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La nonviolenza e' in cammino. 934



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 934 del 19 maggio 2005

Sommario di questo numero:
1. Valeria Ando': La violenza della violenza
2. Benito D'Ippolito: Le cose da fare
3. Jagannathan: Una lettera alle persone amiche
4. Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino
(parte quarta e conclusiva)
5. Alessandro Dal Lago: La rivoluzione marziale
6. Ryszard Kapuscinski: La piu' crudele delle esperienze
7. Letture: Julija Juzik, Le fidanzate di Allah. Volti e destini delle
kamikaze cecene
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. VALERIA ANDO': LA VIOLENZA DELLA VIOLENZA
[Ringraziamo di cuore Valeria Ando' (per contatti: andov at tele2.it) per
averci messo a disposizione questa meditazione. Valeria Ando' e' docente di
Cultura greca all'Universita' di Palermo, direttrice del Cisap (Centro
interdipartimentale di ricerche sulle forme di produzione e di trasmissione
del sapere nelle societa' antiche e moderne), autrice di molti saggi, ha tra
l'altro curato l'edizione di Ippocrate, Natura della donna, Rizzoli, Milano
2000. Opere di Valeria Ando': (a cura di), Saperi bocciati: riforma
dell'istruzione, discipline e senso degli studi, Carocci, Roma 2002; con
Andrea Cozzo (a cura di), Pensare all'antica. A chi servono i filosofi?,
Carocci, Roma 2002]

Quando si parla di violenza e di nonviolenza di solito non si parte da se',
dal proprio vissuto esperienziale, ma ci si riferisce a teorie, illustrate
magari da esempi. Il ricorso alla prima persona e' raro. Eppure,
un'esperienza traumatica che ho vissuto e che vorrei provare a raccontare ha
suscitato in me riflessioni, che forse puo' essere utile mettere in comune,
farne oggetto di scambio e di confronto.
Ho fatto esperienza infatti della violenza, in un'aggressione verbale subita
tempo fa: a colpirmi sono state parole dure come pietre che disgregavano la
mia persona, la oltraggiavano, la offendevano. Parole che parlavano di me,
in una visione malata che non riconoscevo. Parole nette, taglienti,
inappellabili. Parole ingiuste, che sapevo di non meritare.
La violenza di quelle parole mi e' penetrata nella carne, ha agito su di me
come un veleno, una forza devastante e brutale che colpisce in modo cieco.
La furia distruttiva che mi ha investito mi ha fatto sentire, sulla mia
pelle, che la violenza non e' il conflitto, non lascia in vita l'avversario
ma, come la guerra, annienta e uccide il nemico, alimentandosi della sua
morte.
La violenza e' stupida e banale: non si interroga, non si fa domande, non si
mette in discussione; e' arrogante, sicura di se', tracotante. E' vigliacca:
presume il male solo nell'avversario, sottraendosi a qualunque
responsabilita'. Manipola la realta' a suo vantaggio, stravolge il senso
delle cose, e' ottusa e analfabeta. Adotta strumenti rapidi, anziche' il
lento e paziente esercizio della comprensione.
E' chiusa in se stessa, non vede, non ascolta: l'altro non esiste se non
come oggetto di brutalita'. E io mi sono sentita inesistente, come se i miei
pensieri, i miei intenti, il mio sentire non avessero dignita' di esistere.
Vano lo sforzo di credere che non la mia persona ma le mie azioni fossero
oggetto di attacco: e poi quali azioni, se le accuse erano, dalla mia
ottica, false?
E ancora: la violenza va nella direzione opposta dell'amore. Ho sentito
sulla mia persona la carica rabbiosa di un odio da cui non c'era scampo e
che non mi lasciava alternative.
La violenza e' disumana: il senso stesso dell'umanita' si opacizza, si
disperde, travolto dalla furia della violenza, dalla sua indecente
bruttezza.
Soprattutto la violenza non e' la nonviolenza, mai, anzi ne esclude i
principi essenziali: l'ascolto empatico, il trascendimento creativo dei
conflitti, l'identita' tra mezzi e fini, il superamento della struttura
Maggiore-minore e l'affermarsi di una relazione di equivalenza, la ricerca
della giustizia e della verita'.
Per questo il ripudio della violenza, intesa come scelta deliberata e
strumento estremo, penso che debba essere la prima opzione, imperativa e
cogente, da parte di chi e' amico della nonviolenza. Gandhi ne ammetteva il
ricorso, quando si trattava di salvare da un assassino le donne e i bambini
di un villaggio, se altri mezzi erano falliti. Ma la violenza fisica, quando
non uccide, fa meno male della violenza verbale o psicologica. Anche i
ragazzi della scuola di Barbiana di don Milani ricordavano alla
Professoressa che il dolore della frusta gia' dopo un giorno non si sente
piu'.
Nella violenza verbale penso che ci sia un limite che non dovrebbe essere
mai superato, quando ad essere colpita e' l'integrita' etica; penso infatti
che ogni essere umano abbia diritto ad essere riconosciuto nella sua
dignita'. Penso soprattutto che ogni parola di offesa, proprio perche'
violenta, puo' innescare un'escalation di violenza che e' difficile
arrestare.
Questo, devo ammetterlo, e' quello che mi e' successo: la violenza subita mi
e' rimasta dentro, mi ha sporcato l'anima, producendo altra violenza, la
mia, agendo come un cancro, un lievito corrosivo.
Ho guardato in faccia la mia violenza, ci ho fatto i conti, l'ho
riconosciuta. E' esplosa all'improvviso, alterando la mia persona,
imbruttendola. La rabbia, il risentimento, il rancore hanno catturato ogni
mia energia, in una spirale di male sempre crescente.
E poi, lentamente, lavorando sul negativo, sono riuscita a fare
dell'esperienza della violenza occasione di trasformazione e di crescita. Ho
ridato senso alla mia scelta, radicale e irreversibile, della nonviolenza,
ripudiando la violenza deliberata dalle mie modalita' di comunicazione,
controllando e incanalando la violenza che c'e' ancora dentro di me verso
esiti costruttivi.
C'e' una frase di Gandhi, nella seconda pagina di Teoria e pratica della
nonviolenza, che penso sintetizzi al meglio il messaggio gandhiano e che
voglio qui indicare come possibile via per il superamento della violenza:
"La violenza e' la legge della giungla, la sofferenza e' la legge
dell'umanita'". Vedere nella sofferenza e nel dolore le espressioni
distillate della stessa umanita', fonti primarie cui attingere per ritrovare
le radici di un'umanita' comune, mi consente di assumere uno sguardo
compassionevole, grazie al quale potere raggiungere il traguardo lontano del
perdono.

2. PAROLE. BENITO D'IPPOLITO: LE COSE DA FARE
[Ringraziamo il nostro amico Benito D'Ippolito per questo intervento. Benito
D'Ippolito e' uno dei collaboratori del Centro di ricerca per la pace di
Viterbo. Florence Aubenas e' la giornalista francese rapita mesi fa in Iraq,
Clementina Cantoni e' la cooperante italiana rapita qualche giorno addietro
in Afghanistan, i loro nomi sono qui evocati anche come figura di tutte le
donne costruttrici di pace, oppresse dalla violenza]

Salvare la vita di tutte e di tutti
tutte le armi spezzare
ricominciare la storia dal tiaso
di Mitilene, restituire
al mondo i volti e le voci
delle persone tutte tutte curando
costruire relazioni di giustizia.

Alla parola che comanda dire no
alla parola che prega dire si'
ogni mattina sfornare il pane ancora
ogni sera predisporre il giaciglio
saper cantare saper nutrire
opporsi sempre alla legge del coltello
non dire mai la parola disonesta.

svelare il mistero piu' antico del mondo
dare ascolto con le proprie mani
sfamare chi ha fame accogliere chi fugge
mettere al mondo il mondo, soccorrere
chi geme. Donare: il resto
verra' da se'.

Dire la verita', tenere acceso il fuoco,
scongelare i cuori, illimpidire
gli occhi, far cessare
la guerra. Lavare
il cielo e le anime, vestirle
di nuova candida lucente trina.

Seguire i passi di questa Florence
seguire i passi di questa Clementina.
Con loro, per loro trepidare
attenderle ancora, ancora chiamarle
fortemente sentirle volerle
vive libere sorelle maestre.

3. INIZIATIVE. JAGANNATHAN: UNA LETTERA ALLE PERSONE AMICHE
[Ringraziamo di cuore Mario Cavani della benemerita onlus "Overseas" (per
contatti: via Castelnuovo R.ne 1190, 41057 Spilamberto (Mo), tel. 059785425,
cell. 3482518421, fax: 0597860055, e-mail: overseas at overseas-onlus.org,
sito: www.overseas-onlus.org) per averci inviato la traduzione della
seguente lettera. Jagannathan, novantatreenne discepolo di Gandhi, una delle
figure piu' vive e prestigiose della nonviolenza nel mondo, e' con sua
moglie Krishnammal fondatore dell'organizzazione sindacale nonviolenta Lafti
(Land for Tillers' Freedom); insieme hanno condotto grandi lotte nonviolente
ad esempio contro le multinazionali dei gamberetti (le cui attivita'
imprenditoriali hanno effetti distruttivi per l'ecosistema), e portano
avanti il programma costruttivo del sarvodaya (soprattutto case, mucche,
educazione dei bambini e degli adulti); dopo lo tsunami il Lafti e' anche
fortemente impegnato nella solidarieta' con le vittime del maremoto. Su
Jagannathan e Krishnammal cfr. il libro di Laura Coppo, Terra gamberi
contadini ed eroi, Emi, Bologna 2002. Per contatti, lettere di sostegno,
contributi, richieste di informazioni, ospitalita', viaggi, etc. contattare
in Italia l'ong Overseas di Spilamberto (Modena) all'indirizzo
overseas at overseas-onlus.org, ovvero in India direttamente il Lafti
all'indirizzo laftitngsm at yahoo.co.in]

Spero che abbiate ricevuto la lettera che ho spedito al giudice Ramanujam il
31 marzo scorso per esortarlo a stracciare il suo parere favorevole
all'insediamento di allevamenti di gamberetti nel villaggio di Kolathur
entro il 18 aprile, Bhoodan day. Nella lettera spiegavo che, qualora la mia
richiesta non fosse stata esaudita, avrei iniziato un digiuno parziale il 19
aprile per passare al digiuno totale il 19 maggio.
Devo confessare di non essere riuscito a mantenere il mio impegno di
digiunare a partire dal 19 aprile. Purtroppo il giorno 21 sono stato colpito
da una strana debolezza fisica e mentale. Krishnammal e mia figlia, la
dottoressa Sathya, dovettero trasportarmi al Vijaya Nursing Home di Madras.
Non ero in possesso delle mie facolta'. Durante la visita di accettazione il
mio atteggiamento e' stato molto sgarbato e ho blaterato tutto il tempo sui
danni provocati dall'acquacoltura industriale. I medici si sono rifiutati di
curarmi con il pretesto che non c'erano stanze disponibili per il ricovero e
mia figlia ha dovuto portarmi in una clinica privata dove alcuni medici suoi
amici si sono presi cura di me. Il 22 ero ancora privo di conoscenza ma
grazie al trattamento ricevuto il mio stato generale ha iniziato a
migliorare. Durante il ricovero in clinica non sono riuscito a portare
avanti il mio digiuno parziale e dal 23 aprile ho dovuto abbandonare l'idea
di fare un solo pasto al giorno. Il trattamento e' continuato per altri 15
giorni e adesso sono quasi tornato alla normalita'. Sono sinceramente
mortificato all'idea di aver perso conoscenza per due giorni. In 93 anni non
avevo mai provato una tale debolezza fisica e mentale. Il 12 maggio ho
potuto finalmente ritornare al Vinoba Ashram di Kuthur. Il viaggio in
macchina, organizzato appositamente per me e durato sei ore, e' stato una
vera sofferenza. Adesso devo ancora continuare a prendere medicine e
iniezioni.
Prego il Dio onnipotente di darmi la forza di riprendere a digiunare
affinche' il giudice Ramanujam riveda una decisione cosi' palesemente
contraria alla sentenza della Suprema Corte. Insieme a M. C. Mehta e altri
amici di Delhi vogliamo chiederne la rimozione. Prego il Signore di
sostenerci in questa dura battaglia legale contro la diffusione di
allevamenti illeciti di gamberetti nel nostro paese.
*
Il governo del Tamil Nadu sta aprendo rivendite di vino e liquori importati
nelle citta' e persino nei villaggi al di sopra dei 5.000 abitanti.
Tutti ricordiamo il satyagraha organizzato da Gandhi contro le rivendite di
toddy (liquore di palma) che intendevano minare il morale del popolo. Il
fatto che dopo tanti anni di liberta' proprio il governo riprenda questo
commercio infame e' un fatto deplorevole.
Nessuno puo' dimenticare che nel 1991 i sarvodaya del Tamil Nadu hanno
iniziato un altro satyagraha contro l'autorizzazione a vendere liquore a
prezzi stracciati concessa dal primo ministro Karunanidhi, e che nel corso
di questa lotta circa 1.300 manifestanti sono stati detenuti.
Quando l'attuale primo ministro, signora Jayalalitha, arrivo' al potere, il
suo primo atto di governo e' stato stracciare il provvedimento del suo
predecessore. E adesso e' proprio lei a organizzare la rivendita di vino sul
territorio dello Stato. Persino nel villaggio di Kilvelur dove si trova il
Vinoba Ashram hanno aperto due di questi negozi. Nessun partito sembra voler
trovare una risposta seria a questo grave problema che colpisce i lavoratori
del Tamil Nadu.
*
Un altro grave problema per il nostro paese e' costituito dal fatto che ne'
il governo centrale ne' quello dello Stato sono intenzionati a risolvere il
problema della terra.
In passato il Sarva Seva Sangh guidato da Vinobha e da Jayaprakash ha
organizzato un movimento su scala nazionale durato 15 anni. Gandhi sosteneva
che la terra fa parte della Creazione e quindi appartiene alla comunita' del
villaggio. La proprieta' privata non dovrebbe esistere e soltanto chi lavora
la terra dovrebbe vantare diritti su di essa. Ci rammarica che ad ogni
livello del governo ci sia cosi' tanta indifferenza nei confronti
dell'esperienza di Acharya Vinobha e Jayaprakash, e che nessun partito
politico conduca una lotta per modificare le leggi sulla proprieta' della
terra.
Mi auguro che un movimento pioniere come il Sarva Seva Sangh si faccia
portatore di queste istanze presso il governo centrale e quello dello Stato,
e che continui a esercitare una forte pressione morale.
*
Ero pronto a partecipare ai lavori del congresso del Sarva Seva Sangh ad
Ahemdnagar per parlarvi di questi problemi, ma il mio attuale stato di
salute me lo impedisce. Speriamo che i nostri leader prendano a cuore la
proibizione della vendita di vino e facciano una seria riforma agraria. Che
Dio ci guidi e consenta al Sarva Seva Sangh di risolvere questi problemi
economici e sociali attraverso una mobilitazione popolare.

4. MATERIALI. CONTRO LA MAFIA. UNA BREVE RASSEGNA DI ALCUNI LAVORI DI
UMBERTO SANTINO (PARTE QUARTA E CONCLUSIVA)
[La prima parte di questa rassegna bibliografica e' apparsa nel n. 931 del
notiziario, le seguenti nei nn. 932 e 933; al n. 931 rinviamo anche per
alcune notizie essenziali su Umberto Santino e sul Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo]

16. Due recenti libri curati da Umberto Santino
Umberto Santino ha curato varie pubblicazioni, affiancando alla sua
attivita' di studioso e di militante anche un cospicuo lavoro di
documentazione. Di seguito segnaliamo due volumi recenti e per piu' versi
particolarmente rilevanti.
*
16. 1. Giuseppe Impastato, Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti (a
cura di Umberto Santino), 2003
Nel 2003 Umberto Santino ha curato un volume che raccoglie vari scritti e
interventi di Peppino Impastato: Giuseppe Impastato, Lunga e' la notte.
Poesie, scritti, documenti (a cura di Umberto Santino), Centro siciliano di
documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2003.
Riportiamo l'indice del volume:
- Umberto Santino, Peppino Impastato: la memoria difficile [un ampio saggio
introduttivo]
- Giuseppe Impastato: l'attivita', il delitto, l'inchiesta e il depistaggio
[una sintetica notizia biografica e bibliografica]
- 14 poesie [pp. 33-46]
- Scritti e documenti [pp. 47-94]: con i seguenti testi: "L'Idea
Socialista"; Linee di discussione sulla esperienza del circolo "Musica e
cultura"; Sulla partecipazione del Pci alla giunta comunale di Cinisi;
Proposte di intervento radiofonico; Linee di discussione sull'esperienza di
Radio Aut; Lettera (non pubblicata) a "Lotta continua"; Volantini [del
'76-'77]; Appunti per un'autobiografia; Da "Onda pazza" [brani da quattro
puntate della trasmissione radiofonica]; Per le elezioni comunali del 14
maggio 1978; Volantino sulla vicenda Moro
- Poesie per Peppino [pp. 95-110], con i seguenti testi: Salvo Vitale,
Contadini di Punta Raisi; Umberto Santino, Sarai meno solo; Umberto Santino,
La matri di Pippinu; Salvo Vitale, Compagno; Umberto Santino, Lettera ai
compagni di Peppino, per ricordare e, se e' possibile, per continuare;
Umberto Santino, Ricordati di ricordare.
Giuseppe Impastato nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi
(Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e
rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia
difficile", fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Scritti di Peppino
Impastato: Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano
di documentazione Giuseppe Impastato, seconda edizione Palermo 2003. Opere
su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il
depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei
coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La
mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti
imperfetti, Mondadori, Milano 1994. Tra le pubblicazioni recenti: AA. VV.,
Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001
(pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia
presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi
Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio
Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica
Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film
omonimo). Ma cfr. anche le molte altre ottime pubblicazioni del Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato".
*
16. 2. Anna Puglisi, Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia, 2005
Anna Puglisi, Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia
Bartolotta Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato,
Palermo 2005: a cura dei fondatori e principali animatori del Centro
siciliano di documentazione poi intitolato a Peppino Impastato, gia'
curatori del libro-intervista La mafia in casa mia, in cui Felicia
Bartolotta Impastato raccontava la sua vita e la vicenda del figlio
assassinato dalla mafia nel 1978, questo volume e' un commosso omaggio alla
straordinaria figura di Felicia, deceduta il 7 dicembre 2004, e al suo
nitido impegno contro la mafia, per la verita' e la giustizia, per
un'umanita' liberata e solidale.
Il libro si apre con un testo introduttivo di Umberto Santino, "Un libro per
Felicia", alle pp. 9-17.
Segue una prima parte dal titolo "Giustizia, non vendetta. Il ruolo dei
familiari di Peppino nella richiesta di verita'", alle pp. 19-117, in cui
sono riportati molti documenti di estremo interesse.
La seconda parte del libro, dal titolo "Ciao Felicia", alle pp. 119-227,
riporta il "saluto laico" di Umberto Santino in occasione del funerale; un
resoconto delle esequie religiose; un'ampia rassegna stampa; alcuni annunci
apparsi su due quotidiani; vari messaggi di condoglianze (il primo, di Carlo
Azeglio Ciampi); un elenco dei numerosissimi messaggi ricevuti dai familiari
e dasl Centro Impastato; testimonianze di Giovanni Impastato, Felicia Vitale
Impastato, Luisa Impastato, Giovanni Riccobono, Salvo Vitale, Anna Puglisi,
Franco Imbergamo, Salvatore Palazzolo, Gabriella Ebano, Eleonora Bommarito,
Roberto Conigliaro, padre Cosimo Scordato, don Luigi Ciotti, Alessandra
Dino.
Il libro si conclude con un'appendice che riporta un testo autobiografico
dal taccuino di Peppino Impastato (riprodotto in fac simile), e un testo in
versi di Umberto Santino.
Il volume reca anche un inserto di 16 pp., con 34 fotografie di Felicia
Bartolotta Impastato.
Felicia Bartolotta Impastato e' la madre di Giuseppe Impastato (1948-1978),
il militante antimafia di Cinisi (Pa) assassinato dalla mafia; Felicia
Bartolotta Impastato lo ha sostenuto nella sua lotta, che ha proseguito dopo
l'uccisione del figlio. E' deceduta nel dicembre 2004. Opere di Felicia
Bartolotta Impastato: La mafia in casa mia, intervista di Anna Puglisi e
Umberto Santino, La Luna, Palermo 1987. Opere su Felicia Bartolotta
Impastato: Anna Puglisi e Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A
Felicia Bartolotta Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe
Impastato, Palermo 2005; di lei ovviamente si parla ampiamente nei libri
dedicati alla figura di Peppino Impastato.
*
17. Alcuni saggi ed interviste degli ultimi anni
Nel sito del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"
(www.centroimpastato.it) sono disponibili molti scritti di Umberto Santino:
saggi, articoli, interviste, progetti di ricerca, relazioni, comunicati
stampa, prevalentemente finora non raccolti in volume.
Di seguito riportiamo un elenco dei principali scritti - particolarmente
quelli piu' recenti - ivi consultabili, alcuni dei quali nel corso del tempo
abbiamo riprodotto anche su questo foglio. Sebbene alcuni testi siano anche
di notevole estensione, abbiamo rinunciato a darne qui una sintesi,
preferendo rinviare al testo integrale essendo disponibile in rete.
*
17. 1. Interventi vari 1986-1998
- La mafia finanziaria. Accumulazione illegale del capitale e complesso
finanziario-industriale, in "Segno", nn. 69-70, aprile-maggio 1986,
ripubblicato in La borghesia mafiosa, Centro siciliano di documentazione
Giuseppe Impastato, Palermo 1994.
- Le Nazioni Unite e il crimine transnazionale, ovvero: la giungla del
capitalismo globale, in "Alternative", n. 1, maggio-giugno 1995
- I padrini al Cremlino. Le mafie in Russia e nei paesi ex socialisti, in
"Alternative", n. 5-6, maggio-ottobre 1996
- "Politiche di sicurezza e di riduzione del danno in territori a signoria
mafiosa", in M. Campedelli, L. Pepino (a cura di), Droga: le alternative
possibili, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1997
- "La strage di Portella, la democrazia bloccata e il doppio stato",
relazione al convegno "Portella, 50 anni dopo", Piana degli Albanesi, 28-30
aprile 1997
- Crimine transnazionale e capitalismo globale, in "AltrEuropa", n. 7,
aprile-giugno 1997
- Lo sviluppo nel Mezzogiorno: un'alternativa, difficile ma non impossibile,
a disoccupazione e mafie, in "Aspe" n.13, 3 luglio 1997
- Il pentolone di Puzo, ovvero l'apoteosi del Padrino (1997)
- A venti anni dal delitto Impastato la giustizia comincia a muovere i primi
passi..., in "L'inchiesta", n. 31, 28 gennaio - 10 febbraio 1998
- Peppino Impastato: alle radici dell'"antimafia difficile", in
"Liberazione", 8 maggio 1998
*
17. 2. Interventi vari del 2000
- Movimenti sociali e movimento antimafia, in "Citta' d'Utopia", n. 29,
maggio 2000
- Cosa nostra a Wall Street, ovvero: una goccia nell'oceano, in
"Avvenimenti", 25 giugno 2000
- Assoluzione di Andreotti, mafia e antimafia, in "Narcomafie",
luglio-agosto 2000
- Palermo ha un sogno... (dicembre 2000)
- "L'attivita' di ricerca del Centro Impastato", intervento alla giornata di
studio organizzata da Libera e dall'Ispac sul tema: "Le strategie della
prevenzione contro il crimine organizzato transnazionale: il ruolo delle
Ong", durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul crimine transnazionale,
Palermo 13 dicembre 2000
- Dalla mafia al crimine transnazionale, in "Nuove Effemeridi", n. 59,
dicembre 2000
*
17. 3. Interventi vari del 2001
- "Mafia e impresa", Giornate di studio sulla mafia, Universita' Parigi I,
5-6 luglio 2001
- Chiesa, mondo politico e mafia, in "Narcomafie", luglio-agosto 2001, con
il titolo redazionale: La mafia e' male, pero'...
- La guerra santa del duemila, ne "L'Ora", 16 settembre 2001
- Cu vinciu? Ovvero: la Sicilia dopo la disfatta, ne "La rivista del
manifesto", settembre 2001
- "La 'Cosa nuova' di Provenzano, tra violenza e mediazione", presentazione
del volume di Ernesto Oliva, Salvo Palazzolo, L'altra mafia. Biografia di
Bernardo Provenzano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001
- L'acqua rubata. Dalla mafia alle multinazionali (ottobre 2001)
- La fabbrica dei diavoli. A lezione dalla Cia: fondamentalismo e droga in
Afghanistan (ottobre 2001)
- I crimini della globalizzazione. Voci per un glossario (dicembre 2001)
- "Modello mafioso e globalizzazione", relazione al seminario internazionale
"I crimini della globalizzazione" svoltosi a Palermo dal 13 al 15 dicembre
2001
- "Mafia e politica dalla prima alla seconda Repubblica", relazione al
seminario nazionale di Magistratura Democratica: "La mafia fra tradizione e
innovazione", Palermo, 23-24 novembre 2001
- Confiteor per Palermo (dicembre 2001)
*
17. 4. Interventi vari del 2002
- Globalizzazione e legalita' internazionale (febbraio-marzo 2002)
- Giovanni Falcone: avversato da vivo e santificato da morto (maggio 2002)
- Mafie e droghe tra proibizionismo e crociate antidroga, in "Narcomafie",
n. 5, maggio 2002, con il titolo redazionale: Il circolo vizioso
- Mafia e antimafia nell'era Berlusconi, su "Confronti", n. 6, giugno 2002
- Il girotondo dei mafiosi, su "Liberazione", 15 settembre 2002, con il
titolo redazionale: Quei disegni di legge che i mafiosi attendono con ansia
- Giovanni Orcel: una nota biografica, su "Liberazione", 19 ottobre 2002,
con il titolo redazionale: Giovanni Orcel, un sindacalista scomodo
*
17. 5. Un intervento del 2003
- La mafia siciliana dalle stragi alla mediazione", relazione inviata al
primo Forum di Ginevra sul crimine organizzato, 28-30 ottobre 2003
*
17. 6. Voci per il Dizionario di mafia e di antimafia di "Narcomafie",
2003-2004
- Acqua, in "Narcomafie", n. 10, ottobre 2003
- Antimafia civile e sociale, in "Narcomafie", n. 10, ottobre 2003
- Antimafia istituzionale, in "Narcomafie", n. 11, novembre 2003
- Borghesia mafiosa, in "Narcomafie", n. 12, dicembre 2003
- Cosa Nostra, in  "Narcomafie", n. 3, marzo 2004
*
17. 7. Un intervento del 2004
Cara Felicia. Intervento al funerale di Felicia Impastato, Cinisi, 9
dicembre 2004; poi pubblicato in Umberto Santino, Anna Puglisi (a cura di),
Cara Felicia, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo
2005
*
17. 8. Interventi e interviste del 2005
- "Nonviolenza, mafia e antimafia", relazione al seminario interno del
gruppo-laboratorio "Percorsi nonviolenti per il superamento del sistema
mafioso", 24 gennaio 2005
- Ecco perche' ho lasciato l'Antimafia. Intervista di Francesco Palazzo, in
"La Repubblica", edizione di Palermo, 27 febbraio 2005
- Riflessioni sul Forum antimafia 2005 (maggio 2005)
*
17. 9. Alcune interviste 1996-2001
- Pentiti, fase politica e lotta contro la mafia: Antonio Pioletti,
direttore di "Citta' d'utopia", intervista Umberto Santino, in "Citta'
d'utopia", nn. 20-21, dicembre 1996
- Paolo Moiola intervista Umberto Santino, presidente del Centro Impastato
di Palermo, in "Amanecer", n. 4, 1997
- Il fallimento del proibizionismo. Tiziana Lo Porto intervista Umberto
Santino, in "L'inchiesta", n. 33, 25 febbraio - 10 marzo 1998
- Mafia, antimafia e il voto del 13 maggio 2001. Massimo Oriti del giornale
"L'Ora" di Palermo intervista Umberto Santino, in "L'Ora", primo giugno 2001
*
17. 10. Un dossier [segnaliamo en passant che Umberto Santino ha curato vari
dossier documentari, dei quali in questa rassegna non abbiamo dato notizia]
- La mafia ai cantieri navali (1997)
*
17. 11. Una relazione in collaborazione [segnaliamo en passant che Umberto
Santino ha spesso realizzato intervento e curato lavori in collaborazione,
di molti dei quali in questa rassegna non abbiamo dato notizia]
- Anna Puglisi e Umberto Santino, Appunti sulla ricerca su "Donne e mafia",
relazione al seminario del 10 dicembre 1996 presso il Dipartimento di
scienze sociali dell'Universita' di Pisa. Pubblicato in A. Puglisi, Donne,
mafia, antimafia, Centro Impastato, Palermo 1998, poi DG, Trapani 2005.
*
Due postille del curatore di questa rassegna
Una prima postilla: questa breve rassegna ha carattere meramente descrittivo
e introduttivo, forse quasi solo ortativo: e' un invito agli studiosi e ai
militanti a mettere a frutto ancor piu' un'opera decisiva, un lavoro teorico
e pratico che non ha eguali, un contributo di fondamentale importanza.
Dato questo carattere di presentazione agile e fin frettolosa, la presente
rassegna e' tut'altro che approfondita, e meno che mai esauriente: Umberto
Santino ha pubblicato molti altri testi, numerosi suoi contributi di varia
forma, estensione ed argomento sono in vari volumi collettanaei, in riviste
e quotidiani, in opuscoli, o ancora rintracciabili in archivi
(particolarmente per quanto riguarda comunicati stampa, prese di posizione,
interventi occasionali) o in registrazioni o resoconti di incontri.
Verra' certo l'ora in cui al lavoro di Umberto Santino saranno dedicati
saggi critici e ricostruzioni ermeneuticamente e filologicamente adeguate
(ed e' probabile che una produzione saggistica in tal senso gia' esista, ma
chi scrive queste righe non ne e' a conoscenza: per quanto ci consta l'opera
di Santino e' enormemente valorizzata e fin  sfruttata e quasi saccheggiata
da studiosi e militanti, assai apprezzata dalle figure piu' vive
del'limpegno antimafia come della ricerca scientifica sui poteri criminali,
ma raramente ha ottenuto in ambito accademico, editoriale e pubblicistico
riconoscimenti e studi adeguati al suo rilievo); il nostro intento qui era
assai piu' modesto, e men che propedeutico.
Una seconda postilla: scrivevamo nel 1998, in occasione della prima
pubblicazione di questa rassegna bibliografica ragionata sull'opera di
Umberto Santino, che, "ripercorrendo la storia degli studi sulla mafia, e
reso onore non solo alle vittime ma anche ai ricercatori ed ai militanti
democratici che hanno operato sul campo (un nome per tutti: Danilo Dolci),
l'opera scientifica e di ricerca condotta da Umberto Santino emerge come una
delle piu' rilevanti: a nostro modesto avviso, la piu' rilevante tout court.
La bibliografia sul potere mafioso e' sterminata. Ma essa e' perlopiu' assai
scadente...
Da quando conosciamo il lavoro del Centro Impastato e di Umberto Santino
subito e costantemente abbiamo colto e apprezzato un altro, un alto livello
di analisi. Per il convergere di vari elementi: il rifiuto
dell'esagerazione, la ricerca attenta della documentazione, il rispetto del
materiale, il negarsi ai voli pindarici o alle tesi ardite fondate sul
piacere della parola o della costruzione geometrica; l'uso di una
strumentazione teorica di prim'ordine: la riflessione economica della scuola
del 'sistema-mondo' (Wallerstein e non solo); un uso creativo e rigoroso
della formula del 'doppio Stato' mutuata dal classico volume di Fraenkel; i
classici della sociologia europea ed americana ma senza il feticismo tipico
dei weberiani o la tendenza alla brillantezza a tutti i costi; un'eredita'
marxiana originalmente ripensata perche' passata al crivello dei grandi
pensatori critici del Novecento (da Anders a Jonas); ma anche un'esperienza
e una riflessione che proviene ed ha interagito con la prassi e le
tradizioni di quella che fu la nuova sinistra (che in questo paese e' pur
stata qualcosa)...
Peraltro la ricerca e l'elaborazione di Santino e' forse l'unica che riesca
ad analizzare adeguatamente il ruolo dei poteri criminali nel quadro
complessivo della globalizzazione capitalistica, del dominio del capitale
finanziario, con tutte le conseguenze e le interazioni di carattere
geopolitico e strategico (ed ovviamente anche ideologico e culturale)
connesse; e da molti anni ci siamo convinti che questo ambito di riflessione
e di lotta e' per noi decisivo. Crediamo che compito specifico ed
irrinunciabile dei militanti democratici italiani sia quello di condurre la
lotta contro i poteri criminali evidenziando come questa lotta sia parte
cruciale della lotta comune per affermare la dignita' umana conculcata dai
poteri dominanti e difendere la biosfera dalla distruzione che l'attuale
modello di sviluppo produce". Cosi' dicevamo nel '98, cosi' ci pare tuttora.
(Parte quarta - Fine)

5. RIFLESSIONE. ALESSANDRO DAL LAGO: LA RIVOLUZIONE MARZIALE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 12 maggio riprendiamo il seguente
articolo. Alessandro Dal Lago e' docente di sociologia dei processi
culturali all'Universita' di Genova, presso la stessa Universita' coordina
un gruppo di ricerca sui conflitti globali; e' membro della redazione della
rivista filosofica "aut aut", ha curato l'edizione italiana di opere di
Hannah Arendt e di Michel Foucault. Tra le opere di Alessandro Dal Lago
segnaliamo particolarmente Non-persone. L'esclusione dei migranti in una
societa' globale, Feltrinelli, Milano 1999. Cfr. inoltre: I nostri riti
quotidiani, Costa & Nolan, Genova 1995; (a cura di), Lo straniero e il
nemico, Costa & Nolan, Genova 1997; La produzione della devianza, Ombre
corte, Verona 2001; Giovani, stranieri & criminali, Manifestolibri, Roma
2001. Polizia globale. Guerra e conflitti dopo l'11 settembre, Ombre corte,
Verona 2003]

Sostenere che la guerra assume oggi piu' di ieri una funzione costituente,
anche se implicita o rimossa, significa riconoscere non solo che
progettualita' politico-sociale e progettualita' militare vanno
perfettamente d'accordo, ma che, al limite, e' la seconda a determinare il
ritmo della prima. Qui il discorso non si limita alle tecnologie che nella
nostra vita quotidiana sono divenute perfettamente ordinarie (e anzi sono
assunte come simbolo di uno sviluppo pacifico e perfino della liberta' di
comunicare) e che hanno un'origine militare, come Internet. Basterebbe
limitarsi al fatto che nella societa' di mercato oggi trionfante, in cui il
ruolo della mano pubblica e' considerato scandaloso, sopravvive, anzi
prospera, il piu' straordinario apparato di welfare militare che la storia
abbia conosciuto. Se Roma, con una trentina di legioni attive al momento di
massimo sviluppo, era considerata l'impero piu' militarizzato
dell'antichita' e la Prussia di Federico II, con un esercito di alcune
decine di migliaia di uomini, un vero e proprio stato-caserma, che cosa
dovremmo dire degli Stati Uniti contemporanei, che hanno sul libro paga del
Department of Defense piu' di due milioni di uomini, senza contare i
riservisti, la guardia nazionale e gli altri milioni che lavorano per la
parte civile del complesso militare-industriale? E che dire, oltre ai
mercenari, degli altri milioni di portatori d'armi a fini civili, come
poliziotti di ogni tipo o doganieri oggi arruolati nella guerra senza fine
al terrorismo?
*
Militari e tecnocrati
Il sistema militare, apparentemente silenzioso o raggelato nel tempo di
pace, e dispiegato e piu' o meno trionfante in quello di guerra, e' sembrato
una sorta di implicito male necessario finche', dopo il 1989, le
convenzioni, intellettuali, politiche e giuridiche, hanno cominciato a
sgretolarsi, rivelando nel mondo un solo grande campo di battaglia.
Naturalmente, si tratta di uno scenario marziale profondamente nuovo, del
tutto adeguato alle direzioni prese negli ultimi decenni dall'economia e
dalla scienza.
Per cominciare, i primi anni Novanta hanno visto l'affermarsi dell'utopia
tecnocratica in campo strategico, nota come "Rma" o "Rivoluzione nelle
questioni militari". Per comprenderne il significato, e' necessario
ricordare che la storia militare occidentale e' convenzionalmente
contrassegnata da svolte a cui si da' il nome di "rivoluzioni". Per
limitarsi all'epoca moderna, tali sono considerate la diffusione su larga
scala delle armi da fuoco (XVI e XVII secolo), l'introduzione degli eserciti
di leva (tra XVIII e XIX secolo), l'adozione, menzionata sopra, di forze
corazzate e aviazione strategica (prima meta' del XX secolo). La "Rma"
segnerebbe una nuova svolta, la piu' radicale di tutte, in quanto capace non
solo di assumere il mondo come campo d'applicazione, ma anche e soprattutto
di realizzare, in linea di principio, la progressiva riduzione, se non
sparizione, dell'elemento umano combattente. Il nucleo strategico della
"Rma" e' essenzialmente costituito dall'impiego delle nuove tecnologie
(informatiche, comunicative, robotiche) nei settori militari in cui
l'elemento umano e' sempre stato preponderante: raccolta d'informazioni sul
terreno e combattimento. Qui i soldati in carne e ossa sarebbero
progressivamente sostituiti, anche se non esclusivamente, dall'automazione
dei sistemi di informazione (infowar) e dall'impiego preponderante della
guerra aerea e missilistica per neutralizzare le forze armate nemiche.
In un certo senso, il primo conflitto del Golfo nel 1991 rappresenta la
transizione tra la guerra di tipo novecentesco e la "Rma". Benche' i sistemi
di comunicazione e di difesa aerea (nonche' le difese terrestri degli
iracheni) fossero stati completamente neutralizzati dagli alleati, alle
forze di terra (corazzate e di fanteria) fu affidato il compito di
"completare il lavoro" e di "ripulire" il Kuwait dalle truppe di Saddam
Hussein. In ogni caso, la straordinaria disparita' nel computo delle perdite
(poco piu' di 300 tra gli alleati, diverse decine di migliaia tra gli
iracheni) suscito' l'illusione che l'incomparabile preponderanza occidentale
in termini di tecnologie informatiche, aeree e missilistiche rendesse ormai
residuale la guerra di terra. Anche quest'ultima, basata sull'integrazione
di forze corazzate e aviazione tattica (cannoniere volanti, elicotteri
d'attacco) sarebbe divenuta una sorta di formalita'.
*
I guerrieri intelligenti
Nasce subito dopo la guerra del Golfo l'ideologia della guerra a "zero
perdite" (occidentali), insieme alla propaganda sulla capacita' di missili e
bombe "intelligenti" di causare solo poche vittime ("danni collaterali")
nella popolazione civile (guerra a "costo umano zero"). L'apogeo della "Rma"
(un misto di utopia e propaganda) e' nella guerra del Kosovo del 1999, in
cui per la prima volta nella storia l'attacco della coalizione Nato non
comporto' nemmeno un caduto tra gli attaccanti e poche centinaia (in
realta', alcune migliaia) di vittime, soprattutto civili, tra i
serbo-jugoslavi.
Nasce inoltre in questo periodo la teoria della guerra "asimmetrica". Tra i
teorici piu' visionari di parte americana comincia a circolare l'idea che la
risposta del nemico all'invincibilita' occidentale e' l'abbandono della
guerra convenzionale e anche della guerriglia tradizionale (il cui modello
puo' essere considerato la guerra di popolo teorizzata e praticata tra gli
anni Cinquanta e Sessanta dal generale vietnamita Giap), in quanto troppo
costosa in termini umani. La risposta asimmetrica consisterebbe soprattutto
in forme di guerra reticolare (netwar), in cui piccole cellule
terroristiche, autonome e prive di una struttura centralizzata, mirano a
colpire i centri nevralgici dell'occidente e degli Usa, secondo il ben noto
precetto strategico dello "sciame" (swarming) in cui ci si muove
separatamente per colpire insieme.
*
Truppe d'elite
Non c'e' dubbio che, fin da principio gli strateghi americani abbiano avuto
in mente il modello Al Qaeda, che conoscevano benissimo, avendo gli Usa
partecipato, direttamente o no, al finanziamento delle imprese di Osama bin
Laden all'epoca della guerriglia contro i russi in Afghanistan. Il principio
di fondo e' che alla guerriglia terroristica si deve rispondere con una
contro-guerriglia basata sugli stessi principi strategici. La prima risposta
all'11 settembre, che gli analisti Usa avevano largamente previsto anche se
non erano stati ovviamente capaci di localizzare l'attacco, e' la guerra del
2002 in Afghanistan, in cui la "Rma" sembra trovare l'applicazione piu'
completa: bombardamento strategico dei santuari talebani e di Al Qaeda,
delega all'Alleanza del nord del "lavoro sporco" (la liquidazione dei
talebani in campo aperto), utilizzo di uno sciame di piccole unita' di
contro-guerriglia (agenti Cia e britannici, rangers, Delta force,
specialisti inglesi) contro la rete di Al Qaeda nelle montagne tra
Afghanistan e Pakistan.
La scelta americana e inglese nel marzo del 2003 di invadere l'Iraq con una
forza relativamente "leggera" e' stata il frutto non solo della fretta e di
errate valutazioni strategiche (nessuno aveva previsto la scelta degli
iracheni di non sacrificare le proprie truppe in scontri di terra
dall'esisto scontato e di riservarsi di combattere dopo la "vittoria"), ma
anche di un eccesso di fiducia nel nuovo modo di fare la guerra. Convinti
che la vittoria del 1991 e l'embargo, insieme al consueto e devastante
attacco aereo, avrebbero annullato ogni possibile resistenza, gli americani
e gli inglesi si imbarcavano in un'impresa che si rivelava subito
infinitamente piu' difficile.
E' indispensabile a questo punto misurare lo scarto tra strategie teoriche e
applicazioni pratiche. Uno scarto che dipende anche dai conflitti sia tra
consiglieri civili (fondamentali nel sistema decisionale americano) e
gerarchie militari, sia, in queste ultime, tra diverse scuole strategiche.
Tendenzialmente, le gerarchie militari sono caute nello sposare le
concezioni strategiche piu' avveniristiche e sono legate ad una cultura
militare tradizionalista. Si possono segnalare qui almeno due conflitti
rilevanti: il primo, all'epoca della guerra aerea del Kosovo porto' alla
rimozione del generale Wesley Clark, che riteneva indispensabile un
intervento terrestre in Kosovo, il secondo, tra i capi dello stato maggiore
americano e il ministro della difesa Rumsfeld. I militari ritenevano, a
ragione, che l'invasione dell'Iraq fosse stata preparata affrettatamente e
che i circa trecentomila uomini che vi avevano preso parte (di cui solo un
terzo combattente) non fossero sufficienti a mantenere l'ordine dopo
l'eventuale presa di Baghdad.
*
Barbari e combattenti
Tutto questo mostra che la "Rma" e' solo un orizzonte teorico, e per di piu'
controverso, da cui non si deve derivare alcuna indicazione di lungo periodo
sull'evoluzione della guerra contemporanea.
Per definire la natura degli attuali conflitti globali mi sembra piu' utile
la categoria di guerra asimmetrica, che si puo' definire come conflitto in
cui una parte dotata di una forza schiacciante cerca di distruggere un
nemico infinitamente piu' debole che combatte in modo non convenzionale e
"scorretto". Ma l'asimmetria acquista qui un significato molto piu' ampio
della sua dimensione militare. In generale, quando l'occidente combatte si
puo' parlare di un'asimmetria di tipo antropologico.
La definizione militare del nemico come barbaro o criminale esclude
qualsiasi riconoscimento del suo status di combattente. Di conseguenza,
verra' trattato come un mero problema tecnico, equiparandolo a un disastro o
a una piaga naturale, come un'epidemia. Si tratta all'apparenza del modello
razzista delle guerre coloniali e di conquista, i cui esempi estremi sono
costituiti dall'aggressione italiana contro l'Etiopia nel 1936 e
dall'invasione nazista dell'Urss nel 1942. Ma oggi non e' necessaria alcuna
teoria esplicita dell'inferiorita' delle razze, come negli anni Trenta e
Quaranta, per giustificare la pratica della guerra asimmetrica.
Poiche' si assume che la sola cultura (legittima) sia la nostra, gli altri
saranno considerati privi di cultura o portatori di culture abnormi, di
mostri culturali (come, appunto, il fondamentalismo). Quindi, la guerra
asimmetrica non e' combattuta contro degli uomini diversi ma contro dei
non-uomini. In questo senso, il trattamento del nemico e' razzista in senso
iperbolico, perche' non assume la sua inferiorita' razziale, ma la sua
esclusione a priori dal genere umano.
*
Scheda. Strategie militari e politiche per "Conflitti globali"
"Conflitti globali", la rivista di cui la milanese Shake edizioni pubblica
il primo numero con il titolo "La guerra dei mondi" (pp. 191, euro 15), non
e' una rivista di studi militari, ma una rassegna di ricerche e interventi
dedicata all'analisi dei conflitti locali e globali che considera la
dimensione del "militare" come piano di ricerca non esclusiva, ma rilevante
delle trasformazioni delle conflittualita' contemporanee. La redazione,
coordinata da Alessandro Dal Lago, e' composta tra gli altri da Roberto
Ciccarelli, Filippo Del Lucchese, Massimiliano Guareschi, Luca Guzzetti,
Fabio Quassoli, Marcello Maneri, Augusta Molinari, Salvatore Palidda,
Gabriella Petti, Federico Rahola e Fulvio Vassallo Paleologo, mentre il
comitato scientifico internazionale vede la partecipazione, tra gli altri,
di Roberto Bergalli, Bruno Cartosio, Carlo Galli, Alain Joxe, Giacomo
Marramao, Michel Peraldi, Gianni Vattimo, Rob Walker, Adelino Zanini e
Danilo Zolo.
Prodotta da una equipe che lavora da anni nell'ambito di alcuni progetti di
ricerca europei ("Elise" e "Challenge"), "Conflitti globali" lancia un
segnale di discontinuita' nella ricerca sulla guerra globale. L'analisi del
suo processo ubiquo di diffusione all'interno degli stati come sulla scena
internazionale permette infatti di rivolgere uno sguardo unitario sulla
militarizzazione della societa' nell'era del terrorismo, sulle societa' del
controllo e sui loro progetti di sorveglianza e di controllo urbano, sulla
gestione militare delle migrazioni, sulle nuove modalita' di internamento
nei Cpt e nei campi di detenzione dei "combattenti irregolari" in stile
Guantanamo.
Oltre ad una fitta serie di recensioni, una lettera di Max Weber su
"Pacifismo e guerra" e un inedito di Edward Said sul teorico dello scontro
di civilta' Samuel Huntington (il testo sara' pubblicato da Feltrinelli nel
volume Dall'esilio, che raccoglie scritti dell'intellettuale di origine
palestinese), il primo numero presenta contributi sulla "guerra umanitaria",
su Ernst Juenger e sulla guerra per Michel Foucault, Gilles Deleuze e Felix
Guattari.

6. RYSZARD KAPUSCINSKI: LA PIU' CRUDELE DELLE ESPERIENZE
[Da Ryszard Kapuscinski, La prima guerra del football, Feltrinelli, Milano
2002, 2005, pp. 212-213. Ryszard Kapuscinski e' un illustre scrittore e
giornalista polacco. Riportiamo la motivazione dell'attribuzione del Premio
Grinzane Cavour per la Lettura 2003 a Ryszard Kapuscinski: "Grande maestro
di giornalismo, Ryszard Kapuscinski, nato a Pinsk nella Polonia orientale
nel 1932, ha lavorato come corrispondente estero dell'Agenzia di stampa
polacca Pap fino all'inizio degli anni '80. Viaggiatore instancabile,
curioso e partecipe testimone dei destini dei diseredati in Africa e in
America Latina, Kapuscinski ha scritto numerosi libri-reportage che sono
diventati veri e propri classici del genere, una 'straordinaria mistura di
arte e reportage', come ebbe a dire Salman Rushdie. La sua penna mette a
fuoco con estrema lucidita' fin dagli anni '60 la complessita' del
continente africano, registrando fenomeni politici e culturali,
contraddizioni e tragedie umane, in un'epoca in cui l'Occidente guardava con
preoccupazione all'Africa per l'incognita rappresentata da 300 milioni di
individui in procinto di entrare nel panorama politico mondiale. Storia e
drammatica quotidianita' si mescolano felicemente nelle sue pagine, in opere
come Il Negus (1982), La prima guerra del football e altre guerre di poveri
(1990) fino al piu' recente Ebano (2000, Premio Viareggio-Repaci), raccolta
di articoli che riassumono quarant'anni di esperienza come inviato nei paesi
africani. La sua e' l' Africa dei dannati della terra, vissuta con i poveri
delle bidonville, i contadini della savana, i camionisti del Sahara.
Kapuscinski esula da ogni forma di colore od esotismo locali: vuole andare
alla radice dei fatti, individuare le leggi, vecchie e nuove che li
governano. E' l'ottica che lo guida anche altrove: ad esempio in un testo di
grande successo come Shah-in-Shah (1982) che narra un momento cruciale della
storia dell' Iran tra la fine della monarchia sanguinaria di Reza Pahlevi e
l'avvento religioso di Khomeini nel 1979. Anche il tramonto e il
dissolvimento dell' Unione sovietica e' diventato con Imperium (1994), un
libro di intensa ed efficace testimonianza. Perche' gli eventi, grandi o
piccoli che siano, rappresentano per Kapuscinski l'occasione per
vivisezionare, con il tratto felice e disinvolto dello scrittore, storia,
politica e societa' di un paese. Cittadino del mondo, portavoce delle
minoranze, Kapuscinski ha saputo conciliare curiosita' e responsabilita'
morale, impegno e vivacita' di scrittura in nome di coloro per i quali e'
data la speranza, perche', come disse una volta Walter Benjamin, non ne
conoscono alcuna". Opere di Ryszard Kapuscinski: in edizione italiana cfr.
La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Serra e Riva, poi
Feltrinelli; Shah-in-Shah, Feltrinelli; Il Negus, splendori e miserie di un
autocrate, Feltrinelli; Imperium, Feltrinelli; Lapidarium, Feltrinelli;
Ebano, Feltrinelli. Cfr. anche il libro di interviste e colloqui (a cura di
Maria Nadotti), Il cinico non e' adatto a questo mestiere. Conversazioni sul
buon giornalismo, e/o, Roma 2002]

Nel mio paese la guerra non ha risparmiato nessuno, e' entrata in ogni casa,
ha sfondato ogni porta, ha incendiato decine di citta' e migliaia di
villaggi. La guerra ha ferito tutti, e chi ne e' uscito vivo se la porta
dentro per sempre come un male incurabile. L'uomo che ha attraversato una
grande guerra e' diverso da quello che non ne ha passata nessuna. Sono due
generi di persone differenti e che non troveranno mai un linguaggio comune,
perche' in realta' la guerra non si puo' descrivere ne' condividere. Non
possiamo proporre a nessuno di prendersi un po' della nostra guerra:
dobbiamo portarcela dentro per tutta la vita. La guerra e' la piu' crudele
delle esperienze per la semplice ragione che esige sacrifici terribili. La
gente del mio paese che e' arrivata alla porta del Brandeburgo puo'
testimoniare quanto costi la vittoria. Chi vuol sapere quanto costi vincere
una guerra vada a vedere i nostri cimiteri. Chi sostiene che si puo'
ottenere una vittoria duratura senza perdite eccessive e che ci possono
essere guerre senza cimiteri non sa quello che dice. Ma soprattutto, e
questa e' la cosa principale, la guerra stende le sue ali nere su tutti
indistintamente.

7. LETTURE: JULIJA JUZIK: LE FIDANZATE DI ALLAH. VOLTI E DESTINI DELLE
KAMIKAZE CECENE
Julija Juzik, Le fidanzate di Allah. Volti e destini delle kamikaze cecene,
Manifestolibri, Roma 2004, pp. 176, euro 15. Una giovanissima giornalista
russa ricostruisce - per quanto possibile - le vite e la tragedia delle
donne cecene coinvolte negli attentati suicidi. Un grido di orrore contro
tutte le violenze; una lettura che vivamente raccomandiamo.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 934 del 19 maggio 2005

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