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La nonviolenza e' in cammino. 971



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 971 del 24 giugno 2005

Sommario di questo numero:
1. Lidia Menapace: Satyagraha, il diritto e il dovere della pace e della
verita'
2. Francesco Comina: Arturo Paoli e i giorni del canto
3. Nanni Salio presenta "Pellegrinaggio alle sorgenti" di Lanza del Vasto
4. L'indice de "Il pensiero nonviolento. Un'introduzione" di Antonio
Vigilante
5. Paulo Barone presenta "L'esperienza della vita" di Raimundo Panikkar
6. Con "Qualevita", all'ascolto di Emily Dickinson
7. Letture: Ippocrate, Natura della donna
8. Riletture: Christa Wolf, Medea. Voci
9. Riletture: Virginia Woolf, Ritratti di scrittori
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. HERI DICEBAMUS. LIDIA MENAPACE: SATYAGRAHA, IL DIRITTO E IL DOVERE DELLA
PACE E DELLA VERITA'
[Ci sembra utile riproporre, a  distanza di qualche mese, questo articolo
apparso sul quotidiano "Liberazione" l'8 marzo 2005.
Lidia Menapace (per contatti: lidiamenapace at aliceposta.it) e' nata a Novara
nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi impegnata nel movimento
cattolico, pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del
"Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e significative della cultura delle
donne, dei movimenti della societa' civile, della nonviolenza in cammino. La
maggior parte degli scritti e degli interventi di Lidia Menapace e' dispersa
in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di autori vari; tra i suoi
libri cfr. Il futurismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968;
L'ermetismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; (a cura di), Per un
movimento politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La
Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della
differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con
Chiara Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma
1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la
luna, Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001; (con Fausto
Bertinotti e Marco Revelli), Nonviolenza, Fazi, Roma 2004.
Giuliana Sgrena, giornalista, intellettuale e militante femminista e
pacifista tra le piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane
dei paesi e delle culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande
importanza, e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe,
durante la fase piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A
Baghdad e' stata rapita il 4 febbraio 2005; e' stata liberata il 4 marzo,
sopravvivendo anche alla sparatoria contro l'auto dei servizi italiana in
cui viaggiava ormai liberata, sparatoria in cui e' stato ucciso il suo
liberatore Nicola Calipari. Opere di Giuliana Sgrena: (a cura di), La
schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma 1995, 1999; Kahina contro i
califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma
2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma 2004.
Nicola Calipari, nato a Reggio Calabria, laureato in giurisprudenza, con una
straordinaria e prestigiosa esperienza nelle forze dell'ordine con ruoli di
grande responsabilita' nella lotta contro il crimine, da due anni
funzionario del Sismi, e' l'eroe che ha salvato la vita a Giuliana Sgrena,
come gia' prima alle due Simone; e' stato ucciso il 4 marzo a Baghdad]

Adesso - penso - abbiamo dei diritti e un dovere: chi? noi popolo della
pace, donne, uomini, persone amiche di Giuliana e che non vogliono la
guerra. Noi che siamo ora un soggetto politico maturo, capace di tenere un
impegno forte, tenace e serio per molto tempo, che possiamo ridare fiducia
nell'azione nonviolenta anche a quelli che, specialmente giovani, si erano
disillusi, avevano avuto un calo di fiducia: impariamo tutti e tutte che
buttare fuori dalla storia la guerra e' impresa difficile, pero' aggrega e
disperde persone in modo non prevedibile, trova un profondo sentimento di
comunanza con tutto cio' che e' umano. Nicola Calipari fa parte di questa
ampia umanita' - ne fa parte a pieno titolo dato che ha svolto il suo
compito difficile e rischioso con grande umanita' oltre che con coraggio,
dicendo a Giuliana appena l'ha vista le parole giuste per rassicurarla, le
ha parlato di Pier e del giornale, le ha detto delle manifestazioni.
A me che sono una vecchia ex professoressa di latino vengono in mente
citazioni classiche, mentre ai giovani vengono in inglese, comunque resta
vero che "Nihil humani a me alienum puto", ritengo che niente di umano mi
sia estraneo, e su questa base mi rivolgero' anche ai militari, a chi ha
creduto davvero di essere ingaggiato in una operazione di pace e si ritrova
a far parte di una fabbrica di massacri: prendete le distanze da tutto cio',
fate obiezione di coscienza, il popolo della pace vi accogliera' e
difendera'. Gia' numerosi militari americani di ritorno dall'Iraq (dove
stanno sempre per pochissimo tempo) dichiarano di aver dovuto fare cose di
cui si vergognano, e gli Usa hanno difficolta' ad arruolare nuovi soldati; e
un giornalismo nordamericano di grande coraggio civile denuncia atrocita',
uso di armi vietate e uccisioni di civili: questa intrepida America che si
dissocia ammiriamo, di questa America siamo amici, ed esprimiamo ai e alle
cittadine Usa che nel nostro paese stanno col movimento della pace grande
ammirazione e solidarieta' e condivisione del dolore che provano nel vedere
la loro patria imboccare strade di ingiustizia e crudelta'.
*
Adesso pero' abbiamo il diritto di sapere tutto: come e' stata organizzata
la liberazione di Agliana e degli altri e cosa e' andato storto per uno di
loro; come e perche' e' stato ucciso Baldoni e perche' la salma non torna,
forse ha addosso qualche proiettile "amico"?; e come e' avvenuta per davvero
la liberazione delle due Simone e quali rapporti ha gestito la Croce rossa.
E soprattutto: che cosa succede a Falluja e altrove per davvero? ormai si e'
dimesso il direttore della Cnn, si e' saputo che sono stati usati gas
nervino e altre armi vietate internazionalmente; che la citta' e' piena di
cadaveri anche mangiati dai cani, e chiunque si e' interessato di Falluja ha
avuto difficolta' piu' o meno gravi. Abbiamo questo diritto come cittadine e
cittadini di questa repubblica democratica fondata sul lavoro e sul ripudio
della guerra, e in piu' ce lo siamo riconquistato e riaffermato con la
nostra azione politica democratica e nonviolenta. Adesso vogliamo sapere
tutto e avere i termini per giudicare responsabilita' ed errori, abilita' e
meriti.
Ma poiche' a chi testimoniera' (e Giuliana come avevo sempre saputo e anche
scritto lo fara', lei e' una donna di grande tempra morale, di grande
donnita' femminista, di grande spessore politico e culturale e lo fara', sta
gia' facendolo) a chi parlera', arriveranno contumelie e sospetti e attacchi
e forse anche ricatti e minacce, noi ripetiamo solennemente come un forte
dovere comune cio' che gia' avevamo detto durante la prigionia di Giuliana,
e cioe' che chiunque pensi di fare qualche male ai testimoni sappia che non
potra' averne nessun utile, anzi solo danni, ripudio, rifiuto, disprezzo.
La verita' e' un discrimine per il giudizio e fa parte della democrazia
reale poter avere tutti gli elementi di fatto per poter giudicare e
decidere.

2. TESTIMONIANZE. FRANCESCO COMINA: ARTURO PAOLI E I GIORNI DEL CANTO
[Ringraziamo Francesco Comina (per contatti: f.comina at ladige.it) per averci
messo a disposizione questo articolo scritto per il quotidiano "L'Adige".
Francesco Comina, giornalista e saggista, pacifista nonviolento, e'
impegnato nel movimento di Pax Christi; nato a Bolzano nel 1967, laureatosi
con una tesi su Raimon (Raimundo) Panikkar, collabora a varie riviste. Opere
di Francesco Comina: Non giuro a Hitler, Edizioni San Paolo, Cinisello
Balsamo (Mi) 2000; (con Marcelo Barros), Il sapore della liberta', La
meridiana, Molfetta (Ba) 2005; ha contribuito al libro di AA. VV., Le
periferie della memoria, Anppia - Movimento Nonviolento, Torino-Verona; e a
AA. VV., Giubileo purificato, Emi, Bologna.
Arturo Paoli, religioso, costruttore di pace, saggista, e' una delle figure
piu' vive della solidarieta' operosa e della nonviolenza in cammino; su di
lui dal sito www.giovaniemissione.it riprendiamo la seguente scheda: "Arturo
Paoli e' nato a Lucca nel 1912. Si laurea in lettere classiche a Pisa ed e'
ordinato sacerdote nel 1940. Tra il '43 e il '44 partecipa alla Resistenza.
Nel 1949 viene nominato assistente nazionale della Giac (Gioventu'
Cattolica) mentre era alla presidenza Carlo Carretto. Assistente nazionale
dell'Azione Cattolica negli anni '50, fu costretto alle dimissioni per le
sue posizioni in contrasto con la gerarchia. Autore di numerose opere che
potrebbero andare sotto il titolo di "spiritualita' della relazione", ha
scritto fra gli anni '80 e i '90 la sua puntuale "Lettera dall'America
Latina" ai lettori di "Nigrizia" (www.nigrizia.it). Nel 1954 riceve l'ordine
di imbarcarsi come cappellano su una nave argentina destinata agli
emigranti. Durante questi viaggi conosce i Piccoli Fratelli di Charles de
Foucauld ed entra nella loro congregazione. Terminato il noviziato svolge il
lavoro di magazziniere nel porto di Orano (Algeria) e poi nelle miniere di
Monterangiu in Sardegna. Nel 1960 si reca in America Latina per avviare una
nuova fondazione: qui vive con i boscaioli della foresta argentina. Quando
il clima politico peronista si fa pesante, subisce una campagna
denigratoria: il suo nome e' nell'elenco di quelli che devono essere
soppressi. Nel 1974 si trasferisce in Venezuela; anche qui il suo lavoro e'
di impegno pastorale e di promozione sociale. Nel 1983 comincia a
soggiornare in Brasile, dove, dopo la dittatura militare, prende vita una
chiesa che e' tra le piu' vive dell'America Latina. In Brasile ha fondato
"Afa" (Associazione fraternita' alleanza), che e' una comunita' di laici
impegnati in alcuni progetti di aiuto alle famiglie delle favelas: progetto
Latte, Educazione, Salute, Donna, Informatizzazione. Nel 1999 lo Stato
d'Israele gli conferisce la nomina a "Giusto tra le Nazioni" per aver
aiutato e salvato alcuni ebrei nel 1944 all'epoca delle persecuzioni
naziste. Il suo nome sara' scritto per sempre nel muro d'onore del Giardino
dei Giusti dello Yad Vashem a Gerusalemme. Attualmente vive a Foz de Iguacu,
nel barrio di Boa Esperanza. Da quarant'anni Arturo Paoli condivide la sua
vita con i poveri, senza per questo rinunciare all'attivita' di
conferenziere e animatore: collabora con diverse riviste ("Rocca",
"Nigrizia", "Il Regno", "Jesus") e ha scritto una trentina di opere". Tra le
opere di Arturo Paoli: Gesu' amore, 1960, Borla 1970; Dialogo della
liberazione, 1969; La costruzione del Regno, Cittadella, Assisi 1971;
Conversione, Cittadella, Assisi 1974; Il grido della terra,1976; Camminando
si apre cammino, Gribaudi, Torino 1977; Cercando liberta', Gribaudi, Torino
1980; Tentando fraternita', Gribaudi, Torino 1981; Facendo verita',
Gribaudi, Torino 1984; Le palme cantano speranza, Morcelliana, Brescia 1984;
Testimoni della speranza, Morcelliana, Brescia 1989; Il silenzio, pienezza
della parola, Cittadella, Assisi 1991, 1994, 2002; La radice dell'uomo,
Morcelliana, Brescia; Camminando s'apre cammino, Cittadella, Assisi 1994; Il
sacerdote e la donna, Marsilio, Venezia 1996; Progetto Gesu': una societa'
fraterna, Cittadella, Assisi 1997; Quel che muore, quel che nasce, Sperling
& Kupfer, Milano 2001; Un incontro difficile, Cittadella, Assisi 2001; con
Remo Cacitti e Bruno Maggioni, La poverta', In dialogo, 2001; La gioia di
essere liberi, Edizioni Messaggero di Padova, Padova 2002; Della mistica
discorde, La meridiana, Molfetta (Ba) 2002]

Ogni mattina si alzava alle 5 e cominciava a cantare. Cosi', puntualmente,
per tutta la settimana in cui dormiva, ospite a casa mia, Arturo Paoli si
levava prestissimo aspettando la luce del giorno. "Voi state tranquilli, io
mi arrangio", diceva quest'uomo "giusto fra le nazioni" dall'alto dei suoi
94 anni.
Una mattina lo sentii particolarmente felice mentre ripeteva la strofa di
una canzone brasiliana di Ze' Vicente, molto struggente, che dice cosi':
Quando o dia da paz renascer, quando o sol da esperanca brilhar, eu vou
cantar..." (quando i giorni della pace rinascono, quando il sole della
speranza brilla, io voglio cantare).
"La luce e' una cosa stupenda" ripeteva ogni mattina. "Sale sul mondo come
una coperta leggera, come un lenzuolo o una tovaglia che si adagia sulle
cose viventi e unisce tutti i popoli della terra. Ecco perche' non sento
nessuna differenza a svegliarmi su un letto italiano o su un letto
brasiliano. Ecco perche' mi trovo a mio agio qui a Bolzano o nella mia
missione di Foz de Iguacu. In ogni latitudine brilla il sole della medesima
luce, che si stende sui popoli come una soffio di vita e di speranza
azzerando le differenze. E mi alzo presto per non perdermi mai lo spettacolo
della luce che nasce, questo trionfo della vita sulla morte".
E continuava il canto: "Vai ser tao bonito se ouvir a cancao cantada de
novo...".
*
Questi del solstizio estivo sono giorni di festa per Arturo Paoli. La
massima declinazione del sole coincide con la massima copertura di luce.
L'arco del giorno si apre a ventaglio e la vita si dilata nella sua massima
ampiezza.
Dicono che i giorni del solstizio estivo siano i giorni della vecchiaia.
Giorni di nostalgia e di attaccamento alla vita che scorre. Si prende ogni
attimo, ogni momento, si raccoglie ogni secondo come fosse unico e
irripetibile. Non si getta via nulla, perche' ogni attimo gettato e' come un
vuoto a perdere.
Questi del solstizio estivo sono i giorni del presente. Tutte le cose
rimangono visibili nel tempo e perfino la lentezza propria del vecchio che
solitamente insegue i tempi della tecnica senza raggiungere il suo
obiettivo, riesce ad arrivare prima che le cose tornino nella loro
oscurita'. E le cose si rivelano per cio' che sono, non velate dalla fretta
dell'oscurita'.
Questi del solstizio estivo sono i giorni del meriggio, della siesta. Si
dovrebbe chiudere le attivita', fermare il lavoro, interrompere i progetti e
lasciare libero corso alla soavita' del pensare. Sono i giorni in cui si
dovrebbe solo guardare la luce, seguirla con l'occhio, rischiarare la
pupilla con il colore del mondo. Fino ad esserne sazi.
Ma anche le notti del solstizio estivo sono giorni. Le notti sono chiare
anche quando la luna e' imperfetta: "Ardono le sementi, scricchiola il
grano, insetti azzurri cercano ombra, toccano il fresco. E a sera salgono
mille stelle fresche verso il cielo cupo. Son lucciole vagabonde. Crepita
senza bruciare la notte d'estate" (Pablo Neruda).
Domattina alle 5 Arturo Paoli si alzera' dal suo letto pellegrino in qualche
citta' d'Italia. Cantera' alla luce che gli prolunga in avanti la ricerca
delle cose ("cercate, cercate ancora...") fino al tramonto delle 21,30. E
poi, stanco, si addormentera' con l'abbaglio della notte estiva. Senza
pensare ai giorni perduti... "La morte - disse ancora in quelle mattine
cariche di luce - e' un evento a cui non penso mai. Quando mi pongono la
domanda evito la risposta perche' la morte mica chiede la mia opinione
quando decide di arrivare. E dunque io non parlo, come non si parla di notte
quando si dorme. Mentre al mattino con la luce del giorno che arriva si
canta. Si deve cantare".
Ecco perche' questi del solstizio estivo sono i giorni del canto.

3. LIBRI. NANNI SALIO PRESENTA "PELLEGINAGGIO ALLE SORGENTI" DI LANZA DEL
VASTO
[Ringraziamo Nanni Salio (per contatti: info at cssr-pas.org) per averci messo
a disposizione questo suo articolo apparso su "Alias", supplemento
settimanale del quotidiano "Il manifesto" il 17 giugno 2005.
Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta'
di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace
Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e
azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura
nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi
"Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca
specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122
Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail:
regis at arpnet.it, sito: www.cssr-pas.org). Opere di Giovanni Salio: Difesa
armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione
riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace
educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago,
Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la
pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol.
III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le
guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il
potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine
mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia
nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G.
Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001.
Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto ("Shantidas" e' il nome che gli attribui'
Gandhi) e' una delle figure piu' grandi della nonviolenza; nato nel 1901 a
San Vito dei Normanni da madre belga e padre siciliano, studi a Parigi e
Pisa. Viaggia e medita. Nel 1937 incontra Gandhi nel suo ashram. Tornato in
Europa fonda la "Comunita' dell'Arca", un ordine religioso e un'esperienza
comunitaria nonviolenta, artigianale, rurale, ecumenica. Promuove e
partecipa a numerose iniziative per la pace e la giustizia. E' deceduto in
Spagna nel 1981. Tra le opere di Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto
segnaliamo particolarmente: Pellegrinaggio alle sorgenti, Vinoba o il nuovo
pellegrinaggio, Che cos'e' la nonviolenza, L'arca aveva una vigna per vela,
Introduzione alla vita interiore, tutti presso Jaca Book, Milano (che ha
pubblicato anche altri libri di Lanza del Vasto); Principi e precetti del
ritorno all'evidenza, Gribaudi; Lezioni di vita, Libreria Editrice
Fiorentina, Firenze; In fuoco e spirito, La Meridiana, Molfetta (Ba). Le
comunita' dell'Arca - cosi' come gruppi e persone amiche di questa
esperienza - sono diffuse in vari paesi e proseguono la riflessione e
l'esperienza del fondatore; per informazioni e contatti:
digilander.libero.it/arcadilanzadelvasto/ e anche (in francese)
www.canva.org]

Irrequieto come Bruce Chatwin, colto, aristocratico, curioso, cercatore
della verita', artista, giramondo, avventuroso, negli anni che precedono la
bufera di violenza che spazzera' l'Europa e il mondo intero, Lanza del Vasto
apri' la via del pellegrinaggio verso l'India, lungo la quale si
incammineranno a migliaia i giovani figli dei fiori trent'anni dopo.
Ma, come dira' in seguito, "quando, nell'autunno 1936, partivo per l'India,
non cercavo l'India" (L'arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, Milano
1980). Tentava di fuggire dalle nubi di guerra che si andavano addensando
sull'Europa, alla ricerca di una alternativa che aveva intravisto nella
dottrina della nonviolenza predicata e praticata dal Mahatma Gandhi. Animato
dalla stessa inquietudine esistenziale del principe Siddhartha, fuggiva
dalla ricchezza e dagli sfarzi che la vita mondana e cittadina gli
proponeva, incompatibili con la sua scelta di poverta' e semplicita'. "Quel
viaggio fu come un grande amore", un pellegrinaggio alle sorgenti della
nonviolenza, che Lanza del Vasto racconto' con stile elegante e a tratti
arguto in un testo destinato a diventare ben presto libro di culto.
*
Rileggere oggi Pellegrinaggio alle sorgenti - riproposto da Il Saggiatore,
(pp. 283, 16 euro) nella traduzione del testo francese del 1943, approntata
sei anni dopo dall'autore stesso - e' come andare indietro nel tempo, in
un'India che scompare.
Dopo essere approdato a Ceylon, l'odierna Sri Lanka, e aver attraversato
meta' dell'India, Lanza del Vasto arriva nell'ashram di Gandhi, a Wardha,
dove rimarra' per tre mesi al fianco del "Re dei Reietti... Il condottiero
degli inermi, il padre dei paria... colui che solo nel deserto di questo
secolo ha mostrato un'oasi verde, offerto una sorgente agli assetati di
giustizia". E incontra altri "pellegrini", il piu' famoso dei quali, Abdul
Ghaffar Khan, "un uomo d'alta statura dal profilo a taglio di scure"
diventera' il leader musulmano di un esercito di centomila soldati
nonviolenti che metteranno in scacco gli inglesi lungo la mitica frontiera
del Kyber Pass, che  separa l'odierno Pakistan dall'Afghanistan (Eknath
Easwharan, Badshah Khan, Sonda, Torino 1990): alternativa concreta ed
efficace contro  ogni forma di terrorismo.
A Wardha, Lanza del Vasto  rafforza la sua conversione alla nonviolenza in
un fruttuoso confronto con Gandhi e ne delinea il pensiero in pagine intense
e chiare: "la nonviolenza del solitario e' dignita' di chi resta immune dal
contagio della collera anche al contatto dell'aggressore". Essa differisce
da quella collettiva perche' quest'ultima "puo' diventare contagiosa" per
l'uomo comune. "L'esempio d'un popolo intero, impegnato in una mitica
impresa, lo trascinera' quasi senza che lo voglia. Il primo a subire il
contagio e' il nemico sul quale l'audace pazienza della moltitudine esercita
un'azione paralizzante". Sono le stesse parole con le quali si esprimera'
mezzo secolo dopo Vaclav Havel per descrivere il "potere dei senza potere"
manifestatosi nelle rivoluzioni del 1989.
Nell'aprile 1937, Shantidas, il Servitore-di-Pace,  nome dato da Gandhi a
Lanza del Vasto, si appresta a compiere un impegnativo pellegrinaggio nel
pellegrinaggio. Ha inizio il viaggio verso le sorgenti del Gange, quelle
"acque sacre" ancora oggi meta di avventurosi viaggiatori (Alter Stephen,
Acque sacre, Ponte alle grazie, Milano 2002) E' l'iniziazione alla ricerca
interiore, allo yoga, alla riscoperta di quelli che Lanza del Vasto definiva
(e' anche il titolo di un suo libro, Gribaudi, Torino 1988) "principi e
precetti di ritorno all'evidenza". In questa parte del suo peregrinare
giunse vicino al Tibet e vide le carovane che provenivano dal piu' grandioso
di tutti i pellegrinaggi che si possano intraprendere: il kora del Kailash,
il mitico monte Meru venerato da buddhisti, hindu, jainisti, bon e dai
cercatori di verita' e nonviolenza.
Se il Kailash e' la montagna sacra per eccellenza, dotata di uno
straordinario potere "tanto grande e tuttavia cosi' sottile che, senza
costrizione, la gente giunge da ogni dove, come se fosse attirata dalla
forza di una calamita invisibile", Gandhi e' la sorgente dell'ahimsa, capace
di emanare un'analoga forza di attrazione religiosa e politica e di ispirare
visioni e azioni che si sono diffuse ovunque nel mondo.
La resistenza e la tenacia di Shantidas furono messe a dura prova durante
questa sorta di iniziazione all'India profonda e di noviziato allo yoga:
"Avevo intrapreso il pellegrinaggio alle sorgenti per penetrare nelle
tradizioni del paese dove volevo stabilirmi... ma un nuovo pensiero si fece
strada in me: che... il posto di un discepolo occidentale di Gandhi fosse in
occidente e il suo compito fosse quello di seminare nella terra piu'
ingrata: a casa propria".
Ritornato a Wardha, nel settembre dello stesso anno, espose questo suo
progetto e i dubbi che lo assillavano a Bapu, nome affettuoso con cui i piu'
intimi si rivolgevano a Gandhi, e ne ricevette conferma, a patto di sentirsi
chiamato dalla "voce interiore". Ma come essere certi di tale chiamata?
"Bapu ha forse ragione: non sono chiamato da niente e da nessuno. Perche'
dunque mi son messo in testa che avrei qualche cosa da insegnare ad altri?".
Pochi mesi dopo, nel febbraio 1938, fu Gandhi stesso ad aiutarlo a superare
gli ultimi dubbi con queste parole: "e' bene che tu vada e cerchi lungi da
me la prova che desideri. Vedrai se la nonviolenza e' in te abbastanza forte
per imporsi da se' a quelli che ti circondano... Vedrai da vicino la contesa
tra Musulmani ed Ebrei che mi tormenta tanto, mi dirai cio' che hai
pensato". E aggiunse: "Tu sei uno di loro, forse arriverai a portarli verso
la nonviolenza. Io ne sono incapace. Anche quando, per eccezione, ne
accettano l'idea, they do not know to handle it, non sanno come maneggiarla.
E che bella cosa sarebbe riuscirvi! La vostra  razza e' intraprendente,
ardita, fresca. Si', essa possiede una freschezza che a noi manca. Non e'
impegolata come noi nel peso del passato".
*
Poco dopo, Shantidas rientro' in Europa, con un viaggio avventuroso che lo
porto' a tentare invano di compiere il pellegrinaggio in Terra Santa. Ma lo
spirito del pellegrino non lo aveva ancora abbandonato e riusci' a
ritornarvi nei mesi successivi incalzato dall'urgenza degli eventi: "la
guerra ci veniva addosso, non c'era tempo da perdere, subito, subito!".
Passarono ancora alcuni anni prima che il suo sogno si realizzasse: fondare
i villaggi gandhiani d'occidente nel sud della Francia, che nel corso degli
anni si fecero promotori di lotte nonviolente contro la militarizzazione del
territorio, contro la guerra in Algeria, contro le armi nucleari, a favore
dell'obiezione di coscienza e per uno stile di vita e una economia
coerentemente nonviolente.
Nel frattempo, i pellegrinaggi continuarono. Lanza del Vasto torno' in India
nel 1954 per conoscere Vinoba Bhave, l'erede spirituale di Gandhi impegnato
nella campagna di redistribuzione nonviolenta delle terre. E subito dopo fu
la volta della Sicilia di Danilo Dolci.
Da allora la nonviolenza ha cominciato a diffondersi, sempre incalzata da
venti di guerra. Saremo capaci di realizzare per tempo il tanto agognato
futuro nonviolento? La strada e' stata aperta, altri pellegrini dovranno
mettersi in cammino.

4. LIBRI. L'INDICE DE "IL PENSIERO NONVIOLENTO. UN'INTRODUZIONE" DI ANTONIO
VIGILANTE
[Ringraziamo Antonio Vigilante (per contatti: agrypnos at tiscali.it) per
averci messo a disposizione l'introduzione del suo recente libro: Il
pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004,
pp. 238, 15 euro, con una presentazione di Mario Martini.
Antonio Vigilante e' studioso e amico della nonviolenza, di grande acutezza
e profondita'; nato a Foggia nel 1971, dopo la laurea in pedagogia si e'
perfezionato in bioetica; docente di scienze sociali, dirige la collana
"L'Aratro. Testi e studi su pace e nonviolenza" delle Edizioni del Rosone di
Foggia, fa parte del comitato scientifico dei prestigiosi "Quaderni
Satyagraha", collabora a diverse riviste ed e' autore di rilevanti saggi
filosofici sulla nonviolenza. Tra le opere di Antonio Vigilante: La realta'
liberata. Escatologia e nonviolenza in Aldo Capitini, Edizioni del Rosone,
Foggia 1999; Quartine, Edizioni del Rosone, Foggia 2000; Il pensiero
nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004.
Per richieste alla casa editrice: Edizioni del Rosone, tel. 0881687659,
e-mail: edizionidelrosone at tiscali.it]

Premessa
*
I. Violenza e forza della verita'
1. Violenza
2. Forza
3. Verita'
4. Satyagraha ed Eros
5. Nonviolenza e pacifismo
*
II. Spiritualita'
1. Callicle e Socrate
2 .L'uomo possibile
3. Atti fondamentali
4. L'attenzione
4. 0. Gandhi
4. 1. Lanza del Vasto
4. 2. Thich Nhat Hanh
4. 3. Capitini e Dolci
*
III. Ethos
1. L'apertura
2. Intelligenza dell'altro
3. La parola
4. Approssimarsi alla sofferenza
5. Il sostentamento
6. Promuovere la vita
7. Il vegetarianesimo
8. Etica dell'attenzione
*
IV. Trascendenza/Trascendimento
1. Identita' e profezia
2. Tolstoj
3. Gandhi
4. "Cristiani audaci": la nonviolenza cattolica
5. Il "non-conformismo disciplinato" di Martin Luther King
6. Capitini e la libera religione
7. Trascendimento
*
V. Il centro ovunque
1. Potere dal basso
2. Lo sviluppo: una visione eclettica
3. Ramaraj
4. L'Arca
5. La struttura maieutica
6. L'assemblea
7. Tra maschile e femminile
*
Conclusione
*
Bibliografia
a. Maestri
b. Temi

5. LIBRI. PAULO BARONE PRESENTA "L'ESPERIENZA DELLA VITA" DI RAIMUNDO
PANIKKAR
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 giugno 2005.
Paulo Barone, filosofo e psicoanalista, e' membro dell'Associazione italiana
di psicologia analitica e dell'International Association for Analytical
Psychology. Tra le opere di Paulo Barone: L'eta' della polvere, Marsilio,
Venezia 1999; Lo junghismo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2004.
Raimon (Raimundo) Panikkar e' nato a Barcellona nel 1918 da madre spagnola e
padre indiano; laureato in chimica, filosofia e teologia, ha insegnato in
molte universita' europee, asiatiche ed americane; e' uno dei principali
esperti di studi interculturali. Opere di Raimon Panikkar: tra i suoi
numerosi libri cfr. Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Assisi 1988;
Trinita' ed esperienza religiosa dell'uomo, Cittadella, Assisi 1989; La
torre di Babele, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi)
1990; La sfida di scoprirsi monaco, Cittadella, Assisi 1991; Ecosofia: la
nuova saggezza, Cittadella, Assisi 1993; Saggezza stile di vita, Edizioni
cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1993; La pienezza dell'uomo.
Una cristofania, Jaca Book, Milano 1999; Pace e interculturalita', Jaca
Book, Milano 2002; Pace e disarmo culturale, Rizzoli, Milano 2003; La nuova
innocenza, tre volumi, Servitium, Palazzago (Bg); L'esperienza della vita,
Jaca Book, Milano 2005. Si vedano anche gli atti del seminario animato da
Panikkar su Pace e disarmo culturale, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg)
1987 (con interventi tra gli altri di Ernesto Balducci, Fabrizio
Battistelli, Luigi Cortesi, Antonino Drago, Achille Rossi). Opere su Raimon
Panikkar: Achille Rossi, Pluralismo e armonia: introduzione al pensiero di
Raimon Panikkar, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg) s. d. ma 1990]

E' noto come uno dei temi cruciali di riflessione, non solo filosofica, di
questi ultimi anni sia divenuto quello secco e senza mezzi termini della
vita. E' la vita, per esempio, ad occupare il centro delle preoccupazioni
dell'ultimo Foucault - nelle nozioni cosi' fortunate di "biopolitica" e di
"tecnologie del se'" -, a risuonare nell'espressione "nuda vita" di Agamben,
nel termine di "immunizzazione" di Esposito o in quelli di "auto-immunita'"
e "sopravvivenza" di Derrida. L'elenco potrebbe continuare. In uno degli
ultimi scritti di Deleuze, poi, questo stesso tema sembra condensare
fulmineamente i tratti piu' salienti del suo percorso speculativo. Una
vita - scrivera' Deleuze - incarna "una pura coscienza a-soggettiva", una
coscienza pre-riflessiva, impersonale, senza oggetto ne' io. Una vita
sicuramente indeterminata e nondimeno inconfondibile, singolare, come quella
di un moribondo o quella di un neonato. Vite dotate di un certo grado di
beatitudine al di la' delle differenze individuali sovra o sottostanti.
*
Al di la' della geografia e della fede
Una simile cornice fornisce la giusta ambientazione anche all'opera di
Raimundo Panikkar. Infatti, e' precisamente il concetto di vita - di
vita-mistica, in particolare - a prendere il sopravvento e a balzare in
primo piano nella sua opera, incontrando significativi punti di contatto con
il concetto di una vita di Deleuze. Sara', come sostiene Nancy in un altro
contesto, che questa emergenza del tema della vita esprime un avvicinamento
a quel che resta quando "tutti i sistemi di significato (metafisiche,
umanesimi, visioni del mondo) sono smontati" e deperiti? Quando ci
ritroviamo stretti in un angolo con le spalle al muro e scarnificati? Se
cosi' fosse il contributo di Panikkar confermerebbe che si tratta di una
condizione comune, che va al di la' dei confini geografici: Panikkar stesso
ne incrocia molti, per formazione culturale, scelte esistenziali ed eredita'
familiari. Figlio di madre spagnola e padre indiano, ha insegnato e vissuto
a lungo in Europa, Stati Uniti e India; ha fondato numerose riviste e centri
di studi interculturali; e' da sempre promotore del dialogo interreligioso,
di cui testimonia in prima persona. I fili del suo discorso intrecciano
infatti fra loro cristianesimo, buddhismo e hinduismo, filosofia e teologia,
cultura umanistica e sapere scientifico. Si tratta insomma di un'autentica
personalita' di bordo: sfuggente e marginale, se a prevalere sono, a torto o
a ragione, gli orientamenti centripeti e le forme consolidate (e solo un
centro, come sappiamo, puo' plausibilmente assicurare certe luci della
ribalta). Cruciale e decisiva, invece, quando ad imporsi sono gli
smottamenti, le confluenze indesiderate, i fenomeni di transizione (e allora
solo il "decentrato" puo' custodire certe indispensabili versioni controluce
delle cose).
*
Varianti e deformazioni della mistica
L'ironia della sorte vuole che proprio l'Italia sia il luogo dove Panikkar e
la sua opera stanno ricevendo da qualche anno una attenzione crescente e
probabilmente in anticipo su quella altrui. Ultimo tassello, e piega
decisiva, di questo complesso mosaico e' rappresentato, appunto, da una
recente pubblicazione di Panikkar uscita presso la Jaca Book, L'esperienza
della vita, dove si raccolgono riflessioni e considerazioni su un tema
quantomai spinoso, forse intrattabile e ciononostante presentatoci come
assolutamente inaggirabile: la mistica, una vita mistica.
Mistico e' un termine che possiede una lunghissima tradizione, molteplici
punti di intersezione con vari ambiti disciplinari, parentele piu' o meno
sistematiche con tutte le religioni (che sovente pretendono di averne
l'esclusiva dottrinaria), significative utilizzazioni da parte di alcuni
autori moderni (anche in campo psicoanalitico: da Jung a Bion, da Fachinelli
a Eigen). Esso rimanda a un nucleo piuttosto rovente della realta', che
eccede ogni contesto circoscritto, pur essendo implicato in ciascuno di
questi, non addomesticabile da dogmi, definizioni, teoremi,
rappresentazioni, regimi discorsivi ordinari. Privo insomma di criteri
estrinseci di verita' con cui osservarlo e giudicarlo da fuori, come un
oggetto qualsiasi. In questo senso "ultimo", ineffabile, indicibile. Un
simile livello e' stato cosi' correlato alla divinita', all'amore,
all'essere, al nulla, alla vacuita', al bene, alla bellezza. Accedervi o no,
tenerne conto o meno, sembra fare una grande differenza. Ma che vuol dire,
appunto, tenerne conto?
Secondo uno schema largamente diffuso l'esperienza mistica si presenta come
un fenomeno particolare, straordinario - patologico, paranormale o
sovrannaturale - in virtu' del quale si "oltrepassa" il piano mondano, terra
terra, delle cose per raggiungere certe vette insondabili e rarefatte, in
ogni caso superiori e perfette, della realta'. Senza negare affatto
l'esistenza di questo profilo, ne' i rischi continui di precipitarvi dentro,
Panikkar contesta risolutamente la deformazione sentimentale e
irrazionalistica del misticismo - gli stati psicologici esaltati, gli
effetti speciali, le apparizioni, le "cadute da cavallo", i rapimenti, le
illuminazioni improvvise e devastanti. Ma, nondimeno, anche quelle sue
varianti di stampo meramente intellettualistico, fredde e anodine,
letteralmente insensibili, in apparenza cosi' distanti dal rosso fuoco delle
forme precedenti.
Entrambi gli stili relegano, infatti, l'esperienza mistica a essere
patrimonio di pochi eletti, dominio di isolate facolta' mentali e privilegio
di momenti eccezionali. E presuppongono, parallelamente e piu' o meno
consapevolmente, una visione piramidale e ascendente della realta', di cui
il "divino" costituirebbe il grado sommo e supremo, trascendente e
ultra-mondano: il solo, comunque, di autentica qualita'. In un simile
assetto traspare con chiarezza la mano di un dispositivo di cui tutti
portiamo i segni: quello che disciplina il senso delle cose attraverso
divaricazioni, divisioni, dualismi - tra parole e cose, essenza e esistenza,
eternita' e transitorieta', intellegibile e sensibile, sacro e profano e
cosi' via - che invece di accrescerlo lo sviliscono.
Di contro Panikkar scommette su di una ben diversa funzione dell'elemento
mistico. Tra le sue mani, mistica diviene quell'immagine la cui posta in
palio sia innanzitutto la capacita' di generare un'esperienza indivisa,
piena, finalmente integrale delle cose; ovvero un atteggiamento in grado di
rimanere fedele alla loro intrinseca caducita', di soffermarsi su ciascun
modo materiale di essere, a cominciare da quelli insignificanti e dispersi,
anonimi e fuori-casta, generici e concreti. Il misticismo di Panikkar
percio' implica innanzitutto una drastica contrazione delle distanze
metafisiche disumanizzanti e una emancipazione dai condizionamenti
trascendenti. Gioca in questa manovra un certo squilibrio tra Oriente e
Occidente (che non sono due blocchi ma una combinazione presente in modo
sfumato sia a Est che a Ovest).
La mente occidentale, sensibile alle differenze, valorizza cio' che, in ogni
cosa, si distingue da tutte le altre; e in questi elementi specifici e
isolati pensa di identificare le loro essenze. Cosi' facendo essa produce
automaticamente "trascendenza". Per la mente orientale, al contrario, le
cose sono quello che sono quanto piu' evidenziano cio' che in esse e'
comune, condiviso, ovunque. L'orientale valorizza il generico e produce
immanenza. Occorre cosi' innanzitutto rinsaldare la linea sempre
saccheggiata della nostra esistenza materiale: il nucleo mistico non sta
altrove, ma nel linguaggio, nella memoria, nell'interpretazione, nella
cultura, nella prassi, nello sguardo e nella voce di ognuno. A questo
ri-orientamento verso il basso non possiamo piu' sottrarci. C'e' una
"novita'", infatti, maturata appieno in seno alla modernita' (ma proveniente
da tradizioni primordiali) da cui non si puo' piu' prescindere e che
scompagina abitudini filosofiche e religiose consolidate. Essa impone -
ripete di continuo Panikkar - di considerare tutta la fragile momentaneita'
temporale delle cose, il saeculum, come un elemento definitivo,
innegoziabile e inaccantonabile. Qualunque "ragionamento", per essere oggi
credibile, deve tenerlo in conto. La scena e' cambiata. Non possiamo piu'
cavarcela pensando di trattare questa nostra vita fugace come, ad esempio,
la zattera dell'immagine buddhista, di cui ci si disfa una volta raggiunta
l'altra sponda. Il corpo temporale delle cose non e' piu' disponibile ad
essere sacrificato in funzione di un fine.
Come rimane pero' questo "corpo" dopo un simile cambio? Rimettere le cose a
loro stesse, infatti, non significa abbandonarle a quello che sono sempre
state, e sancirne adesso l'asservimento a fini mondani, storici, politici,
economici o logici che siano. Una volta prese solo per come sono, esse non
stanno piu' nella loro pelle. Una volta inghiottito, il nucleo mistico
provoca una sollecitazione e una "perforazione" dei loro contorni usuali,
delle maniere abituali di spiegarle, dirle e concepirle; e dunque produce
un'emancipazione anche dai nostri condizionamenti immanenti. Ne'
trascendente ne' semplicemente immanente, mistico diviene allora il punto di
contatto, la linea di combaciamento demistificante tra queste due
dimensioni. Sacra e' la stessa secolarita'. Non un terzo spazio, ma la
semplice soglia di coincidenza, di integrazione - di completamento sino
all'esaurimento ma non di annullamento - delle dicotomie ordinarie: divino e
umano, stesso e altro, sensibile e intellegibile, parole e cose, verticale e
orizzontale, eternita' e tempo. Non la fusione indistinta in un monismo mero
doppio del dualismo, ma a-dualita', advaita, relativita'. Non relativismo -
cioe': relativita' del "vero", di una presunta verita' assoluta - ma verita'
del relativo.
Originarieta', immediatezza, primogenitura, inspiegabilita' della relazione,
dell'inter-in-dipendenza fra tutte le cose e tutte le dimensioni. Di questa
soglia mistica non si puo' avere ragione ed essa stessa non ne garantisce
alcuna. Nessun disegno prestabilito, nessuna legge assoluta, nessun
denominatore comune del "tra", quanto piuttosto esautoramento continuo di
quelli esistenti. Tutto qui sperimenta una radicale interlocutorieta', la
propria radicale contingenza. (Come non pensare, in questo clima, alla
necessita' di un confronto con Benjamin, Taubes, Wittgenstein sugli stessi
temi?).
Divenendo "mistica", la linea delle cose non subisce alcun asservimento o
subordinazione, ma nemmeno nessuna conformazione definitiva, assodata una
volta per sempre. Essa piuttosto vibra, sussulta, dilaga dentro se stessa
grazie a dei contraccolpi che ne scardinano gli ordini e gli arroccamenti
precostituiti, verticali o orizzontali che siano. Costellazioni concettuali
e configurazioni religiose comprese. Anch'esse vanno a sperimentare un
simile singhiozzo, un simile balbettio. Essere in grado di "tenere" questo
sconfinamento in se stessi offre sicuri vantaggi: ci trattiene dalla
nostalgia di tornare al "paradiso perduto", apre indirettamente alle
esperienze altrui e pone le condizioni per una autentica tolleranza.
*
Riaccreditare il presente
Il Cristianesimo, il Buddhismo e l'Hinduismo che circolano nel discorso di
Panikkar ne sono un esempio. Se i loro linguaggi si intrecciano e' grazie
alla compressione perforante cui sono sottoposti, e' in virte' della
contingenza radicale cui sono elevati. Essi non spartiscono la stessa
esperienza, non ne hanno ciascuno una totalmente differente, nemmeno sono
analoghi rispetto a un quid equidistante: piuttosto vanno a stringersi in un
balbettamento corale. Scarnificati e decentrati per eccesso, Cristianesimo,
Buddhismo e Hinduismo formano un reticolo sottile con pochi fili tematici di
ognuno a disposizione. Panikkar comunque privilegia, ancora una volta,
quelli che, in ciascuna tradizione, mostrano di sapersi annodare alla linea
fugace delle cose, di saper aderire alla novita' del linguaggio secolare.
Le cose sono le cose: cosi' Gesu' lascio' che le pietre fossere pietre e si
rifiuto' di trasformarle in pane, mentre nella decima vignetta classica
dello zen, il contadino torna al mercato, alla vita ordinaria. Nello stesso
senso e' il presente il tempo da riaccreditare, da resuscitare. Passato e
futuro vi convergono in un'unica gigantesca esitazione, in un'inconcludenza
cosmoteandrica. Mentre i morti ancora influiscono su di noi e coloro che
verranno gia' ci influenzano, ogni nostra ora, cosi' stretta e addensata,
non si vede garantita una seconda sopravvivenza dopo la morte o una ennesima
reincarnazione - in un'altra storia, in un domani, in un'altra vita - ma
viene "sollevata", compressa e curvata a un'eternita' anch'essa non-perenne,
intrinsecamente non-durevole. Ogni istante tempiterno. Squisita pienezza di
una vita fatta di momenti unici e incomparabili. Pura coscienza immediata,
involontaria, che sfila senza io ne' oggetto, sazia gia' al minimo grado di
espressione di se', riflesso di una vita priva di paura, lieta, che non fa
tragedie (anche se esposta al dolore). Prospettiva senz'altro ostica, ma non
soltanto a causa della miscela di affetti, abitudini e preconcetti negativi
che ci portiamo appresso e che ci dividono da lei. Ostica soprattutto
perche' i tratti liberatori che la definiscono paiono letteralmente
sovrapporsi a quelli esproprianti e assoggettanti che caratterizzano la
condizione, non meno ostica, del nostro tempo, in cui la vita si perde.
Prospettiva dunque doppiamente urgente per una questione all'ordine del
giorno, aperta, ma improcrastinabile, che avvolge uno scenario privo ormai
di nascondigli.
*
Tra una goccia e l'acqua
Una vita e' ovunque (Deleuze) e nelle pieghe minuscole di ogni suo stato -
al risveglio da un sogno, da un incidente, dopo un qualsiasi smarrimento,
dice Panikkar - ciascuno sperimenta semplicemente il "sentirsi vivo":
ciascuno e', spogliato di tutto, talenti e salute compresi, solo "vita". Chi
si e' scoperto acqua e non goccia (anche se acqua racchiusa in una goccia)
non teme di perdere la sua individualita' quando cade nel mare. "Tuttavia -
scriveva Doghen - pure stando cosi' le cose, i fiori cadono proprio mentre
per affetto li vorremmo trattenere, le erbe crescono proprio mentre noi con
disgusto le rifiutiamo".
*
Postilla. Una vita di ricerca fra tre continenti
Raimundo Panikkar e' nato a Barcellona nel 1918. E' laureato in chimica,
filosofia e teologia. Ordinato sacerdote nel 1946, ha vissuto un terzo della
sua vita in Europa, un terzo in India e un terzo negli Stati Uniti. Dal 1972
al 1987 ha ricoperto la cattedra di Filosofia comparata delle religioni
presso l'Universita' di California. E' membro dell'Istituto internazionale
di filosofia, e direttore o membro di vari centri e istituti di cultura, tra
cui l'Inodep a Parigi, il Center for Crosscultural Religious Studies in
California, Vivarium in Catalogna, il Tribunale permanente dei popoli a
Roma. Tra le sue opere piu' importanti - che in Italia sono solo
parzialmente tradotte e la cui ricezione si deve alla instancabile e
amorevole energia di Milena Carrara - vanno ricordate The unknown Christ of
Hinduism (London e Orbis, 1981), La sfida di scoprirsi monaco (Cittadella,
1991), La pienezza dell'uomo.Una cristofania (Jaca Book, 1999), El silencio
del Buddha. Una introduccion al ateismo religioso (Siruela, 1999), Mito,
fede ed ermeneutica. Il triplice velo della realta' (Jaca Book, 2000), I
Veda mantramanjari. Testi fondamentali della rivelazione vedica (Rizzoli,
2001), L'esperienza filosofica dell'India (Cittadella, 2000), La realta'
cosmoteandrica (Jaca Book, 2004). "La nozione dei diritti dell'uomo e' un
concetto occidentale?", in Il ritorno dell'etnocentrismo, a cura di Serge
Latouche (Bollati Boringhieri, 2003). Nel 2001 gli e' stato conferito per la
sua opera il Premio Nonino. Vive attualmente in Catalogna.

6. RIVISTE. CON "QUALEVITA", ALL'ASCOLTO DI EMILY DICKINSON
Abbonarsi a "Qualevita" e' un modo per sostenere la nonviolenza. Ponendosi
all'ascolto di Emily Dickinson.
*
"Estraneo alla bellezza - non e' nessuno / poiche' la bellezza e'
l'infinita' / e la capacita' di essere finiti cesso' / prima che fosse
attribuita l'identita'" (Emily Dickinson, Poesie, Mondadori, Milano 1995,
2000, p. 391).
*
"Qualevita" e' il bel bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta
che insieme ad "Azione nonviolenta", "Mosaico di pace", "Quaderni
satyagraha" e poche altre riviste e' una delle voci piu' qualificate della
nonviolenza nel nostro paese. Ma e' anche una casa editrice che pubblica
libri appassionanti e utilissimi, e che ogni anno mette a disposizione con
l'agenza-diario "Giorni nonviolenti" uno degli strumenti di lavoro migliori
di cui disponiamo.
Abbonarsi a "Qualevita", regalare a una persona amica un abbonamento a
"Qualevita", e' un'azione buona e feconda.
Per informazioni e contatti: Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2, 67030
Torre dei Nolfi (Aq), tel. 3495843946, o anche 0864460006, o ancora
086446448; e-mail: sudest at iol.it o anche qualevita3 at tele2.it; sito:
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Per abbonamenti alla rivista bimestrale "Qualevita": abbonamento annuo: euro
13, da versare sul ccp 10750677, intestato a "Qualevita", via Michelangelo
2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), specificando nella causale "abbonamento a
'Qualevita'".

7. LETTURE. IPPOCRATE: NATURA DELLA DONNA
Ippocrate, Natura della donna, Rizzoli, Milano 2000, pp. 320, euro 8,26. Un
trattato del Corpus hippocraticum difficilmente puo' attrarre l'attenzione
di lettori che non abbiano interessi specialistici di cultura classica, di
storia della scienza, di antropologia. Ed invece tradotto, introdotto e
commentato da Valeria Ando' con straordinaria dottrina e finissima sapienza,
questo altrimenti farraginoso, labirintico e fin greve e quasi febbricitante
libro di medicina arcaica, grazie all'opera di escavo, di interpretazione,
di indagine e discussione critica della curatrice, diventa una lettura densa
di temi che stanno a cuore a tutte le persone amiche della nonviolenza e
all'ascolto del pensiero delle donne, impegnate nella lotta per i diritti di
tutte e tutti, ed esercitate a quella virtu' dell'attenzione cui ci
convocava Simone Weil.

8. RILETTURE. CHRISTA WOLF: MEDEA. VOCI
Christa Wolf, Medea. Voci, Edizioni e/o, Roma 1996, 2003, pp. 240, euro
7.50. Un romanzo-riflessione della grande scrittrice pacifista e femminista
tedesca che nella rilettura-reinvenzione del mito dispiega una profonda
potenza ermeneutica.

9. RILETTURE. VIRGINIA WOOLF: RITRATTI DI SCRITTORI
Virginia Woolf, Ritratti di scrittori, Pratiche, Parma 1995, pp. 332, lire
35.000. A cura di Mirella Billi, una preziosa raccolta di saggi della grande
scrittrice e pensatrice, dedicati a Daniel Defoe, Laurence Sterne, Jane
Austen, le sorelle Bronte, George Eliot, George Meredith, Henry James,
Thomas Hardy, Joseph Conrad, Arnold Bennett, John Galsworthy, Edward M.
Forster, D. H. Lawrence, Dorothy Richardson, Katherine Mansfield.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 971 del 24 giugno 2005

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