuovo, senza ideologie fisse e
soprattutto senza professionisti, ideologie e leaderini. Un'organizzazione
tutta da inventare.
E come si puo' fare a mettere in piedi questa organizzazione?
Non ne abbiamo la piu' pallida idea. A questo dobbiamo pensarci tutti,
strada facendo. Finora abbiamo i gruppi di lavoro su argomenti concreti e il
collegamento fra gente di varie scuole. Questo non e' venuto fuori perche'
l'ha detto qualcuno, ma semplicemente perche' erano il modo piu' semplice di
affrontare le cose da fare. Anche quando si trattera' di organizzarsi in
maniera piu' ampia, bisognera' continuare a seguire questo metodo, e cioe':
prima i problemi concreti: a secondo dei problemi, il tipo di
organizzazione, senza troppe teorie.
Si e' parlato pure di manifestazioni.
Una manifestazione seria si potrebbe fare, in tutta la Sicilia, per il
cinque gennaio: purche' non sia una semplice manifestazione ma un modo di
ricordare a tutti "tutti" i nostri problemi, da quelli della mafia a quelli
della vita quotidiana. Ma anche in questo caso, andiamoci per gradi: prima
bisogna che si sia d'accordo tutti e che si discuta fra tutti per tutto il
tempo che ci vuole.
Ma come facciamo a essere certi di non venire strumentalizzati?
Per quanto riguarda noi "Siciliani", non abbiamo interessi elettorali,
quindi il problema si pone solo fino a un certo punto. Quello che vogliamo
fare lo diciamo apertamente e chiaramente, e non crediamo che possa far
paura a nessuno che abbia un minimo di buonsenso. La parola "Siciliani"
appartiene a tutti, comunque la pensino su tutto il resto, purche' siano
d'accordo che bisogna eliminare la mafia. "I Siciliani" non e' un generale
che comanda, e' semplicemente una bandiera. Dove portarla, dipende da tutti
noi.
E gli altri?
Per gli altri, non possiamo farci niente. Ognuno ha il diritto di parlare, e
noi non possiamo censurare nessuno. Sta a noi ragionarci sopra, scegliere
fra le varie proposte e, in caso di contrasti, decidere in assemblea. C'e'
solo da ricordarci che, in ogni caso, le cose importanti non sono le grandi
parole ma i fatti concreti, anche se si notano poco.
*
"SicilianiGiovani". Noi e "loro"
C'e' un sacco di gente a cui non sta affatto bene che i ragazzi siciliani
stiano allegri, si divertano e cerchino di riprendersi in mano la propria
vita. Proviamo a fare qualche nome:
- i mafiosi come Santapaola, Ferlito e Ferrera, che "mantengono l'ordine"
(assieme ai vari colonnelli Licata) nei quartieri, ammazzando chi si ribella
o si fanno i miliardi con l'eroina;
- i politicanti come Aleppo e Drago, che da un lato danno i contributi ai
mafiosi e dall'altro dicono che "la mafia non esiste";
- i padroni come Rendo, Graci, Costanzo o Finocchiaro, che licenziano gli
operai, vanno a braccetto con i mafiosi e poi si infuriano se qualcuno gli
chiede da dove vengono tutti quei soldi;
- i giornali come "La Sicilia", che fanno casino quando trovano un ragazzo
con un po' di fumo, ma di fronte a mafiosi e cavalieri se ne stanno zitti.
La mafia non danneggia le persone importanti, ma va avanti sulla pelle di
tutti noi. Allora, ricordiamo quelli che hanno avuto il coraggio di lottare
contro la mafia, appoggiamo quelli che continuano a lottare ancora ma,
soprattutto, organizziamoci nella nostra vita quotidianamente per non subire
prepotenze da nessuno e per vivere come desideriamo noi, non come vogliono
gli altri.
E per cominciare, fra un mese tutti in piazza per il centro giovanile
autogestito. "Siciliani/Giovani"

4. LIBRI. LILIANA MORO PRESENTA "LE GUERRE DELL'ACQUA" DI VANDANA SHIVA
[Dal sito www.universitadelledonne.it riprendiamo questa recensione del
libro di Vandana Shiva, Le guerre dell'acqua, Feltrinelli, Milano 2003.
Liliana Moro (per contatti: mor.li at libero.it), insegnante di italiano e
storia, fa parte della Societa' Italiana delle Storiche e collabora con la
Libera Universita' delle Donne come docente. Si occupa di storia
dell'istruzione e di storia della scienza e collabora con la rivista "Il
paese delle donne". Opere di Liliana Moro: AA. VV., Profumi di donne, Cuen,
1997; con Sara Sesti, Donne di scienza. 55 biografie dall'antichita' al
duemila, Pristem - Universita' Bocconi, seconda edizione 2002. E' una delle
webmaster del sito dell'Universita' delle donne, e cura in particolare le
rubriche Storia, Guerra, Pensiamoci e l'Agenda.
Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, direttrice di importanti
istituti di ricerca e docente nelle istituzioni universitarie delle Nazioni
Unite, impegnata non solo come studiosa ma anche come militante nella difesa
dell'ambiente e delle culture native, e' oggi tra i principali punti di
riferimento dei movimenti ecologisti, femministi, di liberazione dei popoli,
di opposizione a modelli di sviluppo oppressivi e distruttivi, e di denuncia
di operazioni e programmi scientifico-industriali dagli esiti
pericolosissimi. Tra le opere di Vandana Shiva: Sopravvivere allo sviluppo,
Isedi, Torino 1990; Monocolture della mente, Bollati Boringhieri, Torino
1995; Biopirateria, Cuen, Napoli 1999, 2001; Vacche sacre e mucche pazze,
DeriveApprodi, Roma 2001; Terra madre, Utet, Torino 2002 (edizione riveduta
di Sopravvivere allo sviluppo); Il mondo sotto brevetto, Feltrinelli, Milano
2002. Le guerre dell'acqua, Feltrinelli, Milano 2003]

La guerra, che ci circonda da molti lati, ha imprevedibili radici: per
scoprirne alcune e' estremamente utile la lettura dell'ultimo libro di
Vandana Shiva: Le guerre dell'acqua.
Si tratta di un'analisi che la scienziata indiana ha condotto su un elemento
chiave dell'economia e della vita del pianeta, l'acqua, che e' stata ed e'
tuttora causa di conflitti piu' o meno espliciti. Se il rapporto
guerre-petrolio e' stato ampiamente indagato, meno ovvio risulta questo
legame tra gli strumenti di morte e un liquido che associamo normalmente
alla vita.
L'acqua e' una risorsa primordiale su cui si e' sviluppata un'antichissima
cultura di gestione collettiva per garantire la sopravvivenza di tutti,
soprattutto in quei luoghi, come l'India, in cui e' meno abbondante. Ora e'
divenuta oggetto di appropriazione capitalistica e la sua trasformazione in
merce non ne ha solo innalzato il prezzo, ne ha anche prodotto la scarsita'.
Molti conflitti tra popoli e fra stati sono sorti da una logica di possesso
invece che di condivisione: nel Punjab come in Palestina. Tra Egitto e
Etiopia ci sono tensioni per l'uso delle acque del Nilo, e per quelle del
Tigri e dell'Eufrate sono in conflitto Turchia, Siria ed Iraq.
I dati forniti da Vandana Shiva contraddicono un diffuso convincimento:
quello che l'innovazione tecnologica produca miglioramenti nello
sfruttamento delle risorse idriche. "In India, proprio quando si e' iniziato
a investire capitali nei progetti idrici, sempre piu' villaggi hanno visto
diminuire le riserve d'acqua". Di fatto gli interventi del governo indiano
nei villaggi con problemi di scarsita' idrica esistono ormai da 22 anni ma
hanno migliorato la condizione solo di 25 villaggi. Un fallimento di tal
genere nasce dalla fiducia nelle tecnologie importate dal cosiddetto
Occidente: sono stati scavati pozzi profondi da cui e' stata estratta acqua
in grandi quantita': tutto bene, quindi. Ma le riserve profonde, sotterranee
abbisognano di molti anni per ricostruirsi e ora intere regioni sono
divenute completamente aride. In che consiste il vantaggio economico di
queste iniziative? Se c'e', indubbiamente non riguarda le popolazioni
rurali.
Qualcosa di analogo avviene per le dighe, e Vandana ci narra come questo
problema non sia limitato all'India e ai paesi del sud del mondo: gia' da
fine '800 coinvolse gravemente l'Ovest degli Stati Uniti dove si sviluppo'
un conflitto, anche guerreggiato, attorno alla costruzione di acquedotti e
dighe sul fiume Colorado.
Attualmente la costruzione di dighe gigantesche sui principali fiumi del
mondo comporta l'evacuazione di milioni di persone, spostate sovente a
grandi distanze dalle valli che devono essere sommerse. Questi cittadini
perdono il loro paese, le tradizioni, gli antenati e non beneficeranno mai
dell'acqua dei nuovi bacini. I costi sociali ed economici sono giganteschi e
gli stati coinvolti non sono in grado di sostenerli, quindi vengono per lo
piu' finanziati dalla Banca Mondiale.
Chi ha partecipato direttamente ad alcuni progetti ha constatato che "i
costi ecologici e sociali superavano di gran lunga i benefici. In linea di
massima, i vantaggi venivano enormemente gonfiati per adeguarsi alla logica
degli utili sul capitale investito dalla Banca mondiale".
Questa e' una forma di violenza: "Il fatto che al di la' dello stato e del
mercato esistano comunita' di persone in carne e ossa con bisogni concreti
e' qualcosa che, nella corsa alla privatizzazione, viene spesso
dimenticata".
Attraverso l'analisi dettagliata di casi concreti, la Shiva mostra come la
centralizzazione delle decisioni per attuare i progetti delle grandi imprese
esclude i diretti interessati e conduce alla negazione della democrazia.
Cosi' cresce l'insicurezza e il fondamentalismo.
Citando Gandhi, Vandana Shiva ci ammonisce che "La  terra ha abbastanza per
le necessita' di tutti, ma non per l'avidita' di pochi".

5. LIBRI. GIORGIO RIMONDI PRESENTA "UNA FILOSOFA INNAMORATA" DI ANNAROSA
BUTTARELLI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 marzo 2005, che lo riprende dal n. 3
dalla bella rivista telematica "Per amore del mondo" (disponibile nel sito
www.diotimafilosofe.it).
Giorgio Rimondi vive e lavora a Ferrara e si occupa principalmente di musica
e letteratura.
Annarosa Buttarelli fa parte della comunita' filosofica di "Diotima",
collabora con il dipartimento di filosofia dell'Universita' di Verona, ha
scritto saggi pubblicati all'interno di volumi curati da Diotima (Oltre
l'uguaglianza, La sapienza di partire da se', La rivoluzione inattesa); ha
dedicato vari saggi alla filosofa spagnola Maria Zambrano; e' impegnata nel
pensiero e nella politica della differenza. Opere di Annarosa Buttarelli:
Donne e divino, S.C.C., Mantova 1992; in Diotima, Oltre l'uguaglianza,
Liguori, Napoli 1995; in Diotima, La sapienza di partire da se', Liguori,
Napoli 1996; in Diotima, La rivoluzione inattesa, Nuova pratiche, Milano
1997; con Luisa Muraro e Liliana Rampello, Duemilaeuna. Donne che cambiano
l'Italia, Nuove Pratiche, Milano 2000; con Laura Boella, Per amore di altro.
L'empatia a partire da Edith Stein, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000;
Una filosofa innamorata, Bruno Mondadori, Milano 2004.
Maria Zambrano, insigne pensatrice spagnola (1904-1991), allieva di Ortega y
Gasset, antifranchista, visse a lungo in esilio. Tra le sue opere tradotte
in italiano cfr. almeno: Spagna: pensiero, poesia e una citta', Vallecchi,
Firenze 1964; I sogni e il tempo, De Luca, Roma 1964; Chiari del bosco,
Feltrinelli, Milano 1991; I beati, Feltrinelli, Milano 1992; La tomba di
Antigone. Diotima di Mantinea, La Tartaruga, Milano 1995; Verso un sapere
dell'anima, Cortina, Milano 1996; La confessione come genere letterario,
Bruno Mondadori, Milano 1997; All'ombra del dio sconosciuto. Antigone,
Eloisa, Diotima, Nuova Pratiche Editrice, Milano 1997; Seneca, Bruno
Mondadori, Milano 1998; Filosofia e poesia, Pendragon, Bologna 1998.
L'agonia dell'Europa, Marsilio, Venezia 1999. Dell'aurora, Marietti, Genova
2000; Delirio e destino, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000; Persona e
democrazia. La storia sacrificale, Bruno Mondadori, Milano 2000; L' uomo e
il divino, Edizioni Lavoro, Roma 2001; Le parole del ritorno, Citta' Nuova,
Roma 2003. Opere su Maria Zambrano: un buon punto di partenza e' il volume
monografico Maria Zambrano, pensatrice in esilio, "Aut aut" n. 279,
maggio-giugno 1997, e il recente libro di Annarosa Buttarelli, Una filosofa
innamorata. Maria Zambrano e i suoi insegnamenti, Bruno Mondadori, Milano
2004]

Chi scorresse l'indice del libro di Annarosa Buttarelli (Una filosofa
innamorata. Maria Zambrano e i suoi insegnamenti, Bruno Mondadori) dopo
essersi soffermato sul titolo, che facendo dell'innamoramento una qualita'
filosofica suona quasi una provocazione, proverebbe un supplemento di
inquietudine di fronte ai termini che caratterizzano il contenuto dei
capitoli: non solo perche' appaiono marginali rispetto a una accreditata
tradizione di pensiero, ma in quanto solitamente ritenuti estranei alla
possibilita' stessa di una trattazione scientifica.
La serie, incompleta ma significativa, di eredita' (filosofica),
trasformazione, empatia, invisibile, amore, disegna infatti il tracciato di
un progressivo allontanamento dagli ambiti della riflessione occidentale,
non fosse altro perche' l'eredita' filosofica (prima della serie) si
costituisce come lascito di un sapere duale, dunque separativo, mentre
l'amore (ultimo della serie), come si sa vive di contraddizioni.
Certamente l'amore appartiene alla nostra esperienza e alla nostra
riflessione, come testimonia la persistenza del "discorso d'amore" nel
lavoro di poeti, romanzieri e trattatisti. Ma, per l'appunto, questo
discorso si rivela assai problematico. Sia quando tende a scomporre la
presunta unita' dell'Io, a drammatizzare un gioco delle parti che ce lo
rappresenta come dolente e frammentato: da Cavalcanti a Barthes; sia quando,
viceversa e specularmente, mira a un'improbabile fusione unificante, alla
sintesi del due-in-uno e dunque al misconoscimento della differenza: come
nella tradizione del pensiero cristiano, consegnata all'idea dell'amore
agapico, e successivamente in quella del Romanticismo, catturata nelle
voluttuose spire dell'amour-passion.
La provocazione, se tale si puo' considerare, di un testo dedicato a una
"filosofa innamorata" sta dunque prima di tutto nella volonta' di tenere
insieme i (presunti) contrari, nel tentativo di abitare l'aporia -
coerentemente alla pratica del pensiero della differenza sessuale cui fa
riferimento Buttarelli -, e secondariamente nell'insistere (ritornare?) sul
concetto d'amore come motore della vita e del sapere.
In un'ottica maschile, mi sembra esattamente questo concentrarsi su un
concetto pur cosi' evidente, nella sua varieta' fenomenologica, a
trasformarlo nella fonte di un'inquietudine analoga a quella del
"perturbante" freudiano-lacaniano, quel perturbante che permette alla
struttura di funzionare solo restando celato, poiche' laddove appare - in
questo caso perche' apertamente convocato - produce un'immediata alterazione
delle coordinate soggettive, un vacillamento dell'essere. Ineffabile ma
sostanzialmente aconcettuale, l'esperienza d'amore per gli uomini resta
infatti uno spazio vuoto, che malvolentieri si accetta di attraversare
limitandosi semmai a evocarla metaforicamente. Forse perche' un'oscura
consapevolezza suggerisce che essa, esattamente come il perturbante, se
affrontata nella sua verita' trasformatrice ci lascia annichiliti e come
trasparenti a noi stessi, costringendoci a rimettere in questione il nostro
rapporto primordiale con la conoscenza.
Troppo vicino al cuore segreto dell'identita', fino a sovrapporvisi e
rappresentarla, nel discorso maschile l'amore occupa forse il posto del
rimosso che non deve ritornare, pena il sorgere dell'angoscia. E allora gli
si preferisce il tema dell'amicizia, sul quale si e' costruita una lunga
tradizione di pensiero. Tradizione che ha inquadrato l'amicizia nei recinti
di una Stimmung storicamente non priva di ambiguita' ma dal profilo
peculiarmente virile, quindi pacificante, e soprattutto in grado di tenere
separati l'Io e l'Altro: in nome della sostanziale dissimmetria dei rapporti
umani e nel contesto di una affinita' intellettuale prima ancora che
emotiva, in cui distanza e presenza trovano un loro miracoloso ancorche'
precario equilibrio.
Pur con qualche distinguo, allora, questa amicizia sembrerebbe abbastanza
prossima a quell'empatia (mediana nella serie) cui Buttarelli rimanda
esplicitamente, definendola come uno "stare in compresenza amorosa con
l'altro". Tanto piu' se questa compresenza consente a un rapporto non
fusionale, mantiene insomma quella minima distanza in grado di mettere il
simbolico maschile al riparo da perturbanti identificazioni.
Se non che non si parla di amicizia nel libro di Buttarelli, ma in linea con
gli insegnamenti di Maria Zambrano ancora e sempre di amore e della sua
valenza trasformativa. Di un amore che viene di lontano e precede la
filosofia, che implica la capacita' di sostenere la presenza dell'altro ma
anche la sua mancanza, ovvero che impone di sperimentare la mancanza
radicale che costituisce l'indispensabile requisito per imparare ad
ascoltare, dunque a trasformarsi.
Ancora una volta, siamo fuori dalla tradizione. Siamo in presenza di un'idea
della critica (filosofica) che nulla ha a che fare con il commento, il
rispetto dei codici, il dispiegamento dei dati, una critica che ricerca la
propria salvezza, cioe' la propria "salute", nell'evidenza di un sentire che
nulla deve alla vocazione tassidermica di certa filosofia e filologia.
Scriveva Galeno che il buon medico e' sempre filosofo. E aveva ragione,
ancorche' il suo viatico abbia consentito lo sviluppo di due percorsi
concettuali inquietanti e paralleli: quello di una scienza medica che nasce
dallo studio dei cadaveri, che trova il proprio oggetto nella raggelata
fissita' dei corpi morti e, nulla intendendo del divenire dei corpi viventi,
tende a farsi prescrittiva; quello di una scienza filosofica che si
struttura in episteme per negare la radice umana dell'esperienza,
organizzando un sapere razionale e cumulativo di cui si fanno zelanti
custodi le accademie di ogni tempo. Sicche' entrambi, medico e filosofo,
condividono la stessa catastale esigenza di ordine, lo stesso mortifero
desiderio di sistematizzare il reale.
E tuttavia Maria Zambrano, suggerisce Buttarelli, come accade agli sciamani
di certi popoli da noi considerati primitivi, crede che la mediazione del
linguaggio operi positivamente solo quando si collega a una qualita' quasi
magica del sentire, e che la scrittura sia il giusto strumento che consente
di pensare questo sentire. La scrittura dunque non consiste tanto
nell'abilita' di dar forma all'informe (per produrre magari il proprio
capo-lavoro, irrigidita autonomia di una forma senza divenire), come
sostiene un'opinione diffusa, quanto nella possibilita' di de-lirare (nel
senso etimologico di uscire dal solco) come pratica di una trasformazione
che sta piu' dalla parte dell'informe che della forma: poiche' cerca le aree
di transizione, le zone di vicinanza e indistinzione e, soprattutto, le
possibilita' di relazione che ne derivano. Per esempio fra poesia e
filosofia, visibile e invisibile, magari transitando per la porta del sogno,
tema cui Zambrano ha dedicato parte della sua riflessione ma che non trova
ospitalita' nel libro di Buttarelli, poiche' la studiosa italiana ritiene di
non aver ancora trovato le giuste mediazioni per affrontare il "registro
iniziatico e onirico" che caratterizza il pensiero della filosofa andalusa.
Rinuncia, ormai lo sappiamo, da leggersi come sincero atto d'amore,
quell'amore che sopporta la mancanza e mantiene la differenza affinche' il
dialogo continui (e prima ancora si instauri) senza tramutarsi in monologo.
Questa scelta ovviamente prolunga la nostra attesa, ma sostiene anche il
nostro desiderio. Desiderio di quanti, lettori amici o innamorati, come
terzi nella relazione si sentono chiamati a testimoniare del senso (e del
valore) di questo libro senza necessariamente con-fondersi con esso.

6. PROFILI. ANNARITA BUTTAFUOCO, UNA STORICA DEL FEMMINISMO TRA TEORIA E
PRASSI
[Dal sito www.antrodellasibilla.it riprendiamo questa scheda
biobibliografica su Annarita Buttafuoco (Cagliari 1951 - Arezzo 1999),
illustre storica ed indimenticabile animatrice di straordinarie esperienze
di cultura ed impegno civile]

Nata a Cagliari nel 1951, ha vissuto fino al 1970 all'Isola d'Elba.
Trasferitasi a Roma, si laurea nel 1974 con una tesi su Lineamenti
antropologici del Sanfedismo. Dall'autunno del 1974, inizia l'insegnamento
all'Universita' di Siena, sede di Arezzo; nel 1981 e' ricercatrice e nel
1992 diventa professore associato. Tiene innumerevoli conferenze e corsi in
moltissime citta' italiane e straniere. Organizzatrice dalle straordinarie
capacita', a Roma nel 1975 fonda assieme a Tilde Capomazza la rivista "DWF
(Donna, Woman, Femme)", che dirigera' poi dal 1978 al 1986. Dal 1991 al 1995
e' presidente della Societa' italiana delle storiche, nonche' promotrice
della Scuola estiva di storia delle donne. La scuola, istituita in
collaborazione con l'Universita' di Siena, organizza ogni anno due corsi
settimanali di women's studies presso la Certosa di Pontignano. Nel 1993
Annarita diventa presidente dell'Unione Femminile Nazionale, carica che
ricoprira' fino alla morte. Nel 1994 promuove la trasformazione del Centro
per gli studi del movimento di liberazione della donna in Italia in
Fondazione Elvira Badaracco e fonda gli Archivi riuniti delle donne, quale
"costola" dell'Unione femminile nazionale. Gli Archivi Riuniti costituiscono
uno strumento prezioso per valorizzare l'esperienza storica femminile nelle
sue diverse espressioni e per contribuire alla migliore conoscenza della
storia delle donne e dei processi che nel corso del tempo, in diverse
culture e societa', hanno presieduto alla formazione dell'identita' di
genere e alla struttura dei rapporti tra i sessi. A tal fine, l'associazione
compie un'opera di recupero, raccolta e tutela sia di interi fondi
archivistici, sia di singoli documenti provenienti da persone, famiglie,
associazioni, enti ed istituzioni varie. Annarita muore ad Arezzo, a soli
quarantotto anni, il 22 maggio 1999.
*
Opere di Annarita Buttafuoco
Le Mariuccine. Storia di un'istituzione laica. L'asilo Mariuccia, Milano,
Angeli, 1985; Sul movimento politico delle donne. Scritti inediti di Franca
Pieroni Bortolotti, Roma, Utopia, 1987; Cronache femminili: Temi e momenti
della stampa emancipazionista in Italia dall'unita' al fascismo, Siena,
Universita' di Siena, 1988; Svelamento. Sibilla Aleramo. Una biografia
intellettuale, Milano, Feltrinelli, 1988; Modi di essere. Studi,
riflessioni, interventi sulla cultura e la politica delle donne in onore di
Elvira Badaracco, raccolti da Annarita Buttafuoco, Bologna, Editoriale
Mongolfiera, 1991; A. Buttafuoco, C. Brezzi, Cosentino, Una bibliografia,
secoli XVIII-XX, Bibbiena, Distretto scolastico n. 29, 1991; Le origini
della Cassa nazionale di maternita', Siena, Universita' di Arezzo-Siena,
1992; Questioni di cittadinanza. Donne e diritti sociali nell'Italia
liberale, Siena, Protagon Editori Toscani, 1995; A. Buttafuoco, E. Baeri (a
cura di), Riguardarsi. Manifesti del movimento politico delle donne in
Italia, Siena, Protagon Editori Toscani, 1997.
*
Articoli di Annarita Buttafuoco
Appunti sul problema storico dell'inculturazione femminile: Note sul
Medioevo, in "DWF donna woman femme", 1975, n. 3, pp. 21-47; A. Buttafuoco,
U. Cerroni, Filosofia e storia: la dialettica degli affetti, in "DWF donna
woman femme", 1975, n. 3, pp. 141-159; A. Buttafuoco, E. Cornaro Foscarini,
Discorsi accademici: intorno agli studi delle donne, in "DWF donna woman
femme", 1975, n. 1, pp. 151-178; Il tempo ritrovato: Riflessioni sul
mestiere di storica, in "DWF donna woman femme", 1975, n. 1, pp. 37-47;
Eleonora Fonseca Pimentel: Una donna nella rivoluzione, in "Nuova DWF",
1977, n. 3, pp. 51-92; Un incontro con le autrici de "I mille volti di
Elena", in "Nuova DWF", 1978, n. 8, pp. 121-136; Uguaglianza, in M. D'Amato,
Y. Ergas, S. Piccone Stella (a cura di), Sociologia della famiglia.
Sull'emancipazione femminile, (Lessico politico delle donne, collana
coordinata da M. Fraire), Milano, Gulliver, 1979; Lavoro a domicilio e
sessualita': Materiali di una ricerca sul campo, in "Nuova DWF", 1979, n.
10-11, pp. 187-210; Condizione delle donne e movimento di emancipazione
femminile, in Storia della societa' italiana, Vol XX, L'Italia di Giolitti,
Milano, Teti, 1981; La storiografia femminista americana tra Women's culture
e Women's Politics, in "Societa' e storia", 1981, n. 4, pp. 943-965; Di
"madri" e di "sorelle". Frammenti su donne, femminismo, storiografia, in
"Nuova DWF", 1981, n. 15, pp. 89-104; A. Buttafuoco, G. Turnaturi, Molto si
e' detto e si dira': ... Quasi un editoriale, in "Nuova DWF", 1981, n. 16,
pp. 5-17; Dalla redazione dell''"Unione femminile" (1901-1905), in "Nuova
DWF", 1982, n. 21, pp. 101-141; A. Buttafuoco, R. De Longis, La stampa
politica delle donne dal 1861 al 1924. Repertorio-catalogo, in "Nuova DWF",
1982, n. 21, pp. 73-100; Ripensare la storia politica: Il sentimento della
politica, in "Nuova DWF", 1982, suppl. al n. 22, pp. 49-60; Cerco casa...,
in "Nuova DWF", 1982, n. 19/20, pp. 124-126; Sprezza chi ride: Politica e
cultura nei periodici del movimento di emancipazione in Italia, in "Nuova
DWF", 1982, n. 21, pp. 7-34; Per insofferenza di freno e per miseria:
Discole vagabonde e prostitute dell'Asilo Mariuccia (1902-1914), in
"Movimento operaio e socialista", 1983, n. 1, pp. 117-134; Amore proibito:
Ricerche americane sull'esistenza lesbica. Premessa di A. Buttafuoco, in
"Nuova DWF", 1985, n. 23/24, pp. 3-4; Solidarieta', emancipazionismo,
cooperazione. Dall'Associazione generale delle Operaie all'Unione femminile
nazionale, in L'audacia insolente. La cooperazione femminile 1886-1986,
Venezia, Marsilio, 1986: Il "tragico racconto": vita e avventure di Angela
B., prostituta, tra l'altro, in "Memoria", 1986, n. 17, pp. 117-132;
L'universo femminile tra subordinazione e emancipazione, in F. Della Peruta
(a cura di), Vita civile degli italiani: societa', economia, cultura
materiale. Citta', fabbriche e nuove culture alle soglie della societa' di
massa, 1850-1920, Milano, Electa, 1987; Franca Pieroni Bortolotti e la
storia del movimento di emancipazione femminile, in "Quaderni di storia
delle donne comuniste", 1987, numero monografico; La filantropia come
politica. Esperienze dell'emancipazionismo italiano nel Novecento, in L.
Ferrante, M. Palazzi, G. Pomata (a cura di), Ragnatele di rapporti:
Patronage e reti di relazioni nella storia delle donne, Torino, Rosenberg &
Sellier, 1988; Vite esemplari: Donne nuove di primo Novecento, in A.
Buttafuoco, M. Zancan (a cura di), Svelamento. Sibilla Aleramo: una
biografia intellettuale, Milano, Feltrinelli, 1988; Liberta', fraternita',
uguaglianza: per chi? Donne nella Rivoluzione francese, in A. M. Crispino (a
cura di), Esperienza storica femminile nell'eta' moderna e contemporanea,
Roma, Udi, 1988; Straniere in patria: Temi e momenti dell'emancipazione
femminile italiana dall'Unita' al fascismo, in A. M. Crispino (a cura di),
Esperienza storica femminile nell'eta' moderna e contemporanea, Roma, Udi,
1988; A. Buttafuoco L. Mariani, I volti di Messalina: Note sul rapporto tra
emancipazionismo femminile e teatro, in "Movimento operaio e socialista",
1988, n. 3, pp. 481-499; In servitu' regine. Educazione ed emancipazione
nella stampa politica femminile, in S. Soldani (a cura di), L'educazione
delle donne. Scuole e modelli di vita femminile nell'Italia dell'Ottocento,
Milano, Franco Angeli, 1989; Uno specchio dotato di memoria. Note su
fotografia e storia delle donne in margine alla mostra, in C. Colombo (a
cura di), Donna lombarda: Un secolo di vita femminile, Milano, Electa, 1989;
L'impegno al femminile. Cinque protagoniste fra politica e cultura, in "Il
Risorgimento. Rivista di storia del Risorgimento e storia contemporanea",
Comune di Milano "Amici del Rsorgimento", 1989; Una "filantropia politica":
Profilo di Nina Rignano Sullam, in "Il Risorgimento", 1989, giugno; Virtu'
civiche e virtu' domestiche. Letture del ruolo femminile nel triennio
rivoluzionario, in G. Benassati, L. Rossi (a cura di), L'Italia nella
Rivoluzione, Bologna, Grafis edizioni, 1990; Historia y memoria de si':
Feminismo y Teoria del Discurso, in G. Colaizzi (a cura di), Feminismo y
Teoria del discurso, Madrid, Ediciones Catedra, 1990; Storia di genere,
storia delle donne, in "L'informazione bibliografica", 1990, n. 4, pp.
597-607; Ottomarzo in archivio, in "Noi donne", 1990, n. 3, pp. 100-101; La
causa delle donne. Cittadinanza e genere nel triennio "giacobino" italiano,
in Modi di essere: Studi, riflessioni, interventi sulla cultura e la
politica delle donne in onora di Elvira Badaracco, raccolti da Annarita
Buttafuoco, Bologna, Editoriale Mongolfiera, 1991; Matherhood as a political
Strategy. The role of the Italian Women's Movement in the Creation of the
Cassa Nazionale di Maternita', in G. Book, P. Thane (a cura di), Maternity
and gender policies: women and the rise of the european welfare states,
1880s-1950s, Londra, Routledge, 1991; Femmes "nouvelles" et redemption del
prostitutees, l'exemple du refuge Mariuccia a' Milan, in E. Gubin (a cura
di), Norme et marginalites. Comportaments feminism aux XIXe-XXe siecles,
Universite' Libre de Bruxelles 1991; Vuoti di memoria: Sulla storiografia
politica delle donne in Italia, in "Memoria", 1991, n. 31, pp. 61-72; Vie
per la cittadinanza. Associazionismo politico femminile in Lombardia tra
Ottocento e Novecento, in Donna lombarda: 1860-1945 (introduzione di A.
Buttafuoco), Milano, Franco Angeli, 1992; Per un diritto. Coeducazione e
identita' femminile nell'emancipazionismo italiano tra Ottocento e
Novecento, in E. Beseghi, V. Telmon (a cura di), Educazione al femminile:
dalla parita' alla differenza, Firenze, La Nuova Italia, 1992; Tra
cittadinanza politica e cittadinanza sociale: Progetti ed esperienze del
movimento politico delle donne nell'Italia liberale, in G. Bonacchi, A.
Groppi (a cura di), Il dilemma della cittadinanza. Diritti e doveri delle
donne, Bari, Laterza, 1993; La politicita' della storia delle donne, in L.
Capobianco (a cura di), Donne tra memoria e storia, Napoli, Liguori, 1993;
Prefazione al libro: P. Montani, Educare gli educatori: la Scuola dei
genitori di Milano (1953-1962), Milano, Rosemberg Sellier, 1994; Prefazione
a Sandra Chimenti, in: P. Clemente (a cura di), Salvo buon fine, Siena,
Senese, 1997; Cittadine italiane al voto, in "Passato e presente", 1997, n.
40, pp. 5-11; Vite sulla carta: oggettivita', memoria e trasmissione
nell'archivio di Ersilia Majno, in "Bollettino I.R.R.S.A.E. Lombardia",
1994, supplemento al n. 45, dicembre 1998.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 880 del 26 marzo 2005

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