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La nonviolenza e' in cammino. 964



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 964 del 17 giugno 2005

Sommario di questo numero:
1. Enrico Peyretti: Razzismo
2. Mao Valpiana: Dalla Sicilia con amore
3. Stefano Anastasia ricorda Pietro Alo'
4. Lea Melandri: L'eclissi del maschile e il potere della legge
5. Giancarla Codrignani: Dopo il referendum
6. Vittoria Longoni: Domande e risposte
7. Marcello Cini: Le due superstizioni
8. Con "Qualevita", la lezione di Ernesto Balducci
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ENRICO PEYRETTI: RAZZISMO
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento. Enrico Peyretti e' uno dei principali collaboratori di questo
foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno di pace
e di nonviolenza. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; e' disponibile nella rete telematica la
sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia
storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente
edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il
principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha
curato la traduzione italiana), e una recente edizione aggiornata e' nei nn.
791-792 di questo notiziario; vari suoi interventi sono anche nei siti:
www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario]

I fatti di Varese - un immigrato senza permesso di soggiorno uccide in una
rissa un giovane intervenuto per sedare, ne segue una pronta manovrata
reazione razzista - sono molto gravi. Gravissimo che un uomo, chiunque sia,
usi un coltello contro un altro uomo. Gravissimo che si scateni un movimento
contro gli immigrati in quanto tali. Abbiamo visto in tv un corteo leghista
a Varese: braccia alzate tese e minacciose esattamente come nel classico
gesto fascista. Gravissimo che il ministro Pisanu prima sottolinei
l'immigrazione senza permesso come pericolo e reato, ribadendo la politica
dei Cpt (Centri di permanenza temporanea, che recludono per respingere), e
solo dopo deprechi la voglia barbara di farsi "giustizia" da se'. Gravissimo
che, di fronte al fenomeno incontenibile - perche' tra i popoli vale la
legge dei vasi comunicanti e fermare le migrazioni e' come sparare al vento,
ma il vento qui sono persone umane - i governanti pensino solo al contrasto
duro e alla reclusione senza colpa alcuna. Gravissimo che la chiesa non alzi
la voce qui almeno quanto sulla morale della vita: le persone, anzitutto le
piu' deboli, sono la vita.
Ma c'e' anche il positivo. La famiglia dell'ucciso cerca di moderare la
furia vendicativa. La madre dell'uccisore sente il dolore dell'altra madre e
riconosce che il proprio figlio merita una pena. Vendola promuove un
movimento a livello istituzionale anti-reclusione-immigrati. Un cenno di
Prodi sulla illegittimita' dei Cpt.
C'e' ancora molto da fare: non contrastare militarmente e penalmente
l'immigrazione, ma anticiparla con ampi e ben attrezzati (vale spendervi
molto) Centri di programmazione transiti (Cpt in senso opposto) nei paesi di
partenza degli immigrati, di cui l'Italia ha bisogno. La' i migranti
potrebbero essere preparati (lingua, regole, informazioni sul lavoro,
viaggio sicuro) ad essere accolti. La tratta criminale sia considerata e
punita nell'origine organizzativa, sulle due sponde, a tutti i livelli, come
schiavismo, crimine contro l'umanita'. Attuare una buona volta il dovere
costituzionale - ma, di piu', umano - del diritto d'asilo.

2. INCONTRI. MAO VALPIANA: DALLA SICILIA CON AMORE
[Ringraziamo di cuore Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it, o anche presso
la redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax  0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) per questo resoconto. Mao (Massimo) Valpiana e' una
delle figure piu' belle della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a
Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista; fin da
giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con
una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel
sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale del Movimento
Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore
della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo
Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha
partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento
dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di
coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima
guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare
un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato
assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; un suo profilo autobiografico, scritto con
grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

Su invito del gruppo "Agire solidale" (www.ideasolidale.it) sono stato
quattro giorni in Sicilia (Comiso, Noto, Avola, Sortino), per alcuni
incontri pubblici sulla nonviolenza.
E' andato tutto molto bene. In Sicilia la terra e le persone sono generose.
Sono stato ospitato con cura, ho conosciuto nuovi amici, motivati, impegnati
socialmente nella provincia di Siracusa, ed ho reincontrato anche tante
vecchie conoscenze  dei tempi di Comiso (ricordo per tutti Saro Cuda, primo
obiettore di coscienza della zona, persona di grande profondita' e
saggezza).
La visita, infatti, e' iniziata proprio dalla pagoda per la pace che ora
svetta dalle colline sulla piana comisana. Ad accoglierci con calore il
reverendo Morishita (il nostro amico monaco buddista dell'ordine giapponese
Nipponzan Myohoji, che e' un vero esempio di santita', tenacia, fedelta'
nella semplicita' e allegria) che e' rimasto a Comiso dal 1982, per la sua
missione di preghiera per la pace. La pagoda e' imponenete e il Budda dorato
guarda verso quella che era la base militare... certamente c'e' stato anche
il suo aiuto per lo smantellamento dei missili nucleari. Morishita, con la
nobilta' d'animo che lo caratterizza, ha interrotto il digiuno per invitarci
a pranzo, dopo la preghiera-mantra-litania Na Mu Myo Ho Ren Ge Kyo recitata
insieme. Poi siamo andati a fare un sopralluogo sui terreni della Verde
Vigna (acquistati nell'82 dai movimenti nonviolenti e dagli obiettori alle
spese militari per impedire l'espansione della base): ora c'e' il progetto
di trasformare la vecchia base smilitarizzata in aeroporto civile (fu
proprio Alexander Langer al Parlamento Europeo il relatore sul progetto di
riconversione della base).
Gli incontri organizzati con cura a Sortino e ad Avola (annunciati con molti
manifesti affissi sui muri) avevano come tema "Teoria e pratica della
nonviolenza nella soluzione dei conflitti". Nonostante le giornate festive
(sono stato nell'isola dal 2 al 4 giugno) e la stagione pressoche' estiva,
le assemblee sono state molto partecipate, con un approfondito dibattito. La
stampa locale (quotidiano "La Sicilia" del 5 giugno) ha dato ampio risalto
all'iniziativa, pubblicando anche una buona intervista fatta da Gabriella
Tiralongo. Dopo l'incontro, le discussioni, l'amicizia, la conoscenza sono
proseguite a tavola (con l'ottimo "nero d'Avola"), in semplicita' e
fraternita', che e' uno dei modi della nonviolenza.
E' stata una bella occasione per far conoscere a tanti nuovi amici la
rivista "Azione nonviolenta", e come spesso accade ho ricevuto molto di piu'
di quello che ho dato. Di grande interesse il lavoro e l'attivita' del
gruppo "Agire solidale" (cito per tutti il loro portavoce Michele Accolla,
persona di grande intelligenza che ispira subito simpatia), che pubblica
anche il bel giornale "Idea solidale", un luogo aperto di dibattito, di
spazi culturali, di crescita sociale, di confronto politico. Molti amici di
"Agire solidale" sono oggi impegnati nella zona di Avola e Augusta contro le
trivellazioni autorizzate dalla Regione Sicilia per la ricerca di petrolio
in una terra che proprio ora si sta risollevando grazie alla vocazione
turistica e alla rivalutazione agricola.
In particolare voglio ringraziare Carmelo Sgandurra, insegnante di Avola,
che mi ha invitato e mi ha offerto questa bella possibilita' di far
conoscere il Movimento Nonviolento in quelle splendide zone. Con Carmelo ci
eravamo conosciuti qualche anno fa a Treviso, quando lui era obiettore di
coscienza ed io ho partecipato ad una iniziativa organizzata dalla Caritas
locale. I fili della nonviolenza si intrecciano dalla marca trevigiana alla
terra siracusana.

3. LUTTI. STEFANO ANASTASIA RICORDA PIETRO ALO'
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 giugno 2005.
Stefano Anastasia e' impegnato nell'associazione Antigone in difesa dei
diritti umani e contro la violenza delle istituzioni totali.
Pietro Alo', militante del movimento operaio e senatore del Prc, e'
recentemente scomparso]

Ho conosciuto Pietro Alo' poco piu' di dieci anni fa. Lui senatore, io
addetto all'ufficio legislativo del gruppo di Rifondazione. Ben piantato
nelle nostre terre d'origine, si occupava di agricoltura e caporalato,
quando ancora questa forma della intermediazione lavorativa non aveva
assunto forma e dignita' legale. Io invece, transfuga imborghesito, mi
occupavo di giustizia e affari costituzionali. A farci fraternizzare fu un
altro pugliese, Pietro Venezia. Era accusato di aver ammazzato un agente del
fisco a Miami. Rischiava la pena di morte, se fosse stato estradato. Pietro
me ne parlo'. La procedura giudiziaria per l'estradizione era ormai
conclusa, non mancava che il decreto di estradizione. Ci inventammo di
tutto, in Parlamento e fuori, fin dentro le aule di giustizia, fino a una
eccezione di incostituzionalita' sollevata davanti al Tar. La Corte
costituzionale ci diede ragione e da allora l'Italia non puo' piu' estradare
nessuno per un reato per il quale potrebbe essere condannato a morte. Da
allora, da quei mesi faticosi e felici, da quegli incontri con Pietro
Venezia e la sua famiglia, tra Rebibbia e Laterza, non ci siamo piu' persi
di vista, neanche quando facevamo cose distanti l'una dall'altra. Mi
manchera', Pietro. Manchera' a me e alle compagne e ai compagni di Antigone,
cui si volle associare dopo la nostra straordinaria impresa. Manchera' a
Pietro Venezia,immagino, che grazie a lui non e' piu' tornato negli Stati
Uniti. Un caro abbraccio ad Anna e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.

4. RIFLESSIONE. LEA MELANDRI: L'ECLISSI DEL MASCHILE E IL POTERE DELLA LEGGE
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo questo articolo apparso su
"Queer", inserto del quotidiano "Liberazione", del 12 giugno 2005. Lea
Melandri, nata nel 1941, acutissima intellettuale, fine saggista, redattrice
della rivista "L'erba voglio" (1971-1975), direttrice della rivista "Lapis",
e' impegnata nel movimento femminista e nella riflessione teorica delle
donne. Opere di Lea Melandri: segnaliamo particolarmente L'infamia
originaria, L'erba voglio, Milano 1977, poi Manifestolibri, Roma 1997. Cfr.
anche Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli, Milano 1988; Lo strabismo della
memoria, La Tartaruga, Milano 1991; La mappa del cuore, Rubbettino, Soveria
Mannelli 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996. Dal sito
www.universitadelledonne.it riprendiamo la seguente scheda: "Lea Melandri ha
insegnato in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti. Attualmente tiene
corsi presso l'Associazione per una Libera Universita' delle Donne di
Milano, di cui e' stata promotrice insieme ad altre fin dal 1987. E' stata
redattrice, insieme allo psicanalista Elvio Fachinelli, della rivista L'erba
voglio (1971-1978), di cui ha curato l'antologia: L'erba voglio. Il
desiderio dissidente, Baldini & Castoldi 1998. Ha preso parte attiva al
movimento delle donne negli anni '70 e di questa ricerca sulla problematica
dei sessi, che continua fino ad oggi, sono testimonianza le pubblicazioni:
L'infamia originaria, edizioni L'erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997);
Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli 1988 ( ristampato da Bollati
Boringhieri, 2002); Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni 1991;
La mappa del cuore, Rubbettino 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996;
Una visceralita' indicibile. La pratica dell'inconscio nel movimento delle
donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco, Franco Angeli editore 2000;
Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati
Boringhieri 2001. Ha tenuto rubriche di posta su diversi giornali: 'Ragazza
In', 'Noi donne', 'Extra Manifesto', 'L'Unita''. Collaboratrice della
rivista 'Carnet' e di altre testate, ha diretto, dal 1987 al 1997, la
rivista 'Lapis. Percorsi della riflessione femminile', di cui ha curato,
insieme ad altre, l'antologia Lapis. Sezione aurea di una rivista,
Manifestolibri 1998. Nel sito dell'Universita' delle donne scrive per le
rubriche 'Pensiamoci' e 'Femminismi'"]

Il riduzionismo biologico, di cui si e' parlato molto a proposito delle
tecniche di fecondazione assistita e della legge 40 che dovrebbe
regolamentarle, e' una di quelle "invarianti" dell'immaginario collettivo
che vengono oggi alla coscienza, ma di cui non si riescono ancora a vedere
chiaramente ne' gli antecedenti ne' le implicazioni future. La
naturalizzazione della storia - e il suo corrispettivo, l'umanizzazione
della natura - ha contraddistinto in modo particolare il rapporto
contraddittorio con cui l'uomo si e' posto di fronte al sesso femminile,
identificato con la materia, con il processo biologico della nascita, e
tuttavia esaltato come riserva di spiritualita'.
A questa tentazione non sono sfuggiti neppure i padri della psicanalisi nel
momento stesso in cui si accingevano a restituire alla storia quei territori
di frontiera - il femminile, la sessualita', l'inconscio - che essa ha
bandito, sottomesso e sfruttato per millenni. Il ricorso ai presupposti
immodificabili della natura, o della sovranatura nel caso delle religioni,
e' venuto quasi sempre in soccorso alle logiche di un dominio e di una
ideologia maschile vacillanti. Di fronte alla difficolta' di trovare una
spiegazione credibile all'abbandono da parte della donna di quel primo
oggetto d'amore che e' per entrambi i sessi la madre, Freud non esita a far
proprio il detto napoleonico "l'anatomia e' il destino" e a ricondurre
quella che ritiene debba essere la condotta degli individui nel rapporto
sessuale al comportamento degli organismi elementari della fecondazione: "la
cellula maschile e' mobile e attiva, cerca quella femminile, e questa, e'
immobile e attende passivamente". Sull'equivalenza immaginaria
pene-seme-bambino, e quindi sull'appiattimento della sessualita' maschile su
un modello penetrativo e generativo, Sandor Ferenczi e' ancora piu'
esplicito: "Lo spermatozoo penetra nel micropilo dell'uovo come il pene
penetra nella vagina; si sarebbe tentati di denominare, quanto meno nel
momento dell'accoppiamento, il corpo del maschio megasperma e quello della
femmina megaovulo".
Questo fantasmagorico cortocircuito, che trasforma corpi senzienti e
pensanti in cellule sessuali e queste a loro volta in persone, dovrebbe far
apparire meno sorprendente l'articolo della legge 40 che fa dell'embrione
"uno di noi", soggetto di diritto come ogni individuo gia' nato.
Lo spostamento della fecondazione dalla segretezza e sacralita' con cui era
stato custodito dal corpo materno alla trasparenza dei laboratori medici,
non poteva non modificare i fantasmi, le paure, i desideri, su cui si e'
costruita la rappresentazione della nascita, ma e' ben lontano
dall'eclissarli. Si puo' anzi pensare che siano proprio la visibilita'
inedita di alcuni passaggi riguardanti la vicenda originaria a dare al
dibattito in corso una fisionomia che va oltre il problema dell'infertilita'
e della stessa ricerca scientifica sull'embrione.
Il ricorso alle tecnologie riproduttive interessa un numero esiguo di
persone, ma non si puo' dire lo stesso per lo scenario che si apre nel
momento in cui si separano sessualita' e procreazione. Senza arrivare alla
visionarieta' di Ferenczi, che vede nel coito una sorta di "reinfetazione",
il privilegio concesso all'uomo di riattraversare le minacciose acque
materne con "un'arma adeguata" e di celebrare cosi' la "vittoria sul trauma
della nascita", non c'e' dubbio che penetrare nel corpo della donna e
depositarvi il proprio seme e' stata la prima efficace forma di controllo di
quel vortice creativo che il maschio ha vissuto nell'inermita' e in una
iniziale inconsapevolezza del proprio apporto biologico alla generazione.
*
La contesa per il potere riproduttivo, che ha visto trionfare storicamente
una genealogia di padre in figlio, e' soprattutto nel privato che ha
conosciuto materiali rassicurazioni, cosi' come e' nel privato che ha preso
inizio, per effetto di una mutata coscienza femminile negli anni '70, il
"tramonto dei padri", la messa in discussione dei ruoli parentali e del
modello dominante di sessualita' generativa. Oggi quel potere, che si va
eclissando nella case, nelle coppie, nelle famiglie, passa nelle mani di un
sapere tecnico e scientifico che ha solide radici nella cultura maschile, ma
che rimanda l'immagine di una identita' di genere e di una virilita'
sfocate. Il controllo sempre piu' invasivo, che sul corpo femminile viene
oggi dalla sfera pubblica - medicina, legge, religione -, non e'
paragonabile al dominio, miscuglio di violenza e tenerezza, esercitato da un
padre, un marito, un amante, che di quel corpo ha conosciuto il possesso
intimo.
La desertificazione dell'esperienza, l'affossamento della parola che
potrebbe raccontarla - effetto dello scenario che oggi mette al centro la
scienza e la legge, la politica e la religione -, si abbattono allo stesso
modo su maternita' e paternita'. Ma nel vuoto di persone e di rapporti reali
sono di nuovo gli antichi fantasmi della nascita a occuparne il posto. Si
potrebbe leggere sotto questo profilo anche la tentazione visionaria di fare
dell'embrione una persona e di affidarne la tutela allo Stato. Per far
fronte all'eclisse della figura maschile, che si e' posta come tramite e
garanzia di passaggio dalla biologia alla storia, era necessario che
qualcuno si ponesse come terzo rispetto all'unita' a due del figlio e della
madre, che un nuovo sbarramento venisse a por fine alla loro originaria
indistinzione. Dove sono arretrati i padri, i mariti, gli amanti, avanza lo
Stato facendosi scudo di una embrionale promessa di vita. Ancora una volta,
per arginare un dominio compromesso oggi dalla sua stessa scienza, l'uomo
ricorre alla cancellazione della storia, alla biologizzazione delle
esperienze piu' significative della formazione dell'umano. Ma cosi' facendo
costringe, oltre alla donna anche se stesso, a rincorrere una vita
immaginaria.
*
Acuni riferimenti bibliografici
- Sandor Ferenczi, Thalassa, Raffaello Cortina editore, Milano 1993.
- Elvio Fachinelli, Claustrofilia, Adelphi, Milano 1989.
- Agnese Seranis, Io la strada e la luce di luna, Edizioni del Leone,
Spinea, Venezia 1988.
- AA. VV., Un'appropriazione indebita, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004.
- Laura Kreyder, "La nascita come incubo. Le creature di Mary Shelley", in
Lapis. Incubi di pace, Manifestolibri, Roma 2000.

5. RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: DOPO IL REFERENDUM
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenews.net) riprendiamo questo
intervento. Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at libero.it),
presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio
militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di
liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu'
rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza.
Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema,
Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre,
Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994]

Non so quante di noi si illudessero di vincere i referendum. Tuttavia,
nessuna di sicuro pensava che solo un quarto dei votanti si presentasse alle
cabine elettorali.
Le donne sono sconfitte su tutta la linea, oggettivamente perche' si
ritrovano con la legge 40 che adesso tutti dicono di voler riformare e, se
si fara' cosi', sara' certamente non secondo le nostre intenzioni (pensiamo
alla proposta Amato-Bimbi); soggettivamente perche' sono tante e tante le
donne che si sono smarcate da questa responsabilita'.
Leggo in diversi siti testimonianze inquietanti e contraddittorie, dove si
dichiarano ragioni di voti e di astensioni, non una uguale all'altra: danno
l'impressione di una sorta di discesa agli inferi quale non si era mai data
neppure ai tempi delle piu' emotive autocoscienze: allora, infatti, le donne
erano inesperte di femminismo teorico e si avventuravano a sondare il
proprio se' con serieta', ma senza ripiegarsi su se stesse.
Il web fa pensare che avere parlato di fecondazione assistita - una pratica
in uso in Italia da venticinque anni - abbia scatenato tempeste di dubbi e
ansie. "Io forse ero sterile (non si capisce se avesse mai fatto verifiche
anche il marito), ma penso che si debba lasciar fare la natura"; "se le
donne andassero a votare respingendo tutte le leggi del Parlamento, sarebbe
un sogno"; "quando si e' passati alle prove di laboratorio, c'e' stato uno
scadimento (del rapporto uomo/donna)"; "sono naturista, ho fatto il parto
naturale, sono in menopausa, non prendo gli ormoni: non saprei decidere cosa
fa male"; "le donne stritolano se stesse e comprimono la loro vita per avere
comunque un figlio biologico: perche' non pensare che la durezza della
realta' non sia un segno o un ostacolo che addita un destino?". Poi si parla
di chi pratica il "fai da te" inseminandosi con una cannula,
dell'insoddisfazione dello stare con un uomo, della caduta del desiderio
maschile. Davvero si trova di tutto e difficilmente si puo' dare torto a Ida
Dominijanni che scinde le questioni: alcuni problemi "sono indecidibili in
punta di diritto e normativita'", ma "non possiamo cascare nella trappola
che dalla Fivet alla clonazione e' tutto uguale".
*
E'assolutamente un dato di cui tener conto la carenza di informazione che ha
fatto tardare il dibattito pubblico sulle questioni che stanno sullo
sfondo - e sono questioni di grande rilevanza -; ma cio' non giustifica
l'idea di Muraro che era meglio lasciare le cose come stavano, senza una
legge, permissiva o restrittiva che possa essere.
Proprio perche' non poche sottolineano che i centri medici sono imprese di
profitto, una normativa e' necessaria, una normativa che non si faccia etica
di stato, che non dica che cosa e' la vita o quali limiti imporre alla
ricerca. E non comprima i diritti di nessuno, neppure di quelle trentamila
coppie per anno che agli occhi degli indifferenti civici sono una minoranza
priva di valore: chi si puo' permettere di giudicare la donna che si
sottopone a trattamenti duri e mortificanti della corporeita' per desiderio
di un figlio "biologico", che e' un desiderio, guarda caso "naturale", piu'
di quello di chi fa a meno della scienza credendo che la natura sia anche
destino.
Neppure io avrei scelto la fecondazione assistita, ma non penso neppure di
vietarla per legge a chi non "sente" come me. Quanto ai pericoli futuri
della genetica, credo che sia il caso di sostenere il principio di
precauzione - che si e' formato per interventi di giuristi e scienziati e
non di chiese o di femminismi - anche in agricoltura; ma non posso avere
paura, come non ne ho avuta per i trapianti.
Il buon Dio ha consegnato "la terra" agli umani, perche' la "dominino", non
per inquinarla, ma per perfezionarla con le capacita' dell'intelligenza: non
possiamo tornare ai tempi in cui per aver sezionato di nascosto un cadavere
si rischiava la condanna dell'Inquisizione.
E lo stesso buon Dio non viene meno al suo progetto di vita se "disperdendo
molti ovuli gia' fecondati, distruggesse tante vite umane estromesse dallo
sviluppo" (ci arriva perfino un vescovo: cfr. la dichiarazione di
partecipazione al voto di mons. Bettazzi).
Bisognera', dunque, ricominciare a riprendere tra noi i vecchi discorsi
sull'utero artificiale (in corso di sperimentazione da quindici anni) o
sulla donna cyborg (il libro di Donna Haraway e', nell'edizione italiana,
del 1995), per non parlare della biopolitica di Foucault. Questo per noi
"femministe".
*
Ma il referendum ha dimostrato una volta di piu' quanto sia insufficiente il
nostro linguaggio di intellettuali; in primo luogo perche' i problemi
cascano addosso anche a noi come di sorpresa e non siamo mai preparate
abbastanza, ma soprattutto perche' non possiamo rappresentare la maggioranza
abbandonata di quelle che "non ci sono": studentesse, pensionate, studenti,
commesse, casalinghe.

6. RIFLESSIONE. VITTORIA LONGONI: DOMANDE E RISPOSTE
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it). Vittoria Longoni, docente di lettere al liceo
Parini di Milano, collabora con la Libera Universita' delle donne e con la
Societa' italiana delle storiche, ha partecipato negli anni settanta ai
movimenti della nuova sinistra. Ha pubblicato traduzioni e commenti, tra cui
Plutarco, Sull'amore, Adelphi, Milano 1986]

Riprendere la discussione su tutti i temi posti dalla fecondazione
assistita, e riprenderla in modo franco, chiaro e diretto, mi sembra la
risposta migliore da dare alla sconfitta subita nel referendum.
Per ora hanno vinto l'incertezza, le perplessita', la disinformazione,
l'astensionismo; si e' fatto un dibattito molto interessante ma forse un po'
troppo astratto, difficile da comprendere per chi non avesse dimestichezza
con termini scientifici e filosofici e non avesse esperienze dirette da cui
ricavare un orientamento personale nella ridda delle teorie. Purtroppo ha
anche vinto, per ora, la vera e propria campagna oscurantista condotta dai
vertici della Chiesa: lo slogan "sulla vita non si vota", mentre sulla
"vita" votano, eccome, i parlamentari di obbedienza vaticana, e' stato un
invito a non informarsi, a non discutere, a non partecipare, delegando tutta
la faccenda agli "esperti" e alle autorita' indiscutibili di una Chiesa che
tratta in proprio i suoi interessi ideologici e politici.
Per ora, questa e' anche una sconfitta dell'autodeterminazione, che pero'
puo' tramutarsi nel suo contrario se da questa vicenda le donne traggono
elementi per approfondire autonomamente il problema; chi non sentiva di
potersi pronunciare, chi non trovava una risposta convincente, in fondo ha
fatto bene a non sentirsi obbligata al voto; ma ora si puo' continuare a
lavorare su questi temi.
*
Vorrei proporre alcune riflessioni in ordine sparso, rispondendo a domande
che mi sono state poste dopo un intervento pubblico sulle mie vicende nel
campo della maternita'.
"E' sbagliato ostinarsi nel volere un figlio ad ogni costo", mi sono sentita
dire. Ma un figlio comporta sempre dei costi e dei rischi; ogni donna deve
poter decidere da se' quali e quanti costi e' disposta ad affrontare, sulla
base dei propri desideri e condizioni.
"Bisognerebbe parlare di fecondazione artificiale, piuttosto che assistita".
Chi parla cosi' non sa quanto l'espressione "fecondazione artificiale" suoni
offensiva e impropria alle donne che desiderano essere aiutate ad esprimere
la propria fertilita' e a vivere una gravidanza.
"C'e' il rischio di consegnare le donne come cavie alla sperimentazione
medica". Il rischio, ovviamente, c'e'; c'e' sempre, per qualunque essere
umano nei confronti della medicina. Ma c'e' anche la possibilita' che una
donna consapevole di se' utilizzi le risorse mediche e scientifiche per
aumentare la propria liberta' di scelta, per avere piu' possibilita'.
"Si va nella direzione della maternita' artificiale, della macchina-utero in
cui si sviluppa l'embrione". Personalmente, penso che ne siamo ancora molto,
molto lontani; perche' so per esperienza che la scienza ignora ancora
moltissimo sulle modalita' con le quali un embrione si collega al corpo
materno, sui rapporti che si stabiliscono tra i due organismi e anche, oltre
un certo limite dello sviluppo, tra i due sistemi neurologici. Inoltre,
ammesso che si riesca ad impiantare un embrione in un utero artificiale,
bisognerebbe vedere che tipo di bambino ne esce, con quale stato di salute,
con quali difese immunitarie ecc. Credo che, prima che si arrivi a questa
eventualita', potrebbero verificarsi cambiamenti tali, nella societa' o
nell'ambiente, da rimettere la discussione in termini totalmente nuovi. E
come sarebbe poi, sul piano affettivo e mentale, un bambino nato da un utero
artificiale? Il feto a un certo stadio del suo sviluppo sente rumori e ritmi
musicali, risente delle emozioni della madre, ne percepisce il battito
cardiaco. Bisognerebbe disporre non semplicemente di un utero artificiale,
ma di un organismo umano materno, mente compresa... La faccenda sconfina
nella fantascienza. Comunque, ammesso e non concesso che sia possibile far
crescere un feto umano in un utero artificiale, se ci trovassimo in un
contesto di liberta' femminile e di autodeterminazione riconosciuta cio'
potrebbe tradursi in una nuova possibilita' di scelta: gravidanza naturale o
extra-corporea? Purche', naturalmente, ci sia una donna o una coppia
disposta ad assumere per intero la responsabilita' parentale sul bambino e
non si creino dei "figli di nessuno".
"La procreazione medicalmente assistita (in sigla: Pma) svalorizza i corpi
delle donne e li mette tendenzialmente fuori gioco". Per me e' avvenuto il
contrario, sia sul piano fisico che su quello affettivo e mentale. Avevo
bisogno di qualcuno - e in particolare di una donna - che riconoscesse,
sostenesse e aiutasse il mio desiderio di maternita'. Le diverse pratiche di
fecondazione assistita mi hanno fatto conoscere meglio il mio corpo e le sue
possibilita' - che emozione, vedere nell'ecografia i follicoli ovarici che
si sviluppano! Non e', in fondo, qualcosa di molto simile all'autovisita e
al self-help con lo speculum, con l'unica differenza di utilizzare uno
strumento piu' complesso, l'ecografo anziche' lo speculum e lo specchio, una
ginecologa anziche' una semplice amica? Inoltre, attraverso le pratiche di
Pma qualcosa si e' messo in moto in me, sia a livello fisico - forse la Gift
ha comportato un lavaggio delle tube che ha consentito una successiva
gravidanza spontanea, forse l'uso massiccio di ormoni ha smosso qualcosa -
sia a livello mentale e affettivo: mi sono sentita piu' forte come donna.
"Perche' provi un sentimento di riconoscenza verso i medici che ti hanno
sottoposta a pratiche di Pma senza riuscire a farti avere un figlio?".
Anzitutto, la scelta e' stata interamente mia e sono stata informata anche
sui rischi e sulle limitate possibilita' di successo (negli anni '80,
attestate intorno al 10%; oggi forse siamo al 20%). Ma soprattutto, mi sono
sentita accolta e incoraggiata nel mio desiderio di maternita', mentre
intorno a me non sentivo, da parte di altri, molta collaborazione autentica.
Il medico-capo ha forse avuto piu' importanza nel valorizzare il desiderio
di paternita' di mio marito; io mi sono trovata in grande sintonia con la
ginecologa che ha lavorato per anni, facendo sia ecografie che interventi e
costruendo, con me e con parecchie altre donne, anche la sua carriera
professionale. Lei faceva un "tifo" genuino per le mie ovulazioni e i miei
concepimenti, anche se si verificavano in cicli spontanei; simpatizzava con
me e costruiva la sua professione. Io, nonostante il forte stress, ero
contenta di ovulare, anche di super-ovulare, di concepire; e mi sentivo
solidale anche con la professionalita' della mia ginecologa. A cose fatte,
lei mi ha monitorato per anni, perche' sarebbe stata molto dispiaciuta, sul
piano sia personale che professionale, di eventuali danni collaterali
provocati da circa 15 cicli con stimolazione ormonale, oltretutto senza
ottenere un figlio; abbiamo fatto amicizia e anche lei ha avuto una bambina
quando non era piu' giovanissima, diciamo sulla quarantina. Inoltre, penso
che questa lunga e sofferta vicenda sia stata come una gravidanza durata
circa sette anni, alla fine della quale e' stata possibile una maternita'
adottiva soddisfacente. Anche sull'adozione e sulle sue procedure avrei
molto da dire.
"Perche' ricorrere alla Pma quando ci sono al mondo tanti bambini
abbandonati?". Perche' le due cose non vanno affatto messe in
contraddizione. Ci sono donne che prima fanno un'adozione, poi riescono ad
avere un secondo figlio naturale che prima non arrivava; e ci sono donne che
riescono ad adottare con serenita' solo se si sentono in pace con la propria
fertilita', perche' ne hanno fatto esperienza adeguata, comunque siano
andate le cose; credo di essere una di queste ultime. Naturalmente ci sono
anche donne che riescono a fare le due cose insieme, o decidono di fare solo
una delle due, o nessuna delle due; liberta' di scelta per tutte, senza
moralismi. La nostra societa' ha bisogno di un approccio piu' accogliente
verso tutte le forme di maternita'; non a caso siamo uno dei paesi con piu'
basso tasso di natalita', nonostante le sbandierate "campagne per la vita".
Che cos'e' per te un embrione?". Una premessa, o meglio una promessa, di
esistenza umana individuale che pero' molto difficilmente si realizza,
perche' la strada e' molto lunga e irta di ostacoli. L'embrione e' una
condizione necessaria ma non sufficiente, e' indispensabile un corpo materno
in grado di accoglierlo e di nutrirlo. Ci sono moltissimi embrioni che si
perdono per la strada. Io ho avuto inseriti nelle tube cinque miei ovuli,
con corredo di spermatozoi; quando sono arrivate le mestruazioni e ho capito
che nessuno di loro aveva "attecchito" ho pianto a lungo guardando un grande
albero e vedendo i nidi di uccellini, numerosi e fragili come loro. Da
allora, mi viene spontaneo pensare alla mia vita e al genere umano, o alla
vita in generale, come a un grande albero (naturalmente, il simbolo e'
antichissimo e lo so bene, ma l'immagine mi viene proprio spontanea). Ho
visto poi, sempre attraverso l'ecografia, il frutto del mio primo
concepimento: una "camera gestazionale" ormai vuota, una culla biologica
vuota. Ho visto anche il mio secondo "concepito": si vedeva l'abbozzo della
placenta e all'interno un mucchietto di cellule, ma purtroppo non c'era il
"battito" dell'abbozzo di cuore, non batteva. Non c'era il cuore, non c'era
neppure un abbozzo di mente. Nessuno mi ha saputo spiegare il perche', mi
hanno solo detto che succede, succede spesso. Non si trattava certo di
persone umane, anche se io desideravo intensamente un figlio vivo, capace di
sentire e di pensare.
"Nella Pma e nella scienza c'e' un assurdo e improprio desiderio di
onnipotenza". Che la scienza non sia ne' onnisciente ne' onnipotente mi pare
un dato di fatto; pero' starei attenta a non fare di ogni erba un fascio e a
rigettare qualunque "fantasia di onnipotenza". Ho trovato questa fantasia
trionfante in alcuni racconti di aborti voluti: la donna si sentiva
fortissima perche' aveva la sensazione di poter restare incinta e avere un
figlio quando e come voleva lei. Ho trovato echi di fantasie di onnipotenza
in tante donne in stato di gravidanza avanzata, che si sentono fortissime
anche perche' vivono condizioni ormonali e immunologiche potenziate. Le
fantasie di onnipotenza fanno parte di noi, e concorrono alla sicurezza;
basta esserne consapevoli per evitare le disastrose cadute a cui possono
dare adito quando sono fantasie non riconosciute, o non elaborate, e allora
si incontra un insuccesso a cui non si e' preparate, oppure, a nascita
avvenuta, una donna cade in depressione post-partum perche' all'euforia e
all'onnipotenza succedono, in concomitanza col brusco calo ormonale,
sensazioni di inadeguatezza, di sconfitta e di pessimismo che in alcuni casi
possono anche originare tragici suicidi, o infanticidi, o
suicidi-infanticidi (dovremmo occuparcene, che ve ne pare?).
"La fecondazione eterologa in coppie omosessuali non consente al bambino di
fare i conti con la differenza, in particolare con la differenza sessuale".
Ho sentito la risposta di alcune donne omosessuali: il seme maschile e'
comunque in gioco e puo' essere donato, da un amico, da un conoscente o da
un donatore. Vorrei aggiungere che mi pare che in una maternita' siano
sempre in gioco piu' di una donna; una e' la madre, l'altra e' la donna che
assiste, che puo' essere la madre della madre, una sorella, un'amica, una
parente, un gruppo di donne; e' ben difficile essere madri senza avere, o
sentire, questa cooperazione, magari anche solo a livello immaginario. In
una coppia omosessuale, le due donne sono "gia' li'", anche se probabilmente
entrambe hanno bisogno di vedere riconosciuta la propria femminilita' e
capacita' materna e non so se sono sempre in grado di confermarsela l'una
con l'altra; occorrono allora altre donne che collaborino, a livello reale o
immaginario. La figura paterna e' indispensabile a livello psicologico, ma
puo' benissimo non coincidere con un padre biologico presente in carne ed
ossa, come ci dimostrano tanti bambini figli di donne sole o vedove. Quanto
alla differenza, ricordiamo che in una coppia omosessuale ci sono due donne
diverse tra di loro.
"Le interruzioni volontarie di gravidanza e le fecondazioni assistite sono
drammi o tragedie?". Ai tempi della lotta per l'aborto (libero, gratuito e
"assistito", guarda caso) si e' detto giustamente che l'aborto e' un dramma
e che renderlo libero, gratuito e assistito ha lo scopo di non farlo
diventare una tragedia (le morti per aborti clandestini). Le fecondazioni
assistite sono drammi; mi pare che nessuna donna sia morta per peritoniti
dovute alle super-ovulazioni, perche' c'e' assistenza medica; i controlli
successivi possono attenuare o prevenire gli effetti collaterali delle
stimolazioni ormonali. Le vere tragedie dell'infertilita' femminile si
confondono tra i suicidi e le depressioni delle donne. La storia della mia
fecondazione assistita, che ho sentito il bisogno di raccontare giovedi'
sera alla Casa della Cultura, oggi mi sembra un dramma a lieto fine, un po'
come nelle commedie di Menandro: la soluzione arriva improvvisa nel lieto
fine perche' c'era gia', ma per poterla riconoscere e realizzare bisognava
attraversare tutte le peripezie del dramma.
*
Molte altre domande mi sono venute da parte di donne che volevano conoscere
maggiori particolari sia sulla Pma che sull'adozione. Non varrebbe la pena
di aprire la Libera Universita' delle Donne anche a queste domande?
Ciao a tutte. A presto.

7. RIFLESSIONE. MARCELLO CINI: LE DUE SUPERSTIZIONI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 giugno 2005.
Marcello Cini, nato a Firenze nel 1923, e' docente universitario di fisica,
e autorevole ricercatore; ha partecipato attivamente alle discussioni degli
ultimi decenni sulla storia della scienza, i temi epistemologici, la critica
della scienza e della sua pretesa neutralita'; collabora al quotidiano "Il
manifesto". Opere di Marcello Cini: L'ape e l'architetto. Paradigmi
scientifici e materialismo storico, Feltrinelli, Milano 1976 (con G.
Ciccotti, M. de Maria, G. Jona-Lasinio); Il gioco delle regole, Feltrinelli,
Milano 1982 (con D. Mazzonis); Un paradiso perduto. Dall'universo delle
leggi naturali al mondo dei processi evolutivi, Feltrinelli, Milano 1994.
Gregory Bateson e' nato nel 1904 in Inghilterra, figlio di un eminente
scienziato; compie studi naturalistici ed antropologici, di logica,
cibernetica e psichiatria; un matrimonio con la grande antropologa Margaret
Mead; Bateson ha dato contributi fondamentali in vari campi del sapere ed e'
uno dei pensatori piu' influenti del Novecento; e' scomparso nel 1980. Opere
di Gregory Bateson: Naven, Einaudi, Torino; Verso un'ecologia della mente;
Mente e natura; Una sacra unita'; Dove gli angeli esitano (in collaborazione
con la figlia Mary Catherine Bateson), tutti editi da Adelphi, Milano. Si
vedano anche i materiali del seminario animato da Bateson, "Questo e' un
gioco", Raffaello Cortina Editore, Milano. Opere su Gregory Bateson: per un
avvio cfr. AA. VV. (a cura di Marco Deriu), Gregory Bateson, Bruno
Mondadori, Milano; Sergio Manghi (a cura di), Attraverso Bateson, Raffaello
Cortina Editore, Milano. Cfr. anche Rosalba Conserva, La stupidita' non e'
necessaria, La Nuova Italia, Scandicci (Fi), particolarmente sulle
implicazioni educative e la valorizzazione in ambito pedagogico della
riflessione e dell'opera di Bateson. Una bibliografia fondamentale e' alle
pp. 465-521 di Una sacra unita', citato sopra. Indicazioni utili (tra cui
alcuni siti web, ed una essenziale bibliografia critica in italiano) sono
anche nel servizio con vari materiali alle pp. 5-15 della rivista pedagogica
"Ecole", n. 57, febbraio 1998. Tra i frutti e gli sviluppi del lavoro di
Bateson c'e' anche la "scuola di Palo Alto" di psicoterapia relazionale: di
cui cfr. il classico libro di Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D.
Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio-Ubaldini, Roma; e
su cui cfr. Edmond Marc, Dominique Picard, La scuola di Palo Alto, Red
Edizioni, Como]

E'sempre brutto dire: "io l'avevo detto". Eppure, l'avevo detto. Era ovvio
che doveva andare cosi'. Solo i radicali potevano pensare che andasse
diversamente; e il minimo per chi avrebbe il dovere di fare scelte politiche
responsabili era di non dare retta ai radicali, che hanno da vent'anni
concentrato i loro sforzi sull'obiettivo di far fallire tutti i referendum
possibili. Invece, visto che non ci bastano i litigi tra Prodi e Rutelli,
siamo partiti lancia in resta in questa ennesima impresa fallimentare.
Perche' non poteva non finire cosi'? I motivi sono tanti.
Il piu' banale e' che, una volta scoperto che i contrari possono camuffarsi
da indifferenti, la bilancia pende dalla parte dei primi gia' in partenza
con almeno il 30% dei voti sul piatto. Alla faccia dell'uguaglianza dei
cittadini e della democrazia. Non lo sapevano i nostri genii della politica?
Il secondo motivo e' che la procreazione assistita riguarda un piccolissimo
numero di coppie coinvolte direttamente e un piccolo numero di persone che
ancora pensano sia un dovere civico occuparsi di politica. Molti dunque non
sono andati a votare perche' non avevano ne' voglia ne' interesse a capirci
qualcosa. E' anzi addirittura straordinario che all'appello abbiano risposto
dieci milioni di cittadini, non direttamente coinvolti ne' particolarmente
interessati o competenti o informati, solo per un vago senso di appartenenza
all'area laica e democratica. Si poteva fare a meno di dar loro un'altra
botta in testa.
Il terzo motivo, meno banale ma anch'esso prevedibile, e' che, quando il
pastore (polacco o tedesco che sia) sguinzaglia il cane per far tornare il
gregge all'ovile, poche sono le pecore che rifiutano di ubbidire. E non vale
proprio la candela giocarsi un posto in paradiso (e forse anche, vista
l'aria che tira, in terra: basta pensare al controllo sociale su chi va e
chi non va a votare nei piccoli paesi dove tutti si conoscono) per una
controversia teologica che appare tanto lontana.
Il quarto motivo e', anche questo va detto, che la gente non ha piu' tanta
fiducia negli scienziati. A torto o a ragione? A torto, se si guarda ai
progressi straordinari della medicina che hanno elevato a ottant'anni la
vita media umana nell'occidente opulento e l'hanno resa piu' ricca, varia e
interessante per una minoranza consistente degli abitanti del pianeta. A
torto, se si considera che le prospettive di trovare il modo di curare
malattie diffuse e invalidanti sono concrete e perseguibili a patto di
investire nella ricerca uomini e mezzi. E, infine ancora a torto se ci si
illude di affrontare i problemi dello sviluppo sostenibile di un mondo
globalizzato senza il contributo indispensabile di una ricerca scientifica e
tecnologica finalizzata a soddisfare i bisogni piu' elementari della
maggioranza dell'umanita'. Con qualche ragione, tuttavia, se si tien conto
che le attivita' degli scienziati sono sempre piu' strettamente intrecciate
con i meccanismi di un mercato della conoscenza che aggrava ovunque il
divario fra ricchi e poveri e minaccia la stabilita' stessa dell'ecosistema
terrestre. Problemi come i mutamenti climatici, l'insorgere di nuove
impreviste malattie, le minacce di crisi energetiche, alimentari e idriche,
sono percepiti a livello di massa come sintomi di una perdita di controllo
da parte delle classi dirigenti mondiali sul futuro dell'umanita' e della
crescente subordinazione della scienza agli interessi delle poche decine di
imprese multinazionali che dominano il mondo.
In particolare, e questo e' il quinto motivo, e' vista con preoccupazione la
prospettiva di una trasformazione della natura umana attraverso un
intervento genetico sul genoma dalle prospettive incerte ed eticamente
discutibili. Non pochi scienziati contribuiscono ad alimentare questa
diffidenza. Per esempio, in un libro dal titolo provocatorio Riprogettare
gli esseri umani, Gregory Stock, direttore del Programma di medicina,
tecnologia e societa' dell'Universita' della California, discute
dell'impatto della ingegneria genetica sul destino biologico della nostra
specie. La sua tesi e' esplicita: "Il momento in cui la tecnologia della
linea germinale raggiungera' un sufficiente livello di sicurezza e
affidabilita', segnera' l'inizio della autoprogrammazione umana". Secondo
questo autore, non dobbiamo farci spaventare dagli spettri dell'eugenetica
nazista. E' roba del secolo scorso e non ci riguarda piu'. Dunque - alla
faccia degli ingenui che continuano a sostenere che la scienza non ha a che
vedere con le sue applicazioni pratiche e ancor meno con l'economia e i
soldi - Stock dichiara: "Abbiamo sborsato miliardi per scoprire la nostra
biologia non per vana curiosita', ma nella speranza di migliorare le nostre
vite. Non intendiamo allontanarci da questa direzione".
*
Non e' con questi argomenti che gli scienziati riacquisteranno la fiducia
della gente. Diceva Gregory Bateson, un grande e saggio scienziato da tutti
dimenticato: "Di tutti i numerosi modi di affrontare il problema
mente-corpo, molti portano a soluzioni a mio parere inaccettabili. Queste
soluzioni sono fonte di svariatissime superstizioni, che dividerei in due
classi. Vi sono forme di superstizione che collocano la spiegazione dei
fenomeni della vita e dell'esperienza fuori dal corpo. Il corpo e le sue
azioni sarebbero influenzati e in parte comandati da un qualche agente
soprannaturale separato, una mente o spirito (...) Questa superstizione non
spiega nulla. La differenza tra mente e materia e' ridotta a zero". "Vi sono
per contro - prosegue - superstizioni che negano affatto la mente. Come
cercano di dimostrare i meccanicisti o materialisti, non vi e' nulla da
spiegare che non possa essere descritto da sequenze lineali di causa ed
effetto. Per costoro l'informazione, l'umorismo, i tipi logici, le
astrazioni, la bellezzza, la bruttezza, il dolore, la gioia e cosi' via son
cose che non esistono. Secondo questa superstizione, insomma l'uomo e' una
specie di macchina". E conclude: "Non posso che ribadire con la massima
chiarezza le mie opinioni sul soprannaturale da una parte e sul
meccanicistico dall'altra: io disprezzo e temo entrambe queste opinioni
estreme e le giudico ingenue e sbagliate sotto il profilo epistemologico e
pericolose sotto il profilo politico". Ancora una volta si sono scontrate le
due superstizioni. Riusciremo mai a trovare lo stretto sentiero che le
separa?

8. RIVISTE. CON "QUALEVITA", LA LEZIONE DI ERNESTO BALDUCCI
Abbonarsi a "Qualevita" e' un modo per sostenere la nonviolenza. Ponendosi
all'ascolto della lezione di Ernesto Balducci.
*
"Il ricominciamento e' un dovere per tutti" (Ernesto Balducci, L'uomo
planetario, Camunia, Milano 1985, Edizioni cultura della pace, San Domenico
di Fiesole (Fi) 1990, 1995, p. 171).
*
"Qualevita" e' il bel bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta
che insieme ad "Azione nonviolenta", "Mosaico di pace", "Quaderni
satyagraha" e poche altre riviste e' una delle voci piu' qualificate della
nonviolenza nel nostro paese. Ma e' anche una casa editrice che pubblica
libri appassionanti e utilissimi, e che ogni anno mette a disposizione con
l'agenza-diario "Giorni nonviolenti" uno degli strumenti di lavoro migliori
di cui disponiamo.
Abbonarsi a "Qualevita", regalare a una persona amica un abbonamento a
"Qualevita", e' un'azione buona e feconda.
Per informazioni e contatti: Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2, 67030
Torre dei Nolfi (Aq), tel. 3495843946, o anche 0864460006, o ancora
086446448; e-mail: sudest at iol.it o anche qualevita3 at tele2.it; sito:
www.peacelink.it/users/qualevita
Per abbonamenti alla rivista bimestrale "Qualevita": abbonamento annuo: euro
13, da versare sul ccp 10750677, intestato a "Qualevita", via Michelangelo
2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), specificando nella causale "abbonamento a
'Qualevita'".

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 964 del 17 giugno 2005

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