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La nonviolenza e' in cammino. 914



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 914 del 29 aprile 2005

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Andre Gunder Frank
2. Marco Revelli: Approdare alla nonviolenza
3. Campagna di obiezione/opzione di coscienza: "Scelgo la nonviolenza"
4. Man: Per una risoluzione nonviolenta del conflitto israelo-palestinese
5. Etty Hillesum: Se si vuole
6. Riviste: "Genesis". Anni settanta
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. LUTTI. PEPPE SINI: ANDRE GUNDER FRANK
E' stato uno dei nostri maestri.
Anche nei suoi libri noi allora giovani trovammo la lucidita' e la passione
necessarie all'impresa che ardimmo concepire e che volemmo compiere, e che
ha deciso delle nostre vite: scegliere per sempre la parte degli oppressi,
rovesciare il mondo rovesciato, liberare Prometeo incatenato, costruire con
pazienza la giustizia, aver cura degli uomini e del mondo, esercitare la
misericordia.
Ma ho un ricordo anche della persona: gia' non eravamo piu' giovani, credo
fossero ormai i primi anni '80, non ricordo in quale sala di Milano, a uno
degli ultimi congressi del Partito di unita' proletaria per il comunismo, e
forse l'ultimo vero; sul palco con Lucio Magri, o con Luciana Castellina, di
certo con Samir Amin, non ricordo chi altri ma certo altri c'erano, Lidia
Menapace, forse Eliseo Milani che ci ha lasciato alcuni mesi fa, c'era anche
Andre Gunder Frank.
Non tenne una lunga relazione, prese in mano e srotolo' uno dei manifesti
che annunciavano l'incontro, ne enunciavano il tema, e parlando con
quell'italiano da poliglotta sapiente di tutte le lingue e le storie e le
vite del mondo, accenno' parco, con parole sobrie, alla difficolta' dei
compiti dell'ora e all'intreccio tra ogni aspetto del nostro agire e del
nostro patire, nostro di tutte e di tutti, poiche' sapeva che unica e' la
lotta, unica e la stessa la resistenza all'inumano. Non parlo' molto, e
subito si sciolse in un sorriso, in un sorriso si accomiato', come il gatto
del Cheshire. Noi nella sala ci scioglievamo in lacrime di commozione, di
affetto, di gratitudine. Non ho dimenticato.
Come non ho dimenticato quella lezione di Vittorio Emanuele Giuntella a Roma
che in un'aula universitaria corrusca e plumbea di scritte murali
inneggianti alla piu' bestiale cupio dissolvi ci lesse un suo "piccolo
tazebao" con cui, lui ufficiale degli alpini reduce dai Lager nazisti per
essersi opposto dopo l'8 settembre all'ordine hitleriano, ci esortava con le
parole di Gandhi alla resistenza contro l'inumano; o quella volta che
Ernesto Balducci a Viterbo in un afoso pomeriggio lesse per noi la Bambina
di Pompei di Primo Levi per scuoterci alla lotta contro ogni torpore, contro
ogni barbarie; o quelle righe che mi scrisse Tomaso Serra che aveva
combattuto in Spagna per la liberta' di tutti e per tutta la vita era
restato fedele alla fraternita' anarchica che a tutti dona e ciascuno
degnifica, e che mai cede alla menzogna e all'ingiustizia. Non ho
dimenticato.
Ma forse qui occorre una chiusa meno solenne, e piu' brechtiana, e sia la
seguente: e' a questi volti, a questi gesti, a queste voci che ripenso ogni
volta che mi capita di rivedere quel punto di Casablanca in cui
Henreid-Victor dice a Bogart-Rick tornato alla lotta antifascista "Ora so
che vinceremo". Con gratitudine che non si estingue.

2. RIFLESSIONE. MARCO REVELLI: APPRODARE ALLA NONVIOLENZA
[Da "Azione nonviolenta" di dicembre 2004 riprendiamo l'intervento inviato
da Marco Revelli al XXI congresso del Movimento Nonviolento svoltosi a
Gubbio dal 29 ottobre al primo novembre 2004. Marco Revelli, storico e
saggista, figlio di Nuto Revelli, e' docente di scienza della politica
all'Universita' del Piemonte Orientale. Opere di Marco Revelli: Lavorare in
Fiat, Garzanti, Milano 1989; (con Giovanni De Luna), Fascismo/antifascismo,
La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1995; Le due destre, Bollati Boringhieri,
Torino 1996; La sinistra sociale, Bollati Boringhieri, Torino 1997; Fuori
luogo, Bollati Boringhieri, Torino 1999; Oltre il Novecento, Einaudi, Torino
2001; La politica perduta, Einaudi, Torino 2003; (con Fausto Bertinotti e
Lidia Menapace), Nonviolenza. Le ragioni del pacifismo, Fazi, Roma 2004. Ha
anche curato l'edizione italiana del libro di T. Ohno, Lo spirito Toyota,
Einaudi, Torino 1993; un suo importante saggio e' in Pietro Ingrao, Rossana
Rossanda, Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995]

Cari amici,
con grandissimo dispiacere non posso essere a Gubbio con voi, come invece
vorrei, e debbo affidarmi a questo messaggio scritto.
Cerchero' dunque di sintetizzare, in poche righe, quello che avrei voluto
dire a voce, dunque con il calore proprio di una comunicazione orale, e tra
persone che possono guardarsi direttamente l'una con l'altra.
*
Prima di tutto, permettetemi un accenno di carattere personale. Io non sono
"nato" nonviolento, per cosi' dire. La nonviolenza non sta nel mio Dna. Sono
nato in una famiglia che aveva nel suo orizzonte valoriale la Resistenza e
la guerra partigiana. Mio padre, a cui debbo buona parte della mia
formazione etico-politica, aveva incominciato il suo percorso esistenziale
come ufficiale di carriera. Aveva creduto nell'esercito. Era partito per la
guerra, per quella guerra tremenda che fu la spedizione di Russia - come
ripete' piu' volte -, "per vincerla". E quando si accorse del terribile
inganno che il fascismo aveva imposto a lui, e a centinaia di migliaia di
poveri cristi meno privilegiati di lui, contadini delle nostre vallate,
ragazzi strappati ai campi e gettati nell'orrore di una guerra
spaventosamente ingiusta, aveva cercato il riscatto in un'altra guerra,
salendo in montagna. Guadagnandosi il rispetto di se' con un fucile in mano,
come la migliore gioventu' del suo tempo fece. Non l'ho mai sentito fare non
dico l'apologia, ma neppure la difesa della guerra, di qualunque guerra,
anche di quella che aveva combattuto con convinzione. Era uno strano
"guerriero": un guerriero che aveva imparato a odiare la guerra per averla
conosciuta fino in fondo, nei suoi orrori. Per come - ripeteva spesso -
trasforma gli uomini, anche i migliori, in bestie. E tuttavia - ripeteva
anche questo, senza esitazioni - non ripudiava nulla di quella scelta
liberamente fatta. L'avrebbe ripetuta senza esitazioni, anche se - e questo
e' un altro tratto tipico di quella generazione - aveva combattuto nella
convinzione che quella che stava facendo sarebbe stata l'ultima guerra. Che
si combatteva una guerra per mettere fine a tutte le guerre.
Dunque, come dire?, un disgusto morale, antropologico, vorrei dire, per la
violenza, ma non ancora l'assunzione senza se e senza ma della nonviolenza.
Un estremo rispetto e una stima incondizionata per uomini come Aldo
Capitini - che conobbi dalle parole di mio padre come riferimento etico e
modello politico -, ma nello stesso tempo un'accettazione condizionata della
nonviolenza, come opzione da praticare fintanto che cio' fosse possibile.
Come alternativa virtuosa, ma parziale, non universalizzabile.
*
Ne' la mia iniziazione alla politica, consumata come per quasi tutti quelli
della mia generazione, nel Sessantotto, avvenne all'insegna della
nonviolenza attiva e assoluta. Tutt'altro. Il primo volantino che scrissi
era intitolato "Guerra alla guerra" (un ossimoro, per molti versi).
Marciavamo nelle strade contro la guerra del Vietnam, ma gridando (oggi ci
accorgiamo quanto superficialmente) "vietcong vince perche' spara". Eravamo
confusi: pacifismo politico, bellicismo esistenziale. O viceversa, non
saprei. Certo allora la contraddizione tra le parole d'ordine radicalmente
pacifiste che pronunciavamo e i mezzi con cui ritenevano necessario
affermare principi indiscutibili di giustizia non ci preoccupava. Anzi, in
qualche misura ci esaltava, quasi che la durezza delle forme di lotta fosse
garanzia di radicalita' delle soluzioni proposte, o comunque l'unico
atteggiamento possibile di fronte alla portata estrema e mortale dei
problemi. Leggevamo Guenther Anders e Frantz Fanon senza porci il problema
della compatibilita' delle tesi dell'uno o dell'altro. Ammiravamo Gandhi e
Malcolm X, come qualche anno prima ci eravamo affidati al mito incrociato di
Kennedy e di papa Giovanni, senza interrogarci troppo a fondo sulle
differenze etiche e di comportamento tra loro. Vivevamo un tempo di mezzo,
il compimento del Novecento e la sua imminente fine, spaccati tra due
universi di valori diversi anche se non necessariamente contrapposti,
relativamente inconsapevoli di tale natura.
*
L'approdo alla nonviolenza, dunque, e' stato per uno come me - ma potrei
dire: come molti di "noi", generazionalmente segnati - una conquista
complessa, persino tormentata. L'esito di un percorso a zig zag, di una
serie di confronti con eventi e rotture storiche non facili da decifrare. Il
prodotto di emotivita' e di ragionamento, non sempre felicemente coordinati
tra loro. L'emotivita' prodotta dalla catena di eventi che hanno
definitivamente chiuso il "secolo breve". Il ragionamento, faticoso -
perche' pochi dei maestri di ieri ci aiutano in questa delicata
traversata -, sulla portata della cesura storica consumatasi. Sul carattere
per molti versi inedito del tempo che stiamo vivendo, e sul sistema di
"mezzi" adeguati ai fini e ai problemi che questo tempo nuovo ci pone di
fronte con perentorieta'. Per dirla con una frase: alle ragioni universali
che militano da sempre per la nonviolenza e che hanno fino a ieri prodotto
la scelta in questa direzione da parte di un piccolo gruppo di "persuasi"
(per usare un termine di Aldo Capitini), determinati da una ragione che
assomiglia assai alla Fede; a questo tipo di ragioni, dicevo, che potremmo
definire "assolute", si aggiungono ora altre - e clamorose - ragioni, piu'
relative, forse, piu' datate storicamente, ma non meno forti, che dovrebbero
muovere in questa direzione anche "gli altri", i "perplessi" (per ricorrere
ancora a Capitini), quelli come me, in sostanza, che ci arrivano tardi, e
fanno fatica a utilizzare il codice nonviolento per giudicare tutte le
esperienze storiche. Che stentano ad assegnare, per cosi' dire, valore
retroattivo alle sue norme fino a determinare, alla sua luce, il giudizio
storico ed etico su eventi come la seconda guerra mondiale, o la Resistenza
armata, o le lotte di liberazione di molti popoli nella seconda meta' del
secolo scorso. Ma che, nel contempo, sono giunti alla convi'nzione che oggi
la riproposizione della violenza come mezzo di sostegno alle ragioni degli
oppressi, dei deboli e dei poveri, dei traditi nel bisogno di giustizia e
dei vinti di sempre, e' del tutto improponibile. Quale che sia la grandezza
della causa con cui la si giustifica. Quale che sia la grandezza
dell'ingiustizia contro cui ci si batte.
*
Alla base di questa convinzione - devo confessare: "nuova" per me -,
metterei, per essere sintetico all'estremo, una categoria, o meglio una
serie di categorie e una linea di ragionamento, di Ernesto Balducci. Quel
passaggio d'epoca che egli definisce attraverso la transizione dall'"uomo
delle tribu'" all'"uomo planetario". E che trova il proprio fondamento
essenziale (ontologico, direbbero i filosofi) nella scoperta della
fragilita' estrema del nostro mondo. Del carattere totalmente "esposto",
precario, incerto, della specie umana. La nostra "fragilita' creaturale",
come la chiamava, nell'epoca in cui la tecnica ha messo a disposizione
dell'umanita' mezzi di distruzione tanto potenti ed estremi, da rendere
concepibile e possibile, per la prima volta nella storia universale, la
distruzione radicale dell'umanita' per opera dell'umanita' stessa. Questo e'
il primo frutto avvelenato - ma anche portatore di possibilita' inedite -
che il Novecento ci ha donato. Che il secolo scorso ha prodotto (Hiroshima,
Nagasaki, la minaccia concreta dell'olocausto atomico), e che ha anche
segnato, in buona misura, la sua fine. Il necessario superamento delle
categorie portanti della sua morale e della sua politica. Il necessario
rovesciamento, o ridefinizione, di tutti i valori.
Il pianeta, nel XX secolo, si e' unificato all'insegna del rischio
planetario. E' un dato, che la nostra coscienza non ha metabolizzato a
sufficienza. Ne' il percorso si e' arrestato li': all'equilibrio del terrore
che quell'innovazione mortale aveva prodotto si e' aggiunta, pochi decenni
piu' tardi, la disseminazione possibile; pratica del terrore, che l'apertura
del vaso di Pandora della distruttivita', e l'accessibilita' a strumenti di
distruzione di massa non piu' solo da parte di poche (tendenzialmente due)
"grandi potenze", ma da parte di una folla crescente di "soggetti", statali
e no, pubblici e privati, politici o criminali. E' entrata in crisi allora
l'idea stessa di politica che aveva dominato quasi quattro secoli di
modernita': il paradigma politico fondato sulla forza. Sull'idea che il
monopolio della forza (o meglio della violenza) potesse produrre l'ordine e
la pace sociale tra gli uomini. Che dal male, monopolizzato dai grandi
Leviatani, potesse scaturire un bene per i sudditi: la fine della paura, la
tutela della vita, la fine del disordine.
*
Nel nuovo mondo in cui siamo da poco entrati, il male, anche se
monopolizzato, non fa che riprodurre su scala allargata il male stesso. La
violenza, maneggiata dai vecchi leviatani, non fa che moltiplicare la paura,
l'incertezza, il disordine e lo stato permanente di guerra. E' il primo
passo, del percorso mentale di molti "perplessi" di ieri verso la
persuasione nelle ragioni strategiche della nonviolenza. A cui se ne
aggiunge un secondo: la constatazione del carattere asimmetrico delle grandi
contrapposizioni che dividono e spezzano lo spazio unificato globale - il
nostro nuovo "spazio sociale" -: l'accumulo di potenza estrema e distruttiva
a un polo, la disseminazione di debolezza e poverta' all'altro. Una
condizione che rende impossibile, oggi, il confronto tra i due universi,
fondato sul mezzo arcaico della forza. Immaginare oggi il confronto globale
come un "rapporto di forza" (non voglio neppure dire un confronto militare,
o bellico) significa ipotizzare che la parte piu' debole di esso impieghi,
nel conflitto, mezzi estremi, come il terrorismo, la tecnica kamikaze, la
rappresentazione simbolica estrema del sacrificio proprio e altrui,
assimilandosi all'immagine stessa del proprio "nemico". Facendosi simile e
talvolta peggiore di esso. Soprattutto perdendo se stesso. La propria
identita'. La possibilita' di candidarsi alla definizione dei criteri e
delle regole fondamentali dei una societa' davvero "planetaria".
*
Approdare alla nonviolenza, oggi, vuol dire, per uno come me, il riconoscere
la necessita' di un salto estremo - culturale, politico, addirittura, oserei
dire, antropologico, relativo cioo' alle forme elementari del comportamento
umano - per adeguarci alle caratteristiche del mondo che - anche attraverso
la violenza estrema del secolo scorso - abbiamo contribuito a creare. E' in
qualche misura, l'unica forma di agire collettivo capace di permetterci di
superare le contraddizioni in cui ci siamo avvolti, ma anche per cogliere
appieno le potenzialita' che la situazione storica attuale pure contiene.
Sta a noi scegliere se, prolungando la logica distruttiva dell'"uomo delle
tribu'", prepareremo la nostra futura invivibilita' e barbarie, o se,
assumendo il profilo alto dell'"uomo planetario" vorremo lavorare a
quell'altro mondo possibile che gia', nella nebbia, intravvediamo. E la
scelta passa, non c'e' dubbio, per la porta stretta, ma inevitabile,
dell'opzione nonviolenta.
Per questo, cari amici, vi auguro di cuore buon lavoro. Perche' dal vostro
lavoro dipende molta parte del nostro domani.

3. INIZIATIVE. CAMPAGNA DI OBIEZIONE/OPZIONE DI COSCIENZA: "SCELGO LA
NONVIOLENZA"
[Ripreso dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org)
riproponiamo ancora una volta questo importante appello che gia' pubblicammo
nell'ottobre 2002, nel febbraio e nel luglio 2003]

MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), Rete di Lilliput,
Movimento Nonviolento, promuovono una campagna di obiezione/opzione di
coscienza del/la cittadino/a.
Obiettivo di questa campagna e' quello di mantenere vivo il diritto
all'obiezione di coscienza al militare, in vista dell'attuazione pratica
della difesa nonviolenta come alternativa alla difesa armata, e impedire che
venga annullato con la "sospensione" dell'obbligo di leva.
E' quindi importante passare da un'obiezione di coscienza che interessava i
giovani al momento della chiamata al servizio militare ad una obiezione piu'
diffusa che coinvolga tutti i cittadini/e.
Occorre pertanto che tutti coloro che condividono le nostre scelte di
nonviolenza si dichiarino obiettori e sostengano almeno una delle "opzioni
positive" come momento di impegno concreto.
Segreteria operativa: presso Mir-Movimento Nonviolento, via Garibaldi 13,
10122 Torino, tel. 011532824, e-mail: scelgolanonviolenza at retelilliput.org,
sito: www.retelilliput.org/scelgolanonviolenza.asp
*
La nostra obiezione alle scelte di guerra
Il no della coscienza alla violenza organizzata e all'omicidio come
soluzione dei conflitti si esercitava fino ad ora, nel nostro paese,
soprattutto nella forma del rifiuto del servizio militare, cioe'
dell'addestramento ad uccidere.
La nuova legge 230 del 1998 sull'obiezione di coscienza al servizio
militare, cosi' come quella piu' recente sull'istituzione del Servizio
civile nazionale, che compiono alcuni importanti passi avanti nella cultura
giuridica dell'obiezione al militare, sono arrivate contemporaneamente
all'abolizione pratica della leva e al passaggio graduale all'esercito
professionale.
Nella nuova situazione che si presenta il cittadino sembra non avere piu'
strumenti per esprimere il rifiuto della violenza strutturale e culturale,
non solo di quella diretta, e per costruirne il continuo superamento. Ci
sono invece da praticare obiezioni e da attuare programmi costruttivi sui
due lati della cultura del dominio, il modello economico (della produzione,
scambi e consumi) e il modello difensivo (della tutela da aggressioni e
della tutela del diritto).
Percio' ci sembra urgente un rinnovato impegno, coordinato e coraggioso, per
una nuova Campagna di obiezione di coscienza alle guerre e di opzione
nonviolenta per il disarmo economico e militare, che sia contemporaneamente
di resistenza al nuovo militarismo e di costruzione dell'alternativa
nonviolenta.
La campagna si articola su due punti:
1. Una dichiarazione di obiezione di coscienza nella quale ci si dissocia
dalla politica di difesa del nostro paese e dalla Nato, evidenziando
l'incostituzionalita', l'immoralita' intrinseca di scelte aggressive e la
funzionalita' al sistema economico di rapina nel confronti dei Paesi
impoveriti del sud del mondo; da parte delle donne accompagnata da una
dichiarazione di rifiuto esplicito della cosiddetta "pari opportunita'" di
servire nell'esercito, da parte dei/delle giovani che scelgono il servizio
civile accompagnata da una dichiarazione che metta in evidenza come la
scelta fatta sia inconciliabile con il servizio militare, escludendo la
possibilita' di "richiami" in caso di guerra.
2. Una dichiarazione di opzione per la nonviolenza attiva che si concretizzi
attraverso l'assunzione di impegni nel campo della formazione ed educazione
alla pace e alla nonviolenza, dell'obiezione di coscienza alle guerre, nella
disponibilita' a partecipare e/o sostenere azioni nonviolente e nel campo
del consumo critico e dell'economia nonviolenta.
La Campagna si pone come primo termine il 31 dicembre 2004, data entro la
quale vi sara' una verifica del raggiungimento degli obiettivi delle singole
campagne e di quanto si sara' riusciti ad ottenere in campo istituzionale
sul disarmo, sulla difesa civile non armata e nonviolenta prevista dalla
legge 230/1998 e sull'economia nonviolenta.
*
Campagna di obiezione di coscienza alle guerre e di opzione nonviolenta per
il disarmo economico e militare
Dichiarazione delle cittadine e dei cittadini
Al Presidente della Repubblica, Palazzo del Quirinale, 00186 Roma
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Palazzo Chigi, 00187 Roma
A...
Io sottoscritto/a ... nato/a a ... residente a ... come appartenente alla
famiglia umana, residente nella Repubblica Italiana fondata sulla
Costituzione che sancisce la dignita' inviolabile della persona, il
diritto-dovere di lavorare per il bene comune, il ripudio della guerra e la
risoluzione pacifica dei conflitti, dichiaro in piena consapevolezza:
- di dissociarmi, per motivi di coscienza, dalla politica militare del
nostro paese e della Nato che nel decennio 1991-2001, invece di sviluppare
una politica di pace planetaria resa possibile dalla svolta nonviolenta del
1989, ha scelto la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti
internazionali;
- di rifiutare tale politica militare perche' viola la Costituzione italiana
e la Carta delle Nazioni Unite, fa scelte belliche omicide e aggressive in
luogo delle possibili soluzioni pacifiche, e' funzionale all'attuale sistema
politico-economico di dominio e di sfruttamento, aggrava la distanza e i
risentimenti tra le culture e i popoli invece di favorirne la comprensione e
la cooperazione.
Per questi motivi:
- dichiaro la mia obiezione di coscienza alle guerre e la mia
indisponibilita' a collaborare in qualunque modo al sistema
economico-militare che le prepara;
- scelgo la nonviolenza come politica capace di promuovere la giustizia e la
soluzione pacifica dei conflitti.
In coerenza con questa mia scelta mi impegno:
* Formazione ed educazione alla pace e alla nonviolenza
- A partecipare al servizio civile o come volantario in progetti di difesa
civile, mediazione o formazione alla nonviolenza presso i nodi della rete di
Lilliput, associazioni o "uffici della Pace" in Italia o all'estero.
- A diffondere l'educazione alla nonviolenza e alla gestione nonviolenta dei
conflitti in sintonia con il decennio per la nonviolenza indetto
dall'Unesco.
- A sostenere la nascita e la diffusione di Istituti culturali e scientifici
per la pace e i diritti umani.
* Obiezione di coscienza alle guerre
- A partecipare alla "Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari
per la Difesa Popolare Nonviolenta" versando il corrispettivo come opzione o
obiezione alle spese militari in vista del riconoscimento del diritto di
opzione fiscale.
- Ad aderire alla "Campagna di pressione banche armate" per un controllo
sulle operazioni di finanziamento e di appoggio delle banche al commercio di
armi.
- Come donna a rifiutare, in maniera esplicita e forte, la cosiddetta "pari
opportunita'" di servire nell'esercito.
- Come giovane soggetto agli obblighi di leva a scegliere il servizio civile
invece del servizio militare dichiarando sin d'ora la mia indisponibilita'
di fronte al richiamo in caso di guerra.
* Azioni nonviolente
- A sostenere iniziative di base di intervento civile e nonviolento nelle
realta' di conflitti armati (Campagna Kossovo, Operazione Colomba, Caschi
bianchi, Berretti bianchi, Anch'io a Butembo/Kisangani, Tu non tagliare la
corda, ecc.), al fine di prevenire e trasformare i conflitti, di
riconciliare i contendenti, di difenderli dalla manipolazione degli
interessi militari-industriali che intendono far degenerare i conflitti in
guerra:
a) con la mia partecipazione personale all'iniziativa ...
b) col mio contributo finanziario all'iniziativa ...
- Ad aderire e/o sostenere i movimenti nonviolenti organizzati.
* Consumo critico ed economia nonviolenta
- Ad orientare il mio stile di vita al principio della sobrieta' e della
semplicita' volontaria.
- A indirizzare i miei consumi verso beni prodotti nel rispetto della
dignita' dei lavoratori e dell'ambiente.
- A boicottare e a cercare di sottrarre risorse a quei settori della
produzione, del commercio e della finanza coinvolti nel sistema
militare-industriale di dominio, sfruttamento e guerra.
- A sostenere la campagna "Sbilanciamoci" tesa a modificare gli indirizzi
della legge finanziaria dello Stato riorientando la spesa pubblica a favore
di societa', ambiente e pace.
- Altro (specificare).
Data e firma
Spedire copia per conoscenza a Segreteria Mir-Movimento Nonviolento, via
Garibaldi 13, 10122 Torino
*
Indicazioni operative
Dopo aver compilato la dichiarazione di obiezione e' importante sostenere
almeno una delle opzioni riportate.
Si puo' utilizzare lo stesso testo di questa guida, oppure personalizzarlo
inserendo delle modifiche.
E' indispensabile che copia della dichiarazione e delle opzioni scelte venga
inviata a Mir-Movimento Nonviolento, via Garibaldi 13, 10122 Torino, in modo
da avere un riscontro sull'andamento della campagna, analizzare
statisticamente le opzioni scelte, far valere politicamente questa scelta di
obiezione.
Il testo sottoscritto va naturalmente inviato tramite posta al Presidente
del Consiglio dei Ministri (responsabile delle scelte militari ed
economiche) e al Presidente della Repubblica (capo delle Forze Armate),
nonche' eventualmente anche ad altri soggetti (partiti politici, sindaci,
deputati, giornali, ecc.) per pubblicizzare questa scelta di nonviolenza.
*
Indirizzi per collegarsi ad azioni e interventi nonviolenti in zone di
conflitto e di guerra
- Campagna Kossovo: e' una iniziativa che lavora su progetti di
riconciliazione in Kossovo. Malgrado la guerra condotta dalla Nato abbia
distrutto quello che di positivo era riuscita a creare, la Campagna Kossovo
e' nuovamente attiva. Campagna Kossovo per la Nonviolenza e la
Riconciliazione, c/o Casa per la Pace, casella aperta 8, 74023 Grottaglie
(Ta), tel. e fax: 0995662252.
- Caschi bianchi - Operazione Colomba: promuove progetti di solidarieta'
internazionale e per i diritti umani a cui partecipano volontari e obiettori
di coscienza in servizio civile (caschi bianchi). Operazione Colomba, via
della Grotta Rossa 6, 47900 Rimini, tel. 0541753619, fax 0541751624, e-mail:
odcpace.apg23 at libero.it
- Berretti Bianchi: organizza interventi di pace con la presenza di
volontari e con azioni dirette in zone di conflitto. Berretti Bianchi, via
F. Carrara 209, 55042 Forte dei Marmi (Lu), fax 0584735682, cell.
3357660623, e-mail: bebitartari at bcc.tin.it, sito:
www.peacelink.it/users/berrettibianchi
- Anch'io a Butembo/Kisangani: iniziative nonviolente condotte in Africa
(Butenbo e Kisangani) dove e' in corso una guerra non dichiarata scatenata
perlopiu' da compagnie diamantifere. Questa iniziativa e' organizzata da:
Beati i Costruttori di Pace, via Antonio da Tempo 2, 35139 Padova, tel.
0498070699, e-mail: beati at protect.it
- Tu non tagliare la corda: azione condotta da "Un ponte per Bagdad" per
impedire che avvenga una nuova guerra e per l'abolizione delle sanzioni
economiche i cui effetti negativi ricadono soprattutto sulla popolazione
piu' debole (ammalati e bambini). Un ponte per Bagdad, via della Guglia
69/A, 00196 Roma, tel. 066780808, fax 066793968, e-mail:
posta at unponteper.it, sito: www.unponteper.it
*
Indirizzi per orientarsi verso un consumo critico ed una economia
nonviolenta
- Sbilanciamoci: questa campagna promossa dall'associazione Lunaria esercita
una pressione sui parlamentari per spostare risorse finanziarie dello Stato
a favore delle spese sociali, delle iniziative di pace, alla difesa
dell'ambiente. Lunaria, via Salaria 89, 00198 Roma, tel. 068841880, fax
068841859, e-mail: lunaria at lunaria.org, sito: www.lunaria.org
- Acquisti trasparenti: significa consumare solo beni di aziende che non
sono coinvolte nello sfruttamento di bambini, che non inquinano, che sono
rispettose dei diritti dei lavorari. Centro Nuovo Modello di Sviluppo, via
della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pi), e-mail: coord at cnms.it
- Bilanci di giustizia: iniziativa tesa a orientare i gruppi familiari verso
un consumo critico e una finanza etica, per cambiare l'economia partendo
dalle piccole cose, dai gesti quotidiani. Bilanci di giustizia c/o MAG
Venezia, 30175 Venezia Marghera, tel. 0415381479, e-mail: bilanci at libero.it,
sito: www.unimondo.org/bilancidigiustizia.
*
Come partecipare alla campagna di pressione sulle banche armate
La campagna e' promossa dalle riviste "Missione Oggi", "Mosaico di Pace",
"Nigrizia".
Propone un controllo attivo sia sulle operazioni di finanziamento che di
semplice appoggio delle banche in esportazioni di armi. Viene richiesto di
verificare se la propria banca e' coinvolta nel finanziamento all'export di
armi, e in caso affermativo di scrivere una lettera in cui si disapprova
questo sostegno al commercio delle armi, riservandosi di chiudere il proprio
rapporto in mancanza di una risposta soddisfacente.
L'elenco degli istituti di credito e delle banche coinvolte, un fac-simile
della lettera da inviare, alcune risposte gia' pervenute da parte delle
banche, le somme finanziate, ecc., si possono trovare sul sito:
www.banchearmate.it, oppure richiedere a: Banche armate, c/o "Missione
Oggi", via Piamarta 9, 25121 Brescia, tel. 0303772780, e-mail:
info at banchearmate.it
*
Come partecipare alla Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari
per la difesa popolare nonviolenta
Questa campagna nata inizialmente (1982) come campagna di obiezione alle
spese militari (OSM) si propone come obiettivo ultimo l'opzione fiscale,
vale a dire il diritto di non finanziare la difesa armata.
Nella forma principale viene richiesto ai partecipanti di sottoscrivere una
dichiarazione, effettuare un versamento all'Ufficio Nazionale per il
Servizio Civile e di impegnarsi a detrarre tale somma dalla dichiarazione
dei redditi.
Per eseguire correttamente questi passaggi, che possono essere diversi a
seconda della situazione tributaria del contribuente, e' bene avvalersi
della apposita "guida" che puo' essere richiesta a: Campagna OSM-DPN c/o
Lega obiettori di coscienza (Loc), via Mario Pichi 1/E, 20143 Milano, tel.
028378817, fax 0258101220, e-mail: locosm at tin.it
La campagna OSM-DPN e' promossa da Associazione per la Pace, Beati i
Costruttori di Pace, Berretti Bianchi, Comunita' Papa Giovanni XXIII, Lega
per il Disarmo Unilaterale, Lega Obiettori di Coscienza, Pax Christi.
*
Aderisce alla campagna "Scelgo la nonviolenza" la Lega obiettori di
coscienza.
*
MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione)
Il MIR (International Fellowship Of Reconciliation - IFOR, nei paesi
anglofoni) si definisce movimento a base spirituale, composto da donne e
uomini impegnati nella nonviolenza attiva come stile di vita e mezzo di
cambiamento personale, sociale e politico. Essi rifiutano l'uso della
violenza nonche' la preparazione e la partecipazione alla guerra sotto
qualsiasi forma.
Dopo la seconda guerra mondiale il MIR, grazie anche all'opera instancabile
di Jean e Hildegard Goss-Mayr, cerca vie alternative e nonviolente per
conseguire la giustizia e la riconciliazione tra tutti i popoli. In America
Latina e' presente con dom Helder Camara e Adolfo Perez Esquivel; negli
Stati Uniti con Martin Luther King e Dorothy Day; in Vietman collabora alla
resistenza nonviolenta con i monaci buddhisti; in Sudafrica e' presente con
Albert Luthuli; in Irlanda con Mairead Corrigan. E inoltre in Medio Oriente,
Zaire e Africa Sub-sahariana, Filippine, India, Bangladesh, Madagascar e,
dopo il 1989, anche in molti paesi dell'Europa Orientale. A membri del
MIR/IFOR per otto volte e' stato conferito il premio Nobel per la pace:
- Jane Addams (USA 1931),
- Emily Green Balch (USA 1946),
- Albert Luthuli (Sudafrica 1960),
- Linus Pauling (USA 1962),
- Martin Luther King (USA 1964),
- Mairead Corrigan (Irlanda del Nord 1976),
- Adolfo Perez Esquivel (Argentina 1980),
- Rigoberta Menchu' (Guatemala 1992).
Il M.I.R. in Italia ha sostenuto Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini, primi
obiettori cattolici al servizio militare, e si e' impegnato per il
riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza. Dall'approvazione
della legge e' convenzionato con il Ministero della Difesa per far espletare
agli obiettori il servizio civile nell'attuazione di programmi di formazione
alla pace e alla nonviolenza attiva. E' stato il movimento che ha avviato
per primo in Italia la Campagna di obiezione di coscienza alle spese
militari (OSM) e si adopera per far conoscere la Difesa Popolare Nonviolenta
(DPN) come alternativa alla difesa armata.
Gia' contrario alle armi nucleari, all'inizio degli anni '70 il MIR e' stato
il primo movimento in Italia a schierarsi contro il nucleare civile.
Sito: www.peacelink.it/users/mir, e-mail: mir at peacelink.it
*
Movimento Nonviolento
Il Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini dopo la prima "Marcia per
la fratellanza tra i popoli" da Perugia ad Assisi del 24 settembre 1961, fin
dai suoi primi anni di vita consolida i suoi rapporti con le altre
associazioni nonviolente all'estero, diviene sezione italiana della War
Resisters' International (Internazionale dei Resistenti alla Guerra).
La carta programmatica del Movimento impegna i suoi membri per:
- l'opposizione integrale alla guerra;
- la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
- lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura e la
creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile
gestione di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
- la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui contaminazione
e distruzione sono un'altra delle forme di violenza contro l'uomo.
Il Movimento Nonviolento ha dal 1964 un suo periodico mensile, "Azione
Nonviolenta", che si propone di offrire formazione, informazione e dibattito
sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo. Movimento
Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, sito: www.nonviolenti.org, e-mail :
azionenonviolenta at sis.it
*
Rete di Lilliput
"Rete Lilliput, per una economia di giustizia", non l'ennesima associazione
ma un'alleanza di gruppi di base, singoli individui, associazioni che si
sviluppa dal 1999 grazie alla spinta di un gruppo di coordinamento formato
da associazioni e campagne di pressione da sempre impegnate sui temi
politico-sociali.
La Rete, grazie alla cosiddetta "strategia lillipuziana", ha l'obbiettivo di
far interagire e collaborare le oltre 700 esperienze locali che in Italia
hanno messo in atto un'agile lotta contro la globalizzazione neoliberista:
proprio come ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift in cui una miriade di
piccoli lillipuziani riesce ad imbrigliare il gigante. Il metodo nonviolento
e' lo strumento ineludibile per condurre azioni mirate e concrete di
contrasto ad un sistema economico carico di ingiustizie e disuguaglianze.
Una struttura leggera, orizzontale e non burocratica e' alla base
dell'organizzazione della Rete Lilliput. Una settantina di nodi locali e a
livello nazionale i gruppi di lavoro tematici (GLT) strumenti di ricerca e
di proposta per approfondire aspetti specifici; tutte le decisioni vengono
prese con il metodo del consenso e non a maggioranza. La Rete si costituisce
intorno ad un Manifesto di intenti che rappresenta la carta fondamentale. Al
suo interno sono tracciate "le strategie d' intervento, di carattere
nonviolento, che comprendono l'informazione e la denuncia per accrescere la
consapevolezza e indebolire i centri di potere; il consumo critico e il
boicottaggio per condizionare le imprese; la sperimentazione di iniziative
di economia alternativa e di stili di vita piu' sobri per dimostrare che
un'economia di giustizia e' possibile".
Sito: www.retelilliput.org

4. INIZIATIVE. MAN: PER UNA RISOLUZIONE NONVIOLENTA DEL CONFLITTO
ISRAELO-PALESTINESE
[Riproponiamo ancora questo documento del Mouvement pour une Alternative
Non-violente (in sigla: Man), il principale movimento nonviolento francese
(per contatti: rue de Vaugirard 114, 75006 Paris, tel. 0145444825, fax:
0145445713, sito: http://manco.free.fr). Il testo che presentiamo e' la
traduzione del documento con cui la campagna e' stata lanciata a suo tempo
in Francia. La campagna e' ora attiva anche in Italia, prossimamente
proporremo il testo del documento elaborato e diffuso dalla segreteria
operativa italiana della campagna (pubblicato anche nel fascicolo di aprile
2005 del mensile "Azione nonviolenta"). Per informazioni, documentazione e
contatti: segreteria operativa campagna Man, c/o Centro studi "Sereno
Regis", via Garibaldi 13, 10122 Torino, e-mail: a.alba at areacom.it; si veda
anche al sito francese: www.interventioncivile.org e al sito italiano della
rete dei corpi civili di pace, www.reteccp.org; utili materiali anche nel
sito del Movimento Nonviolento, www.nonviolenti.org e in quello del Centro
Gandhi di Pisa e della rivista "Quaderni satyagraha", pdpace.interfree.it]

La violenza non e' una soluzione.
Israele-Palestina: una forza internazionale di intervento civile:
- per rafforzare lo spazio di dialogo degli operatori di pace;
- per creare le condizioni di una soluzione politica del conflitto;
- per uscire dalla logica di guerra.
Agire per una risoluzione nonviolenta del conflitto israelo-palestinese.
*
La soluzione non sara' militare
La coesistenza pacifica dei popoli israeliano e palestinese si basa sullo
stabilirsi di relazioni fondate su giustizia ed equita'. Le fondamenta della
pace si costruiscono sul terreno delle societa' civili, appoggiandosi alle
reti dei cittadini impegnati, in ciascuna delle parti, per la democrazia, la
giustizia e il rispetto dei diritti umani.
*
Ogni violenza e' un ostacolo alla risoluzione del conflitto
Impedendo ai cittadini palestinesi di spostarsi, di studiare, di coltivare
le loro terre, bombardando i territori e portando "attentati mirati",
demolendo le case e distruggendo le coltivazioni, costruendo il muro di
separazione, emarginando i loro dirigenti, moltiplicando provvedimenti
vessatori ed umilianti, l'azione militare del governo israeliano non fa
guerra al terrorismo, ne' ad un esercito, ma ad un popolo.
Gli attentati-suicidi organizzati contro la popolazione civile israeliana
non sono d'altra parte piu' adatti a costruire una soluzione del conflitto,
ne' militare, ne' politica. Certo, l'umiliazione e la disperazione possono
condurre dei giovani palestinesi a lasciarsi convincere che di fronte ai
carri armati, agli aerei e ai missili che aggrediscono il loro popolo alla
luce del sole, commettere attentati-suicidi e' l'ultima soluzione. Ma la
ricerca di una pace giusta e duratura non puo' ne' giustificarlo ne'
accettarlo.
Ciascuno impugna i crimini dell'altro per giustificare i propri assassinii
in nome del diritto alla legittima difesa. Alla fine, questa politica
doppiamente suicida produce due perdenti.
*
La pace sara' costruita dagli operatori di pace israeliani e palestinesi e
dalle societa' civili.
Le societa' civili di ciascuna delle due parti in conflitto sono chiamate a
giocare un ruolo decisivo nella ricerca di una soluzione politica che
permetta di costruire una pace duratura. Ci sono gia' delle reti di
cittadini/e che anche all'interno della propria comunita' hanno oggi il
coraggio e la lucidita' di opporsi alla logica di guerra. Queste reti devono
godere della solidarieta' della comunita' internazionale.
Per tutte queste ragioni, questa campagna deve incoraggiare gli operatori di
pace israeliani e palestinesi a riappropriarsi delle poste in gioco del
conflitto, oggi confiscate dalla logica di guerra, e permettere di creare le
condizioni per una risoluzione politica del conflitto, accettabile da ambo
le parti.
La creazione e l'invio di una forza internazionale di intervento civile in
Medio Oriente mira cosi' ad abbassare il livello di violenza, e a favorire
le condizioni per il dialogo delle società civili.
*
Principi della forza internazionale di intervento civile nonviolento
Agire presso le societa' civili
Il processo di pace non puo' essere limitato all'iniziativa diplomatica nei
confronti dei responsabili politici. E' essenziale che contemporaneamente si
attui una strategia di intervento presso le societa' civili, perche' creare
condizioni di pace tra i popoli e' urgente tanto quanto favorire il dialogo
fra i responsabili politici.
Alcune associazioni israeliane e palestinesi operano per la pace e lavorano
quotidianamente per il diritto, la giustizia e il dialogo tra palestinesi ed
israeliani. E' presso queste associazioni che e' necessaria la presenza di
volontari.
Esempi di operatori di pace israeliani e palestinesi:
- Rabbis for Human Rights: associazione di rabbini che denuncia le
ingiustizie fatte ai palestinesi, lavora presso studenti ebrei, sostiene i
palestinesi, in particolare al momento della raccolta delle olive.
- Arab Educational Institute: associazione palestinese che lavora sullo
scambio interculturale, l'educazione alla nonviolenza e alla pace.
- Wi'am: associazione palestinese che opera per la risoluzione nonviolenta
dei conflitti, per la creazione di impieghi comunitari...
- New Profile: associazione femminista israeliana di denuncia della
militarizzazione della societa' israeliana e di sostegno agli obiettori di
coscienza israeliani.
*
Una terza parte, un doppio "prendere le parti"
Oggi, la linea di frattura non e' fra israeliani e palestinesi, ma tra
quelli che in Medio Oriente vogliono privilegiare il "vivere insieme" e
quelli che predicano il ripiegamento all'interno della comunita'. In questo
senso, l'intervento di una terza parte deve significare, in linea di
principio e nei fatti, prendere in considerazione le preoccupazioni
legittime delle due parti. La forza internazionale di intervento civile sui
due territori di Palestina e d'Israele deve affermare una doppia
solidarieta'.
*
Con il sostegno delle parti in conflitto
Il dispiegamento di una forza internazionale di intervento civile non e'
pensabile che con l'accordo, o almeno la tolleranza, delle parti in
conflitto. La presenza di volontari disarmati non puo' essere percepita ne'
come aggressione, ne' come occupazione.
*
Obiettivi della forza internazionale di intervento civile
- Favorire una risoluzione politica del conflitto con azioni di mediazione e
di osservazione;
- far regredire le paure, abbassare la sensazione di insicurezza. La
presenza di volontari internazionali mira a testimoniare l3impegno della
comunita' internazionale a fianco delle popolazioni civili per rompere il
circolo vizioso della violenza nel quale queste ultime si trovano
imprigionate;
- dissuadere gli attori armati dei due campi dal commettere atti di violenza
contro civili, quali che siano le giustificazioni addotte. Cio' comporta
certamente un numero abbastanza alto di volontari.
*
Sul terreno
I volontari non-armati potranno intervenire grazie ad azioni di:
- valorizzazione degli operatori di pace e delle loro azioni, al fine di dar
loro piu' visibilita' e apportare il sostegno di una terza parte
internazionale;
- rafforzamento delle condizioni per il dialogo delle societa' civili con
azioni di mediazione, di prossimita', al fine di facilitare il dialogo tra
le societa' civili israeliana e palestinese;
- osservazione del rispetto dei diritti umani in siti sensibili.
*
Formazione dei volontari
Esistono percorsi e metodi di formazione per preparare volontari
all'intervento civile di pace. Li addestrano alla risoluzione nonviolenta
dei conflitti, all'analisi dei rischi e ai mezzi per affrontarli con metodi
nonviolenti. I futuri volontari si preparano a partire in missione con un
lavoro sull'atteggiamento personale e il lavoro d'equipe nelle situazioni di
conflitto, come pure sui compiti che avranno nell'intervento civile.
*
L'Unione Europea e l'Onu
L'Unione Europea afferma di agire a favore di un mondo multipolare. Essa
cerca di uscire dall'opzione militare come soluzione per gestire le crisi
internazionali. La risoluzione del conflitto israelo-palestinese e'
l'occasione per concretizzare questo orientamento politico. Tuttavia la
forza internazionale di intervento civile dovra' ricevere mandato da
un'organizzazione internazionale come l'Onu.
*
Obiettivo
Chiedere all'Unione Europea la creazione e l'invio di una forza
internazionale di intervento civile nei territori di Israele e Palestina.
Questa forza avra il compito di lavorare con gli operatori di pace locali
per rafforzare il dialogo tra le societa' civili.
A breve termine, noi chiediamo all'Unione Europea uno studio di fattibilita'
sulle condizioni di creazione di tale forza.
Questa campagna e' realizzata in collaborazione con associazioni per la pace
in Israele, in Palesina e in Europa.
*
A chi si rivolge la campagna
Noi chiediamo ai ministri degli esteri, come pure ai responsabili
dell'Unione Europea, di:
- realizzare uno studio di fattibilita' sulle condizioni di creazione di una
forza internazionale di intervento civile in Israele e in Palestina;
- mettere in atto tutti i mezzi necessari alla creazione a all'invio della
forza di intervento civile, con mandato di un'organizzazione internazionale,
e composta da volontari non armati;
- condurre un'azione diplomatica presso autorita' israeliane e palestinesi
affinche' esse accettino l'invio dei volontari.
*
Come e perche' sostenere la campagna
Per partecipare, avete la possibilità di:
- inviare cartoline postali alle autorita' nazionali ed europee, per
aiutarci a dimostrare che numerosi cittadini auspicano la messa in atto di
mezzi di intervento civile capaci di agire il piu' vicino possibile alle
popolazioni;
- candidarvi a seguire un corso di formazione all'intervento civile
finanziato dalle istituzioni, per testimoniare l'esistenza di un potenziale
di volontari per la pace;
- ordinare i documenti della campagna e diffonderli nel vostro ambiente;
- sostenere finanziariamente il comitato della campagna.
*
Per contatti: Mouvement pour une Alternative Non-violente (in sigla: Man),
rue de Vaugirard 114, 75006 Paris, tel. 0145444825, fax: 0145445713, sito:
http://manco.free.fr

5. MAESTRE. ETTY HILLESUM: SE SI VUOLE
[Da Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985, 1996, p. 217.
Etty Hillesum e' nata a Middelburg nel 1914 e deceduta ad Auschwitz nel
1943, il suo diario e le sue lettere costituiscono documenti di altissimo
valore e in questi ultimi anni sempre di piu' la sua figura e la sua
meditazione diventano oggetto di studio e punto di riferimento per la
riflessione. Opere di Etty Hillesum: Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985,
1996; Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano 1990, 2001. Opere su Etty Hillesum:
AA. VV., La resistenza esistenziale di Etty Hillesum, fascicolo di
"Alfazeta", n. 60, novembre-dicembre 1996, Parma. Piu' recentemente: Nadia
Neri, Un'estrema compassione, Bruno Mondadori Editore, Milano 1999; Pascal
Dreyer, Etty Hillesum. Una testimone del Novecento, Edizioni Lavoro, Roma
2000; Sylvie Germain, Etty Hillesum. Una coscienza ispirata, Edizioni
Lavoro, Roma 2000; Wanda Tommasi, Etty Hillesum. L'intelligenza del cuore,
Edizioni Messaggero, Padova 2002]

Se si vuole influire moralmente sugli altri, bisogna cominciare a prender
sul serio la propria morale.

6. RIVISTE. "GENESIS". ANNI SETTANTA
"Genesis", rivista della Societa' italiana delle storiche, anno III, n. 1,
2004: Anni settanta, pp. 264, euro 21. Un volume straordinariamente ricco,
con saggi, ricerche e contributi di Giovanna Fiume, Anna Bravo, Paola
Gaiotti de Biase, Elda Guerra, Emmanuel Betta, Enrica Capussotti, Roberto
Bizzocchi, Mario Isnenghi, Alessandra Pescarolo, Ugo Zuccarello, Mary
Gibson, Luca Trappolin, Maria Cristina Gramolini, Elisabetta Remondi, Teresa
Bertilotti, Giulia Calvi, Elissa Weaver, Micaela Valente, Serena Di Nepi,
Silvia Salvatici. Per richieste e contatti: redazione ed amministrazione:
Viella, via delle Alpi 32, 00198 Roma, tel. e fax: 068417758 o anche
0685353960, sito: www.viella.it Per contattare la Societa' italiana delle
storiche: presso la Casa internazionale delle donne, via della Lungara 19,
00165 Roma, e-mail: societadellestoriche at libero.it, sito:
www.societadellestoriche.it

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 914 del 29 aprile 2005

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