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Nonviolenza. Femminile plurale. 13



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 13 del 26 maggio 2005

In questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Prima che le rose sfioriscano
2. Presentata la proposta di legge di Tiziana Valpiana ed altri per i Corpi
civili di pace
3. Sara Ongaro: Resistenza creativa
4. Elena Cattaneo: La pseudoscienza, la ricerca, il referendum
5. Carla Lonzi: Manifestro di Rivolta Femminile (luglio 1970)
6. Franca Ongaro Basaglia: In questa norma
7. Simone Weil: Insieme

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: PRIMA CHE LE ROSE SFIORISCANO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza; e' coautrice
dell'importante libro: Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di),
Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003]

Maggio e' il mese internazionale dell'odio per le donne?
Era un talk show assai popolare, "Kadinin Sesi" ("La voce delle donne");
prodotto ad Istanbul, era diventato il piu' seguito del paese. Vita
familiare e violenza domestica non erano mai state discusse in televisione,
e per molte donne che sono state ospitate dalla trasmissione, essa era
divenuta uno dei pochi luoghi a cui potevano rivolgersi per avere aiuto. I
critici del programma sostengono che le donne venivano "sfruttate" per aver
maggiori ascolti e che il programma non era in grado di sostenerle e
proteggerle dopo che erano apparse in televisione. Ma purtroppo nessuno
sembra in grado di sostenere e proteggere le donne in Turchia.
Birgul Isik, una donna in fuga da un marito violento, era arrivata in
autobus ad Istanbul dalla sua citta', Elazig, per rivolgersi alla legge.
Appena scesa dal mezzo cerco' la stazione di polizia piu' vicina e chiese
aiuto, ma i poliziotti dichiararono che non potevano fare nulla per lei. Uno
di essi si offri' pero' di telefonare a Yasemin Bozkurt, la conduttrice di
"Kadinin Sesi". La donna partecipo' alla trasmissione televisiva del 17
maggio scorso, in cui la conduttrice chiamo' al telefono in diretta il
governatore della citta' di Elazig, chiedendogli protezione per Birgul Isik.
Il governatore promise e si impegno', e chiese alla donna di tornare a casa.
Cosi' rassicurata, Birgul riprese l'autobus, e quando scese nella sua citta'
alla fermata c'era ad aspettarla suo figlio di quattordici anni. Il
ragazzino non ha avuto esitazioni di sorta ed ha sparato alla madre numerosi
colpi, sembra su ordine del padre. Birgul e' sopravvissuta, ma e'
attualmente in coma.
Kanal D, il network televisivo che produceva il programma, non ha trovato di
meglio da fare che cancellarlo: "Stava diventando un problema sociale",
hanno detto i dirigenti.
Il canale Atv, che mandava in onda un altro popolare show centrato sulle
istanze femminili, si e' immediatamente accodato, e lo ho cancellato dalla
programmazione.
*
Il 14 maggio, invece, oltre trecento donne palestinesi sono scese in strada
per protestare contro i "delitti d'onore", chiedendo una legislazione che
protegga le donne dall'essere uccise dai loro parenti di sesso maschile per
aver "disonorato" la famiglia con il loro comportamento "non casto".
La settimana prima un cristiano palestinese di Ramallah aveva ammesso di
aver ucciso la figlia di vent'anni poiche' costei aveva sposato un musulmano
senza il suo consenso.
Lunedi' 9 maggio un musulmano palestinese ha ucciso due delle sue sorelle
strangolandole ed ha forzato la terza a bere dell'acido, sempre per motivi
"d'onore" (anche la terza ragazza e' morta).
Nei territori palestinesi la legge condona con molta facilita' questi
delitti, per cui gli offensori possono aspettarsi al massimo una sentenza a
sei mesi di carcere.
*
Il 15 maggio a Lahore, in Pakistan, si e' tenuta una maratona per i diritti
umani delle donne. La corsa era organizzata dalla Commissione per i diritti
umani pakistana e dal Comitato d'azione per i diritti dei popoli.
La violenza contro le donne e' un problema enorme, nel paese, ma la maratona
in se' era stata giudicata inopportuna da varie autorita' religiose e
secolari, poiche' prevedeva che uomini e donne corressero insieme. E'
scattato quindi il "bando" alla partecipazione delle donne in quanto
"contraria all'Islam". Le donne lo hanno sfidato, e non appena la maratona
e' cominciata la polizia ha cominciato ad inseguire e catturare i
partecipanti (maschi e femmine) spingendoli a bastonate dentro i furgoni.
Alle donne e' stato riservato uno speciale trattamento: oltre ad infliggere
loro percosse, i poliziotti le hanno spogliate in pubblico, stracciando i
loro vestiti "non islamici". Fra le quaranta persone arrestate vi erano Asma
Jahangir e Hina Jilanni, presidente e segretaria generale della Commissione
per i diritti umani.
Asma Jahangir ha dichiarato che il governo e la polizia "hanno raggiunto il
punto piu' basso della vergogna, nell'umiliare le donne in questo modo. La
polizia mi ha strappato le vesti. Una donna poliziotto mi ha detto che
avevano il preciso ordine di togliere di dosso gli abiti alle partecipanti".
La giornalista ed attivista per i diritti umani Jugnoo Mohsin aggiunge: "La
chiamate democrazia quella in cui le donne vengono battute dai poliziotti
per una maratona pacifica? Hanno cercato di arrestare anche me, ma mi hanno
lasciata andare quando hanno visto che ero una giornalista".
No, non possiamo chiamarla democrazia.
*
Ed e' un nome che non si adatta neanche agli "sviluppati" e "moderni" stati
occidentali.
Il 21 maggio il Tribunale di Mathison nell'Utah ha processato per l'ennesima
volta il signor John Daniel Kingston, mormone, per abuso su minori. Il
procedimento e' ancora in corso, ma non vi sono ragioni di dubitare che,
come dicono le attiviste di "Tapestry", il signor Kingston se la cavera'
ancora una volta con "un buffetto sulla guancia". Abusa di bambini e bambine
da anni, ma viene assolto o condannato a pene lievi in ragione del primo
emendamento della Costituzione statunitense (liberta' di professare la
propria religione; il secondo emendamento, come e' noto, e' quello che
garantisce il "diritto" di possedere armi). Nel comunicato delle donne di
"Tapestry" si legge: "Ancora una volta un delinquente, a cui viene permesso
di praticare la poligamia ed il maltrattamento di donne e minori, viene
protetto dallo stato dell'Utah. Ancora una volta si condona chi sfrutta e
ferisce, chi viola i diritti umani e civili di coloro che sono piu'
vulnerabili. Quando avranno fine gli abusi sui bambini?".
*
Ieri era il 25 maggio. La donna e' entrata nell'erboristeria, dove mi
trovavo anch'io, con una vistosa benda sull'occhio e una ricetta medica in
mano.
Esile, bionda, un corpo ben coperto per nascondere i lividi, un corpo che si
ritraeva tremando, la testa bassa, le parole balbettate. Non e' la prima
volta. Suo marito la picchia regolarmente. Non voleva acquistare nulla,
forse non voleva neppure parlare, ma solo stare per attimo in un luogo che
e' frequentato quasi esclusivamente da donne, pieno di profumi e colori, con
musica dolce in sottofondo. E' uscita traballando dopo pochi minuti, come se
avesse ripreso quel tanto di coraggio che le serviva per attraversare la
strada.
Ma non puo' bastare. La prossima volta, dico a me stessa, la prossima volta:
e se non riuscisse a tornare? Se la prossima volta in cui la batte fosse
l'ultima, fosse la volta in cui la uccide?
*
Maggio, mese delle rose e della festa della mamma, mese di Maria e della sua
gioiosa visita ad Elisabetta. Anch'io mi chiamo Maria, ma in questi giorni
mi sembra di non aver nulla per cui cantare. Pure, dovro' far visita ad
Elisabetta prima che finisca questo maggio, prima che le rose sfioriscano.

2. INIZIATIVE. PRESENTATA LA PROPOSTA DI LEGGE DI TIZIANA VALPIANA ED ALTRI
PER I CORPI CIVILI DI PACE
[Dalla segreteria di Tiziana Valpiana (per contatti:
pres_valpiana at camera.it) riceviamo e diffondiamo. Tiziana Valpiana e'
parlamentare, da sempre impegnata per la pace e i diritti umani]

Il 25 maggio 2005 e' stata presentata a Montecitorio nell'ambito di un
incontro con le realta' pacifiste e l'associazionismo di base, la proposta
di legge 5812, (primi firmatari: Valpiana, Giovanni Bianchi, Ruzzante,
Boato, Pistone, Grandi, Ruggeri, Bandoli, Bielli, Bimbi, Bulgarelli,
Calzolaio, Cima, Crucianelli, Maura Cossutta, Deiana, De Simone, Fumagalli,
Giacco, Giulietti, Griffagnini, Kessler, Mascia, Mantovani, Luca', Provera,
Russo Spena) che prevede la possibilita' di congedi dal lavoro per
partecipare a missioni internazionali, organizzate nell'ambito dei Corpi
civili di pace.
"Una proposta - ha spiegato Tiziana Valpiana, prima firmataria della
proposta di legge - sottoscritta da un gran numero di parlamentari, che
accoglie una richiesta che arriva diffusamente dalla societa' civile: dare,
nella risoluzione dei conflitti e delle guerre, spazio e attuazione a
pratiche di pace nonviolente".
Alla presentazione sono intervenuti Alberto L'Abate, presidente dell'Italian
Peace Research Institute (Ipri), dell'Universita' di Firenze; il prof. Nanni
Salio, segretario dell'Ipri, dell'Universita' di Torino; Mao Valpiana,
direttore di "Azione nonviolenta".
*
Della "Rete verso i Corpi civili di pace" (articolazione della societa'
civile costituita da professionisti e volontari qualificati e preparati per
intervenire in situazioni di crisi attraverso gli strumenti della difesa
popolare nonviolenta e della diplomazia popolare) fa parte un cartello
d'associazioni, tra cui Associazione per la pace, Berretti bianchi,
Movimento nonviolento, Casa per la pace di Milano, Centro studi difesa
civile, Mir, Gavci, Obiettori Forlinesi, Operazione Colomba, Pax Chisti,
Pbi, Rete Lilliput di Bologna, Sisp e Servizio Civile Internazionale.
*
La finalita' della proposta di legge e' quella d'ottenere un riconoscimento
e un sostegno istituzionale ai Corpi civili di pace (che gia' operano da
anni in situazioni di crisi, dal Kosovo alla Bosnia e allo Sri Lanka) sulla
base di progetti riconosciuti dall'Ufficio nazionale per il servizio civile.
Il lavoratore che chiede di parteciparvi dovrebbe vedersi garantito un
periodo frazionabile di almeno dodici mesi di aspettativa non retribuita dal
proprio impiego, sia pubblico che privato, conservando  altri istituti come
l'anzianita', le ferie, la tredicesima e i contributi previdenziali.

3. RIFLESSIONE. SARA ONGARO: RESISTENZA CREATIVA
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo questo intervento di Sara Ongaro
tenuto allo "sconvegno" su "Quali soggettivita' femministe oggi..." il 4
maggio 2002, intervento che costituisce anche una traccia dei contenuti del
seminario su "Donne e globalizzazione" che l'autrice tenne il 19-20 ottobre
2002 presso la Libera universita' delle donne di Milano. Sara Ongaro "e'
nata a Lodi nel 1971, si e' laureata in filosofia con indirizzo
antropologico a Siena e ha conseguito un master in Women and Development a
York. Vive e sogna in Sicilia dove si e' trasferita per amore del Sud e dove
lavora intorno alle tematiche della globalizzazione insieme ad altre
antropologhe, riunite nella cooperativa Daera, e al suo compagno. Ha
pubblicato Le donne e la globalizzazione, Domande di genere all'economia
globale della ri-produzione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001"]

Di tutte le domande contenute nell'invito allo "sconvegno" quelle che mi
toccano maggiormente riguardano le strategie di sopravvivenza, la resistenza
creativa e trasformativa del nostro quotidiano: vorrei interrogarmi su come
questo campo mette in gioco il mio femminismo.
Ho scelto di vivere in Sicilia (sono lombarda di origine), nella sua punta
sud orientale, sotto Tunisi per latitudine, di guardare cioe' all'Italia e
all'Europa dal suo punto estremo verso l'Africa, da una periferia lontana da
tutto, fuori dai cosiddetti circuiti "interessanti". E' sicuramente la sfida
di uno sguardo diverso, sottosopra.
E' un luogo di grande bellezza, dove la vita costa molto meno in termini
economici, anche perche' e' sostenuta da relazioni umane fatte di scambi,
perche' si puo' ogni giorno fare un giro in una campagna selvatica e
ricchissima e tornarne con borse piene di buonissime cose da mangiare.
Non ho un lavoro fisso e dipendente, sono antropologa e formatrice, lavoro
su quel che mi interessa a sufficienza per vivere, ma questo mi permette di
gestire il mio tempo, di prendermi una vacanza a febbraio e di curarmi
un'influenza anche per due settimane come dico io. Tutte queste scelte le
vivo e condivido con il mio compagno, ritrovandoci ad essere una famiglia
felice e di diversi milioni sotto la soglia di poverta'.
Da qualche anno lavoro insieme ad altre tre amiche antropologhe: ci siamo
create uno spazio di discussione e confronto sulle tematiche, i metodi e i
modi per stare in questa realta' e nella nostra professione, per lavorare
insieme e vivere solidarmente. Stiamo costituendoci in cooperativa; non
vogliamo essere un gruppo solo per quanto riguarda l'attivita' lavorativa,
ma anche per la gestione di aspetti che fanno parte della nostra vita, che
interessano il nostro tempo quotidiano, che stanno intorno, prima, dopo e
dentro il nostro lavoro: per esempio la gestione dei nostri bambini o delle
nostre case sono per noi terreno di sperimentazione e responsabilita'
collettiva. Con noi c'e' anche un amico che non e' antropologo, ma e'
interessato al nostro percorso. Facciamo anche parte di una rete di
antropologhe (anche qui c'e' un solo antropologo) - quasi tutte siamo
ex-compagne di universita' - che non si definisce femminista, benche' alcune
lo siano e benche' molte di noi lavorino con un approccio di genere e su
tematiche assolutamente vicine alla ricerca del femminismo storico.
*
Ecco, nella mia esperienza la definizione di femminista non ha mai contato
molto, ma la vicinanza e' sempre stata grande: i percorsi di consapevolezza
personale e di studio sono stati segnati profondamente dal femminismo, ma
c'e' anche forte il sentire che siamo altro dalle femministe storiche.
Ampliare, articolare, rendere plurale questo concetto e' un'esigenza e
soprattutto, nella mia esperienza, quando ho iniziato a frequentare la
Sicilia, ho imparato quanto fosse importante e arricchente coinvolgere in
questo processo gli uomini, cosa che finche' ho vissuto al nord mi sembrava
assolutamente irrilevante e poco interessante: ora e' diventato per me
imprescindibile.
*
Per me pensare a resistere a questo sistema, significa avere davanti il suo
nocciolo capitalista/consumista e militarista, sapendo che entrambe queste
caratteristiche sono segnate pesantemente e inevitabilmente dal sessismo,
nocciolo che fra l'altro in questi ultimissimi anni si sta manifestando in
tutta la sua evidenza (la guerra globale, il "turbocapitalismo"); la visione
antropologica che fa da ideologia a tale sistema e' quella dell'individuo
onnipotente, incapace di riconoscersi dei limiti, immagine di estrema forza
ed efficacia, ma allo stesso tempo di drammatica debolezza e inettitudine a
stare dentro la vita per quello che e' (a meno di continue protesi e
correttivi tecnologici).
Qui credo ci sia molto da ragionare. Provo a proporre alcune idee. Io credo
che il desiderio infinito (per cui abbiamo il diritto di lavorare 12 ore e
di avere due bei bambini e di andare al cinema e in vacanza e... e...) e' un
desiderio onnipotente e aggiungo, di fatto maschile, perche' storicamente
sono gli uomini ad essere stati liberi dai vincoli assolutamente stringenti
della riproduzione della vita, a potersi fare la loro vita; e direi anche
che e' un desiderio "colonizzatore", perche' incurante delle conseguenze che
semina intorno, sotto e dietro di se', che ha bisogno di pesare su altri per
realizzarsi e di sfruttarli. E' un desiderio legato all'individuo isolato,
absolutus.
E' incarnando questo desiderio in espansione, incessante che vivremo meglio?
Ha senso pensare solo a come realizzarlo ricorrendo a piu' merci, ad altre
relazioni di mercato?
Non si potrebbe invece ripensarsi come individue e provare a smettere di
concepire il limite come elemento negativo, guardarne anche la potenzialita'
di riproduttore di vita e di vita con dignita' e abbondanza? Assumersi fino
in fondo le conseguenze delle proprie scelte, saper dire si' a certe cose e
no ad altre, sapere che alcune cose ne escludono altre, sentirsi chiamate a
ripensare le relazioni intorno a noi, affinche' questa mentalita' non sia
solo delle donne (facendone quindi ancora le vittime, caricate di tutte le
responsabilita' e i pesi) ma delle comunita', degli uomini, in modo che
ciascuno porti la sua parte di "peso" e nessuno ne senta piu' la pesantezza.
Dico peso fra virgolette perche' credo sia proprio in queste relazioni che
troviamo per esempio quelle cose che sono l'amore, l'affetto, la cura.
Il limite per noi e' associato alla morte, alla fine e mai alla
trasformazione, all'apertura di un'altra dimensione: ma la vita risponde ad
una legge di rigenerazione. Il femminismo per me oggi e' la via per imparare
questa mentalita' nuova (o antichissima). I nostri limiti siamo noi stesse,
non sono altro da noi, contro di noi, come se solo il desiderio fosse la
nostra essenza.
Quali sono allora i limiti positivi del nostro desiderio? Sono i confini che
le relazioni intense con gli altri ci pongono, sono i confini del nostro
corpo con le sue possibilita' e debolezze, con i suoi tempi e le sue
energie, che ovviamente non sono immutabili, ma possono essere appunto
trasformati a seconda di quante relazioni solidali e rigenerative creiamo
intorno a noi.
*
Vorrei raccontare un esempio molto concreto che mi viene da una discussione
fatta a Porto Alegre quest'anno a un seminario femminista: una giovane donna
peruviana, economista, bianca, ricca, afferma che ovviamente noi possiamo
essere la' perche' a casa abbiamo altre donne che tengono la casa, i figli e
il marito. Quello che per me stona e' l'"ovviamente": e' un arrendersi a un
sistema e a delle relazioni coloniali (nel vero senso della parola perche'
poi le donne di servizio sono tutte indigene), senza nemmeno immaginare che
si potrebbe lavorare per relazioni diverse con il compagno, con le amiche,
con se stesse (le donne indigene presenti al Forum per esempio i bambini se
li portavano appresso).
Questo non vuole essere un giudizio sulle scelte di ciascuna, ma una
sollecitazione ad evitare gli "ovviamente" quando in gioco sono le nostre
relazioni personali incrostate di dinamiche fra i generi e le classi (o le
razze) che a una femminista dovrebbero per lo meno fare problema. Certe cose
ci piacerebbero, ma non ci arriviamo, non riusciamo proprio ad inventarci
nulla di diverso, pazienza... Riusciamo a dire qualche volta questo
"pazienza...", ma non come una sconfitta, bensi' come attesa di qualcosa di
nuovo e di diverso, al di la' anche del nostro desiderio, e non al di qua?
non e' anche questa un'esperienza normale, della vita? e' chiaramente ben
altro dalla passivita' fatalista: e' la creativita' di risorse insperate che
ci possono fare scoprire dimensioni diverse dove non ne aspettavamo.
*
Gia' pensare, come si proponeva nel documento, a delle strategie prima di
tutto personali e poi man mano collettive, in piccoli gruppi e poi sociali,
mi pare sia un metodo "resistente" e che alle modalita' di pensiero e azione
delle donne deve molto: stiamo cambiando le nostre vite per non essere
troppo pesantemente cambiate e soprattutto ci stiamo credendo, stiamo gia'
cambiando, non stiamo aspettando le Nazioni Unite o chissa' chi: il
cambiamento e' gia' davanti a noi, fra noi, in tanti piccoli frammenti che
si moltiplicano, non lottiamo per il domani, ma per l'oggi, per la nostra
vita.
Pensando percio' alle strategie di resistenza mi viene subito in mente
quella della sottrazione (liberare quante piu' azioni, momenti e luoghi
dalla mercificazione), della riappropriazione di tempi e momenti dalla
fretta, dalle merci e dalle parole del consumismo. Chiamo questi:
esperimenti di autonomia dalle relazioni mortifere ed opache come sono
quelle del mercato globale e del suo discorso principe (la pubblicita' che
permea di se' moltissimi altri discorsi non direttamente finalizzati alla
vendita). Creare spazi dove poter sperimentare sul proprio corpo e sulle
proprie emozioni cosa cambia il fare le cose in un'altra maniera. Per questo
noi non abbiamo la televisione, usiamo pochissimo la macchina e mai l'aereo
(significa 23 ore di viaggio per arrivare a Milano), io faccio meditazione
quotidianamente (cioe' "spreco" nel silenzio vari minuti della mia
giornata). Introducendo queste cose non cambia solo il tempo, ma le
relazioni, l'organizzazione di tutta la giornata.
*
Ho parlato di sottrazione, ma c'e' il pericolo che la parola sia negativa.
Infatti mi sono convinta che la cosa fondamentale nella prassi alternativa
accanto al "qui e ora" sia il principio del piacere: non si puo' fare nulla
con sacrificio, mortificazione, altrimenti semplicemente non funziona;
bisogna cambiare un comportamento sapendo che bisognera' cambiare
dimensione, atteggiamento, spirito. Ho riflettuto molto su questo spinta da
alcuni genitori desiderosi di cambiare, ma preoccupati dall'ostilita' dei
figli. Io non ho ancora figli, ma sono stata figlia di genitori molto
alternativi e da molti anni osservo le altre famiglie e mi sembra di vedere
che cio' che fa la differenza e' quanto piacere mettiamo nella
trasformazione: in moltissimi pur lodevoli tentativi di cambiare il proprio
stile di vita si avverte un senso del dovere, e' vissuto in fondo come un
sacrificio, certo per un bene che si considera piu' grande, ma comunque come
qualcosa di negativo, soprattutto con sensi di colpa rispetto
all'imposizione di uno stile diverso al proprio figlio e alla propria
figlia, rispetto ai suoi amici e amiche. Non mi e' invece mai capitato di
trovare una famiglia in crisi per il proprio stile di vita alternativo
quando insieme a questo c'era il dedicare tempo, energie, attenzioni,
discussioni e giochi ai figli e il sentire il cambiamento davvero come un
piacere, una conquista e non una perdita. Io sono stata una figlia educata
in modo un po' diverso, ma questo invece che farmi sentirmi inferiore, mi ha
dato sempre un certo orgoglio, immagino perche' mi veniva trasmesso come
qualcosa di molto positivo, con molti piu' vantaggi e bellezze che non lo
stile uniforme degli altri.
"Sottrarsi" significa "fare opera di riappropriazione": nel mondo dove tutto
e' merce (la vita, i sogni, i gusti, le scelte), dove cio' che e' meglio per
noi lo determinano i mass media, le agenzie pubblicitarie, gli apparati
industriali, dove il meccanismo capitalista, vero fondamentalismo pervasivo,
violento e inconsapevole del mondo di oggi, necessita per funzionare di
produrre sempre nuove merci e cioe' di indurre sempre nuovi bisogni, dei
quali ci ritroviamo schiave perche' non abbiamo alcun margine per dire
questo si' e questo no, e finiamo per perdere ogni nozione di noi stesse, di
cosa davvero ci serve e di cosa no, di cosa ci fa bene e di cosa no.
Riappropriarsi significa ritrovarsi, ridare i "nostri" nomi alle cose,
sfuggire a certi terreni e inventarne altri, imparare a convivere (ben
diverso da accettare passivamente) con la vita, le sue trasformazioni, le
sue fatiche, le sue attese, i suoi limiti: prendendo scorciatoie non c'e'
pace, non c'e' orizzonte e quindi nemmeno consapevolezza, progetto possibile
che coniughi il noi piccolo e personale, privato, e il noi collettivo. Forse
i drammi del turbocapitalismo odierno hanno davvero portato a saldare o a
rendere evidentissima la connessione fra privato (i nostri personali e
familiari comportamenti, la nostra personale salute) e pubblico (l'effetto
serra, le guerre, ecc.).
*
Nel libretto "Le donne e la globalizzazione" che ho scritto come una sintesi
che sentivo necessaria a me prima di tutto per guardare a questo mondo di
oggi, uno strumentario insomma di concetti e domande per andare avanti, sono
arrivata ad alcuni punti che ritengo fondamentali da tenere in agenda, ne
cito qui due: stanno un po' a monte di tutto il discorso scritto fino ad
ora; ci interrogano come femministe e appassionate di trasformazione vitale.
1. La relazione con le donne non occidentali, la contaminazione con le loro
pratiche, con la loro forza, la loro positivita' e propositivita' (torno da
un viaggio in Brasile nel quale ho passato abbastanza tempo a contatto con
esperienze di educazione e lavoro popolare: ci si rende abbastanza conto di
due cose fondamentali: che le donne non hanno alcuna remora a intervenire,
parlare in pubblico, esprimere leadership, e che gli uomini non hanno
particolari difficolta' a partecipare a momenti "di donne" con grande
ascolto e impegno; mi capita spesso di fare incontri sulle donne mussulmane
dove cerchiamo di sfatare l'idea di una donna sottomessa e passiva non solo
parlando della storia arabo-persiana, ma anche facendo emergere mille esempi
quotidiani che ormai ciascuna di noi ha accumulato e nei quali le donne
mussulmane si dimostrano molto piu' determinate e convinte del fatto loro di
quanto lo siamo noi); dovremmo interrogarci su cosa abbiamo bisogno di
chiedere loro (smettiamola con: cosa dobbiamo dare?);
2. L'attenzione al contesto mondiale di riorganizzazione della riproduzione
sociale (e anche biologica) con le donne in primo piano essendo sempre state
le principali produttrici di quel valore non monetario che sorregge anche il
capitale ed essendo oggi massicciamente impiegate sia nella produzione che
nella riproduzione pagata. Con il risultato che questo processo di
riorganizzazione colloca oggi le donne del mondo in ruoli molto diversi:
quelle del Sud, lavoratrici della riproduzione oltre che della produzione
industriale, a garantire a quelle del Nord l'accesso pieno a ritmi, spazi
pubblici, carriere ecc. prima disponibili piu' facilmente agli uomini
(stiamo in pratica importando un modello tipico dei Paesi di tradizione
coloniale), l'emancipazione di alcune a spese della subordinazione e
dell'espulsione dalla cittadinanza di altre.

4. RIFLESSIONE. ELENA CATTANEO: LA PSEUDOSCIENZA, LA RICERCA, IL REFERENDUM
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 25 maggio 2005. Elena Cattaneo e' docente
di Farmacologia all'Universita' degli studi di Milano, fa parte del Comitato
per il si' al referendum]

In Italia i malati con malattie degenerative sono decine di migliaia. Se
pensiamo alle sole malattie neurologiche come il Morbo di Alzheimer o di
Parkinson, la Corea di Huntington e la Sclerosi Amiotrofica Laterale, sono
moltissime le persone che vivono con la speranza di una terapia. Speranze
che pero' dovrebbero essere alimentate solo dopo una rigorosa autenticazione
sperimentale delle ipotesi sulle quali gli scienziati lavorano nei
laboratori di tutto il mondo. Se quelle ipotesi pero' dovessero risultare
non ripetibili allora devono essere letteralmente "lavate via", perche' la
ricerca di frontiera ha il dovere di autocorreggersi.
*
Non-scoperte sulle staminali adulte
E' successo proprio questo, ad esempio, con le staminali adulte e la loro
presunta capacita' di "transdifferenziare" a cellule di un tessuto molto
diverso da quello di origine, con scoperte che le ipotizzavano come
equivalenti alle embrionali. Queste "scoperte" sono state, purtroppo,
pubblicamente e ampiamente smentite. Non mi sembra pero' che l'effetto
prodotto da queste non-scoperte sia stato "lavato via" nella percezione che
si ha nella societa' civile italiana. Anzi, soprattutto in quest'ultimo
periodo, aleggia sulla discussione referendaria e viene costantemente
alimentato.
Ovviamente questa propaganda mediatica tutta basata su una fittizia promessa
di "curare tutto", sull'elencare protocolli "sperimentali" che usano le
staminali adulte (come se "usare" significhi cura totale e garantita per
tutti e per tutte le malattie) in contrasto con quelli che usano le
embrionali (fortunatamente zero, in quanto la ricerca sulle embrionali nasce
pochi anni fa ed e' ancora tutta da sperimentare), questo "pompare", e'
utilizzato ad arte per creare immagine, posizionamenti, imperi e baronie,
cercando di influenzare l'opinione pubblica. Senza specificare che la cura
certa e duratura per le malattie del sangue con le adulte (ma e' cosi'?) non
significa cura certa, per esempio, per le malattie del cervello. Per queste
ultime infatti si deve ancora decidere: 1) se le staminali, di fatto,
possono essere utili; 2) quale staminale funziona meglio; 3) se deriveranno
eventuali benefici dall'inserimento nel circuito lesionato o piuttosto da
fattori che esse rilasciano, con il conseguente spostamento dell'obiettivo
sui "farmaci" rilasciati dalle staminali piuttosto che sostituire cio' che
e' degenerato. Tutte ipotesi di lavoro, non certezze.
*
La scienza non e' una partita
E' un vero problema, dunque, quando ipotesi o risultati ancora in nuce
escono dai laboratori troppo presto e troppo presto vengono amplificati ed
esagerati. Si assiste al tentativo di imporre una nuova "scienza", quella
delle teorie e delle promesse, citando protocolli a favore e protocolli
contro, come in una partita, in una logica aberrante del "raccontare
all'opinione pubblica" quello che l'opinione pubblica (soprattutto se meno
esperta e preparata) avrebbe piacere a sentirsi raccontare, contrapponendola
alla scienza dei risultati duraturi, comunque e per chiunque difficile da
governare e da predire: la scienza che, ancora oggi, non puo' dare
aprioristicamente garanzie di cura per tutto, indipendentemente da quale
cellula si stia considerando. Allora, dico, ben vengano gli strumenti in
piu' offerti dalla ricerca. Poi decideremo in base a risultati ottenuti in
protocolli verificabili.
In questo panorama ormai troppo mediatico, la ricerca passa come qualcosa di
aneddotico, come se bastasse una parola magica, "staminale (adulta)", e
automaticamente cio' di cui si dispone nei laboratori diventi pronto all'uso
negli ospedali, "la cura e' la'...", "tra tre anni saremo sul Parkinson..."
(veniva dichiarato ben piu' di tre anni fa), "ci stiamo arrivando...". Come
scienziata non accettero' mai il "ci stiamo arrivando" come principale
argomento di una discussione scientifica. Anche perche' c'e' molto da fare
prima di arrivarci. Per esempio, i protocolli di preparazione di molti tipi
di staminali adulte restano grossolani, al punto da avere poco controllo su
cio' che si cresce, finendo con lo spacciare per staminali adulte miscele di
cellule instabili e non omogenee.
*
I diktat della pseudo-scienza
Ma qualcuno va anche oltre: i diktat scientifici italiani, recitati da
scienziati che andrebbero chiamati pseudo-tali quando si comportano cosi',
aggiungono che "la ricerca sulle cellule staminali embrionali non serve".
Eppure queste cellule sono da un lato uno strumento rilevante per
comprendere i meccanismi di base di tutte le cellule umane e di alcune
malattie in particolare. Dall'altro sono talmente straordinarie e
interessanti da essere necessarie per capire l'attivita' e la tossicita' di
farmaci.
Allora, mi domando, come lo consideriamo uno scienziato che afferma, senza
prove e magari senza esperienza diretta, che 'una ricerca - quella
dell'altro - non serve'? A quale scopo uno scienziato si pronuncia in questo
modo? Perche' siamo arrivati, non a caso solo in Italia, a questo finto
marasma tecnico-scientifico che ha, in realta', l'obbiettivo di far passare
per "conflitto scientifico" quello che e' un problema etico? Chi l'ha
generato? Forse basterebbe consultare la stampa degli anni precedenti la
scoperta delle embrionali (era il 1998) per ricordarsi del bombardamento
mediatico in cui le possibilita' di cura di queste cellule sono state a dir
poco esagerate. Esagerazioni che sono state poi indirizzate verso le adulte
"che curano" creando ad arte il finto conflitto scientifico.
*
Perche' questo marasma in Italia?
Erano altri anni, qualcuno direbbe. Ma ancora oggi si usano le stesse
strategie: si passano le ipotesi per fatti, le teorie per risultati. Due
modi diversi di alimentare le speranze. Personaggi eminenti (o considerati
tali) spacciano sulla stampa soluzioni a raggiera, naturalmente non
autenticate. Come se enunciare un'ipotesi potesse equivalere a validarla
sperimentalmente. Non sono forse tentativi di confondere, di mettere il
risultato davanti all'esperimento che deve ancora essere fatto? Ma abbiamo
presente, dal punto di vista scientifico, cosa si sta divulgando? Siamo di
fronte, invece, a ipotesi di lavoro su cui siamo ancora liberi di studiare a
patto che i finanziamenti pubblici vengano erogati attraverso un attento
vaglio scientifico delle ipotesi e delle loro razionalita'. Studi che non
possono essere propinati subdolamente gia' come la nuova soluzione. Facendo
passare tra l'altro il solito concetto sbagliato di scienza "facile e
risolutoria" (ovviamente sempre attraverso le adulte) pronta ad entrare in
azione.
*
Molte le vie, uno il metodo
Da sempre non sono tra gli scienziati che dicono che disporre di embrionali
equivalga ad avere una cura, per esempio, per le malattie del cervello. E'
una strada (non l'unica). E a dire il vero non ne conosco nemmeno uno di
scienziato che si esprime in quel modo. Ma non sono nemmeno tra quelli che
cavalcano le ipotesi fantascientifiche delle adulte pronte a curare e che
promuovono una visione della scienza vista dal buco della serratura. Magari
tentando pure di far passare il concetto che il trapianto rappresenta
l'unico obiettivo della ricerca sulle staminali e che in virtu' delle loro
"proprieta' cura-tutto" le staminali (spesso non-staminali) adulte siano
sufficienti. Peccato che ci siano numerosi laboratori (tra cui metto il
nostro all'Universita' di Milano) interessati a usare le staminali
embrionali per studiare il differenziamento, i meccanismi di malattia e
sviluppare farmaci.
E allora? Allora oggi c'e' bisogno di entrambe le ricerche sulle adulte e
sulle embrionali, e lo posso motivare scientificamente e in modo dettagliato
con chiunque me lo chieda.
Che si parta dall'una o dall'altra cellula, per realizzare le speranze c'e'
comunque un solo modo: lavorare nei laboratori senza inventarsi scorciatoie.
Magari evitando che scienziati seri debbano competere per i finanziamenti
con scienziati "dalla ricetta facile". Scienziati che, magari, stanno anche
in commissioni che erogano i fondi e, magari, riescono ad auto-assegnarseli
attraverso procedure che, ancora oggi e nonostante le richieste, non sono
ancora state rese trasparenti (a proposito di etica).
*
Perche' votare e' un dovere
Chiudo ricordando quella che a mio avviso e' l'essenza del ricercatore. Non
lo stipendio (credo nessuno abbia dubbi) ma una tensione etica che spinge ad
affrontare con spirito critico e senza preconcetti ipotesi razionali che
sfociano in risultati autenticati. La medicina e la scienza oggi hanno
bisogno anche (ma non solo) della ricerca sulle staminali embrionali. Lo si
puo' fare anche in Italia, attraverso regole razionali e condivise che, per
esempio, consentano di utilizzare le blastocisti sovrannumerarie le quali,
ad oggi, sono destinate a restare congelate per i prossimi duemila anni. Il
tutto senza creare nuovi embrioni e senza attivare quella importante
discussione etica su cui e' poi difficile legiferare se non violando i
riferimenti etici di alcuni a favore dei riferimenti etici di altri (di chi
poi? dei piu' ascoltati? dei piu' ricchi?).
Un parere strettamente personale sulla legge: sono cattolica praticante e
uno dei primi principi che perseguo e' l'uguaglianza tra le persone.
L'Italia non e' appesa nel nulla e una legge che consente agli italiani piu'
ricchi di by-passarla semplicemente andando all'estero e', a mio avviso, una
brutta legge. Votare e' un dovere.

5. DOCUMENTI. CARLA LONZI: MANIFESTO DI RIVOLTA FEMMINILE (LUGLIO 1970)
[Da Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale,
Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982, pp. 13-22,
riprendiamo il manifesto di "Rivolta Femminile" del luglio 1970, uno dei
testi fondamentali della riflessione femminista in Italia. Carla Lonzi e'
stata un'acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze nel 1931 e
deceduta a Milano nel 1982, critica d'arte, fondatrice del gruppo di Rivolta
Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta
Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi parla.
Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978; Scacco
ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla Lonzi:
Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La
Tartaruga, Milano 1990]

"Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un
corpo unico?" (Olympe de Gouges, 1791)

La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si
fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra liberta'.
*
L'uomo non e' il modello a cui adeguare il processo di scoperta di se' da
parte della donna.
*
La donna e' l'altro rispetto all'uomo. L'uomo e' l'altro rispetto alla
donna. L'uguaglianza e' un tentativo ideologico per asservire la donna a
piu' alti livelli.
*
Identificare la donna all'uomo significa annullare l'ultima via di
liberazione.
*
Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell'uomo
perche' e' invivibile, ma esprimere il suo senso dell'esistenza.
*
La donna come soggetto non rifiuta l'uomo come soggetto, ma lo rifiuta come
ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.
*
Finora il mito della complementarieta' e' stato usato dall'uomo per
giustificare il proprio potere.
*
Le donne son persuase fin dall'infanzia a non prendere decisioni e a
dipendere da persona "capace" e "responsabile": il padre, il marito, il
fratello...
*
L'immagine femminile con cui l'uomo ha interpretato la donna e' stata una
sua invenzione.
*
Verginita', castita', fedelta', non sono virtu'; ma vincoli per costruire e
mantenere la famiglia. L'onore ne e' la conseguente codificazione
repressiva.
*
Nel matrimonio la donna, privata dal suo nome, perde la sua identita'
significando il passaggio di proprieta' che e' avvenuto tra il padre di lei
e il marito.
*
Chi genera non ha la facolta' di attribuire ai figli il proprio nome: il
diritto della donna e' stato ambito da altri di cui e' diventato il
privilegio.
*
Ci costringono a rivendicare l'evidenza di un fatto naturale.
*
Riconosciamo nel matrimonio l'istituzione che ha subordinato la donna al
destino maschile. Siamo contro il matrimonio.
*
Il divorzio e' un innesto di matrimoni da cui l'istituzione esce rafforzata.
*
La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono
esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.
*
Il primo elemento di rancore della donna verso la societa' sta nell'essere
costretta ad affrontare la maternita' come un aut-aut.
*
Denunciamo lo snaturamento di una maternita' pagata al prezzo
dell'esclusione.
*
La negazione della liberta' d'aborto rientra nel veto globale che viene
fatto all'autonomia della donna.
*
Non vogliamo pensare alla maternita' tutta la vita e continuare ad essere
inconsci strumenti del potere patriarcale.
*
La donna e' stufa di allevare un figlio che le diventera' un cattivo amante.
*
In una liberta' che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio
e il figlio e' l'umanita'.
*
In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento
del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.
*
Per educazione e per mimesi l'uomo e la donna sono gia' nei ruoli della
primissima infanzia.
*
Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie perche'
attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico,
politico) hanno costretto l'umanita' a una condizione inautentica, oppressa
e consenziente.
*
Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi.
*
Non vogliamo d'ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.
*
Il femminismo e' stato il primo momento politico di critica storica alla
famiglia e alla societa'.
*
Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell'esperienza storica femminista:
in essa la donna si e' manifestata interrompendo per la prima volta il
monologo della civilta' patriarcale.
*
Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che
permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.
*
Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione
popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova
messa da parte con tutti i suoi problemi?
*
Detestiamo i meccanismi della competitivita' e il ricatto che viene
esercitato nel mondo dalla egemonia dell'efficienza. Noi vogliamo mettere la
nostra capacita' lavorativa a disposizione di una societa' che ne sia
immunizzata.
*
La guerra e' stata da sempre l'attivita' specifica del maschio e il suo
modello di comportamento virile.
*
La parita' di retribuzione e' un nostro diritto, ma la nostra oppressione e'
un'altra cosa. Ci basta la parita' salariale quando abbiamo gia' sulle
spalle ore di lavoro domestico?
*
Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunita' e sfatiamo il
mito della sua laboriosita' sussidiaria.
*
Dare alto valore ai momenti "improduttivi" e' un'estensione di vita proposta
dalla donna.
*
Chi ha il potere afferma: "Fa parte dell'erotismo amare un essere
inferiore". Mantenere lo "status quo" e' dunque un suo atto d'amore.
*
Accogliamo la libera sessualita' in tutte le sue forme, perche' abbiamo
smesso di considerare la frigidita' un'alternativa onorevole.
*
Continuare a regolamentare la vita fra i sessi e' una necessita' del potere;
l'unica scelta soddisfacente e' un rapporto libero.
*
Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosita' e i giochi
sessuali.
*
Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!
*
Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le
religioni istituzionalizzate ne sono state il piu' fermo piedistallo. E il
concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.
*
La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che
faceva.
*
Consideriamo incompleta una storia che si e' costituita sulle tracce non
deperibili.
*
Nulla o male e' stato tramandato dalla presenza della donna: sta a noi
riscoprirla per sapere la verita'.
*
La civilta' ci ha definite inferiori, la chiesa ci ha chiamate sesso, la
psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione
ipotetica.
*
Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato
l'inferiorita' della donna.
*
Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi
consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto
il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione
dell'umanita', legame con la divinita' o soglia del mondo animale; sfera
privata e "pietas". Hanno giustificato nella metafisica cio' che era
ingiusto e atroce nella vita della donna.
*
Sputiamo su Hegel.
*
La dialettica servo-padrone e' una regolazione di conti tra collettivi di
uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso
della civilta' patriarcale.
*
La lotta di classe, come teoria di classe sviluppata dalla dialettica
servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il
socialismo e la dittatura del proletariato.
*
Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l'illusione
dell'universalita'.
*
L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma meta' della popolazione
terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.
*
La forza dell'uomo e' nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel
rifiutarla.
*
Dopo questo atto di coscienza l'uomo sara' distinto dalla donna e dovra'
ascoltare da lei tutto quello che la concerne.
*
Non saltera' il mondo se l'uomo non avra' piu' l'equilibrio psicologico
basato sulla nostra sottomissione.
*
Nella cocente realta' di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti,
noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo
essere all'altezza di un universo senza risposte.
*
Noi cerchiamo l'autenticita' del gesto di rivolta e non la sacrificheremo
ne' all'organizzazione ne' al proselitismo.
*
Comunichiamo solo con donne.

Roma, luglio 1970

6. MAESTRE. FRANCA ONGARO BASAGLIA: IN QUESTA NORMA
[Da Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia, Einaudi, Torino 1982, p. 152.
Franca Ongaro Basaglia, intellettuale italiana di straordinario impegno
civile, pensatrice di profondita', finezza e acutezza straordinarie, insieme
al marito Franco Basaglia e' stata tra i protagonisti del movimento di
psichiatria democratica; e' deceduta nel gennaio 2005. Tra i suoi libri
segnaliamo particolarmente: Salute/malattia, Einaudi, Torino 1982; Manicomio
perché?, Emme Edizioni, Milano 1982; Una voce: riflessioni sulla donna, Il
Saggiatore, Milano 1982; in collaborazione con Franco Basaglia ha scritto La
maggioranza deviante, Crimini di pace, Morire di classe, tutti presso
Einaudi; ha collaborato anche a L'istituzione negata, Che cos'e' la
psichiatria, e a molti altri volumi collettivi. Ha curato l'edizione degli
Scritti di Franco Basaglia. Su Franca Ongaro Basaglia riproponiamo anche la
seguente scheda biobibliografica estratta dal quotidiano "Il manifesto" e
gia' riprodotta nel n. 812 de "La nonviolenza e' in cammino": "Dalle
avventure per i bambini alla rivoluzione nelle istituzioni. I suoi primi
lavori Franca Ongaro li aveva dedicati ai bambini: Le avventure di Ulisse
illustrate da Hugo Pratt, e una riduzione del romanzo Piccole donne di
Louise May Alcott uscirono sul "Corriere dei Piccoli" tra il '59 e il '63.
In quegli stessi anni i suoi interessi si indirizzarono verso il lavoro
nell'ospedale psichiatrico di Gorizia, con il gruppo che si stava
raccogliendo attorno a suo marito Franco Basaglia, con il quale - nella
seconda meta' degli anni '60 - scrisse diversi saggi cui contribuirono altri
componenti del gruppo goriziano. Due suoi testi - "Commento a Ervin Goffman,
La carriera morale del malato di mente" e "Rovesciamento istituzionale e
finalita' comune" - fanno parte dei primi libri che documentano e analizzano
il lavoro di apertura dell'ospedale psichiatrico di Gorizia, Che cos'e' la
psichiatria (1967) e L'istituzione negata (1968). E' sua la prima traduzione
italiana dei testi di Erving Goffman Asylums e Il comportamento in pubblico,
pubblicati da Einaudi rispettivamente nel 1969 e nel 1971. Introdusse anche
il lavoro di Gregorio Bermann La salute mentale in Cina (1972). Dagli anni
`70 Franca Ongaro fu coautrice di gran parte dei principali testi di Franco
Basaglia, da Morire di classe (1969) a La maggioranza deviante (1971),
Crimini di pace (1975), fino al saggio "Condotte perturbate. Le funzioni
delle relazioni sociali", commissionato da Jean Piaget per la Encyclopedie
de la Pleiade e uscito nel 1987. Nel 1981 e `82 curo' per Einaudi la
pubblicazione dei due volumi degli Scritti di Franco Basaglia. Franca Ongaro
e' stata anche autrice di volumi e saggi di carattere filosofico e
sociologico sulla medicina moderna e le istituzioni sanitarie, sulla
bioetica, sulla condizione della donna, sulle pratiche di trasformazione
delle istituzioni totali. Tra i suoi testi principali, i volumi
Salute/malattia. Le parole della medicina (Einaudi, 1979), raccolta dei
lemmi di sociologia della medicina scritti per la Enciclopedia Einaudi; Una
voce. Riflessioni sulla donna (Il Saggiatore, 1982) che include la voce
Donna della Enciclopedia Einaudi; Manicomio perche'? Emme Edizioni 1982;
Vita e carriera di Mario Tommasini burocrate scomodo, Editori Riuniti, 1987.
Tra i saggi, Eutanasia, in Le nuove frontiere del diritto, "Democrazia e
Diritto", n. 4-5, Roma 1988; Epidemiologia dell'istituzione psichiatria. Sul
pensiero di Giulio Maccacaro (Medicina Democratica, 1997); Eutanasia.
Liberta' di scelta e limiti del consenso in R. Dameno e M. Verga (a cura
di), Finzioni e utopie. Diritto e diritti nella societa' contemporanea,
(Guerrini, 2001). Dall'84 al '91 e' stata, per due legislature, senatrice
della sinistra indipendente. Nel luglio 2000 ha ricevuto il premio Ives
Pelicier della International Academy of Law and Mental Health, e nell'aprile
2001 l'universita' di Sassari le ha conferito la laurea honoris causa in
scienze politiche"]

Regole, divieti, tabu', proibizioni, repressioni; divisioni di classe, di
razza, di colore, di sesso, di ruolo; sopraffazioni, soprusi e umiliazioni,
violenza organizzata e permanente: questo e' cio' che costituisce il mondo
della norma. Nessuna regola a difesa dell'esistenza dell'uomo, ma ogni
regola fatta per il suo dominio e la sua manipolazione. In questa norma non
puo' identificarsi l'uomo dominato perche' e' fatta per la sua distruzione,
ma neppure colui che appartiene alla schera dei dominatori, pena
l'assopimento e l'uccisione della sua umanita'.

7. MAESTRE. SIMONE WEIL: INSIEME
[Da Simone Weil, Quaderni, volume III, Adelphi, Milano 1988, p. 218. Simone
Weil, nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante
sindacale e politica della sinistra classista e libertaria, operaia di
fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice
agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a lavorare per la
Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione, sofferenze,
muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna come quella
che precede non rende pero' conto della vita interiore della Weil (ed in
particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora:
radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del
1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe
imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli
o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come
vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil:
tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti
pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici
(e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stanti
le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu' importanti in edizione
italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La
condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita',
SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni
precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e
dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi),
Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali
i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo
Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone
Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr.
AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985;
Gabriella Fiori, Simone Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone
Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie
Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna
1997; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994]

Due cose ci vengono dal di fuori, la necessita' e il bene. Ed esse vengono a
noi insieme.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 13 del 26 maggio 2005