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Nonviolenza. Femminile plurale. 7



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 7 del 14 aprile 2005

In questo numero:
1. Nelly Sachs: E' l'ora planetaria dei fuggiaschi
2. Giovanna Boursier: La memoria di nonna Milka
3. Maria Luigia Casieri: L'azione di Emilia Ferreiro nel contesto
dell'alfabetizzazione come pratica di liberazione in America Latina. Una
premessa
4. Giovanna Providenti: Nella scrittura di Sabina Spielrein

1. POESIA E VERITA'. NELLY SACHS: E' L'ORA PLANETARIA DEI FUGGIASCHI
[Da AA. VV., L'altro sguardo, Mondadori, Milano 1996, 1999, p. 159
(traduzione di Ida Porena). Nelly Sachs, nata a Berlino nel 1891, scampata
alla Shoah rifugiandosi a Stoccolma nel 1940 con l'aiuto di Selma Lagerloef,
deceduta a Stoccolma nel 1970, e' stata una delle piu' alte voci poetiche
del Novecento; ricevette il premio Nobel per la letteratura nel 1966]

E' l'ora planetaria dei fuggiaschi
E' la fuga travolgente dei fuggiaschi
nella vertigine, la morte!

E' la caduta stellare dalla magica prigione
del focolare, del pane, della soglia.

E' il frutto nero della conoscenza,
angoscia! Spento sole d'amore
in fumo! E' il fiore della fretta
stillante sudore! Sono i cacciatori
fatti di nulla, solo di fuga.

Sono i cacciati, che portano nelle tombe
i loro mortali nascondigli.

E' la sabbia, atterrita,
con ghirlande di commiato.
E' la terra che s'affaccia all'aperto,
il suo respiro mozzato
nell'umilta' dell'aria.

2. MEMORIA. GIOVANNA BOURSIER: LA MEMORIA DI NONNA MILKA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 13 aprile 2005. Giovanna Boursier e' una
studiosa che ha dedicato particolare attenzione ed importanti ricerche alla
storia e alla cultura dei rom, ed allo sterminio nazista]

Milka ha 83 anni, l'espressione fiera e cammina incerta. Fa fatica quando
sale sul pulmino, ma la maschera con una domanda: "dove stiamo andando?".
E' quello che si chiedono molti qui, all'alba, nel campo nomadi di Foro
Boario, quartiere Testaccio di Roma, dove i rom si stanno svegliando. Mentre
qualcuno prepara il caffe' altri guardano stupiti il furgone sul quale c'e'
scritto "Osservatorio Nomade di Roma", anche se quasi tutti sanno che si
tratta di uno strano gruppo di artisti e amici che da qualche anno frequenta
questo luogo mettendo in relazione storie e persone diverse che oggi partono
insieme.
Quelli dell'Osservatorio usano la loro arte per creare spazi di
comunicazione e lo fanno soprattutto nei luoghi di confine, sul mare, lungo
i fiumi, nei campi sosta, perche', spiegano, "in un mondo occupato quasi
esclusivamente dalla solitudine mediatica e' soprattutto la' che le persone
si spostano con le loro vite e culture da raccontare e mettere a confronto".
Cosa che ormai avviene sempre piu' nella marginalita' in cui si muovono
masse di immigrati e nomadi.
Anche per questo Milka sale sul pulmino dell'Osservatorio che, intanto, si
riempie: ci sono Aldo, un altro rom, Osama, un operatore cinematografico
egiziano, Matteo, Silvia e Lorenzo. E qualcuno risponde subito a Milka:
"Stiamo andando ad Agnone". Lei sorride, guarda fuori dal finestrino e, con
l'aria di chi la sa lunga, dice: "Ma si', lo sapevo. Ci andiamo per
raccontare. Perche' io ci sono stata ad Agnone, tanto tempo fa. Ma allora
datemi un po' di soldi". Tutti ridono e finalmente si parte.
*
Internati ad Agnone
Agnone e' un paesino arroccato sulle montagne del Molise, a nord fra Isernia
e Campobasso, non molto conosciuto. Dovrebbe invece esserlo soprattutto per
la storia che si trascina dietro da piu' di mezzo secolo: perche' ad Agnone,
durante il fascismo, c'era uno dei tanti campi di internamento italiani. Un
campo in cui, almeno da un certo punto in poi, erano imprigionati soltanto
"zingari".
Mentre la storia ufficiale e' ancora lenta e ritarda a raccontarlo, lo fa
Milka scendendo dal furgone, con i suoi 83 anni e la sua fatica, davanti
all'ex convento di San Bernardino. Fa freddo, e' stanca perche' nel
frattempo ha gia' parlato per due ore a un centinaio di studenti
attentissimi, ma si incammina, decisa a ritrovare la memoria di quei luoghi
e di quei tempi. E si arrabbia subito perche' il cancello non e' piu' lo
stesso: "Non si entrava di qua, forse da la' dietro", dice al sindaco e al
professor Francesco Paolo Tanzi, che con le sue ricerche e i suoi studenti
ha ricostruito tutta la storia di Agnone in un libro. L'edificio, una specie
di cascinale fuori dal paese, a piu' di 800 metri d'altezza, adesso e' un
ricovero per anziane povere, prima e dopo la guerra era dei frati (ma il
vescovo non ebbe dubbi a cederlo ai fascisti), dal 1940 al 1943 campo di
concentramento. E, sicuramente a partire dalla seconda meta' del 1941,
c'erano rinchiusi solo rom e sinti di varie nazionalita': donne, uomini e
bambini.
Dai documenti finora ritrovati si capisce che nel luglio del 1942 erano
almeno 250 e che nel gennaio successivo era stata anche allestita una scuola
per i bambini rom o, come si legge, per la loro "educazione intellettuale e
religiosa" che doveva "toglierli dalle loro abitudini randagie e amorali".
"Io la scuola non me la ricordo", dice Milka un po' seccata, "pero' avevo
gia' 18 anni quando sono entrata qua dentro. Ero con mio marito e i miei
figli. E poi c'era tutta la famiglia, la mamma, mio padre, che e' morto
dalla fatica due mesi dopo che siamo usciti, il nonno e gli altri, zii e
cugini miei e di mio padre. Due sono morti, li hanno portati all'ospedale di
Isernia. Anche il nonno e' morto e il corpo non lo abbiamo piu' visto.
Insomma c'erano tutti i parenti stretti e poi altri rom. Eravamo piu' di
cento. Noi Goman stavamo al piano di sotto e i Bogdandi sopra. E quando
siamo arrivati molti erano gia' qui, dal Veneto. C'erano le guardie intorno
e non potevamo mai uscire. La mattina facevano l'appello, come succedeva in
Germania. Ma i nostri erano italiani. Pero' non chiedetemi che anno era, io
gli anni non me li ricordo. Ci sara' ben scritto. So che qui sono diventata
maggiorenne, ho compiuto 21 anni in questo posto, perche' allora mi hanno
dato il sussidio. Prima non me lo davano, mi davano qualcosa per il bambino
che avevo al seno, ma morivamo di fame. Mio marito andava in cucina a rubare
le bucce delle patate mentre quelli che avevano il sussidio qualche volta
uscivano a comprare qualcosa. Con due carabinieri, uno per parte. Compravano
anche dai contadini che venivano con le ceste di frutta. Ma noi non avevamo
soldi. La mattina ci davano il caffe' che era acqua e poi sempre la minestra
con le patate e la bieta. E con i vermi. Tutti i giorni c'erano i vermi,
verdi e grossi che mi viene ancora da vomitare. Ma dovevamo mangiare per non
morire. Ci davano 100 grammi di pane e la gente cascava per terra. Li ho
visti entrare come leoni e diventare scheletri. Un signore si metteva contro
il muro per non cadere. Era un omone, e' diventato come un pezzo di legno.
Cosi' ci avevano ridotto. Per fortuna non ci hanno fucilato anche se tanti
sono morti".
Milka sa che i rom non erano solo ad Agnone. C'erano altri campi di
internamento in Italia e c'erano altri prigionieri zingari: di sicuro, per
quanto se ne sa fino a oggi, erano rinchiusi a Ferramonti in Calabria, in
Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo,
altri due campi del Molise.
*
"Ci hanno preso in un prato"
In base a un ordine fascista del settembre 1940 i rom venivano rastrellati
nei loro accampamenti, portati in carcere e nei vari campi: "A noi ci hanno
preso in un prato vicino a Pisa - continua Milka - mi sembra fosse estate ma
non chiedetemi quando perche' se non ricordo bene io non dico niente.
Stavamo in quel prato, molti lavoravano il rame, anche mio marito. Eravamo
giovani, con i nostri figli, ma sono arrivati i carabinieri, e ci hanno
detto di lasciare tutto perche' ci portavano in un posto migliore. Ma ci
hanno portato con il treno fin quaggiu', hanno aperto il portone e ci hanno
buttato dentro. C'erano i letti di ferro, materassi vecchi e due coperte a
testa. E i pidocchi dappertutto che per me erano la cosa peggiore: li vedevi
anche sul pavimento, grossi, e ci toglievamo i pezzi di carne per grattarci.
A me e' venuta una malattia che avevo tutti i buchi sulla faccia. D'inverno
faceva molto freddo, non c'era il riscaldamento e l'umidita' era terribile.
Ti marcivano le ossa. Ancora adesso cammino male e questo me lo sono
guadagnato qua dentro".
Milka comincia a girare dentro l'edificio, cerca di ricordare e ritrovare la
sua stanza. Cammina traballante e con le mani sempre davanti. Non riesce ad
entrare, si aggrappa al braccio di chi le e' vicino, guarda restando sulle
porte e dice che ormai tutto e' diverso. "Le stanze - ripete - le stanze, le
stanze". Va verso un balcone ed esce: "Qui si veniva e guardavamo fuori.
Stavo qui e guardavo", sospira. Poi va verso il cortile: "Ecco la fontana,
questa e' rimasta uguale. Sono arrivata a vederla. Mi tremano le gambe come
una foglia". La fontana e' di ferro battuto, al centro del cortile. Milka si
siede per riposare un po'. E piange: "Per mio marito - dice - lui soffriva
piu' di me e dopo la guerra non e' mai stato bene. Il signore se l'e' preso
25 anni fa. Ma sai come piangevamo quando siamo usciti di qua? Io ci sono
stata tre anni ma eravamo tanti, non solo italiani, anche tedeschi,
jugoslavi e spagnoli, che la sera qualche volta suonavano. E' l'unico
ricordo bello. Il resto e' tutto buio. Un giorno sono arrivati i tedeschi,
hanno spalancato il portone. Per fortuna c'erano i Campos, madre e figlio,
che parlavano tedesco. Gli hanno raccontato come stavamo male e loro ci
hanno aperto e ci hanno lasciati uscire. Lo so che i tedeschi hanno fatto
male al mondo, l'ho visto alla televisione, eppure a noi ci hanno lasciato
andare, senza mitragliarci. Siamo fuggiti subito, come fanno i conigli
quando scappano dalle gabbie. Davvero - sorride - e' la santa verita'
davanti a Dio. Poi abbiamo ricominciato a girare e battere il rame, abbiamo
comprato un carrettino, anche un cavallino e siamo arrivati a Roma. Adesso
voglio essere pagata per quello che abbiamo sofferto. Ora che ci sono i
documenti c'e' scritto, non si puo' piu' dire che non e' vero".
Negli archivi della prefettura, infatti, il professor Tanzi ha trovato due
elenchi di rom internati e anche altri documenti che raccontano la storia di
Agnone. Milka chiede un risarcimento che le sarebbe dovuto. Come a tutti gli
ex internati, come per qualcuno e' stato fatto. Non per i rom, vittime
negate prima ancora che dimenticate.
*
Un riconoscimento
Un po' piu' tardi, nella sala del consiglio comunale, il sindaco di Agnone,
Gelsomino De Vita, area centrodestra, le chiede ufficialmente scusa. Dice:
"Io chiedo scusa a Milka, a Tomo Bogdan che era con lei e oggi e' rimasto a
Roma perche' sta male, al marito di Milka che non c'e' piu' e a tutti gli
altri rom internati qui nella nostra citta'. Ci sono silenzi che pesano sul
popolo di Agnone. Lo abbiamo capito tardi, ma oggi la cittadinanza vuole
chiedere scusa. Se accetti, Milka, io ti chiedo scusa". E lei: "Ma prego,
prego signor sindaco, non mi dica cosi', non faccia cosi'. Io le sono
riconoscente. Io pero' vivo in una roulotte che e' grande come questo
tavolo, con i buchi e non ho niente. Nemmeno la cittadinanza, solo il
permesso di soggiorno. Sono ancora straniera, dopo la prigionia e piu' di 60
anni in questo paese. E non ho mai staccato uno spillo da una siepe, anzi ho
tolto il pane dalla mia bocca per darlo agli altri. Qui ad Agnone sono stata
male e non si guarisce piu'. Vorrei una sistemazione e forse lei, signor
sindaco, puo' aiutarmi".
Milka chiede un posto dove vivere, e dice che con lei lo chiedono molti
altri rom. Il sindaco risponde che la aiutera' e le consegna un attestato:
oltre alle scuse c'e' scritto che e' cittadina d'onore. Lei, uscendo, dice
che non sa leggere, ma "mi ha fatto piacere vedere dove ho sofferto".
Nessuno ha parlato di fascismo e di responsabilita' politiche, ma almeno,
come voleva l'Osservatorio, qualcosa e' stato fatto mettendo insieme persone
e luoghi diversi, testimoni e documenti. Un atto di verita' unico e
importante per il nostro paese: il riconoscimento di una persecuzione che
diventa strumento di conoscenza contro l'indifferenza e i revisionismi. E le
scuse di una citta' a una donna rom che, con i suoi 83 anni, ha fatto un po'
meno fatica a risalire sul furgone per tornare a Roma. Almeno per una notte.
*
La persecuzione di rom e sinti in Italia
In Italia, tra il 1940 e il 1943 esistevano una cinquantina di campi di
internamento dove furono rinchiuse migliaia di persone che poi, spesso,
finirono nei lager nazisti. La ricerca sulla persecuzione e
sull'internamento di rom e sinti e' ancora molto trascurata in Italia, paese
che non vuole riconoscere le proprie complicita' con il nazismo e quindi le
proprie responsabilita' nella politica di sterminio. Ma sappiamo che l'11
settembre 1940 venne emanato un "ordine di internamento degli zingari": una
circolare del ministero degli interni che ordina rastrellamenti di zingari e
loro "concentramento" in tutto il paese "sotto rigorosa sorveglianza in
localita' adatte in ciascuna provincia".
Rom e sinti vennero imprigionati nelle carceri e in vari campi. I piu' noti,
oltre ad Agnone e Ferramonti (uno dei piu' grandi campi di concentramento
italiani, esistito dal 1941 al 1943), sono Boiano in Molise e Tossicia in
Abruzzo.
A Boiano i prigionieri erano alloggiati in un'ex fabbrica di tabacchi, in
condizioni cosi' inumane da indurre persino i fascisti locali a cercar di
trasferire i prigionieri altrove, tanto che verso la fine del 1941 il campo
venne chiuso e tutti i reclusi rom trasferiti ad Agnone.
Tossicia, che funziono' dall'ottobre 1940 al settembre 1943, era uno dei
campi peggiori. Gli internati vivevano ammassati in tre case e casa Mirti
era quella riservata agli zingari, in condizioni intollerabili: gli edifici
non avevano finestre, non c'era acqua e le fogne allagavano continuamente la
zona. Si sa poco di quel che successe dopo l'8 settembre 1943. In alcuni
casi i prigionieri riuscirono a scappare, diversi si unirono ai partigiani e
alla resistenza. In altri casi i prigionieri furono invece "passati" ai
nazisti.
Per questo e' bene riflettere anche sulle responsabilita' italiane nel
trasferimento e nella successiva eliminazione di rom e sinti nei campi di
sterminio. Da segnalare due testimonianze: una sopravvissuta al campo di
Bolzano (centro di raccolta per la deportazione nel Reich) che ricorda
"bambini zingari italiani che vivevano con le madri nell'unica baracca
femminile". E il sinto Vittorio Mayer che ricorda la sorella Edvige morta a
vent'anni nel campo di Bolzano: "Maledetta guerra! Ho sempre nel cuore
l'immagine di mia sorella, rinchiusa dietro i reticolati".

3. MATERIALI. MARIA LUIGIA CASIERI: L'AZIONE DI EMILIA FERREIRO NEL CONTESTO
DELL'ALFABETIZZAZIONE COME PRATICA DI LIBERAZIONE IN AMERICA LATINA. UNA
PREMESSA
[Da Maria Luigia Casieri, Il contributo di Emilia Ferreiro alla comprensione
dei processi di apprendimento della lingua scritta, Viterbo 2004, vol. I,
pp. 545-553.
Maria Luigia Casieri (per contatti: nbawac at tin.it), nata a Portici (Na) nel
1961, insegna nella scuola dell'infanzia ed e' una delle principali
animatrici del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo. Ha organizzato a
Viterbo insieme ad altri il "Tribunale per i diritti del malato"; assistente
sociale, ha svolto un'esperienza in Germania nell'ambito dei servizi di
assistenza per gli emigrati italiani; rientrata in Italia si e' impegnata
nel settore educativo; per dieci anni ha prestato servizio di volontariato
in una casa-famiglia per l'assistenza ai minori; dal 1987 e' insegnante di
ruolo nella scuola per l'infanzia; ha preso parte a varie iniziative di
pace, di solidarieta', per i diritti; ha tenuto relazioni a convegni e corsi
di aggiornamento, e contribuito a varie pubblicazioni. Opere di Maria Luigia
Casieri: Il contributo di Emilia Ferreiro alla comprensione dei processi di
apprendimento della lingua scritta, 5 voll., Viterbo 2004.
Emilia Ferreiro, argentina, docente in Messico, psicolinguista e
psicopedagogista illustre, e' una delle piu' grandi studiose viventi del
processi di alfabetizzazione; e' di fondamentale importanza il suo
contributo sul tema dell'apprendimento della lettura e della scrittura da
parte dei bambini. Tra le molte opere di Emilia Ferreiro si veda in primo
luogo l'ormai classico volume scritto in collaborazione con Ana Teberosky,
La costruzione della lingua scritta nel bambino, Giunti, Firenze 1985. Un
suo profilo e' nel n. 790 del 26 dicembre 2004 di questo notiziario]

Da Lev Tolstoj a Bertolt Brecht, da Virginia Woolf a Lorenzo Milani, comune
e' l'esortazione appassionata ai soggetti oppressi affinche' si
impadroniscano del linguaggio e del sapere, in cio' individuando una
decisiva modalita' di lotta per l'affermazione della dignita' propria e
degli esseri umani tutti, nell'impegno educativo ed autoeducativo cogliendo
una fondamentale prassi di solidarieta' e di liberazione.
L'impegno educativo, e particolarmente l'azione alfabetizzatrice,
costituisce nell'autocoscienza popolare in America Latina un compito
politico di primaria importanza. Anche alla luce delle peculiari vicende
storiche e culturali del continente, a partire dal trauma dell'invasione e
della conquista da parte delle potenze militari europee, e lungo cinque
secoli segnati sia da oppressioni e scontri di terribile durezza, sia anche
da incontri di grande fecondita', da esperienze straordinariamente creative.
Per secoli le popolazioni e le culture latinoamericane sono state vittima di
processi di denegazione, di riduzione a mero oggetto dell'altrui sguardo e
dominio; allo sfruttamento economico, all'oppressione politica, alla
violenza militare, si e' unito il reiterato e virulento tentativo di
cancellazione culturale, di assoggettamento ideologico, di colonizzazione
fin delle coscienze.
Di contro alla violenza del potere coloniale, imperialista, dittatoriale, si
sono date grandi esperienze di resistenza e di liberazione, e tradizioni di
pensiero ed azione di straordinario valore (1).
*
A proposito di Paulo Freire
Come e' possibile evincere dai brevi cenni che precedono queste righe, la
pratica e la riflessione sull'alfabetizzazione, e particolarmente
l'alfabetizzazione degli adulti, in America Latina si e' strettamente
intrecciata alle teorie e alle pratiche di liberazione, alle lotte popolari
contro rapporti di produzione e di proprieta' particolarmente iniqui e
regimi politici autoritari e sovente dittatoriali, legati a forme di
dominazione particolarmente violente (dalla colonizzazione
all'imperialismo).
Cosi' come la difesa della pluralita' delle tradizioni linguistiche si e'
fin dal periodo della Conquista intrecciata alla difesa delle culture
native, di contro alla violenza coloniale e successivamente neocoloniale.
Alcune grandi opere letterarie danno conto di questo decisivo motivo
dell'identita' latinoamericana (ad esempio alcuni libri di Arguedas (2),
Asturias (3), Galeano (4)) ma anche una rilevante saggistica storiografica,
antropologica, politica, ed alcune grandi figure di testimoni della lotta
per la dignita' umana come ad esempio Rigoberta Menchu' (5).
Dell'educazione come pratica di liberazione la figura latinoamericana
novecentesca piu' nota e' quella di Paulo Freire (6).
Il nome di Paulo Freire e' quasi un simbolo, e con Paulo Freire Emilia
Ferreiro condivide scelte di fondo e un impegno incessante a favore
dell'alfabetizzazione, come diritto di democrazia, di civilta', di umanita'.
Come diritto dunque e pertanto inalienabile, non come opportunita', non come
privilegio. Come diritto e quindi come dovere dei governi degli Stati e
degli organismi internazionali, dei centri decisionali dell'economia, dovere
assunto non in funzione dell'utilita' e delle esigenze del mercato e del
lavoro e della produzione, ma dovere derivante dall'esistenza inalienabile
del diritto.
Credere che sia possibile l'esercizio della democrazia senza che sia stato
garantito il diritto ad un alto profilo di alfabetizzazione alla cultura
scritta e' illusorio quanto ipocrita.
Lo conferma, se fosse necessario, il nostro don Milani quando affermava che
non si possono fare parti uguali tra disuguali.
La peculiarita' di Emilia Ferreiro rispetto all'opera di Paulo Freire sta
nell'aver privilegiato una prospettiva di ricerca che ha dato voce ai
bambini e agli analfabeti per la prima volta con lo scopo di capire da loro
cosa non funzionasse nel processo di alfabetizzazione universalmente
diffuso, basato sui noti metodi di insegnamento, e che non a caso produceva
dati statistici non uniformemente diffusi, ma che drammaticamente si
correlavano con i dati della poverta'.
In effetti ignorando quali fossero i processi di apprendimento e quali le
difficolta' incontrate dai soggetti che apprendono capitava che la scuola,
cosi' come gli alfabetizzatori degli adulti, fossero assolutamente impotenti
nell'offrire risposte adeguate ai bisogni formativi e anzi producessero
difficolta' aggiuntive. La scuola a cio' aggiungeva il ruolo di selezione
che tanta responsabilita' ha avuto nelle dinamiche di abbandono scolastico.
Queste analisi hanno reso comprensibile in un modo nuovo il ruolo svolto
dall'ambiente di vita, in quanto qualora non fosse sufficientemente in grado
di offrire occasioni di interazione dei bambini con la lingua scritta prima
del loro accesso all'insegnamento formalizzato all'interno dell'istituzione
scolastica, quest'ultima non era in grado di favorire l'apprendimento della
scrittura, nel rispetto dei tempi previsti per la prosecuzione del percorso
scolare. Pertanto, a fronte di una maggiore scolarizzazione dovuta alle
politiche di contrasto dell'analfabetismo messe in atto in America Latina,
cio' che aumentava erano i tassi di ripetenza e infine di abbandono
scolastico.
Ebbene, Emilia Ferreiro ha aperto una strada che da' alla scuola la
possibilita' di essere efficace nell'assolvimento del proprio mandato
istituzionale, di trasformarsi in ambiente alfabetizzatore, di compensare le
carenze degli ambienti di vita da cui provengono i bambini e le bambine.
Il nome di Emilia Ferreiro rimane in America Latina il nome piu' importante
della lotta per l'alfabetizzazione dopo e insieme a quello di Paulo Freire.
*
Alfabetizzazione ed esperienze di liberazione in America Latina
Non e' questa la sede per svolgere, sia pure per rapide pennellate, una
riflessione e un'illustrazione delle vicende dell'alfabetizzazione e
dell'educazione come pratica di liberazione in America Latina; ci limitiamo
di seguito ad accennare ad alcune vicende e figure di cui ci pare che
occorra tener particolarmente conto.
Una esperienza di grande rilievo e' stata condotta nel Nicaragua
rivoluzionario all'indomani dell'abbattimento della dittatura somozista nel
1979: fu condotta in quel paese una grande campagna di alfabetizzazione che
ebbe risultati straordinari (e cui andarono prestigiosissimi riconoscimenti
internazionali); tra gli studiosi ed educatori che di quell'esperienza sono
stati partecipi ed hanno dato testimonianza va segnalato tra gli altri
l'italiano Giulio Girardi (7).
Un ambito specifico di riflessione e di prassi e' quello del movimento delle
ragazze e dei ragazzi di strada in Guatemala, promosso da Gerard Lutte (8).
Nella seconda meta' del Novecento di particolare stimolo in America Latina
(ma non solo, naturalmente) e' stata anche la figura, e l'azione e le opere,
di Ivan Illich (un autore che peraltro le ricerche di Emilia Ferreiro - lo
testimoniano le bibliografie dei suoi lavori piu' recenti - hanno
incontrato, con riferimento a una delle ultime opere del grande
intellettuale cosmopolita, Nella vigna del testo) (9).
Nella riflessione e nella prassi della liberazione latinoamericana
ovviamente un ruolo di rilievo ha la specifica tradizione marxista con
alcune figure particolarmente significative ed originali, tra cui va
segnalato almeno Jose' Carlos Mariategui (10).
Un'altra tradizione di particolare ricchezza e' quella della teologia della
liberazione nel cui ambito sono da segnalare almeno le opere di Gustavo
Gutierrez (11).
Uno sviluppo di gran ricchezza ed originalita' e' in alcuni studiosi che
hanno intrecciato con straordinari esiti euristici tradizioni culturali
autoctone ed europee; tra essi citiamo almeno Fernando Mires (12) ed Enrique
Dussel (13).
Tratti interessanti e per piu' versi peculiari ha l'esperienza zapatista, su
cui esiste ormai una vasta pubblicistica (14).
Ovviamente una riflessione sulle esperienze di resistenza e di liberazione
in America Latina non puo' prescindere da un riferimento alla figura di
Bartolome' de Las Casas (15), la cui denuncia e lezione e' tuttora di
impulso alla riflessione e all'agire dei maggiori intellettuali e militanti
latinoamericani contemporanei. Sulla Conquista e' classico anche il lavoro
di Tzvetan Todorov, La conquista dell'America (16).
*
Dalle due sponde dell'oceano
Vorremmo ricordare anche come le vicende dell'America Latina abbiano
profondamente inciso nella cultura italiana ed europea (e come per gli
intellettuali impegnati europei l'America Latina, particolarmente nella
seconda meta' del Novecento, sia stata un punto di riferimento e quasi uno
specchio attraverso cui problematiche essenziali trovano una maggior
visibilita'). Tra molti testi citabili ci limitiamo a segnalare qui la bella
collana "Caravelle" promossa dalle Edizioni cultura della pace animate dal
compianto Ernesto Balducci (17); l'ormai classico volume di Antonello Gerbi,
La disputa del Nuovo Mondo, recentemente riedito da Adelphi, Milano 2000; e
in ambito letterario anche ad esempio la ricezione europea e italiana
dell'opera di Neruda, di quella di Borges, la rilevanza di Julio Cortazar e
Gabriel Garcia Marquez, per dire solo di alcuni.
Ci sia consentito inoltre un rinvio all'opera di Gramsci, rilevante anche
nella riflessione latinoamericana degli ultimi decenni (18).
Una segnalazione particolare ci sembra meriti un'intellettuale e militante
libertaria italiana che a seguito dell'esilio dall'Italia fascista ha
vissuto il resto della sua vita in America Latina in cui ha svolto anche un
rimarchevole ruolo di educatrice: Luce Fabbri (19).
Rinviamo naturalmente alla bibliografia generale per la segnalazione di
alcuni altri autori ed opere in vario modo e misura utili alla
contestualizzazione e ad ulteriori aperture (20).
*
Note
1. Tra molti altri libri cfr. almeno AA. VV., 1492-1992. L'interminabile
Conquista, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 1992; AA. VV., Globalizzazione,
esclusione e democrazia in America Latina, La Piccola Editrice, Celleno (Vt)
1999; Richard Konetzke, America centrale e meridionale. La colonizzazione
ispano-portoghese, Feltrinelli, Milano 1968; Darcy Ribeiro, Le Americhe e la
civilta', 3 voll., Einaudi, Torino 1975; sulla Conquista cfr. almeno la
Brevissima relazione di Bartolome' de Las Casas, e le raccolte di
testimonianze a cura di Miguel Leon-Portilla, Il rovescio della Conquista,
Adelphi, Milano 1974, 1979, e a cura di Tzvetan Todorov e Georges Baudot,
Racconti aztechi della Conquista, Einaudi, Torino 1988; cfr. anche vari
libri di Todorov e Mires citati piu' avanti; sulla situazione degli ultimi
decenni cfr. almeno Ufficio dei diritti umani dell'arcivescovado di
Guatemala, Guatemala nunca mas. Rapporto Remhi, La Piccola Editrice, Celleno
(Vt) 1998; e varie utili pubblicazioni di Amnesty International e dalla
Fondazione Basso per il diritto e la liberazione dei popoli.
2. Antropologo e scrittore peruviano (1911-1969); figlio di un avvocato,
morta la madre quando aveva due anni, visse lunghi anni dell'infanzia presso
gli indios, ed il quechua fu la sua lingua materna; adolescente fu interno
in un collegio e conobbe lo spagnolo; fu poi prigioniero politico. Come
docente universitario e scrittore indago' l'esistenza e la mente dell'indio
oppresso dalla societa' coloniale ispanoamericana soffrendo la sua scissura;
si tolse la vita, di questa decisione lasciando traccia nel suo ultimo libro
La volpe di sopra e la volpe di sotto. Opere di Jose' Maria Arguedas:
segnaliamo almeno Il Sexto, cronaca del carcere di Lima e degli orrori
dell'eterno nazismo che la' come ovunque si consumano, ma anche della
dignita' resistente che rompe in luce e in morte; e La volpe di sopra e la
volpe di sotto, libro faticosissimo e doloroso, che e' necessario leggere.
Altri libri: Festa di sangue, I fiumi profondi, Tutte le stirpi. Tutti i
libri citati sono pubblicati presso Einaudi. E' anche autore di rilevanti
ricerche etnologiche ed ha pubblicato importanti volumi di canti e
narrazioni quechua.
3. Di Miguel Angel Asturias, guatemalteco (1899-1974) cfr. almeno Uomini di
mais, Rizzoli, Milano 1967, 1981; Parla il Gran Lengua, Guanda, Parma 1965,
1968; Il Signor Presidente, Feltrinelli, Milano 1958, 1975.
4. Eduardo Galeano e' nato nel 1940 a Montevideo (Uruguay); giornalista e
scrittore, nel 1973 in seguito al colpo di stato militare e' stato
imprigionato e poi espulso dal suo paese; ha vissuto lungamente in esilio
fino alla caduta della dittatura. Dotato di una scrittura nitida, pungente,
vivacissima, e' un intellettuale fortemente impegnato nella lotta per i
diritti umani e dei popoli. Tra le sue opere, fondamentali sono: Le vene
aperte dell'America Latina, recentemente ripubblicato da Sperling & Kupfer,
Milano; Memoria del fuoco, Sansoni, Firenze; il recente A testa in giu',
Sperling & Kupfer, Milano. Tra gli altri suoi libri editi in italiano:
Guatemala, una rivoluzione in lingua maya, Laterza, Bari; Voci da un mondo
in rivolta, Dedalo, Bari; La conquista che non scopri' l'America,
Manifestolibri, Roma; Las palabras andantes, Mondadori, Milano.
5. Rigoberta Menchu', india guatemalteca, premio Nobel per la pace, e' una
delle figure piu' splendide dell'impegno per la dignita' umana, i diritti,
la pace, la solidarieta'. Ha narrato la sua vita in Mi chiamo Rigoberta
Menchu', (a cura di Elisabeth Burgos), Giunti, Firenze 1987.
6. Paulo Freire e' nato a Recife (Brasile) nel 1921; nel 1961 ha fondato il
Movimento di cultura popolare, cominciando ad elaborare ed applicare il
metodo di alfabetizzazione legato al suo nome; nel 1964 dopo il colpo di
stato militare e' imprigionato; successivamente e' costretto all'esilio; tra
i massimi esperti di problematiche educative (con particolar riferimento al
Sud del mondo), ha continuato la ricerca e l'attivita' di alfabetizzazione
in varie parti del pianeta; e' deceduto nel 1997. Opere di Paulo Freire: La
pedagogia degli oppressi, Mondadori, Milano 1980; L'educazione come pratica
della liberta', Mondadori, Milano 1977; Pedagogia in cammino, Mondadori,
Milano 1979. Cfr. anche il libro-intervista a cura di Edson Passetti,
Conversazioni con Paulo Freire, Eleuthera, Milano 1996. Opere su Paulo
Freire: Moacir Gadotti, Leggendo Paulo Freire, Sei, Torino 1995; Leandro
Rossi, Paulo Freire profeta di liberazione, Edizioni Qualevita, Torre dei
Nolfi 1998. Per un rapido avvio alla conoscenza cfr. anche Stefano Del
Grande (a cura di), Memorabilia: Paulo Freire, fascicolo monografico del
"Notiziario Cdp" n. 161, gennaio-febbraio 1999, Centro di documentazione di
Pistoia.
7. Giulio Girardi e' nato al Cairo nel 1926, filosofo e teologo della
liberazione, durante il Concilio Vaticano II partecipo' alla stesura dello
schema XIII; membro del Tribunale permanente dei popoli, particolarmente
impegnato nella solidarieta' con i popoli dell'America Latina. Opere di
Giulio Girardi: presso la Cittadella sono usciti: Marxismo e cristianesimo;
Credenti e non credenti per un mondo nuovo; Cristianesimo, liberazione
umana, lotta di classe; Educare: per quale societa'?; Il capitalismo contro
la speranza; Cristiani per il socialismo: perche'?; presso Borla sono
usciti: Sandinismo, marxismo, cristianesimo: la confluenza, (a cura di) Le
rose non sono borghesi, La tunica lacerata, Fede cristiana e materialismo
storico, Dalla dipendenza alla pratica della liberta', Il popolo prende la
parola (con J. M. Vigil), La Conquista dell'America, Gli esclusi
costruiranno la nuova storia?, Cuba dopo il crollo del comunismo; presso le
Edizioni Associate: Rivoluzione popolare e occupazione del tempio; presso le
Edizioni cultura della pace: Il tempio condanna il vangelo; presso Anterem:
Riscoprire Gandhi; presso le Edizioni Punto Rosso: Resistenza e alternativa.
Sull'esperienza del Nicaragua sandinista cfr. anche vari utili libri,
tradotti in italiano, di Ernesto Cardenal, Gioconda Belli, Sergio Ramirez,
Jose' Maria Vigil, Teofilo Cabestrero.
8. Gerard Lutte, di origine belga, da molti anni in Italia, docente
universitario di psicologia dell'eta' evolutiva, ha partecipato a Roma alla
vita e alle lotte degli abitanti di una borgata di baraccati e di un
quartiere popolare e ad un lavoro sociale con i giovani piu' emarginati;
collabora con movimenti di solidarieta' ed esperienze di accoglienza; ha
promosso iniziative mirate e concrete di solidarieta' internazionale dal
basso e di auto-aiuto, con particolar riferimento alla situazione
centroamericana, di impegno di liberazione con i giovani e soprattutto le
bambine e i bambini di strada. Tra le opere di Gerard Lutte: Quando gli
adolescenti sono adulti. I giovani in Nicaragua, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1984; Sopprimere l'adolescenza?, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984;
Psicologia degli adolescenti e dei giovani, Il Mulino, Bologna 1987; Dalla
religione al vangelo, Kappa, Roma 1989; Cinquantanove ragazze e ragazzi di
strada con G. L., Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala, Kappa,
Roma 1994 (e' stata successivamente pubblicata una seconda edizione
aggiornata).
9. Ivan Illich e' nato a Spalato nel 1925; laurea in mineralogia a Firenze,
studi ulteriori di psicologia, arte, storia (dottorato a Salisburgo);
ordinato sacerdote nel 1951, per cinque anni opera in una parrocchia
portoricana a New York, poi e' prorettore dell'Universita' Cattolica di
Portorico; a Cuernavaca (Messico) fonda il Cidoc (Centro interculturale di
documentazione); docente in varie universita', conferenziere, studioso
costantemente impegnato nella critica delle istituzioni e nella indicazione
di alternative che sviluppino la creativita' e dignita' umana; pensatore
originale, ha promosso importanti ed ampie discussioni su temi come la
scuola, l'energia, la medicina, il lavoro. E' scomparso nel 2002. Opere di
Ivan Illich: Descolarizzare la societa', Mondadori; La convivialita',
Mondadori, poi Red; Rovesciare le istituzioni, Armando; Energia ed equita',
Feltrinelli; Nemesi medica: L'espropriazione della salute, Mondadori, poi
Red; Il genere e il sesso, Mondadori; Per una storia dei bisogni, Mondadori;
Lavoro-ombra, Mondadori; H2O e le acque dell'oblio, Macro; Nello specchio
del passato, Red; Disoccupazione creativa, Red. Raccoglie i materiali di un
seminario con Illich il volume Illich risponde dopo "Nemesi medica",
Cittadella, Assisi 1978. Cfr. anche il libro-intervista di David Cayley,
Conversazioni con Ivan Illich, Eleuthera, Milano 1994. Utile anche il volume
di AA. VV., Le professioni mutilanti, Cittadella, Assisi 1978 (che si apre
con un intervento di Illich).
10. Intellettuale e militante politico peruviano (1894-1930), costretto su
una sedia a rotelle da una malattia che lo avrebbe ucciso ancor giovane, e'
uno dei pensatori maggiori e piu' originali del marxismo novecentesco e
della cultura latinoamericana. Tra le opere di Jose' Carlos Mariategui:
Sette saggi sulla realta' peruviana, Einaudi, Torino 1972; Lettere
dall'Italia e altri scritti, Editori Riuniti, Roma 1973; Avanguardia
artistica e avanguardia politica, Mazzotta, Milano 1975.
11. Gustavo Gutierrez e' nato nel 1928 a Lima, studi a Lovanio e Lione,
sacerdote e teologo. Il suo libro Teologia della liberazione all'inizio
degli anni '70 ha avuto il valore di un manifesto. Tra le sue opere:
Teologia della liberazione, La forza storica dei poveri, Bere al proprio
pozzo, Parlare di Dio a partire dalla sofferenza dell'innocente, La verita'
vi fara' liberi, Dio e l'oro, Il Dio della vita, Condividere la parola,
tutte presso l'editrice Queriniana, Brescia.
Per una presentazione sintetica sulla teologia della liberazione uno dei
libri migliori e' ancora quello di Jose' Ramos Regidor, Gesu' e il risveglio
degli oppressi, Mondadori, Milano 1981; ancora utile anche l'antologia a
cura di Rosino Gibellini, AA. VV., La nuova frontiera della teologia in
America Latina, Queriniana, Brescia 1975.
12. Fernando Mires e' nato nel 1943 a Santiago del Cile. Fino al 1973
docente di sociologia e storia del Cile all'Universita' di Concepcion; dal
1975 docente all'Universita' di Oldenburg, in Germania. Ha pubblicato
ricerche ed analisi di fondamentale importanza. Tra le sue opere in italiano
sono state tradotte In nome della croce (dibattito teologico-politico
sull'olocausto degli indios nel periodo della Conquista), La Piccola,
Celleno (Vt) 1991; Ecologia e politica in America Latina, La Piccola,
Celleno (Vt) 1992.
13. Enrique Dussel e' nato in Argentina nel 1934, ha studiato a Madrid,
Parigi, Friburgo, Magonza. Dottore in filosofia e teologia, e' docente
all'Universita' Nazionale Autonoma del Messico. Impegnato per i diritti
umani e dei popoli, nel 1975 in Argentina e' sfuggito miracolosamente ad un
attentato. La sua riflessione sulla filosofia della liberazione e' di
particolare rilevanza. Tra le opere di Enrique Dussel segnaliamo
particolarmente Etica comunitaria, Cittadella, Assisi 1988; Filosofia della
liberazione, Queriniana, Brescia 1992; L'occultamento dell'"altro", La
Piccola, Celleno (Vt) 1993; Un Marx sconosciuto, Manifestolibri, Roma 1999.
14. Cfr. almeno Marcos, Dal Chiapas al mondo, 2 voll., Erre emme edizioni,
Pomezia (Roma) 1996; Idem, La quarta guerra mondiale e' cominciata, suppl. a
"Il manifesto", Roma s. d. (ma 1997).
15. Un'utile raccolta di suoi scritti e' Bartolome' de Las Casas, Obra
indigenista, Alianza Editorial, Madrid 1985, 1992.
16. Edito da Einaudi, Torino 1992. Tzvetan Todorov sia per i suoi lavori in
ambito linguistico che per quelli di riflessione antropologica e morale, di
storia delle idee e critica delle ideologie, e' un ineludibile punto di
riferimento.
17. Di cui cfr. anche il bel libriccino Montezuma scopre l'Europa, Edizioni
cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi)  1992, testo che inaugurava
la collana citata. Ma naturalmente della figura, della riflessione e
dell'opera di Ernesto Balducci dovremo parlare ancora nella parte terza di
questo lavoro.
18. Antonio Gramsci nacque ad Ales, in provincia di Cagliari, nel 1891,
muore a Roma il 27 aprile 1937. Militante e dirigente del movimento dei
lavoratori, la sua figura e la sua riflessione, dal buio del carcere
fascista, ancora illumina la via per chi lotta per la dignita' umana, per
un'umanita' di liberi ed eguali. Opere di Antonio Gramsci: l'edizione
critica completa delle Opere di Antonio Gramsci e' ancora in corso di
pubblicazione presso Einaudi. E' indispensabile la lettura delle Lettere dal
carcere e dei Quaderni del carcere (nell'edizione critica a cura di
Valentino Gerratana, recentemente ristampata da Einaudi). Opere su Antonio
Gramsci: si vedano almeno le monografie di Festa, Fiori, Lajolo, Lepre,
Santucci, Spriano. Una recente sintesi introduttiva e' il volume di Marina
Paladini Musitelli, Introduzione a Gramsci, Laterza, Roma-Bari 1996.
Specificamente sulla riflessione di Gramsci sull'educazione cfr. Mario
Alighiero Manacorda, Il principio educativo in Gramsci, Armando, Roma 1970;
Dario Ragazzini, Societa' industriale e formazione umana, Editori Riuniti,
Roma 1976, 1978.
19. Luce Fabbri, pensatrice e militante anarchica, educatrice profonda e
generosa, un punto di riferimento per tutti gli amici della dignita' umana e
della nonviolenza. Nata il 25 luglio 1908, figlia di Luigi Fabbri (il grande
militante e teorico libertario collaboratore di Errico Malatesta), dal 1929
in esilio dapprima a Parigi, poi a Bruxelles e via Anversa in America
Latina, a Montevideo in Uruguay, ove da allora risiedera' (ma ancora sovente
molto viaggiando); la morte la coglie il 19 agosto 2000, operosa fino alla
fine, sempre attiva, generosa, mite, accogliente. Per un primo avvio
segnaliamo l'ampia e preziosa intervista  a cura di Cristina Valenti: "Luce
Fabbri, vivendo la mia vita", apparsa su A. rivista anarchica dell'estate
1998 e l'ampio dossier, "Ricordando Luce Fabbri", in A. rivista anarchica,
n. 266 dell'ottobre 2000, pp. 28-41.
20. Per una ricognizione di importanti esperienze e figure della cultura
latinoamericana, a partire dallo specifico letterario, cfr. Giuseppe
Bellini, La letteratura ispano-americana dall'eta' precolombiana ai nostri
giorni, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1970; Jean Franco, Introduzione
alla letteratura ispano-americana, Mursia, Milano 1972; Luciana Stegagno
Picchio, La letteratura brasiliana, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1972;
cfr. anche Rosalba Campra, America Latina: l'identita' e la maschera,
Editori Riuniti, Roma 1982; e il sintetico profilo di Vanni Blengino, Storia
della letteratura ispano-americana, Newton & Compton, Roma 1997.

4. PROFILI. GIOVANNA PROVIDENTI: NELLA SCRITTURA DI SABINA SPIELREIN
[Ringraziamo Giovanna Providenti (per contatti: providen at uniroma3.it) per
averci messo a disposizione questo articolo pubblicato nel numero di marzo
2005 di "Noi donne"; ringraziamo altresi' per la disponibilita' a
consentirne la ripubblicazione la direttrice della rivista Tiziana
Bartolini, e cogliamo l'occasione per segnalare l'indirizzo della storica
testata: e-mail: noi.donne at libero.it; sito: www.noidonne.org
Giovanna Providenti e' assegnista di ricerca presso l'Universita' Roma Tre,
si occupa di nonviolenza, studi sulla pace e di genere, con particolare
attenzione alla prospettiva pedagogica. Ha due figli. Partecipa  al Circolo
Bateson di Roma. Scrive per la rivista "Noi donne". Ha curato il volume
Spostando mattoni a mani nude. Per pensare le differenze, Franco Angeli,
Milano 2003, e pubblicato numerosi saggi su rivista e in volume, tra cui:
Cristianesimo sociale, democrazia e nonviolenza in Jane Addams, in "Rassegna
di Teologia", n. 45, dicembre 2004; Imparare ad amare la madre leggendo
romanzi. Riflessioni sul femminile nella formazione, in M. Durst (a cura
di), Identita' femminili in formazione. Generazioni e genealogie delle
memorie, Franco Angeli, Milano 2005; L'educazione come progetto di pace.
Maria Montessori e Jane Addams, in Attualita' di Maria Montessori, Franco
Angeli, Milano 2004. Scrive anche racconti e ha in cantiere un libro dal
titolo Donne per, sulle figure di Jane Addams, Mirra Alfassa e Maria
Montessori.
Sabina Spielrein (nata a Rostov sul Don nel 1882 o nel 1885; deceduta in
Urss probabilmente nel 1941 o nel 1942), ricoverata nel 1904 al Burghoelzli
vi conosce Jung, laureata in medicina nel 1911 con una tesi sulla
schizofrenia, aderisce al movimento psicoanalitico ed e' in rapporti con
Freud e con Jung con i quali intrattiene rilevanti carteggi; e' la prima
studiosa a proporre il concetto di "istinto di morte" che verra' poi ripreso
da Freud. Opere di Sabina Spielrein: Comprensione della schizofrenia,
Liguori, Napoli 1986; opere su Sabina Spielrein: Aldo Carotenuto, Diario di
una segreta simmetria, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1980; cfr. anche il saggio
di Francesca Molfino, "Sabina Spielrein, la paziente", in Silvia Vegetti
Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile, Laterza, Roma-Bari 1992]

Sabina Spielrein (1882-1942 [ma le date sono incerte, altre fonti danno
1885-1941]) e' un nome che si ricorda dal film di Roberto Faenza "Prendimi
l'anima", che racconta la storia d'amore tra Jung e questa sua giovane
paziente, allieva e infine "collega", come Freud la chiama nelle lettere a
lei indirizzate. La storia umana e professionale di Sabina e' stata anche
raccontata in un'opera teatrale scritta e diretta da Maria Inversi nel 1999,
"Oggi voglio essere felice", ed in un film documentario della regista
svedese Elizabeth Marton, opere dalle quali emerge la personalita' di una
donna che lotta per la propria autoguarigione e ricostruisce, a partire da
quanto appreso dalla malattia stessa, una professione e un progetto di vita
utile sia a se' che agli altri: lavora in un primo momento come
psicoterapeuta in Germania e poi, rientrata nella natia Russia, (dove
morira' uccisa da una retata nazista contro gli ebrei) fonda l'Asilo Bianco
di Mosca in cui sperimenta, con un certo successo, metodi pedagogici
derivati dalla sua approfondita conoscenza della psicoanalisi.
Leggere gli scritti di Sabina significa attraversare un percorso
esistenziale che non trascura niente della complessa vita della mente, e che
coglie nell'ambivalenza e pluralita' delle tendenze individuali una risorsa
per la formazione di personalita' sane. Tutta la scrittura di Sabina risulta
intenta ad esplorare la "piu' profonda e oscura vita istintuale
dell'eterogeneo inconscio", a riconoscere i desideri rimossi, "immorali e
insopportabili per la coscienza", senza trascurare "tutti i problemi
profondamente etici, i problemi di orientamento e tutta la saggezza atavica,
della quale non ci rendiamo conto perche' il nostro conscio e' solo una
particella piccolissima di questo enorme sistema coordinato, la particella
che ci e' necessaria in ogni momento per adattarci al presente. E cos'e' il
presente?" (Lettere a Jung, in A. Carotenuto, Diario di una segreta
simmetria, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1980).
Per Sabina compito del/la terapeuta e' entrare in contatto con le parti
profonde, e que che piu' importa "per l'attivita' professionale" e' "la
comprensione intuitiva del malato perche' la psicoterapia pratica e' un'arte
di guarigione". Comprensione che Sabina recupera dalla sua personale
esperienza di autoguarigione e "pratica di pozzi": di discesa "alle piu'
profonde radici del nostro essere umano, da cui nel riaffiorare portiamo in
noi esperienze tali che ci permettono di comprendere la debolezza, i sogni,
le malinconie, le aspirazioni, e insomma tutti quei sentimenti che formano e
migliorano l'animo umano... Nel pozzo sono pure tutte le dolorose e sublimi
verita' dell'amore... ma quando si cade nel pozzo si sa anche che essere
felici non e' poi cosi' importante: e' importante sapere tutto quello che si
sa quando si viene su dal pozzo", di cui scriveva Alba De Cespedes in una
lettera a Natalia Ginzburg (in A. M. Crispino, Un prezioso regalo, in
"Tuttestorie", 6/7, 1992).
*
La scrittura di Sabina Spielrein, risulta rivolta a una continua
acquisizione di consapevolezza, trasformazione e crescita: per questo prima
di rivolgere la riflessione al macrocosmo sente il bisogno di chiarire come
funziona il microcosmo interiore, a costo di attraversare percorsi
imprevisti e ambivalenti. E cosi' i dialoghi intimi, le aspirazioni di
liberta' ("Voglio essere decisa e libera") e di volonta' ("una volonta' che
stava in agguato nelle profondita' gelide e che nessuna barriera avrebbe
potuto fermare"), la determinazione ad amare ("Amarlo? Ma lo amo! Il mio
lavoro sara' colmo d'amore! Lo amo e lo odio, perche' non mi appartiene"), o
al controllo di se' ("devo farmi un impacco sulla testa perche' la passione
che sento per lui mi rende febbricitante"), le immagini dei sogni e le
contraddizioni della sua anima, diviene tutto materia per una
metariflessione, che emerge nel diario, viene discussa nelle lettere e si
sviluppa in un discorso teorico che guarda senza reticenze alla pluralita' e
ambivalenza della vita.
Nel saggio La distruzione come causa della nascita, Spielrein afferma:
"l'istnto riproduttivo e' costituito da due componenti antagonistiche ed e'
percio' altrettanto un istinto di nascita quanto di distruzione",
riconoscendo nell'amore il luogo per eccellenza in cui la contradditorieta'
e problematicita' dell'esistenza si manifesta. Scrive ancora: "Nell'amore la
dissoluzione dell'Io nell'amato e' contemporaneamente la piu' forte
affermazione di se', e' una nuova vita dell'Io nella persona dell'amato. Se
nell'amore non c'e' la rappresentazione di una trasformazione dell'individuo
psichico o fisico sotto l'influsso di un potere estraneo, come nell'atto
sessuale, e' allora una rappresentazione di annientamento e di morte.
L'istinto di conservazione e' un istinto semplice che consiste solo in un
elemento positivo, l'istinto della conservazione della specie invece, che
deve dissolvere cio' che e' vecchio affinche' il nuovo possa nascere,
consiste in una componente positiva e in una negativa, l'istinto di
conservazione della specie e' per sua natura ambivalente; percio' la
stimolazione della componente positiva evoca anche quella negativa e
viceversa" (da La distruzione come causa della nascita in Sabina Spielrein,
Comprensione della schizofrenia ed altri scritti, Liguori, Napoli 1986).
*
L'amore, esempio e metafora di trasformazione, contiene sia la polarita'
negativa che quella positiva, ed e' al contempo luogo di distruzione e
nascita: luogo di quella continua trasformazione necessaria affinche' la
vita possa mantenersi e proseguire. Se per essere autosufficienti basta
l'istinto di conservazione senza amore, per la conservazione della specie e'
necessaria questa compresenza di opposti e disponibilita' a fare dissolvere
il vecchio affinche' il nuovo, l'imprevedibile, possa nascere. Inoltre,
Sabina idealizza nella creatura spirituale "Sigfrido", il figlio perfetto
scaturito dall'incontro amoroso tra gli opposti: dall'amore tra un uomo e
una donna come lei e Jung. Sabina arrivera' a capire "di essere troppo
giovane, troppo inesperta, troppo idealista" e a dare ragione a Freud, che
in una lettera del 1914 la invita a rivolgere "i Suoi sforzi a un'attivita'
pedagogica" e dimenticare il suo "ideale infantile". Sabina stessa in una
lettera del 1918, ormai abbandonato il suo amore per Jung, definira'
"fantasia" Sigfrido e riconoscera': "il mondo va cosi', percio' e' difficile
trovare la propria strada nella vita pratica partendo dai sogni".
*
Sabina, pero', a differenza di Jung e Freud, pratica come e' di pozzi e di
risalite, sa quanto importante sia trovare un luogo "in cui riesco ad
abbandonarmi completamente", in cui sentire tutta la pluralita'
dell'esistenza, in cui potere errare da un polo all'altro e viceversa.
Questo luogo prescelto e' per Sabina la musica, che lei stessa suonava e
componeva. Scrive a Jung nel 1918: "Anche un cieco avrebbe visto che per me
la musica non era una posa, ma un bisogno interiore. Il bisogno represso si
e' spesso manifestato inadeguato e con tale posa che Lei una volta mi disse
che dedicandomi alla musica avrei potuto perdere la ragione". Gia' otto anni
prima Sabina rivelava a Freud: "E' stato Wagner a portarmi nell'anima il
demonio con terribile chiarezza. Voglio fare a meno delle metafore, perche'
forse lei ridera' della esuberanza dei miei sentimenti. Il mondo intero era
per me come una melodia: cantava la terra, cantava il lago, cantavano gli
alberi, ramo per ramo".
La scoperta e attraversamento di una melodia, composta con la esuberanza e
chiarezza di un'anima di donna che ama e sa porsi in ascolto e che sa "tutto
quello che si sa quando si viene su dal pozzo", e' per Sabina un luogo di
integrazione e ritrovamento del se'. Per Gregory Bateson "cio' che si deve
integrare sono le diverse parti della mente - in particolare quei molteplici
livelli di cui un estremo e' detto coscienza e l'altro inconscio. Perche' si
possa conseguire la grazia, le ragioni del cuore debbono essere integrate
con le ragioni della ragione" (Verso un'ecologia della mente, Adelphi,
Milano 1976, 1990).
Sabina, riemersa dal pozzo della sua malattia, scopre che solo la
consapevolezza della compresenza ed alternanza di moti opposti dell'animo,
di "componenti antagonistiche", puo' riuscire ad evitare la rottura del
sistema e favorire la crescita di personalita' integrate. Solo un flusso
esistenziale consapevole e non "censurante" puo' permettere di trovare
l'armonia, la grazia, di "questo enorme sistema coordinato", che e' la
nostra mente.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 7 del 14 aprile 2005