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La domenica della nonviolenza. 25



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 25 del 12 giugno 2005

In questo numero:
Carlo Gubitosa: Danilo Dolci e l'esperienza di "Radio Libera Partinico"

MEMORIA. CARLO GUBITOSA: DANILO DOLCI E L'ESPERIENZA DI "RADIO LIBERA
PARTINICO"
[Ringraziamo Carlo Gubitosa (per contatti: c.gubitosa at peacelink.it) per
averci messo a disposizione questa sua recente ricerca.
Carlo Gubitosa e' segretario di "Peacelink" (la principale rete telematica
pacifista italiana, sito: www.peacelink.it), collabora con varie testate ed
e' uno dei piu' noti operatori dell'informazione di area pacifista e
nonviolenta. Tra le opere di Carlo Gubitosa: (con Enrico Marcandalli e
Alessandro Marescotti), Telematica per la pace, Apogeo, Milano 1996; Oltre
internet, Emi, Bologna 1997; L'informazione alternativa, Emi, Bologna 2002;
Genova, nome per nome, Berti, Piacenza 2003.
Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) nel 1924, arrestato a Genova nel '43
dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di
Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale
(Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente
contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'.
Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di
massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso sul finire del
1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica
scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento"
ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e
botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il
28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver
lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a
Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu'
povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio
al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la
denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si
impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la
costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a
Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le
disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro
intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2
febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di
disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una
strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958)
si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".
Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare
questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza
sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del
fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle
accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della
vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo
Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino
1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli
attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto
Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a
Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci
e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a
processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo
metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita'
preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E'
convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento,
dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non
nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi
libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga,
impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere
e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico
sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi
nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di
alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di
costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro
economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che
faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento
di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per
tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno
necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni,
per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte
successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di
migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile;
l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e
cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.
Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce
l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per
valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno
educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre
connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando
di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti
internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto,
frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con
numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla
distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci
evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi
al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di
effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione
capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della
complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone
"all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a
tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco
adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu'
recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra
esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica
e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge
della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30
dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo
spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel
portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita".
Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento
segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e
di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di
poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di
riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988;
La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Tra le
opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze
1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988
(sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore,
Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe
Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo
Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro
fondamentale). Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. il dvd di
Alberto Castiglione, Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004]

Sommario:
1. Introduzione
2. Danilo Dolci. Un profilo biografico
3. Storia di una radio
4. Il sequestro
5. Metodi e risultati
6. Solidarieta'
7. Conclusioni e prospettive
8. Appendice: estratti dalle trasmissioni
9. Bibliografia selezionata
Note
*
1. Introduzione

"- Ma vuatri chi ci aviti a fari cu tutti sti cosi?
- Come che ci dobbiamo fare? Una radio no? Palermo e provincia!
- See! E le isole Eolie! Ma unni ami arrivari cu sti ferri vecchi?
- E che ci vuole, oggi giorno basta un registratore e un antennino pi farici
a radio, ce ne saranno gia' mille in tutta Italia!
- A me basta che ci sentono a Cinisi
- See! Quannu c'e' vientu!
- Se, quannu tira vientu, quando c'e' sole, quando c'e' pioggia, quando
non mi danno un permesso per fare un comizio, quando mi sequestrano
il materiale, l'aria non ce la possono sequestrare".
(Dal film I cento passi di Marco Tullio Giordana)

Il 25 marzo 1970 e' una data che segna un punto di non ritorno nella storia
della comunicazione italiana: in quel giorno, per la prima volta, il segnale
radiofonico di "Radio Libera Partinico" rompe il monopolio di stato sulle
trasmissioni via etere con un forte messaggio di denuncia del potere mafioso
e clientelare che aveva attinto a piene mani dai soldi destinati alla
ricostruzione della valle del Belice dopo il terremoto del 1968.
Quel segnale apre le porte ad una nuova stagione dei media, fiorita
nell'arco degli anni '70 con decine di radio e televisioni "libere", nate in
una zona grigia del diritto e successivamente riconosciute anche dalla Corte
Costituzionale come una legittima declinazione di quel diritto
all'espressione "con ogni mezzo di diffusione" sancito dall'articolo 21
della nostra Costiuzione.
A realizzare questo primo esperimento e' Danilo Dolci, uno dei padri
fondatori della cultura nonviolenta italiana, che progetta "Radio Libera"
come uno strumento di lotta ai poteri mafiosi e criminali che inquinavano i
piccoli centri della Sicilia occidentale.
La vita di questa emittente e' breve ma intensa: a 27 ore dall'inizio delle
trasmissioni, le forze dell'ordine fanno irruzione nei locali che ospitavano
la radio, sequestrando le apparecchiature e avviando un'azione penale a
carico dei promotori dell'iniziativa: Danilo Dolci, Franco Alasia e Pino
Lombardi del Centro Studi e Iniziative di Partinico.
Cio' nonostante gli effetti di questo primo esperimento di comunicazione
sociale nato attorno ad una radio saranno duraturi e sensibili. L'azione di
rottura di Danilo Dolci alimenta la cultura dei media e le tendenze sociali
che negli anni successivi trasformano la radio in uno strumento di
partecipazione diretta, in un canale di aggregazione, in un "luogo virtuale"
nel quale si riconoscono persone accomunate dagli stessi valori e
sensibilita', uno spazio di comunicazione che riesce a coagulare e
amplificare le energie giovanili, le rivendicazioni dei movimenti sociali,
l'azione diretta sul territorio.
Nell'immaginario collettivo la nascita delle radio libere e' associata alla
contestazione studentesca del 1977, alle attivita' dei gruppi della sinistra
extraparlamentare o all'emergere delle nuove tendenze musicali di quegli
anni, e sono in pochi a ricordare quel sasso lanciato nello stagno dei media
nel 1970 da Danilo Dolci, che ha provocato la successiva ondata di radio
libere nel 1977.
Radio Libera Partinico nasce come strumento "politico" nel senso piu' ampio
e nobile del termine, come spazio di comunicazione sociale nel quale un
territorio segnato dalla violenza mafiosa, dal malgoverno e dalla
distruzione del terremoto viene rivitalizzato coniugando l'utilizzo delle
tecnologie alla tradizione della nonviolenza attiva, basata su quel
"satyagraha" gandhiano, che nella nostra lingua puo' essere tradotto come
"forza della verita'" o "adesione al vero".
Dolci descrive la comunicazione come un "reciproco adattamento creativo"
(1), e in questa definizione e' racchiusa l'essenza dello spirito che ha
portato alla nascita di Radio Libera a Partinico.
La comunicazione e' reciproca, non avviene a senso unico, ma e' una
relazione di scambio, e Dolci ha provato a portare nella sua radio la voce
di chi fino ad allora non aveva mai avuto diritto di parola, relegato a
soggetto passivo di un flusso di trasmissioni unidirezionale proveniente
dall'informazione ufficiale.
La comunicazione e' adattativa, e' un processo di coinvolgimento che non
lascia immutati i soggetti che vi partecipano, ma li trasforma rendendoli
interlocutori capaci di adattarsi alla diversita' dell'altro e alla
complessita' dei problemi. Per questo motivo Dolci, nel dare il via alla sua
radio, ha sempre mantenuto aperto un canale di dialogo con le autorita',
rifiutando la cultura del nemico e cercando un coinvolgimento adattativo
delle massime autorita' dello stato e delle forze dell'ordine, invitate con
un appello pubblico ad agire secondo un "vero senso del dovere" capace di
superare i limiti della rigidita' normativa e burocratica in nome di un
interesse piu' alto che riguardava le popolazioni di quel territorio.
La comunicazione e' creativa, non e' finalizzata al semplice scambio di
notizie, e non puo' limitarsi neppure alla semplice denuncia dei problemi,
ma deve innescare processi di cambiamento, creazione di alternative, apertur
di nuovi percorsi per l'uomo e per la storia. Nel suo percorso di poeta,
saggista, uomo di cultura e cittadino impegnato nel proprio territorio,
Danilo Dolci ha costantemente invocato il "potere maieutico" della parola
come strumento nonviolento di cambiamento. Dolci associava il termine
maieutica al suo piu' stretto significato etimologico: la parola e' una
"levatrice" capace di dare vita a quello che prima non c'era ancora.
In virtu' di questi principi, Radio Libera Partinico non e' stata un
astratto e generico progetto di "controinformazione", ma un tentativo
concreto di dare vita ad un nuovo modello di sviluppo per i territori
colpiti dal terremoto, cercando una possibilita' di realizzazione concreta
per il "Piano di sviluppo democratico delle Valli Belice, Carboi e Jato",
presentato pubblicamente nel settembre del 1968 dal "Centro Studi e
iniziative" promosso dallo stesso Dolci.
L'utilizzo da parte di Danilo Dolci delle tecnologie radio non e' casuale,
ma riflette una intenzionalita' e una consapevolezza che nascono da una
profonda riflessione sul ruolo politico e sociale dei mezzi di
comunicazione.
Tra i testi registrati da Dolci per le trasmissioni di "Radio Libera",
infatti, c'e' un commento all'articolo 21 della Costituzione Italiana:
"Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con
la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
"Cosa significa 'tutti'? -chiede Danilo Dolci agli ascoltatori della radio -
Vi deve essere esclusa la gente che lavora piu' faticosamente? Vi deve
essere esclusa la gente che piu' soffre? Il diritto-dovere alla verita', da
esigenza morale, diviene via via nella storia, riguardandola nelle sue linee
essenziali pur tra contraddizioni, diritto-dovere anche in termini
giuridici. Il diritto alla comunicazione, alla liberta' di espressione,
all'informazione, non vi e' dubbio sia determinante allo sviluppo di una
societa' democratica: deve essere garantito attraverso i moderni strumenti
audiovisivi che il progresso scientifico e tecnologico ci mette a
disposizione" (2).
Rilette a trentacinque anni di distanza, queste parole appaiono profetiche,
soprattutto se si pensa che solo da pochi anni, se non da pochi mesi, il
dibattito sul rapporto diretto tra lo sviluppo della comunicazione e lo
sviluppo delle democrazie ha abbandonato la dimensione pionieristica nella
quale si e' sviluppato, per diventare uno dei temi piu' caldi dell'agenda
politica nazionale e mondiale, come dimostra il "Summit mondiale sulla
societa' dell'informazione" promosso dall'Unesco, che si concludera' in
Tunisia nel 2005.
Se nel 1970 poteva sembrare una stravaganza eccentrica l'idea di garantire
le liberta' costituzionali con un trasmettitore radio, oggi siamo
consapevoli di quanto l'affermazione o la negazione dei diritti fondamentali
siano strettamente legate all'azione dei media, e che un controllo
democratico dell'informazione e' un ingrediente indispensabile per una
democrazia matura.
Le iniziative di comunicazione sociale, anche se realizzate da un gruppo
molto piccolo di cittadini, possono rivelarsi uno strumento di azione
diretta piu' efficace dell'intero apparato statale, lento e burocratico di
fronte alle emergenze: e' questo il messaggio che ci lascia in eredita'
Danilo Dolci e l'esperienza pionieristica di "Radio Libera", che ha avuto un
seguito ideale con la "Radio Aut" di Peppino Impastato, nata nel 1977 dopo
il riconoscimento delle radio libere da parte della Corte Costituzionale.
Peppino Impastato, prima di aprire la sua radio antimafia a Cinisi, era gia'
entrato in contatto con Danilo Dolci, toccando con mano il potere di
cambiamento rivoluzionario della comunicazione sociale. A documentare questo
incontro, oltre al materiale fotografico dell'epoca, c'e' lo storico
Giuseppe Casarrubea, collaboratore di Dolci e preside della scuola media
"Privitera" di Partinico.
Casarrubea ricorda Danilo Dolci "nella piazza di questo paese, attorno a un
fuoco, una sera fredda d'inverno, durante gli scioperi e le lunghe marce per
la pace e la ricostruzione dei paesi della Valle del Belice, distrutti dal
terremoto del 1968. A seguirlo c'era un ragazzo come Peppino Impastato, che
dieci anni dopo doveva saltare in aria, imbottito di dinamite, nel paese di
don Tano Badalamenti gia' capo della cupola mafiosa".
Il 23 marzo 2001 i due pionieri italiani della comunicazione radiofonica di
base sono stati ricordati durante un convegno intitolato "La radio come
strumento di Controinformazione e di azione politica", organizzato dal corso
di laurea di Scienze della comunicazione dell'Universita' di Palermo. In
quell'occasione Marco Tullio Giordana, il regista de "I cento passi", ha
dichiarato che "se non avessi fatto un film su Peppino Impastato lo avrei
fatto certamente su Danilo Dolci. Entrambi sono stati delle punte avanzate
nella storia del nostro paese perche' capirono per primi che la democrazia
si doveva raggiungere togliendo allo Stato il monopolio dei mezzi di
comunicazione".
A trentacinque anni di distanza dalla nascita di "Radio Libera", questa
esperienza continua a interrogarci sollevando problemi attualissimi, che
riguardano il rapporto tra l'informazione e il potere, che in terra di
Sicilia aggiunge elementi locali di complessita' alla gia' intricata
situazione nazionale.
Questi problemi riguardano anche il rapporto tra i cittadini e il
territorio, che vede nell'esercizio attivo della comunicazione sociale un
ambito concreto per realizzare quella "democrazia partecipativa" che
altrimenti rischierebbe di rimanere solamente un principio astratto o uno
slogan di demagogia politica.
La testimonianza di Dolci, infine, ci chiama a riflettere sulle grandi
potenzialita' culturali e comunicative, purtroppo inespresse, possedute da
quel dieci per cento di italiani che secondo i dati Istat vivono al di sotto
della soglia di poverta', un vero e proprio paese nel paese che fatica ogni
giorno di pi u' a trovare spazi di espressione nei mezzi di informazione,
perfino nei piu' "alternativi".
E' questa l'Italia a cui Danilo Dolci ha cercato di restituire voce e
dignita', attraverso quella che lui stesso ha definito "la radio dei poveri
cristi": un'esperienza breve e intensissima di partecipazione sociale e di
lotta alla mafia che oggi ha ancora tante cose da raccontarci.
*
2. Danilo Dolci. Un profilo biografico

"Se la maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse cosi
cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora piu' noto di quello
che e'".
(Erich Fromm)

Tracciare un profilo biografico della figura di Danilo Dolci e'
indispensabile per comprendere il percorso umano e culturale che ha portato
Dolci all'impegno sociale in terra di Sicilia. L'utilizzo della radio come
strumento di azione diretta nonviolenta e' al tempo stesso un punto di
partenza e un punto di arrivo all'interno di questo percorso: Radio Libera
Partinico non nasce dal nulla, ma da una lunga storia di condivisione delle
lotte sociali degli ultimi, e il nuovo modello di comunicazione sociale
introdotto dalla radio non morira' nel nulla dopo la chiusura
dell'emittente, ma proseguira' con altre forme e attraverso altri media nei
trent'anni successivi, fino alla scomparsa di Danilo Dolci il 30 dicembre
1997.
Nato nel 1924 a Sesana, in provincia di Trieste, Danilo proviene da una
famiglia modesta del Nord Italia. Il padre ha lavorato come ferroviere,
trascorrendo un periodo come capostazione a Trappeto, in provincia di
Palermo. Negli occhi del piccolo Danilo le immagini di estrema miseria del
dopoguerra siciliano si imprimono al punto da condizionare fortemente tutte
le sue scelte successive e la sua vita adulta.
Nel 1946, dopo aver abbandonato gli studi di architettura, Danilo si
trasferisce a Nomadelfia, "la citta' dei ragazzi" fondata da don Zeno
Saltini, dove trascorre un anno e mezzo, fino a quando una spinta interiore
lo guida verso la Sicilia, dove si trasferisce nel 1952 per lottare assieme
agli ultimi contro la mafia e l'ingiustizia sociale.
"I giornali scrivevano che erano tutti criminali. - ha raccontato Dolci per
spiegare le ragioni del suo lavoro in Sicilia - Lo Stato invece d'aiutare
l'isola a crescere economicamente mandava l'esercito. Io ho scelto un altro
approccio: mi sono messo a lavorare con loro, a parlare, a fare domande per
capire un mondo che nessuno si sforzava d'ascoltare".
Nella Sicilia occidentale, e piu' precisamente nelle zone attorno a Trappeto
e Partinico, Dolci promuove una serie di storiche lotte nonviolente contro
la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita',
denunciando la profonda miseria, l'analfabetismo, l'assenza di servizi
socio-sanitari e lo sfruttamento che colpiveno le fasce piu' deboli della
popolazione: braccianti, contadini e pescatori.
Danilo Dolci, assieme al perugino Aldo Capitini, e' tra i primi a
sperimentare in Italia le tecniche della nonviolenza in modo organico e
sistematico, affrontando nodi concreti di conflitto del territorio in cui
viveva, coinvolgendo la popolazione locale, aprendo percorsi di
coscientizzazione, di ricerca storica e sociale, di autoanalisi popolare.
Il 14 ottobre del 1952, dopo aver assistito alla morte di Benedetto
Barretta, un bimbo siciliano stroncato dalla denutrizione e dalle cattive
condizioni sanitarie legate alla poverta', Dolci reagisce con un digiuno
individuale che interrompe solamente dopo un intervento ufficiale delle
autorita' locali a sostegno della popolazione, una prima iniziativa di lotta
nonviolenta alla quale seguiranno altri digiuni di massa e iniziative a
sostegno dell'obiezione di coscienza.
Quattro anni piu' tardi organizza uno "sciopero al contrario", al quale
partecipano centinaia di braccianti e contadini decisi ad affermare il
diritto al lavoro. Vecchie strade di campagna (le cosiddette "trazzere")
vengono rimesse in sesto dagli "scioperanti", per dimostrare che in Sicilia
non manca il lavoro da fare, ma la volonta' politica di combattere la
disoccupazione.
I partecipanti allo "sciopero al contrario" vengono processati per
occupazione abusiva di suolo pubblico, e Danilo Dolci viene messo in carcere
per due mesi assieme ai sindacalisti che avevano appoggiato l'iniziativa:
l'eco di questa azione legale raggiunge vari paesi del mondo, e i piu' noti
intellettuali italiani e stranieri dell'epoca si coalizzano attorno alle
lotte nonviolente di Danilo.
Per restituire ai contadini il controllo dell'acqua e dell'irrigazione,
monopolizzato dalle strutture di potere locale, Dolci lancia gravi accuse
contro alti esponenti della politica siciliana. Le sue denunce spezzano i
meccanismi di omerta' aiutando a capire l'intreccio fra potere politico e
violenza mafiosa, il sistema clientelare e le radici della disoccupazione.
Questo esercizio rivoluzionario della parola permette di sperimentare
concretamente le potenzialita' dell'auto-educazione e di quello che Dolci
definiva il "metodo maieutico", ovvero la creazione di cambiamento che passa
attraverso la voce degli ultimi, la comunicazione di base, l'incontro tra
persone che condividono problemi e soluzioni.
Nel 1958 fonda a Partinico il "Centro studi e iniziative per la piena
occupazione" (un concetto allora tabu' in Italia) e crea attorno al centro
una rete di gruppi di sostegno presenti in Svizzera, Inghilterra, Germania e
in tutto il Nord Europa. Piu' volte candidato al Nobel per la pace ottiene
il premio Lenin per la pace (nel '58), lo svedese premio Socrate (nel '70) e
ancora nel 1989 il premio intitolato a Gandhi.
Nel gennaio del 1968, dopo il terremoto del Belice, Dolci e' in prima fila
nell'organizzazione degli aiuti immediati e della protesta: una azione
diretta porta un gruppo di terremotati direttamente a Montecitorio. E' in
questo contesto che si colloca la nascita di "Radio Libera", che Dolci
concepisce come un nuovo strumento per dare voce a vecchie denunce e
problemi rimasti inascoltati ormai da troppo tempo.
"Qualcuno si stupira' di quanto poco si sia parlato di lui, soprattutto
negli ultimi venti anni - ha scritto il giornalista Daniele Barbieri (3) -
Era scomodo e coerente, due terribili qualita' per l'inganno dei
mass-media".
Negli anni '80 Danilo Dolci continua il suo lavoro di saggista, filosofo,
uomo di cultura e amico della nonviolenza attiva concentrando le sue
riflessioni sul tema della comunicazione, con alcuni saggi che svelano le
mistificazioni della cosiddetta "societa' della comunicazione", affermando
che "la comunicazione di massa non esiste" e che il modello broadcast di
trasmissione uno-a-molti e' ben lontano dalla comunicazione sociale di base
che Dolci sperimenta con successo in varie situazioni e contesti,
coinvolgendo gli strati piu' emarginati e meno alfabetizzati della
popolazione, che si scoprono poeti, portatori di cultura e cittadini capaci
di tracciare percorsi per il cambiamento individuale e collettivo.
"Danilo Dolci si era ritirato in una speculazione impegnata sul declino
della societa' malata di trasmissione. Quello era il suo cruccio. - ha
scritto il pedagogista Daniele Novara - Quando la comunicazione si fa
struttura di potere essa diventa violenza, perche' impone il sacrificio
delle parole degli esclusi, che non possono partecipare al dibattito,
sostenere le proprie idee, le proprie sensibilita', le proprie indignazioni.
In questa societa' della trasmissione, non c'e' dialogo, non c'e'
fecondazione mutua, perche' i discorsi sono incanalati in una direzione sola
che va da colui che parla (l'oratore, il giornalista, il maestro, il
conferenziere) verso colui che ascolta passivamente senza avere la
possibilita' di rispondere alle provocazioni o alle sollecitazioni maturate
dai pensieri".
*
3. Storia di una radio

"Radio libera:
piacciono i fichi dimezzati al sole
lucidi a condensare il proprio umore -
fin che non giunge il nero brulicare
delle avide mosche e dei mosconi".

(Danilo Dolci, da Il Limone lunare. Poema per la radio dei poveri cristi)

"Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio
della nuova resistenza. Siciliani, italiani, uomini di tutto il mondo,
ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravita', assurdo. Si
lascia spegnere una intera popolazione. La popolazione delle valli del
Belice, dello Jato e del Carboi, la popolazione della Sicilia occidentale
non vuole morire".
Si aprono cosi' a Partinico, il 25 marzo 1970, le trasmissioni di "Radio
Libera", e dal terrazzino di palazzo Scalia un'antenna lancia nell'etere il
grido di denuncia di Danilo Dolci, intervallato da segnali di "Sos" in
alfabeto Morse realizzati al flauto da Amico Dolci, il figlio di Danilo.
Per la realizzazione operativa delle trasmissioni, Danilo si avvale del
contributo di Franco Alasia e Pino Lombardo, due collaboratori del "Centro
Studi e Iniziative" che presidiano fisicamente i locali della radio per
tutta la durata delle trasmissioni. Nel frattempo Dolci, davanti a duecento
persone radunate nelle sale del Centro Studi, accende gli altoparlanti di un
apparecchio sintonizzato sui 20,1 Megaherz e annuncia l'inizio delle
attivita' di "Radio Libera" per "difendere la vita delle popolazioni delle
zone terremotate".
"All'imbrunire del 25 marzo 1970, intorno alle 19.00 circa - ricorda Pino
Lombardo - iniziavamo le trasmissioni di Radio Libera, la 'radio della nuova
resistenza', prima emittente clandestina italiana dal secondo dopoguerra.
Con essa denunciavamo, a piu' di due anni di distanza dal terremoto del
gennaio 1968, il mancato intervento del governo italiano nella ricostruzione
dei paesi distrutti; gia' dal settembre del '68 il Centro aveva presentato
l'elaborazione di un "piano di sviluppo per la citta'-territorio": ma di
esso le autorita' non hanno mai tenuto conto, nonostante l'interesse, la
partecipazione e il coinvolgimento, insieme alla popolazione, anche di
persone come Carlo Levi, Ernesto Treccani, Bruno Zevi. Oggi denunciare
attraverso una radio le inadempienze di un governo ed i bisogni della gente
non e' piu' un 'reato', non si corre piu' il rischio di andare in galera:
attraverso un rapporto maieutico, un processo di analisi ed autoanalisi
popolare, si puo' ancora dare voce alla gente per esprimere i propri
bisogni, reclamare i propri diritti, attivandosi insieme verso un mondo di
pace" (4).
Il materiale utilizzato dal Centro Studi e Iniziative per le trasmissioni di
"Radio Libera" e' una serie di documenti audio e testimonianze raccolti su
nastri preregistrati, che vanno in onda a ciclo continuo fino alla chiusura
dell'emittente da parte delle forze di polizia. In particolare, la
programmazione comprende:
- un appello all'opinione pubblica nazionale e internazionale (durata: 19');
- la voce della gente delle Valli Belice, Jato e Carboi (bambini, donne,
agricoltori, sindaci, sindacalisti, medici, educatori) (durata: 75');
- il punto esatto sulla mancata ricostruzione: inadempienze e
responsabilita' (durata: 25');
- il poema 'Il limone lunare', con musiche per flauto dolce di Alessandro
Scarlatti) (durata: 60');
- alcuni messaggi di solidarieta' provenienti da tutto il mondo e una
canzone popolare con versi di Ignazio Buttitta (durata: 15').
Le testimonianze della popolazione terremotata e abbandonata colpiscono per
la loro semplicita' e durezza: "a scuola, quando tira vento - racconta una
bambina ai microfoni della radio - da sotto le fessure entra freddo, e
quindi siamo costretti a stare col cappotto e quindi e' molto difficile
scrivere" Una donna di Santa Ninfa dichiara che "qui la cosa che piu' urge
e' avere un ospedale, perche' la gente non puo' piu' partorire in casa". Un
anziano dalla voce commossa affida il suo messaggio a Radio Libera dicendo
che "abbiamo bisogno di cura, perche' dentro queste baracche stiamo perdendo
la salute. Abbiamo bisogno di aiuto, perche' il vero terremoto comincia
ora".
*
4. Il sequestro

"Non mi sorprenderei
quando i poveri cristi si decidono
a montare una radio per sentirsi
e per farsi sentire - una radio
anche piccola
come in montagna per la resistenza
oppure a Praga -,
non mi sorprenderei se corazzate,
elicotteri vispi si lanciassero
cercando di afferrarla e denunciarla
'per avere tentato di turbare
l'ordine pubblico'".

(Danilo Dolci, da Il Limone lunare. Poema per la radio dei poveri cristi)

Le trasmissioni del 25 marzo vengono preparate con cura da Dolci, Alasia e
Lombardo, che mantengono un riserbo strettissimo sul progetto, perfino con
gli altri collaboratori del Centro Studi e Iniziative: "Siamo arrivati alla
determinazione, contrariamente a quello che era sempre avvenuto al Centro -
ricorda Pino Lombardo - di non mettere a conoscenza gli altri collaboratori
dell'iniziativa nella sua interezza: era un'esigenza oggettiva e non si
poteva fare diversamente: bastava una battuta, una qualsiasi cosa per
compromettere tutto" (5).
Ecco in che modo Pino Lombardo ricorda l'esperienza delle trasmissioni e del
successivo sequestro della radio, dopo 27 ore di trasmissioni. L'oscuramento
si conclude senza conseguenze giudiziarie per i promotori dell'iniziativa,
anche grazie al largo consenso popolare raccolto in poche ore:
"Abbiamo intervistato decine e decine di persone della zona terremotata, per
vedere qual era la situazione comune per comune, cosa pensava la gente, cosa
desiderava, cosa avrebbe voluto. La sera, verso le dieci e mezza del giorno
successivo, sono arrivate le forze dell'ordine. Sono entrati, subito hanno
spento la radio, hanno sequestrato tutto, ma con nostra grande sorpresa io
pensavo che avrebbero condotto in commissariato sia a me che a Franco
Alasia, cioe' che ci avrebbero preso. E invece non e' successo niente di
tutto questo: quando loro sono saliti, dietro di loro e' venuto Danilo e
altre persone che erano li' perche' subito la notizia si e' sparsa con una
velocita' incredibile. Quando siamo scesi, con grande sorpresa abbiamo
trovato lo spiazzale davanti a palazzo Scalia pieno di giovani. Erano gia'
quasi le undici, e i giovani ci hanno detto che erano disposti a fare una
barriera umana per cercare di impedire in qualsiasi modo che ci portassero
via, nell'ipotesi in cui ci avessero voluto arrestare" (6).
Questo episodio e' un segnale rivelatore del grande potenziale insito
nell'utilizzo sociale delle tecnologie della comunicazione: per risvegliare
le energie nascoste di un tessuto sociale attraverso una radio e'
sufficiente l'iniziativa di un piccolissimo gruppo di persone, che agiscono
con pochi mezzi, per un tempo limitato di trasmissione e con scarse risorse
economiche, puntando tutto su forti motivazioni di impegno sociale e
preparando accuratamente la propria azione di comunicazione dal basso.
*
5. Metodi e risultati

"La radio potrebbe essere per la vita pubblica il piu' grandioso mezzo di
comunicazione che si possa immaginare, uno straordinario sistema di canali;
cioe' potrebbe esserlo se fosse in grado, non solo di trasmettere, ma anche
di ricevere, non solo di far sentire qualcosa all'ascoltatore, ma anche di
farlo parlare, non di isolarlo ma di metterlo in relazione con altri. La
radio dovrebbe, di conseguenza, abbandonare il suo ruolo di fornitrice e far
si' che l'ascoltatore diventasse fornitore".
(Bertolt Brecht, Scritti sulla letteratura e sull'arte)

Le trasmissioni di "Radio Libera" non si fermano alla denuncia delle
inadempienze del governo, ma sono un tentativo di coinvolgimento e risveglio
morale delle istituzioni assenti e responsabili della mancata ricostruzione
delle zone terremotate. L'approccio di Dolci e dei suoi collaboratori al
rapporto con le autorita' e' sempre improntato alla collaborazione e
all'assunzione di responsabilita': giudici e forze di polizia non si
trasformano mai in "nemici", ma continuano a rimanere degli interlocutori,
anche in situazioni di profonda repressione, nel rispetto del principio di
nonviolenza che vuole una ferma condanna dell'errore ma respinge
l'annientamento e l'umiliazione di chi lo compie.
La traccia del carattere aperto e nonviolento di questo approccio e'
contenuta nei messaggi che hanno accompagnato questa azione di comunicazione
dal basso. In una prima lettera indirizzata "al Capo dello Stato italiano,
al Capo del Governo e al Ministro degli Interni", Danilo Dolci scrive che:
"dopo piu' di due anni dal terremoto che ha colpito la Sicilia occidentale,
la popolazione per gran parte e' baraccata o in case pericolanti: decine di
migliaia di persone si trovano nelle notti d'inverno le coperte ghiaccie di
umido addosso, quando non bagnate; d'estate soffocano.
Una parte dell'Italia con notevoli risorse da valorizzare rischia di morire
assurdamente per l'insufficiente impegno degli organismi preposti,
parassitata per di piu' dai gruppi clientelari-mafiosi, mentre un immediato
intervento costruttivo potrebbe essere ancora in tempo ad assicurare la
realizzazione di una nuova citta'-territorio in cui la gente possa vivere
sviluppandosi e contribuendo allo sviluppo di tutto il Paese.
Nessuna casa, neppure una sola casa lo Stato italiano e' stato capace di
costruire in piu' di due anni.
Assumendo la responsabilita' dell'iniziativa, specifico:
- ogni cura abbiamo preso affinche' sul piano tecnico radiofonico questa
trasmissione non sia di nocumento in alcun modo ad alcuno;
- impedire in qualsiasi modo l'ascolto della voce dei piu' sofferenti
sarebbe un delitto, una crudelta' senza senso che avrebbe la riprovazione di
tutto il mondo civile.
Mi auguro che gli organi dello Stato italiano abbiano, di fronte a tutto il
mondo, la capacita' di intendere il senso dell'iniziativa e di rispondervi
nell'unico modo civile possibile: avviando immediatamente, con alto senso di
responsabilita', la ricostruzione".
In una seconda missiva, indirizzata "ai Carabinieri, alla Polizia e alle
'Forze dell'ordine'", Dolci sottolinea "la natura nonviolenta
dell'iniziativa che abbiamo sentito il dovere di compiere", mette in
evidenza che non si tratta di una iniziativa condotta in clandestinita', ma
"abbiamo responsabilizzato direttamente le massime autorita' dello Stato", e
ammonisce le forze di Polizia dichiarando che "risponderete, personalmente e
come Organi al servizio del bene comune, di ciascuno dei vostri atti: di
fronte alla coscienza della popolazione della zona, dell'Italia, e del mondo
intero. Facciamo appello al vostro vero senso del dovere".
Questo atteggiamento aperto e dialogante sara' fondamentale nell'attenuare
l'azione di repressione contro i promotori della radio: nonostante il
sequestro delle apparecchiature (che vengono restituite in un secondo tempo)
nessuno dei responsabili del "Centro Studi e Iniziative" viene arrestato o
denunciato per le trasmissioni di "Radio Libera".
L'impatto sulla societa' locale delle trasmissioni di "Radio Libera
Partinico", viene descritto dagli stessi promotori dell'iniziativa nel
"ciclostilato 528/B" diffuso dal "Centro Studi e Iniziative" fondato da
Dolci. In questo bollettino stampato nel settembre 1970, e intitolato
"Appunti per gli amici", Franco Alasia, uno dei due attivisti che hanno
fisicamente realizzato le trasmissioni, fa il punto a sei mesi di distanza
dei risultati ottenuti con la radio:
"La pressione esercitata nei giorni 25 e 26 marzo (...) ha avuto nel
complesso notevole ripercussione. Giornali e televisioni in Italia e
all'estero, si sono largamente interessati sui problemi della zona
terremotata, sottolineandone la drammaticita' dell'assurda situazione e
l'urgenza di interventi risolutori. Particolarmente efficace e' stata la
trasmissione di Radio Monteceneri che ha messo in onda ai primi di aprile un
servizio della durata di un'ora.
Sul piano locale, la popolazione ha avuto una reazione positiva: da diversi
ambienti, anche solitamente non favorevoli a noi, si sono avute reazioni di
approvazione e solidarieta'. Sindacati e partiti, eccetto la destra
fascista, hanno seguito e giudicato favorevolmente l'iniziativa.
La Polizia, dal canto suo, intervenendo dopo ventisette ore di trasmissione,
con grande spiegamento di forze, per far tacere la voce dei terremotati di
Sicilia, in definitiva non ha ottenuto altro risultato che quello di
indignare maggiormente l'opinione pubblica, locale e non.
Negli uffici romani e siciliani preposti alla progettazione delle opere per
la zona, Radio Libera Partinico e' stata una salutare spinta in avanti a
superare remore, intralci e lungaggini burocratiche, e di natura politica.
Una quindicina di giorni dopo la trasmissione, il Ministro del Lavoro, Donat
Cattin, e' venuto nella zona, ci ha convocati a Gibellina, ha voluto
documentarsi a fondo sulla situazione, si e' francamente espresso con severa
critica nei confronti dell'operato del proprio governo e si e' impegnato a
fare quanto nei suoi poteri. Il ministro dei Lavori Pubblici, Lauricella,
pochi giorni dopo anche lui nella zona, si e' assunto le proprie
responsabilita' pubblicamente.
Sul piano concreto, i primi risultati si sono visti con l'inizio a meta'
agosto, in due paesi, Santa Ninfa e Vita, dei lavori di urbanizzazione: le
prime pale meccaniche si sono mosse. Ma non basta. La zona e' estesa.
Occorre far presto: nei prossimi mesi ritorneranno le pioggie e il freddo a
rendere difficile la vita di vecchi, donne, bambini nelle fragili baracche,
che il vento scoperchia con facilita' e l'acqua gonfia di umidita'".
Da questa testimonianza si puo' notare che l'azione mirata, preparata ed
efficace della "radio dei poveri cristi", ha innescato dei processi di
mutamento sociale che sono stati in grado di sollecitare e coinvolgere i
mezzi di informazione locale, il mondo sindacale, i partiti politici, i
funzionari delle strutture burocratiche, l'opinione pubblica e perfino due
ministri, e la valutazione dei risultati ottenuti non si e' fermata al
riscontro politico ottenuto, ma e' stata misurata in base alle iniziative
concrete intraprese per rimuovere le situazioni di disagio e di violenza che
erano al centro delle denunce radiofoniche.
La domanda che rimane aperta dopo queste considerazioni e' la seguente: se
questi sono i risultati di appena ventisette ore di trasmissione, in che
modo potrebbe cambiare il volto della Sicilia con una azione organizzata,
sistematica, continuativa e capillare di comunicazione sociale, basata su
percorsi di partecipazione collettiva?
In che modo si potrebbe incidere sulla vita e lo sviluppo di un territorio
senza delegare a terzi le azioni di denuncia, facendo parlare un'intera
comunita' anziche' affidare il peso della testimonianza al senso civico e al
coraggio di poche, singole individualita'?
Beppe Alfano, Pippo Fava, Mario Francese, Giovanni Spampinato, Peppino
Impastato e altri giornalisti coraggiosi sono morti di mafia anche perche'
le loro voci non sono state solamente limpide, nette e taglienti, ma sono
state anche voci isolate, che hanno avuto il coraggio di gridare apertamente
nel silenzio quello che tutti sapevano e pensavano in segreto.
*
6. Solidarieta'

"A vegliare a Partinico stanotte e' la coscienza dell'Italia, una coscienza
che e' per cosi' poca parte rappresentata dalla classe dirigente, e che e'
amaro privilegio dei poveri".
(Italo Calvino)

L'iniziativa di Danilo Dolci e dei suoi collaboratori da' modo ad alcuni dei
piu' lucidi intellettuali dell'epoca di riflettere sul legame tra le
tecnologie e il potere, e sui percorsi che mettono le tecnologie della
comunicazione al servizio dell'uomo e del bene comune.
Sono molti i messaggi di solidarieta' che dall'Italia e da vari paesi del
mondo hanno raggiunto Partinico, prima e dopo l'oscuramento di "Radio
Libera": tra questi messaggi riportiamo quelli dello studioso norvegese
della nonviolenza Johan Galtung e del pittore Ernesto Treccani, che in
un'epoca storica caratterizzata dal monopolio statale sui media, si
interrogano sul ruolo sociale della radio.
Treccani racconta nel suo messaggio che "Molti anni fa, dopo la liberazione
del nostro paese dai tedeschi e dai fascisti, la radio si era posta come
programma - sono parole di allora - di 'far sentire che la radio non e' piu'
quella dell'autorita' che pretende di imporsi con la propaganda, ma quella
del popolo che propone'. Noi siamo fedeli a questo assunto. E'
straordinariamente importante che la gente abbia fiducia nella propria
forza, piena consapevolezza del fatto che insieme si puo' cambiare il mondo.
La pressione nonviolenta che esercitiamo anche con questa trasmissione puo'
essere decisiva per la sopravvivenza e lo sviluppo della zona terremotata".
Galtung, a sua volta, scrive a Dolci che "La piu' importante sfida del
nostro tempo e', per noi tutti, insieme, inventare una vera, diretta
democrazia nella quale tutti partecipano. Molti dicono che questo si puo'
raggiungere solo in piccole unita', al massimo per villaggi, o per industrie
con qualche migliaia di membri. Altri dicono che la societa' di massa,
moderna e tecnologica, impedisce la democrazia diretta a causa del grande
numero, perche' la radio, la tv, i giornali sono sempre usati dai pochi a
dominare i molti. Ed e' vero che il grande numero blocca la democrazia
diretta e che la tecnologia della comunicazione di massa e' caduta nelle
mani di pochi. Nostro compito e' di rovesciare questo e mettere i mezzi di
comunicazione di massa a disposizione della popolazione e usare questa
tecnologia, svilupparla ancora per superare i problemi della democrazia
diretta nella societa' moderna. La tecnologia ha fatto del mondo un
villaggio elettronico, dice McLuhan: ma questo villaggio deve essere in
tutto un'espressione genuina, non manipolata, per creare una societa' piu'
umana".
*
7. Conclusioni e prospettive

"Rivoluzione autentica non e' mobilitare processi maieutici in cui cresca,
dall'organizzazione, la forza necessaria per cambiare? Il potenziale del
comunicare maieutico e' soltanto al suo inizio, in scala planetaria e' da
scoprire: contro ogni preteso monopolio annunzia la responsabilita' di una
nuova rivoluzione, immensa, per ogni prossima generazione. La fissita'
dell'ammaestramento unidirezionale, screpolata da secoli, comincia a
vacillare. Guardare il mondo tenendo presente le possibilita' della
struttura maieutica, e' un po' come il vedere di Galileo al nuovo
telescopio".
(Danilo Dolci, Bozza di Manifesto)

A trentacinque anni dalle trasmissioni di "Radio Libera Partinico", quali
sono gli elementi ancora attuali di questa esperienza, e quali, invece, le
novita' introdotte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della
comunicazione?
La lezione attualissima che ci lascia in eredita' un uomo che ha sfidato il
proprio governo con un microfono e un piccolo trasmettitore a onde corte e'
quella che i percorsi di cambiamento non passano necessariamente attraverso
la creazione di massa, le manifestazioni di piazza o la raccolta di consenso
tra le folle, ma possono essere innescati anche con piccole leve, capaci di
sbilanciare equilibri consolidati di potere che legittimano situazioni di
violenza.
Il felice "matrimonio" tra l'utilizzo delle tecnologie e l'azione diretta
nonviolenta e' una dimensione ancora da scoprire, e Danilo Dolci ha
anticipato nel 1970 una tendenza che oggi vediamo ancora ai suoi albori: la
produzione diretta di informazione dal basso che incide su un territorio
portando alla luce menzogne ed omissioni.
La novita' che oggi rende ancora piu' interessante la lettura
dell'esperienza di "Radio Libera" e' lo sviluppo tecnologico che oggi
permette di realizzare anche in ambito televisivo quello che Dolci ha potuto
realizzare solo in ambito radiofonico.
Le telecamere che negli anni '70 costavano parecchi milioni di vecchie lire,
oggi si possono facilmente ottenere con una spesa di poche centinaia di
euro, e per effettuare un montaggio di materiale video e' sufficiente un
normale computer domestico, e non sono piu' necessarie le costosissime
apparecchiature che pochi anni fa potevano permettersi solo le reti
televisive.
In questo nuovo scenario tecnologico, dove la rete internet viene usata come
"medium" alternativo all'etere per la diffusione di materiale audiovisivo,
l'esperienza di Danilo Dolci dimostra che i percorsi di cambiamento sociale
del nostro paese si stanno intrecciando in modo sempre piu' stretto ai
percorsi di sviluppo delle tecnologie e alle competenze maturate da una
societa' civile che sposta queste tecnologie verso il basso, allontanandole
dai luoghi della tecnocrazia.
Il movimento delle cosiddette "tv di quartiere", nato nel 2002
dall'iniziativa di attivisti che hanno vissuto in prima persona la stagione
delle "Radio Libere" degli anni '70, ha sperimentato nel terzo millennio
situazioni di dinamismo sociale, innovazione tecnologica e repressione
istituzionale molto simili a quelle vissute da "Radio Libera" a Partinico.
Basti pensare all'esperienza di Telefabbrica, nata a Termini Imerese per
raccontare le vicissitudini degli operai Fiat e subito oscurata dal
ministero delle telecomunicazioni. In alcuni casi queste esperienze si sono
concluse con un lieto fine, come e' accaduto a "Disco Volante Telestreet",
una microemittente televisiva nata a Senigallia dall'iniziativa di una
cooperativa di disabili, colpiti da un procedimento penale per "trasmissioni
abusive" che si e' risolto con una archiviazione nel marzo 2005, creando un
importante precedente per le altre tv di strada, gia' sorte a decine in
molte citta' d'Italia.
Anche sul fronte delle tecnologie internet si registrano episodi di denuncia
e oscuramento, come quello che ha colpito Carlo Ruta, il gestore del sito
www.accadeinsicilia.net, una tra le piu' complete e documentate banche dati
antimafia presenti in rete. A partire dall'ottobre 2004, il sito ha
pubblicato inchieste che riguardavano la Banca Agricola Popolare di Ragusa,
la condotta di alcuni magistrati della Procura della Repubblica presso il
tribunale di Ragusa, l'assassinio del giornalista de "L'Ora" Giovanni
Spampinato, e un'inchiesta su alcune voci di spicco della finanza italiana.
Il 7 dicembre 2004, senza fornire motivazioni per il provvedimento di
sequestro, il Tribunale di Ragusa, in sede civile e a scopo preventivo, ha
disposto la rimozione di tutto il materiale pazientemente raccolto da Ruta
anziche' limitarsi ad oscurare le singole pagine oggetto di contenzioso. Un
provvedimento che tradotto nel mondo dell'editoria sarebbe equivalente alla
chiusura di un giornale in seguito alla pubblicazione di un singolo articolo
controverso.
Danilo Dolci, nella sua poesia profetica, ha capito con trent'anni di
anticipo che la radio e la televisione adoperate su scala locale sono tra i
piu' efficaci strumenti di denuncia delle storture del potere. La
dimostrazione dell'incisivita' di questi strumenti e' data dalla metodicita'
e dalla sistematicita' della repressione di questi fenomeni, ma anche dalla
grande capacita' di mobilitazione e partecipazione che nascono quando un
gruppo di persone realizza con forti motivazioni attivita' di coinvolgimento
e comunicazione sociale dal basso.
Un messaggio di denuncia o un progetto di ricostruzione sociale acquistano
un nuovo respiro e una maggiore efficacia quando vengono diffusi attraverso
un microtrasmettitore radiofonico o televisivo, realizzando una
"riconversione" di tecnologie che applicate su scala nazionale spingono
verso la massificazione, ma quando vengono utilizzate da comunita' locali
per creare cambiamento promuovono la coesione, rafforzano il tessuto
sociale, richiamano l'attenzione dei media commerciali, costringono i
politici ad esprimersi e i cittadini a prendere posizione, raggiungono
persone lontane che altrimenti rimarrebbero escluse dai percorsi di azione
diretta.
A trentacinque anni di distanza da quel fatidico 25 marzo, la memoria della
prima radio libera italiana non e' solo un piacevole ricordo per chi ha
vissuto e partecipato a quella esperienza, ma e' anche una chiave di lettura
che permette di fare luce sui percorsi di cambiamento che oggi si aprono
nelle nostre citta', e sulle enormi potenzialita' di azione sociale creativa
di cui noi oggi disponiamo grazie al progresso tecnologico.
Oggi il testimone della comunicazione sociale radiotelevisiva e' passato ad
una giovanissima generazione di "mediattivisti", che nella maggior parte dei
casi non hanno mai sentito parlare di Danilo Dolci. Cio' nonostante,
nell'utilizzare come strumenti di mutamento le telecamere, i computer e le
reti mondiali di telecomunicazioni, questa generazione ripercorre in modo
spontaneo e istintivo il percorso culturale che ha portato Dolci a
dichiarare che "la comunicazione di massa non esiste" e che la vera
comunicazione e' quella in cui la tecnologia, la scienza e gli strumenti
radiotelevisivi si innestano in una comunita' per raccoglierne le voci piu'
vere e piu' vive.
E' cosi' che anche un semplice trasmettitore radio, o una centralina per
irradiare segnali televisivi a corto raggio, possono diventare strumenti al
servizio dell'uomo, da impiegare per la costruzione di quel "mondo nuovo"
che Danilo Dolci ha voluto sognare e costruire assieme ad una delle
popolazioni piu' martoriate della nostra storia.
*
8. Appendice: estratti dalle trasmissioni
Riportiamo di seguito alcuni estratti delle trasmissioni di "Radio Libera",
cosi' come sono riportati in un ciclostilato del 1970 diffuso dal "Centro
Studi e Iniziative" di Partinico:
"SOS - SOS - Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale,
attraverso la radio della nuova resistenza. Siciliani, italiani, uomini di
tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravita',
assurdo: si lascia spegnere una intera popolazione.
La popolazione delle Valli del Belice, dello Jato e del Carboi, la
popolazione della Sicilia occidentale non vuole morire. Siciliani, italiani,
uomini di tutto il mondo, avvisate immediatamente i vostri amici, i vostri
vicini: ascoltate la voce del povero cristo che non vuole morire, ascoltate
la voce della gente che soffre assurdamente. Siciliani, italiani, uomini di
tutto il mondo, non possiamo lasciar compiere questo delitto: le baracche
non reggono, non si puo' vivere nelle baracche, non si vive di sole
baracche.
Lo Stato italiano ha sprecato miliardi in ricoveri affastellati fuori tempo,
confusamente: ma a quest'ora tutta la zona poteva essere gia' ricostruita,
con case vere, strade, scuole, ospedali. Le mani capaci ci sono, ci sono gli
uomini con la volonta' di lavorare, ci sono le menti aperte a trasformare i
lager della zona in una nuova citta', viva nelle campagna con i servizi
necessari, per garantire una nuova vita.
Gli uomini veri di tutto il mondo protestino con noi: l'Italia, il settimo
paese industriale del mondo, non e' capace di garantire un tetto solido e
una possibilita' di vita ad una parte del proprio popolo.
Uomini di governo: lasciate spegnere bambini, donne, vecchi, una popolazione
intera. Non sentite vergogna a non garantire subito case, lavoro, scuole,
nuove strutture sociali ed economiche a una popolazione che soffre
assurdamente?
Se si vuole, in pochi mesi una nuova citta' puo' esistere, civile, viva. Chi
lavora negli uffici: di burocrazia si puo' morire. I poveri cristi vanno a
lavorare ogni giorno alle quattro del mattino. Occorrono dighe,
rimboschimenti, case, scuole, industrie, strade, occorrono subito.
Questa e' la radio della nuova resistenza: abbiamo il diritto di parlare e
di farci sentire, abbiamo il dovere di farci sentire, dobbiamo essere
ascoltati.
La voce di chi e' piu' sofferente, la voce di chi e' in pericolo, di chi sta
per naufragare, deve essere intesa e raccolta attivamente, subito, da tutti.
SOS - SOS - Qui si sta morendo. La nostra terra, pur avendo grandi
possibilita' sta morendo abbandonata. La gente e' costretta a fuggire,
lasciando incolta la propria terra, e' costretta ad essere sfruttata
altrove.
SOS - SOS - Qui si sta morendo. Si sta morendo perche' si marcisce di
chiacchiere e di ingiustizie. Galleggiano i parassiti, gli imbroglioni, gli
intriganti, i parolai: intanto la povera gente si sfa.
SOS - SOS - Qui si sta morendo. E' la cultura di un popolo che sta morendo:
una cultura che puo' dare un suo rilevante contributo al mondo. Non vogliamo
che questa cultura muoia: non vogliamo la cultura dei parassiti, piu' o meno
meccanizzati. Vogliamo che la cultura locale si sviluppi, si apra, si
costruisca giorno per giorno sulla base della propria esperienza.
SOS - SOS - Qui si sta morendo. Ciascuno che ascolta questa voce, avverta i
propri amici, avverta tutti. La popolazione della Sicilia occidentale non
vuole morire.
SOS - SOS - Facciamo appello all'Onu e a tutti gli organismi internaizonali
che hanno a cuore la vita dell'uomo e lo sviluppo pacifico del mondo:
premano sul governo italiano affinche' sia costretto ad agire subito e bene.
SOS - SOS - Il mondo non puo' svilupparsi in vera pace finche' una parte
degli uomini e' costretta alla disperazione.
SOS - SOS - Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale attraverso
la radio della nuova resistenza".
*
9. Bibliografia selezionata
9. 1. Alcune opere di Danilo Dolci sulla comunicazione
- Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988;
- Bozza di manifesto, Sonda, Torino 1989 (due edizioni);
- Comunicare quale legge per la vita, Lacaita, Manduria 1993;
- Gente semplice, Camunia, Milano 1993; poi La Nuova Italia, Firenze 1998;
- La comunicazione di massa non esiste, Lacaita, Manduria 1995;
- Comunicare. Legge della vita, La Nuova Italia, Firenze 1997.
9.2. Alcuni scritti su Danilo Dolci, la comunicazione nonviolenta e il
metodo maieutico
- Aldo Capitini, Rivoluzione aperta, Parenti, Milano 1956;
- Sos in Sicilia si muore. La radio libera del Centro studi ed iniziative di
Danilo Dolci, Centro di documentazione, Pistoia 1970;
- Giuseppe Casarrubea, Aspetti di una alternativa culturale dalla Sicilia
occidentale, Celebes, Trapani 1974;
- Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988;
- Tiziana Morgante, Maieutica e sviluppo planetario, Lacaita, Manduria 1992.
*
Note
1. Cfr. Danilo Dolci, Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988.
2. Per una curiosa ironia della storia, i contenuti che Danilo Dolci ha
espresso attraverso una "Radio Libera" immediatamente repressa e zittita
dalle istituzioni, sono stati confermati tre decenni piu' tardi dalla
massima espressione delle istituzioni. Il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi, nel "Messaggio alle Camere in materia di pluralismo e
imparzialita' dell'informazione" datato 23 luglio 2002 ha infatti dichiarato
che "lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e delle reti di
comunicazione e' qualcosa di piu' di un avanzamento tecnico: configura un
salto di qualita'; muta il contesto nel quale si esplica la vita culturale e
politica dei popoli; apre straordinarie possibilita' di conoscenza, di nuovi
servizi, di partecipazione, di crescita individuale e collettiva. Dobbiamo
vivere questo momento di transizione con consapevolezza e fiducia. Un
processo di innovazione affidato alle forze della societa', promosso e
accompagnato dall'azione pubblica in una appropriata cornice normativa, e'
la base per una nuova stagione di sviluppo morale e materiale della Nazione.
E' questa una sfida che coinvolge tutte le istituzioni: saper tradurre
l'innovazione in una grande opportunita' di formazione per i cittadini".
3. Daniele Barbieri, Scomoda antimafia, "Il manifesto", 31 dicembre 1997.
4. La dichiarazione di Lombardo e' tratta da un documento diffuso dal Centro
per lo sviluppo creativo "Danilo Dolci" di Partinico in occasione del
trentacinquesimo anniversario di "Radio Libera".
5. La testimonianza di Pino Lombardo e' tratta dal documentario del regista
Alberto Castiglione intitolato "Danilo Dolci, memoria e utopia", 2004.
6. Cfr. Alberto Castiglione, "Danilo Dolci, memoria e utopia", cit.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 25 del 12 giugno 2005